| Giudizi critici | ||||
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« Saremmo ingiusti verso la memoria di Walpole se attribuissimo al Castello di Otranto l'obiettivo primario di "suscitare sorpresa e di ingenerare il senso dell'orrore" [...]. Se fosse stato solo questo l'obiettivo raggiunto i mezzi per arrivarvi potrebbero essere definiti goffi e fanciulleschi. In realtà il fine di Walpole era molto più difficile da raggiungere e molto più importante una volta raggiunto. Il suo scopo era quello di raffigurare la vita e i costumi dell'epoca feudale com'erano veramente e dipingerli nel tumulto e nelle fortunose vicende messe in atto dalla macchina del sovrannaturale, un sovrannaturale che le superstizioni del tempo accoglieva con passiva credulità[...]. Non la sorpresa o il terrore costituivano il fine di Scott, bensì portare i lettore ad identificarsi con quell'epoca primitiva in cui "ogni strana novella era tenuta per vera"». W. Scott, Introduzione a The Castle of Otranto (1826)
« L'edificio mentale di Walpole, all'apparenza così tedioso, era posseduto da un'immaginazione bizzarra. Quella sua mania per i gingilli, le anticaglie, gli Strawberry Hills e le forme regali in disuso, cos'altro erano se non una forma di immaginazione che aveva perso la retta via e s'era messa in cerca di carabattole? Una volta tanto Walpole s'era lasciato andare ad una confidenza con Mme du Deffand. Fra le proprie opere preferiva Il Castello di Otranto poiché in tale romanzo "J'ai laissé courir mon imagination, les visions et les passions m'echauffaient ". Visioni e passione non sono certo le qualità che saremmo propensi a riconoscere a Horace Walpole; eppure lasciandoci andare nell'incredibile varietà delle sue lettere, dobbiamo ammettere che in certo senso, e dal suo punto di vista, sapeva veder giusto e giudicava obiettivamente. Walpole non era solo l'uomo più arguto, ma anche il più perspicace e il non meno gentile. Fra gli scrittori inglesi in prosa porta per sempre, e con grazia tutta particolare, una coroncina ben meritata». V. Woolf, Horace Walpole, in "Times Literary Supplement", 31 luglio 1919
« [...] ad esclusione delle finte rovine, che precedono di una cinquantina di anni i romanzi della Radcliffe e che sono associate con i poeti della malinconia, le forme gotiche servivano a creare un’aria di leggerezza e di varietà e non di orrore e di mistero. Persino l’autore del Castello di Otranto considerava la propria “villa” una dimora graziosa e piena di gaiezza e solo dopo Fonthill l’architettura si assunse il compito di far rizzare i capelli. Il gusto romantico dell'orrore trova una propria collocazione nel revival gotico perché mette in luce la forma mentale attraverso la quale una moltitudine di lettori guardò agli edifici medievali. Ma se volgiamo le nostre ricerche alla seconda metà del diciottesimo secolo per rintracciare le influenze letterarie che promossero il revival gotico , non è necessario sprecar tempo dietro alle imitazioni del Castello di Otranto, bensì studiare quei testi che mostrano un interesse effettivo per il medioevo, una venerazione per le sue arti e i suoi costumi e una serie indagine dei suoi monumenti. Non è tanto il uso romanzo che rende Walpole così importante per noi, quanto il suo castello gotico». Sir K. Clark, The Gothic Revival, London, 1928
« Di primo acchito il creatore di Strawberry Hill, nonché autore del Castello di Otranto, può sembrare un eccentrico, ma ad un'analisi più serrata lo vediamo condividere quasi tutti i pregiudizi, le aspirazioni e i piaceri raffinati di quella emancipata classe sociale di cui fu un membro così rappresentativo. Il suo atteggiamento verso l'architettura gotica, la storia, il paesaggio, il culto della sensibilità e della vita stessa, con le sue gioie e i suoi crucci, quale ci appare dalle lettere e dalle varie opere, è tipico del tempo e della classe a cui apparteneva». H. Honour, Horace Walpole, London, 1957 |
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