Capitolo 2: Un micio piccolo piccolo



La prima parte della mia vita � quella forse pi� triste, avventurosa, strabiliante e misteriosa. O forse anche no, ma una cosa � certa: all'epoca io e Mamma Bipede non ci conoscevamo ancora. Sembra incredibile, sorprendente e inenarrabile, ma � cos�. Spesso lei si chiede come possono essere stati quei giorni, ma per quanto mi interroghi non lo sapr� mai con certezza. Io invece so tutto, ma ricordo poco. E magari addirittura, non ricordo proprio niente ma sono solo cose che sogno ogni tanto, chi pu� dirlo? Ero cos� piccolo, alla fin fine! Non mi ricordo il primo momento in cui ho cominciato a vedere il mondo, ma forse capita cos� a tutti gli animali e magari perfino a voi bipedi: un momento non ci siete ancora, o siete soltanto dei cosini piccolissimi e strillanti, e il momento dopo ci siete e pensate!
Dunque, non c'era Mamma Bipede, per� c'era Mamma Gatta. E mi ricordo anche dei fratellini. Erano tre, pi� me facevamo quattro. Mi ricordo gli odori e le sensazioni: Mamma Gatta era caldacalda e profumava di latte, di terra e di steli d'erba. Vivevamo tutti all'aperto, in un posto che profumava di mare. Io non pensavo a niente, in quei giorni: non ero ancora l'artista che sono adesso. In realt� pensavo solo a pochissime cose: mangiare, dormire e, appena avevo cominciato a muovermi, ruzzolare con i fratellini. Poi ricordo anche qualcosa d'altro, per esempio quando Mamma Gatta mi ha insegnato a scavare nel terreno soffice per coprire i miei bisognini. Io non volevo farlo, ma lei mi ha dato una zampata tale che non dimenticher� mai pi� la lezione. Era una brava mamma. Ci lasciava sempre in posti sicurissimi a dormire, e quando abbiamo cominciato a crescere un po' abbiamo iniziato le prime esplorazioni nella zona.
Tra tutti i posti dove ci portava Mamma Gatta ce n'era uno che ci piaceva pi� di tutti, tanto che per arrivarci facevamo a gara. Si trattava di un bellissimo Giardino dove c'era una Signora Gentile che ci dava sempre da mangiare. La Signora Gentile, naturalmente (e l'avrete capito) era un'umana, ma all'epoca io avevo le idee ancora piuttosto confuse in materia. In questo Giardino, poi, c'erano anche altri gatti, grandi ma anche cuccioli come noi. E perfino un cane, ma a me non faceva paura. All'epoca io non avevo paura di niente. E poi le giornate erano belle, faceva caldo� insomma, per me sarebbe potuto continuare cos� per sempre.
Invece tutto (ma proprio tutto) cambi� all'improvviso. Prima cominci� a fare pi� freddo, e questa era una sensazione che non conoscevo. Poi successe QUELLA COSA. Mia Mamma si sent� male� non so cos'aveva, ma pareva non riuscire neppure a stare in piedi. E anche i fratellini stavano cos�, subito dopo aver mangiato nonsocosa trovato in strada� anche io stavo per mangiarlo (e se l'avessi fatto ora non starei qui a raccontarvelo), ma quando vidi loro star male mi spaventai cos� tanto che mi pass� la fame. Non sapevo che fare, ero spaventatissimo. A un tratto la Mamma e i fratellini si sdraiarono e si addormentarono. Era un sonno strano: non si muovevano, i loro petti non andavano su e gi� come quando si dorme. Erano immobili!
Io cercai di svegliarli. All'inizio cominciai a leccarli un po', prima la Mamma poi i fratellini. Poi mi misi a fare le fusa per tranquillizzarli, poi miagolai, e strillai, e piansi forte. Ma loro niente, non muovevano neppure le orecchie come facciamo noi gatti quando dormiamo ma sentiamo un rumore. Erano fermissimi, parevano essere fatti di pietra. Ed erano fermi in maniera davvero spaventosa. Ecco, quella fu la prima volta che provai quest'emozione, la paura. Rimasi accanto a loro tantissimo tempo, a cercare di svegliarli. E poi capii che non si sarebbero svegliati mai pi�, e allora mi successe qualcosa� sentii freddo, fin dentro al cuore. E corsi a nascondermi in un cespuglio fittissimo.
Pass� una notte, o forse due. Dell'acqua cadde dal cielo. Era la prima pioggia che vedevo, ma non ci feci neppure caso. Io me ne stavo nel mio cespuglio e non volevo saperne pi� niente di niente. Magari anch'io avrei voluto addormentarmi come la Mamma e i fratellini, magari loro erano da qualche parte e io volevo solo raggiungerli. Poi arriv� la Signora Gentile e si spavent� quando trov� la Mamma e i fratellini ancora addormentati. Disse cose strane come "morti" e "bocconi avvelenati". Io non capivo nulla, ma mi sentivo tanto solo e avevo freddo e fame. Insomma, mi scapp� un "miao!" La Signora Gentile mi sent� e si ricord� che i gattini erano quattro, e che evidentemente il quarto (cio� io) era nascosto l� vicino.
Appena mi vide cerc� di prendermi, ma io avevo paura e non volevo uscire. Di pi�, ero un unico concentrato di paura. Allora lei and� via, ma ritorn� subito dopo tenendo tra le mani una ciotolina piena di pappa profumata e� � vero, io non desideravo pi� nulla, in quel momento, ma la fame � fame! Cos� sgusciai fuori dal mio nascondiglio, lei mi acchiapp� e mi port� nel famoso Giardino.
A quanto pareva, io ero troppo piccolo per stare da solo. E nel giardino, come vi avevo detto, c'erano altri cuccioli come me. Quindi doveva esserci anche un'altra Mamma Gatta. La Signora Gentile me la present� e mi lasci� con quell'altra famiglia. Io per� ero ancora confuso. Quella non era la MIA Mamma Gatta, e quei fratellini non erano i MIEI. E poi avevano odori completamente diversi. All'inizio questa Finta Mamma Gatta fu abbastanza gentile e per un giorno mi fece anche mangiare e giocare con gli altri (anche se io di giocare non ne avevo molta voglia). Finch� non le venne in mente di lavarmi per bene, e allora mi annus� e fece una faccia bruttissima, quindi mi diede una zampata. "Tu non sei il mio micino!", mi disse. Sissignori, mi disse proprio cos�: "Tu non sei il mio micino! Vattene via!", in quel momento capii che come io avevo perso Mamma e fratellini, quella Gatta aveva perso uno dei suoi piccoli, e la Signora Gentile mi aveva portato da lei sperando che non se ne accorgesse e mi scambiasse per il suo gattino morto. Invece scopr� l'inganno, e io rimasi di nuovo da solo.
La Signora Gentile quindi decise di prendermi con s�. Mi nutr�, mi pul�, mi tenne sempre accanto per giorni e giorni. La notte dormivo vicino a lei, sul cuscino. Dev'essere in quel periodo che � nata la mia passione per i letti. Oltre a questo, avevo proprio bisogno di tante cure, perch� nel periodo che avevo trascorso sotto il cespuglio avevo preso molto freddo e qualcosa di strano era capitato al mio occhio sinistro. Ad un tratto aveva cominciato a chiudersi e a lacrimare, cos� la Signora me lo curava mettendoci dentro una pomata puzzolentissima (e per quanto tempo ancora avrei dovuto metterla!). In quella casa c'era anche un altro gatto grande, tigrato e maschio come me (io sono un maschio, a proposito� non l'avevo ancora detto, vero?) e la Signora diceva che quello era mio pap�. Questo non lo so, ma so che aveva una bellissima coda e io mi divertivo un mondo a mordicchiarla. Ma alla fine passavo la maggior parte del mio tempo a dormire, e siccome io ero piccolo e faceva freddo, avevo tutta per me una scatola di cartone ripiena di maglione di lana e con tanto di borsa dell'acqua calda, da usare come lettino di giorno.
E fu appunto un giorno che capit� un altro cambiamento. La Signora Gentile mi port� fuori dal Giardino e insieme facemmo un viaggio lunghissimo (o cos� sembr� a me). Non sapevo che nel Giardino non ci sarei mai pi� tornato, almeno non finora.
Arrivammo in un'altra casa, dove abitavano due Bipedi e tre Gatti Grandi. Io intanto avevo gi� imparato a capire cos'� una lettiera con la sabbiolina, anche se per me erano tutte troppo alte cos� la Signora doveva sempre aiutarmi a entrarci. Ma in quel momento mi accorsi che era una buona cosa, perch� in quella casa non c'erano giardini n� terreno soffice per fare i bisognini. Dicevo dei tre Gatti, appunto. Io avevo sempre voglia di giocare, cos� spesso la Signora mi permetteva di rincorrare una pallina di stagnola, ma ogni tanto cercavo di giocare con quei Gatti l�. Li rincorrevo e poi assalivo come un piccolo leone, azzannando code e zampe. Loro non dovevano essere dei tipi molto allegri, perch� sbuffavano sempre contrariati e mi ignoravano, e un paio di volte mi hanno soffiato anche.
Una sera� non me la dimenticher� mai. La Signora mi svegli� e mi port� in braccio in salotto. Qui c'era una Signorina che appena mi vide mi sorrise e mi accarezz� piano. Aveva un buon odore, e quando lei cominci� ad agitare le dita delle mani davanti a me, io le mordicchiai e decisi che mi piaceva anche il suo sapore. Mi prese in braccio, o dovrei dire in mano, tanto ero piccolo? Insomma, mi prese e mi cull�, e io mi sentii contento, tanto che mi addormentai. Quando mi svegliai di nuovo ero nella mia scatola-lettino. La Signora mi stava dicendo addio e intanto piangeva. La Signorina mi port� fuori, via con s�. Non so quanto tempo impiegammo, ma alla fine io e lei arrivammo in una casa nuova. E qui ricominci� tutta la mia vita.
Quella Signorina (l'avrete capito) era la mia Mamma Bipede, e quel nostro primo incontro avvenne una sera di settembre. Il 25 settembre 2002, per l'esattezza. Fuori faceva freddo, a io avevo appena un mese di et�.



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