
L'IMITAZIONE
DI CRISTO
Libro III
INCOMINCIA
IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE
Libro 3/1 Cap.I - XIX | Libro
3/2
Cap.XX - XXXIX
Libro 3/3 Cap.XL - XLIX | Libro
3/4
Cap.L - LIX
Capitolo
XL
NULLA DI BUONO HA
L'UOMO DA SE' E DI NULLA PUO' VANTARSI
1."O Signore, che cosa è l'uomo, che tu abbia a ricordarti
di lui? Che cosa è il figlio dell'uomo,
che tu venga a lui?" (Sal 8,5). Quali meriti ha mai l'uomo,
perché tu gli dia la tua grazia? O
Signore, di che posso lamentarmi se mi abbandoni; che cosa posso,
a buon diritto, addurre
se tu non mi concedi quello che chiedo? Soltanto questo, in
verità, posso dire, con certezza,
in cuor mio: Signore, nulla io sono, nulla posso, nulla di buono
io ho da me stesso; anzi
fallisco in ogni cosa, tendendo sempre al nulla. Se non vengo
aiutato da te e plasmato
interiormente, mi infiacchisco totalmente e mi abbandono.
"Invece tu, o Signore, sei sempre
te stesso e tale resti in eterno" (Sal 101, 28.31),
immutabilmente buono, giusto, santo, talché
fai e disponi ogni cosa con sapienza. Io, invece, essendo più
pronto a regredire che ad
avanzare, non mi mantengo sempre nella stessa condizione; che
anzi "sette tempi diversi
passano sopra di me" (Dn 4, 13.20.22); anche se il mio stato
può, d'un tratto, mutarsi in
meglio, non appena tu lo vuoi, e mi porgi la mano soccorritrice.
Da te solo, infatti, non già
dall'uomo soccorso, mi può venire l'aiuto e il dono della
fermezza, cosicché la mia faccia
non muti continuamente, e il mio cuore si volga solo a te, e in
te trovi pace. Dunque, se io
fossi capace di disprezzare ogni consolazione degli uomini - sia
per conseguire maggior
fervore, sia per rispondere al bisogno di cercare te, in mancanza
di chi mi possa confortare -
allora potrei fondatamente sperare nella tua grazia ed esultare
del dono di una rinnovellata
consolazione.
1.Siano rese grazie a te; a te dal quale tutto discende, se
qualcosa di buono mi accade. Ché io
non sono altro che vanità, "anzi un nulla, al tuo
cospetto" (Sal 38, 6), un uomo incostante e
debole. Di che cosa posso io vantarmi; come posso pretendere di
essere stimato? Forse
per quel nulla che io sono? Sarebbe vanità sempre più grande. O
veramente vuota vanteria,
peste infame, massima presunzione, che distoglie dalla vera
gloria, privandoci della grazia
del cielo. Giacché mentre si compiace di se stesso, l'uomo
dispiace a te; mentre ambisce ad
essere lodato dagli altri, si spoglia della vera virtù. Vera
gloria, invece, e gaudio santo, è
gloriarci in te, non in noi; trovare compiacimento nel tuo nome,
non nella nostra virtù; non
cercare diletto in alcuna creatura, se non per te. Sia lodato il
tuo nome, non il mio; siano
esaltate le tue opere, non le mie; sia benedetto il tuo nome
santo, e a me non sia data lode
alcuna da parte degli uomini. Tu sei la mia gloria e la gioia del
mio cuore; in te esulterò e mi
glorierò sempre: "per nulla invece in me, se non nella mia
debolezza" ("Cor 12,5). Lasciando
ai Farisei il cercare gloria gli uni dagli altri, io cercherò
quella gloria che viene solo da Dio. A
confronto della tua gloria eterna, è vanità e stoltezza ogni
lode che viene dagli uomini, ogni
onore di quaggiù, ogni mondana grandezza. O mia verità e mia
misericordia, mio Dio, Trinità
beata, a te solo sia lode, onore, virtù e gloria, per gli
infiniti secoli dei secoli!
Capitolo XLI
IL DISPREZZO DI OGNI ONORE DI QUESTO MONDO
Figlio, non crucciarti se vedi che altri sono onorati ed
innalzati, mentre tu sei disprezzato ed
umiliato. Drizza il tuo animo a me, nel cielo; così non ti
rattristerà il disprezzo degli uomini, su
questa terra. O Signore, noi siamo come ciechi e facilmente ci
lasciamo sedurre dall'apparenza.
Ma se esamino seriamente me stesso, non c'è cosa che possa
essermi fatta da alcuna creatura che
sia un torto nei miei confronti: dunque non avrei motivo di
lamentarmi con te. E', appunto, perché
spesso e gravemente ho peccato al tuo cospetto, che qualsiasi
creatura si può muovere a ragione
contro di me. A me, dunque, è giusto che si dia vergogna e
disprezzo; a te invece, lode, onore e
gloria. E se non mi sarò ben predisposto a desiderare di essere
disprezzato da ogni creatura, ad
essere buttato in un canto e ad essere considerato proprio un
nulla, non potrò trovare pace e
serenità interiore; non potrò essere spiritualmente illuminato
e pienamente a te unito.
Capitolo XLII
LA NOSTRA PACE NON DOBBIAMO PORLA NEGLI UOMINI
1.O figlio, se la tua pace l'attendi da qualcuno, secondo il tuo
sentimento e il piacere di stare
con lui, avrai sempre incertezza ed impacci. Se, invece, tu
ricorrerai alla verità, sempre viva
e stabile, non sarai contristato per l'abbandono da parte di un
amico; neppure per la sua
morte. Su di me deve essere fondato l'amore per l'amico; in me
deve essere amato chi ti
appare degno e ti è particolarmente caro in questa vita; senza
di me non regge e non dura
l'amicizia; non c'è legame d'amicizia veramente puro, se non
sono io ad annodarlo. Perciò tu
devi essere totalmente morto ad ogni attaccamento verso persone
che ti siano care così da
preferire, per quanto sta in te, di essere privo di ogni umana
amicizia.
1.Tanto più ci si avvicina a Dio, quanto più ci si ritira
lontano da ogni conforto terreno. Tanto
più si ascende in alto, a Dio, quanto più si entra nel profondo
di noi stessi, persuadendosi di
non valere proprio nulla. Che se uno, invece, attribuisce a sé
qualcosa di buono, questi
ostacola la venuta della grazia divina il lui; giacché la grazia
dello Spirito Santo cerca sempre
un cuore umile. Se tu sapessi annichilirti e uscire da ogni
affetto di quaggiù, liberandoti da
ogni attaccamento di questo mondo, allora, certamente, io verrei
a te, con larghezza di
grazia; infatti, quando guardi alle creature, ti si sottrae la
vista del Creatore. Per amore del
Creatore, dunque, vinci te stesso, in tutte le cose; così potrai
giungere a conoscere Dio. Se
una cosa, per quanto piccola sia, la si ama e ad essa si guarda
non rettamente, questa ti
ostacola la via verso il sommo Dio, e ti corrompe.
Capitolo XLIII
CONTRO L'INUTILE SCIENZA DI QUESTO MONDO
1.Figlio, non ti smuovano i ragionamenti umani, per quanto
eleganti e profondi; ché "il regno di
Dio non consiste nei discorsi, ma nelle virtù" (1Cor 4,20).
Guarda alle mie parole; esse
infiammano i cuori e illuminano le menti; conducono al pentimento
e infondono molteplice
consolazione. Che tu non legga mai neppure una parola al fine di
poter apparire più dotto e
più sapiente. Attendi, invece, alla mortificazione dei vizi;
cosa che ti gioverà assai più che
essere a conoscenza di molti difficili problemi. Per quanto tu
abbia molto studiato ed
appreso, dovrai sempre tornare al principio primo. Sono io
"che insegno all'uomo la
sapienza" (Sal 93,10); sono io che concedo ai piccoli una
conoscenza più chiara di quella
che possa essere impartita dall'uomo. Colui per il quale sono io
a parlare, avrà d'un tratto la
sapienza e progredirà assai nello spirito. Guai a coloro che
vanno ricercando presso gli
uomini molte strane nozioni, e poco si preoccupano di quale sia
la strada del servizio a me
dovuto. Verrà il tempo in cui apparirà il maestro dei maestri,
Cristo signore degli angeli, ad
ascoltare quel che ciascuno ha da dire, cioè ad esaminare la
coscienza di ognuno. Allora
Gerusalemme sarà giudicata in gran luce (Sof 1,12). Allora ciò
che si nascondeva nelle
tenebre apparirà in piena chiarezza; allora verrà meno ogni
ragionamento fatto di sole
parole.
1.Sono io che innalzo la mente umile, così da farle comprendere
i molti fondamenti della verità
eterna; più che se uno avesse studiato a scuola per dieci anni.
Sono io che insegno, senza
parole sonanti, senza complicazione di opinioni diverse, senza
contrapposizione di
argomenti; senza solennità di cattedra. Sono io che insegno a
disprezzare le cose terrene, a
rifuggire da ciò che è contingente e a cercare l'eterno;
inoltre, a rifuggire dagli onori, a
sopportare le offese, a riporre ogni speranza in me, a non
desiderare nulla all'infuori di me e
ad amarmi con ardore, al di sopra di ogni cosa. In verità ci fu
chi, solo con il profondo
amore verso di me, apprese le cose di Dio; e le sue parole erano
meravigliose.
Abbandonando ogni cosa, egli aveva imparato assai più che
applicandosi a sottili
disquisizioni. Ad alcuni rivolgo parole valevoli per tutti; ad
altri rivolgo parole particolari. Ad
alcuni appaio con la mite luce di figurazioni simboliche, ad
altri rivelo i misteri con grande
fulgore. La voce dei libri è una sola, e non plasma tutti in
egual modo. Io, invece, che sono
maestro interiore, anzi la verità stessa, io che scruto i cuori
e comprendo i pensieri e muovo
le azioni degli uomini, vado distribuendo a ciascuno secondo che
ritengo giusto.
Capitolo XLIV
NON CI SI DEVE ATTACCARE ALLE COSE ESTERIORI
1.O figlio, molte cose occorre che tu le ignori, considerandoti
come morto su questa terra,
come uno per cui il mondo intero è crocifisso; molte altre cose,
occorre che tu vi passi in
mezzo, senza prestare ascolto, meditando piuttosto su ciò che
costituisce la tua pace. Giova
di più distogliere lo sguardo da ciò che non approviamo,
lasciando che ciascuno si tenga il
suo parere, piuttosto che metterci in accanite discussioni. Se
sarai in regola con Dio e terrai
conto del suo giudizio, riporterai più facilmente la vittoria.
1.Signore, a che punto siamo arrivati? Ecco per una perdita nelle
cose di questo mondo, si
piange; per un piccolo guadagno ci si affatica e si corre. Invece
un danno spirituale passa
nell'oblio, e a stento, troppo tardi, si ritorna in sé. Ci si
preoccupa di ciò che non serve a
nulla o a ben poco; e ciò che è sommamente necessario lo si
lascia da parte con negligenza.
Giacché l'uomo inclina tutto verso le cose esteriori, e
beatamente vi si acquieta, se subito
non si ravvede.
Capitolo XLV
NON FARE AFFIDAMENTO SU ALCUNO: LE PAROLE FACILMENTE
INGANNANO
1."Aiutami, o Signore, nella tribolazione, perché è vana
la salvezza che viene dagli uomini" (Sal
59,13). Quante volte non trovai affatto fedeltà, proprio là
dove avevo creduto di poterla
avere; e quante volte, invece, la trovai là dove meno avevo
creduto. Vana è, dunque, la
speranza negli uomini, mentre in te, o Dio, sta la salvezza dei
giusti. Sii benedetto, o Signore
mio Dio, in tutto quanto ci accade. Deboli siamo, e malfermi;
facilmente ci inganniamo e
siamo mutevoli. Quale uomo è tanto prudente e tanto attento da
saper sempre custodire se
stesso, così da non cadere mai in qualche delusione e
incertezza? Ma non cadrà così
facilmente colui che confida in te, o Signore, e ti cerca con
semplicità di cuore. Che se
incontrerà una tribolazione, in qualunque modo sia oppresso,
subitamente ne sarà strappato
da te, o sarà da te consolato, poiché tu non abbandoni chi
spera in te, fino all'ultimo. Cosa
rara è un amico sicuro, che resti tale in tutte le angustie
dell'amico. Ma tu, o Signore, tu solo
sei sempre pienamente fedele: non c'è amico siffatto, fuori di
te.
1.Quale profonda saggezza ci fu in quell'anima santa che poté
dire: il mio spirito è saldo, e
fondato su Cristo! Se così fosse anche per me, non sarei tanto
facilmente agitato da timori
umani, né mi sentirei ferito dalle parole. Chi può mai
prevedere ogni cosa e cautelarsi dai
mali futuri? Se, spesso, anche ciò che era previsto riesce
dannoso, con quanta durezza ci
colpirà ciò che è imprevisto? Perché non ho meglio provveduto
a me misero?; e perché mi
sono affidato tanto leggermente ad altri? Siamo uomini,
nient'altro che fragili uomini, anche
se molti ci ritengono e ci dicono angeli. Oh, Signore, a chi
crederò; a chi, se non a te? Tu sei
la verità che non inganna e non può essere ingannata; mentre
"l'uomo è sempre bugiardo"
(Sal 115,11), debole, insicuro e mutevole, specie nelle parole,
tanto che a stento ci si può
fidare subito di quello che, in apparenza, pur ci sembra buono.
Con quanta sapienza tu già ci
avevi ammonito che ci dobbiamo guardare dagli uomini; che
"nemici dell'uomo sono i suoi
più vicini" (Mt 10,36); che non si deve credere se uno
dice: "ecco qua, ecco là!" (Mt 24,23;
Mc 13,21)! Ho imparato a mie spese, e voglia il cielo che ciò mi
serva per acquistare
maggiore prudenza e non ricadere nella stoltezza. Bada, mi dice
taluno, bada bene, e serba
per te quel che ti dico. Ma, mentre io sto zitto zitto, credendo
che la cosa resti segreta,
neppure lui riesce a tacere ciò per cui mi aveva chiesto il
silenzio: improvvisamente mi
tradisce, tradendo anche se stesso; e se ne va. Oh, Signore,
difendimi da siffatte fandonie e
dalla gente stolta, cosicché io non cada nelle loro mani, e mai
non commetta simili cose. Da'
alla mia bocca una parola vera e sicura, e lontana da me il
linguaggio dell'inganno. Che io mi
guardi in ogni modo da ciò che non vorrei dover sopportare da
altri.
1.Quanta bellezza e quanta pace, fare silenzio intorno agli
altri; non credere pari pari ad ogni
cosa, né andare ripetendola; rivelare sé stesso soltanto a
pochi; cercare sempre te, che
scruti i cuori, senza lasciarsi portare di qua e di là da ogni
vuoto discorso; volere che ogni
cosa interiore ed esterna, si compia secondo la tua volontà!
Quale tranquillità, fuggire le
apparenze umane, per conservare la grazia celeste; non ambire a
ciò che sembri assicurare
ammirazione all'esterno, e inseguire invece, con ogni
sollecitudine, ciò che assicura
emendazione di vita e fervore! Di quanto danno fu, per molti, una
virtù a tutti nota e troppo
presto lodata. Di quanto vantaggio fu, invece, una grazia
conservata nel silenzio, durante
questa nostra fragile vita, della quale si dice a ragione che è
tutta una tentazione e una lotta!
Capitolo XLVI
AFFIDARSI A DIO QUANDO SPUNTANO PAROLE CHE FERISCONO
1.O figlio, sta saldo e fermo, e spera in me. Che altro sono, le
parole, se non parole?: volano
al vento, ma non intaccano la pietra. Se sei in colpa, pensa ad
emendarti di buona voglia; se
ti senti innocente, considera di doverle sopportare lietamente
per amor di Dio. Non è gran
cosa che tu sopporti talvolta almeno delle parole, tu che non sei
capace ancora di
sopportare forti staffilate. E perché mai cose tanto da nulla ti
feriscono nell'animo, se non
perché tu ragioni ancora secondo la carne e dai agli uomini più
importanza di quanto sia
giusto? Solo per questo, perché hai paura che ti disprezzino,
non vuoi che ti rimproverino
dei tuoi falli e cerchi di nasconderti dietro qualche scusa. Se
guardi più a fondo in te stesso,
riconoscerai che il mondo e il vano desiderio di piacere agli
uomini sono ancora vivi dentro
in te. Se rifuggi dall'esser poco considerato e dall'esser
rimproverato per i tuoi difetti, segno
è che non sei sinceramente umile né veramente morto al mondo, e
che il mondo è per te
crocefisso. Ascolta, invece la mia parola e non farai conto
neppure di diecimila parole
umane. Ecco, anche se molte cose si potessero inventare e dire,
con malizia grande, contro
di te, che male ti potrebbero fare esse, se tu le lasciassi del
tutto passare, non
considerandole più che una pagliuzza? Ti potrebbero forse
strappare anche un solo capello?
Chi non ha spirito di interiorità e non tiene Iddio dinanzi ai
suoi occhi, questi si lascia
scuotere facilmente da una parola offensiva. Chi invece, senza
ricercare il proprio giudizio, si
affida a me, questi sarà libero dal timore degli uomini. Sono
io, infatti, il giudice, cui sono
palesi tutti i segreti; io so come è andata la cosa; io conosco,
sia colui che offende sia colui
che patisce l'offesa. Quella parola è uscita da me; quel che è
avvenuto, è avvenuto perché io
l'ho permesso, "affinché fossero rivelati gli intimi
pensieri di tutti" (Lc 2,35). Sono io che
giudicherò il colpevole e l'innocente; ma voglio che prima siano
saggiati, e l'uno e l'altro, al
mio arcano giudizio.
1.La testimonianza degli uomini sbaglia frequentemente. Il mio
giudizio, invece, è veritiero;
resterà e non muterà. Nascosto, per lo più, o aperto via via a
pochi, esso non sbaglia né
può sbagliare, anche se può sembrare ingiusto agli occhi di chi
non ha la sapienza. A me
dunque si ricorra per ogni giudizio e non ci si fidi del proprio
criterio. Il giusto, infatti non
resterà turbato, "qualunque cosa gli venga" da Dio
(Pro 12,21). Qualunque cosa sia stata
ingiustamente portata contro di lui, non se ne darà molto
pensiero; così come non si esalterà
vanamente, se, a buon diritto, sarà scagionato da altri. Il
giusto considera, infatti, che "sono
io colui che scruta i cuori e le reni" (Ap 2,23); io, che
non giudico secondo superficiale
apparenza umana. Invero, sovente ai miei occhi apparirà
condannabile ciò che, secondo il
giudizio umano, passa degno di lode. O Signore Dio, "giudice
giusto, forte e misericordioso"
(Sal 7,12), tu che conosci la fragilità e la cattiveria degli
uomini, sii la mia forza e tutta la mia
fiducia, ché non mi basta la mia buona coscienza. Tu sai quello
che io non so; per questo
avrei dovuto umiliarmi dinanzi ad ogni rimprovero e sopportarlo
con mansuetudine. Per tutte
le volte che mi comportai in tal modo, perdonami, nella tua
benevolenza, e dammi di nuovo
la grazia di una più grande sopportazione. In verità, a
conseguire il perdono, la tua grande
misericordia mi giova di più che non mi giovi una mia supposta
santità a difesa della mia
segreta coscienza. Ché, "pur quando non sentissi di dovermi
nulla rimproverare", non potrei
per questo ritenermi giusto (1 Cor 4,4); perché, se non fosse
per la tua misericordia,
"nessun vivente sarebbe giusto, al tuo cospetto" (Sal
142,2).
Capitolo XLVII
OGNI COSA GRAVOSA VA SOPPORTATA, PER CONSEGUIRE LA VITA ETERNA
1.O figlio, non lasciarti sopraffare dai compiti che ti sei
assunto per amor mio; non lasciarti mai
abbattere dalle tribolazioni. In ogni evenienza ti dia, invece,
forza e consolazione la mia
promessa; ché io ben so ripagare al di là di qualsiasi limite e
misura. Non durerà a lungo la
tua sofferenza quaggiù; non continuerà per sempre il peso dei
tuoi dolori. Attendi un poco, e
li vedrai finire d'un tratto, questi dolori; verrà il momento in
cui fatiche ed agitazioni
cesseranno. E' poca cosa, e dura poco, tutto ciò che passa con
questa vita. Fa quel che
devi; lavora fedelmente nella mia vigna: io stesso sarò la tua
ricompensa. Scrivi, leggi, canta,
piangi, taci, prega, sopporta virilmente le avversità: premio a
tutto questo, alle più grandi
lotte, è la vita eterna. Sarà pace, in quell'ora che sa il
Signore. E non ci sarà giorno e notte,
come adesso, ma perpetua luce, chiarità infinita, pace ferma e
sicura tranquillità. Allora non
dirai: "chi mi libererà da questo corpo di morte?" (Rm
7,24); e non esclamerai "ohimé!,
quanto si prolunga questo mio stare quaggiù" (Sal 119,5).
Ché la morte sarà annientata e vi
sarà piena salvezza, senza ombra di angustia; e, intorno a te,
una gioia beata, una soave
schiera gloriosa.
1.Oh!, se tu vedessi il premio eterno che ricevono i santi in
cielo; se tu vedessi di quanta gloria
esultano ora, essi che un tempo erano ritenuti spregevoli e quasi
immeritevoli di vivere, per
certo, ti getteresti subito a terra, preferendo essere inferiore
a tutti, piuttosto che eccellere
anche su di un solo; non desidereresti giorni lieti in questa
vita, godendo piuttosto delle
tribolazioni sopportate per amore di Dio,; infine crederesti che
il guadagno più grande
consiste nell'essere considerato un nulla tra gli uomini. Oh!, se
queste cose avessero un
gusto per te e ti scendessero nel profondo del cuore, come
oseresti fare anche il più piccolo
lamento? Forse che, per la vita eterna, non si deve sopportare
ogni tribolazione? Non è
cosa di poco conto, perdere o guadagnare il regno di Dio. Alza,
dunque, il tuo sguardo al
cielo: eccomi, insieme a tutti i miei santi, i quali sopportano
grandi lotte, nella vita di quaggiù.
Ora essi sono nella gioia, ricevono consolazione, stanno nella
serenità, nella pace e nel
riposo. E resteranno con me nel regno del Padre mio, per sempre.
Capitolo XLVIII
LA VITA ETERNA E LE ANGUSTIE DELLA VITA PRESENTE
1.O beata dimora della città suprema, o giorno spendente
dell'eternità, che la notte non
offusca; giorno perennemente irradiato dalla somma verità;
giorno sempre gioioso e sereno;
giorno, per sua essenza, immutabile! Volesse il cielo che tutte
queste cose temporali
finissero e che sopra di noi brillasse quel giorno; il quale già
illumina per sempre, di
splendida luce, i santi, mentre, per coloro che sono pellegrini
su questa terra, esso splende
soltanto da lontano e di riflesso! Ben sanno i cittadini del
cielo quanto sia piena di gioia
quell'età; lamentano gli esuli figli di Eva quanto, invece, sia
grave e pesante l'età presente.
Invero, brevi e duri, pieni di dolori e di angustie, sono i
giorni di questo nostro tempo,
durante i quali l'uomo è insozzato da molti peccati e irretito
da molte passioni, oppresso da
molte paure, schiacciato da molti affanni, distratto da molte
curiosità, impicciato in molte
cose vane, circondato da molti errori, atterrito da molte
fatiche, appesantito dalle tentazioni,
snervato dai piaceri, afflitto dal bisogno. Oh!, quando finiranno
questi mali; quando mi
libererò dalla miserevole schiavitù dei vizi; quando, nella mia
mente avrò soltanto te, o
Signore, e in te troverò tutta la mia gioia; quando godrò di
libertà vera, senza alcun legame,
senza alcun gravame della mente e del corpo; quando avrò pace
stabile e sicura, da nulla
turbata, pace interiore ed esteriore, pace non minacciata da
alcuna parte? O buon Gesù,
quando ti vedrò faccia a faccia; quando contemplerò la gloria
del tuo regno; quando sarai il
tutto per me (1Cor 15,28); quando sarò con te nel tuo regno, da
te preparato dall'eternità
per i tuoi diletti? Sono qui abbandonato, povero ed esule in
terra nemica, ove ci sono
continue lotte e immani disgrazie. Consola tu il mio esilio,
lenisci il mio dolore, perché ogni
mio desiderio si volge a te con sospiri. Infatti qualunque cosa
il mondo mi offra come
sollievo, essa mi è invece di peso. Desidero l'intimo godimento
di te, ma non mi è dato di
raggiungerlo; desidero star saldo alle cose celesti, ma le cose
temporali e le passioni non
mortificate mi tirano in basso; nello spirito, voglio pormi al di
sopra di tutte le cose, ma, nella
carne, sono costretto a subirle, contro mia voglia. E così, uomo
infelice, combatto con me
stesso e divento un peso per me stesso (Gb 7,20), ché lo spirito
tende all'alto e la carne al
basso.
1.Oh!, quale è l'intima mia sofferenza, quando, dentro di me,
sto pensando alle cose del cielo
e, mentre prego, di colpo, mi balza davanti la turba delle cose
carnali. Dio mio, "non stare
lontano da me" (Sal 70,12) e "non allontanarti in
collera dal tuo servo" (Sal 26,9). "Lancia i
tuoi fulmini", disperdi questa turba; "lancia le tue
saette e saranno sconvolte le macchinazioni
del nemico" (Sal 143,6). Fa' che i miei sentimenti siano
concentrati in te; fa' che io dimentichi
tutto ciò che appartiene al mondo; fa' che io cacci via e
disprezzi le ingannevoli immagini con
le quali ci appare il vizio. Vieni in mio aiuto, o eterna
verità, cosicché nessuna cosa vana
abbia potere di smuovermi; vieni, o celeste soavità; cosicché
ogni cosa non pura fugga
davanti al tuo volto. Ancora, perdonami e assolvimi, nella tua
misericordia, ogni volta che,
nella preghiera, vado pensando ad altro fuori che a te. In
verità, confesso sinceramente di
essere solitamente molto distratto; ché, ben spesso, io non sono
là dove materialmente sto e
seggo, ma sono invece là dove vengo portato dalla mente. Là
dove è il mio pensiero, io
sono; il mio pensiero solitamente è là dove sta ciò che io
amo; è quello che fa piacere alla
nostra natura, o ci è caro per abitudine, che mi viene d'un
tratto alla mente. Per questo tu,
che sei la verità, dicesti chiaramente: "dove è il tuo
tesoro là è il tuo cuore" (Mt 6,21). Se
amo il cielo, volentieri penso alle cose del cielo; se amo il
mondo, mi rallegro delle gioie e mi
rattristo delle avversità del mondo; se amo le cose carnali, di
esse sovente vado.
Fantasticando; se amo ciò che è spirito, trovo diletto nel
pensare alle cose dello spirito.
Qualunque siano le cose che io amo, di queste parlo e sento
parlare volentieri; di queste
riporto a casa il ricordo. Beato invece colui che, per te, o
Signore, lascia andare tutto ciò
che è creato, e che, facendo violenza alla natura, crocifigge i
desideri della carne col fervore
dello Spirito: così da poterti offrire, a coscienza tranquilla,
una orazione pura; così da essere
degno di prendere parte ai cori celesti, rifiutando, dentro e
fuori di sé, ogni cosa terrena.
Capitolo XLIX
IL DESIDERIO DELLA VITA ETERNA. I GRANDI BENI PROMESSI A QUELLI
CHE LOTTANO
1.Figlio, quando senti, infuso dall'alto, un desiderio di eterna
beatitudine; quando aspiri ad
uscire dalla povera dimora del tuo corpo, per poter contemplare
il mio splendore, senza
ombra di mutamento, allarga il tuo cuore e accogli con grande
sollecitudine questa santa
ispirazione. Rendi grazie senza fine alla superna bontà, che si
mostra tanto benigna con te,
venendo indulgente presso di te; ti risolleva con ardore e ti
innalza con forza, cosicché, con
la tua pesantezza, tu non abbia a inclinare verso le tue cose
terrene. Tutto ciò, infatti, non lo
devi ad una tua iniziativa o ad un tuo sforzo, ma soltanto al
favore della grazia di Dio, che
dall'alto guarda a te. Ti sarà dato così di progredire nelle
virtù, in una sempre più grande
umiltà, preparandoti alle lotte future attaccato a me con tutto
lo slancio del tuo cuore e
intento a servirmi con volonteroso fervore.
1.Figlio, il fuoco arde facilmente, ma senza fumo la fiamma non
ascende. Così certuni ardono
dal desiderio delle cose celesti, ma non sono liberi dalla
tentazione di restare attaccati alle
cose terrene; e perciò, quello che pur avevano chiesto a Dio con
tanto desiderio, non lo
compiono esclusivamente per la gloria di Dio. Tale è sovente il
tuo desiderio, giacché vi hai
immesso un fermento così poco confacente: non è puro e
perfetto, infatti, quello che è
inquinato dal comodo proprio. Non chiedere ciò che ti piace e ti
è utile, ma piuttosto ciò che
è gradito a me e mi rende gloria. A ben vedere, al tuo desiderio
e ad ogni cosa desiderata
devi preferire il mio comando, e seguirlo. Conosco la tua brama,
ho ascoltato i frequenti tuoi
gemiti: già vorresti essere nella libertà gloriosa dei figlio
di Dio; già ti alletta la dimora eterna,
la patria del cielo, pienamente felice. Ma un tale momento non è
ancora venuto; questo è
tuttora un momento diverso: il momento della lotta, della fatica
e della prova. Tu brami di
essere ricolmo del sommo bene, ma questo non lo puoi ottenere
adesso. Sono io
"aspettami, dice il Signore" (Sof 3,8), finché venga
il regno di Dio. Devi essere ancora
provato qui in terra, e travagliato in vario modo. Qualche
consolazione ti sarà data talvolta;
ma non ti sarà concessa una piena sazietà. "Confortati,
pertanto e sii gagliardo" (Gs 1,7),
nell'agire e nel sopportare ciò che va contro la natura. Occorre
che tu ti rivesta dell'uomo
nuovo; che tu ti trasformi in un altro uomo. Occorre, ben spesso,
che tu faccia quello che
non vorresti e che tu tralasci quello che vorresti. Avrà
successo quanto è voluto da altri, e
quanto vuoi tu non andrà innanzi. Sarà ascoltato quanto dicono
gli altri, e quanto dici tu sarà
preso per un nulla. Altri chiederanno, e riceveranno; tu
chiederai, e non otterrai. Altri
saranno grandi al cospetto degli uomini; sul tuo conto, silenzio.
Ad altri sarà affidata questa
o quella faccenda; tu, invece, non sarai ritenuto utile a nulla.
Da ciò la natura uscirà talvolta
contristata; e già sarà molto se sopporterai in silenzio.
1.In questi, e in consimili vari modi, il servo fedele del
Signore viene si solito sottoposto a
prova, come sappia rinnegare e vincere del tutto se stesso.
Altro, forse, non c'è, in cui tu
debba essere così morto a te stesso, fuor che constatare ciò
che contrasta con la tua
volontà, e doverlo sopportare; specialmente allorché ti viene
imposto di fare cosa che non ti
sembra opportuna o utile. Non osando opporre resistenza a un
potere superiore, tu, che sei
sottoposto, trovi duro camminare al comando di altri, e lasciar
cadere ogni tua volontà. Ma
se consideri, o figlio, quale sia il frutto di queste sofferenze,
cioè il rapido venire della fine e il
premio, allora non troverai più alcun peso in tali sofferenze,
ma un validissimo conforto al
tuo soffrire. Giacché, invece di quella scarsa volontà che ora,
da te, non sai coltivare, godrai
per sempre nei cieli la pienezza della tua volontà. Nei cieli,
invero, troverai tutto ciò che
vorrai, tutto ciò che potrai desiderare; nei cieli godrai
integralmente di ciò che è bene e non
temerai che esso ti venga a mancare. Nei cieli il tuo volere, a
me sempre unito, a nulla
aspirerà che venga di fuori, a nulla che sia tuo proprio. Nei
cieli nessuno ti farà resistenza,
nessuno si lamenterà di te, nessuno ti sarà di ostacolo e nulla
si porrà contro di te; ma tutti i
desideri saranno insieme realizzati e ristoreranno pienamente il
tuo animo, appagandolo del
tutto. Nei cieli, per ogni oltraggio patito, io darò gloria; per
la tristezza, un premio di lode;
per l'ultimo posto, una dimora nel regno, nei secoli. Nei cieli
si vedrà il frutto
dell'obbedienza; avrà gioia il travaglio della penitenza; sarà
coronata di gloria l'umile
soggezione. Ora, dunque, devi chinarti umilmente sotto il potere
di ognuno, senza
preoccuparti di sapere chi sia colui che ti ha detto o comandato
alcunché; bada
sommamente - sia un superiore, o uno più giovane di te o uno
pari a te, a chiederti o ad
importi qualcosa - di accettare tutto come giusto, facendo in
modo di eseguirlo con buona
volontà. Altri vada cercando questo, altri quello; che uno si
glori in una cosa, e un altro sia
lodato mille volte per un'altra: quanto a te, invece, non in
questa o in quest'altra cosa devi
trovare la tua gioia, ma nel disprezzare te stesso, nel piacere
soltanto a me e nel darmi
gloria. E' questo che devi desiderare, che in te sia glorificato
sempre Iddio, "per la vita e per
la morte" (Fil 1,20).

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Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa
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Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro
vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.
"Se
sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

Questa
pagina è dedicata all' Ausiliatrice
- 24-05-97 Maria
Ausiliatrice -
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