In the month of January, we'll present
Poesie Ritmi e Percezioni
di Franco Trequadrini
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AGLI AMICI
Non muovete alla ricerca
d'un momento d'oro
da mettere in cornice dei vostri anni:
ricordatemi nel profondo
per capire la circolarit� dei fuochi.
A voi son amico e vi amo
ma per la carta ho pi� parole.
-Franco
TRAMONTO NOVEMBRINO
Tramonto roseo
quasi irreale di novembre,
anch'io annaspando
tra gli ulivi mesti ti canto.
Sono cos� anonimo,
sono cos� infelice,
sconfitto dalle mani
spietate del tempo,
eppure voglio cantarti.
Amo. i fianchi
assonnati dei monti,
la nebbia rossa
che si sparge come una cipria,
amo il velato tepore della zolla
che s'unisce come sangui al latte
sulle viti ignude e gelate;
amo il lavacro dell'erba
che aulisce e rischiara
come tra mille fiumi.
Amo le ore lente
che passano silenziose
ascoltando il mio pianto d'amore,
amo il brivido musicale
della fronda inquieta.
Tanta bellezza emana
che mi ricorda
il volto di lei:
non la vedo,
� inutile gridare,
non la sfioro,
� inutile sognare,
cosi poco mi dai, o sera:
uccidimi, dunque!
GAZZELLE DI NUVOLE
Gazzelle di nuvole
hanno cantato un sommesso necrologio
ad un giorno inutile.
In ore di cristalli mendaci
si distillano con sangue
le lagrime d'un tempo sconfitto,
ed apparir m'� facile
in orizzonti emergenti
da acque in tumulto
aizzate al ludibrio dei vinti.
Il dire trasfigura in ombre
vane, il sogno d'una seconda
esistenza si fa ghiaccio
sotto il martello del presente.
ALLA FINE DI UN AMORE
Per coloro
che sorridono
il cielo piovoso
� uno scrigno di coralli.
Per coloro
che hanno perso
la via del mare
il cielo plumbeo
e gravido di pioggia
� una bocca che vomita sangue.
La siepe infangata
ascolta la serenata
dei cani moribondi
ed offre senza fumi
il suo putrido lavabo.
Nel cielo avanza la sera
con le sue chitarre di morte
e sparge la oingue
su tutte le membra
come su un letto di marmo.
Richiama ora le bocche gementi
del mondo dei ricordi,
raccogli gli steli recisi
sul fondo del fiume
dove ti sei lavata,
e serivi insieme a me
il nostro epitaffio,
e non chiamare ombre
che ci coprano di zolfo,
non chiamare lupe
che ci bevano il sangue,
ma volgi il viso l�
dove lasciasti la tua giovinezza.
APATIA
Tarder� a nascere
un fuoco che scaldi
questo cuore stanco.
Non s'aprir� mai una vena
d'acqua su questa strada
sabbiosa senza erbe
inondata di sole malato.
Girer� sempre con labbra gonfie
cercando fiumi chiari,
chieder� sempre con voce rauca
l'aura serena di venti mediterranei;
la vita � una pista rotonda
senza muri e sempre uguale,
bisogna schiacciare con le proprie
mani i sogni a lungo cullati.
Al mattino tante favole svaniscono
come nuvole inutili di fumo,
cercher� sempre nuovi albori,
e trover� la vecchia polvere delle mie dita,
perch� il tempo corrode la mia bandiera
e su questo tappeto di nebbia s'erge la vita.
SELENE
Il rosso del tramonto
� spirato tra le tue braccia,
Selene!
Sull'asfalto s'accendono i lumi
come occhi agonizzanti,
negli angoli di buio
vegeta l'odore potenziale di morte;
a poco a poco mi corico
nel suo letto di foglie!
Il fischio dei gufi
non infranger� il mio sonno gelato,
n� il vento d'ottobre mi coprir�
di pampini rossi
perch� la tempesta di giorni
m'avvelena e mi consuma:
dopo aver tanto sognato
� facile morire.
La mia ombra beve il profilo di lei
e si lacera e indica i mondi
circostanti che si chiudono:
bevi il mio sangue,
Selene!
UN GIORNO COME SOGNO
La sera ha attinto ai lavacri
impalpabili di Dio;
sul verde il canto dei grilli
si schiude col sussurro delle foglie
e da abissi lontani di alberi
viene cantando l'odore di tiglio,
di laggi�, dai colli lontani
dove la foschia � un velo
di tenue piacere.
M'appari nel fiume di stelle
e silenziosa soffochi il tempo.
Il tuo nome, che al solo pronunciare
� un canto dolce, m'accarezza
e mi schiude all'eterno.
Ricordo il tuo viso di ieri,
dolcemente scolpito, posato sull'erba
e i capelli chiari sciolti
come sete adolescenti. Le tue parole
sapevano la sinfonia dell'aria,
le tue mani inebriate di luce,
i tuoi occhi e le tue labbra
come primizie eterne...
Che bello vivere per la prima volta,
guardare il mondo quasi fosse ignoto,
come riemerso dopo secoli di silenzio!
Ti amo, donna dei miei miracoli,
vivo del tuo sangue, canto per te
modulando le mie sillabe
alle profondit� pi� celesti
del mio dire poetico, ti avr� sempre vicina
come una cellula inesauribile di vita.
IL VOLO DEL GABBIANO
Mi dicesti un d�
che l�amore passa presto
su questo mondo
dove apriamo col nostro fiato
i gigli colmi di nebbia:
ora le rose
odorano di cancrena,
ma il canto dei cigni � lontano.
Ormai parlar non vale,
andiamo mesti sulle spiagge deserte;
compiamo col nulla il nostro lavracro!
Tanto durer� il pellegrinaggio,
perch� nel dolore
la carne si f� forte.
Guarda il gabbiano
che vola sul mare sempre uguale,
sembra sfidare rabidi venti,
il suo becco sembra carpire
ad ogni momento,
ma ora per ora
il mare muto
lo spreme e l�uccide.
Ora noi siamo crane
con lo spirito dilaniato:
anche a noi s�appresta
il volo del gabbiano.
LA PRIMA ALBA
Freschi sorrisi d�indaco
s�aprono come corolle.
E� la prima alba
del mondo che io vedo
adorna, ma non mi stupisco
pi� del mio cuore che batte:
ho pagato tutto, ora sono vivo.
Ho lasciato i rumori
ed ho chiamato il silenzio
del mattino per essere solo
a pensarti. Per la prima volta
m�hai risposto, e col labile moto
delle ultime note trasparenti
ho benedetto il mio giorno.
Di questi giorni avr� un ricordo,
lavacri d�elixir in momenti
sempre pi� sognanti:
Il tuo amore sar� una perenne resurrezione.
Non odio pi� la mia voce,
ora ascolto il concerto
degli alberi risorti e godo
del sonno leggero del mare.
Era cos� facile sorridere,
eppure questo amore
l�abbiamo inseguito per tanto tempo!
VUOTA PAROLA
Con squallidi sorrisi
tra gli alberi muti
il giorno annotta.
Or mi parlano di giovinezza:
ormai � un afflato sfuggente,
parola senza corpo.
E� inutile cercare sostegni,
o uomo:
domani ti sveglierai
con le gambe rotte.
MATTINO
Come uno specchio lavato
con cruda luminarit�
appare il cielo recente di vento.
Terra ignuda esclude
disegni al limitar del vero,
i polsi si chiudono in ermo di ghiaccio
a sviscerar solitudine.
Dintorno niente s�insanguina:
� nel mio cuore la foce pi� secca.
Nel mare salmastro affogano scie
come albatri stroncati
ed io come carico inutile di fumo
mi proietto in esse
senza incontrar preghiere.
� 2001 Italian Opera Company, Los Angeles, CA, U.S.A.
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