FUTURISMO

Movimento letterario e artistico sviluppatosi in Italia nel quadro del generale rinnovamento delle arti dell’Europa dell’inizio del sec. XX. Fondato da Marinetti con il Manifesto pubblicato sul Figaro di Parigi il 20.2.1909, si caratterizzò fin dall’inizio per l’esigenza di un rinnovamento radicale dei mezzi espressivi e per una ideologia globale; la rottura con la tradizione, che il f. sosteneva di voler azzerare, era diretta anche contro la filosofia, la politica, il costume; la piena adesione ai nuovi temi della moderna società meccanizzata e industriale, di cui il futurismo esaltava gli aspetti del progresso, della velocità, della simultaneità, ma anche dell’aggressività e competitività, si traduceva in una esaltazione incondizionata dell’azione come essenza della realtà. Fortemente critico verso l’arte del passato mummificata dall’ossequio a vuote e stanche tradizioni, proponeva a livello letterario l’impiego del verso libero e lo scardinamento dell’ordito sintattico espressi nella poetica delle "parole in libertà" e della "immaginazione senza fili". L’anarchia espressiva, intesa a riportare sulla pagina l’anarchia del reale, si realizzava con l’eliminazione di aggettivi, congiunzioni e flessione verbale (giudicate distorsioni intellettuali dell’accadere reale) a favore di sostantivi, avverbi e infiniti (quali espressioni dell’azione in sé). In campo letterario oltre a Marinetti aderirono alla poetica futurista G. Papini e A. Soffici (con la rivista Lacerba), A. Palazzeschi, C. Govoni, L. Folgore. Per Govoni e Palazzeschi l’esperienza futurista fu un momento di una più complessa evoluzione politica e intellettuale. I risultati artisticamente migliori vennero però raggiunti nel campo delle arti figurative con U. Boccioni, C. Carrà, L. Russolo (che estese il f. alla musica, intesa come espressione di rumori), firmatari del Manifesto dei pittori futuristi (11.2.1910), a cui si aggiunsero G. Balla, G. Severini e l’architetto A. Sant’Elia. Dal punto di vista tecnico essi guardarono alle scomposizioni di colore del divisionismo (G. Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, Milano, Gall. d’Arte Mod.) e a quelle di forma del cubismo (es. la scultura di U. Boccioni, Sviluppo di una bottiglia nello spazio, 1912, Milano, Gall. d’Arte Mod.), ed ebbero un’enorme influenza su movimenti artistici europei contemporanei e successivi (cubismo, dadaismo, surrealismo). La critica più recente ha inoltre evidenziato come, dopo una stasi della ricerca formale coincisa con lo scoppio della 1a guerra mondiale, a partire dal 1918 fino agli anni ’30, il movimento fu rivitalizzato dall’adesione di artisti della nuova generazione quali F. Depero, Fillia, G. Dottori, E. Prampolini, ecc., che nel 1929 firmarono con Balla il Manifesto dell’aeropittura. In Europa particolare importanza rivestì il futurismo russo (cubofuturismo), sorto contemporaneamente a quello italiano, ma sviluppatosi poi in modo autonomo e anzi con una precisa volontà di diversificazione dall’esperienza marinettiana. All’attività del periodo 1910-17, connotata principalmente dalla reazione al simbolismo russo degli anni precedenti e che ebbe come esponenti principali V. Chlebnikov, V. Kamenskij, V. Majakovskij, seguì, dopo la rivoluzione, un periodo di più stretta adesione alle nuove istanze politiche e sociali e una meno precisa caratterizzazione artistica del movimento, che accolse genericamente al suo interno ogni tipo di avanguardia.

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