Poesie Ritmi e Percezioni di Franco Trequadrini
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TRISTEZZA

Nella notte che si ripete
da sempre vo� dicendo le parole
che ormai anche a me
paiono incredibili:

"Anch'io ho un cuore".

Al tuo cospetto la mia vita
diventa una statua muta
che suda neve e si nutre di freddo.

Sei tu il mio dolce sogno,
la mia cruda realt�,
o donna cui � ignoto
il colore del mio tempo.

M'hanno narrato
del sadico incanto delle urla
dello sciacallo emergente
dalle foreste stregate;
m'hanno parlato del fisico piacere
del calore del proprio sangue,
ed io non so' parlare
che dei miei sogni incolori,
della mia tristezza satura.

Nessuna si lascer� incatenare
dai miei vent'anni
perch� io non li porto con me.

La mia giovinezza non � mai nata.

Fuggirono con te le illusioni,
e con esse quel che mi restava
perch� anch'io sognassi.

Il coro dei giovani che cantano
non s'accrescer� mai della mia voce,
la mia voce
dovr� ascoltarla sempre e solo io,
senz'attendere che si dilegui
la notte delle sragioni.





NOTTE PENSOSA

La mia notte
� cominciata con una poesia
soffocata da un acquario
in ombre. Nel silenzio
L'erba � un sonno celeste
senza singulti di neve,
e nello spazio spettrale
della notte lei discende
tra schiere d'astri.

Sulla mia fine s'innesta il suo
nitido inizio, i suoi giorni
cominciano lontano
dall'oceano chiuso
dove finiscono i miei.

Notte pensosa,
non morbide braccia hai
per il mio collo,
n� girandole di mani leggere
per i miei sortilegi:
prendi e porta, dunque,
vicino ad una pineta segreta
i miei sogni senza incanto.





PROPOSITO

E liber� con vino chiaro
ad una nuova stagione.

Mi ristorer� di nuovi incanti.

E' grande il volere
di chi ha cara giovinezza,
ma la mia voce migliore
resta appesa alle tue braccia,
cos�, da solo io coloro
tramonti obliqui di rondini incredule.

Preme marzo sotto
le gi� sottile membrana dell'inverno,
e io sono sempre uguale,
mi ripeto da sempre
col mio pianto senza lagrime.

Poche cose ignoriamo del domani:
le pi� belle, le pi� vicine alle feste
del cuore in inizio di crescenza,
ma sappiamo gi� quasi tutto:
ci� che sar� dolore,
ci� che fu da sempre.





PIANTO NOTTURNO

La notte st� sciogliendo
il mio silenzio.

Le mie mani non bastano pi�
per tergermi il sudore
ed io t'ho perduto, o Dio!

Notte di riposo bugiardo
assorta a sorbire
il mio delirio convulso,
notte eterna senza promesse,
tuoi sono gli ultimi furori
di chi muore vivo!

Ho scordato i canti di pietra
che m'aprirono la porta dei secoli,
ho perso i ricordi
che si sono dileguati
nella nebbia dei tempi...

Cosa faccio? Cosa dico?

La notte colma d'infide ombre
ha invaso ogni angolo,
non uno scheletro d'albero
imbianca sotto la luna!

E' tardi per pregare,

Dio � lontano,
io sono fuori del mondo,
il mio sangue � rimasto
lontano di qui, dove
non posso tornare a vivere!





CARA INDIFFERENZA

L�, vicino al cimitero,
ho sentito un coro
di cavalli squarciati dalle ombre.

Si gonfia il mattino
di putridi zolfi
e di trombe esasperate.

Ho letto su libri eterni
l'incanto morboso
di mille strumenti assurdi:
ora manca al mio canto
questo accordo ideale.

Non era questo che volevi,
Anna,
ma � tutto qui
quello che posso darti:
un pugno di follia.

Leva il tuo silenzio
al di sopra
del manto convulso di cose
che ci opprime, leva il tuo canto
al di sopra delle parole che ti dicono,
colora lo stillicidio dei giorni
con nitida indifferenza!





RESURREZIONE

Sule ali del vento
emigrano le nubi
schiudendo agli orizzonti
la mistica verginalit� del mare.

Ricordi, ieri,
eravamo fossili
al livello dell'abisso,
oggi accarezziamo le vene
pi� profonde, gli occhi
bevono colori
come la foresta risorta
da una millenaria morte apparente.

Non pi� lugubri arabe fenici
solcheranno il cielo,
n� istrioni appariranno nei sogni,
non vedo pi� maschere pietose,
solo colori vivi,
canti dissepolti,
oceani stagnanti,
montagne erette:
mi so di vita
e con me tutto vive.





SERA MUTA

Quel manto bianco di neve
oggi � un singulto di gocce
sulla strada incolore.

Avevo ritemprato gli occhi insanguinati
sulla terra lucente
che oggi � uno specchio frantumato.

Non un filo d'erba
dice un augurio,
non un angolo di cielo
rievoca la luna:
questa vallata senza suoni
� un piatto paese, stasera!

In taverne affumicate
si fa scempio d'affanni
col vino nuovo,
ma io sono qui,
solo come sempre,
a sfidare una sera muta.





L'ERA DEL CEMENTO

Il silenzio sapeva d'ombra,
l'eterna pubert� delle radici
sapeva di sangue caldo
in questo lembo di terra addentato dal cemento.

Lo strider dei ferri soppianta
la stagione degli uccelli,
il sole � avaro di luce
tra i pilastri di cemento
e la musica non � pi� aria commossa, ma rumore.

Che volevi di pi�, secolo dell'oro?

Sono tanti gli altari
che s'innalzano al denaro,
nessuno piu guarda dentro di s�
nessuno sa pi�
della diafanit� della prima alba
nessuno sa della resurrezione
della corolla che si apre,
n� del tempo che si ferma
nelle sere di maggio.

Va,o uomo, ad occhi bendati
per questa discesa piatta,
fa che tra il sonno e la morte
non ci sia risveglio;
vedresti Dio e le sillabe
di poesia derisi ed obliati; ti apparirebbe
troppo facile trovare la vita in quel
pugno di piccole cose, e dopo aver tanto
corso ti malediresti per aver bevuto
fino all'ultimo
una vita che mai avresti dovuto pensare!





DOLCE TEDIO SPARISCE IN SCIE INFORMI

Luce sbiadita
tra gruppi di nubi squarciate
fetida d'alito di stagioni fradicie,
acqua ammutolita e gravida
di fango e di foglie vecchie
che sputa ogni canzone:
in scenari di gufi appaiono
in forme di dita
che avide aprono il calice
d'un'era saccheggiata.

Dolce tedio sparisce in scie
informi, parole muoiono
senza corpo. Non serve
convincersi di esistere.

E' finita.









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