E attraverso l’amore perfetto o senza collera
Giungeremo nella passione pura o perversa
Come meglio si vorrà
A saper tutto a veder tutto a udire tutto
[Guillaume
Apollinaire]
dedicato a Elena
Giungiamo
al campo con lieve anticipo. Guida Roberto, il mio ragazzo. Stiamo insieme
da tre anni, già si fanno progetti di matrimonio e figli. Non so perché,
ma mi viene un groppo alla gola a sentire questi discorsi. Desiderio di
prolungare la beata adolescenza di una beata donzella, immagino.
Ci cambiamo, in spogliatoi separati. Passa qualche minuto ed ecco
comparire Stefano con la sua nuova amichetta, ‘anima strana’ secondo
le lapidarie parole di Roberto. Presentazioni d’obbligo.
Sopporto poco Stefano, così ‘costruito’, desideroso di colpire
e conquistare con le sue armi banalissime quanto convincenti: macchinona,
cellulare ipermoderno, club esclusivi, vacanze esotiche. A volte basta, in
effetti. Quasi sempre. Ma non sempre. È il miglior amico di Roberto, lo
è sempre stato, per cui, per così dire, è incluso nel prodotto.
Prendere o lasciare.
La sua nuova amica sembra piuttosto scostante. Emana alterigia,
dalle vette irraggiungibili della sua bellezza strabiliante. Non mi
stupisco che Stefano sia capace di attrarre simili cupi gioielli. Mi
stupisce invece che lei, la ‘venere’ di turno, a nome Giulia, nella
fattispecie, si accompagni a simili personaggi. Non è la prima, non sarà
l’ultima, in un gioco di dare avere che alla fine lascia tutti più o
meno soddisfatti. Più o meno. Ma lei, lei potrebbe permettersi ben altro.
Impossibile che passi inosservata.
Entriamo in campo, Io e Roberto, per quattro scambi di
riscaldamento. Gli altri ci raggiungono quasi subito, entrambi
bianchissimi immacolati, dal sorriso alle racchette, passando per la
divisa da finalissima di Wimbledon. Coppie invertite, come sempre. Mi
ritrovo al fianco Stefano, buon giocatore di fondo campo, grande atleta
dentro e fuori dal campo, per la gioia di lei. Qualche qualità, il
bellimbusto dovrà pur averla. Una punta d’invidia m’invade al
pensiero che Robi possa parlottare liberamente con la ‘divina’ di
inezie tennistiche e quant’altro. Lo tengo d’occhio atteggiandomi a
sentinella, nonostante il nostro rapporto non abbia certo bisogno di
queste stupidaggini.
Qualche rapido scambio in scioltezza, proviamo i servizi senza
forzare, iniziamo. Match serrato, Giulia si muove come una gazzella felice
di vivere in un mondo senza belve feroci, facendo svolazzare la corta e
vezzosa gonnellina a tempo con la luminosa coda di cavallo, picchia di
dritto e sale a rete spesso e volentieri quando meno te l’aspetti,
chiudendo il punto con autorità. Doti rare per una tennista dilettante.
Stefano fa ciò che può per limitare i danni, giocando deciso
vicino alle linee con i suoi proverbiali passanti. Anch’io devo dar
fondo al meglio di me stessa, tirando fuori qualche numero del mio
repertorio sopraffino, specialmente nei pressi della rete. Non intendo
permettere a nessuno di mettermi sotto, né qui né altrove.
La partita diventa una battaglia serrata di scambi velocissimi che
non lasciano fiato. Giulia è un misto più che perfetto di potenza, forma
atletica e grazia, serve anche molto bene, forte e precisa, una vera
sorpresa per una ragazza tutt’altro che massiccia come lei.
Al termine delle due ore cediamo con l’onore delle armi, per due
set a uno, 7-5 al terzo. Strette di mano a rete, come di prammatica. Sono
distrutta e piuttosto inviperita, tanto da rivalermi ingiustamente su
Stefano che pur ha dato il massimo. Ma nessuno se la prende a male,
dopotutto è solo un allenamento, un divertimento. Gli altri ormai mi
conoscono, sanno assecondare i miei scatti d’ira proprio perché sono
temporanei, fittizi.
I due giovani rampanti salutano e vanno a docciarsi in fretta prima
di raggiungere la pregiata discoteca dove li aspettano modelli, modelle,
qualche pseudo manager, qualche mantenuto che si spaccia per PR: la solita
marmaglia informe sul carrozzone della moda. Prendere o lasciare. Ci
accordiamo per vederci in seguito, tanto Giulia è venuta in auto.
Baci e abbracci e prima di scomparire negli spogliatoi, dove a dire
il vero non ho nessuna voglia di entrare. Mi imbarazza mostrarmi nuda ad
altre ragazze, è sempre successo. Cerco di evitarlo quanto più
possibile, ma ovviamente mi guardo bene, col mio comportamento, dal
mettere in imbarazzo a mia volta le persone che stanno con me.
Giulia sembra invece tutt’altro che a disagio, certo la sua
attività professionale non le consentirebbe proprio nessun tipo di
imbarazzo. C’è qualcosa in lei che la rende spontaneamente familiare,
un certo atteggiamento cameratesco difficile da trovare nelle ragazze, a
maggior ragione in quelle appena conosciute. Forse l’ho giudicata troppo
affrettatamente, deve essere proprio così. Al tempo stesso la
‘divina’ ha un fare sbrigativo, non esita mai, decisa a non farsi
sottomettere da nessuno. Ha uno sguardo profondo e selvatico, come di chi
è abituata a decidere anche per gli altri, senza neppure starli ad
ascoltare. Questo, insieme al suo aspetto non comune, la rende un po’
troppo lontana, diversa. Irraggiungibile.
La guardo con attenzione, curiosità, cercando di non farmi notare,
quasi volessi capirla dai gesti, dall’intonazione della voce. È molto
sicura di sé. Si muove leggera, con la stessa scioltezza che ha mostrato
sul terreno di gioco come se fosse dotata per natura della capacità di
dire e fare sempre la cosa giusta nel giusto momento. Mi scopro a
osservarla a lungo. C’è magnetismo in lei, ma sommerso, lento a
manifestarsi. La guardo come se la vedessi per la prima volta, mi
immedesimo in Stefano, nelle reazioni che presumibilmente l’hanno
travolto quando l’ha conosciuta, rifletto sull’abissale distanza che
li separa, sul piano dello stile.
È davvero incredibilmente sexy. Lunghi capelli biondi le
incorniciano il viso, leggermente attaccati alle tempie per via del
sudore. Il trucco leggero, sportivo, non è pesante né volgare, mette in
risalto gli occhi verdi, di smeraldo brillante. Il sorriso mostra una
chiostra bianca di denti perfetti. Le labbra sono davvero sensuali,
invitanti, appena marcate da un rossetto color rosa. Un girocollo di cuoio
si staglia contro la pelle chiara. Mentre si spoglia, scopre i seni ben
modellati, perfettamente eretti sul suo torso atletico.
Mi sorprendo a guardarla con insistenza, quasi aspettando di
vederla completamente nuda. Mentre si leva le mutandine, mi guarda
sorpresa: “Alice... sei sveglia? Ti ho chiesto da quanto stai con
Roberto!”. Mi riprendo dalle riflessioni, come se fossi rimasta
anestetizzata. Che figuraccia, cavolo... mi ha preso in castagna, assorta
come una scema... chissà cosa s’immagina adesso...
Mi vergogno da morire. Vorrei spiegarmi, invece farfuglio un
“scusa, stavo pensando...” che non spiega un bel nulla. Finisco di
togliermi la biancheria intima. “Un bel po’ di tempo, direi... che ne
dici, siamo una bella coppia?”. “Eccellente, sembrate amanti da
sempre... proprio fatti l’uno per l’altra... e lui... come ti guarda!
E poi... insomma, non è facile trovare una persona seria in questo
ambiente”. “Sai, a volte... mah, mi sento un po’ bloccata, vorrei
cambiare, staccare tutto, tornare single
magari per un attimo, fare nuove esperienze...”. Che sto dicendo? mi
vengono fuori discorsi ambigui, frasi allusive, spezzettate. In altre
occasioni, con altre ragazze, avrei trovato le sue domande quantomeno
inopportune, se non sgarbate, invece adesso mi sento insolitamente aperta,
sento di non voler incanalare il dialogo sui soliti binari di superficiale
cortesia. L’iniziale diffidenza è scomparsa totalmente. Dov’è finita
la mia solita riservatezza? Qualcosa mi spinge a confidarmi con Giulia...
i suoi sguardi attenti, il suo atteggiamento serio, ma disponibile, quasi
da sorella maggiore.
Riprendo: “Le sue frequentazioni sono piuttosto noiose... sai lì,
nell’ambiente, è pieno di porci e di pervertiti... e pezzi di merda...
sono abituati a servirsi della gente... si sentono in diritto di
invaderti, possedere tutto di te, come se fossi un oggetto, un giocattolo
nelle loro mani... ma tu lo sai meglio di me, no?”. “Puoi dirlo
forte”, replica annuendo convinta. “Prendi quello stronzo di
Stefano... un vero bastardo...”. Sgrano gli occhi. “Ma come, non è
il... il tuo ragazzo?”. “Cosa?”. Giulia si abbandona a una risata
quasi liberatoria, fresca come una cascata d’acqua limpida, guardandomi
come se avessi detto un’asineria gigantesca. “Ma... dai, pensi davvero
che io... lascia perdere, è un figlio di puttana, insopportabile... ha i
contatti giusti, così lo frequento, ma... stop, non c’è altro...
ovviamente lui insiste, ci prova sempre, non ha ritegno... è un verme,
scusa se te lo dico... so che siete amici...”. “Lo detesto,” replico
sollevata, “solo che lui e Roberto sono molto legati, amici
d’infanzia... e poi lavorano a stretto contatto... quindi...” allargo
le braccia come a dire: che ci posso fare?
Nel frattempo abbiamo raggiunto le docce, aperto l’acqua. Stiamo
manipolando i rubinetti per ottenere la temperatura giusta, tutto quasi
senza accorgercene, prese dal dialogo. “E poi a me piacciono altre...
persone...”, riprende evasivamente Giulia. Subito dopo, cambiando
discorso, “ E che tipo di rapporto vorresti allora?” La sua
naturalezza è disarmante. Non mi permetterei mai di fare queste domande
ad una sconosciuta, ma avverto la sua sincerità, so che è spassionata.
“Beh… andare al cinema, o in pub con gli amici... o a casa di
qualcuno, oppure in montagna… le cose più normali di questo mondo...
sembra assurdo vero? Voglio cose semplici, genuine, e non le ho, quando
magari... un sacco di ragazze mi invidiano e vorrebbero fare la vita che
faccio io...”. “Guarda che ti capisco benissimo... ma tutto non puoi
avere... se vuoi successo, devi rinunciare alla stabilità emotiva”, mi
dice Giulia, lasciandosi inondare dal getto della doccia, “... o forse
sono tutte cazzate, dipende se la Fortuna ti assiste!”. “E tu vorresti
un uomo stabile allora?”, replico con un sorriso Ti cedo Roberto!”.
Sorride anche lei, ma stavolta è come un sogghigno. “Beh... no, non
credo che... sia il mio tipo...”, poi uscendo dal vano doccia per
lasaciarmi bagnare, fissandomi dritta in faccia sbotta: “E scopate
spesso?”.
Ci resto di sasso. D’accordo dialogare di cose personali, ma fino
a questo punto... Comunque decido di prendere il tutto come un gioco, una
specie di sfida con me stessa. L’impressione di complicità è sempre
ben viva tra noi. Inoltre forse mi fa bene aprirmi, sfogarmi. “Beh…
si, abbastanza… funziona bene tra noi, cosa credevi?”. “E ti piace?
Godi sempre? Non fingi mai l’orgasmo con lui?” La sua tranquillità
sull’argomento ha del disarmante, sta forzando sempre più le cose. Mi
sento spiazzata. Mi scopro a pensare che forse la sua attitudine diretta,
senza complessi è quella più giusta. Perché non riesco mai a parlare di
sesso così, con la stessa serenità? Perché lo vivo così nascostamente,
come se fosse una cicatrice, una deformazione da nascondere, di cui
vergognarsi, badando a non richiamare mai l’attenzione su di essa?
Il getto d’acqua fresca mi colpisce sui capelli. Sollevo il viso
per riceverlo, rinfrescarmi le idee, letteralmente. Rifletto qualche
secondo e decido di stare al gioco: “Beh … non sempre mi piace. Sai
com’è… a volte lui è un po’ egoista… ha in mente strane
idee...” Mi stupisco io stessa della risposta che mi esce dalle labbra
e, soprattutto, del tono, sereno e sicuro, che uso. “Strane idee...
egoista... come tutti gli uomini” mi dice con tono complice, “ti
sembrerò prevenuta… ma credimi, in quei momenti anche l’uomo più
dolce e innamorato diventa egoista... pensa solo a sé stesso... a come
usarti per la sua eiaculazione quotidiana... che schifezza... per questo
ho deciso di mollare gli uomini, tanto non c’è speranza... basta!”.
Lo dice con un’espressione un po’ teatrale. E di nuovo appare quel suo
sorriso trasognato a illuminarle il viso.
Esco a insaponarmi pure io, guardo Giulia che sta facendo la stessa
cosa, strofinandosi con cura su tutto il corpo. Sembra assorta, pare che
il nostro scambio di opinioni l’abbia portata a riflettere. Stimolata
dalle sue considerazioni mi soffermo a pensare quando è stata l’ultima
volta che Roberto si è dedicato con passione solo al mio piacere, ma non
riesco a ricordarlo. Lui va sempre di fretta, consuma tutto così
rapidamente, il nostro rapporto, i momenti d’intimità, il sesso... Se
ci penso bene non ricordo di recente un solo orgasmo tutto e solo dedicato
a me.
“E allora sei... diciamo... single?” le chiedo per richiamarla
alla realtà. “Sì, la mia ragazza mi ha lasciato da poco... sempre la
solita storia, viaggio molto, troppo... poco tempo per stare insieme...
condividere esperienze…”. Per un attimo temo di non aver capito bene.
Ha pronunciato quelle parole con una tale tranquillità, ma mi ha colto di
nuovo di sorpresa, e probabilmente non lo nascondo visto che lei mi chiede
preoccupata: “C’è qualcosa... qualcosa che non va? Forse ti imbarazza
sentire queste cose?”.
Non
so come comportarmi...
Cristallo
Fine prima
parte: segue...