L'IMITAZIONE DI CRISTO
Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE

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Capitolo XL

NULLA DI BUONO HA L'UOMO DA SE' E DI NULLA PUO' VANTARSI


1."O Signore, che cosa è l'uomo, che tu abbia a ricordarti di lui? Che cosa è il figlio dell'uomo,
che tu venga a lui?" (Sal 8,5). Quali meriti ha mai l'uomo, perché tu gli dia la tua grazia? O
Signore, di che posso lamentarmi se mi abbandoni; che cosa posso, a buon diritto, addurre
se tu non mi concedi quello che chiedo? Soltanto questo, in verità, posso dire, con certezza,
in cuor mio: Signore, nulla io sono, nulla posso, nulla di buono io ho da me stesso; anzi
fallisco in ogni cosa, tendendo sempre al nulla. Se non vengo aiutato da te e plasmato
interiormente, mi infiacchisco totalmente e mi abbandono. "Invece tu, o Signore, sei sempre
te stesso e tale resti in eterno" (Sal 101, 28.31), immutabilmente buono, giusto, santo, talché
fai e disponi ogni cosa con sapienza. Io, invece, essendo più pronto a regredire che ad
avanzare, non mi mantengo sempre nella stessa condizione; che anzi "sette tempi diversi
passano sopra di me" (Dn 4, 13.20.22); anche se il mio stato può, d'un tratto, mutarsi in
meglio, non appena tu lo vuoi, e mi porgi la mano soccorritrice. Da te solo, infatti, non già
dall'uomo soccorso, mi può venire l'aiuto e il dono della fermezza, cosicché la mia faccia
non muti continuamente, e il mio cuore si volga solo a te, e in te trovi pace. Dunque, se io
fossi capace di disprezzare ogni consolazione degli uomini - sia per conseguire maggior
fervore, sia per rispondere al bisogno di cercare te, in mancanza di chi mi possa confortare -
allora potrei fondatamente sperare nella tua grazia ed esultare del dono di una rinnovellata
consolazione.
1.Siano rese grazie a te; a te dal quale tutto discende, se qualcosa di buono mi accade. Ché io
non sono altro che vanità, "anzi un nulla, al tuo cospetto" (Sal 38, 6), un uomo incostante e
debole. Di che cosa posso io vantarmi; come posso pretendere di essere stimato? Forse
per quel nulla che io sono? Sarebbe vanità sempre più grande. O veramente vuota vanteria,
peste infame, massima presunzione, che distoglie dalla vera gloria, privandoci della grazia
del cielo. Giacché mentre si compiace di se stesso, l'uomo dispiace a te; mentre ambisce ad
essere lodato dagli altri, si spoglia della vera virtù. Vera gloria, invece, e gaudio santo, è
gloriarci in te, non in noi; trovare compiacimento nel tuo nome, non nella nostra virtù; non
cercare diletto in alcuna creatura, se non per te. Sia lodato il tuo nome, non il mio; siano
esaltate le tue opere, non le mie; sia benedetto il tuo nome santo, e a me non sia data lode
alcuna da parte degli uomini. Tu sei la mia gloria e la gioia del mio cuore; in te esulterò e mi
glorierò sempre: "per nulla invece in me, se non nella mia debolezza" ("Cor 12,5). Lasciando
ai Farisei il cercare gloria gli uni dagli altri, io cercherò quella gloria che viene solo da Dio. A
confronto della tua gloria eterna, è vanità e stoltezza ogni lode che viene dagli uomini, ogni
onore di quaggiù, ogni mondana grandezza. O mia verità e mia misericordia, mio Dio, Trinità
beata, a te solo sia lode, onore, virtù e gloria, per gli infiniti secoli dei secoli!




Capitolo XLI

IL DISPREZZO DI OGNI ONORE DI QUESTO MONDO




Figlio, non crucciarti se vedi che altri sono onorati ed innalzati, mentre tu sei disprezzato ed
umiliato. Drizza il tuo animo a me, nel cielo; così non ti rattristerà il disprezzo degli uomini, su
questa terra. O Signore, noi siamo come ciechi e facilmente ci lasciamo sedurre dall'apparenza.
Ma se esamino seriamente me stesso, non c'è cosa che possa essermi fatta da alcuna creatura che
sia un torto nei miei confronti: dunque non avrei motivo di lamentarmi con te. E', appunto, perché
spesso e gravemente ho peccato al tuo cospetto, che qualsiasi creatura si può muovere a ragione
contro di me. A me, dunque, è giusto che si dia vergogna e disprezzo; a te invece, lode, onore e
gloria. E se non mi sarò ben predisposto a desiderare di essere disprezzato da ogni creatura, ad
essere buttato in un canto e ad essere considerato proprio un nulla, non potrò trovare pace e
serenità interiore; non potrò essere spiritualmente illuminato e pienamente a te unito.



Capitolo XLII

LA NOSTRA PACE NON DOBBIAMO PORLA NEGLI UOMINI



1.O figlio, se la tua pace l'attendi da qualcuno, secondo il tuo sentimento e il piacere di stare
con lui, avrai sempre incertezza ed impacci. Se, invece, tu ricorrerai alla verità, sempre viva
e stabile, non sarai contristato per l'abbandono da parte di un amico; neppure per la sua
morte. Su di me deve essere fondato l'amore per l'amico; in me deve essere amato chi ti
appare degno e ti è particolarmente caro in questa vita; senza di me non regge e non dura
l'amicizia; non c'è legame d'amicizia veramente puro, se non sono io ad annodarlo. Perciò tu
devi essere totalmente morto ad ogni attaccamento verso persone che ti siano care così da
preferire, per quanto sta in te, di essere privo di ogni umana amicizia.
1.Tanto più ci si avvicina a Dio, quanto più ci si ritira lontano da ogni conforto terreno. Tanto
più si ascende in alto, a Dio, quanto più si entra nel profondo di noi stessi, persuadendosi di
non valere proprio nulla. Che se uno, invece, attribuisce a sé qualcosa di buono, questi
ostacola la venuta della grazia divina il lui; giacché la grazia dello Spirito Santo cerca sempre
un cuore umile. Se tu sapessi annichilirti e uscire da ogni affetto di quaggiù, liberandoti da
ogni attaccamento di questo mondo, allora, certamente, io verrei a te, con larghezza di
grazia; infatti, quando guardi alle creature, ti si sottrae la vista del Creatore. Per amore del
Creatore, dunque, vinci te stesso, in tutte le cose; così potrai giungere a conoscere Dio. Se
una cosa, per quanto piccola sia, la si ama e ad essa si guarda non rettamente, questa ti
ostacola la via verso il sommo Dio, e ti corrompe.



Capitolo XLIII

CONTRO L'INUTILE SCIENZA DI QUESTO MONDO




1.Figlio, non ti smuovano i ragionamenti umani, per quanto eleganti e profondi; ché "il regno di
Dio non consiste nei discorsi, ma nelle virtù" (1Cor 4,20). Guarda alle mie parole; esse
infiammano i cuori e illuminano le menti; conducono al pentimento e infondono molteplice
consolazione. Che tu non legga mai neppure una parola al fine di poter apparire più dotto e
più sapiente. Attendi, invece, alla mortificazione dei vizi; cosa che ti gioverà assai più che
essere a conoscenza di molti difficili problemi. Per quanto tu abbia molto studiato ed
appreso, dovrai sempre tornare al principio primo. Sono io "che insegno all'uomo la
sapienza" (Sal 93,10); sono io che concedo ai piccoli una conoscenza più chiara di quella
che possa essere impartita dall'uomo. Colui per il quale sono io a parlare, avrà d'un tratto la
sapienza e progredirà assai nello spirito. Guai a coloro che vanno ricercando presso gli
uomini molte strane nozioni, e poco si preoccupano di quale sia la strada del servizio a me
dovuto. Verrà il tempo in cui apparirà il maestro dei maestri, Cristo signore degli angeli, ad
ascoltare quel che ciascuno ha da dire, cioè ad esaminare la coscienza di ognuno. Allora
Gerusalemme sarà giudicata in gran luce (Sof 1,12). Allora ciò che si nascondeva nelle
tenebre apparirà in piena chiarezza; allora verrà meno ogni ragionamento fatto di sole
parole.
1.Sono io che innalzo la mente umile, così da farle comprendere i molti fondamenti della verità
eterna; più che se uno avesse studiato a scuola per dieci anni. Sono io che insegno, senza
parole sonanti, senza complicazione di opinioni diverse, senza contrapposizione di
argomenti; senza solennità di cattedra. Sono io che insegno a disprezzare le cose terrene, a
rifuggire da ciò che è contingente e a cercare l'eterno; inoltre, a rifuggire dagli onori, a
sopportare le offese, a riporre ogni speranza in me, a non desiderare nulla all'infuori di me e
ad amarmi con ardore, al di sopra di ogni cosa. In verità ci fu chi, solo con il profondo
amore verso di me, apprese le cose di Dio; e le sue parole erano meravigliose.
Abbandonando ogni cosa, egli aveva imparato assai più che applicandosi a sottili
disquisizioni. Ad alcuni rivolgo parole valevoli per tutti; ad altri rivolgo parole particolari. Ad
alcuni appaio con la mite luce di figurazioni simboliche, ad altri rivelo i misteri con grande
fulgore. La voce dei libri è una sola, e non plasma tutti in egual modo. Io, invece, che sono
maestro interiore, anzi la verità stessa, io che scruto i cuori e comprendo i pensieri e muovo
le azioni degli uomini, vado distribuendo a ciascuno secondo che ritengo giusto.



Capitolo XLIV

NON CI SI DEVE ATTACCARE ALLE COSE ESTERIORI



1.O figlio, molte cose occorre che tu le ignori, considerandoti come morto su questa terra,
come uno per cui il mondo intero è crocifisso; molte altre cose, occorre che tu vi passi in
mezzo, senza prestare ascolto, meditando piuttosto su ciò che costituisce la tua pace. Giova
di più distogliere lo sguardo da ciò che non approviamo, lasciando che ciascuno si tenga il
suo parere, piuttosto che metterci in accanite discussioni. Se sarai in regola con Dio e terrai
conto del suo giudizio, riporterai più facilmente la vittoria.
1.Signore, a che punto siamo arrivati? Ecco per una perdita nelle cose di questo mondo, si
piange; per un piccolo guadagno ci si affatica e si corre. Invece un danno spirituale passa
nell'oblio, e a stento, troppo tardi, si ritorna in sé. Ci si preoccupa di ciò che non serve a
nulla o a ben poco; e ciò che è sommamente necessario lo si lascia da parte con negligenza.
Giacché l'uomo inclina tutto verso le cose esteriori, e beatamente vi si acquieta, se subito
non si ravvede.



Capitolo XLV

NON FARE AFFIDAMENTO SU ALCUNO: LE PAROLE FACILMENTE
INGANNANO




1."Aiutami, o Signore, nella tribolazione, perché è vana la salvezza che viene dagli uomini" (Sal
59,13). Quante volte non trovai affatto fedeltà, proprio là dove avevo creduto di poterla
avere; e quante volte, invece, la trovai là dove meno avevo creduto. Vana è, dunque, la
speranza negli uomini, mentre in te, o Dio, sta la salvezza dei giusti. Sii benedetto, o Signore
mio Dio, in tutto quanto ci accade. Deboli siamo, e malfermi; facilmente ci inganniamo e
siamo mutevoli. Quale uomo è tanto prudente e tanto attento da saper sempre custodire se
stesso, così da non cadere mai in qualche delusione e incertezza? Ma non cadrà così
facilmente colui che confida in te, o Signore, e ti cerca con semplicità di cuore. Che se
incontrerà una tribolazione, in qualunque modo sia oppresso, subitamente ne sarà strappato
da te, o sarà da te consolato, poiché tu non abbandoni chi spera in te, fino all'ultimo. Cosa
rara è un amico sicuro, che resti tale in tutte le angustie dell'amico. Ma tu, o Signore, tu solo
sei sempre pienamente fedele: non c'è amico siffatto, fuori di te.
1.Quale profonda saggezza ci fu in quell'anima santa che poté dire: il mio spirito è saldo, e
fondato su Cristo! Se così fosse anche per me, non sarei tanto facilmente agitato da timori
umani, né mi sentirei ferito dalle parole. Chi può mai prevedere ogni cosa e cautelarsi dai
mali futuri? Se, spesso, anche ciò che era previsto riesce dannoso, con quanta durezza ci
colpirà ciò che è imprevisto? Perché non ho meglio provveduto a me misero?; e perché mi
sono affidato tanto leggermente ad altri? Siamo uomini, nient'altro che fragili uomini, anche
se molti ci ritengono e ci dicono angeli. Oh, Signore, a chi crederò; a chi, se non a te? Tu sei
la verità che non inganna e non può essere ingannata; mentre "l'uomo è sempre bugiardo"
(Sal 115,11), debole, insicuro e mutevole, specie nelle parole, tanto che a stento ci si può
fidare subito di quello che, in apparenza, pur ci sembra buono. Con quanta sapienza tu già ci
avevi ammonito che ci dobbiamo guardare dagli uomini; che "nemici dell'uomo sono i suoi
più vicini" (Mt 10,36); che non si deve credere se uno dice: "ecco qua, ecco là!" (Mt 24,23;
Mc 13,21)! Ho imparato a mie spese, e voglia il cielo che ciò mi serva per acquistare
maggiore prudenza e non ricadere nella stoltezza. Bada, mi dice taluno, bada bene, e serba
per te quel che ti dico. Ma, mentre io sto zitto zitto, credendo che la cosa resti segreta,
neppure lui riesce a tacere ciò per cui mi aveva chiesto il silenzio: improvvisamente mi
tradisce, tradendo anche se stesso; e se ne va. Oh, Signore, difendimi da siffatte fandonie e
dalla gente stolta, cosicché io non cada nelle loro mani, e mai non commetta simili cose. Da'
alla mia bocca una parola vera e sicura, e lontana da me il linguaggio dell'inganno. Che io mi
guardi in ogni modo da ciò che non vorrei dover sopportare da altri.
1.Quanta bellezza e quanta pace, fare silenzio intorno agli altri; non credere pari pari ad ogni
cosa, né andare ripetendola; rivelare sé stesso soltanto a pochi; cercare sempre te, che
scruti i cuori, senza lasciarsi portare di qua e di là da ogni vuoto discorso; volere che ogni
cosa interiore ed esterna, si compia secondo la tua volontà! Quale tranquillità, fuggire le
apparenze umane, per conservare la grazia celeste; non ambire a ciò che sembri assicurare
ammirazione all'esterno, e inseguire invece, con ogni sollecitudine, ciò che assicura
emendazione di vita e fervore! Di quanto danno fu, per molti, una virtù a tutti nota e troppo
presto lodata. Di quanto vantaggio fu, invece, una grazia conservata nel silenzio, durante
questa nostra fragile vita, della quale si dice a ragione che è tutta una tentazione e una lotta!




Capitolo XLVI

AFFIDARSI A DIO QUANDO SPUNTANO PAROLE CHE FERISCONO




1.O figlio, sta saldo e fermo, e spera in me. Che altro sono, le parole, se non parole?: volano
al vento, ma non intaccano la pietra. Se sei in colpa, pensa ad emendarti di buona voglia; se
ti senti innocente, considera di doverle sopportare lietamente per amor di Dio. Non è gran
cosa che tu sopporti talvolta almeno delle parole, tu che non sei capace ancora di
sopportare forti staffilate. E perché mai cose tanto da nulla ti feriscono nell'animo, se non
perché tu ragioni ancora secondo la carne e dai agli uomini più importanza di quanto sia
giusto? Solo per questo, perché hai paura che ti disprezzino, non vuoi che ti rimproverino
dei tuoi falli e cerchi di nasconderti dietro qualche scusa. Se guardi più a fondo in te stesso,
riconoscerai che il mondo e il vano desiderio di piacere agli uomini sono ancora vivi dentro
in te. Se rifuggi dall'esser poco considerato e dall'esser rimproverato per i tuoi difetti, segno
è che non sei sinceramente umile né veramente morto al mondo, e che il mondo è per te
crocefisso. Ascolta, invece la mia parola e non farai conto neppure di diecimila parole
umane. Ecco, anche se molte cose si potessero inventare e dire, con malizia grande, contro
di te, che male ti potrebbero fare esse, se tu le lasciassi del tutto passare, non
considerandole più che una pagliuzza? Ti potrebbero forse strappare anche un solo capello?
Chi non ha spirito di interiorità e non tiene Iddio dinanzi ai suoi occhi, questi si lascia
scuotere facilmente da una parola offensiva. Chi invece, senza ricercare il proprio giudizio, si
affida a me, questi sarà libero dal timore degli uomini. Sono io, infatti, il giudice, cui sono
palesi tutti i segreti; io so come è andata la cosa; io conosco, sia colui che offende sia colui
che patisce l'offesa. Quella parola è uscita da me; quel che è avvenuto, è avvenuto perché io
l'ho permesso, "affinché fossero rivelati gli intimi pensieri di tutti" (Lc 2,35). Sono io che
giudicherò il colpevole e l'innocente; ma voglio che prima siano saggiati, e l'uno e l'altro, al
mio arcano giudizio.
1.La testimonianza degli uomini sbaglia frequentemente. Il mio giudizio, invece, è veritiero;
resterà e non muterà. Nascosto, per lo più, o aperto via via a pochi, esso non sbaglia né
può sbagliare, anche se può sembrare ingiusto agli occhi di chi non ha la sapienza. A me
dunque si ricorra per ogni giudizio e non ci si fidi del proprio criterio. Il giusto, infatti non
resterà turbato, "qualunque cosa gli venga" da Dio (Pro 12,21). Qualunque cosa sia stata
ingiustamente portata contro di lui, non se ne darà molto pensiero; così come non si esalterà
vanamente, se, a buon diritto, sarà scagionato da altri. Il giusto considera, infatti, che "sono
io colui che scruta i cuori e le reni" (Ap 2,23); io, che non giudico secondo superficiale
apparenza umana. Invero, sovente ai miei occhi apparirà condannabile ciò che, secondo il
giudizio umano, passa degno di lode. O Signore Dio, "giudice giusto, forte e misericordioso"
(Sal 7,12), tu che conosci la fragilità e la cattiveria degli uomini, sii la mia forza e tutta la mia
fiducia, ché non mi basta la mia buona coscienza. Tu sai quello che io non so; per questo
avrei dovuto umiliarmi dinanzi ad ogni rimprovero e sopportarlo con mansuetudine. Per tutte
le volte che mi comportai in tal modo, perdonami, nella tua benevolenza, e dammi di nuovo
la grazia di una più grande sopportazione. In verità, a conseguire il perdono, la tua grande
misericordia mi giova di più che non mi giovi una mia supposta santità a difesa della mia
segreta coscienza. Ché, "pur quando non sentissi di dovermi nulla rimproverare", non potrei
per questo ritenermi giusto (1 Cor 4,4); perché, se non fosse per la tua misericordia,
"nessun vivente sarebbe giusto, al tuo cospetto" (Sal 142,2).



Capitolo XLVII

OGNI COSA GRAVOSA VA SOPPORTATA, PER CONSEGUIRE LA VITA ETERNA




1.O figlio, non lasciarti sopraffare dai compiti che ti sei assunto per amor mio; non lasciarti mai
abbattere dalle tribolazioni. In ogni evenienza ti dia, invece, forza e consolazione la mia
promessa; ché io ben so ripagare al di là di qualsiasi limite e misura. Non durerà a lungo la
tua sofferenza quaggiù; non continuerà per sempre il peso dei tuoi dolori. Attendi un poco, e
li vedrai finire d'un tratto, questi dolori; verrà il momento in cui fatiche ed agitazioni
cesseranno. E' poca cosa, e dura poco, tutto ciò che passa con questa vita. Fa quel che
devi; lavora fedelmente nella mia vigna: io stesso sarò la tua ricompensa. Scrivi, leggi, canta,
piangi, taci, prega, sopporta virilmente le avversità: premio a tutto questo, alle più grandi
lotte, è la vita eterna. Sarà pace, in quell'ora che sa il Signore. E non ci sarà giorno e notte,
come adesso, ma perpetua luce, chiarità infinita, pace ferma e sicura tranquillità. Allora non
dirai: "chi mi libererà da questo corpo di morte?" (Rm 7,24); e non esclamerai "ohimé!,
quanto si prolunga questo mio stare quaggiù" (Sal 119,5). Ché la morte sarà annientata e vi
sarà piena salvezza, senza ombra di angustia; e, intorno a te, una gioia beata, una soave
schiera gloriosa.
1.Oh!, se tu vedessi il premio eterno che ricevono i santi in cielo; se tu vedessi di quanta gloria
esultano ora, essi che un tempo erano ritenuti spregevoli e quasi immeritevoli di vivere, per
certo, ti getteresti subito a terra, preferendo essere inferiore a tutti, piuttosto che eccellere
anche su di un solo; non desidereresti giorni lieti in questa vita, godendo piuttosto delle
tribolazioni sopportate per amore di Dio,; infine crederesti che il guadagno più grande
consiste nell'essere considerato un nulla tra gli uomini. Oh!, se queste cose avessero un
gusto per te e ti scendessero nel profondo del cuore, come oseresti fare anche il più piccolo
lamento? Forse che, per la vita eterna, non si deve sopportare ogni tribolazione? Non è
cosa di poco conto, perdere o guadagnare il regno di Dio. Alza, dunque, il tuo sguardo al
cielo: eccomi, insieme a tutti i miei santi, i quali sopportano grandi lotte, nella vita di quaggiù.
Ora essi sono nella gioia, ricevono consolazione, stanno nella serenità, nella pace e nel
riposo. E resteranno con me nel regno del Padre mio, per sempre.



Capitolo XLVIII

LA VITA ETERNA E LE ANGUSTIE DELLA VITA PRESENTE




1.O beata dimora della città suprema, o giorno spendente dell'eternità, che la notte non
offusca; giorno perennemente irradiato dalla somma verità; giorno sempre gioioso e sereno;
giorno, per sua essenza, immutabile! Volesse il cielo che tutte queste cose temporali
finissero e che sopra di noi brillasse quel giorno; il quale già illumina per sempre, di
splendida luce, i santi, mentre, per coloro che sono pellegrini su questa terra, esso splende
soltanto da lontano e di riflesso! Ben sanno i cittadini del cielo quanto sia piena di gioia
quell'età; lamentano gli esuli figli di Eva quanto, invece, sia grave e pesante l'età presente.
Invero, brevi e duri, pieni di dolori e di angustie, sono i giorni di questo nostro tempo,
durante i quali l'uomo è insozzato da molti peccati e irretito da molte passioni, oppresso da
molte paure, schiacciato da molti affanni, distratto da molte curiosità, impicciato in molte
cose vane, circondato da molti errori, atterrito da molte fatiche, appesantito dalle tentazioni,
snervato dai piaceri, afflitto dal bisogno. Oh!, quando finiranno questi mali; quando mi
libererò dalla miserevole schiavitù dei vizi; quando, nella mia mente avrò soltanto te, o
Signore, e in te troverò tutta la mia gioia; quando godrò di libertà vera, senza alcun legame,
senza alcun gravame della mente e del corpo; quando avrò pace stabile e sicura, da nulla
turbata, pace interiore ed esteriore, pace non minacciata da alcuna parte? O buon Gesù,
quando ti vedrò faccia a faccia; quando contemplerò la gloria del tuo regno; quando sarai il
tutto per me (1Cor 15,28); quando sarò con te nel tuo regno, da te preparato dall'eternità
per i tuoi diletti? Sono qui abbandonato, povero ed esule in terra nemica, ove ci sono
continue lotte e immani disgrazie. Consola tu il mio esilio, lenisci il mio dolore, perché ogni
mio desiderio si volge a te con sospiri. Infatti qualunque cosa il mondo mi offra come
sollievo, essa mi è invece di peso. Desidero l'intimo godimento di te, ma non mi è dato di
raggiungerlo; desidero star saldo alle cose celesti, ma le cose temporali e le passioni non
mortificate mi tirano in basso; nello spirito, voglio pormi al di sopra di tutte le cose, ma, nella
carne, sono costretto a subirle, contro mia voglia. E così, uomo infelice, combatto con me
stesso e divento un peso per me stesso (Gb 7,20), ché lo spirito tende all'alto e la carne al
basso.
1.Oh!, quale è l'intima mia sofferenza, quando, dentro di me, sto pensando alle cose del cielo
e, mentre prego, di colpo, mi balza davanti la turba delle cose carnali. Dio mio, "non stare
lontano da me" (Sal 70,12) e "non allontanarti in collera dal tuo servo" (Sal 26,9). "Lancia i
tuoi fulmini", disperdi questa turba; "lancia le tue saette e saranno sconvolte le macchinazioni
del nemico" (Sal 143,6). Fa' che i miei sentimenti siano concentrati in te; fa' che io dimentichi
tutto ciò che appartiene al mondo; fa' che io cacci via e disprezzi le ingannevoli immagini con
le quali ci appare il vizio. Vieni in mio aiuto, o eterna verità, cosicché nessuna cosa vana
abbia potere di smuovermi; vieni, o celeste soavità; cosicché ogni cosa non pura fugga
davanti al tuo volto. Ancora, perdonami e assolvimi, nella tua misericordia, ogni volta che,
nella preghiera, vado pensando ad altro fuori che a te. In verità, confesso sinceramente di
essere solitamente molto distratto; ché, ben spesso, io non sono là dove materialmente sto e
seggo, ma sono invece là dove vengo portato dalla mente. Là dove è il mio pensiero, io
sono; il mio pensiero solitamente è là dove sta ciò che io amo; è quello che fa piacere alla
nostra natura, o ci è caro per abitudine, che mi viene d'un tratto alla mente. Per questo tu,
che sei la verità, dicesti chiaramente: "dove è il tuo tesoro là è il tuo cuore" (Mt 6,21). Se
amo il cielo, volentieri penso alle cose del cielo; se amo il mondo, mi rallegro delle gioie e mi
rattristo delle avversità del mondo; se amo le cose carnali, di esse sovente vado.
Fantasticando; se amo ciò che è spirito, trovo diletto nel pensare alle cose dello spirito.
Qualunque siano le cose che io amo, di queste parlo e sento parlare volentieri; di queste
riporto a casa il ricordo. Beato invece colui che, per te, o Signore, lascia andare tutto ciò
che è creato, e che, facendo violenza alla natura, crocifigge i desideri della carne col fervore
dello Spirito: così da poterti offrire, a coscienza tranquilla, una orazione pura; così da essere
degno di prendere parte ai cori celesti, rifiutando, dentro e fuori di sé, ogni cosa terrena.



Capitolo XLIX

IL DESIDERIO DELLA VITA ETERNA. I GRANDI BENI PROMESSI A QUELLI
CHE LOTTANO




1.Figlio, quando senti, infuso dall'alto, un desiderio di eterna beatitudine; quando aspiri ad
uscire dalla povera dimora del tuo corpo, per poter contemplare il mio splendore, senza
ombra di mutamento, allarga il tuo cuore e accogli con grande sollecitudine questa santa
ispirazione. Rendi grazie senza fine alla superna bontà, che si mostra tanto benigna con te,
venendo indulgente presso di te; ti risolleva con ardore e ti innalza con forza, cosicché, con
la tua pesantezza, tu non abbia a inclinare verso le tue cose terrene. Tutto ciò, infatti, non lo
devi ad una tua iniziativa o ad un tuo sforzo, ma soltanto al favore della grazia di Dio, che
dall'alto guarda a te. Ti sarà dato così di progredire nelle virtù, in una sempre più grande
umiltà, preparandoti alle lotte future attaccato a me con tutto lo slancio del tuo cuore e
intento a servirmi con volonteroso fervore.
1.Figlio, il fuoco arde facilmente, ma senza fumo la fiamma non ascende. Così certuni ardono
dal desiderio delle cose celesti, ma non sono liberi dalla tentazione di restare attaccati alle
cose terrene; e perciò, quello che pur avevano chiesto a Dio con tanto desiderio, non lo
compiono esclusivamente per la gloria di Dio. Tale è sovente il tuo desiderio, giacché vi hai
immesso un fermento così poco confacente: non è puro e perfetto, infatti, quello che è
inquinato dal comodo proprio. Non chiedere ciò che ti piace e ti è utile, ma piuttosto ciò che
è gradito a me e mi rende gloria. A ben vedere, al tuo desiderio e ad ogni cosa desiderata
devi preferire il mio comando, e seguirlo. Conosco la tua brama, ho ascoltato i frequenti tuoi
gemiti: già vorresti essere nella libertà gloriosa dei figlio di Dio; già ti alletta la dimora eterna,
la patria del cielo, pienamente felice. Ma un tale momento non è ancora venuto; questo è
tuttora un momento diverso: il momento della lotta, della fatica e della prova. Tu brami di
essere ricolmo del sommo bene, ma questo non lo puoi ottenere adesso. Sono io
"aspettami, dice il Signore" (Sof 3,8), finché venga il regno di Dio. Devi essere ancora
provato qui in terra, e travagliato in vario modo. Qualche consolazione ti sarà data talvolta;
ma non ti sarà concessa una piena sazietà. "Confortati, pertanto e sii gagliardo" (Gs 1,7),
nell'agire e nel sopportare ciò che va contro la natura. Occorre che tu ti rivesta dell'uomo
nuovo; che tu ti trasformi in un altro uomo. Occorre, ben spesso, che tu faccia quello che
non vorresti e che tu tralasci quello che vorresti. Avrà successo quanto è voluto da altri, e
quanto vuoi tu non andrà innanzi. Sarà ascoltato quanto dicono gli altri, e quanto dici tu sarà
preso per un nulla. Altri chiederanno, e riceveranno; tu chiederai, e non otterrai. Altri
saranno grandi al cospetto degli uomini; sul tuo conto, silenzio. Ad altri sarà affidata questa
o quella faccenda; tu, invece, non sarai ritenuto utile a nulla. Da ciò la natura uscirà talvolta
contristata; e già sarà molto se sopporterai in silenzio.
1.In questi, e in consimili vari modi, il servo fedele del Signore viene si solito sottoposto a
prova, come sappia rinnegare e vincere del tutto se stesso. Altro, forse, non c'è, in cui tu
debba essere così morto a te stesso, fuor che constatare ciò che contrasta con la tua
volontà, e doverlo sopportare; specialmente allorché ti viene imposto di fare cosa che non ti
sembra opportuna o utile. Non osando opporre resistenza a un potere superiore, tu, che sei
sottoposto, trovi duro camminare al comando di altri, e lasciar cadere ogni tua volontà. Ma
se consideri, o figlio, quale sia il frutto di queste sofferenze, cioè il rapido venire della fine e il
premio, allora non troverai più alcun peso in tali sofferenze, ma un validissimo conforto al
tuo soffrire. Giacché, invece di quella scarsa volontà che ora, da te, non sai coltivare, godrai
per sempre nei cieli la pienezza della tua volontà. Nei cieli, invero, troverai tutto ciò che
vorrai, tutto ciò che potrai desiderare; nei cieli godrai integralmente di ciò che è bene e non
temerai che esso ti venga a mancare. Nei cieli il tuo volere, a me sempre unito, a nulla
aspirerà che venga di fuori, a nulla che sia tuo proprio. Nei cieli nessuno ti farà resistenza,
nessuno si lamenterà di te, nessuno ti sarà di ostacolo e nulla si porrà contro di te; ma tutti i
desideri saranno insieme realizzati e ristoreranno pienamente il tuo animo, appagandolo del
tutto. Nei cieli, per ogni oltraggio patito, io darò gloria; per la tristezza, un premio di lode;
per l'ultimo posto, una dimora nel regno, nei secoli. Nei cieli si vedrà il frutto
dell'obbedienza; avrà gioia il travaglio della penitenza; sarà coronata di gloria l'umile
soggezione. Ora, dunque, devi chinarti umilmente sotto il potere di ognuno, senza
preoccuparti di sapere chi sia colui che ti ha detto o comandato alcunché; bada
sommamente - sia un superiore, o uno più giovane di te o uno pari a te, a chiederti o ad
importi qualcosa - di accettare tutto come giusto, facendo in modo di eseguirlo con buona
volontà. Altri vada cercando questo, altri quello; che uno si glori in una cosa, e un altro sia
lodato mille volte per un'altra: quanto a te, invece, non in questa o in quest'altra cosa devi
trovare la tua gioia, ma nel disprezzare te stesso, nel piacere soltanto a me e nel darmi
gloria. E' questo che devi desiderare, che in te sia glorificato sempre Iddio, "per la vita e per
la morte" (Fil 1,20).

 

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Ti ringrazio Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa pagina è stata chiamata da te.
Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.


"
Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

Questa pagina è dedicata all' Ausiliatrice
- 24-05-97 Maria Ausiliatrice -

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