LA DECADENZA

Un'altro motivo portante del nuovo movimento è, come già accennato, quello della fin de siècle, della fine di un'era, della fine della civiltà ormai avviata ad un'irreversibile decadenza. E' il tedio di cui parla Verlaine nella poesia Languore:

Io sono l'Impero alla fine della decadenza.

che guarda passare i grandi Barbari bianchi

componendo acrostici indolenti [...]

Scriveva anche l'esteta inglese Walter Pater:

"E' un mondo consumato fino alla corda, dove le cose più belle della terra sembrano cadere da sole in pezzi".

Gabriele D'Annunzio

Questo senso della bellezza minacciata non fu però accolto come qualcosa di assolutamente negativo; i decadenti seppero riconoscere la dolcezza del declino, la fine di qualcosa che fu grande, seppero assaporare la bellezza che si esalta quando qualcosa giunge al termine.

Scrive D'Annunzio nel romanzo Il piacere (1889):

"Andrea ama non la Roma dei Cesari, ma la Roma dei Papi; non la Roma degli Archi, delle Terme, dei Fòri, ma la Roma delle Ville, delle Fontane, delle Chiese [...]"

Vi è infatti una predilezione nel protagonista, e di conseguenza nell'autore, più che per la Grande Roma imperiale, per la Roma papale, corrotta, pervasa dal disfacimento, segnata dalla decadenza.

 

<< ILSIMBOLISMO | L'ESTETISMO >>

PAGINA INIZIALE

Hosted by www.Geocities.ws

1