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  Paestum: il Museo Archeologico
Nel 1952 venne creato il moderno edificio del Museo Archeologico: progettato per ospitare le metope rinvenute presso il vicino Heraion di Foce Sele, riproduceva l'aspetto esteriore del primo thesauros di questo santuario. Con l'aumentare dei reperti, la sede fu ampliata con l'aggiunta di nuovi ambienti, risistemati negli ultimi anni: il nuovo allestimento documenta l'evoluzione e la trasformazione della citt�, dalla fondazione della colonia greca (fine del VII-inizi del VI secolo a.C.), alla conquista lucana (fine del V secolo a.C.) fino all'istituzione della colonia latina del 273 a.C. e alla romanizzazione. L'esposizione dei reperti intende ricostruire le trasformazioni sociali, i riti religiosi, gli aspetti della vita quotidiana e l'arte della societ� pestana. Nell'ultima sezione - in ordine di tempo - vi sono esposti i reperti di et� romana, contestualizzati per mezzo di plastici e grafici, approfondendo i diversi temi dell'urbanistica, dei monumenti pubblici, degli spazi sacri e privati, delle necropoli e del territorio. Il museo racchiude molte opere di valore inestimabile: oltre alle metope dell'Heraion, � conservata, per esempio, la Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.), l'unico esempio di pittura greca a noi pervenuto dalla Magna Grecia. A Paestum, la produzione delle tombe dipinte si fece pi� frequente con il dominio lucano, soprattutto nel IV secolo: a quest'epoca risale la ricchissima raccolta di pitture funerarie. I soggetti delle lastre dipinte seguono una loro evoluzione: dalle semplici e pi� antiche decorazioni geometriche si passa alle scene figurate, con guerrieri a cavallo per le sepolture maschili e temi floreali per quelle femminili. 

Metope del santuario di Era Argiva.
A nord di Paestum sorgeva il santuario dedicato ad Era Argiva, scoperto solo nel 1934 dopo che per decenni si era vagheggiato sulla sua ubicazione. Strabone ne attribuisce la fondazione a Giasone e gli Argonauti: il santuario, quindi, deriverebbe il nome non dalla citt� di Argo, bens� dalla nave Argo, sulla quale, appunto, gli Argonauti viaggiavano. L'edificazione del Santuario non pare essere pi� antica del VII secolo e fino al V secolo a.C. conobbe un periodo di massimo splendore; tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., infatti, il santuario doveva gi� essere decaduto. Nonostante i materiali di fabbricazione fossero stati gi� nell'antichit� trasportati altrove per essere riutilizzati, l'area ha restituito moltissimi reperti. Il tempio doveva essere di ordine dorico, ma con il pronao in stile ionico. Attorno alla costruzione principale sorgevano diversi edifici pi� piccoli, fra cui spicca il cosiddetto thesauros. Da entrambi i monumenti provengono le numerose metope oggi conservate nel Museo di Paestum; esse si possono suddividere in due serie: l'una, ritenuta a lungo pertinente al thesauros (ma non � cosi omogenea da far parte di un unico edificio sacro), viene datata intorno al 570-560 a.C.; l'altra, invece, databile al 520-500 a.C., apparteneva certamente alla decorazione del tempio maggiore. Le scene scolpite sulle metope rappresentano episodi del mondo mitico ed epico: le fatiche di Eracle (l'eroe con il cinghiale di Erimanto; quando difende Mera dall'assalto dei Sileni; l'uccisione del gigante Alcioneo; quando si carica i Cercopi sulle spalle), vari avvenimenti della guerra di Troia (suicidio di Aiace, l'uccisione di Patroclo, la morte di Ettore), Sisifo, condannato a spingere il masso per l'eternit�, un probabile Ulisse, che scruta l'orizzonte seduto su una tartaruga. Le metope del tempio maggiore, invece, raffigurano un unico soggetto, la danza sacra, in cui coppie di giovani donne si muovono con armonia, ora alzando il braccio sinistro, ora sollevando il chitone con la mano destra. Alcuni ex voto rinvenuti nell'area del Santuario hanno restituito l'immagine della dea Era, seduta, con in braccio un neonato: una raffigurazione che, a posteriori, sembra collegare direttamente al mondo antico l'immagine cristiana della Madonna col Bambino.

Tomba del Tuffatore.
La sepoltura, resa subito celebre dal suo primo editore, M. Napoli, con il nome di "Tomba del Tuffatore" per il soggetto dipinto all'interno del lastrone di copertura, rappresenta l'unico esempio di pittura funeraria appartenente al periodo greco della vita della citt�. � stata scoperta il 3 giugno 1968 a 1,5 km a sud di Poseidonia, nell'odierna localit� di Tempa del Prete, sede di una necropoli frequentata dal VI al IV sec. a.C. Si tratta di una tomba a cassa le cui pareti, formate da quattro lastre originariamente unite mediante appositi incastri, sono decorate internamente con scene di simposio, il banchetto al quale potevano accedere soltanto uomini. Durante il suo svolgimento si beveva vino e ci si intratteneva con giochi connessi al suo consumo. Una importantissima componente dei simposi, oltre alla musica e al canto, era la discussione erudita e filosofica, di cui Platone nel Simposio fornisce una famosa testimonianza. La quinta lastra, quella di chiusura, presenta, anch'essa sulla sua faccia interna, la raffigurazione di un uomo che si tuffa in uno specchio d'acqua dalla superficie mossa e increspata, fra due alberi stilizzati ed uno o due piloni in blocchi: sul significato della figura si � molto discusso, e si ritiene ormai che stia ad indicare il trapasso dalla vita terrena a quella ultraterrena.

Indice:
Introduzione
1. Vicende storiche
2. L'area archeologica
3. Il Museo archeologico
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Alcuni manifesti truccati del Grande Biscione

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