Leoni marini alla Penisola di Valdes
Nella Penisola di Valdes nidificano diverse colonie di Leoni Marini o Lobo Marino de un pelo,
come vengono chiamati in Patagonia.
Il Leone Marino, il cui nome scientifico è Otaria Flavescens, è un mammifero appartenente
all'ordine dei Pinnipedi e alla famiglia degli Otaridi, ovvero pinnipedi dotati di padiglione
auricolare e che, a differenza dei Focidi, sono in grado di utilizzare gli arti posteriori per la marcia.
Il pelo che riveste il corpo adiposo ma snello è di colore marroncino, con diverse tonalità a
seconda dell'età e del sesso dell'animale o del grado di umidificazione della pelle.
I maschi adulti, che raggiungono una lunghezza di due metri e mezzo arrivando a pesare 350 Kg,
sono ben riconoscibili per il caratteristico rigonfiamento del collo ricoperto da un fitto
crine giallastro, da cui il nome volgare di Leone Marino con cui questa specie è conosciuta.
Le femmine, più piccole e snelle e con la testa più affilata, presentano un
colore di pellame più chiaro e non superano solitamente il metro e mezzo di
lunghezza ed i 70 Kg. di peso. I loro luoghi di riunione preferiti sono i
promontori e le baie naturalmente protette da precipizi rocciosi che impediscono
l'accesso alla colonia dei predatori terrestri; qui i maschi riproduttori,
puntualmente a partire dal mese di dicembre, attendono le femmine combattendo
tra loro feroci lotte per difendere il territorio che accoglierà il proprio
"harem" dai rivali. Infatti, pur raggiungendo la maturità sessuale
verso i 5-6 anni d'età, contro i 4 della femmina, il maschi deve aspettare di
raggiungere la prestanza fisica sufficiente per affermare il proprio diritto
alla riproduzione, attraverso la delimitazione di un territorio e dando sfoggio
della propria forza e aggressività fino a conquistare un certo numero di
femmine, anche quindici, che formeranno il suo harem.
Verso gennaio-febbraio arrivano le femmine, soltanto pochi giorni prima di
partorire, dopo 11 mesi e mezzo di gestazione, un unico cucciolo di color nero e
di 10-12 Kg. di peso.
Subito dopo il parto hanno luogo gli accoppiamenti, e solo una volta fecondata
la femmina, fino al momento gelosamente custodita dal "sultano" che la
difende ferocemente dalle "avances" degli altri maschi, potrà
tranquillamente allontanarsi e nuotare in cerca di alimento o frescura. Il
piccolo, assolutamente indifeso e che a volte soccombe schiacciato nel corso
delle lotte ingaggiate dagli adulti, viene pazientemente allattato, a volte
anche per un anno, ed educato al nuoto dalla madre, che è in grado di
riconoscerlo tra i tanti per il solo odore, e al mese e mezzo di età è già in
grado di seguirla nel mare, dove si cela in agguato un altro grave pericolo:
l'orca, l'instancabile cacciatore marino che proprio in questa epoca si avvicina
fin sotto costa alle colonie in cerca di facili prede. Ma sicuramente non sono
stati i predatori marini come l'orca, il pescecane e la foca leopardo, a mettere
a rischio la sopravvivenza della specie: fin dalla seconda metà del XVI secolo
le coste della Patagonia e delle isole dei mari del sud sono state muti
testimoni di crudeli quanto indiscriminate stragi per rifornire di carni le
cambuse delle navi, di olio le concerie (da ogni animale si ottengono dai 25 ai
35 litri di prodotto) e, anche se in misura minore rispetto al più pregiato lobo
marino de dos pelos o lobo peletero, per confezionare delicate e
ricercate pellicce per signora.
Gruppi di uomini, particolarmente durante il periodo della riproduzione quando
più alta era la concentrazione degli animali a terra, circondavano la colonia
chiudendo ogni via di fuga al mare e uccidendoli a colpi di bastone, per non
sciupare le preziose pelli e consumare cartucce. Ancora all'inizio del XX secolo
gruppi di avventurieri, attirati dal miraggio di un facile guadagno, venivano
sbarcati per mesi sulle coste più sperdute della Patagonia, nutrendosi
esclusivamente di carne di Lobos e accumulando pelli per una ricompensa
che alla fine si rivelava estremamente magra, in quanto della vendita del
prodotto una cospicua percentuale del guadagno era destinata agli armatori e ai
commercianti che finanziavano la caccia.
Per di più non era raro che questi sventurati fossero abbandonati al proprio
destino qualora le tempeste o la scarsa convenienza rendesse pericoloso o non
remunerativo il loro riscatto da parte delle navi appoggio.
Oggi la strage di questi animali, protetti in Argentina da una legge nazionale
che ne proibisce la cattura ed uccisione, continua: indirettamente attraverso
l'occupazione dei loro habitat da parte di insediamenti umani, e direttamente ad
opera di una certa categoria di pescatori che vi vedono un molesto concorrente
ed un pericolo per la integrità delle reti.
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