
L'IMITAZIONE
DI CRISTO
Libro III
INCOMINCIA
IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE
Libro 3/1 Cap.I - XIX | Libro
3/2
Cap.XX - XXXIX
Libro 3/3 Cap.XL - XLIX | Libro
3/4
Cap.L - LIX
Capitolo
XX
RICONOSCERE LA
PROPRIA DEBOLEZZA E LA MISERIA DI QUESTA NOSTRA VITA
1."Confesserò contro di me il mio peccato" (Sal 31,5);
a te, o Signore, confesserò la mia
debolezza. Spesso basta una cosa da nulla per abbattermi e
rattristarmi: mi propongo di
comportarmi da uomo forte, ma, al sopraggiungere di una piccola
tentazione, mi trovo in
grande difficoltà. Basta una cosa assolutamente da nulla perché
me ne venga una grave
tentazione: mentre, fino a che non l'avverto, mi sento abbastanza
sicuro, poi, a un lieve
spirare di vento, mi trovo quasi sopraffatto. "Guarda
dunque, Signore, alla mia miseria" (Sal
14,18) e alla mia fragilità, che tu ben conosci per ogni suo
aspetto; abbi pietà di me; "tirami
fuori dal fango, così che io non vi rimanga confitto" (Sal
68,15), giacendo a terra per
sempre. Quello che mi risospinge indietro e mi fa arrossire
dinanzi a te, è appunto questa
mia instabilità e questa mia debolezza nel resistere alle
tentazioni. Che, pur quando ad esse
non si acconsenta del tutto, già molto mi disturba la
persecuzione loro; e assai mi affligge
vivere continuamente così, in lotta. La mia debolezza mi appare
in modo chiaro dal fatto che
proprio i pensieri che dovrei avere sempre in orrore sono molto
più facili a piombare su di
me che ad andarsene. Voglia il Cielo, o potentissimo Dio di
Israele, che, nel tuo grande
amore per le anime di coloro che hanno fede in te, tu abbia a
guardare alla fatica e alla
sofferenza del tuo servo; che tu l'assista in ogni cosa a cui si
accinge. Fammi forte della
divina fortezza, affinché non abbia a prevalere in me l'uomo
vecchio: questa misera carne
non ancora pienamente sottomessa allo spirito, contro la quale
bisogna combattere, finché si
vive in questa miserabile vita.
1.Ahimé!, quale è questa vita, dove non mancano tribolazioni e
miserie; dove tutto è pieno di
agguati e di nemici! Ché, se scompare un'afflizione o una
tentazione, una altra ne viene; anzi,
mentre ancora dura una lotta, ne sopraggiungono molte altre, e
insospettate. Ora, come si
può amare una vita così soggetta a disgrazie e a miserie? Di
più, come si può chiamare vita
questa, se da essa procedono tante morti e calamità? E invece la
si ama e molta gente va
cercando in essa la propria gioia. Il mondo viene sovente
accusato di essere ingannevole e
vano; ma non per questo viene facilmente abbandonato, perché
troppo prevalgono le brame
terrene. Altro è ciò che induce ad amare il mondo; altro è
ciò che induce a condannarlo.
Inducono ad amarlo il desiderio dell'uomo carnale, "il
desiderio degli occhi e la superbia
della vita" (1 Gv 2,16); inducono invece ad odiarlo e ad
esserne disgustato le pene e le
sofferenze che giustamente conseguono a quei desideri perversi. E
tuttavia - tristissima cosa
- i piaceri malvagi hanno il sopravvento in coloro che hanno
l'animo rivolto al mondo, e
"considerano gioia lo stare tra le spine" (Gb 30,7);
incapaci, come sono, di vedere e di
gustare la soavità di Dio e l'intima bellezza della virtù.
Quelli invece che disprezzano
totalmente il mondo, e si sforzano di vivere per Dio in santa
disciplina, conoscono la divina
dolcezza, che è stata promessa a chi sa davvero rinunciare; essi
comprendono appieno
quanto siano gravi gli errori e gli inganni del mondo.
Capitolo XXI
IN DIO, AL DI SOPRA DI OGNI BENE E DI OGNI DONO, DOBBIAMO TROVARE
LA NOSTRA PACE
1.O anima mia, in ogni cosa e al di sopra di ogni cosa, troverai
riposo, sempre, nel Signore,
perché lui stesso costituisce la pace dei santi, in eterno.
Dammi, dolcissimo e amabilissimo
Gesù, di trovare quiete in te. In te, al di sopra di ogni
creatura, di ogni ben e di ogni bellezza;
al di sopra di ogni gloria ed onore, potere e autorità; al di
sopra di tutto il sapere, il più
penetrante; al di sopra di ogni ricchezza e capacità; al di
sopra di ogni letizia e gioia, e di
ogni fama e stima degli uomini; al di sopra di ogni dolcezza,
consolazione, speranza o
promessa umana; al di sopra di ogni ambita ricompensa, di ogni
dono o favore che, dall'alto,
tu possa concedere; al di sopra di ogni motivo di gaudio e di
giubilo, che mente umana
possa concepire e provare; infine, al di sopra degli Angeli,
degli Arcangeli e di tutte le
schiere celesti, al di sopra delle cose visibili e delle cose
invisibili, e di tutto ciò che non sia
tu, Dio mio. In verità, o Signore mio Dio, tu sei
eccellentissimo su ogni cosa; tu solo sei
l'altissimo e l'onnipotente; tu solo dai ogni appagamento e
pienezza e ogni dolcezza e
conforto; tu solo sei tutta la bellezza e l'amabilità; tu solo
sei, più d'ogni cosa, ricco di nobiltà
e di gloria; in te sono, furono sempre e saranno, tutti quanti i
beni, compiutamente. Perciò,
qualunque cosa tu mi dia, che non sia te stesso, qualunque cosa
tu mi riveli di te, o mi
prometta, senza che io possa contemplare o pienamente possedere
te, è ben poco e non mi
appaga. Ché, in verità, il mio cuore non può realmente trovare
quiete, e totale soddisfazione
se non riposi in te, portandosi più in alto di ogni dono e di
ogni creatura.
1.Cristo Gesù, mio sposo tanto amato, amico vero, signore di
tutte le creature, chi mi darà ali
di vera libertà, per volare e giungere a posarmi in te? Quando
mi sarà dato di essere
completamente libero da me stesso e di contemplare la tua
soavità, o Signore mio Dio?
Quando mi raccoglierò interamente in te, cosicché, per amor
tuo, non mi accorga di me
stesso, ma soltanto di te, al di là del limite di ogni nostro
sentire e in un modo che non tutti
conoscono? Ma eccomi qui ora a piangere continuamente e a portare
dolorosamente la mia
infelicità. Giacché, in questa valle di miserie, molti mali mi
si parano innanzi: sovente mi
turbano, mi rattristano e mi ottenebrano; sovente mi intralciano
il cammino o me ne
distolgono, tenendomi legato e impacciato, tanto da non poter
accostarmi liberamente a te,
a godere del gioioso abbraccio, costantemente aperto agli spiriti
beati. Che il mio sospiro e
la grande e varia desolazione di questo mondo abbiano a
commuoverti, o Gesù, splendore
di eterna gloria, conforto dell'anima pellegrina. A te è rivolta
la mia faccia; senza che io dica
nulla, è il mio silenzio che ti parla. Fino a quando tarderà a
venire il mio Signore? Venga a
me, che sono il suo poverello, e mi dia letizia; stenda la sua
mano e strappi me misera da
ogni angustia. Vieni, vieni: senza di te non ci sarà una sola
giornata, anzi una sola ora,
gioiosa, perché la mia gioia sei tu, e vuota è la mia mensa
senza di te. Un pover'uomo, io
sono, quasi chiuso in un carcere e caricato di catene, fino a che
tu non mi abbia rifatto di
nuovo, con la tua presenza illuminante, mostrandomi un volto
benevolo, e fino a che tu non
mi abbia ridato la libertà. Vadano altri cercando altra cosa,
invece di te, dovunque loro
piaccia. Quanto a me, nulla mi è ora gradito, nulla mi sarà mai
gradito, fuori di te, mio Dio,
mia speranza e salvezza eterna. Né tacerò, o smetterò di
supplicare, fino a che non torni a
me la tua grazia e la tua parola non si faccia sentire dentro di
me.
1.Ecco, sono qua; eccomi a te, che mi hai invocato. Le tue
lacrime, il desiderio dell'anima tua,
la tua umiliazione e il pentimento del tuo cuore mi hanno piegato
e mi hanno fatto avvicinare
a te. Dicevo io allora: ti avevo invocato, Signore, avevo
desiderato di godere di te, pronto a
rinunciare ad ogni cosa per te; ma eri stato tu, per primo, che
mi avevi mosso a cercarti. Sii
dunque benedetto, o Signore, tu che hai usato tale bontà con
questo tuo servo, secondo la
grandezza della tua misericordia. Che cosa mai potrà dire
ancora, al tuo cospetto, il tuo
servo, se non parole di grande umiliazione dinanzi a te, sempre
ricordandosi della propria
iniquità e della propria bassezza? Non c'è, infatti, tra tutte
le meraviglie del cielo e della
terra, cosa alcuna che ti possa somigliare. Le tue opere sono
perfette, e giusti i tuoi
comandi; per la tua provvidenza si reggono tutte le cose. Sia,
dunque, lode e gloria a te, o
sapienza del Padre. La mia bocca, la mia anima e insieme tutte le
cose create ti esaltino e ti
benedicano.
Capitolo XXII
RICONOSCERE I MOLTI E VARI BENEFICI DI DIO
1.Introduci, o Signore, il mio cuore nella tua legge e insegnami
a camminare nei tuoi precetti.
Fa' che io comprenda la tua volontà; fa' che, con grande
reverenza e con attenta riflessione,
io mi rammenti, uno per uno e tutti insieme, i tuoi benefici,
così che sappia rendertene degne
grazie. Per altro, so bene e confesso di non potere, neppure
minimamente, renderti i dovuti
ringraziamenti di lode. Ché io sono inferiore a tutti i beni che
mi sono stati concessi. Quando
penso alla tua altezza, il mio spirito viene meno di fronte a
questa immensità. Tutto ciò che
abbiamo, nello spirito e nel corpo, tutto ciò che possediamo,
fuori di noi e dentro di noi, per
natura e per grazia, tutto è tuo dono; e sta a celebrare la
benevolenza, la misericordia e la
bontà di colui, da cui riceviamo ogni bene. Che se uno riceve di
più e un altro di meno, tutto
è pur sempre tuo: senza di te, non possiamo avere neppure la
più piccola cosa. Da un lato,
chi riceve di più non può vantarsene come di un suo merito, né
innalzarsi sugli altri e
schernire chi ha di meno. Più grande e più santo è, infatti,
colui che fa minor conto di se
stesso e ringrazia Dio con maggiore umiltà e devozione; più
pronto a ricevere maggiormente
è colui che si ritiene più disprezzabile di tutti e si giudica
più indegno. D'altro lati, chi riceve
di meno non deve rattristarsi, non deve indignarsi o nutrire
invidia per chi ha avuto di più;
deve piuttosto guardare a te e lodare grandemente la tua bontà,
perché tu largisci i tuoi doni
con tanta abbondanza e benevolenza, "senza guardare alle
persone" (1Pt 1,17).
1.Tutto viene da te. Che tu sia, dunque, lodato per ogni cosa.
Quello che sia giusto concedere
a ciascuno, lo sai tu. Perché uno abbia di meno e un altro di
più, non possiamo
comprenderlo noi, ma solo tu, presso cui sono stabilmente
definiti i meriti di ciascuno. Per
questo, o Signore Iddio, io considero un grande dono anche il non
avere molte di quelle
cose, dalle quali vengono lodi e onori dall'esterno, secondo il
giudizio umano. Così,
guardando alla sua povertà, e alla nullità della sua persona,
nessuno ne tragga un senso di
oppressione, di tristezza e di abbattimento, ma invece ne tragga
consolazione e grande
serenità; perché i poveri e coloro che stanno in basso,
disprezzati dal mondo, tu, o Dio, li
hai scelti come tuoi intimi amici. Una prova di questo è data
dai tuoi apostoli. Tu li hai posti
come "principi su tutta la terra" (Sal 44,17); e
tuttavia essi passarono in questo mondo senza
un lamento: tanto umili e semplici, tanto lontani da ogni astuzia
e malizia, che trovarono gioia
anche nel sopportare oltraggi "a causa del tuo nome"
(At 5,41), abbracciando con grande
slancio quello da cui il mondo rifugge. Colui che ti ama, colui
che apprezza i tuoi doni di
nulla deve esser lieto quanto di realizzare in sé la tua
volontà e il comando dei tuoi eterni
decreti. Solo nel tuo volere egli deve trovare appagamento e
consolazione, tanto da
desiderare di essere il più piccolo, con lo stesso slancio con
il quale altri può desiderare di
essere il più grande. Colui che ti ama deve trovare pace e
contentezza nell'ultimo posto,
come nel primo; deve accettare di buon grado sia di essere
disprezzato e messo in disparte,
senza gloria e senza fama, sia di essere onorato al di sopra
degli altri e di emergere nel
mondo. Invero, il desiderio di fare la tua volontà e di rendere
gloria a te deve prevalere in lui
su ogni altra cosa, consolandolo e allietandolo più di tutti i
doni che gli siano stati dati o gli
possano essere dati.
Capitolo XXIII
LE QUATTRO COSE CHE RECANO UNA VERA GRANDE PACE
1.O figlio, ora ti insegnerò la via della pace e della vera
libertà. Fa', o Signore, come tu dici;
mi è gradito ascoltare il tuo insegnamento. Studiati, o figlio,
di fare la volontà di altri,
piuttosto che la tua. Scegli sempre di aver meno, che più. Cerca
sempre di avere il posto più
basso e di essere inferiore a tutti. Desidera sempre, e prega,
che in te si faccia interamente la
volontà di Dio. Un uomo che faccia tali cose, ecco, entra nel
regno della pace e della
tranquillità. Una grande dottrina di perfezione è racchiusa, o
Signore, in queste tue brevi
parole: brevi a dirsi, ma piene di significato e ricche di
frutto. Che se io potessi fedelmente
custodirle, tali parole, nessun turbamento dovrebbe tanto
facilmente sorgere in me; in verità,
ogni volta che mi sento inquieto od oppresso, trovo che mi sono
allontanato da questa
dottrina. Ma tu, che tutto puoi; tu che hai sempre caro il
progresso dell'anima mia, accresci
sempre la tua grazia, così che io possa adempiere alle tue
parole e raggiungere la mia
salvezza.
Preghiera contro i malvagi pensieri
2.O Signore, mio Dio, "non allontanarti da me; Dio mio,
volgiti in mio aiuto" (Sal 70,12); ché
vennero contro di me vari pensieri e grandi terrori, ad
affliggere l'anima mia. Come ne uscirò
illeso, come mi aprirò un varco attraverso di essi? Dice il
Signore: io andrò innanzi a te e
"abbatterò i grandi della terra" (Is 45,2). Aprirò le
porte della prigione e ti rivelerò i più
profondi segreti. O Signore, fa' come dici; e ogni iniquo
pensiero fugga dinanzi a te. Questa
è la mia speranza, questo è il mio unico conforto: in tutte le
tribolazioni rifugiarmi in te, porre
la mia fiducia in te; invocarti dal profondo del mio cuore e
attendere profondamente la tua
consolazione.
Preghiera per ottenere luce all'intelletto
3.Rischiarami, o buon Gesù, con la luce del lume interiore, e
strappa ogni tenebra dal
profondo del mio cuore; frena le varie fantasie; caccia le
tentazioni che mi fanno violenza;
combatti valorosamente per me e vinci queste male bestie, dico le
allettanti concupiscenze,
cosicché, per la forza che viene da te, si faccia pace, e
nell'aula santa, cioè nella coscienza
pura (Sal 121,7), risuoni la pienezza della tua lode. Comanda ai
venti e alle tempeste. Dì al
mare "calmati", al vento "non soffiare"; e si
farà grande bonaccia (Mt 8,26). "Manda la tua
luce e la tua verità" (Sal 52,3) a brillare sulla terra;
ché terra io sono, povera e vuota, fino a
quando tu non mi illumini. Effondi dall'alto la tua grazia;
irriga il mio cuore di celeste rugiada;
versa l'acqua della devozione ad irrigare la faccia della terra,
che produca buono, ottimo
frutto. Innalza la mia mente schiacciata dalla mole dei peccati;
innalza alle cose celesti tutto
l'animo mio, in modo che gli rincresca di pensare alle cose di
questo mondo, dopo aver
gustato la dolcezza della felicità suprema. Strappami e
distoglimi dalle effimere consolazioni
che danno le creature; poiché non v'è cosa creata che possa
soddisfare il mio desiderio e
darmi pieno conforto. Congiungimi a te con il vincolo
indissolubile dell'amore, poiché tu solo
basti a colui che ti ama, e a nulla valgono tutte le cose, se non
ci sei tu.
Capitolo XXIV
GUARDARSI DALL'INDAGARE CURIOSAMENTE LA VITA DEGLI ALTRI
1.Figlio, non essere curioso; non prenderti inutili affanni. Che
t'importa di questo e di quello?
"Tu segui me" (Gv 21,22). Che ti importa che quella
persona sia di tal fatta, o diversa, o
quell'altra agisca e dica così e così? Tu non dovrai rispondere
per gli altri; al contrario
renderai conto per te stesso. Di che cosa dunque ti vai
impicciando? Ecco, io conosco tutti,
vedo tutto ciò che accade sotto il sole e so la condizione di
ognuno: che cosa uno pensi, che
cosa voglia, a che cosa miri la sua intenzione. Tutto deve
essere, dunque, messo nelle mie
mani. E tu mantieniti in pace sicura, lasciando che altri si
agiti quanto crede, e metta
agitazione attorno a sé: ciò che questi ha fatto e ciò che ha
detto ricadrà su di lui, poiché,
quanto a me, non mi può ingannare.
2.Non devi far conto della vanità di un grande nome, né delle
molte amicizie, né del
particolare affetto di varie persone: tutte cose che sviano e
danno un profondo offuscamento
di spirito. Invece io sarò lieto di dirti la mia parola e di
palesarti il mio segreto, se tu sarai
attento ad avvertire la mia venuta, con piena apertura del cuore.
Stai dunque in guardia,
veglia in preghiera (1 Pt 4,7), e umiliati in ogni cosa (Sir
3,20).
Capitolo XXV
IN CHE CONSISTONO LA STABILITA' DELLA PACE INTERIORE E IL VERO
PROGRESSO SPIRITUALE
1.O figlio, così ho detto "io vi lascio la pace; vi dono la
mia pace; non quella, però, che dà il
mondo" (Gv 14,27). Tutti tendono alla pace; non tutti però
si preoccupano di ciò che
caratterizza la vera pace. La mia pace è con gli umili e i miti
di cuore; e la tua pace
consisterà nel saper molto sopportare. Se mi ascolterai e
seguirai le mie parole, potrai
godere di una grande pace. Che farò dunque? In ogni cosa guarda
bene a quello che fai e a
quello che dici. Sia questa la sola tua intenzione, essere caro
soltanto a me; non desiderare
né cercare altro, fuori di me; non giudicare mai avventatamente
quello che dicono o fanno gli
altri e non impicciarti in faccende che non ti siano state
affidate. In tal modo potrai essere
meno turbato, o più raramente; ché non sentire mai turbamento
alcuno e non patire alcuna
noia, nello spirito e nel corpo, non è di questa vita, ma è
condizione propria della pace
eterna.
2.Perciò non credere di aver trovato la vera pace, soltanto
perché non senti difficoltà alcuna;
non credere che tutto vada bene, soltanto perché non hai alcuno
che ti si ponga contro; non
credere che tutto sia perfetto, soltanto perché ogni cosa
avviene secondo il tuo desiderio;
non pensare di essere qualcosa di grande o di essere
particolarmente caro a Dio, soltanto
perché ti trovi in stato di grande e soave devozione. Non è da
queste cose, infatti, che si
distingue colui che ama veramente la virtù; non è in queste
cose che consistono il progresso
e la perfezione dell'uomo. In che cosa, dunque, o Signore?
Nell'offrire te stesso, con tutto il
cuore, al volere di Dio, senza cercare alcunché di tuo, nelle
piccole come nelle grandi cose,
per il tempo presente come per l'eternità; così che tu sia
sempre, alla stessa maniera,
imperturbabilmente, in atto di ringraziamento, bilanciando bene
tutte le cose, le prospere e le
contrarie. Quando sarai tanto forte e generoso nella fede che,
pur avendo perduta ogni
consolazione interiore, saprai disporre il tuo animo a soffrire
ancor di più - senza trovare
scuse, come se tu non dovessi subire tali e tanto grandi
patimenti -; anzi quando mi
proclamerai giusto e mi dirai santo qualunque sia la mia
volontà, allora sì che tu camminerai
nella vera e giusta strada della pace; allora sì che avrai la
sicura speranza di rivedere con
gioia il mio volto. Se poi arriverai a disprezzare pienamente te
stesso, sappi che allora godrai
di pace sovrabbondante , per quanto è possibile alla tua
condizione di pellegrino su questa terra.
Capitolo XXVI
L'ECCELSA LIBERTA' DELLO SPIRITO, FRUTTO DELL'UMILE PREGHIERA
PIU' CHE DELLO STUDIO
1.O Signore, questo è il compito di chi vuole essere perfetto:
non staccarsi mai spiritualmente
dal tendere alle cose celesti e passare tra le molte
preoccupazioni quasi senza affanno. E ciò
non già per storditezza, ma per quel tal privilegio, proprio di
uno spirito libero, di non essere
attaccato ad alcuna cosa creata, con un affetto che sia contrario
al volere di Dio. Ti
scongiuro, o mio Dio pieno di misericordia, tienimi lontano dalle
preoccupazioni di questa
vita, così che esse non mi siano di troppo impaccio; tienimi
lontano dalle molte esigenze
materiali, così che io non sia prigioniero del piacere; tienimi
lontano da tutto quanto è di
ostacolo all'anima, così che io non finisca schiacciato da
queste difficoltà. E non voglio dire
che tu mi tenga lontano soltanto dalle cose che la vanità di
questo mondo brama con pieno
ardore; ma da tutte quelle miserie che, a causa della comune
maledizione dell'umanità,
gravano dolorosamente sull'anima del tuo servo, impedendole di
accedere, a sua voglia, alla
libertà dello spirito.
2.O mio Dio, dolcezza ineffabile, muta in amarezza per me ogni
piacere terrestre: esso mi
distoglie dall'amare le cose eterne e mi avvince tristemente a
sé, facendomi balenare
qualcosa che, al momento, appare buono e gradito. O mio Dio, non
sia più forte di me la
carne, non sia più forte di me il sangue; non mi inganni il
mondo, con la sua gloria
passeggera; non mi vinca il diavolo, con la sua astuzia. Dammi
fortezza a resistere, pazienza
a sopportare, costanza a perseverare. In luogo di tutte le
consolazioni del mondo, dammi la
dolcissima unzione del tuo spirito; in luogo dell'attaccamento
alle cose della terra, infondi in
me l'amore della tua gloria. Ecco, per uno spirito fervoroso sono
ben pesanti e cibo e
bevanda e vestito e tutte le altre cose utili a sostenere il
corpo. Di queste cose utili fa' che io
usi moderatamente, senza attaccarmi ad esse con desiderio
eccessivo. Abbandonare tutto
non si può, perché alla natura si deve pur dare sostentamento;
ma la santa legge di Dio vieta
di cercare le cose superflue e quelle che danno maggiormente
piacere. Diversamente la
carne si porrebbe sfacciatamente contro lo spirito. Tra questi
due estremi, mi regga la tua
mano, o Signore, te ne prego; e mi guidi, per evitare ogni
eccesso.
Capitolo XXVII
PIU' DI OGNI ALTRA COSA L'AMORE DI SE STESSO RALLENTA IL NOSTRO
PASSO VERSO IL SOMMO BENE
1.O figlio, per avere tutto, devi dare tutto e non più
appartenerti per nulla: sappi che l'amore di
te stesso ti danneggia più di ogni altra cosa di questo mondo.
Ciascuna cosa sta più o meno
fortemente a te abbracciata, a seconda dell'amore e della
passione che tu porti per essa. Ma
se il tuo sarà un amore puro, libero e conforme al volere di
Dio, sarai affrancato dalla
schiavitù delle cose. Non desiderare ciò che non ti è lecito
avere; non volere ciò che ti può
essere d'impaccio, privandoti della libertà interiore. Pare
incredibile che tu non ti rimetta a
me, dal profondo del cuore, con tutto te stesso e con tutte le
cose che puoi desiderare ed
avere. Perché ti consumi in vana tristezza? Perché ti opprimi
con inutili affanni? Sta' al mio
volere, e non subirai alcun nocumento. Se tu andrai cercando
questo o quest'altro; se vorrai
essere qui oppure là, per conseguire maggiormente il tuo comodo
e il tuo piacere, non sarai
mai in pace, libero da angosce; perché in ogni cosa ci sarà
qualche difetto e dappertutto ci
sarà uno che ti contrasta.
2.Quello che giova, dunque, non è ciò che possa essere da noi
raggiunto o fatto più grande,
fuori di noi; quello che giova è ciò che viene da noi
disprezzato e strappato radicalmente dal
nostro cuore. E questo va inteso non solamente della stima, del
denaro o delle ricchezze, ma
anche della bramosia degli onori e del desiderio di vane lodi:
tutte cose che passano, col
passare di questo mondo. Non sarà un certo luogo che ti darà
sicurezza, se ti manca il
fervore spirituale. Non sarà una pace cercata fuori di te che
reggerà a lungo, se ti manca
quello che è il vero fondamento della fermezza del cuore: vale a
dire se tu non sei
saldamente in me. Puoi trasferirti altrove, quanto vuoi; ma non
puoi migliorare te stesso. Se,
affacciandosi un'occasione, la coglierai, troverai ancora, e
ancora di più, quello che avevi
fuggito.
Preghiera per ottenere la purificazione del cuore e la celeste
sapienza.
3.O Dio, dammi vigore, con la grazia dello Spirito Santo; fa' che
il mio cuore si liberi da ogni
vano, angoscioso tormento, senza lasciarsi allettare da vari
desideri di cosa alcuna, di poco
prezzo o preziosa; fa' che io guardi tutte le cose come
passeggere, e me con esse, parimenti
passeggero, poiché nulla resta fermo, sotto il sole, qui dove
tutto è "vanità e afflizione di
spirito" (Qo 1,14). Quanto è saggio chi ragiona così.
Dammi, o Signore, la celeste sapienza;
così che io apprenda a cercare e a trovare te, sopra ogni cosa;
apprenda a gustare e ad
amare te, sopra ogni cosa; apprenda a considerare tutto il resto
per quello che è, secondo il
posto assegnatogli dalla sapienza. Dammi la prudenza, per saper
allontanare chi mi lusinga;
dammi la pazienza, per sopportare chi mi contrasta. Perché qui
è grande saggezza, nel non
lasciarsi smuovere da ogni vuota parola e nel non prestare
orecchio alla sirena che
perfidamente ci invita. Cominciata in tal modo la strada, si
procede in essa con sicurezza.
Capitolo XXVIII
CONTRO LE LINGUACCE DENIGRATRICI
O figlio, non sopportare di mal animo se certuni danno un cattivo
giudizio su di te e dicono, nei tuoi
confronti, parole che non ascolti con piacere. Il tuo giudizio su
te stesso deve essere ancora più
grave; devi credere che non ci sia nessuno più debole di te. Se
terrai conto massimamente
dell'interiorità, non darai molto peso a parole che volano;
giacché, nei momenti avversi, è
prudenza, e non piccola, starsene in silenzio, volgendo l'animo a
me, senza lasciarsi turbare dal
giudizio della gente. La tua pace non riposi nella parola degli
uomini. Che questi ti abbiano
giudicato bene o male, non per ciò sei diverso.
Dove sta la vera pace, dove sta la vera gloria? Non forse in me?
Godrà di grande pace chi non
desidera di piacere agli uomini, né teme di spiacere ad essi. E'
appunto da un tale desiderio,
contrario al volere di Dio, e da un tale vano timore, che nascono
tutti i turbamenti del cuore e tutte
le deviazioni degli affetti.
Capitolo XXIX
INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA TRIBOLAZIONE
"Sia sempre benedetto il tuo nome" (Tb 3,23), o
Signore; tu che hai disposto che venisse su di me
questa tormentosa tentazione. Sfuggire ad essa non posso; devo
invece rifugiarmi in te, perché tu
mi aiuti, mutandomela in bene.
Signore, ecco io sono nella tribolazione: non ha pace il mio
cuore, anzi è assai tormentato da
questa passione.
Che dirò, allora, o Padre diletto? Sono stretto tra queste
angustie; "fammi uscire salvo da un tale
momento. Ma a tale momento io giunsi" (Gv 12,27) perché,
dopo essere stato fortemente
abbattuto e poi liberato per merito tuo, tu ne fossi glorificato.
"Ti piaccia, o Signore, di salvarmi tu"
(Sal 39,14); infatti che cosa posso fare io nella mia miseria;
dove andrò, senza di te? Anche in
questo momento di pericolo dammi di saper sopportare; aiutami tu,
o mio Dio: non avrò timore di
nulla, per quanto grande sia il peso che graverà su di me. E
frattanto che dirò? O Signore, "che sia
fatta la tua volontà" (Mt 26,42). Bene le ho meritate, la
tribolazione e l'oppressione; e ora debbo
invero saperle sopportare, - e, volesse il cielo, sopportare con
pazienza - finché la tempesta sia
passata e torni la bonaccia.
La tua mano onnipotente può fare anche questo, togliere da me
questa tentazione o mitigarne la
violenza, affinché io non perisca del tutto: così hai già
fatto più volte con me, "o mio Dio e mia
misericordia" (Sal 58,17). Quanto è a me più difficile,
tanto è più facile a te "questo cambiamento
della destra dell'Altissimo" (Sal 76,11).
Capitolo XXX
CHIEDERE L'AIUTO DI DIO, NELLA FIDUCIA DI RICEVERE LA SUA GRAZIA
1.O figlio, io sono "il Signore, che consola nel giorno
della tribolazione" (Na 1,7). Vieni a me,
quando sei in pena. Quello che pone maggiore ostacolo alla
celeste consolazione è proprio
questo, che troppo tardi tu ti volgi alla preghiera. Infatti,
prima di rivolgere a me intense
orazioni, tu vai cercando vari sollievi e ti conforti in cose
esteriori. Avviene così che nulla ti è
di qualche giovamento, fino a che tu non comprenda che sono io la
salvezza di chi spera in
me, e che, fuori di me, non c'è aiuto efficace, utile consiglio,
rimedio durevole. Ora, dunque,
ripreso animo dopo la burrasca, devi trovare nuovo vigore nella
luce della mia misericordia.
Giacché ti sono accanto, dice il Signore, per restaurare ogni
cosa, con misura, non solo
piena, ma colma. C'è forse qualcosa che per me sia difficile;
oppure somiglierò io ad uno
che dice e non fa? Dov'è la tua fede? Sta saldo nella
perseveranza; abbi animo grande e
virilmente forte. Verrà a te la consolazione, al tempo suo.
Aspetta me; aspetta: verrò e ti
risanerò. E' una tentazione quella che ti tormenta; è una vana
paura quella che ti atterrisce. A
che serve la preoccupazione di quel che può avvenire in futuro,
se non a far sì che tu
aggiunga tristezza a tristezza? "Ad ogni giorno basta la sua
pena" (Mt 6,34). Vano e inutile è
turbarsi o rallegrarsi per cose future, che forse non accadranno
mai.
2.Tuttavia, è umano lasciarsi ingannare da queste fantasie; ed
è segno della nostra pochezza
d'animo lasciarsi attrarre tanto facilmente verso le suggestioni
del nemico. Il quale non bada
se ti illuda o ti adeschi con cose vere o false; non badare se ti
abbatta con l'attaccamento
alle cose presenti o con il timore delle cose future. "Non
si turbi dunque il tuo cuore, e non
abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella
mia misericordia. Spesso, quando
credi di esserti allontanato da me, io ti sono accanto; spesso,
quando credi che tutto, o
quasi, sia perduto, allora è vicina la possibilità di un merito
più grande. Non tutto è perduto
quando accade una cosa contraria. Non giudicare secondo il
sentire umano. Non restare
così schiacciato da alcuna difficoltà, da qualunque parte essa
venga; non subirla come se ti
fosse tolta ogni speranza di riemergere. Non crederti abbandonato
del tutto, anche se io ti
ho mandato, a suo tempo, qualche tribolazione o se ti ho privato
della sospirata
consolazione. Così, infatti, si passa nel regno dei cieli. Senza
dubbio, per te e per gli altri
miei servi, essere provati dalle avversità è più utile che
avere tutto a comando. Io conosco i
pensieri nascosti; so che, per la tua salvezza, è molto bene che
tu sia lasciato talvolta privo
di soddisfazione, perché tu non abbia a gonfiarti del successo e
a compiacerti di ciò che non
sei. Quel che ho dato posso riprenderlo e poi restituirlo, quando
mi piacerà. Quando avrò
dato, avrò dato cosa mia; quando avrò tolto, non avrò tolto
cosa tua; poiché mio è "tutto il
bene che viene dato"; mio è "ogni dono perfetto"
(Gc 1,17).
3.Non indignarti se ti avrò mandato una gravezza o qualche
contrarietà; né si prostri l'animo
tuo: io ti posso subitamente risollevare, mutando tutta la
tristezza in gaudio. Io sono giusto
veramente, e degno di molta lode, anche quando opero in tal modo
con te. Se senti
rettamente, se guardi alla luce della verità, non devi mai
abbatterti così, e rattristarti, a causa
delle avversità, ma devi piuttosto rallegrarti e rendere grazie;
devi anzi considerare gaudio
supremo questo, che io non ti risparmi e che ti affligga delle
sofferenze. "Come il padre ha
amato me, così anch'io amo voi" (Gv 15,9), dissi ai miei
discepoli diletti. E, per vero, non li
ho mandati alle gioie di questo mondo, ma a grandi lotte; non li
ho mandati agli onori, ma al
disprezzo; non all'ozio, ma alla fatica, non a godere
tranquillità, ma a dare molto frutto nella
sofferenza. Ricordati, figlio mio, di queste parole.
Capitolo XXXI
ABBANDONARE OGNI CREATURA PER POTER TROVARE DIO
1.O Signore, davvero mi occorre una grazia sempre più grande, se
debbo giungere là dove
nessuno né alcuna cosa creata mi potrà essere di impaccio;
infatti, finché una qualsiasi cosa
mi trattenga, non potrò liberamente volare a te. E liberamente
volare a te, era appunto,
l'ardente desiderio di colui che esclamava: "Chi mi darà
ali come di colomba, e volerò, e
avrò pace?" (Sal 54,7). Quale pace più grande di quella di
un occhio puro? Quale libertà
più grande di quella di chi non desidera nulla di terreno?
Occorre dunque passare oltre ad
ogni creatura; occorre tralasciare pienamente se stesso, uscire
spiritualmente da sé; occorre
capire che tu, che hai fatto tutte le cose, non hai nulla in
comune con le creature. Chi non è
libero da ogni creatura, non potrà attendere liberamente a ciò
che è divino. Proprio per
questo sono ben pochi coloro che sanno giungere alla
contemplazione, perché pochi
riescono a separarsi appieno dalle cose create, destinate a
perire. Per giungere a ciò, si
richiede una grazia grande, che innalzi l'anima e la rapisca più
in alto di se medesima. Ché,
se uno non è elevato nello spirito e libero da ogni creatura; se
non è totalmente unito a Dio,
tutto quello che sa e anche tutto quello che possiede non ha
grande peso. Sarà sempre
piccolo e giacerà a terra colui che apprezza qualcosa che non
sia il solo, unico, immenso ed
eterno bene. In verità ogni cosa, che non sia Dio, è un nulla,
e come un nulla va considerata.
Ben differenti sono la virtù della sapienza, propria dell'uomo
illuminato e devoto, e la
scienza, propria dell'erudito e dotto uomo di studio. Giacché la
sapienza che emana da Dio,
e fluisce dall'alto in noi, è di gran lunga più sublime di
quella che faticosamente si acquista
con il nostro intelletto.
1.Troviamo non poche persone che desiderano la contemplazione, ma
poi non si
preoccupano di mettere in pratica ciò che si richiede per la
contemplazione stessa; e il
grande ostacolo consiste in questo, che ci si accontenta degli
indizi esterni e di ciò che cade
sotto i sensi, possedendo ben poco della perfetta mortificazione.
Non so come sia, da quale
spirito siamo mossi, a quale meta tendiamo, noi che sembriamo
aver fama di spirituali: ci
diamo tanta pena e ci preoccupiamo tanto di queste cose che
passano e non hanno valore
alcuno, mentre a stento riusciamo, qualche rara volta, a pensare
al nostre essere interiore, in
totale raccoglimento. Un raccoglimento breve, purtroppo; dopo del
quale ben presto ci
buttiamo alle cose esteriori, senza più sottoporre il nostro
agire a un vaglio severo. Dove
siano posti e ristagnino i nostri affetti, noi non badiamo; e non
ci disgusta che tutto sia
corrotto. Invece il grande diluvio avvenne perché "ciascuno
aveva corrotto la sua vita" (Gn
6,12). Quando, dunque, la nostra interna inclinazione è
profondamente guastata,
necessariamente si guasta anche la conseguente azione esterna,
rivelatrice di scarsa forza
interiore. E' dal cuore puro che discendono frutti di vita
virtuosa. Si indaga quanto uno abbia
fatto, ma non si indaga attentamente con quanta virtù egli abbia
agito. Si guarda se uno sia
stato uomo forte e ricco e nobile; se sia stato abile e valente
scrittore, cantante eccellente o
bravo lavoratore; ma si tace, da parte di molti, su quanto egli
sia stato povero in spirito e
paziente e mite e devoto, e quanta spiritualità interiore egli
abbia avuto. La natura bada alle
cose esterne dell'uomo; la grazia si rivolge alle cose interiori.
Quella frequentemente si
inganna, questa si affida a Dio per non essere ingannata.
Capitolo XXXII
RINNEGARE SE STESSI E RINUNCIARE AD OGNI DESIDERIO
1.O figlio, se non avrai rinnegato totalmente te stesso, non
potrai avere una perfetta libertà.
Infatti sono come legati, tutti coloro che portano amore alle
cose e a se stessi, pieni di
bramosia e di curiosità, svagati, sempre in cerca di mollezze.
Essi vanno spesso
immaginando e raffigurando, non ciò che è di Gesù Cristo, ma
ciò che è perituro; infatti ogni
cosa che non è nata da Dio scomparirà. Tieni ben ferma questa
massima, breve e perfetta:
tralascia ogni cosa; rinunzia alle brame e troverai la pace.
Quando avrai attentamente
meditato nel tuo cuore questa massima, e l'avrai messa in
pratica, allora comprenderai ogni
cosa. O Signore, non è, questa, una faccenda che si possa
compiere in un giorno; non è un
gioco da ragazzi. Che anzi in queste brevi parole si racchiude
tutta la perfezione dell'uomo di
fede.
1.O figlio, non devi lasciarti piegare, non devi subito
abbatterti, ora che hai udito quale è la
strada di chi vuole essere perfetto. Devi piuttosto sentirti
spinto a cose più alte; almeno ad
aspirare ad esse col desiderio. Volesse il cielo che così fosse
per te; che tu giungessi a non
amare più te stesso, e ad attenerti soltanto alla volontà mia e
di colui che ti ho mostrato
quale padre. Allora tu mi saresti assai caro e la tua vita si
tramuterebbe tutta in una pace
gioiosa. Ma tu hai ancora molte cose da abbandonare; e se non
rinunzierai a tutte le cose e
del tutto, per me, non otterrai quello che chiedi. "Il mio
invito è che, per farti più ricco, tu
acquisti da me l'oro colato" (Ap 3,18), vale a dire la
celeste sapienza, che sovrasta tutto ciò
che è basso; che tu lasci indietro e la sapienza di questo mondo
ed ogni soddisfazione di se
stesso ed ogni compiacimento degli uomini. Il mio invito è che
tu, in luogo di ciò che è
ritenuto prezioso e importante in questo mondo, acquisti una cosa
disprezzante: la vera
sapienza, che viene dal cielo ed appare qui disprezzata assai,
piccola e quasi lasciata in
oblio. Sapienza che non presume molto di sé, non ambisce ad
essere magnificata quaggiù e
viene lodata a parole da molti, i quali, con la loro vita, le
stanno invece lontani. Eppure essa
è la gemma preziosa, che i più lasciano in disparte.
Capitolo XXXIII
L'INSTABILITA' DEL NOSTRO CUORE E LA INTENZIONE ULTIMA, CHE DEVE
ESSERE POSTA IN DIO
figlio, non ti fidare della disposizione d'animo nella quale ora
ti trovi; ben presto essa muterà in una
disposizione diversa. Per tutta la vita sarai oggetto, anche se
tu non lo vuoi, a tale mutevolezza.
Volta a volta, sarai trovato lieto o triste, tranquillo o
turbato, fervente oppure no, voglioso o pigro,
pensoso o spensierato. Ma colui che è ricco di sapienza e di
dottrina spirituale si pone saldamente
al di sopra di tali mutevolezze, non badando a quello che senta
dentro di sé, o da che parte spiri il
vento della instabilità; badando, invece, che tutto il proposito
dell'animo suo giovi al fine dovuto e
desiderato. Così infatti egli potrà restare sempre se stesso in
modo irremovibile, tenendo
costantemente fisso a me, pur attraverso così vari eventi,
l'occhio puro della sua intenzione.
E quanto più puro sarà l'occhio dell'intenzione, tanto più
sicuro sarà il cammino in mezzo alle varie
tempeste. Ma quest'occhio puro dell'intenzione, in molta gente,
è offuscato, perché lo sguardo si
volge presto a qualcosa di piacevole che balzi dinanzi. E poi
raramente si trova uno che sia esente
del tutto da questo neo, di cercare la propria soddisfazione:
Come gli Ebrei, che erano venuti,
quella volta, a Betania, da Marta e Maria, "non già per
vedere Gesù, ma per vedere Lazzaro" (Gv
12,9).
Occorre, dunque, che l'occhio dell'intenzione sia purificato,
reso semplice e retto; occorre che
esso, al di là di tutte le varie cose che si frappongono, sia
indirizzato a me.
Capitolo XXXIV
CHI E' RICCO D'AMORE GUSTA DIO IN TUTTO E AL DI SOPRA DI OGNI
COSA
1.Ecco, mio Dio e mio tutto. Che voglio di più; quale altra cosa
posso io desiderare per la mia
felicità? O parola piena di dolce sapore, sapore però che gusta
soltanto colui che ama il
Verbo, non colui che ama il mondo e le cose del mondo! Mio Dio e
mio tutto. E' detto
abbastanza per chi ha intelletto; ed è una gioia, per chi ha
amore, ripeterlo spesso. In verità,
se tu sei con noi, recano gioia tutte le cose; se, invece, tu sei
lontano, tutto infastidisce. Sei tu
che dai pace al cuore: una grande pace e una gioia festosa. Sei
tu che fai gustare rettamente
ogni cosa e fai sì che noi ti lodiamo in tutte le cose. Senza di
te nulla ci può dare diletto
durevole. Perché una cosa possa esserci gradita e rettamente
piacevole, occorre che la tua
grazia non sia assente; occorre che questa cosa sia condita del
condimento della tua
sapienza. C'è forse una cosa che uno non sappia rettamente
gustare, se questi ha gusto di
te? E che cosa mai potrà esserci di gioioso per uno che non ha
gusto di te? Dinanzi alla tua
sapienza, scompaiono i sapienti di questo mondo; scompaiono anche
coloro che amano ciò
che è carnale: tra quelli si trova una grande vanità, tra
questi la morte. Veri sapienti sono
riconosciuti , all'incontro, coloro che seguono te, disprezzando
le cose di questo mondo e
mortificando la carne: veri sapienti, perché passati dalla
vanità alla verità, dalla carne allo
spirito. Sono questi che sanno gustare Dio, e riconducono a lode
del Creatore tutto ciò che
di buono si trova nelle creature.
1.Diversi, molto diversi per noi, sono il gusto che dà il
Creatore e il gusto che dà la creatura;
quello dell'eternità e quello del tempo; quello della luce
increata e quello della luce che viene
data. O eterna luce, che trascendi ogni luce creata, manda
dall'alto un lampo splendente,
che tutto penetri nel più profondo del mio cuore! Rendi puro e
lieto e limpido e vivo il mio
spirito, in tutte le sue facoltà; che esso sia intimamente unito
a te, in un gioioso abbandono.
Quando, dunque, verrà quel momento beato ed atteso, in cui tu mi
appagherai pienamente
con la tua presenza e sarai tutto e in tutto per me? Fino a
quando questo non mi sarà
concesso, non ci sarà per me una piena letizia. Ancora,
purtroppo, vive in me l'uomo
vecchio; ancora non è totalmente crocefisso, non è morto del
tutto; ancora si pone
duramente, con le sue brame, contro lo spirito; muove lotte
interiori e non permette che il
regno dell'anima abbia pace. Ma "tu, che comandi alla forza
del mare e plachi il moto dei
flutti (Sal 88,10), levati in mio soccorso (Sal 43,25); disperdi
le genti che vogliono la guerra
(Sal 67,31)abbattile con la tua potenza" (Sal 58,12).
Mostra, te ne scongiuro, le tue opere
grandi, e sarà data gloria alla tua speranza, altro rifugio non
mi è dato se non in te, Signore
Dio mio.
Capitolo XXXV
IN QUESTA VITA, NESSUNA CERTEZZA DI ANDARE ESENTI DA TENTAZIONI
1.O figlio, giammai, in questa vita, sarai libero
dall'inquietudine: finché avrai vita, avrai bisogno
d'essere spiritualmente armato. Ti trovi tra nemici e vieni
assalito da destra e da sinistra.
Perciò, se non farai uso, da una parte e dall'altra, dello scudo
della fermezza, non tarderai
ad essere ferito. Di più, se non terrai il tuo animo fisso in
me, con l'unico proposito di tutto
soffrire per amor mio, non potrai reggere l'ardore della lotta e
arrivare al premio dei beati.
Tu devi virilmente passare oltre ogni cosa, e avere braccio
valido contro ogni ostacolo: "la
manna viene concessa al vittorioso" (Ap 2,17), mentre una
miseria grande è lasciata a chi
manca di ardore.
1.Se vai cercando la tua pace in questa vita, come potrai
giungere alla pace eterna? Non a
una piena di tranquillità, ma a una grande sofferenza ti devi
preparare. Giacché la pace vera
non la devi cercare in terra, ma nei cieli; non negli uomini, o
nelle altre creature, ma soltanto
in Dio. Tutto devi lietamente sopportare, per amore di Dio:
fatiche e dolori; tentazioni e
tormenti; angustie, miserie e malanni; ingiurie, biasimi e
rimproveri; umiliazioni e
sbigottimenti; ammonizioni e critiche sprezzanti. Cose, queste,
che aiutano nella via della
virtù e costituiscono una prova per chi si è posto al servizio
di Cristo; cose, infine, che
preparano la corona del cielo. Ché una eterna ricompensa io
darò un travaglio di breve
durata; e una gloria senza fine, per una umiliazione destinata a
passare.
1.Forse tu credi di poter sempre avere le consolazioni spirituali
a tuo piacimento? Non ne
ebbero sempre neppure i miei santi; i quali soffrirono, invece,
tante difficoltà e tentazioni di
ogni genere e grandi desolazioni. Sennonché, con la virtù della
sopportazione, essi si tennero
sempre ritti, confidando più in Dio che in se stessi; consci che
"le sofferenze del momento
presente non sono nulla a confronto della conquista della gloria
futura" (Rm 8,18). O vuoi tu
avere subito quello che molti ottennero a stento, dopo tante
lacrime e tante fatiche? "Aspetta
il Signore, comportati da uomo" (Sal 26,14), e fatti forza;
non disperare, non disertare.
Disponiti, invece, fermamente, anima e corpo, per la gloria di
Dio. Strabocchevole sarà la
mia ricompensa. Io sarò con te in ogni tribolazione.
Capitolo XXXVI
CONTRO I VUOTI GIUDIZI UMANI
1.O figlio, poni saldamente il tuo cuore nel Signore; e se la
coscienza ti proclama onesto e
senza colpa, non temere il giudizio degli uomini. Cosa buona e
santa è sopportare il giudizio
umano; cosa non gravosa per chi è umile di cuore e confida in
Dio, più che in se stesso. C'è
molta gente che parla tanto: e, perciò, poco è il credito che
le si deve dare. Del resto, fare
contenti tutti non è possibile. Che se Paolo cercò di piacere a
tutti nel Signore e si fece "tutto
per tutti" (1Cor 9,22), tuttavia non diede alcuna importanza
al fatto d'essere giudicato da
questo tempo"(1Cor 4,3). Egli operò grandemente, con tutto
se stesso e con tutte le sue
forze, per l'edificazione e la salvezza del prossimo; ma non
poté impedire che talvolta fosse
giudicato e persino disprezzato dagli altri. Per questo, tutto
mise nelle mani di Dio, a cui tutto
è noto. Con la pazienza e con l'umiltà egli si difese dalla
sfrontatezza di quelli che dicevano
iniquità o pensavano vuotaggini e menzogne o buttavano fuori
ogni cosa a loro capriccio: pur
talvolta rispondendo, perché dal suo silenzio non nascesse
scandalo ai deboli.
1."Chi sei tu mai, per avere paura di un uomo mortale?
" (Is 51,12). L'uomo, oggi c'è, e
domani non lo si vede più. Temi Iddio, e non ti sgomenterai di
ciò che può farti paura da
parte degli uomini. Che cosa può un uomo contro di te, con
parole e improperi? Egli nuoce
a se stesso, più che a te; né potrà sfuggire al giudizio di
Dio, chiunque egli sia. Per quanto ti
riguarda, tu tieni fissi gli occhi in Dio, e "non voler
opporti a lui, con parole di lamento" ("Tm
2,14). Che se, al momento, sembra che tu soccomba e che tu sia
coperto di vergogna
immeritata, non devi, per questo, sdegnarti; né devi fare che
sia più piccolo il tuo premio,
per difetto di pazienza. Guarda, invece, a me, cui è dato di
strappare l'uomo da ogni
ingiustizia, "rendendo a ciascuno secondo le sue opere"
(Mt 16,27; Rm 2,6).
Capitolo XXXVII
L'ASSOLUTA E TOTALE RINUNCIA A SE STESSO PER OTTENERE LIBERTA' DI
SPIRITO
1.O figlio, abbandona te stesso, e mi troverai. Vivi libero da
preferenze, libero da tutto ciò che
sia tuo proprio, e ne avrai sempre vantaggio; ché una grazia
sempre più grande sarà
riversata sopra di te, non appena avrai rinunciato a te stesso,
senza volerti più riavere. O
Signore, quante volte dovrò rinunciare, e in quali cose dovrò
abbandonare me stesso?
Sempre, e in ogni momento, sia nelle piccole come nelle grandi
cose. Nulla io escludo: ti
voglio trovare spogliato di tutto. Altrimenti, se tu non fossi
interiormente ed esteriormente
spogliato di ogni tua volontà, come potresti essere mio; e come
potrei io essere tuo? Più
presto lo farai, più sarai felice; più completamente e
sinceramente lo farai, più mi sarai caro e
tanto maggior profitto spirituale ne trarrai. Ci sono alcuni che
rinunciano a se stessi, ma
facendo certe eccezioni: essi non confidano pienamente in Dio, e
perciò si affannano a
provvedere a se stessi. Ci sono alcuni che dapprima offrono
tutto; ma poi, sotto i colpi della
tentazione, ritornano a ciò che è loro proprio, senza
progredire minimamente nella virtù. Alla
vera libertà di un cuore puro e alla grazia della rallegrante
mia intimità, costoro non
giungeranno, se non dopo una totale rinuncia e dopo una continua
immolazione; senza di che
non si ha e non si avrà una giovevole unione con me.
1.Te l'ho detto tante volte, ed ora lo ripeto: lascia te stesso,
abbandona te stesso e godrai di
grande pace interiore. Da' il tutto per il tutto; non cercare,
non richiedere nulla; sta'
risolutamente soltanto in me, e mi possederai, avrai libertà di
spirito, e le tenebre non ti
schiacceranno. A questo debbono tendere il tuo sforzo, la tua
preghiera, il tuo desiderio: a
saperti spogliare di tutto ciò che è tuo proprio, a metterti
nudo al seguito di Cristo nudo, a
morire a te stesso, a vivere sempre in me. Allora i vani
pensieri, i perversi turbamenti, le
inutili preoccupazioni, tutto questo scomparirà. Allora
scompariranno il timore dissennato, e
ogni amore non conforme al volere di Dio.
Capitolo XXXVIII
IL BUON GOVERNO DI SE' NELLE COSE ESTERNE E IL RICORSO A DIO NEI
PERICOLI
1.O figlio, tu devi attentamente mirare a questo, che
dappertutto, e in qualunque azione ed
occupazione esterna, tu rimanga interiormente libero e padrone di
te; che le cose siano tutte
sotto di te, e non tu sotto di esse. Cosicché tu abbia a
dominare e governare i tuoi atti, e tu
non sia come un servo o mercenario, ma tu sia libero veramente
come l'ebreo, che passa
dalla servitù alla condizione di erede e alla libertà dei figli
di Dio. I figli di Dio stanno al di
sopra delle cose di questo mondo, e tengono gli occhi fissi
all'eterno; guardano con l'occhio
sinistro le cose che passano, e con il destro le cose del cielo;
infine non sono attratti, così da
attaccarvisi, dalle cose di questo tempo, ma traggono le cose a
sé, perché servano al bene,
così come sono state disposte da Dio e istituite dal sommo
artefice. Il quale nulla lascia, in
alcuna sua creatura, che non abbia il suo giusto posto.
1.Se, di fronte a qualunque avvenimento, non ti fermerai
all'apparenza esterna e non
apprezzerai con occhio carnale tutto ciò che vedi ed ascolti;
se, all'incontro, in ogni
questione, entrerai subito, come Mosè, sotto la tenda, per avere
consiglio dal Signore, udrai
talvolta la risposta di Dio, e ne uscirai istruito su molte cose
di oggi e del futuro. Era solito
Mosè ritornare alla sua tenda, per dubbi e quesiti da risolvere;
era solito rifugiarsi nella
preghiera, per alleviare i pericoli e le perversità degli
uomini. Così anche tu devi rifugiarti nel
segreto del tuo cuore, implorando con tanta intensità l'aiuto
divino. Che se - come si legge -
Giosuè e i figli di Israele furono raggirati dai Gabaoniti, fu
proprio perché non chiesero prima
il responso del Signore; ma, facendo troppo affidamento su questi
allettanti discorsi, furono
traditi da una falsa benevolenza.
Capitolo XXXIX
NESSUN AFFANNO NEL NOSTRO AGIRE
1.O figlio, ogni tua faccenda affidala a me; al tempo giusto
disporrò sempre io per il meglio.
Attieniti al mio comando e ne sentirai vantaggio. O Signore, di
gran cuore affido a te ogni
cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il
cielo che io non fossi tanto preso
da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece,
senza esitare alla tua volontà.
1.O figlio, capita spesso che l'uomo persegua con ardore
alcunché di cui sente la mancanza; e
poi, quando l'ha raggiunto, cominci a giudicare diversamente,
perché i nostri amori non
restano fermi intorno a uno stesso punto, e ci spingono invece da
una cosa all'altra. Non è
una questione da nulla rinunciare a se stessi, anche in cose di
poco conto. Il vero progresso
dell'uomo consiste nell'abnegazione di sé. Pienamente libero e
sereno è appunto soltanto chi
rinnega se stesso. Ecco, però, che l'antico avversario, il quale
si pone contro tutti coloro che
amano il bene, non tralascia la sua opera di tentazione; anzi,
giorno e notte, prepara gravi
insidie, se mai gli riesca di far cadere nel laccio dell'inganno
qualcuno che sia poco
guardingo. "Vegliate e pregate, dice i Signore, per non
entrare in tentazione" (Mt 26,41).

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