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8 settembre
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| Dou, scuola serale |
Già il giorno seguente la fine del governo Mussolini il "ras di Cremona" Roberto Farinacci viene spedito da Hitler in Germania (ove rimane 2 mesi) per sentirsi proporre - nella "tana del lupo" di Rastenberg - la direzione di un governo provvisorio neofascista collaborazionista. Dal "Diario 1943" di Farinacci (elaborato da un suo segretario, Emanuele Tornaghi, che nel '46 lo vendette alla Rizzoli; rimasto inedito per contese ereditarie) emerge da un lato il rifiuto della proposta (v. stralci del colloquio del 26 luglio pubblicati in "Repubblica" 29 agosto 2003), ma dall'altro l'accanimento nel mettere in guardia Hitler sull'atteggiamento del Re e di Badoglio, sul sicuro armistizio di quest'ultimo. In sostanza posso pensare che anche questo colloquio abbia spinto il capo nazista ad affrettare l'invasione dell'Italia.
Subito dopo il 25 luglio l'OKW predispose e distribuì agli ufficiali un promemoria sul comportamento da adottare verso le popolazione italiana (Goebbels, Diario intimo,MI,1948., pp. 565-79) che al punto 4 ordinava di colpire fortemente ogni resistenza e sabotaggio, ma al punto 5 recitava testualmente:"gli elementi che non possono esser convinti esser con noi, sono da lasciare in pace; bisogna consigliarli ad andare a casa dove la moglie e i bambini li attendono e di trattenersi presso di loro calmi. Con questo essi evitano il pericolo di essere frantumati fra le due parti combattenti". In sostanza, il "tutti a casa" fu previsto e guidato, almeno in parte, dai tedeschi.
Secondo ILARI [1991, 43 sgg] gli sbandati in territorio italiano controllato dai tedeschi furono circa 1 milione e 300 mila: 75 mila camice nere e 69 mila soldati dell'esercito passarono nella Wermacht, circa 100 mila passarono alla RSI, e una cifra minore passò alla resistenza.
Centinaia di migliaia di militari italiani internati dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 si rifiutarono di passare nella Repubblica di Salò. Questo non lo ricordano volentieri i revisionisti che mettono sullo stesso piano le giovani leve fasciste con i partigiani.
Testi indicati dal ricercatore Andrea Rossi di Ferrara come apportatori di nuovi elementi fattuali (da un'angolatura "revisionista") e storiograficamente validi per la disamina del periodo resistenziale:
Mirco Dondi, La lunga liberazione
Gabriele Ranzato, Il corpo del Duce
Giovanni Contini, La memoria divisa
Paolo Pezzino, Anatomia di un massacro-controversie su una strage tedesca (citato da esponenti parlamentari di FI per sostenere che il massacro nazista di Marzabotto - cui parteciparono peraltro anche alcune guide fasciste - fu in qc.modo provocato dai partigiani).
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A metà novembre 1943 con il Manifesto di Verona del Partito fascista repubblicano gli ebrei furono considerati come non facenti parte della società italiana, furono privati della cittadinanza e in quanto "stranieri" fu attribuita loro la cittadinanza di stati in guerra con l'asse nazi-fascista" (COLLOTTI, Laterza) e quindi furono considerati "nemici". Privati di qualsiasi tutela giuridica, furono totalmente consegnati alla mercé dei tedeschi. La successiva ordinanza del ministro dell'interno repubblichino Buffarini Guidi disponeva l'internamento degli ebrei. Il Corriere della Sera del 1 dicembre '43 commentava soddisfatto:"andranno a confortare il disagio dei sinistrati dai bombardamenti aerei". Bombardamenti terribili si avranno a Gorla (MI), Rovetta (BG), Coltrano (PI).
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La Legge 3.3. 2004 nr. 92 istitutiva della "giornata del Ricordo", voluta da AN e votata con la sola opposizione di Rifondazione e dei Comunisti Italiani, fa partire dall'8 settembre il periodo della "eliminazione" degli Italiani nelle zone di confine orientali. Nella fase 8 settembre - fine ottobre 1943 perirono in modo violento (non nelle foibe, visto che queste ultime non sono in Istria ma sul Carso) 600 italiani, ad opera degli slavi che occupavano le zone istriane abbandonate dall'esercito italiano e dai fascisti. Si vuole dire la responsabilità di tali uccisioni ai partigiani "comunisti". Contemporaneamente migliaia di italiani - colpevoli di avere scelto di schierarsi con il legittimo Regno del Sud e di aver scelto di combattere contro i tedeschi - venivano eliminati dai nazisti a Cefalonia. Neanche 3 settimane prima di questi tragici fatti il vescovo di Trieste Antonio Santin (filogovernativo) scriveva al locale prefetto: "Villaggi e case incendiate, innumerevoli famiglie disperse, gente uccisa senza motivo all'impazzata, torture e bastonature violente durante gli interrogatori, arresti di massa, campi pieni di internati tenuti in modo disumano (che parla ha visto con i suoi occhi) hanno seminato odio e favorito la propaganda partigiana..." (Gianni OLIVA, Profughi, MI:Rizzoli). L'operazione governativa berlusconiana è quella di colpevolizzare i "comunisti",, ad iniziare da Togliatti. Il quale ultimo invece non aveva accettato l'annessone jugoslava (col trattato di pace 10 febbraio 1947) delle città giuliane a maggioranza italiana (cfr Raoul Pupo, Il lungo addio, MI:Rizzoli). Il successivo esodo venne in qualche modo pubblicizzato dai media (mi ricordo di aver subito per due anni consecutivi 1954-55 nelle colonie estive per statali a Pesaro il quotidiano rito di alza bandiera, "vola colomba" e sequela di interventi di esaltazione del ruolo italiano in guerra, ad opera di un ex-cappellano militare). L'oblio su foibe ed esodo fu opera tipicamente governativa negli anni successivi, mentre oggi gli ax-fascisti ao governo rigettano ogni resposabilità su comunisti e "resistenza".
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Un effetto dell'8 settembre sulla percezione sociale di un nobile siciliano che precedentemente si identificava con la bella vita delle "upper classes" fasciste. Ufficiale catturato l'8 settembre, internato nei pressi di Salisburgo, poi liberato dai russi, racconta Vittorio De Seta (n.1923): "Messo assieme ai soldati semplici ho conosciuto una dimensione nuova che era il mondo popolare". Si dedica quindi a marcare in documentari singole storie di soggetti fino a realizzare "Banditi ad Orgosolo" (pastore costretto a diventare bandito,1961) ; "Un uomo a metà" (un intellettuale di fronte alla nevrosi,1966) e "Diario di un maestro" (esperienze di un maestro nel quartiere difficile di Pietralata 1972) e il percorso di un extracomunitario in Italia (2004).
(da un dibattito radio marzo 2005) Lo storico ("revisionista"?) Simoncelli (in riferimento anche a Gagliani che parla dell'amnistia togliattiana che seppellì anche le responsabilità dei singoli fascisti - come di un tentativo vano pro-referendum) giustifica la costituzione - il 23 settembre 1043 - della RSI con l'esigenza di "salvare l'Italia dalla polonizzazione", e parla di "repubblica necessaria"; tesi contestata da Ganapini, in base al quale la RSI non solo era di fatto dipendente dai tedeschi, ma era anche, dal punto di vista giuridico, priva di legittimità. Per Ganapini i revisionisti non solo arrivano al "negazionismo" (parlando della persecuzione culturale ed epurazione come "casuale"), ma sfuggono al tema entrale: qual è la responsabilità del fascismo in quanto forma specificamene italiana che costituì il modello di stato, di partito, di teoria della razza per lo stesso nazismo.
FONTI
AA. VV., I militari italiani internati dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943 (atti del convegno 14-15 novembre 1985), FI:Giunti, 1986
AA. VV., Fra sterminio e sfruttamento (atti del convegno 23-24 maggio 1991), FI: Le Lettere, 1992
Giampiero Carocci, Il campo degli ufficiali, FI:Giunti 1995
Luigi Collo, La resistenza disarmata, Introduzione di Nuto Revelli, VE:Marsilio,1995
Enzo Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia, Bari:Laterza
Orlando Lecchini, Per non chinare la testa. Un Lunigianese nei lager nazisti, Pontremoli:Il Corriere Apuano, 1988
Come nasce la Repubblica - La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documetni americani e italiani 1943-47 a c. Nicola Trranfaglia, MI: Bompiani, 2204
V. Ilari, Storia del servizio militare in Italia, IV, Soldati e partigiani 1943-45, Roma, 1991
Alessandro Natta, L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania, TO:Einaudi, 1997.
Resistenza senz'armi. Un capitolo di storia italiana dal 1943 al 1945 (dalle testimonianze dei militari toscani internati nei lager nazisti), prefazione di Leonetto Amadei, FI:Le Monnier, 1988
Gerhard Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, a cura dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1992
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