Le composizioni facenti parte di questa silloge, nella loro singolarit� ritmica, nella loro asciuttezza espressiva, incorniciata da una frequenza ininterrotta di punti 'fermi', permettono non solo di sincopare il tono e le pause del discorso quasi a volerle cesellare con dosato garbo, ma di esprimere, compiutamente, la forte intensit� di pensiero dell' Autore stesso. Dalla loro letture, infatti, emerge chiaramente l' anelito di Enrico (Henry) Festa, sostanziato da un deciso e profondo sentimento, verso la ricerca della persona desiderata, senza curarsi pi� di tanto di scavalcare i confini razionali. "La ragione non vuole. / Il cervello non vuole. / Ma qualcosa m' attrae. / ... Idiozia. / Follia. / Insulsaggine." Oppure: "E' lei che gira. / Lei che ritorna. / Lei che vola. / Lei che volteggia. / Lei che ricorda." Si nota, inoltre, una struggente riflessione sul tempo, che inesorabile, scorre veloce: "Vorrei sapere / perch� il tempo passa. / Cos' � che lo fa passare? / Questo non mi piace. ... La noia. / La disperazione. / La distruzione. / La fine." Ritrova "la giovane amante" e, assieme, sanno allontanare "i fantasmi / di una realt� grigia, / assurdi fantasmi dalle sembianze umane." In tutte le composizioni, si colgono segni di una tristezza per una vita, che non nasconde inequivoci segni di misteri. Si concludono con un monito accorato rivolto all' uomo, che si sforza di reprimere il richiamo dei sensi senza volersi accorgere che "La notte � vinta, / ma ti ha ossidato la mente, / uomo oppresso." Sono, invero, delle liriche che si fanno leggere per il loro contenuto vero, pragmatico e, come tale, senza ombre di affettazioni. |