Serenità
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Il trattato delle carezze

La carezza un'arte

L'arte della carezza

Il linguaggio della carezza

Gérard Leleu

La carezza, oltre che un piacere, è un vero e proprio linguaggio. Gli esseri comunicano con la voce e lo sguardo, ma quando sentono il desiderio di approfondire un rapporto, questi sensi diventano troppo poco: l'altro è ancora molto distante. Solo con il contatto si ha la prova tangibile, palpabile della vicinanza, della comunicazione; si ha la sensazione di essere vivi, di essere desiderati. Solo il tatto consente agli esseri umani di sfuggire alla solitudine.

La carezza in questo senso ha senza dubbio più senso del coito, almeno di quello praticato comunemente, e si presta a un maggior numero di sfumature. Il desiderio erotico, nel coito, si esaurisce con l'approvazione, con la consumazione, con l'appagamento. Il coito lo esaurisce, lo annulla. La carezza vivifica, la sua promessa è infinita. Il desiderio fa della donna un oggetto, la carezza un soggetto. Il desiderio è un monologo, la carezza un dialogo.

Quando una madre accarezza la fronte o l'addome del figlio ammalato, gli dice: «Sono qui, rilassati» e il piccolo capisce e si placa. Se l'amante accarezza il capo dell'amata, lo fa sulla spinta di una tenerezza, che intende comunicarle. Una semplice pressione delle braccia significa: «Ti ringrazio, anch'io ti amo».

Procediamo e cerchiamo di scoprire cosa significa accarezzare e farsi accarezzare.

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