Non so come comportarmi. È la prima volta che mi
trovo di fronte ad una lesbica dichiarata e, sembra, felice di esserlo,
nonché totalmente indifferente all’eventuale giudizio degli altri. E
poi… beh che donna meravigliosa, nulla a che vedere con le ragazze gay
‘militanti’, dalla mascolinità marcata, uomini mancati. Ho davanti
una donna emancipata, penso. Emancipata. Quella che io cerco di essere con
tutte le mie forze, oltre gli schemi dettati dalle leggi dello spettacolo,
imposte più che scelte.
Non sono una bacchettona, tutt’altro, ma non riesco a nascondere
un certo disagio. Cerco rapidamente una frase che non faccia trasparire la
mia sorpresa, ma non trovo le parole, e i secondi trascorrono con il peso
dei macigni. Rientro nella doccia per sciacquarmi. “Alice! Ti ho
stupita? Perché la cosa ti da così fastidio?”, il suo sorriso diventa,
se possibile, ancora più bello e dolce. Si preoccupa per me, ma nulla
intacca i tratti di fondo del suo viso, che restano impassibili, fedele
specchio del suo carattere. “No … no, fastidio no, assolutamente…
forse un po’ stupita… sai… sei così bella, e non pensavo... è la
prima volta che conosco una ragazza….”. Mi fermo e non riesco a
pronunciare quel termine. Mi sforzo ma proprio non ci riesco.
È pazzesco, mi sento come una suora. Non è possibile che una cosa
talmente banale oggigiorno mi turbi così tanto! Cerco di capire cosa sta
accadendo in me. “Lesbica? Mai conosciuta una ragazza lesbica? Siamo
come voi etero, sai... uguali in tutto solo che ci amiamo tra noi... e ti
assicuro che è bellissimo… sei assurda, dai... non dirmi che non ci hai
mai pensato? O che non ti è mai capitato di provare? O magari... non ti
è piaciuto...”. “Ma che dici?”, sbotto con veemenza senza riuscire
a trattenermi, “No! Non mi è mai capitato!”.
Ma perché mi sento attaccata da lei? C’è qualcosa
che non quadra... ora Giulia è di nuovo cambiata, non più “l’amica
dell’amico”, non più “la sorella che non t’aspetti”: ora è una
donna che esteticamente mozza il fiato, consapevole della propria bellezza
e della propria sessualità, così diversa da me, così simile a ciò che
forse vorrei diventare. Ed è una ragazza che ama le ragazze, che forse si
sente attratta da me. Sento una sensazione di pericolo, mischiata a
qualcosa di più piacevole ma ancora latente.
Insomma, questa ragazza chi è? Perché mi fa queste
domande e mi costringe a rivedere quel poco di convinzioni che ho
accumulato a fatica nel tempo? “Certo certo... dai esci che devo
sciacquarmi..” Sembra irritata o forse solo vagamente delusa? Passa
qualche istante, non so cosa fare. È di nuovo lei a riprendere il
discorso: “Sentiamo... e se… se ti capitasse lo faresti senza
problemi?”. La guardo di nuovo incredula: “Ma io non sono lesbica! Mi
piace scopare con Roberto... mi piacciono i maschi... gli uomini... lo
capisci?”, rispondo piccata.
Non mi piace la piega che sta prendendo la conversazione, eppure mi
intriga. Vorrei muovermi, lasciarla lì, andarmene ad asciugarmi e a
vestirmi in gran fretta, andarmene e chiudere la discussione... ma c’è
qualcosa di misterioso, intenso che mi trattiene come una forza
sconosciuta... o magari è solo curiosità pura e semplice. Non voglio
offenderla comportandomi da educanda moralista, e in effetti sono proprio
curiosa di capire dove Giulia vorrebbe andare a parare. So di piacerle,
magari tutto il discorso è iniziato proprio perché in qualche modo la
attiro... è un’ipotesi che non mi disgusta come vorrei, come dovrebbe
accadere.
Mi avvicino a lei. Si sta togliendo i rimasugli
dell’insaponatura. Sembra una statua, perfettamente levigata, qualcuno
troppo perfetto per questo mondo. Il suo viso è a una spanna dal mio,
sento gli spruzzi d’acqua in faccia. Lei si ferma, sorride sarcastica,
girata verso di me. “Mi avevi preso per una lesbica?” le butto lì, a
muso duro. “Che tu sia o no lesbica non lo so e non m’importa...
quello che so è che ti piacerebbe provare…”, dice con tutta la calma
del mondo, “ma non lo ammetterai... è così?”. Resto impietrita. La
sua voce mi scuote. È così vicina che sento il suo alito caldo contro le
mie guance. Arrossisco in un istante, nonostante tutti gli sforzi per non
farlo. Abbasso lo sguardo sul suo seno prominente, puntato dritto sul mio,
lo risollevo perdendomi nel verde profondo, rassicurante dei suoi occhi.
Tre, cinque, dieci secondi scivolano via e lei non molla, sorride e
mi fissa. L’acqua cola lungo il suo corpo, spruzzandomi. Non riesco a
sostenere il suo sguardo. Mi scuoto, sto per allontanarmi, ma lei ha fatto
scivolare una mano dietro di me, all’altezza della nuca, si è
avvicinata, mi ha dato un bacio a labbra serrate, quasi materno. “Hai
una bocca irresistibile... io lo noto subito, sai... adoro i
particolari...”. Si lecca le labbra con la punta della lingua, poi fa
per baciarmi di nuovo, ma io me la scrollo di dosso bruscamente. “Lascia
stare! Hai capito male... ma chi ti credi di essere, eh?”.
Torno nello spogliatoio così come sono, nuda e gocciolante, con
una sensazione di sporcizia addosso, mi sento offesa, quasi violata, è
una specie di brivido che si prolunga, potente, mai sperimentato. Mi siedo
sulla panca e mi prendo il volto tra le mani. Le guance ardono e provo
qualcosa di simile a una continua vertigine lungo tutto il corpo. Ho la
pelle d’oca. È il momento di decidere cosa fare. Asciugarmi, rivestirmi
rapidamente e tornarmene a casa considerando l’accaduto come uno
spiacevole incidente, oppure... aprire la porta e lasciarmi andare,
qualunque cosa sia ciò che troverò al di là di quella porta...
Prendo tempo, e questa è già in sé una risposta. Inequivocabile.
Giulia mi raggiunge come se nulla fosse successo, anche lei ancora
gocciolante, incedendo come una principessa senza corona. Si siede di
fianco a me, con il suo solito aspetto strafottente. “Sai di buono,
piccola...” mi dice e senza lasciarmi il tempo di rendermene conto mi
appoggia la testa umida sulla spalla. Rabbrividisco al contatto, ma non mi
muovo. Riprende: “Lo so, ti ho turbato... è sempre così... ho imparato
a leggere il desiderio di una ragazza dietro ciò che nessuno vede... sai,
tutti si aspettano di vedere esattamente ciò che vogliono vedere... e lo
vedono... ma gli occhi... gli occhi non mentono mai... i tuoi occhi mi
dicono quello che vuoi davvero e che non puoi evitare... non puoi
impedirlo, capisci... se non sarà adesso, sarà in un’altra
occasione...”.
La sua voce è una sequenza di onde che mi cullano.
Mi parla come una vera sorella, ci mette dentro tutto l’affetto
possibile in quelle parole. Posso solo riconoscere con me stessa che
questa esperienza mi sta davvero eccitando. Decido, in un istante, di
volerla vivere fino in fondo. Una decisione che è maturata dentro di me,
ma che come tutte le decisioni cruciali va presa in una frazione di
secondo.
Non ho la minima idea di cosa fare. Non voglio, inconsapevolmente,
dar ragione a Giulia. Sentimenti assurdamente contrastanti mi percorrono
come elettricità in un cavo di metallo, cavo che ora è il mio corpo. Mi
sembra di essere fuori di me, a guardare me stessa e lei, questo essere
stupendo che mi parla di perversione (quella che io considero tale,
almeno) cantilenando la voce come una bimba.
Mi sento rigida, controllata, eppure in un certo senso felice:
forse lo volevo, lo desideravo sin dal primo istante in cui l’ho vista
arrivare, senza ancora conoscere il nome da dare a quella sensazione di
benessere che mi rendo conto di aver sentito. Alla fine percepisco ogni
blocco, ogni rigidità abbandonarmi, le membra si rilassano, ora posso
godere del suo calore, del dolce peso sulla mia spalla, della coscia soda
che preme volutamente contro la mia. Mi rendo conto che i capezzoli mi si
stanno inturgidendo, proprio sotto i suoi occhi, a pochi centimetri di
distanza dal suo viso.
“Non lo hai mai neppure pensato? Immaginato?”. “Di che
parli?”. In un attimo mi tornano in mente fotografie sbirciate da
giornali sconce, durante l’adolescenza, o a qualche videocassetta
noleggiata con Roberto per ‘sperimentare’ la trasgressione, come dice
lui... e poi la visione dell’immagine di una donna che si masturba a cui
avevo pensato durante un rapporto particolarmente sfrenato con Roberto.
“Forse… una volta… l’ho immaginato…”, la mia voce ora denuncia
indecisione. Lentamente Giulia mi sta penetrando nel cervello, manipolando
i miei desideri, sbloccando le censure che credevo consolidate in me. “E
cosa... immaginavi?”. La sua mano è sulla mia coscia, “immaginavi di
spogliarla… di baciarla… di toccarla, di sfiorare tutto il suo corpo?
Magari... di leccarla... di farla godere?”. Ogni parola sussurrata
dentro il mio orecchio è una stilettata dolorosa, mentre la sua mano
risale lentamente la mia gamba.
“Una
volta… mentre Roberto mi chiavava... ho immaginato una ragazza che si
stava masturbando davanti a me … per me… lei si eccitava tremendamente
guardando come mi dimenavo… e urlava… beh, ho raggiunto un orgasmo….
dirompente…”, le dico tirando fuori le parole a forza, come in trance.
Un’esperienza sepolta che aspettava solo il momento e l’interlocutore
giusti per venire alla luce. Mi rendo conto di ciò che sta accadendo, so
che dovrei reagire, fuggire forse, prima che la situazione precipiti. Ma
non riesco a fare assolutamente nulla, mi sento di nuovo tutta bloccata.
“Ah… situazione eccitantissima…”, sussurra mentre risale
lentamente verso il pube. “Ti piace?… ti piace quello che ti faccio?
Senti le mie dita? Chiudi gli occhi. Chiudi gli occhi e rilassati.
Lasciati andare... liberati... ascolta le tue corde più intime...
rilassati”. La testa sempre dolcemente appoggiata sulla mia spalla, la
mano mi accarezza con maestria sfiorando la carne bollente delle mie
cosce. Chiudo gli occhi e affondo in un mare di sensazioni violentissime,
laceranti come aghi. Spero che risalga ancora di più, la supplico, dentro
di me. Ne sento un impellente il bisogno, allargo le gambe in una posa
inequivocabile. Ma Giulia è una maestra del piacere e resta con le dita
sulla carne tenera dell’interno coscia, cullandomi con la sua voce calda
ed eccitante.
“Lo sento che ti piace. Il tuo corpo vibra. La tua
pelle scotta. Il tuo respiro si fa ansimante. Guardati i capezzoli, si
stanno indurendo. Scommetto che ti stai bagnando. Che la figa ti sta
pulsando... che sta colando i umori di miele… è vero? Dimmi se non è
vero…”. “Sì… è vero... sì...” gemo.
“E
tu non saresti lesbica? Ma guardati, Cristo! Sembri una gattina in
calore... altro che rapporto soddisfacente, bella mia...”. Si è
staccata da me, si è alzata, improvvisamente mi è diventata ostile. Mi
sento presa in giro, giudicata, la mia intimità è stata invasa. Con
l’inganno. Mi sono lasciata andare e sono stata tradita… ma perché
‘tradita’? Non sto forse imparando a conoscere meglio le mie reazioni,
le mie esigenze? Giulia ha gettato le carte, ha giocato con me per
dimostrarmi soltanto la mia incoerenza.
“Stronza
schifosa, sei una stronza!” è tutto quello che sono capace di gridarle.
“Ma guarda, ora t’incazzi pure... ma non ti faceva vomitare anche solo
pensare a certe cose? Dov’è finito il tuo sguardo di disprezzo... anzi
di compatimento! Come se fossi una pazza svitata che si scopa le altre
donne! Frustrata come un cane, perché non sa cosa si perde… Perché non
ti muovi a raggiungere il tuo maschione... forza, vattene!”.
Niente
da fare. Ha ragione lei, mille volte ragione. La stronza sono io. Mi sento
una bambina capricciosa, impaurita da qualcosa che non conosce e non sa
affrontare. Tutto ciò che so è che voglio di nuovo il suo corpo, le sue
mani roventi sulla mia pelle. “Hai ragione... sono una povera scema...
ti prego… ti prego... vieni qui... continua ad accarezzarmi, ne ho
voglia...”. “ Ah, brava... adesso abbassi la cresta! Mi preghi,
addirittura! Okay, ma faremo a modo mio!”, sbotta con aria minacciosa.
Si gira verso l’attaccapanni per prendere la sua sciarpa, poi si volta
verso il borsone, rovista, prende il foulard usato durante la partita, si
avvicina. Io la guardo come ipnotizzata: “In piedi! Su! Ora ti mostro
quello che ti si persa fino ad ora...”. Mi alzo. Seguo le sue istruzioni
come un automa privo di volontà propria. La voglia mi invade, voglio
cedere, abbandonarmi. Giulia mi prende rudemente le braccia e le incrocia
dietro la schiena, mi immobilizza i polsi con il foulard. Ripiega la
sciarpa nera e me la mette intorno alla testa, bendandomi. Non reagisco
minimamente, per non inquietarla o contraddirla.
Giulia
è decisa, sicura di sé, rassicurante nei confronti degli altri. Non mi
passa minimamente per la testa di essere lì, in balia di una ragazza che
praticamente è tuttora estranea. Le sue mani calde mi sfiorano, stringono
i miei seni, descrivono strani arabeschi sulla pelle gocciolante. Sto
sudando freddo, tremo, eppure ho improvvise vampate di calore. Non riesco
a controllarmi. Mi abbraccia, le sue dita d’artista indugiano sulla
schiena, scendono a cercare le natiche, si insinuano senza incontrare
ostacoli, nei punti più segreti della mia intimità. Cerco il suo corpo
morbido, flessuoso, per farlo aderire al mio. Le sue labbra si accostano
alle mie. Le sento bollenti. Si socchiudono. Apro la bocca, come per poter
respirare dopo una lunga immersione e la sua lingua mi penetra. Gioca con
la mia. La spinge indietro e la risucchia. La morde, la lambisce. Le
nostre salive si mescolano, le lecco le labbra mentre lei mi bacia con
foga. Non ho mai dato o ricevuto un bacio così appagante. Il mio corpo
vibra in continuazione, cerca il suo per il minimo contatto. Non riesco a
fermarlo, non voglio fermarlo... Poi lei si stacca, lasciandomi lì, in
piedi, nuda e bagnata, bendata e legata, senza possibilità di controllare
gli eventi. Passa qualche secondo, la curiosità mi divora, nello stesso
tempo sento che Giulia è tutto ciò di cui ho bisogno, ora.
Lei
sta armeggiando nei pressi della borsa, senza dire una parola. Si sente
solo il mio respiro affannoso, che tradisce la voglia, tutto il resto è
ovattato, irreale. C’è solo lei, adesso, pensiero vertiginoso. Come può
cambiare la vita di una persona, per una strana coincidenza del destino,
io e lei, qui, così diversi... Riecco la sua voce, tornata quella di
prima: “Hai mai pensato di impalarti sulla racchetta?”, mi chiede con
la massima noncuranza, mettendomi una mano sulla nuca, accarezzandomi con
immensa dolcezza. “No... cosa stai dicendo, sei matta!”, mormoro,
evidentemente poco convinta.
“Non raccontarmi palle, Alice... scommetto che ci
hai pensato, dai... giochi così spesso a tennis... da così tanto
tempo… non devi mica vergognarti... magari ci hai pure provato a
ficcarti dentro il manico... così per curiosità... nell’intimo della
tua stanzetta... ammettilo!”.
Ora mi parla come un uomo, con rudezza e grossolanità.
Con volgarità gratuita. L’ennesima trasformazione. Ma il tono di voce,
le espressioni che mi disgusterebbero in chiunque altro, dette da lei
producono l’effetto opposto. La sua mano scende decisa, mi graffia
leggermente la pelle. Le unghie scivolano nel solco tra le natiche, mi
fanno provare piacevolissimi brividi. Mi sento così vulnerabile. Giulia
conosce perfettamente le mie reazioni, i sentieri più intimi e meno
praticati di una donna, i suoi punti più eccitabili. Mi sento come uno
strumento musicale, un’arpa, un violino nelle mani di una virtuosa.
Sento qualcosa strofinarmi l’imboccatura della vulva, dolcemente, quasi
stesse danzando. Altri brividi, più acuti ora.
“Dopotutto è così facile... sembra grosso ma
scivola bene... il nastro è morbido...”, continua quasi parlando a se
stessa, rievocando esperienze personali “Beh... sì... l’ho appoggiato
una volta... alla vagina per vedere che effetto faceva...”. Sento degli
schiaffi abbastanza intensi colpirmi il sedere, qualcosa di umido
soffermarsi sui capezzoli. La punta della sua lingua indugiare
sull’areola, titillare il vertice con precisione chirurgica. Gemo e mi
inarco. Allargo le cosce. È quasi un riflesso condizionato, per far
strada al fallo artificiale. Un dito di Giulia scivola tra le natiche,
arriva all’ano, lo massaggia con grazia, senza fretta... tutto diverso
da quello che provo con Roberto, molto più rilassato e intimo... sì,
intimo! Con una persona che ho conosciuto due ore fa! Incredibile... Come
se tutto fosse un’allucinazione meravigliosa. Mi sento di nuovo fuori di
me, estremamente rilassata. Mi sento benissimo, in paradiso.
Il manico scivola senza difficoltà, devo essere così
arrapata, ma ora non me ne vergogno più... il dito si infila
contemporaneamente nel culo, con una lentezza esasperante. Contraggo lo
sfintere, sento un lieve dolore. Non mi è mai piaciuto essere penetrata
dietro, sono strettissima e molto sensibile, ma Giulia è una maga, sa
dosare alla perfezione piacere e fastidio. Sento l’oggetto arrivare alla
fine della figa, incontrare il collo dell’utero. Giulia lo fa ruotare
sempre con la massima calma, verificando le mie reazioni. La sua dedizione
mi lusinga, mi intenerisce quasi. Si sta prendendo cura di me con amore.
Sento il suo corpo su un fianco, i seni appoggiati distintamente su una
spalla, i peli pubici strofinarsi su un’anca. Fonti diverse di
sensazioni pazzesche. La sua lingua cerca di nuovo la mia, gioca, passa
dalle mie labbra ai lobi delle orecchie, poi giù, appena dietro, fino a
soffermarsi sulla nuca e le spalle, mordicchiando la pelle. Il mio bacino
si muove al suo ritmo, cerca di trarre il massimo piacere. Ho voglia di
sentire tutto il manico, vorrei che accelerasse e mi facesse godere,
desidero essere scopata da Giulia... mi piace quest’espressione. Solo
pochi attimi prima mi avrebbe dato ribrezzo, mi avrebbe provocato
fastidio, ma ora è tutto così diverso e l’unico fastidio che provo è
per lo stupido pregiudizio che avevo prima di incontrare lei.
Non ho il coraggio di parlare, mi sembrerebbe di
interrompere un incantesimo. I sussurri di Giulia mi mandano fuori di
testa, mi dice ogni tipo di cose, dalle più gentili alle più oscene. È
proprio una ragazza sorprendente, capace di cambiare volto in un istante,
di essere tutto e il contrario di tutto. Quasi non sento un secondo dito
che si insinua con decisione nel mio culo, mentre ora il movimento del
manico è più frequente, regolare, come un cazzo rettilineo, durissimo.
Mi sento violata, spaccata da dentro da quelle due frecce che quasi si
toccano nelle mie parti più segrete, separate solo da una sottile
membrana. Sono vicinissima a godere, proprio io che di solito ho bisogno
di lunghi minuti e di attenti preliminari, che mi faccio distrarre da
qualunque piccolezza, ogni dettaglio è buono per farmi perdere
l’eccitazione...
“Mi stai facendo morire... tesoro... se tu potessi
vederti adesso... mi sento un fuoco dentro...” Di nuovo la voce
d’angelo di Giulia, la sua scelta di tempo nel dire certe cose al
momento giusto. Sento la sua vulva strofinarsi con frenesia, sempre più
rapida contro la coscia, la percepisco, fessura arroventata, mi sento
talmente orgogliosa perché lei mi trova così eccitante... ma
d’improvviso non riesco più a pensare a nulla, si confondo le sfere
sensoriali, come in un caleidoscopio dove tutto è meraviglioso. Non ho più
freni, non voglio contrarmi come accade con le normali scopate, quando
ormai non riesco più ad abbandonarmi al godimento…
Ho così tanta fiducia in lei, nel suo amore. “
Continua... ti prego... sto per venire...”, non so dire altro che
questo, non c’è bisogno di altre parole. Accelero i movimenti senza più
controllarmi, come se avessi le convulsioni, mi impalo contro il manico
fino a riceverlo quasi interamente nella figa. “Anch’io cara... dio...
sto godendo... sto godendooooo...”. Il suo sussulto di piacere mi entra
direttamente nelle viscere, con un’eco che rimbomba all’infinito e non
muore mai... poi più nulla che si possa descrivere. Mi sento sciogliere
totalmente, uscire dal mio corpo, spaccata a metà da un flusso di energia
pura che parte da dentro e si diffonde in ogni punto. Godo come mai prima,
lungamente, con ogni cellula del corpo, come se fosse la prima volta...
vengo come un’invasata, mi frantumo in mille schegge... sollevandomi
sulle punte dei piedi, a cercare ogni centimetro di dita, di manico, della
pelle morbidissima di Giulia... infine mi appoggio a lei, sfinita.
Devo aver pianto, devo aver urlato a lungo, come
un’ossessa. Spossata, mi adagio col fianco al corpo di Giulia, i suoi
seni, le lecco il collo, lo morsico senza sapere neppure quello che
faccio... le sue mani riprendono a muoversi, la sinistra scivola sulla
schiena e mi scioglie il legaccio che mi imprigionava le mani. Lentamente
mi tolgo la benda, senza forze, poi restando con gli occhi chiusi, quasi
temessi di risvegliarmi da un sogno e perdere quelle stupende sensazioni
di appagamento, circondo Giulia con le braccia e resto lì godendo
semplicemente del suo corpo sudato addosso al mio, tenendomela stretta
come il bene più prezioso... è a quel punto che sento la sua mano
estrarre con decisione il manico della racchetta, tutto umettato dal mio
miele. È una sensazione assurda, come se mi avessero staccato una parte
di me, un giocattolo a cui tenevo più di ogni altra cosa. Quasi la prego
di rimetterlo dentro, di ricominciare a chiavarmi, di farmi impazzire
ancora e ancora... ma la sua voce mi interrompe: “Ora tocca a me,
piccola lesbica... forza...”.
Si è già staccata da me, sul volto di nuovo
quell’espressione seria e decisa, appena mitigata dal rossore acceso che
contrasta con il biondo dei capelli umidi, incollati sulla fronte, su
tutto il viso... Ora è a cavallo della panca proprio davanti a me, si
china in avanti appoggiandosi con le mani al legno, alla pecorina. Mi
porge la racchetta, perentoriamente mi ordina: “ Forza, che aspetti...
finché è ancora bagnata del tuo succo... mettimela nel culo, dai...”.
E io lì come una statua di sale, sempre più confusa, immobile, incapace
di riflettere.
Prendo in mano la racchetta e mi metto a cavallo
della panca, con la figa all’altezza del suo viso, senza sapere
esattamente quello che sto facendo. Poi mi chino sulla sua schiena, il mio
seno si appoggia sulla spina dorsale, la mia faccia è esattamente sopra
il suo culetto rotondo. Con la mano libera lo sfioro, come se fosse una
specie di oggetto sacro, di reliquia che incute rispetto profondo. Lo
palpeggio, lo accarezzo... è morbidissimo, vellutato, e al tempo stesso
sodo, teso. Mi avvicino all’ano, con la punta del medio lo stimolo...
non è certo vergine! Mi piace indugiare sulle sue zone intime, giocare
con lei; ora le parti si sono praticamente invertite. Le do qualche colpo
con le corde della racchetta e lei sembra gradire, ansima, mi incoraggia a
insistere, a colpirla con decisione. I segni delle corde, microscopici
quadratini, restano impressi sulla carne chiara per qualche secondo,
arrossandola tutta.
Mi sto eccitando come una pazza. Non so dire da dove
provenga questo stato di ebbrezza, ma lo sento a fondo e mi immergo
interamente, senza fermarmi. Giulia è anche lei su di giri. Mi aiuta
appoggiandosi le palme sui fianchi, slargandosi per facilitare la
penetrazione. Così il buchetto si schiude, invitante. Decido di
introdurre lentamente due dita, fino in fondo. Scivolano senza problemi
grazie al sudore, all’umidità dell’ambiente, all’eccitazione di
Giulia. Sento mugolii di soddisfazione, poi di nuovo la sua voce: “Così
amore... ora infilamelo tutto... dai... non ce la faccio più...”. Senza
toglierle le dita dal retto le allargo ben bene le chiappe, poi le
appoggio l’impugnatura ancora scivolosa della racchetta all’altezza
del buco del culo. Devo forzarle la minuscola apertura, ma ho paura di
farle provare troppo dolore. Uso la massima cautela. Lei non oppone
resistenza, il suo buco è completamente rilassato, come una rosa
carnivora...
Cristallo
fine seconda parte: segue...