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LIRICHE - Atto 3 - Henry Festa
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Atto 1 - Assurda dilatazione estrinsecata del mio pensiero (Notti estive con lei)
 
Atto 2 - I rinnegati
SENSI VIVI
1

Forse l' abitudine rovina la bellezza,
mai lontana.
Ricordo ancora quella finezza,
fuori e dentro brezze di pensieri.
E rimugino,
salendo le scale dei sensi,
gli infiniti sensi che ricordo ancora,
e ci penso ancora,
il giorno che non passava mai.
S' era fermato.
E pensavo,
senza scendere da quella dimensione surreale,
che tagliava tutte le emozioni,
le pi� pure che riuscivo a provare.
I sensi.
I sensi vivi.
Ed oggi,
essi,
mi chiedono che dovrei fare.
Ma non so rispondere a questa domanda
impensabile,
assurda.
2

I sogni?
Quali sogni?
La realt� � grigia?
Uomini spenti vi si rotolano dentro?
Ci sguazzano?
In quel fango sudicio,
di una realt� grigia?
Io vorrei emergere al sole.
Ricordo solo il suo nome.
Soltanto il suo nome invocavo.
A volte non riuscivo a raggiungerla.
Ma era lei che mi desiderava?
Che mi amava?
Come io, lei?
Lei.
Lei, che ora vola nei suoi paradisi.
Lontani.
Oggi, io la raggiungo,
per averla tutta per me.
Mia.
Come allora.
La mia giovane amante,
di quelle notti calde.
Di quelle estati lontane,
colorite stagioni di fuoco godute.
E lei con me.
I sentimenti che volavano alti,
e noi,
intorno e dentro vi giocavamo.
E bevevamo,
io lei,
lei me.
Ed oggi, io la raggiungo.




3

Dove siamo ora,
io e lei uniti,
sappiamo allontanare i fantasmi
di una realt� grigia,
fantasmi assurdi,
dalle sembianze umane.
Uomini vestiti di grigio,
tendenti a diffondere falsi sensi,
tendenti a tagliare la mente.
Ma non cadiamo in questa trappola.
Anche se non � una circostanza,
questa veniale trappola,
in cui crediamo,
che recitiamo misteriosa.
Le nostre reazioni,
allontaneranno ci�.
Vi soffieremo su, lontano. 
Propriet� letteraria e tecnologica
del presente sito riservata a
             
                           
Henry Festa

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Henry Festa

4

Fantasmi,
non esseri umani.
Falsi.
Esseri vuoti,
attratti da un falso miele.
Io ho la mia vera lei.
Soltanto lei.
E' ancora cos�.
Dopo tutto quel tempo,
dopo tutto quel cielo che
non riesce a volar via.
Riesco sempre a riprenderla.
Riesco.
Si.
E' lei,
che riesce a condurmi,
in forti e struggenti spire di sensi.
Ho capito anche qual' � il senso
della ricerca di un puro equilibrio mentale,
delle affermazioni autentiche.
L�, tutto � vero.
5

Cervello ambulacrale,
lambito da assurdi mari
di rilassanti lievi ombre mentali,
e i nervi manipolati sembrano rinforzarsi
nelle spire del sentore organico delle meningi.
Maestosi furono i sensi
che versai su di lei.
L' aria, intanto,
lentamente trafigge le sue narici,
per riprenderla a pensare di me.
E vedo la bellezza della sua immagine,
e l' ammiro a lungo.
E' qualcosa di armonioso.
La circoscrivo.
La elevo.
La integro nel mio essere,
per non soffiarmi vetro nella mente.
(Se � forza di sensi).
7

Manger� il suo pane.
Fruizioni esotiche
viaggiano come un plico mentale.
Percepisco la sua passione,
e prendo il suo cuscino,
e lo getto via.
Poi le sfioro il naso,
la fronte,
i capelli,
le braccia,
mentre andiamo lontano,
alla ricerca del Sole,
lontano da convenzioni grigie,
alla ricerca di sensi vivi,
alziamo lo sguardo,
e sinfonie oceaniche s' uniscono al tramonto.

(10/06/1986 - 16/12/1989 - 28/04/2001)
6

La sua figura armoniosa
ravviva i sensi.
Il respiro alimenta i sensi.
Lei,
non � materia di sola pelle,
� qualcosa che scava nel profondo,
che assorbe la parti migliori
di me stesso.
Io la stringo
e la carezzer�.
Non la mascherer�.
Di nuvole bollenti l' avvolger�.
Lei pallida.
Giorni, ore,
lunghi, eterni,
infiniti che passano.

INVERNO MARZIANO - 22 aprile 2001
Nelle aride lande del deserto marziano
granelli di sabbia rossa,
spinti da un gelido vento spaziale,
ne erodono le antiche dune
come fossero chirurghi metallici,
e i miei pensieri volano lontano,
come radiogoniometri selvatici,
a miliardi di miglia di distanza,
attraverso il cosmo.

Tento di specchiarmi nei miraggi
di un tramonto alieno e multicolore,
ma mi accorgo che, forse, non trovo pi� me stesso.
Le aree oscure del cervello umano
sono ormai evaporate?

Le caleidoscopiche eclissi di Phobos e Deimos
alleviano il mio spirito,
mentre mi disperdo su vette inalienabili,
sperando di giungere alla perfezione dei sensi.

Ormai appartengo all' universo intero,
e sommesso percepisco l' essenza
di milioni di mondi viventi.

Creature del passato e del futuro,
ma non per me, ora, ignote e misteriose,
s' uniscono insieme in un armonioso coro infinito,
d' ispirazione divina, di scienza e poesia,
che nessun uomo aveva mai ascoltato.
CARO UOMO
Caro uomo,
reprimi,
e rimarrai represso.
Non conosci i colori della notte
che ti vide evolvere.
Non ricordi le tue follie,
e le eviti,
e non puoi svegliarti senza amare,
amare la passione che ti sfugge.
Com' � assurda la tua strana beatitudine,
il desiderio dei corpi � ancora vivo.
La materia ti ha vinto.

I suoi ingenui modi di donna inesperta
m' hanno inebriato.
Lei vuole,
ed io le regalo l' assurdo,
e tu, uomo che reprimi,
guardi.
E stai a guardare.
La prendo per mano,
ma mi accorgo che non ho pi� forza a promettere.
Lei � sola.
Lei � strana,
caro uomo represso.

La notte � vinta,
ma ti ha ossidato la mente,
uomo oppresso.


Ma lei � senza male.
Lei mi � vicina.
Ed urla dentro i miei sensi.
E la stringo.
E la stringo.
Uomo.
E poi la respingo.
La sfioro con i capelli.
Lei sussurra,
e la sveglio.
E tu, uomo,
hai ucciso i tuoi sensi.
Mangia la tua ombra.
Ed � l' assurdo.
Caro uomo, ormai � giorno,
adesso..., reprimi...

(14/12/1984 - 29/04/2001)


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