Tennis: seconda parte

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Non so come comportarmi. È la prima volta che mi trovo di fronte ad una lesbica dichiarata e, sembra, felice di esserlo, nonché totalmente indifferente all’eventuale giudizio degli altri. E poi… beh che donna meravigliosa, nulla a che vedere con le ragazze gay ‘militanti’, dalla mascolinità marcata, uomini mancati. Ho davanti una donna emancipata, penso. Emancipata. Quella che io cerco di essere con tutte le mie forze, oltre gli schemi dettati dalle leggi dello spettacolo, imposte più che scelte.

            Non sono una bacchettona, tutt’altro, ma non riesco a nascondere un certo disagio. Cerco rapidamente una frase che non faccia trasparire la mia sorpresa, ma non trovo le parole, e i secondi trascorrono con il peso dei macigni. Rientro nella doccia per sciacquarmi. “Alice! Ti ho stupita? Perché la cosa ti da così fastidio?”, il suo sorriso diventa, se possibile, ancora più bello e dolce. Si preoccupa per me, ma nulla intacca i tratti di fondo del suo viso, che restano impassibili, fedele specchio del suo carattere. “No … no, fastidio no, assolutamente… forse un po’ stupita… sai… sei così bella, e non pensavo... è la prima volta che conosco una ragazza….”. Mi fermo e non riesco a pronunciare quel termine. Mi sforzo ma proprio non ci riesco.

            È pazzesco, mi sento come una suora. Non è possibile che una cosa talmente banale oggigiorno mi turbi così tanto! Cerco di capire cosa sta accadendo in me. “Lesbica? Mai conosciuta una ragazza lesbica? Siamo come voi etero, sai... uguali in tutto solo che ci amiamo tra noi... e ti assicuro che è bellissimo… sei assurda, dai... non dirmi che non ci hai mai pensato? O che non ti è mai capitato di provare? O magari... non ti è piaciuto...”. “Ma che dici?”, sbotto con veemenza senza riuscire a trattenermi, “No! Non mi è mai capitato!”.

Ma perché mi sento attaccata da lei? C’è qualcosa che non quadra... ora Giulia è di nuovo cambiata, non più “l’amica dell’amico”, non più “la sorella che non t’aspetti”: ora è una donna che esteticamente mozza il fiato, consapevole della propria bellezza e della propria sessualità, così diversa da me, così simile a ciò che forse vorrei diventare. Ed è una ragazza che ama le ragazze, che forse si sente attratta da me. Sento una sensazione di pericolo, mischiata a qualcosa di più piacevole ma ancora latente.

Insomma, questa ragazza chi è? Perché mi fa queste domande e mi costringe a rivedere quel poco di convinzioni che ho accumulato a fatica nel tempo? “Certo certo... dai esci che devo sciacquarmi..” Sembra irritata o forse solo vagamente delusa? Passa qualche istante, non so cosa fare. È di nuovo lei a riprendere il discorso: “Sentiamo... e se… se ti capitasse lo faresti senza problemi?”. La guardo di nuovo incredula: “Ma io non sono lesbica! Mi piace scopare con Roberto... mi piacciono i maschi... gli uomini... lo capisci?”, rispondo piccata.

            Non mi piace la piega che sta prendendo la conversazione, eppure mi intriga. Vorrei muovermi, lasciarla lì, andarmene ad asciugarmi e a vestirmi in gran fretta, andarmene e chiudere la discussione... ma c’è qualcosa di misterioso, intenso che mi trattiene come una forza sconosciuta... o magari è solo curiosità pura e semplice. Non voglio offenderla comportandomi da educanda moralista, e in effetti sono proprio curiosa di capire dove Giulia vorrebbe andare a parare. So di piacerle, magari tutto il discorso è iniziato proprio perché in qualche modo la attiro... è un’ipotesi che non mi disgusta come vorrei, come dovrebbe accadere.

            Mi avvicino a lei. Si sta togliendo i rimasugli dell’insaponatura. Sembra una statua, perfettamente levigata, qualcuno troppo perfetto per questo mondo. Il suo viso è a una spanna dal mio, sento gli spruzzi d’acqua in faccia. Lei si ferma, sorride sarcastica, girata verso di me. “Mi avevi preso per una lesbica?” le butto lì, a muso duro. “Che tu sia o no lesbica non lo so e non m’importa... quello che so è che ti piacerebbe provare…”, dice con tutta la calma del mondo, “ma non lo ammetterai... è così?”. Resto impietrita. La sua voce mi scuote. È così vicina che sento il suo alito caldo contro le mie guance. Arrossisco in un istante, nonostante tutti gli sforzi per non farlo. Abbasso lo sguardo sul suo seno prominente, puntato dritto sul mio, lo risollevo perdendomi nel verde profondo, rassicurante dei suoi occhi.

            Tre, cinque, dieci secondi scivolano via e lei non molla, sorride e mi fissa. L’acqua cola lungo il suo corpo, spruzzandomi. Non riesco a sostenere il suo sguardo. Mi scuoto, sto per allontanarmi, ma lei ha fatto scivolare una mano dietro di me, all’altezza della nuca, si è avvicinata, mi ha dato un bacio a labbra serrate, quasi materno. “Hai una bocca irresistibile... io lo noto subito, sai... adoro i particolari...”. Si lecca le labbra con la punta della lingua, poi fa per baciarmi di nuovo, ma io me la scrollo di dosso bruscamente. “Lascia stare! Hai capito male... ma chi ti credi di essere, eh?”.

            Torno nello spogliatoio così come sono, nuda e gocciolante, con una sensazione di sporcizia addosso, mi sento offesa, quasi violata, è una specie di brivido che si prolunga, potente, mai sperimentato. Mi siedo sulla panca e mi prendo il volto tra le mani. Le guance ardono e provo qualcosa di simile a una continua vertigine lungo tutto il corpo. Ho la pelle d’oca. È il momento di decidere cosa fare. Asciugarmi, rivestirmi rapidamente e tornarmene a casa considerando l’accaduto come uno spiacevole incidente, oppure... aprire la porta e lasciarmi andare, qualunque cosa sia ciò che troverò al di là di quella porta...

            Prendo tempo, e questa è già in sé una risposta. Inequivocabile. Giulia mi raggiunge come se nulla fosse successo, anche lei ancora gocciolante, incedendo come una principessa senza corona. Si siede di fianco a me, con il suo solito aspetto strafottente. “Sai di buono, piccola...” mi dice e senza lasciarmi il tempo di rendermene conto mi appoggia la testa umida sulla spalla. Rabbrividisco al contatto, ma non mi muovo. Riprende: “Lo so, ti ho turbato... è sempre così... ho imparato a leggere il desiderio di una ragazza dietro ciò che nessuno vede... sai, tutti si aspettano di vedere esattamente ciò che vogliono vedere... e lo vedono... ma gli occhi... gli occhi non mentono mai... i tuoi occhi mi dicono quello che vuoi davvero e che non puoi evitare... non puoi impedirlo, capisci... se non sarà adesso, sarà in un’altra occasione...”.

La sua voce è una sequenza di onde che mi cullano. Mi parla come una vera sorella, ci mette dentro tutto l’affetto possibile in quelle parole. Posso solo riconoscere con me stessa che questa esperienza mi sta davvero eccitando. Decido, in un istante, di volerla vivere fino in fondo. Una decisione che è maturata dentro di me, ma che come tutte le decisioni cruciali va presa in una frazione di secondo.

            Non ho la minima idea di cosa fare. Non voglio, inconsapevolmente, dar ragione a Giulia. Sentimenti assurdamente contrastanti mi percorrono come elettricità in un cavo di metallo, cavo che ora è il mio corpo. Mi sembra di essere fuori di me, a guardare me stessa e lei, questo essere stupendo che mi parla di perversione (quella che io considero tale, almeno) cantilenando la voce come una bimba.

            Mi sento rigida, controllata, eppure in un certo senso felice: forse lo volevo, lo desideravo sin dal primo istante in cui l’ho vista arrivare, senza ancora conoscere il nome da dare a quella sensazione di benessere che mi rendo conto di aver sentito. Alla fine percepisco ogni blocco, ogni rigidità abbandonarmi, le membra si rilassano, ora posso godere del suo calore, del dolce peso sulla mia spalla, della coscia soda che preme volutamente contro la mia. Mi rendo conto che i capezzoli mi si stanno inturgidendo, proprio sotto i suoi occhi, a pochi centimetri di distanza dal suo viso.

            “Non lo hai mai neppure pensato? Immaginato?”. “Di che parli?”. In un attimo mi tornano in mente fotografie sbirciate da giornali sconce, durante l’adolescenza, o a qualche videocassetta noleggiata con Roberto per ‘sperimentare’ la trasgressione, come dice lui... e poi la visione dell’immagine di una donna che si masturba a cui avevo pensato durante un rapporto particolarmente sfrenato con Roberto. “Forse… una volta… l’ho immaginato…”, la mia voce ora denuncia indecisione. Lentamente Giulia mi sta penetrando nel cervello, manipolando i miei desideri, sbloccando le censure che credevo consolidate in me. “E cosa... immaginavi?”. La sua mano è sulla mia coscia, “immaginavi di spogliarla… di baciarla… di toccarla, di sfiorare tutto il suo corpo? Magari... di leccarla... di farla godere?”. Ogni parola sussurrata dentro il mio orecchio è una stilettata dolorosa, mentre la sua mano risale lentamente la mia gamba.

“Una volta… mentre Roberto mi chiavava... ho immaginato una ragazza che si stava masturbando davanti a me … per me… lei si eccitava tremendamente guardando come mi dimenavo… e urlava… beh, ho raggiunto un orgasmo…. dirompente…”, le dico tirando fuori le parole a forza, come in trance. Un’esperienza sepolta che aspettava solo il momento e l’interlocutore giusti per venire alla luce. Mi rendo conto di ciò che sta accadendo, so che dovrei reagire, fuggire forse, prima che la situazione precipiti. Ma non riesco a fare assolutamente nulla, mi sento di nuovo tutta bloccata. “Ah… situazione eccitantissima…”, sussurra mentre risale lentamente verso il pube. “Ti piace?… ti piace quello che ti faccio? Senti le mie dita? Chiudi gli occhi. Chiudi gli occhi e rilassati. Lasciati andare... liberati... ascolta le tue corde più intime... rilassati”. La testa sempre dolcemente appoggiata sulla mia spalla, la mano mi accarezza con maestria sfiorando la carne bollente delle mie cosce. Chiudo gli occhi e affondo in un mare di sensazioni violentissime, laceranti come aghi. Spero che risalga ancora di più, la supplico, dentro di me. Ne sento un impellente il bisogno, allargo le gambe in una posa inequivocabile. Ma Giulia è una maestra del piacere e resta con le dita sulla carne tenera dell’interno coscia, cullandomi con la sua voce calda ed eccitante.

“Lo sento che ti piace. Il tuo corpo vibra. La tua pelle scotta. Il tuo respiro si fa ansimante. Guardati i capezzoli, si stanno indurendo. Scommetto che ti stai bagnando. Che la figa ti sta pulsando... che sta colando i umori di miele… è vero? Dimmi se non è vero…”. “Sì… è vero... sì...” gemo.

“E tu non saresti lesbica? Ma guardati, Cristo! Sembri una gattina in calore... altro che rapporto soddisfacente, bella mia...”. Si è staccata da me, si è alzata, improvvisamente mi è diventata ostile. Mi sento presa in giro, giudicata, la mia intimità è stata invasa. Con l’inganno. Mi sono lasciata andare e sono stata tradita… ma perché ‘tradita’? Non sto forse imparando a conoscere meglio le mie reazioni, le mie esigenze? Giulia ha gettato le carte, ha giocato con me per dimostrarmi soltanto la mia incoerenza.

“Stronza schifosa, sei una stronza!” è tutto quello che sono capace di gridarle. “Ma guarda, ora t’incazzi pure... ma non ti faceva vomitare anche solo pensare a certe cose? Dov’è finito il tuo sguardo di disprezzo... anzi di compatimento! Come se fossi una pazza svitata che si scopa le altre donne! Frustrata come un cane, perché non sa cosa si perde… Perché non ti muovi a raggiungere il tuo maschione... forza, vattene!”.

Niente da fare. Ha ragione lei, mille volte ragione. La stronza sono io. Mi sento una bambina capricciosa, impaurita da qualcosa che non conosce e non sa affrontare. Tutto ciò che so è che voglio di nuovo il suo corpo, le sue mani roventi sulla mia pelle. “Hai ragione... sono una povera scema... ti prego… ti prego... vieni qui... continua ad accarezzarmi, ne ho voglia...”. “ Ah, brava... adesso abbassi la cresta! Mi preghi, addirittura! Okay, ma faremo a modo mio!”, sbotta con aria minacciosa. Si gira verso l’attaccapanni per prendere la sua sciarpa, poi si volta verso il borsone, rovista, prende il foulard usato durante la partita, si avvicina. Io la guardo come ipnotizzata: “In piedi! Su! Ora ti mostro quello che ti si persa fino ad ora...”. Mi alzo. Seguo le sue istruzioni come un automa privo di volontà propria. La voglia mi invade, voglio cedere, abbandonarmi. Giulia mi prende rudemente le braccia e le incrocia dietro la schiena, mi immobilizza i polsi con il foulard. Ripiega la sciarpa nera e me la mette intorno alla testa, bendandomi. Non reagisco minimamente, per non inquietarla o contraddirla.

Giulia è decisa, sicura di sé, rassicurante nei confronti degli altri. Non mi passa minimamente per la testa di essere lì, in balia di una ragazza che praticamente è tuttora estranea. Le sue mani calde mi sfiorano, stringono i miei seni, descrivono strani arabeschi sulla pelle gocciolante. Sto sudando freddo, tremo, eppure ho improvvise vampate di calore. Non riesco a controllarmi. Mi abbraccia, le sue dita d’artista indugiano sulla schiena, scendono a cercare le natiche, si insinuano senza incontrare ostacoli, nei punti più segreti della mia intimità. Cerco il suo corpo morbido, flessuoso, per farlo aderire al mio. Le sue labbra si accostano alle mie. Le sento bollenti. Si socchiudono. Apro la bocca, come per poter respirare dopo una lunga immersione e la sua lingua mi penetra. Gioca con la mia. La spinge indietro e la risucchia. La morde, la lambisce. Le nostre salive si mescolano, le lecco le labbra mentre lei mi bacia con foga. Non ho mai dato o ricevuto un bacio così appagante. Il mio corpo vibra in continuazione, cerca il suo per il minimo contatto. Non riesco a fermarlo, non voglio fermarlo... Poi lei si stacca, lasciandomi lì, in piedi, nuda e bagnata, bendata e legata, senza possibilità di controllare gli eventi. Passa qualche secondo, la curiosità mi divora, nello stesso tempo sento che Giulia è tutto ciò di cui ho bisogno, ora.

Lei sta armeggiando nei pressi della borsa, senza dire una parola. Si sente solo il mio respiro affannoso, che tradisce la voglia, tutto il resto è ovattato, irreale. C’è solo lei, adesso, pensiero vertiginoso. Come può cambiare la vita di una persona, per una strana coincidenza del destino, io e lei, qui, così diversi... Riecco la sua voce, tornata quella di prima: “Hai mai pensato di impalarti sulla racchetta?”, mi chiede con la massima noncuranza, mettendomi una mano sulla nuca, accarezzandomi con immensa dolcezza. “No... cosa stai dicendo, sei matta!”, mormoro, evidentemente poco convinta.

“Non raccontarmi palle, Alice... scommetto che ci hai pensato, dai... giochi così spesso a tennis... da così tanto tempo… non devi mica vergognarti... magari ci hai pure provato a ficcarti dentro il manico... così per curiosità... nell’intimo della tua stanzetta... ammettilo!”.

Ora mi parla come un uomo, con rudezza e grossolanità. Con volgarità gratuita. L’ennesima trasformazione. Ma il tono di voce, le espressioni che mi disgusterebbero in chiunque altro, dette da lei producono l’effetto opposto. La sua mano scende decisa, mi graffia leggermente la pelle. Le unghie scivolano nel solco tra le natiche, mi fanno provare piacevolissimi brividi. Mi sento così vulnerabile. Giulia conosce perfettamente le mie reazioni, i sentieri più intimi e meno praticati di una donna, i suoi punti più eccitabili. Mi sento come uno strumento musicale, un’arpa, un violino nelle mani di una virtuosa. Sento qualcosa strofinarmi l’imboccatura della vulva, dolcemente, quasi stesse danzando. Altri brividi, più acuti ora.

“Dopotutto è così facile... sembra grosso ma scivola bene... il nastro è morbido...”, continua quasi parlando a se stessa, rievocando esperienze personali “Beh... sì... l’ho appoggiato una volta... alla vagina per vedere che effetto faceva...”. Sento degli schiaffi abbastanza intensi colpirmi il sedere, qualcosa di umido soffermarsi sui capezzoli. La punta della sua lingua indugiare sull’areola, titillare il vertice con precisione chirurgica. Gemo e mi inarco. Allargo le cosce. È quasi un riflesso condizionato, per far strada al fallo artificiale. Un dito di Giulia scivola tra le natiche, arriva all’ano, lo massaggia con grazia, senza fretta... tutto diverso da quello che provo con Roberto, molto più rilassato e intimo... sì, intimo! Con una persona che ho conosciuto due ore fa! Incredibile... Come se tutto fosse un’allucinazione meravigliosa. Mi sento di nuovo fuori di me, estremamente rilassata. Mi sento benissimo, in paradiso.

Il manico scivola senza difficoltà, devo essere così arrapata, ma ora non me ne vergogno più... il dito si infila contemporaneamente nel culo, con una lentezza esasperante. Contraggo lo sfintere, sento un lieve dolore. Non mi è mai piaciuto essere penetrata dietro, sono strettissima e molto sensibile, ma Giulia è una maga, sa dosare alla perfezione piacere e fastidio. Sento l’oggetto arrivare alla fine della figa, incontrare il collo dell’utero. Giulia lo fa ruotare sempre con la massima calma, verificando le mie reazioni. La sua dedizione mi lusinga, mi intenerisce quasi. Si sta prendendo cura di me con amore. Sento il suo corpo su un fianco, i seni appoggiati distintamente su una spalla, i peli pubici strofinarsi su un’anca. Fonti diverse di sensazioni pazzesche. La sua lingua cerca di nuovo la mia, gioca, passa dalle mie labbra ai lobi delle orecchie, poi giù, appena dietro, fino a soffermarsi sulla nuca e le spalle, mordicchiando la pelle. Il mio bacino si muove al suo ritmo, cerca di trarre il massimo piacere. Ho voglia di sentire tutto il manico, vorrei che accelerasse e mi facesse godere, desidero essere scopata da Giulia... mi piace quest’espressione. Solo pochi attimi prima mi avrebbe dato ribrezzo, mi avrebbe provocato fastidio, ma ora è tutto così diverso e l’unico fastidio che provo è per lo stupido pregiudizio che avevo prima di incontrare lei.

Non ho il coraggio di parlare, mi sembrerebbe di interrompere un incantesimo. I sussurri di Giulia mi mandano fuori di testa, mi dice ogni tipo di cose, dalle più gentili alle più oscene. È proprio una ragazza sorprendente, capace di cambiare volto in un istante, di essere tutto e il contrario di tutto. Quasi non sento un secondo dito che si insinua con decisione nel mio culo, mentre ora il movimento del manico è più frequente, regolare, come un cazzo rettilineo, durissimo. Mi sento violata, spaccata da dentro da quelle due frecce che quasi si toccano nelle mie parti più segrete, separate solo da una sottile membrana. Sono vicinissima a godere, proprio io che di solito ho bisogno di lunghi minuti e di attenti preliminari, che mi faccio distrarre da qualunque piccolezza, ogni dettaglio è buono per farmi perdere l’eccitazione...

“Mi stai facendo morire... tesoro... se tu potessi vederti adesso... mi sento un fuoco dentro...” Di nuovo la voce d’angelo di Giulia, la sua scelta di tempo nel dire certe cose al momento giusto. Sento la sua vulva strofinarsi con frenesia, sempre più rapida contro la coscia, la percepisco, fessura arroventata, mi sento talmente orgogliosa perché lei mi trova così eccitante... ma d’improvviso non riesco più a pensare a nulla, si confondo le sfere sensoriali, come in un caleidoscopio dove tutto è meraviglioso. Non ho più freni, non voglio contrarmi come accade con le normali scopate, quando ormai non riesco più ad abbandonarmi al godimento…

Ho così tanta fiducia in lei, nel suo amore. “ Continua... ti prego... sto per venire...”, non so dire altro che questo, non c’è bisogno di altre parole. Accelero i movimenti senza più controllarmi, come se avessi le convulsioni, mi impalo contro il manico fino a riceverlo quasi interamente nella figa. “Anch’io cara... dio... sto godendo... sto godendooooo...”. Il suo sussulto di piacere mi entra direttamente nelle viscere, con un’eco che rimbomba all’infinito e non muore mai... poi più nulla che si possa descrivere. Mi sento sciogliere totalmente, uscire dal mio corpo, spaccata a metà da un flusso di energia pura che parte da dentro e si diffonde in ogni punto. Godo come mai prima, lungamente, con ogni cellula del corpo, come se fosse la prima volta... vengo come un’invasata, mi frantumo in mille schegge... sollevandomi sulle punte dei piedi, a cercare ogni centimetro di dita, di manico, della pelle morbidissima di Giulia... infine mi appoggio a lei, sfinita.

Devo aver pianto, devo aver urlato a lungo, come un’ossessa. Spossata, mi adagio col fianco al corpo di Giulia, i suoi seni, le lecco il collo, lo morsico senza sapere neppure quello che faccio... le sue mani riprendono a muoversi, la sinistra scivola sulla schiena e mi scioglie il legaccio che mi imprigionava le mani. Lentamente mi tolgo la benda, senza forze, poi restando con gli occhi chiusi, quasi temessi di risvegliarmi da un sogno e perdere quelle stupende sensazioni di appagamento, circondo Giulia con le braccia e resto lì godendo semplicemente del suo corpo sudato addosso al mio, tenendomela stretta come il bene più prezioso... è a quel punto che sento la sua mano estrarre con decisione il manico della racchetta, tutto umettato dal mio miele. È una sensazione assurda, come se mi avessero staccato una parte di me, un giocattolo a cui tenevo più di ogni altra cosa. Quasi la prego di rimetterlo dentro, di ricominciare a chiavarmi, di farmi impazzire ancora e ancora... ma la sua voce mi interrompe: “Ora tocca a me, piccola lesbica... forza...”.

Si è già staccata da me, sul volto di nuovo quell’espressione seria e decisa, appena mitigata dal rossore acceso che contrasta con il biondo dei capelli umidi, incollati sulla fronte, su tutto il viso... Ora è a cavallo della panca proprio davanti a me, si china in avanti appoggiandosi con le mani al legno, alla pecorina. Mi porge la racchetta, perentoriamente mi ordina: “ Forza, che aspetti... finché è ancora bagnata del tuo succo... mettimela nel culo, dai...”. E io lì come una statua di sale, sempre più confusa, immobile, incapace di riflettere.

Prendo in mano la racchetta e mi metto a cavallo della panca, con la figa all’altezza del suo viso, senza sapere esattamente quello che sto facendo. Poi mi chino sulla sua schiena, il mio seno si appoggia sulla spina dorsale, la mia faccia è esattamente sopra il suo culetto rotondo. Con la mano libera lo sfioro, come se fosse una specie di oggetto sacro, di reliquia che incute rispetto profondo. Lo palpeggio, lo accarezzo... è morbidissimo, vellutato, e al tempo stesso sodo, teso. Mi avvicino all’ano, con la punta del medio lo stimolo... non è certo vergine! Mi piace indugiare sulle sue zone intime, giocare con lei; ora le parti si sono praticamente invertite. Le do qualche colpo con le corde della racchetta e lei sembra gradire, ansima, mi incoraggia a insistere, a colpirla con decisione. I segni delle corde, microscopici quadratini, restano impressi sulla carne chiara per qualche secondo, arrossandola tutta.

Mi sto eccitando come una pazza. Non so dire da dove provenga questo stato di ebbrezza, ma lo sento a fondo e mi immergo interamente, senza fermarmi. Giulia è anche lei su di giri. Mi aiuta appoggiandosi le palme sui fianchi, slargandosi per facilitare la penetrazione. Così il buchetto si schiude, invitante. Decido di introdurre lentamente due dita, fino in fondo. Scivolano senza problemi grazie al sudore, all’umidità dell’ambiente, all’eccitazione di Giulia. Sento mugolii di soddisfazione, poi di nuovo la sua voce: “Così amore... ora infilamelo tutto... dai... non ce la faccio più...”. Senza toglierle le dita dal retto le allargo ben bene le chiappe, poi le appoggio l’impugnatura ancora scivolosa della racchetta all’altezza del buco del culo. Devo forzarle la minuscola apertura, ma ho paura di farle provare troppo dolore. Uso la massima cautela. Lei non oppone resistenza, il suo buco è completamente rilassato, come una rosa carnivora...

 

Cristallo

fine seconda parte: segue...

 

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