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Pian piano estraggo le dita per lasciar spazio a quella specie di vibratore di plastica... con difficoltà il manico si fa strada... ecco che entra appena... un centimetro... poi un altro po', più a fatica... Mi piace quello che vedo... il mio succo incollato all'impugnatura che ora si insinua dentro le sue cavità più impenetrabili... provo il piacere inebriante del superamento del limite... dello sfondamento di una barriera invisibile. Giulia ansima ma non si muove, le sue dita tendono al massimo lo sfintere, che lei sta ben attenta a non far contrarre... e infine inghiotte quel vibratore improvvisato, che scivola dentro fino in fondo mentre le pareti del retto si richiudono avidamente bloccandolo in una posizione grottesca... mi rialzo soddisfatta... vedere il telaio della mia Wilson di grafite, le corde sporgere in quella posizione assolutamente insolita come una specie di vessillo mi arrapa da matti, forse perché nelle mie fantasie più estreme avevo sempre immaginato qualcosa di analogo, senza mai davvero raffigurarmelo con la concretezza che ora invece ho proprio di fronte. Mi sento stordita, drogata.
Giulia intanto se la gode, maschera il dolore che comunque deve sentire, riprende fissandomi dal basso verso alto: "Ti piace guardarmi... vero? Anche a me... mi sento così troia... a corrompere una povera piccola verginella come te...".
Non mi va il tono che uso, ormai ho superato il momento iniziale di shock, l'imprevisto che mi metteva in soggezione, in posizione d'inferiorità... e intendo farglielo capire: "Lo sai... hai detto proprio bene... sembri una vera porca..." Le parlo tenendola per i capelli in modo che debba per forza guardarmi. Prendo la sua racchetta con l'altra mano, mi passo l'impugnatura sul solco della figa, inumidendola con gli umori che ancora stillano: "Ora ti faccio vedere cosa so fare...", butto lì senza ancora aver ancora deciso nulla di preciso. Giulia non si muove, sembra una belva pronta a scagliarsi sulla preda. C'è l'inferno nei suoi occhi, ma non muove un muscolo, impegnata nel contrarre lo sfintere attorno al cuneo che le ho appena infilato nel culo. Porto il manico della racchetta verso la sua bocca e le ingiungo di leccarlo. Lei tira fuori la lingua, la fa scorrere sul nastro... "Sai di buono... mmhhh... fammi provare...". Cerca di avvicinarsi, di affondare la faccia sulla mia figa ma non ho nessuna intenzione di permetterglielo. Le tiro con forza i capelli, senza dire una parola le faccio scivolare la racchetta sotto il corpo, gioco coi suoi pesanti seni, che puntano decisi verso il basso, le stuzzico i capezzoli bruni, puntuti come spilli, con le corde ben tese della sua Spalding, poi scendo ancora più giù fino al pube... col bordo metallico le percorro tutto il solco, strofinando con rudezza il clitoride. Chissà quante volte lei ha fatto lo stesso, chissà con chi, con quante ragazzine disposte a sperimentare con lei. Ho una specie di moto di gelosia retroattiva, completamente ingiustificato ma non per questo meno potente, ai limiti della rabbia, del rancore.
Accentuo lo sfregamento, quasi inconsapevolmente. Lo faccio perché vedo che le piace, il respiro si è fatto frequente, più spezzato. Ritraggo la racchetta, guardo l'umore scintillante sul telaio dell'oggetto, prova dell'autenticità del piacere. All'improvviso ho voglia di penetrarla, una voglia istantanea, irresistibile. "Non muoverti... ti insegno a fare un bel servizio... mi ringrazierai...". Le do un bacetto casto, ironico sulle labbra, mi sdraio con la schiena sulla panca, tenendo sempre l'oggetto saldamente in pugno. Mi insinuo per raggiungere la posizione più comoda, sotto il corpo di Giulia. Ora posso ammirare il taglio roseo della sua figa piuttosto slabbrata e rigonfia, il ciuffo di peli davanti, il cappuccio del clitoride ben evidente, sotto al quale si aprono le labbra che sfioro con i polpastrelli, facendola gemere. Più sopra campeggia il telatio della mia racchetta, tenuto ben fermo dai muscoli sodi della zona anale, in piena contrazione.
Giulia si piega leggermente per offrirmi la visuale migliore. Le ficco due dita dentro la fighetta succosa, senza tanti complimenti. Entrano come se fosse burro, è totalmente fradicia. A questo punto non posso più resistere, mi prende di nuovo quella voglia soffocante di sfondarla, impossessarmi della sua carne, tirarle fuori ogni piccola goccia di piacere, farla impazzire... faccio sfilare la Spalding sotto il suo corpo, la impugno tra manico e telaio... quei trenta centimetri di manico rigido assomigliano proprio a un vibratore adatto all'apertura di Giulia, la quale ha capito al volo le mie intenzioni e si sta allargando le cosce con entrambe le mani. Appoggio l'estremità del manico all'imboccatura della figa. Scompare subito dentro, attratto dalla muscolatura della zona pubica… in un colpo solo lo affondo, quasi fosse un pugnale. Entra fino a metà, istantaneamente, come a me prima. Giulia si lascia andare a un gemito prolungato. Le piace, e tanto. Non fa nulla per nasconderlo, gioca a carte scoperte: "Sììì... ora muovilo dentro... come se avessi per le mani un cazzo finto... chiavami...".
È un circolo vizioso, quello che si sta creando dal nulla, la sua eccitazione cresce irreversibilmente, e più la sento fremere sottto le mie cure, malleabile, porca, più mi sale la voglia, irrefrenabile ebbrezza di sentirla godere all'inverosimile... inizio a muovere l'impugnatura avanti e indietro, più velocemente possibile. Mi affascina contemplare le sue labbra prominenti, piene di sangue, turgide, inghiottire ed espellere quel grosso bastone che ho per le mani. Non c'è spazio per riflettere, per esaminare, anche solo per registrare ciò che accade. Sono attenta solo al presente, a godermi l'attimo, distesa su una panca da spogliatoio in compagnia di una stupenda creatura che ama farsi chiavare da una donna, inculata in continuazione dal manico di una racchetta da tennis... tutta impegnata, quasi non mi accorgo che Giulia si sta occupando delle mie parti intime. Le sue dita si trastullano con le mie cosce, scivolano con dolcezza lungo gli inguini, dandomi un sottile e prolungato brivido. Osservare le dita di Giulia, tra le sue tette che mi nascondono la visuale, mi da per un istante una sensazione di ripugnanza. La mia mente ancora rifiuta l'idea di lasciare che il corpo sia violato in quel modo da un'altra donna... ma quella mano che avanza così decisa, quelle dita agili che mi aprono le piccole labbra come se fossero le mie stesse dita, che mi accarezzano rudemente il clitoride, mi infiammano, sento un calore che dal ventre risale al cervello e lo avvolge, annullando ogni residua resistenza. Niente di paragonabile al misero piacere che riesco a darmi quando mi accarezzo da sola.
Il mio corpo si arrende. Mi sto bagnando enormemente. Ansimo: "Così dai... frugami... infilami due dita...chiavami...". E lei: " Non smettere... non fermarti...". Le morsico le cosce, per soffocare i mie gemiti, le succhio assaporando il sapore leggermente salato della sua pelle. Mi strizzo i capezzoli con la mano libera, li sento sensibilissimi. Adoro sfiorarli, assaporare le ondate di tremiti che si diramano da quei punti per me molto stimolanti... Giulia nel frattempo si muove leggermente stando ben attenta a non sottrarsi al mio trattamento, armeggia nella sua borsa alla ricerca di qualcosa... un oggetto, riesco appena a intravederlo... dev'essere un flacone di deodorante o di gel... vedo le sue mani appoggiarlo contro la mia vulva bagnatissima... sento il gelido metallo insinuarsi, spingersi a piccoli colpi inesorabilmente dentro di me. Mi sento dilatare, irrigidita da una sensazione stordente. Sento spalancarsi la parte più nascosta del mio corpo, al di là di un sottile dolore di fondo che però tende a scomparire in fretta, annullato dal martellante piacere che cresce e cresce... infine Giulia affonda la bomboletta fino a raggiungermi il collo dell'utero, con un colpo secco. Un urlo mi si strozza in gola, inizio a gemere mentre mi sento la figa riempita come se fosse la prima volta... poi inizia il movimento di stantuffo, inesorabile, violento, mentre con i polpastrelli Giulia mi lavora il clitoride, indugia, struscia e sfrega, come una folle... istintivamente inizio a seguire il suo ritmo con le anche, senza smettere di fotterla, anzi insistendo nel mio andirivieni, sfondandola a ripetizione con tutta la forza che mi rimane, fin nelle profondità più inaccessibili del suo ventre.
Ormai è una guerra, una lotta senza mezzi termini, senza esclusione di colpi. C'è un pizzico di cattiveria, di sadismo forse, nella mia foga, e la stessa strana mescolanza di passione e rudezza la sento in Giulia. Ci muoviamo all'unisono, perfetta macchina di piacere, quasi insopportabile, da far svenire... pochi istanti ancora sono sufficienti, sotto quelle spinte sempre più potenti... improvvisamente, inarrestabile, un'inebriante sensazione di calore si diffonde nel mio ventre, risale lungo il mio corpo, si conficca nella mia mente come una freccia di fuoco... È l'orgasmo, sconvolgente, ancora più furioso di quello provato poco prima. Mentre anche il culo di Giulia si contrae e si rilascia, il bacino sembra impazzito, il suo ansimare accelerato, rumoroso, liberatorio mi annuncia l'acme del suo piacere.
Le tolgo i due pali dai buchi, ne escono fradici di umori. Le bacio la figa, odorosa di miele, mentre lei lascia cadere la bomboletta spray e si abbandona sul mio corpo, tuffando il volto tra le mie gambe, mormorando: "Amore... amore mio...". Rimango come svenuta, inanimata bambola di pezza nelle splendide mani di Giulia, amante fantastica, meraviglioso giustiziere dei miei pregiudizi.
Cristallo
Fine
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