Capitolo 3: Nonzo



Com'� che nascono le amicizie? Intendo quelle grandi, che sai che dureranno per sempre o almeno per tutta la vita. Com'� che funziona? In realt� con gli umani non ne ho idea, ma so come � successo con me e la mia Mamma Bipede. Anche se forse proprioproprio com'� cominciata non lo so, perch� al momento dormivo. Diciamo che me ne sono accorto pi� in l�, quando eravamo gi� amici e avevamo gi� stabilito il nostro affetto.
Quando lasciai la Signora Gentile ero parecchio stanco e anche un po' triste. Non perch� capissi cosa stava succedendo, ma perch� ero contagiato dalla sua tristezza. Per� poi mi addormentai subito, e quando mi risvegliai mi ritrovai in un altro mondo.
Prima di tutto sapevo di essere in una Casa Nuova, su un Letto Nuovo e tra Odori Nuovi, e poi c'era questa Signorina che mi guardava con affetto e mi carezzava pian pianino tra le orecchie. Ma dov'era l'altra casa? E dov'erano i Gatti? E soprattutto, che fine aveva fatto la mia Signora Gentile? Perch� lei nei giorni passati non mi aveva lasciato solo per un attimo, e all'improvviso adesso non c'era, e non sentivo neppure il suo odore in giro. Cominciai a temere che mi avesse abbandonato anche lei, come Mamma Gatta, e mi misi a piangere con quanto fiato avevo in gola. Ma la Signorina mi tranquillizz�. Continuava ad accarezzarmi con una voce dolcedolce, poi mi diede da mangiare e qui, devo dire, guadagn� parecchi punti. Aveva pronte un sacco di cose per me: una cassettina bassa bassa dove riuscivo a entrare da solo, dei piattini per la pappa e per l'acqua, e infine un letto grandissimo, morbido e caldo.
Io avevo ancora la mia scatola ripiena di maglione e con la borsa dell'acqua calda. Aveva un odore familiare, cos� quella notte decisi di dormire l� dentro. Ma il giorno dopo, col sole, tutto mi apparve sotto una nuova luce. Anche se non � esatto, perch� in realt� fu proprio dormendo che le cose cominciarono a diventare pi� chiare.
Mentre dormivo, nella scatola ma accanto alla Signorina, cominciai a distendermi e a sentirmi a mio agio, cos� capii che l� non avevo nulla da temere. Il giorno dopo fu un giorno di scoperte: scopr�� per esempio la camera da letto, e scoprii anche che c'erano altre stanze. No, voglio essere sincero, me ne accorsi un po' pi� lentamente, perch� da piccolo dormivo tantissimo, molto pi� di adesso, e alla fine le ore di veglia da dedicare alle scoperte erano pochine.
La Signorina mi aiutava nelle mie esplorazioni, mi faceva vedere un sacco di cose e posti nuovi. Il primo posto che attir� la mia attenzione fu il frigorifero in cucina. Sono un tipino sveglio, io, e non mi ci volle molto a capire che � quella la tana di un mucchio di cibi buoni. Anche la mia pappa viveva l�, e tutte le mattine la Signorina ne tirava fuori un po' e me la riscaldava, e io, tutto contento, la mangiavo dal mio piattino proprio come un gattino ben educato. Siccome il mio pancino era pi� piccolo della mia fame, certe volte mi toccava correre alla cassettina proprio mentre ero nel bel mezzo di uno spuntino. Mi sarei vergognato tantissimo, ma la Signorina sorrideva e io mi sentivo sempre pi� a mio agio.
Un'altra cosa che scoprii erano i mobili. Quando inseguivo una pallina di stagnola, questa andava sotto, e io riuscivo benissimo a inseguirla fin laggi�. Sapete, ancora adesso, con un po' di sforzi, riesco a infilarmi sotto quei mobili, ma all'epoca ci passavo molto meglio, quasi non mi dovevo neppure chinare! E poi l� sotto potevo nascondermi, cos� la Signorina non mi vedeva (anche se ogni tanto diceva: "Oh, guarda, un mobile con la codina!", e lo dice anche adesso, a essere sinceri) e quando passava io riuscivo a saltarle sui piedi, proprio come facevo con gli altri Gatti Grandi. Lei, per�, non si arrabbiava n� mi soffiava, ma mi prendeva in braccio e mi faceva giocare con le sue dita, finch� io mi addormentavo di botto. Mi capitava sempre, da piccolo, di addormentarmi all'improvviso proprio durante un gioco, cos� non sapevo mai come andava a finire.
Ero un micetto molto vispo, e quando correvo sul pavimento, nascondendomi poi sotto i mobili, la Signorina diceva che sembravo un topino. S�, mi chiamava cos�. Perch� sapete, in quei primi giorni io non avevo ancora un nome. La Signora Gentile mi chiamava "Piccolino", oppure "Gattino", mentre Mamma Gatta mi chiamava solo "miao" oppure "ronron", a seconda dei casi. Ma a me questo non importava poi molto. Invece lo Zio Marco, che mi vide dopo due giorni che ero in Casa Nuova, continuava a chiamarmi Nonzo, che (come scoprii poi) voleva dire che non si sapeva come chiamarmi finch� non avessi avuto un nome vero.
La notte dormivo sul letto, e la Signorina aveva preparato una scala di cuscini cos� io potevo scendere e salire da solo se mi veniva voglia di mangiare o di andare alla cassettina. Infatti io non ero ancora capace di spiccare quei bellissimi balzi di cui vado fiero adesso, per� un pochino sapevo arrampicarmi aiutandomi con le unghiette. Questo, a dire il vero, mi riesce benissimo anche ora.
Insomma, ero nella Casa Nuova da qualche giorno e mi stavo ambientando sempre di pi�, quando una notte mi svegliai. Accanto a me, fuori dalla scatola ma nel suo letto, c'era la Signorina. Dormiva, e io mi misi a guardarla. Ormai non era pi� un'estranea per me, e stavo cominciando proprio a conoscerla. Era distesa su un fianco, con le zampe di dietro raccolte, un po' come faceva anche Mamma Gatta. Allora sapete che feci? Uscii dalla mia scatola e mi misi accanto a lei, nel letto, proprio nella sua stessa posizione, con la testa sul cuscino e il resto del mio corpicino sotto la coperta. Mi misi vicinissimo alla sua faccia, cos� riuscivo a sentire il calore del suo respiro. Lei si svegli� e mi disse, piano piano: "Ma cosa ci fai qui, topino?" e mi diede un bacino sulla testa, proprio in mezzo alle orecchie. Io sentii come una sensazione di calore scendermi fin dentro il cuoricino, e improvvisamente ne nacque un canto, un canto che faceva "ronronron". Quel canto era cos� bello che sembr� cullare entrambi, me e l'umana accanto a me, e ci addormentammo. E mentre mi assopivo, pensai tra me e me "mamma". Cos�, semplicemente. Da quel momento, infatti, la Signorina divenne davvero ai miei occhi la Mamma Bipede.



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