
Credo di aver perso la cognizione del tempo.
Quant'è passato? Che ore sono... e che giorno è?
Mi chiedo da quanto tempo sia qui. Quanto?
"Ah..."
Xion aveva battuto la testa. La sua gamba, che era stata gravemente danneggiata dal morso della chimera, non smetteva di sanguinare e già aveva perso molto sangue. Il giovane iniziava a perdere conoscenza; le forze lo abbandonavano sempre di più e la sua vista iniziava ad offuscarsi. Ora ciò che desiderava più di tutto era un profondo riposo rigeneratore, lontano dal dolore delle ferite, fuori da quella foresta oscura.
Sognava.
"Reiken..."
I sensi stavano cominciando ad abbandonarlo, e quasi involontariamente le sue labbra fiatarono il nome del suo amato dio... perduto.
"... dove sei? Cosa ti è successo...perchè doveva succedere...perchè è tutto così crudele..."
Vaneggiava. Senza nemmeno accorgersene si ritrovò a piangere, i suoi occhi lacrimarono da soli, senza che potesse controllarlo. Li chiuse, percependo via via di essere sempre più vicino alla fine. Si abbandonò con rassegnazione, incapace di trovare la forza necessaria per reagire.
Stava davvero male. Erano quasi 16 ore che non mangiava, più di 24 che non dormiva. Aveva combattuto, scalato, sofferto, fatto sesso, nuotato, cercato... adesso era completamente esausto, allo stremo delle forze. Ma non era pentito dopo tutto. Almeno sarebbe morto per una giusta causa, salvare una ragazzina innocente dalle grinfie di un mostro che desiderava cibarsene. Era degno di un eroe, forse. Che soddisfazione!
Però in realtà quella soddisfazione era solo una misera consolazione. Soddisfazione? Era davvero poca in effetti quella che Xion provava in quel momento. Ne aveva solo un minimo, solo perchè quella ragazzina era salva grazie a lui. Ma quello che più desiderava non c'era; non aveva trovato il suo compagno e man mano che il tempo passava le possibilità di poterlo rivedere calavano sempre più velocemente.
"Voglio vederti, Reiken... quanto tempo è che sto lontano da te......" pianse sottovoce, crucciandosi ulteriormente per la sua sofferenza. Aveva fallito. Come sempre la ragione stava dalla parte del suo dio. Quella missione era troppo ardua. Xion prese atto della propria ostinazione, del voler a tutti i costi dimostrare qualcosa che non era. Ma prima della missione era così seriamente convinto di essere adatto, di avere le capacità per portare a termine il lavoro, di possedere la forza necessaria... non era così, lui era un debole. Reiken l'aveva capito subito, rifletté, per questo si era opposto sin dall'inizio alla sua decisione.
"Che stupido... stupido, sono..."
Mormorava debolmente. Mentre si tormentava per i suoi errori, ad un tratto qualcosa cadde dal cielo e si posò sulla sua pancia. Non se ne accorse subito, o meglio, era così sconfortato che non ebbe la forza nemmeno di alzare il capo per controllare di cosa si trattasse. Però, sentendo quella cosa muoversi ed agitarsi su di sé, ad un certo punto fu vinto dalla curiosità e alzò la testa.
Le sue pupille faticarono per mettere a fuoco l'immagine, ma dopo qualche istante realizzò che quello che si agitava su di lui era un piccolo pulcino, le cui piume stavano bruciando. Doveva essere caduto da qualche nido e istintivamente il ragazzo alzò lo sguardo al cielo, come per individuare il punto da cui era precipitato.
Ma ci fu un'altra cosa che catturò la sua attenzione: i rami degli alberi erano in fiamme ed ardevano intensamente sopra di lui.
Immediatamente realizzò di essere in pericolo in quel posto. L'incendio, senza che se ne fosse accorto, era già arrivato in quella zona e divampava minacciosamente tutt'intorno.
In quel momento ebbe paura.
Adesso la prima cosa che doveva fare per salvarsi era allontanarsi dalle fiamme, se non voleva morire bruciato. Sinceramente era disposto anche a morire, ma non finire arrosto, quello mai. Preferiva di gran lunga morire per la fame o ucciso da una chimera. Temeva il fuoco per natura e anche in quella situazione sarebbe fuggito sino all'ultimo.
Con decisione afferrò l'uccellino sul suo petto con una mano e lo portò più vicino agli occhi in modo da individuare con esattezza il punto in cui bruciava. Con un leggero soffio spense il suo dolore e sorrise quando sentì il minuto animale cinguettare in segno di riconoscenza. Potrebbe sembrare assurdo, ma la piccola soddisfazione di aver salvato quell'essere gli restituì un pò di forza e lo stimolò ad alzarsi, vincendo la stanchezza ed il dolore. Infilò il pulcinetto nella tasca della divisa e con determinazione e gran sforzo si tirò su dal cespuglio in cui era stato scaraventato, facendo del suo meglio per evitare di muovere la gamba ferita e cercando di allontanarsi più velocemente possibile dal pericolo che minacciava dall'alto.
Senza dimenticarsi di prendere la spada, si mosse zoppicando via dagli alberi in fiamme fino ad arrivare allo spiazzo erboso da cui era venuto, dove il fuoco non poteva spargersi. Con immediato sollievo notò che la chimera da cui era stato aggredito era scomparsa, e da lontano intravide il flusso calmo e luminoso di un corso d'acqua rischiarato dalla luce lunare.
Si mise d'impegno per raggiungerlo, strisciando con una gamba sola, aiutandosi con le braccia doloranti. Aveva sete, tanta, e un enorme bisogno di bagnarsi le braccia ustionate con dell'acqua fresca. Mentre arrancava con incredibile fatica, l'uccellino pigolava gaiamente, quasi come facesse il tifo per lui e lo incitasse a continuare. Inconsciamente, Xion apprezzò il contributo dell'animaletto e si ripromise di dare dell'acqua anche a lui una volta arrivati al fiume.
Dopo un tragitto estenuante finalmente raggiunse il suo traguardo e tirò un enorme sospiro di sollievo. Si piegò, con grande dolore a dir la verità, e a mani giunte raccolse un pò di quell'acqua gelida e pura, per portarla sulle labbra aride e berla con desiderio. Non gli bastò e ne prese ancora e poi ancora. Poi si ricordò del suo piccolo amico, così lo tirò fuori dalla tasca e gli porse un palmo d'acqua con gentilezza. Ma il piccolo rimase totalmente impassibile e non bevve.
"Dai, tanto lo so che hai sete...!" incitò il ragazzo, avvicinando al massimo la mano al beccuccio dell'animale. Ancora niente, perciò immaginò che l'uccellino non avesse capito che quella fosse acqua e si accorse di aver ragione dopo che, abbassata dolcemente la testa del piccolo sul liquido con un dito e bagnatogli il becco, questi bevve con rapidità e gratificazione, quasi non credesse di avere la possibilità di farlo.
Xion sorrise ancora, compiaciuto, e lasciò che l'amico si abbeverasse fin tanto che ne avesse voglia, prima di ritirare la mano e bagnarla nuovamente nel fiume. Emise un gemito di dolore quando quell'acqua gelida idratò la pelle scottata sul suo braccio, raffreddandone momentaneamente l'intenso calore. Posò allo stesso modo la mano bagnata nell'altro braccio e ripeté l'operazione un'altra volta e un'altra ancora.
Si accorse presto, tuttavia, che il sollievo era solo temporaneo e che quelle ustioni erano troppo gravi per essere lenite con della semplice acqua. Neanche un iceberg ne avrebbe attenuato il dolore, poco ma sicuro. Si rassegnò, osservando con orrore la gravità del danno subito ed ipotizzando che sarebbe servito un tempo lunghissimo per guarire completamente. Ma più di ogni altra cosa, in quel momento, gli doleva la gamba, quella che era stata morsa dalla chimera.
Una volta esaminata l'entità dei danni subiti alle braccia, con timore si voltò verso la gamba, sollevando con cura il pantalone zuppo di sangue e incontrando la mostruosa ferita. Nonostante fosse ancora notte fu in grado di notare il colore giallo-violaceo che contornava i profondi solchi e l'esorbitante quantità di sangue che stava fuori uscendo. Sbiancò. Doveva essere stata danneggiata qualche vena. Rapidamente afferrò la katana e la usò per tagliare una gamba dei pantaloni. Se la stracciò via come meglio gli riuscì e la legò strettamente attorno all'arto ferito, stringendo più forte che poteva per bloccare almeno un pò l'emorragia.
"Ah... che male, dannazione..." brontolò con dolore mentre sfiorava appena la zona dolente.
Il fuoco divampava ancora senza sosta attraverso la foresta, senza risparmiare nulla che si presentasse di fronte al suo cammino. Ormai era diventato indomabile.
Con stupore e timore, Xion alzò lo sguardo verso il cielo, osservando i colli e gli alberi che oltre il corso del fiume ardevano. La vista di quell'inferno gli metteva una grande tristezza, sentiva il suo cuore svuotarsi, morire. Ancora, continuamente, il pensiero della perdita di Reiken lo distruggeva. Vivere senza di lui sarebbe stato peggio che morire. Lo conosceva da così poco tempo, eppure quell'amico-amante così sincero era diventato parte integrante di lui, e aveva costruito un legame indissolubile col suo cuore. Era sicuro che al mondo non esistesse nessun altro come lui o perlomeno in grado di dargli le stesse cose; e sapeva che, perdendolo, avrebbe perso tutto quanto.
Non era mai stato innamorato prima. Ma ora che lo era - che era certo di esserlo - capiva davvero cosa significasse soffrire per un'altra persona. Non aveva mai avuto un amico così caro prima. Il terrore di dover continuare a vivere senza la sua presenza era così forte da fargli desiderare la morte.
Assorto nei suoi tristi pensieri, involontariamente portò lo sguardo sul vecchio granaio.
In un solo istante si ricordò della ragazzina di Corel che aveva salvato, e sgranò gli occhi con spavento nel vedere che la vecchia struttura in cui si era rifugiata era in fiamme. Fu scosso da un brivido di paura come si domandò se si trovasse ancora là dentro, e decise di andare a controllare.
La sorte di quella ragazzina gli stava molto a cuore e non poteva permettersi di lasciarla morire dopo essersi illuso di averla salvata. Il granaio distava qualche centinaio di metri lontano e non sarebbe stato tanto difficile raggiungerlo. Xion rifletté ancora per qualche istante poi prese una salda decisione: avrebbe salvato la vita di quella giovane ad ogni costo, fosse l'ultima cosa che avrebbe fatto. E in effetti, in quelle condizioni, erano poche le cose che ancora avrebbe potuto fare; se doveva morire allora doveva farlo nella maniera migliore, e questa era la sua occasione.
Con determinazione afferrò il pulcino e la katana, e si sollevò sulle gambe stanche, facendo del suo meglio per ignorare il dolore lancinante che lo straziava. Strinse forte i denti, zoppicando rapidamente verso la sua meta. Per facilitarsi la scalata usò la spada come bastone e strinse tra i denti un pezzo della maglia per contenere quel dolore disumano. Camminando, lasciava dietro di sé una lunga scia di sangue, che scorreva abbondantemente dalla ferita della gamba nonostante la medicazione.
Sperò sino all'ultimo che la ragazza *non* si trovasse all'interno della costruzione in fiamme. Ma, una volta arrivato abbastanza vicino, le forti grida di lei non poterono sfuggire ai suoi orecchi; e non vi era dubbio che provenissero dal granaio.
Con audacia alzò lo sguardo sulle fiamme che avvampavano sul rudere e si rese conto di non aver paura di affrontarle. Ormai non aveva più niente da perdere, perchè tutto ciò che aveva era svanito. Non aveva scampo. La sua vita non dipendeva dalla sfida di quelle vampe. La sua sorte rimaneva segnata, non sarebbe riuscito a salvarsi in ogni caso in quelle condizioni. Era solo, circondato da un incendio che si estendeva per ettari, in una foresta pullulante di terribili mostri. Le possibilità di scampare alla morte erano minime, e ormai si era completamente rassegnato.
La sua preghiera era che almeno Reiken fosse riuscito a salvarsi. L'ultimo desiderio. Reiken era scomparso a causa sua; era solo colpa sua, come sempre. Ma non c'era tempo di lamentarsi per questo, era giunto il momento di agire, di effettuare l'ultima azione.
Senza rancore si diresse verso l'entrata del caseggiato, studiando qualche istante il fuoco che divampava all'interno.
Prima di entrare però si ricordò di quel piccolo uccellino che teneva nella tasca, così lo tirò fuori e lo lasciò andare, poggiandolo dolcemente per terra ed offrendogli un debole sorriso. Doveva dirgli addio, anche a lui. Rimase ad osservarlo per un pò, mentre quello rimaneva fermo, immobile nel punto in cui era stato poggiato, con le piumette sciupate e una triste tranquillità. Ad di là di questo, Xion intuì che il pulcino era troppo giovane per saper volare e che, abbandonato lì da solo, sarebbe andato incontro a morte certa. Facendo due calcoli, era meglio tenerlo sino alla fine. Quel piccolo animale sarebbe stato di certo un buon compagno.
Senza più indugiare lo riprese e se lo infilò di nuovo in tasca.
L'interno della casa era pervaso da un fumo densissimo, ma le fiamme non erano ancora molto alte. Xion lo notò immediatamente, perciò decise di cogliere l'occasione ed entrare subito. Mosse i primi passi dentro la costruzione e subito incontrò grosse difficoltà nel respirare e tenere aperti gli occhi. Ma questo non gli importava. Proseguì lungo la zona centrale, dove il fuoco era meno concentrato, respirando attraverso il tessuto della sua maglia per non soffocarsi col fumo. Intanto che camminava, udiva le urla angosciate della ragazzina, e presto capì che la poverina si trovava al secondo piano del caseggiato.
L'interno del granaio era estremamente ampio, ma non faticò a trovare la scala per il piano superiore, dato che l'aveva già salita quando era alla ricerca di Reiken. Ma quando la trovò si accorse che per la maggior parte era bruciata (infatti era in legno). Dopo qualche incertezza, decise di percorrerla comunque, sperando che non sarebbe ceduta. Si avvicinò con coraggio e la afferrò saldamente dove le fiamme non l'avevano ancora intaccata. Dubbiosamente poggiò un piede sul primo pezzo di legno e realizzò che non era molto stabile. Non gli importò molto, pertanto continuò a salire senza indugi.
Ma una volta salito il quarto gradino, la scaletta non ce la fece più e si distrusse sotto i suoi piedi. Non fu in grado di evitare la caduta, infatti cascò per terra come un sacco di patate. Nonostante la grande determinazione che lo muoveva, era debole e molto stanco, oltre che ferito, e se non fosse stato per le urla della ragazza che stridevano nelle sue orecchie non avrebbe trovato la forza di rialzarsi e allontanarsi dal fuoco.
La caduta non gli fu del tutto indolore, anzi. Ma non gli importava. Sopportò anche quel dolore e si rialzò, seppur lentamente. La scala era completamente distrutta e non vi era più modo di raggiungere il piano superiore, forse. Ma Xion non perse subito le speranze, e tra le fiamme cercò con lo sguardo un atro modo per arrivarci.
A prima vista sembrava impossibile ma, dopo aver osservato con attenzione il soffitto, individuò una piccola finestra quadrata, che dava senza dubbio al piano di sopra. Subito pensò di calarsi da lassù, ma non aveva idea di come fare. Si girò a destra e a sinistra, domandandosi come risolvere il problema, poi ebbe un lampo di genio: la prima volta che aveva perlustrato il granaio aveva notato un grande mulino, vecchio ed inutilizzato, dotato di grandi pale. Magari sarebbe riuscito nel suo intento se si fosse arrampicato su di esso.
Uscì dalla casa, usando la sua lunga spada come bastone, e girò attorno ad essa per raggiungere il mulino, che stava dalla parte opposta. Nonostante la gamba ferita, intraprese una dura scalata, usando le pale come scalini, scoprendo con gioia che quel mulino era abbastanza grande da condurlo in cima al tetto. Senza troppa facilità raggiunse il suo scopo, e con un piccolo balzo si ritrovò sul tetto del granaio, davanti alla finestrella.
Sorrise, pregustando già la vittoria, intravedendo in quella fessura la via per il raggiungimento della sua ultima vittoria e la maniera per porre fine a tutte le sue sofferenze fisiche. Come se non gli paresse vero, si precipitò rapidamente verso la finestra per controllare dove conducesse. Usciva molto fumo, ma fu comunque in grado di intravedere il pavimento sottostante, che appariva abbastanza vicino. Non ebbe paura e si buttò giù.
Ma la sua mossa si rivelò estremamente avventata, perchè la fragile pavimentazione si spaccò a causa dell'impatto, e il ragazzo sarebbe caduto giù se non si fosse trattenuto con le braccia fuori dalla crepa da lui stesso creata. Faticò molto per tirarsi fuori, ma alla fine ci riuscì.
Strisciando, si trascinò verso la direzione da cui provenivano le urla della ragazzina, seguendo il suono con ossessione. Il dolore era diventato insopportabile e Xion sentiva che avrebbe perso i sensi da un momento all'altro. Stava respirando molto fumo e gli mancava l'ossigeno. Ma non gli importava. Non poteva permettersi di mollare.
Anche il secondo piano stava iniziando a bruciare, e avrebbe dovuto sbrigarsi se voleva salvare la giovane. Se solo avesse potuto camminare... ci sarebbe riuscito in un batter d'occhio. Ma non poteva pretendere di poterlo fare in quelle condizioni. Anzi, era già troppo che fosse in grado di strisciare.
Dopo qualche minuto di straziante serpeggiamento, finalmente intravide il corpo rannicchiato della ragazza tra le fiamme, ma si rese conto che si trovava ancora molto distante. Non si demoralizzò più di tanto e, prendendo il coraggio a due mani, proseguì il doloroso cammino con caparbietà. Ma forse, in quel momento, sarebbe dovuto essere lui ad essere portato in salvo dalla ragazzina, date le condizioni in cui si trovava. Nonostante ciò aveva deciso di resistere.
Già a metà del percorso si sentiva mancare. Soffocava, ormai stava respirando soltanto fumo, e trattenere il respiro non era sufficiente. I suoi polmoni chiedevano disperatamente l'ossigeno che non c'era; era una sensazione orribile.
Camminò, camminò, lentamente, ma senza fermarsi, finche la ragazzina non si accorse di lui e gridò spaventata.
"Ahh!"
"Ciao... anf..." esalò Xion con il poco fiato che aveva. "Non preoccuparti... sono qui per... portarti in salvo... anf anf anf... tranquilla..."
La ragazzina sorrise con speranza, ma diventò perplessa quando realizzò che il suo salvatore non era in grado neppure di reggersi in piedi. Tuttavia non ci badò più di tanto. Tutto ciò che voleva era uscire da quella prigione e respirare, respirare aria pulita.
"Vieni, anf... vieni con me!"
Usando le sue ultime energie e facendo uno sforzo immane, Xion si tirò su dal pavimento e si inginocchiò. Si mosse con sofferenza più vicino alla ragazza, per prenderla magari in braccio e soccorrerla. Si domandò, comunque, perchè lei rimanesse ferma lì nello stesso punto senza muoversi, oppure semplicemente perchè non fosse fuggita prima che l'incendio arrivasse nella casa.
Avvicinandosi, trovò la risposta alle domande.
Sgranò gli occhi, sentì il cuore fermarsi di battere, come si accorse che non vi era modo di salvarla. Sconvolto, si avvicinò meglio, per vedere cosa fosse successo. Il pavimento sotto di lei era ceduto e la piccola si ritrovava incastrata, sospesa a mezz'aria. Ma la cosa più drammatica era che le schegge della pavimentazione di legno, spezzandosi, l'avevano ferita gravemente e si erano conficcate dentro il suo corpo, intrappolandola irrimediabilmente. Se Xion l'avesse estratta da lì, ammesso che disponesse della forza necessaria, sicuramente il fragile corpo della giovane non sarebbe uscito indenne; gli assi spezzati premevano zone vitali, e una mossa inidonea avrebbe potuto compromettere la sua vita.
"Ma cosa... ti è successo...?"
Il coraggioso soldato aveva fallito anche l'ultima delle sue imprese. Tutto d'un tratto si sentì così inutile... ora, *ora* poteva anche morire. Non gli importava più neppure del fuoco, che per natura detestava. Voleva soltanto morire e spegnere il dolore. Pianse, un pò a causa del fumo, un pò a causa dell'immensa delusione, e raggiunse la ragazzina, guardandola fisso negli occhi come per chiederle mille volte 'scusa'.
Lei non capì. Voleva vivere, aveva paura, ed era certa che il valoroso soldato si sarebbe in qualche modo ingegnato per salvarla. Ma sbagliava. Egli, di fatto, pianse e debolmente le si avvicinò per prenderla tra le braccia in segno di perdono e totale rassegnazione, aspettando di morire.
Si addormentò, sentendo lentamente svanire le grida della ragazzina nel suo cervello.
Si ritrovò poi in uno strano stato, la sua essenza a metà tra l'esistenza e il nulla. Sentiva la realtà che lo circondava come qualcosa di lontano e irreale, come se stesse sognando e fosse cosciente di farlo. Misteriosamente gli tornarono alla mente diversi ricordi, dei flash-back, anche cose che era sicuro di aver dimenticato.
Gli comparve sua sorella, già da qualche tempo defunta, e i suoi genitori, che sempre avevano preferito lei a lui.
Aveva passato un'infanzia davvero triste, proprio come l'adolescenza. Quando sua sorella morì i genitori riversarono le colpe su di lui. A loro parere ella, la sorella, era andata incontro a quella grave malattia soprattutto per essere stata maltrattata e fatta soffrire da lui, il fratello cattivo. Così, dopo qualche anno, i suoi genitori avevano deciso di spedirlo in accademia, indubbiamente con l'intento di allontanarlo.
Xion accettò molto volentieri di andarsene, non ne poteva più di loro; però, in fondo al cuore, il rancore per essere stato rinnegato e cacciato dai suoi stessi genitori era molto forte. Li aveva sempre odiati. Specialmente suo padre, che faceva di tutto per sminuirlo in ogni occasione nel peggior modo possibile e umiliarlo davanti alle altre persone. Ma anche sua madre non era da meno.
Ricordare quel periodo era per lui così doloroso...
Con la morte di sua sorella si era chiusa un'epoca. Tutto peggiorò. I genitori cominciarono ad odiarlo veramente, dal profondo del cuore, e iniziarono a non sopportarsi a vicenda. Così si separarono, ma nessuno dei due desiderava prendersi cura del proprio figlio degenere, e lo rinchiusero in quell'accademia, per liberarsi di lui. Mai, per quanto potesse ricordare Xion, in due anni i suoi genitori erano venuti a fargli visita o l'avevano invitato a casa durante i periodi festivi. Si erano dimenticati di lui.
Chissà... se quando sapranno della mia morte... piangeranno.
E chissà se qualcuno piangerà? Qualcuno che tiene a me, qualcuno per cui io valga... qualcosa. Saranno tristi, tutti quanti perchè io non ci sarò più? Le persona che io conoscevo, che mi conoscevano. Cosa rimarrà di me in loro?
Chi sono loro?
Non pensavo che morire fosse così... triste.
Triste.
Nessuno mi rimpiangerà. E' triste, nessuno mi ha mai amato.
Tranne...
Sono solo ormai.
Svenne, i suoi sensi lo abbandonarono, quasi definitivamente.
*Xion!!*
La realtà era scomparsa.
Era tutto buio, silenzio.
Allora... perchè sentiva una voce, un eco lontano?
*Xion.*
La ragazzina chiamava il suo nome?
*Xi...o...n...*
Impossibile.
*Coraggio, Xion!!*
Socchiuse gli occhi, anche se avrebbe voluto aprirli, ma non vide nulla. Ogni figura era sfocata, tutto quanto era grigio e indefinito.
Guardare era inutile, oltre che faticoso, perciò li richiuse, e si abbandonò alla fine.
*...Xion*
*...Respira!*
*...Ti prego!*
*...n*
Acqua.
Eppure... non si raccontava che l'inferno fosse avvolto dalle fiamme eterne?
Tanto meglio; preferiva mille volte l'acqua al fuoco.
Gli sembrò di vedere, di sentire. Addirittura di aver bisogno di respirare.
Chiaro, era tutto un'illusione.
La sua anima non trovava pace.
Sognava, sognava incessantemente, perpetuamente.
Qualche volta desiderava svegliarsi e ci provava. Ma sapeva, credeva, che non avrebbe mai potuto riuscirci.
Perchè era morto.
I morti ... non sognano e non pensano di svegliarsi.
Una volta rifletté su questo. Forse ci avrebbe potuto provare comunque...
Ma con quali occhi avrebbe visto? E dentro quale corpo si sarebbe ritrovato?
Era la sua anima che pensava.
Però, un giorno, i suoi occhi si riaprirono da soli. Indescrivibile il disorientamento e la confusione che provò nel risvegliarsi, nel riaprire gli occhi sul mondo, nel riscoprirsi *vivo*. Era ancora vivo. E c'era anche il suo corpo. Sentiva dolore negli stessi punti che gli dolevano prima di *morire* e finalmente poteva respirare.
Si ritrovò disteso in un letto e coperto sino al collo unicamente da un lenzuolo. La stanza era luminosa. C'era il sole, che penetrava nella camera con i suoi raggi attraverso una leggera tenda appesa davanti ad una finestra. La stanza era piccola e diroccata. Ovunque, sui muri e sul soffitto, vi erano crepe, muffa, e sporco. Guardando in alto, su di sé, il giovane notò un paio di mosche che ronzavano liberamente e rumorosamente. Odiava le mosche.
Passò qualche minuto, poi provò a girare il capo e a guardarsi meglio attorno. Si spaventò un pò quando si accorse di non essere solo nella stanza. Dalla parte opposta alla sua, gaia e radiosa, vi era la ragazzina di Corel, che stava pacificamente seduta su un altro letto e teneva qualcosa in mano.
Cavolo, questo è il sogno più realistico che abbia mai fatto sin'ora. pensò il ragazzo con diffidenza. Rimase a fissare la fanciulla per un pò, cercando di capire, finchè quella non alzò a sua volta lo sguardo su di lui e rimase a fissarlo sorpresa.
Incredulo, il ragazzo sbattè più volte le palpebre quando la giovane si alzò dal letto e camminò verso la sua direzione, sorridendo via via sempre di più. Stava bene, sembrava, anche se camminava in maniera un pò anomala. Quando fu abbastanza vicina, Xion notò che quello che teneva in mano altri non era che il piccolo pulcino, lo stesso che lui aveva salvato. Anche lui era vivo.
"Ti sei ripreso! Come stai?" chiese gracilmente la fanciulla, stringendo al petto il pulcino e sporgendosi graziosamente verso il soldato.
"...Ciao." disse Xion prima di tutto. "Sto bene..." rispose debolmente, anche se per metà stava mentendo. La ragazzina sorrise. "Anche tu stai bene. Dove siamo?" domandò ancora il soldato, cercando di sorridere il più possibile per non preoccuparla. E di fatto ci riuscì.
"Siamo da mio padre." rispose lei con disinvoltura, i suoi grandi occhi erano fieri e felici.
"Eh?" esclamò Xion, sorpreso. "Tuo... padre? E' casa tua?" chiese.
"No, non lo è." rispose la ragazzina con serietà. "Io non ho più una casa. E' stata distrutta dai soldati Shin-ra qualche tempo fa. Questo è un rifugio che mio padre e gli altri miei compaesani usano per difendesi dai nemici.... non preoccuparti, qui sei al sicuro." sorrise, avvicinandosi di più al letto.
"Ho capito...". Non poteva crederci; era sano e salvo, e per di più al sicuro. La ragazzina che avrebbe dovuto salvare per compiere l'ultima impresa non era morta. Gli stava parlando. Forse era tutto frutto di un'illusione, ma sarebbe stato un bel finale.
"Sono contenta che ti sia ripreso, sai Xion?" disse ad un certo punto lei, sedendosi confidenzialmente sul bordo del letto mentre sorrideva gentilmente. "E' da molto tempo che dormivi."
"Cosa?!..." qualcosa non andava. "Scusa, ma tu come fai a sapere come mi chiamo?" chiese. Se la memoria non lo ingannava, lui non aveva mai rivelato il proprio nome alla ragazzina. Allora chi era stato a dirglielo?
"Me l'ha detto l'altro soldato, quello che ci ha salvati." rispose con sincerità. "E' grazie a lui se siamo ancora vivi."
"Eh?! Ma... di *chi* stai parlando?" domandò Xion con impulsività. Forse quel soldato era...
"Il signore con i capelli lunghi. Ci ha portato fuori dalla casa e ci ha salvati!" rispose lei vivacemente. "E' rimasto a vegliare su di te in ogni momento, di giorno e di notte. Non ti ha mai lasciato solo, sai?" raccontava candidamente, sempre sorridendo. "Ogni giorno ti ha medicato le ferite e si è preso cura di te. Di notte ti parlava, ma tu dormivi sempre. Una volta ha anche pianto, poverino." riferiva. "Deve volerti molto bene."
"Dove si trova adesso?" domandò ad alta voce il ragazzo, cercando il più possibile di contenere il forte entusiasmo. Non vi erano dubbi sulla persona in questione. "E'-è qui??"
La ragazzina annuì. "Credo sia fuori qui attorno. Solitamente non esce mai... comunque vado a chiamarlo, va bene?" domandò cortesemente.
"Si, ti ringrazio." In quel momento Xion si sentì così felice che sarebbe potuto esplodere. Quella contentezza così autentica nasceva direttamente dal suo cuore.
"No, sono io che devo ringraziarti, Xion." puntualizzò la ragazzina, piegandosi verso di lui per posargli un piccolo bacio sulla guancia. Xion venne colto di sorpresa da quel gesto così inaspettato, e arrossì.
"Mi hai salvato già molte volte e mi hai protetta. Grazie infinite..." disse lei; poi si alzò rapidamente dal letto e corse fuori dalla porta a chiamare l'altro soldato.
"Reiken!"
Si, era proprio lui. Tutto sarebbe stato lo stesso, ancora una volta.
Xion si alzò dal letto con impeto, andando incontro al suo dio, desiderando disumanamente di toccarlo e di abbracciarlo.
"No, angelo mio. Devi tornare a letto." avvertì però il bell'uomo, alzando le sopracciglia.
"Reiken...?"
"Xion, devi riposare; la gamba ti fa ancora molto male."
"Cosa?"
"E' vero..."
Xion si svegliò ancora una una volta, ma adesso quello che lo circondava non era un sogno, ma la realtà.
La prima cosa che avvertì fu il fortissimo dolore della gamba ferita. Era assai più intenso di come appariva nel sogno. Aprì gli occhi; era vivo davvero. Inizialmente non ebbe la forza, o forse il coraggio, di guardarsi intorno e di realizzare dove si trovasse. Sentiva un forte scroscio d'acqua circondarlo: diluviava. Aveva freddo, si sentiva completamente solo, perduto, ancora più delle altre volte.
Tutto era stato un bellissimo sogno.
La realtà non ha paura di nuocere.
Il giovane soldato non voleva svegliarsi. Perchè ancora soffrire? Era stanco...
Era passata qualche decina di minuti, quando inevitabilmente alzò gli occhi su ciò che gli stava attorno, sulla realtà. Tutto era grigio, alieno, freddo e duro. Pioveva, ma presto realizzò di trovarsi sotto un riparo e che la pioggia non poteva bagnarlo.
La sua schiena poggiava su una parete rocciosa? Vincendo la paura finalmente si guardò intorno, muovendo anche il capo. Incredibile! Un tremito di disperazione attraversò il suo intero corpo, il suo cuore sobbalzò nel petto, shockato. Volle urlare, ma non ci riuscì.
Per terra, inerte, giaceva il corpo della persona migliore del mondo, buttato lì, sporco e scomposto.
"Reiken..." emise con un fil di voce il fanciullo, ritrovandosi completamente smarrito. La prima cosa che pensò fu di trovarsi davanti a nient'altro che un cadavere esamine. Pianse. Non poteva muoversi, era come morto. Nonostante fosse *ancora* vivo. Voleva raggiungere il corpo del suo amatissimo amico, ma era inutile, non ci riusciva.
Singhiozzando, rimase per un pò di tempo a fissare la persona qualche metro davanti a lui, finché il rancore verso la propria debolezza, la rabbia per la propria sconfitta, per il fallimento, diventarono talmente violenti da indurlo a sopraffare ogni dolore, da far si che trovasse le forze per raggiungere quel corpo sporco, seppur divino.
Si svegliò dal sogno. Fece del suo meglio per muoversi, e strisciando e piangendo giunse con estrema fatica davanti a lui. Tutto era grigio.
Rimase incantato a guardare il viso dell'uomo, incredulo di poterlo rivedere ancora, e con un gesto incondizionato allungò una mano per toccarlo e verificare che non fosse il frutto dell'illusione di un sogno. Non lo era: quel corpo era freddo ed esistente.
Xion allora si abbassò su di esso, tremando dall'ansia, per poggiare le proprie orecchie su quel petto e cercare di capire se il cuore battesse o no. Mentre cercava di farlo, si accasciò su di esso, per la tristezza e il dolore fisico, e rimase così per lungo tempo.
Non fece in tempo a capire se il corpo su cui giaceva fosse vivente o meno perchè, contro la propria volontà, si addormentò. Da quel momento perse la cognizione del tempo, non sapendo determinare la durata di quel sonno improvviso. A svegliarlo però furono i vigorosi colpi di tosse del suo amato dio. Xion si svegliò immediatamente, stordito, e con immensa gioia constatò che il bell'uomo era vivo. Tossiva, e oltre a questo aveva stretto le braccia attorno al suo corpo. Reiken non era morto.
Con rapidità, alzò la testa da quel petto caldo e guardò confuso verso l'alto, in cerca degli occhi dell'uomo. Egli, che avvertì il movimento del ragazzo su di sé, di conseguenza abbassò il capo, incontrando così il suo sguardo candido, pervaso da un'immensa speranza. In quel momento gli occhi del giovane si colmarono di grosse lacrime in un istante. Reiken sorrise con gli occhi, e si trattenne con tutte le proprie forze dal piangere anche lui.
Sei proprio tu. Quegli occhi che mi hanno fatto tremare sin dalla prima volta che li ho visti, Reiken...sono i tuoi.
Xion invece non ci riuscì, e stringendo tra le mani la maglia della sua ragione di vita scoppiò a piangere fortissimo, gridando e quasi soffocandosi. L'altro comprese lo stato del più giovane, e tacitamente continuò ad abbracciarlo stringendolo più forte a sé e confortandolo.
"Pensavo..." ad un tratto esalò il diciassettenne tra un singhiozzo e l'altro "di morire senza più rivederti... ero certo che non ti avrei mai rincontrato..." mormorava piangendo. In quel momento desiderava con tutto sè stesso che non stesse vivendo un sogno, che fosse tutto reale. Ma da un lato era certo che fosse così.
"Non mi sarei mai potuto permettere di lasciarti morire. Sei la mia vita, ti amo sopra ogni cosa, angelo mio. Ti prego... perdonami... non sono neppure stato in grado di proteggerti. E' tutta colpa mia... mia." bisbigliò Reiken, iniziando anche lui a piangere. Non era riuscito neppure a salvare Sephiroth. Il suo migliore amico era morto solo per causa sua. Il terribile rimorso per quel fatto lo privava della volontà di vivere. Avrebbe desiderato morire, sarebbe stato estremamente migliore rispetto che abbandonare il proprio salvatore tra le fiamme. Se non fosse stato per Xion...
"Sei impazzito, Reiken?! Sei stato tu a salvarmi... non è vero?"
"Si..." rispose l'uomo, continuando a piangere silenziosamente, assorto nella memoria dei suoi peccati.
"... dove siamo?" chiese poi Xion, interrompendosi un attimo dal piangere e alzando il viso dal petto del moro.
"Grazie al cielo sono riuscito a salvarti, Xion... Dio, per fortuna, per fortuna..." con un bacio veloce sfiorò la fronte del giovane e continuò. "Ho seguito le tracce del sangue lasciato dalle tue ferite e ti ho portato via dalla casa in fiamme. Ora siamo lontani dalla foresta e dall'incendio. Comunque ascolta: oltre a queste montagne si trova un piccolo villaggio. Attualmente è la nostra unica salvezza. Dobbiamo riuscire a raggiungerlo a tutti i costi, piccolo. Non preoccuparti, ti porterò io. Ce la faremo, vedrai!"
"Reiken..." Xion non aveva parole per ringraziare il suo amato. Così tanto aveva fatto per lui... si sentiva talmente misero al suo confronto, così indegno.
"... ho raccolto della frutta selvatica. Non è gran che, ma purtroppo non sono riuscito a trovare di meglio, scusa." disse poi l'uomo, tirandosi su da terra con la schiena e osservando attentamente il viso del piccolo ragazzo che rimaneva fermamente aggrappato sul suo petto. Piangeva ancora, così Reiken accennò un lieve sorriso per sollevargli un pò il morale.
Xion non riusciva a fermarsi dal piangere. La gioia e la gratitudine erano davvero smisurate.
"Ora basta, Xion..." incitò il più anziano, accarezzandogli la testa con amore. "Piuttosto, come va la gamba?" domandò con un velo quasi impercettibile di preoccupazione. Aveva cercato di medicare quella ferita come meglio poteva, ma era davvero grave e temeva potesse infettarsi. "Ti fa molto male, vero?" chiese ancora, muovendosi un pò in giù per raggiungere la gamba dell'angelo ferito.
"Si... tantissimo." ammise il ragazzo. Sembrava che quel dolore aumentasse via via sempre di più. Con attenzione le mani delicate del venticinquenne sciolsero la pezzuola da lui stesso legata per controllare lo sviluppo della situazione. Anche Xion si piegò per guardare.
"Sembrerebbe che l'emorragia si sia fermata... per fortuna." commentò Reiken, sorridendo con soddisfazione. Intanto aveva smesso di piovere, e cominciavano a far capolino dalle nuvole i primi raggi solari.
Sempre con grande cura, l'uomo rilegò il tessuto attorno all'arto danneggiato, e quando ebbe finito alzò gli occhi sul viso del ragazzo, che intanto rimaneva zitto e immobile ad osservare ogni suo movimento. Sembrava ancora piuttosto stordito e forse anche spaventato, ma tutto sommato era comprensibile. Doveva rassicurarlo, perciò gli si avvicinò e lo strinse forte al suo cuore, sentendosi tutto d'un colpo estremamente contento. Per un attimo, istintivamente, pensò di baciarlo, però riflettendo forse sarebbe stato un gesto troppo affrettato. Per il momento sarebbe stato meglio non andare oltre quell'abbraccio.
Intanto, nuovamente, avvolto dall'amore e dal calore del corpo dei Reiken, Xion avvertì il desiderio di assopirsi. Era ormai a corto di energie e non riusciva a rimanere sveglio. Contro la sua volontà le palpebre gli scendevano sugli occhi e il suo cervello si rilassava. Stava per addormentarsi quando una voce estranea lo fece sussultare.
"Ehi, ma voi cosa ci fate qui...?!"
Alzò si scatto il viso dal petto dell'uomo per vedere chi fosse. Era un soldato, vispo e scattante, zuppo d'acqua e sporco di terra e fango qua e là sulla divisa mimetica. Guardando bene il suo viso, Xion lo riconobbe.
"Faith!" quasi nello stesso istante, Reiken gli riportò alla memoria il suo nome. Era un soldato della loro spedizione, anche se Xion conosceva di lui a malapena il nome. Faith era stato preso in ostaggio assieme a Reiken ma, come quest'ultimo aveva raccontato, era riuscito a fuggire e a mettersi in salvo. Il caso volle che anche lui fosse passato per la montagna, proprio per raggiungere il piccolo villaggio oltre ad essa.
"Comandante! Cosa vi è successo?!" domandò allarmato il giovane soldato, abbassandosi per entrare nel riparo roccioso dove gli altri due si erano rifugiati.
Il volto del venticinquenne era teso in un sorriso sincero e nobile "Sono così contento che stia bene." ammise con la bella voce. "Il mio compagno è stato ferito gravemente. Necessita di cure e riposo, perciò ho intenzione di andare verso il villaggio oltre le montagne in cerca di un riparo." informò.
"Henstaufen... giusto?" domandò Faith.
Xion osservò quietamente il soldato venire verso di sé e confermò la risposta con un cenno del capo.
"Dove sono finiti tutti? Che ne è stato di loro...?" domandò ancora Faith, guardando con angoscia il soldato più anziano. Questi abbassò il capo in silenzio. Dopo qualche istante rispose che non era il momento adatto per parlarne e promise al soldato di raccontargli i fatti dopo che l'avrebbe aiutato a raggiungere il villaggio oltre le montagne. Faith acconsentì senza indugi e si offrì di trasportare il compagno ferito.
"Bene, muoviamoci allora." incitò il bell'uomo, alzandosi dal suolo con fatica.
Giunti nel piccolo villaggio, i soldati furono ben accolti dagli abitanti, i quali si rispecchiavano nelle idee pro colereliane che tecnicamente sarebbero dovute essere proprie della milizia ShinRa. Essi riservarono ai forestieri le dovute cure, compreso vitto e alloggio gratuito presso una modesta locanda, l'unica del paese. Grazie all'arte del medico più esperto del luogo la gamba gravemente ferita di Xion e le pesanti ustioni nelle sue braccia poterono avviarsi verso la guarigione. Per quanto riguardava Reiken invece, per riprendersi gli fu sufficiente solo una lunga notte di riposo.
Ma le ferite del suo animo avrebbero impiegato molto più tempo a rimarginarsi. Anzi, forse non sarebbero mai sanate; nemmeno il tempo sarebbe servito, solo la morte. Reiken era cambiato. Nonostante cercasse con tutte le sue forze di nascondere il suo infinito dolore, tentasse disperatamente di essere come era sempre stato prima di allora, Xion aveva notato l'ombra che offuscava i suoi magnifici occhi, un tempo splendenti come smeraldi alla luce del sole. La solita vitalità e l'innata spensieratezza del bell'uomo si erano in qualche modo spente.
Era già un mese che Xion aveva notato quel cambiamento e da un mese che lui ed il suo amatissimo dio abitavano in quel villaggio. Per correttezza nei confronti degli abitanti, che ospitavano il suo ragazzo ferito, Reiken ripagava la gentilezza dando loro una mano nei lavori quotidiani. Era ben voluto da tutti, sempre pronto ad aiutare, esperto in ogni cosa. A prima vista sembrava fosse *davvero* spensierato e felice.
Avrebbe potuto ingannare chiunque, ma la verità era che ogni suo sorriso era forzato, il suo solito aspetto allegro solo una maschera. Pian piano aveva iniziato a chiudersi in sè stesso, in un mondo fatto di ricordi dolorosi. Aveva smesso di parlare dei suoi pensieri, di tutto ciò che direttamente gli riguardava.
Con grande irrequietezza, incapace di intendere ciò che causava un simile turbamento al suo dio perfetto, Xion osservava la situazione precipitare sempre di più, nonostante i suoi innumerevoli tentativi di ristabilire il contatto con il cuore introverso del suo amato. Sembrava fosse tutto inutile e presto, incalzato dalla sua situazione di totale impotenza, Xion diede in escandescenze.
"Adesso parla! ...ti prego, non riesco più a sopportare questa situazione!!"
Fu la prima volta che alzò la voce contro quella persona tanto irraggiungibile che da sempre chiamava dio.
"Sono molto stanco... credo sia meglio rimandare a domani questo discorso."
Per tutto il tempo in cui Xion era rimasto steso nel letto della locanda, giorno e notte, aspettando di rimettersi in sesto, il suo fedele compagno era andato a fargli visita e si era occupato di lui, tenendogli sempre compagnia con la sua falsa gioia. Reiken pensava a tutto: provvedeva ai suoi pasti quotidiani, a lavarlo, a cambiargli le medicazioni, i vestiti, soddisfare ogni suo bisogno con impegno e amore. Più che un amante, il giovane uomo era diventato quasi un padre per lui. La notte, senza che mai nessuno lo scoprisse, dormivano insieme nello stesso letto, e Reiken lo stringeva tra le sue braccia, parlandogli e accarezzandolo finchè non si addormentava.
Quante volte il giovane aveva tentato di conoscere l'origine della sofferenza del suo amato, invano. Ogni volta che gli chiedeva di parlarne, di confidarsi, di aprire il suo cuore, lui trovava delle scuse per cambiare discorso e gli imponeva implicitamente il silenzio.
Quel giorno Xion pronunciò ancora quella domanda che faceva tremare il suo compagno.
"Dov'è il generale?"
Le varie volte che Xion aveva posto quella domanda, Reiken aveva sempre trovato il modo per sviare il discorso, impallidendo, rattristandosi, diventando incredibilmente turbato. Xion non sapeva nulla del destino a cui il generale era andato incontro: Reiken gli aveva sempre negato abilmente la verità.
"Esigo una risposta, Reiken. Voglio sapere cosa è successo! Parlami, parlami ti prego!" domandava il ragazzo, sempre col tono di voce alto. Aveva perso le staffe ormai.
"Per quanto ancora dovrai continuare ad esasperarmi con le tue domande?! Smettila, è davvero così impossibile per te lasciarmi in pace?!"
Fu la risposta. Quella volta la reazione dell'uomo era stata diversa: non si era limitato a deviare il discorso, bensì aveva manifestato apertamente il proprio disaccordo. Non intendeva parlare, ma questo Xion l'aveva capito già da un pezzo. Tuttavia era al limite della sopportazione e non aveva più la forza di assecondare l'indisponibilità del più anziano. Decise allora di combattere contro la sua volontà, sperando disperatamente in una vittoria.
"Ho bisogno di sapere. Voglio sapere cosa è stato a cambiarti, cosa ti fa soffrire. Anche se sorridi sempre, anche se fingi di essere felice, io vedo che in realtà non lo sei affatto. Se non me lo dirai, allora significa che per te non rappresento nulla. Vuol dire che non mi hai mai amato, o che hai smesso di farlo. Perchè..." la sua giovane voce tremò e si strozzò nella gola. Il pensiero che davvero per tutto quel tempo l'unica persona su cui potesse contare avesse smesso di amarlo lo intimidiva incredibilmente, tanto da provocargli un pianto incontrollabile. Pianse, i suoi occhi stanchi si arrossarono a causa delle lacrime, i suoi polmoni si immobilizzarono dal dolore. Ciononostante teneva lo sguardo alto, fisso sugli occhi dell'altro affianco a lui. Non avrebbe mai voluto piangere in quel momento, ma l'impulso era irrefrenabile.
Nel vedere Xion così determinato, nonostante le lacrime tristi che scorrevano in abbondanza lungo il suo viso, Reiken rimase turbato. Ma a prescindere dalla caparbietà nello sguardo del giovane, non poteva reggere la vista del suo pianto. Un pò incerto, Reiken allungò un braccio per prendergli la spalla e portarlo più vicino. Lo guardò dritto negli occhi per qualche istante, leggendo in essi solo rabbia e sconforto. Xion non mutava la sua espressione; era fermamente deciso a raggiungere il suo fine, e l'uomo più anziano lo intuì immediatamente, poichè era la prima volta da quando lo conosceva che lo vedeva così.
"Non piangere, ti prego. Come puoi pensare simili assurdità?" chiese Reiken con sguardo sia sincero che severo, bisbigliando con un fil di voce quasi sulle labbra del giovane. Era rimasto sorpreso dal fatto che il suo amatissimo diletto avesse un simile giudizio su di lui. Non l'aveva dimenticato neppure per un istante e gli aveva costantemente dimostrato il proprio amore. Come poteva adesso Xion rinnegare tutto quanto? -"Sciocco, non immagini neanche quantto grande sia il sentimento che nutro verso di te." Osservò Reiken poi, mormorando come chiudeva gli occhi e si abbandonava al profumo di mandorla dolce ed erbe officinali che permeava il collo ed i capelli del giovane, in seguito al recente lavaggio.
Adagiò il capo vicino al suo collo, sentendosi incredibilmente a suo agio nonostante l'atmosfera di tensione.
Anche Xion si calmò un poco, suggestionato dalla vicinanza di quell'uomo dall'aspetto divino, che in quel momento si strusciava su di lui con la sua solita eleganza. "Allora se è vero, perchè non ti confidi con me lo stesso?" domandò comunque Xion a singhiozzi, diventando involontariamente più dolce, sussurrando alle tempie dell'amante. Nonostante la sua seducente tenerezza, Reiken non era riuscito a privare il giovane della sua ostinazione.
"Perchè continui ad affliggermi con le tue domande? Basta, angelo mio. Lasciami in pace..." brontolò Reiken, evitando ancora la domanda.
"Reiken!" ammoniva il giovane, un pò infastidito dal suo comportamento indifferente.
"Si?" rispose lui, facendo finta di niente e tenendo ancora gli occhi chiusi come se fosse in procinto di addormentarsi.
"Se io fossi davvero tanto importante per te, sono certo che me l'avresti detto. Io non conto nulla." concluse Xion, rassegnandosi alle sue stesse parole.
Come folgorato, Reiken smise di fingersi addormentato e lentamente si sollevò dal cuscino per scrutare il volto del piccolo irriconoscente. Voleva capire se fosse serio o meno. Strinse appena gli occhi, e gli parve così strano che quelli del giovane apparissero tanto seri. Questo non gli piacque affatto.
"Tu sei la mia unica ragione di vita. Se non ti avessi amato mi sarei lasciato morire senza ripensamenti." affermò Reiken con durezza, nonostante ancora bisbigliasse.
Xion guardò con un pò di diffidenza il viso dell'amante, ma questi era così serio ed austero che presto lo costrinse a desistere. Reiken si avvicinò alle sue labbra e lo baciò con amore, dopo essersi accorto con soddisfazione di aver vinto il suo animo combattivo. E Xion, sconfitto, si abbandonò a lui senza opporre ulteriore resistenza, abbracciandolo per portarlo più vicino a sé. La bocca dell'uomo sapeva di menta, e si accorse che doveva essersi lavato i denti da poco; però i peli della sua barba, che già dal qualche giorno non aveva rasato, erano irti e pungenti. Ma gli piaceva sentirli.
"Ti amo più di chiunque altro su questo mondo, sei la cosa più preziosa che possiedo." dichiarò Reiken dopo essersi staccato dalla sua bocca, arcuando leggermente le labbra verso l'alto in un incantevole sorriso. Ma nonostante la bellezza del suo viso, quel sorriso era spento. Con grande dolore, Xion si accorse subito della differenza di un tempo.
"Reiken, anche io ti amo tantissimo; ed è proprio per questo che voglio sapere cos'è successo, desidero aiutarti, ti prego... devi dirmelo." bisbigliò, guardando dentro gli occhi dell'amante e sfiorandogli il viso lentamente con la mano.
Vedendo che il giovane non demordeva e che ancora persisteva con le sue domande ossessionanti, Reiken si tirò indietro da lui, aprendo un pò gli occhi e guardandolo costernato. Non gli pareva vero che fosse così ostinato. E quasi quasi stava per cedere alle sue richieste. "Sai che quando vuoi riesci ad essere davvero insistente?!" osservò, stringendo ancora gli occhi e sollevando la testa del giovincello prendendola per il mento. Xion sorrise compiaciuto, percependo che orami il Reiken era sul punto di arrendersi.
"Allora, me lo dici o no?" persistette, pregustando la vittoria.
Reiken lo lasciò, diventando da finto serio, veramente serio. Rimase per qualche istante a meditare.
"Vorrei solo vedere se... dopo aver visto crollare davanti ai tuoi occhi il punto di riferimento più saldo di tutta la tua vita, il più importante, magari proprio per colpa tua, avresti tanta voglia di parlarne con qualcuno, Xion." disse il bell'uomo, sorridendo come si sforzava di non piangere. Si fermò, i suoi occhi erano incredibilmente lucidi, il suo volto magnifico contratto e arrossato. Abbassò la testa, forse stava iniziando a piangere e non voleva essere visto. "Io sto cercando con tutte le mie forze di dimenticare e di continuare la mia vita assieme a te, la persona per me *davvero* più importante di tutte. Quello che è successo... non sarebbe mai dovuto accadere. Ho ancora bisogno di tempo per rendermene conto; mi sembra così strano, così impossibile, così impensabile che è come se da allora stessi vivendo in un incubo. Davvero, non credevo che Sephiroth rappresentasse così tanto per me. E' stato come se una parte della mia anima fosse salita in cielo con lui, come se ora fossi vivo solo per metà. E la metà che ancora vive dipende da te, angelo mio. E' completamente tua."
Disperato, tremante, Reiken alzò una mano per coprire interamente il proprio viso. "Xion... Xion quando si perde qualcuno di così caro...di davvero *così* importante, come era lui per me...ti senti morire anche tu. Ed è così che io mi sento. Ma anche ora...anche adesso, anche con questo... lui *continua* a darmi insegnamenti, mi aiuta a capire, riesce veramente a farmi capire. Io credo di aver capito, per quanto sia doloroso. Per questo, Xion, per questo non mi sono lasciato morire con lui o non mi sono tolto la vita dopo. Lui me l'ha detto, ricordo le sue parole... sin da giovane era così fottutamente saggio! Mi ha insegnato indirettamente a sopportare un momento come questo. Ah...ma Xion, non pretendo che tu riesca a comprendere, non ora; anche se presto o tardi dovrai riuscirci anche tu…prima o poi succede di perdere qualcuno… e anche questo è stato Sephiroth a dirmelo."
"Reiken..."
Una lacrima, poi un'altra, caddero dal viso dell'uomo, che intanto iniziava a sospirare per il pianto. Immediatamente, Xion realizzò di aver causato al suo amato una sofferenza ancora maggiore e si pentì di aver insistito tanto, di averlo costretto a ricordare un evento così sconvolgente. Sephiroth è MORTO. MORTO.
L'uomo aveva smesso di parlare; sembrava che nelle sue parole di poco fa avesse racchiuso la vera essenza dei suoi sentimenti e del suo tormento. Xion non era stupido, e aveva capito perfettamente ciò che era accaduto. Non gli importava di sapere gli eventi per filo e per segno. Non avrebbe mai voluto, forse davvero *mai* più, che Reiken ripensasse a quanto era successo. Poteva sentire il suo dolore così chiaramente come se riuscisse a toccarlo con mano. Poteva immaginare, adesso, il perchè del cambiamento e della sofferenza di quel dio apparentemente così invincibile.
Nel vedere Reiken così abbattuto e disperato, consumato dal dolore, gli si spezzò il cuore. Era terribile per lui osservarlo impotentemente mentre moriva dentro di sè. Soprattutto perchè aveva capito solo per metà quello che aveva detto. Non poteva, solo *non* poteva, chiedergli spiegazione adesso. L'avrebbe turbato ancora di più, e ora come ora era la cosa che voleva meno in assoluto. Così, non trovando le parole, decise di usare i gesti, e allungò le braccia verso di lui. Lo prese dolcemente e lo portò sul suo petto, offrendogli la possibilità di piangere e sfogarsi come meglio credeva.
L'uomo continuò a piangere forte, senza parlare, e lui lo cullava tra le braccia, cercando di tranquillizzarlo baciandolo e accarezzandolo.
Rimase così per molto tempo, e poté sentire ad un certo punto il corpo di Reiken rilassarsi completamente ed assopirsi. La sua speranza maggiore era che almeno, dopo essersi sfogato nel pianto, si fosse sentito meglio almeno un pò. Ora dormiva, silenzioso, sul suo corpo. Xion poteva ricordare che non era mai successo prima: era sempre stato lui ad addormentarsi tra le braccia del più anziano, mai viceversa. Stavolta invece era lui a tenerlo, e doveva ammettere che era una sensazione magnifica sentire il suo corpo divino tutto rannicchiato su di sè.
"Ah…povero…"
Era così adorabile che sentì il desiderio di mormorargli "ti amo" vicino alle orecchie e baciargli la fronte. Ma subito dopo averlo fatto sentì il suo amante parlare nel sonno. Reiken brontolò qualche suono incomprensibile, quasi come fosse una risposta al suo gesto. Xion non riuscì a capire il significato di quelle parole, tranne di un paio, che apparivano ben scandite e molto più chiare rispetto alle altre.
“Perdono” “Sephiroth.”
Passò velocemente un altro mese e Xion si riprese dalle ferite. I profondi segni dei morsi di quella chimera continuavano a permanere nella sua gamba, ma le ustioni erano scomparse quasi del tutto dalle sue braccia. Oltre a questo era dimagrito di molti chili e si sentiva debole a causa della lunga inattività fisica. Gli starebbe bastato poco però per riprendere il ritmo.
Le cose si stavano rimettendo davvero per il meglio. Dopo quella notte di un mese fà, il suo dio sembrava si stesse lentamente riprendendo, e aveva pian piano ristabilito i contatti con lui. Era evidente comunque come gli fosse difficile dimenticare il proprio passato. Cercava di farlo con tutte le forze, con la differenza che ora chiedeva il suo aiuto (di Xion) e condivideva con lui il proprio dolore.
E Xion era sempre felice di poterlo confortare.
Finalmente poteva permettersi di uscire dalla sua locanda-ospedale e passeggiare per il villaggio con le proprie gambe. Tutti gli abitanti lo conoscevano e sapendo del suo infortunio lo trattavano con affetto e comprensione. Molti di loro gli avevano fatto dei doni e tutti si dimostravano contenti per la sua guarigione.
Era estate ormai e il caldo nel villaggio si faceva sentire. Spesso Reiken era assente poichè andava nei campi assieme ai contadini del paese per aiutarli nella raccolta della frutta, l'irrigazione, la semina e altri lavori. Rincasava verso tarda sera e alcune volte era così stanco da addormentarsi subito dopo. Gli piaceva lavorare, e Xion non poteva che ammirare lo straordinario zelo con cui si dedicava a quei lavori così pesanti. Spesso si prendeva cura di lui: quando era troppo stanco gli preparava la cena, facendo del suo meglio per servirgli piatti gustosi. Ma doveva ammettere di non essere gran che in cucina. Gli massaggiava i piedi e le spalle quando si sentiva stanco, gli preparava il letto e sapeva soddisfarlo quando desiderava fare l'amore.
Tutto questo aiutava Reiken a stare bene e ad accrescere la sua debole voglia di vivere.
"Ti ringrazio. Se non fosse stato per te adesso non mi sentirei così felice di essere ancora vivo..." disse un giorno Reiken, un po’ ironicamente, mentre guardava Xion spogliarsi dei suoi larghi pantaloni campagnoli e del gilet che era ormai solito indossare. Nel villaggio non vi era l'acqua corrente, perciò per un lavarsi bisognava andare presso un lago nelle vicinanze.
Ma quel giorno non erano state esigenze di tipo igienico a condurre i due compagni presso quelle acque, bensì il gran caldo estivo. Il cielo era terso e azzurro, il vento fermo, il sole incandescente. Il tempo era ideale per un bagno.
"E' magnifico sentirtelo dire," rispose Xion con un sorriso sincero. Le parole dell'uomo erano il chiaro segno del miglioramento del suo stato d'animo. Finalmente cominciava a stare bene, pensò.
Rispondendo al sorriso senza dire niente, Reiken incominciò a spogliarsi togliendo la canottiera sudata e le scarpe. Mentre lo osservava, Xion notò che la pelle del suo amante era diventata più scura: si era abbronzato. Inoltre era diventato più muscoloso e anche più magro. Tutte le sue forme erano equilibrate tra loro, era bellissimo. Diventava sempre più perfetto, come un dio che si rispetti.
"Mi sciogli la treccia, per favore?" chiese poi lui una volta nudo, porgendogli i suoi capelli. Nel vederlo così Xion si sentì tremare. Ultimamente Reiken raccoglieva i capelli in una lunga, interminabile treccia, perchè quella chioma così pesante sicuramente gli rendeva il caldo ancora più insopportabile.
Rispondendo affermativamente, Xion prese la fine della treccia e cominciò a disfarla rapidamente. Fu allora che si rese *davvero* contro di *quanto* fossero lunghi i capelli di Reiken. Gli arrivavano quasi più giù del sedere, ed erano cresciuti molto da quando l'aveva conosciuto.
L'uomo prese dalle sue mani il cordoncino che usava come legaccio per i capelli e se lo legò al polso a mò di bracciale, forse per non perderlo. "Io vado!" annunciò poi, dirigendosi a passo sicuro verso la riva del lago.
Ma il giovane notò che le spalle dell'uomo tremarono quando immerse il primo piede nell'acqua. "Heh, comunque è più calda del solito." commentò lui, avanzando verso la zona più profonda. Xion lo seguì subito dopo, e gli sembro di immergere i piedi in un ghiacciaio piuttosto che in un lago in piena estate. La prima intenzione fu quella di uscire immediatamente, ma la vista dell'amico già immerso fino alle cosce lo induceva a non tirarsi indietro.
Il più grande si fermò un attimo, prese un profondo respiro, poi si tuffò completamente. Xion lo osservò a occhi spalancati, sorpreso da tanto coraggio. Ma vide la sua testa nera riemergere immediatamente, come se qualcosa non andasse. "E' incredibilmente... gelida!!" emise infatti Reiken ad alta voce.
Xion comunque non aveva alcuna intenzione di immergersi: quell'acqua era ghiaccio fuso.
"Non vieni?" domandò dopo un pò il bruno, osservando che il ragazzo restava immobile a guardarlo con l'acqua che gli arrivava a malapena alle ginocchia.
"........." Xion era incerto sul da farsi: se da una parte le sue gambe erano per metà congelate, dall'altra il sole lo stava lentamente rosolando. Comunque, a parte tutto, il suo comportamento timoroso non gli piaceva, perciò strinse i denti e si tuffò avventatamente.
Una volta in acqua raggiunse rapidamente Reiken e lo afferrò con tutte le proprie forze: stava letteralmente morendo di freddo!
"Fredda eh?" chiese l'uomo, stringendolo a sè e cercando i suoi occhi.
Xion annuì con un cenno del capo “Polare!”
"Se continuiamo a restare qui immobili ci congeleremo davvero." osservò poi Reiken "Nuotiamo più in là, vieni!" disse, e si mosse di qualche passo verso l'interno del lago, chiedendo al giovane di seguirlo. Xion lo fece, e nuotò assieme a lui per tutto lo specchio d'acqua, sino ad arrivare ad un piccolo canale e infine ad un'altra parte dello stesso lago, dove si fermò.
Il posto era bellissimo. Vi era una piccola cascata, l'acqua era bassa, e in alto si alzava una parete rocciosa che formava un'incavatura che costituiva una specie di grotta. Il tutto circondato da una natura sontuosa, ricchissima e fresca. Si sentiva il cinguettare di diversi uccelli, una dolcissima melodia.
"Oh, è meraviglioso...!"
Xion rimase affascinato dalla bellezza di quell'ambiente, che aveva tutta l'aria di essere un paradiso terrestre. Non aveva mai visto una cascata con i suoi occhi, e non credeva potesse essere così magnifica.
"E' bellissimo, vero? Desideravo tanto mostrarti questo posto, sono già venuto molte volte." disse Reiken, avvicinandosi a lui e guardandolo seducentemente con i suoi occhi verdi come le piante là intorno. Il suo viso bagnato era incantevole, le sue labbra erano diventate più rosse a causa del freddo, i suoi capelli bagnati erano tutti tirati indietro e scoprivano la fronte e il volto. Ancora Xion non poteva credere di avere l'onore di poter guardare da così vicino una persona dotata di tanta bellezza.
"Ti ringrazio per avermi portato qui," disse, ammaliato dallo splendore del suo amante e della natura che lo circondava. Sentì le mani fredde di Reiken prendere le sue spalle e trascinarlo verso di lui, la sua bocca bagnata avvicinarsi lentamente alla sua e prenderla in un bacio dolce come il miele. Non avrebbe mai immaginato che fosse così eccitante sentire il *calore* della sua lingua penetrare oltre le sue labbra e il corpo *gelido* di Reiken contro il suo insieme. L'uomo gli pettinò un pò i capelli con le mani, gli toccò il viso mentre continuava a baciarlo, poi scese sul suo collo e lo morse più volte, alternando pressioni forti a pressioni più dolci, tali da suscitargli sia piacere che dolore.
"Rei... ah,"
Nonostante l'acqua ghiacciasse il suo corpo, Xion iniziava a diventare caldo mentre l'altro continuava stimolarlo così sensualmente. Reiken era dolcissimo, continuava a baciarlo e a morsicarlo dappertutto, infiammandolo direttamente dall'interno.
"Usciamo?" chiese ad un tratto il più grande. Il suo respiro era caldo e nei suoi occhi vi era un'ombra di lascivia. Se non fosse stato immerso in acque gelide con lui, Xion non avrebbe avuto dubbi sul fatto che il suo dio si fosse eccitato. Comunque non aveva la forza di resistergli e la curiosità di sapere cosa avesse in mente era troppo grande.
"Hai freddo, Rei?" gli chiese sorridendo con malizia.
Reiken rispose al suo sorriso con un'occhiata, ma non sorrise a sua volta; il suo volto era serio. "No, *anzi*." disse.
"Va bene, usciamo se vuoi." propose Xion, posando un piccolo bacio su quel magnifico collo gelato. Sembrava che l'acqua a contatto con la sua pelle fosse ancora più dolce del normale.
"Se vuoi tu." precisò l'uomo, prendendolo tra le braccia e baciandogli la fronte.
"Si..."
Uscirono dal lago grazie a dei massi nella riva, nudi, e si appartarono in un angolo presso le rocce della cascata. Prima di fare qualsiasi cosa, Reiken si strizzò i capelli dall'acqua e, slegato il cordoncino dal polso, se li raccolse in una coda.
"Reiken," intervenne Xion, osservando l'amante con curiosità "bagnati, i tuoi capelli sembrano ancora più lunghi. Da quant'è che li fai crescere?" domandò con interesse. A dire il vero era una domanda che si era sempre posto.
L'uomo alzò fulmineamente lo sguardo su di lui e sembrava come sorpreso dalla domanda. Rifletté un istante prima di rispondere.
"Sono quasi dieci anni." affermò con sicurezza.
Ora era Xion ad essere sorpreso. Era davvero moltissimo tempo.
"Credo che..." aggiunse Reiken, diventando pensieroso "sia passato troppo tempo ormai." osservò con malinconia.
"...Reiken?" il giovane aveva notato il cambiamento d'umore improvviso dell'amante e ciò un pò lo preoccupava.
Ma il bell'uomo alzò il capo, nascondendo la tristezza con un sorriso, e si inginocchiò a terra vicino a lui. Lo abbracciò, sdraiandosi con lui sul letto di rocce ed erba, stringendo tutto il suo corpo contro il proprio e cingendolo sia con le braccia che con le gambe. Il corpo nudo e bagnato di Reiken era freddissimo, ma a Xion non diede fastidio perchè il suo lo era lo stesso.
L'uomo lo baciò appassionatamente, tenendogli la testa per i capelli e spostandosi su di lui col corpo, mentre con una mano gli prendeva un capezzolo raggrinzito e lo pizzicava. Entrambi avevano iniziato ad eccitarsi mentre si strusciavano l'uno contro l'altro col bacino. Era terribilmente stimolante per Xion sentirsi schiacciato e sfregato dal corpo fresco e caldo del suo amante, che si stava dimostrando sempre più acceso ed impaziente. Addirittura, al contrario del solito, scappavano molto spesso dalle sue labbra gemiti e ansimi profondi.
"... voglio farlo, non riesco più a resistere."
Xion rimase un pò sorpreso dalle parole di Reiken, e dal fatto che quel giorno fosse *così* eccitato. Di rado l'aveva visto così voglioso, forse solo la prima volta che gli aveva chiesto di fare sesso. Quella volta era davvero impazzito. Tuttavia la cosa non gli dispiaceva affatto, anche perchè lui non era meno eccitato.
Volle accontentarlo quando gli chiese di mettersi fianco, e accettò con desiderio quel lungo dito medio dentro di sè.
"Posso farlo anch'io, Reiken?" gli chiese, desideroso anche lui di sentire il suo calore e di regalargli la stessa sensazione. Reiken acconsentì subito con impazienza, e gli permise con piacere di penetrarlo a sua volta con un dito. Gemette un pò, pianissimo a dir la verità, quando si sentì aprire dal medio cauto del giovane, ma era estremamente piacevole dare e ricevere la stessa particolare sensazione. Mentre veniva penetrato lo baciava con passione, e mentre lo penetrava massaggiava dolcemente i suoi testicoli con il palmo della mano. Con l'altra mano invece lo teneva stretto contro di sè, come volesse imprigionarlo ed impedirgli in qualunque modo di andarsene (nonostante sapesse che non avrebbe mai avuto motivo di farlo).
"Ohh...ti piace eh! Ne vuoi ...ancora?"
Ansimava l'uomo in estasi, avanzando ed irrompendo senza controllo dentro e fuori il suo giovane amante, godendo intensamente assieme a lui di ogni movimento. Mentre faceva l’amore, con le mani lo teneva stretto per i fianchi e spingeva rapidamente il proprio bacino contro di lui, ansimando profondamente per il piacere.
"Si... anh!" rispondeva Xion, mentre sentiva interamente il membro dell'uomo agitarsi nel suo corpo "... ancora, ancora Reiken!! *Dio* è meraviglioso, ancora Reiken, si! *SI*!" gridava. Gocce di sudore bagnavano la sua fronte e le sue spalle, la sua eccitazione aumentava a dismisura come sentiva i testicoli tumidi dell'altro sbattere contro i suoi ad ogni potente colpo.
"Waa..." vedeva il mondo distorto, niente aveva più forma, tutto ciò che sentiva era un calore-piacere incontrollabile e un sempre più grande desiderio di irrorare. Non riusciva nemmeno ad immaginare quanto duro sarebbe potuto essere il pene in mezzo alle sue gambe, ma poteva chiaramente sentire nel proprio ventre la sensazione di essersi bagnato più volte.
Avvertiva il fervore del suo corpo in procinto di esplodere, le sue vene tremando nella carne, e istintivamente allungò la mano sulla propria erezione, sentendo quanto fosse voluminosa e bagnata. La strinse forte col palmo della mano e la agitò con estrema rapidità, riscoprendo un vecchio piacere che in quel momento era quasi stato dimenticato a causa dell'impetuosa copulazione anale.
"Ohh... Xion... vieni... " gemette Reiken, essendosi accorto di ciò che il ragazzo stesse facendo là sotto e capendo che ormai era vicino all'orgasmo. Ancora affondando in lui senza sosta, allungò una mano per afferrare il suo pene impaziente e dargli il cambio nella masturbazione. Xion depose subito la propria mano, lasciando fiduciosamente il lavoro all'uomo più esperto.
"Si... ah... sto per venire, Reiken!" annunciò, percependo direttamente sul proprio corpo l'abilità del polso del suo dio, capace di scovare e accendere magnificamente ognuna delle zone magiche del suo corpo. Maneggiando con disinvoltura e dimestichezza superiori a quelle che avrebbe potuto utilizzare Xion stesso, l'uomo agitò la scalpitante lunghezza rapidamente, sentendosela ad un tratto trabalzare tra le mani come sputò vividi schizzi di liquido.
"Woaah---"
Spruzzando il suolo sotto di lui e la mano del suo compagno, Xion si lasciò rapire dal visibilio dell'orgasmo, sentendo tremare il proprio cervello nel cranio assieme a ogni fibra del suo corpo. Lacrime involontarie sgorgarono dai suoi occhi strizzati e dalla sua bocca ampiamente aperta scivolò liberamente un rivolo di saliva, che non ebbe la forza di frenare. Ancora ansimava, il sudore sul suo corpo era raddoppiato.
Eccitandosi ulteriormente per i gemiti di soddisfazione del ragazzo e il persistente odore della suo seme, Reiken continuava ancora a entrare e uscire da lui con rapide e forti spinte, spingendolo così forte che avrebbe potuto romperlo. La passione che comandava il suo corpo era troppo forte per essere controllata, e il venticinquenne non era molto lontano da fare veramente del male al piccolo giovane.
Accecato dal desiderio sessuale, Reiken afferrò una gamba del ragazzo a quattro zampe e con grande facilità la tirò sù di peso, allargandogli come più poteva le natiche e continuando imperterrito a scoparlo con forza.
"Xion... vuoi che venga dentro... dentro di te?"
Il cambiamento di posizione fu decisivo per il soldato più grande, che ora sentiva il proprio desiderio prossimo all'appagamento, all'ultimo spasimo. Anche il suo corpo era sudato; più del giovane, perchè i suoi movimenti erano in realtà veri e propri esercizi fisici, che comunque era in grado di svolgere alla perfezione senza nemmeno accusare stanchezza. Con incredibile dolore poteva ricordare di non aver mai potuto svolgere il ruolo attivo con Sephiroth come con Xion. Vi erano state alcune volte in cui Sephiroth gli aveva concesso il proprio corpo, ma nonostante ciò il generale appariva inconquistabile, invincibile a letto come in battaglia. Infatti era capace di mantenere la propria impassibilità anche mentre veniva vigorosamente sbattuto, come fosse una statua di pietra. Ma la cosa *migliore* era che pretendeva contegno anche da colui che lo possedeva, e dava il meglio di sè solo quando era *lui* a sguainare la spada. Sephiroth era davvero incredibile.
Era.
"Fallo, ti prego...!" rispose Xion, stringendo i denti mentre l'amante lo sfondava con foga sempre crescente. Xion poteva sentire il proprio pene ancora eretto ed eccitato pulsare sulla sua pancia: non avrebbe potuto riposare finchè Reiken non si sarebbe fermato. Era da tanto che il compagno non gli chiedeva di eiaculare in lui, e Xion aveva una certa nostalgia di quella sensazione, che era tanto piacevole quanto spiacevole. Comunque ora tutto ciò che voleva era che il bell'uomo scaricasse tutto il suo desiderio dentro di lui.
"Ecco Xion! Prendi... prendi tutto..." mormorò con una sensualità indescrivibile la profonda voce di Reiken, che fece tremare Xion di eccitazione. L'uomo continuò a muoversi e ad ansimare, mentre iniettava la sua passione direttamente all'interno del piccolo amante, rabbrividendo involontariamente nell'assaporare quella soddisfazione. Eiaculò completamente, sentendosi come al solito improvvisamente stanco e assonnato dopo essersi liberato del proprio sperma. Doveva ammettere di aver impiegato molte energie rispetto al solito, ma questo perchè le volte precedenti aveva sempre avuto timore di essere troppo duro col ragazzo a causa delle ferite non ancora completamente sanante. Ora invece poteva dire di aver finalmente pareggiato i conti e di aver recuperato.
"Anf...uff...ahh...mmm... mi chiedo come faccia ad essere sempre migliore, anf...anf... sempre più travolgente...."
"E' strano...ah..." questo era Xion "Anche io mi domandavo la stessa cosa...."
"Ah si. Xion, io..."
"*MA SIETE VOI!!*" gridò improvvisamente una voce, facendo gelare i due soldati.
Reiken girò all'istante gli occhi nel punto da cui proveniva il reclamo, e vide spuntare tra i cespugli un gruppo di ragazzi del villaggio. Anche Xion li vide, e si sentì morire per l'essere stato sorpreso in quella circostanza. Era ancora per terra a quattro zampe e il suo amante era ancora dentro il suo corpo, inginocchiato dietro di lui. Non era la migliore delle situazioni, in quanto sia lui che Reiken conoscevano quei ragazzi, e bastava guardare le loro espressioni per capire la sorpresa e il disgusto che stessero provando.
"Cosa... *cosa* state facendo?!" domandò scandalizzato uno di loro, tremando mentre indietreggiava di un passo. Sembrava davvero non potesse credere ai suoi occhi. Reiken lo riconobbe, era il figlio del capovillaggio.
"Depravati! Siete dei froci schifosi!!" condannò un altro, stringendo al suo petto una ragazza per evitarle la vista di quella situazione oscena. Reiken strinse gli occhi su quel giovane così ostile, imponendosi la calma per non reagire in malo modo ai suoi insulti. Nessuno, nonostante forse effettivamente lo *fosse*, aveva mai osato dargli del frocio. Ma la cosa che più lo irritava era che quel ragazzino avesse detto lo stesso anche di Xion.
"Bene, ora che avete assistito potete anche andarvene." disse loro l'uomo, con voce dura e distaccata.
"Si andiamocene!" incoraggiò il figlio del capovillaggio. "Tutti dovranno sapere di questo scandalo! Certa feccia non ha il diritto di vivere assieme alle persone normali, è inammissibile un atto così vergognoso!" accusò ad alta voce, chiedendo l'appoggio dei compagni. Essi annuirono, d'accordo col suo discorso, e lo seguirono in fila come prese a correre verso il villaggio per informare tutti dello scandalo.
Erano passati tre giorni.
Reiken era sempre stato un tipo paziente, ma stavolta non riusciva davvero a sopportarlo! Gli abitanti di quel minuscolo villaggio sperduto tra le montagne erano incapaci di vedere al di là del proprio naso. Con le menti ristrette che si ritrovavano, si erano tutti alleati contro di lui e Xion, additandoli come *diversi* e posseduti dal demonio. Spesso gli insultavano e, appena passavano, le donne confabulavano contro di loro in gruppo in un modo a dir poco insopportabile. Nessuno era più dalla loro parte: quell'evento da solo era bastato per cambiare radicalmente l'opinione di tutti e cancellare tutto l'affetto e le buone azioni precedenti.
La situazione era diventata insostenibile. I due soldati non avevano scelta: dovevano abbandonare il villaggio.
"Mi dispiace ragazzi... non so davvero cosa dire."
Solo una persona forse, che non faceva parte della comunità dei pezzenti, era ancora loro amica. Si trattava di Faith, il loro compagno, incarnazione della mentalità moderna di una società sicuramente più estroversa. Egli non aveva perso il rispetto per il suo comandante e non dava peso a quelli che sarebbero potuti essere i suoi gusti sessuali. Nutriva e avrebbe nutrito per sempre una profonda ammirazione nei suoi confronti, e non avrebbe mai dimenticato di essere vivo solo grazie a lui, che l'aveva aiutato a scappare dai Coreliani a costo della vita.
"Era già da tempo che avevo in programma di lasciare questo paese." disse Reiken, mentre sedeva vicino a Xion in una panca di legno a casa di Faith. I suoi occhi celavano una profonda delusione, nonchè rabbia per le continue derisioni. "Ho aspettato la guarigione di Xion, e ora che finalmente sta bene credo non ci sia più motivo per noi di rimanere qui. Specialmente dopo ciò che è successo."
"Dove hai intenzione di andare?" domandò Faith al suo ex-comandante, manifestando la propria approvazione attraverso uno sguardo benevolo e sincero.
"Una mezza idea ce l'avrei..." rispose il venticinquenne, accennando un lieve sorriso. Era stato quasi impercettibile, ma Xion notò che per un istante gli occhi dell'uomo si erano illuminati. Ciò gli infondeva coraggio.
"Io farò il possibile per aiutarti!" affermò con sicurezza Faith. "Ho un debito indelebile con te, comandante."
Reiken sorrise. Faith era un ragazzo estremamente leale e onesto, ed era contento di poter contare su un amico come lui. E comunque era l'unico amico che avesse in quel momento, oltre ovviamente il suo giovane amante. Aveva intenzione di accettare il suo aiuto. "Te ne sono grato, ma non devi sentirti in debito con me. Preferisco pensare che lo stia facendo come amico piuttosto che come debitore, Faith." gli disse.
"Lo faccio per entrambi i motivi." rispose l'ex soldato con un sorriso.
"Grazie," continuò il bell'uomo. "Intendo partire domani all'alba. Puoi aiutarmi? Mi serve un mezzo di trasporto." chiese esplicitamente.
Faith prese il mento tra le dita e meditò per qualche secondo. "Ho un cavallo, ti va bene?" chiese.
"Perfetto. Per le provviste non credo ci siano problemi, ne abbiamo in quantità. Grazie Faith, sei un amico." ringraziò il bell'uomo.
"Vi auguro buona fortuna." augurò Faith, sapendo che sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto il comandante ed il suo compagno.
Xion partì assieme a Reiken la mattina seguente, come pianificato.
Era la prima volta che saliva su un cavallo e inizialmente ebbe paura di cadere. Per questo manteneva le braccia saldamente attorcigliate attorno alla vita del suo compagno, considerandolo un sostegno sicuro ed incrollabile.
I due soldati uscirono subito dal villaggio, lasciando laggiù due mesi e mezzo di ricordi, belli e brutti, e intraprendendo il viaggio verso una meta forse sconosciuta.
"Dove stiamo andando, Reiken?" chiese Xion al compagno, incerto sulle sue intenzioni.
"Verso un piccolo paese, lontano da qui. Se tutto va bene dovremo arrivare dopo due giorni di galoppo a velocità costante." rispose subito lui con voce serena e rassicurante. "Piuttosto ti consiglio di stare attento, perchè io non ho mai preso in mano delle briglie prima d'ora." avvertì poi ridacchiando. Ed era vero.
"Cosa?!" esclamò Xion, sentendosi tutto d'un tratto in pericolo. Che la perizia del suo compagno nell’andare a cavallo fosse solo apparenza? Guardandolo, aveva avuto sin da subito l'impressione che fosse un cavallerizzo provetto. "Davvero non l'avevi mai fatto?!" chiese incredulo.
"Mai. Però non preoccuparti, sto già cominciando ad abituarmi!" assicurò l'uomo sempre con tono scherzoso. Xion lo conosceva bene, e sapeva che quando Reiken scherzava aveva la situazione sotto controllo. "Va bene, ricorda però che sono nelle tue mani." lo avvertì con ironia, ormai del tutto tranquillizzato.
Galoppando ad alta velocità, il cavallo bruno percorreva rapidamente i boschi intricati e le ampie praterie, sotto la fievole luce del sole nascente. L'aria era ancora fresca, il cielo rosato, quasi bianco. L'unico inconveniente in quell'atmosfera calma era forse il continuo sventolare dei lunghissimi capelli dell'uomo, che sin dall'inizio avevano praticamente avvolto il ragazzo agitandosi al vento come lunghi nastri di seta. Erano magnifici, sì, ed emanavano un familiare profumo di fiori, i soliti con cui Reiken aveva preparato il proprio shampoo per due mesi e mezzo. Ma per quanto potessero essere magnifici e profumati, non era il massimo sentirsi immerso in loro al punto da non poter respirare.
Quando non ce la fece più a sopportarli, Xion in un atto disperato cercò di liberarsene e di raccoglierli assieme in una mano. Ma erano così tanti che riuscì a prenderne solo meno della metà. Comunque si arrese, gli sarebbe bastato anche così. Continuò a tenerli fermi e cercò di raggrupparli tutti.
"Qualcosa non va?" chiese però subito il proprietario della chioma "I miei capelli ti danno fastidio?" continuò con voce quasi dispiaciuta. Xion si chiese il perchè di quel tono, tuttavia rispose negativamente e mentì affermando di non sentire alcun fastidio. Rimase stupito comunque dal fatto che Reiken non disse più niente dopo, nonostante i suoi capelli fossero ancora stretti nella sua mano.
Ora che il disturbo maggiore era stato eliminato, poteva finalmente godersi a pieno la calma di quel paesaggio e la gioia di stare col suo amato, in quel momento e anche in futuro. Stava così bene che si sarebbe potuto tranquillamente addormentare nella sua schiena, e infatti aveva la sensazione che non avrebbe resistito per molto sveglio.
"Reiken..." disse dopo un pò "sono così felice di lasciare quel posto con te..... non ne potevo più di stare infermo in quel letto e odiavo a morte le calunnie di quelle persone. Grazie di portarmi via." ammise, la sua voce così serena e sincera che Reiken sentì il proprio cuore colmarsi di serenità. "Grazie infinite."
"Non preoccuparti," rispose l'uomo gentilmente "Il posto dove stiamo andando è molto diverso. Là staremo benissimo, nessuno ci disturberà e non ci sarà bisogno di lavorare per abitare in una casa. E se non vorremo più restare ce ne potremo andare quando vogliamo."
"Dici davvero?" chiese Xion un pò perplesso. "Ma come fai a saperlo?"
"Lo so," rispose il bell'uomo con fierezza "Perchè in quel paese ho trascorso i primi quattordici anni della mia vita. E' il mio paese natale."
Come previsto, Reiken e Xion giunsero nel villaggio dopo circa due giorni di cavallo. Già da quando le porte del paese cominciavano ad intravedersi, Reiken notò qualcosa di diverso. "Hanno costruito delle mura! Che buona idea, finalmente le belve feroci ed i briganti non costituiranno più un pericolo per loro!"
Un'aria di pace si respirava nel paese. A prima vista sembrava più moderno rispetto a quello precedente, ma non eccessivamente. Le case erano intonacate e dipinte, a differenza dell'altro, ma le strade non erano asfaltate. Al centro vi era una grande piazza, circondata di alberi alti e antichi, costruita con un bellissimo mosaico di pietre e ciottoli di fiume. Il terreno in cui era costruito il villaggio era assai irregolare: alcune case si ergevano su balze e piccoli rilievi rocciosi, altre in anfratti più o meno profondi, altre seguivano fedelmente la conformazione scoscesa del terreno e poggiavano su sostegni costruiti apposta nelle fondamenta. Ognuna era progettata nello stesso modo: erano di colore verde con i tetti scuri, e la maggior parte delle pareti era ornata da affreschi decorativi che rappresentavano forme romboidali incorniciate da elaborati motivi geometrici e floreali.
A parte le case, sembrava di essere in un paesaggio incontaminato, in cui l'uomo avrebbe vissuto direttamente a contatto con la natura senza bisogno di nient'altro per sopravvivere. Qua e là vi erano piccole recinzioni di legno, che sembrava avessero la funzione di determinare i confini tra le diverse abitazioni, ma c’erano anche cassette per la posta, fontanelle e numerose aiuole con antichi lampioncini. Inoltre, guardandosi attorno, Xion aveva notato che vi erano anche diversi negozi e non soltanto case abitate: poteva riconoscere un bar, una locanda, un'edicola e un negozio tessile. Vi era anche una specie di tempio, molto piccolo a dir la verità, costruito un pò in disparte.
"Ah... oddio, com'è cambiato," esclamò Reiken, guardandosi intorno con meraviglia e perplessità. "Quasi non lo riconosco più." disse con sarcasmo. Una nota di nostalgia rattristava i suoi occhi mentre posava lo guardo sulle case vecchie e nuove. "Ma l'aria che si respira è sempre la stessa: calma e pulita." osservò poi, sorridendo leggermente con le labbra.
Camminando ancora un pò i due si imbatterono in una passante: una vecchietta dal viso bonario, ma che non fece a meno di fissarli con un pò sospetto.
"Signora Melsh!" chiamò prontamente Reiken, andando incontro alla vecchietta a grandi passi. Quella guardò il volto del giovane uomo stringendo gli occhi e studiandolo minuziosamente, ma lo riconobbe quasi immediatamente. "Non posso crederci! Sei veramente tu, ragazzo mio?!" esclamò con la sua voce ormai anziana e tremolante, dimostrando grande gioia come prese la mano dell'uomo e la baciò più volte stringendola a sè. "Non posso crederci!" ripeté.
"Sono contento di poterla rivedere signora. Come sta?" domandò lui con un sorriso sincero. I suoi occhi si erano illuminati e Xion poteva ricordare che era passato molto tempo prima di rivedere Reiken così felice. La signora abbassò il capo ed emise un suono di malinconia "Heh, non tanto bene. Mio marito è morto e sono già due anni ormai che sto vivendo da sola." rivelò, diventando da contenta com'era, terribilmente triste. Anche Reiken divenne triste. "Morto?! Il signor Nelsji.." esclamò in un primo momento, come se non credesse alle proprie orecchie. "Mi dispiace infinitamente, le porgo le mie condoglianze signora..." disse poi, affranto. La signora cambiò discorso, come non volesse ripensare all'accaduto "Qual buon vento ti porta qui, caro?" chiese.
Reiken rispose con sincerità, dicendo di voler restare nel paese per qualche tempo assieme al compagno. Chiese poi alla vecchietta come stesse la propria nonna.
"Bene, ero da lei questa mattina" rispose lei "Corri subito a salutarla; sarà felicissima di rivederti dopo tutto questo tempo!"
"Certamente, signora." concordò Reiken sorridendo con il volto nobile "Stavo giusto andando da lei." disse.
La vecchia allora baciò nuovamente la mano del suo caro figliolo, che per tutto il tempo aveva stretto, e pianse mormorando qualcosa che nè Reiken e nè Xion riuscirono a capire. Vedendola piangere, Reiken si abbassò, ponendosi al suo livello, e le sorrise con gentilezza mentre le chiedeva di non farlo. Lei cercò di smettere, ma non ci riuscì.
Si salutarono, e Xion poté notare come anche Reiken si stesse trattenendo dal piangere. Continuando a percorrere il villaggio, l'uomo incontrò altre persone, con cui di fermò a discutere più o meno a lungo. Tutti lo conoscevano ed erano incredibilmente felici di rivederlo.
"Ecco, quella lassù è la casa di mia nonna. Vieni!"
Alla fine arrivarono a destinazione. Reiken bussò due volte alla porta della casa, aspettando con un ampio sorriso sulle labbra che gli venisse aperta. Passò qualche decina di secondi, e con un piccolo scricchiolio la porta fu dischiusa da una vecchia molto anziana, tutta rughe in viso e nerovestita. "...chi siete?" domandò un pò impaurita, non aspettando evidentemente di trovarsi di fronte due ragazzi alti e grossi, per di più apparentemente sconosciuti.
"Ciao nonna," salutò nobilmente suo nipote, con una voce così dolce e tenera che Xion se la sentì riecheggiare più volte in testa. "Non mi riconosci?" domandò con fiducia, abbassandosi con le gambe per farsi vedere in viso dalla vecchietta di bassa statura. Sorrise affettuosamente, sentendosi felicissimo di poter vedere di nuovo quella persona così cara.
"Oh!..." esclamò lei, aprendo al massimo i vispi occhi chiari e fissando intensamente il viso dell'uomo davanti a lei per qualche istante. "Reiken...?!" sillabò sbigottita. "Reiken!!" ripetè poi con sicurezza, certa ormai dell'identità di quel ragazzo. Egli continuò a sorriderle con amore "Nonna... è così bello rivederti" disse.
"Figliolo mio! Sei tu- sei tornato!!" esclamò lei, posandogli una mano sul viso con immenso stupore. "Come sei cresciuto... oh come sei diventato bello," osservò commossa, iniziando subito a piangere come lo abbracciò ancora una volta dopo undici anni. "Che capelli lunghi..." osservò ancora, prendendo in mano alcune lunghe ciocche. "Sei cambiato così tanto..."
"Mph..." emise Reiken ancora sorridendo "E' normale nonna, sono passati più di dieci anni." ricordò. La vecchia sorrise a sua volta, piangendo ancora per la gioia, poi dopo aver alzato lo sguardo su Xion sussultò, ricordandosi tutto d'un tratto di non aver ancora fatto accomodare gli ospiti.
"Venite, entrate, entrate!" permise, facendosi da parte nell'uscio per permettere loro di entrare in casa.
L'ambiente era ampio, ma ogni spazio era sapientemente occupato da mobili e oggetti. Varcando la soglia, Reiken poté sentire ancora una volta l'odore tipico di quella casa, un profumo di legno e spezie che non avrebbe mai potuto dimenticare. Nulla là dentro era cambiato. Di lato, davanti al camino, vi erano i soliti due divani, coperti dai soliti lenzuoli azzurri, e sopra di essi stavano dei cuscini cuciti dalla nonna stessa. Al centro del primo divano, comodamente seduto, stava un orso di pezza arancione. Reiken lo riconobbe subito: era stato il suo compagno di giochi preferito per sette anni. Nel soffitto poi erano appesi i soliti piatti di porcellana e terracotta, tutti ben allineati e disposti a seconda del colore. Una volta, giocando, Reiken ricordava di averne rotto uno. Il nonno aveva cercato di picchiarlo, ma sin da piccolo era così svelto che riuscì a sfuggirgli e a scamparsela.
Quella casa era un pozzo di ricordi. Tutto era collegato alla sua mente, conosceva ogni cosa. Sentiva crescere nel suo cuore una nostalgia immensa per quel luogo, e rivederlo fu per lui come tornare bambino. Camminò dentro di qualche passo, seguito da Xion e dalla nonna, la quale precedendoli gli chiese di accomodarsi sul divano. Reiken lo fece subito con disinvoltura e con un sorriso sollecitò l'amico a fare come se fosse a casa sua.
"Aspettate qui, porto qualcosa di buono da mangiare." disse la nonna, camminando lenta lenta verso la cucina e lasciando per un momento soli i due ragazzi.
"Sono molto legato a questo posto, sai?" disse Reiken a bassa voce, una volta che la nonna fu nell'altra stanza. "E' qui che ho passato la mia infanzia, prima di partire per motivi di studio." informò. Xion ascoltava attentamente le parole suo amato, felicissimo di poter entrare a conoscenza del suo passato di cui, come aveva detto Sephiroth, parlava solo alle persone più care.
"Reiken, dove sono i tuoi genitori...?" chiese poi, ricordando che mai Reiken gliene aveva parlato. L'uomo, che in quel momento teneva lo sguardo per terra, alzò lentamente il capo, guardando profondamente nei suoi occhi con uno sguardo indecifrabile. A prima vista sembrava confuso, stupito, ma anche triste. Rimase così a guardarlo per qualche istante come paralizzato, poi abbassò quello sguardo incomprensibile e rimase a pensare per un pò. Non era stato difficile per il giovane capire che con quella domanda aveva toccato una nota dolente.
"Loro non ci sono più, Xion. ...già da molto tempo." disse, la sua voce calma e senza rancore; ma sembrava stesse trattenendo il proprio dolore nel cuore, evitando di manifestalo in qualunque modo. "Non ho mai conosciuto mio padre. So solo che lui e mia madre non si sposarono mai... Mia madre invece è morta quando avevo appena sei anni in un incidente. Quella che hai visto infatti è mia nonna materna, che mi ha allevato come un figlio in questo villaggio, assieme al nonno, sino al giorno della mia partenza, undici anni fa." rivelò quietamente, abbassando la voce sempre di più per fare in modo che la nonna non sentisse. "Il nonno è deceduto di recente. ....ma davvero, non mi va di parlare di questo argomento ora." disse infine, alzando di nuovo gli occhi sul viso del ragazzo davanti a lui.
Xion rimase shockato, e si sentì terribilmente in colpa per aver riportato alla mente del suo amato ricordi così dolorosi. Annuì silenziosamente, capendo il suo stato d'animo. Entrambi tacquero, dopo di che arrivò la nonna con un vassoio di dolci e tè. Offrì prima a Xion, poi al nipote, e poi di sedette anche lei sul divano, vicino al secondo.
"Mio caro, è forse successo qualcosa? Come mai sei tornato qui da me?" domandò con apprensione.
"Io e il mio compagno abbiamo fallito una missione militare, nonna, e abbiamo perso il resto della nostra squadra. Mi chiedevo se avresti potuto ospitarci per un pò, dato che non abbiamo posto dove restare." disse Reiken con semplicità, sapendo sin dall'inizio che la nonna avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarlo.
"Grazie al cielo tu stai bene, caro!" ringraziò lei. "Sai bene che questa è casa tua. Puoi restare qui finchè vuoi, non hai bisogno di chiedere niente." ricordò.
"Ti ringrazio nonna," rispose il bell'uomo con un sorriso cristallino.
"No, non devi ringraziarmi!" esclamò la vecchia. "Sei a casa tua, puoi fare ciò che vuoi." precisò ancora.
Grazie, pensò Reiken, sorridendo ancora per la bontà di quella nonna che da sempre era stata cortese nei suoi confronti.
"Non c'è alcun problema, posso anche dormire con lui per il momento." rispose Reiken dopo che la nonna gli fece notare che nella casa vi erano solo due letti in tutto. "Non preoccuparti per questo." Assicurò Reiken. La realtà comunque era che avrebbe voluto dormire assieme a Xion sin dall'inizio e che quella situazione era perfetta, perchè nessuno avrebbe potuto sospettare di loro in assenza di letti diversi.
"Sei sicuro?..." chiese ancora la nonna con apprensione.
"Certo, nonna." rispose Reiken con spontaneità, riuscendo a convincere la vecchia immediatamente.
Già da quella sera i due compagni poterono dormire condividendo lo stesso letto. Erano stanchi dal viaggio e si addormentarono subito entrambi, sereni e tranquilli. Dormirono per tutta la sera e per tutta la notte, svegliandosi a tarda mattina completamente riposati.
"Buongiorno, Xion." si sentì dire il ragazzo non appena sveglio. Il suo amante si era già destato e lo stringeva tra le braccia come sempre. "Dormito bene?"
"... 'giorno." rispose con la voce un pò rauca. "Ho riposato benissimo…"
"Riposa ancora finchè vuoi, piccolo" disse il bell'uomo. "Ma quando ti alzerai intendo fare una cosa." annunciò.
"Cosa?" chiese immediatamente Xion.
"Lo saprai poi, non preoccuparti." rispose l'altro con tranquillità.
Non gli ci volle molto per comprendere cosa il suo amato avesse in mente quando, dopo averlo condotto nel bosco, distante dal villaggio, gli porse delle lunghe forbici e si girò di spalle mostrando i lunghissimi capelli corvini.
"... Reiken?" pronunciò Xion titubantemente, incredulo di fronte a quella richiesta. "Cosa hai intenzione di fare?!"
L'uomo si girò lentamente verso di lui. Il suo volto era austero, ma allo stesso tempo sereno; sorrideva lievemente con degli occhi sinceri. "Credo che sia giunto il momento di liberarmi di questo peso. Tagliali come meglio credi, l'importante è che li tagli tutti, okay?" incitò.
Vuoi che io tagli questi capelli? Reiken... Xion non poteva spiegarsi il perchè di tale decisione. Solo il fatto che per ben dieci anni Reiken avesse curato quella chioma e che ora, di punto in bianco, avesse deciso di disfarsene era *strano*. Ma la cosa che lo insospettiva più di tutte era il comportamento del suo amante: il taglio di quei capelli sembrava, davvero, una dolorosa cerimonia. Perchè voleva fosse *proprio* lui a tagliarli? Perchè gli chiedeva di farlo con *quella* espressione?! Reiken in quel momento era davvero strano. A prima vista sembrava non si sentisse molto bene, bastava guardarlo in faccia per capirlo.
"Perchè hai deciso di farlo così all'improvviso...?" gli domandò con scetticismo, cercando di comprendere il perchè non tanto dalla sua risposta, quanto dalla sua reazione. Ora l'uomo stava dritto di fronte a lui, il suo sguardo perso lontano tra le montagne, malinconico, le sue labbra senza espressione. Era immobile; solo i suoi lunghissimi capelli erano mossi dal tenue levante, allo stesso modo dei fili d'erba nella prateria in cui si trovava. Sembrava qualcosa lo turbasse. Inizialmente rimase indifferente di fronte alla domanda del ragazzo, poi rispose in modo quieto, senza distogliere lo sguardo dal niente.
"No, è già da un pò che avevo intenzione di farlo. Non è una decisione improvvisa". Fu la sua risposta. Xion sbattè le palpebre: cosa avrebbe potuto rispondere? Niente: quei capelli erano di proprietà del loro padrone, che aveva deciso di sbarazzarsene. Non c'era niente che potesse fare, per quanto la cosa potesse apparire sospetta ai suoi occhi. "Cosa c'è? Forse non vuoi farlo?" domandò ad un tratto Reiken, vedendo che il ragazzo sembrava indeciso. "Sono sicuro che anche a te hanno dato fastidio molte volte. Sono diventati troppo lunghi ormai, non c'è più niente da fare: bisogna tagliarli assolutamente!" affermò con decisione, cercando di persuaderlo.
"Va bene, ma non sarebbe meglio bagnarli prima di farlo?" chiese dubbiosamente Xion.
"Si, lo so, ma non importa! Tagliali e basta!!" rispose Reiken con urgenza, avventandosi contro di lui e stringendo le forbici nelle sue mani con forza, sembrando spazientito, se non arrabbiato. Xion lo guardò un pò sconcertato, ma non potè disubbidire a quell'ordine. Doveva ammettere che, in alcuni casi, Reiken era in grado di indurlo in grande agitazione. Bastava uno sguardo, una parola, un movimento fatto meno gentilmente del normale per allarmarlo e farlo sentire completamente inerme di fronte a lui. Per fortuna però Reiken non aveva mai sfruttato questa sua debolezza, e anzi per la maggior parte delle volte si scusava subito anche per la più lieve perdita di controllo.
"Ma... c'è qualcosa che non và...?" chiese infine Xion preoccupato: il viso dell'uomo era pallido, e osservandolo attentamente si potevano notare delle piccole gocce di sudore scivolare. Più lo guardava, più si convinceva del fatto che *non* stesse bene. Tuttavia annuì, e acconsentì con sottomissione alla sua richiesta.
"Sto bene, scusami." rispose l'uomo, la sua voce profonda priva di qualsiasi emozione o sentimento. "Ma adesso tutto ciò che voglio è che tu faccia come ti ho chiesto. Non ce la faccio più... ti prego! Liberami da questo peso insostenibile."
Xion continuava a non capire il comportamento di Reiken, ma sperava avrebbe potuto chiarire le cose in un momento successivo, magari quando sarebbe stato dell'umore più adatto. Per il momento, aveva capito, tutto ciò che poteva fare era esaudire la sua richiesta in silenzio. Sentì una fitta al cuore quando prese in mano la prima, lunghissima ciocca di capelli e si ritrovò a doverla mozzare drasticamente con le lame delle forbici.
Ciak...
I primi morbidi peli caddero a terra come piume.
"Grazie Xion," disse Reiken, vedendo che il ragazzo aveva cominciato finalmente a tagliare. "Coraggio, va' avanti senza timore." incoraggiò. Nonostante quelli che il ragazzo stesse tagliando fossero solo i suoi capelli, l'uomo sentiva dentro di sè un dolore crescente, che diventava più forte ogni volta che sentiva cadere una ciocca della sua chioma. Era incredibile, ancora quel tormento non si decideva ad abbandonare il suo cuore.
All'inizio per Reiken era solo una sensazione di malessere, di disagio, mal di testa; poi crebbe, attaccando la coscienza e i sensi, annebbiando la vista e offuscando la mente. Non è possibile... cosa mi sta succedendo... proprio adesso? si domandò l’uomo, sentendosi ad un tratto incredibilmente debole e vulnerabile. Le sue gambe erano sul punto di cedere e tutto intorno a lui era diventato rosso e nero, caldo, in un'atmosfera soffocante. Sentì la pressione del suo sangue abbassarsi, sempre più rapidamente. Voleva chiedere aiuto, ma era paralizzato, e lo era anche la sua voce.
-Perchè tradisci ancora le tue promesse?-
Ebbe un'allucinazione. Davanti a lui, strisciando sul terreno nero e ardente, stava Sephiroth ridotto in uno stato pietoso. Il suo intero corpo, straziato in più parti, era coperto di sangue scuro, il suo sguardo fisso era inquietante come quello di un demonio. Quell'illusione si mosse lentamente, grondando si sangue ed emettendo gemiti di sofferenza. -Hai deciso di abbandonarmi ancora...- domandò con una voce cavernosa come quella di un mostro.
Era un'immagine così realistica e terrificante che Reiken tremò come un bambino e si scoprì incapace di reagire. Perchè mi tormenti, Sephioroth? Non è come credi, io sono un essere umano...! rispose telepaticamente al fantasma.
-Ingrato... vuoi liberarti di me, mi hai ingannato con le tue parole! Vuoi distruggere le memorie che ti restano, vuoi uccidermi ancora.......- sussurrò quel miraggio terrificante, ghignando divertito e continuando a strisciare per terra come un serpente. - Stai abbattendo l'emblema del nostro legame, un ricordo che tu dicevi essere inestimabile. Tu mi stai cancellando, mio caro... mi stai cancellando, mio caro....- ribadiva. -Tu mi stai cancellando, vuoi eliminarmi definitivamente...... stai tradendo le tue promesse, mio caro...... per sempre.....-
No... esalò Reiken tremando di fronte alla mano insanguinata del generale che sinistramente si muoveva in direzione del suo corpo. Perdonami, ti scongiuro!! Allontanati, non ti avvicinare, lasciami Sephiroth!!! Non mi toccare!!!! gridò di terrore.
Ricordarti e pensare che non potrò mai più rivederti, mai più, MAI... è così doloroso, che mi fa sentire morto. Basta. Ho solo detto basta; sono un essere umano Sephiroth...
-Ah Ah Ah..... perchè mi temi? domandò l'incubo ridacchiando malignamente. - Dicevi di adorarmi, invece mi hai lasciato morire... Vuoi liberarti di me e hai deciso di abbandonarmi ancora... Ah Ah Ah! Sei un ingrato, mio caro.... per sempre....-
No Sephiroth! Lasciami, lasciami ti prego... "....Ahhhh!!"
Perchè ora mi fai del male? Non è già abbastanza per me?!
-Si...- effuse la visione raccapricciante, elevandosi come una vampa di fuoco oscuro e avvolgendolo tutto intorno, avvicinando quegli occhi terrificanti ai suoi e lambendo il suo viso con le lunghe dita mostruose, sfiorando appena la sua pelle - Amo sentirti urlare, vederti soffrire come ho già sofferto io a causa tua.... - i suoi occhi come laser risaltavano nell'oscurità profonda - Amo vedere il terrore nei tuoi occhi.... per sempre..... voglio strapparteli.... si, amo vederti urlare.... per sempre, mio caro... Voglio che soffra con dolcezza, lentamente, per sempre.... Urla... urla... ur... la.... voglio sentirti urlare... urla, si.... urla....-
"UAAAHHHH!!!!"
"Reiken!"
Perdonami! Tu me lo dicesti... tu me lo insegnasti! Ma io sono troppo debole per capirlo...per accettarlo. *Questo* è' l'unico modo che ho trovato per riuscirci in qualche modo. Se voglio continuare a vivere, se TU vuoi che continui a vivere, lasciamelo fare! Concedimelo...senza rancore. Tu non ci sei più, e io...io muoio nel *toccare* ancora i tuoi ricordi. Muoio anche io Sephiorth! LASCIAMI---IO VIVO GRAZIE A CIO' CHE MI HAI INSEGNATO ... IO TI HO ASCOLTATO!!
Non ce la fece più, la pressione era diventata insostenibile e cadde a terra svenuto.
"... Reiken!!!"
Con un rapido movimento, Xion afferrò il corpo esamine del suo amato, percependo che era privo di sensi. Preoccupatissimo, lo chiamò più volte ad alta voce, ma in assenza di una risposta non ebbe altra scelta che caricarlo su di sè come meglio poteva e trasportarlo al villaggio il più velocemente possibile.
"... Questo non è giusto, come farò senza più vederti!!?"
"L'importante non è vedersi, ma mantenere intatti i nostri ricordi, e far si che la lontananza e il tempo non riescano ad intaccarli."
"Non sarà mai possibile; non riuscirei ad allontanarmi da te, perché tu sei tutto ciò di cui m'importa."
"Devi solo provare, mio caro. Non è impossibile; puoi farcela, e io ti chiedo di farlo per me, e per noi. Tutto ciò che ci circonda è in grado di riportarci alla mente piacevoli memorie del passato, e il presente è sempre prossimo ad essere nient'altro che passato. Ci sono diversi modi per continuare ad amarmi senza vedermi, conservando il tuo prezioso passato con dedizione, finchè lo riterrai veramente importante. In ogni modo sarebbe sbagliato vivere la tua vita in funzione del mio ricordo: non pensi che potrei essere semplicemente una tappa della tua vita? Uno dei tanti piaceri transitori, una bella esperienza."
"Sephiroth, non è così."
"Sul serio? Forse io per te valgo davvero più di questo."
"…Molto più di qualsiasi altra cosa."
".... niente è per sempre e nessuno potrà stare con te per l'eternità. E' meglio che lo impari sin dall'inizio e che rafforzi il tuo spirito mediante ogni singola esperienza. Neanch'io vorrei mai separarmi da te, ma so che è destino che succeda e non posso fare niente per impedirlo. I miei ricordi passati saranno la consolazione che compenserà il vuoto nel mio cuore, creato dalla tua assenza in futuro. Così continuerò a vivere, e non soffrirò per la tua assenza, perchè so che tu mi pensi e mi ricordi allo stesso modo."
"Sono d'accodo, Sephiroth. Hai ragione."
"All'inizio potrà sembrare difficile, ma poi ci faremo l'abitudine. E comunque non è da escludere che potremo rincontrarci. Per quanto mi riguarda, farò qualsiasi cosa per poterti rivedere, se si presenterà l'occasione. Considerami sempre tuo amico e alleato; se avrai bisogno di aiuto un giorno io sarò sempre a tua disposizione e farò il possibile per agevolarti nei campi in cui mi è consentito agire. Mi ricorderò per sempre di te, Reiken."
"Ti ringrazio tantissimo, vale lo stesso anche per me."
"Si, ricordami anche tu, e non dimenticare mai il tempo che abbiamo passato insieme…."
"Certamente, anzi ho un'idea!"
"Sentiamo."
"Non ho ancora tagliato i capelli da quando ti ho incontrato, e nemmeno tu l'hai fatto. Sephiroth, finché il tuo ricordo vivrà nel mio cuore io non intendo tagliarli, e voglio che neanche tu lo faccia. Più lunghi saranno, più tempo sarà passato e ogni volta che li pettinerò mi ricorderò di te, e toccandoli mi sembrerà di toccare i tuoi, che saranno lunghi esattamente come i miei. Ora ci arrivano quasi fino alle spalle, ma quando ci rincontreremo chissà quanto saranno lunghi? ... E solo noi sapremo quanto tempo sarà trascorso, basterà uno sguardo per capirlo."
"Che idea strana... e se dovessero diventare lunghi fino a terra?"
"Sephiroth, tu sei quasi alto 1,90. Ma se dovessero diventare davvero così lunghi, quando non li sopporteremo più ci rincontreremo e ce li taglieremo insieme di nuovo, la stessa lunghezza, in modo da poter ricominciare da capo. Ti va'?"
"Sono stupito, penso sia un'idea magnifica. Siamo d'accordo allora, non li taglieremo mai e diventeranno l'emblema del nostro legame, lo scrigno dei nostri bellissimi ricordi. Prometto di lasciarli crescere finchè non mi arriveranno più giù dei piedi! Al che andrò a cercarti ovunque sarai con delle forbici in mano per farmeli tagliare e tagliarli a te."
"Ricordati che me l'hai promesso."
"Non dimentico mai le mie promesse, Reiken."
-Ci rincontreremo Sephiroth...
"Non è grave, ma per evitare che peggiori occorre una buona terapia."
... e costruiremo nuovi ricordi insieme-
"Dottore, ne è sicuro!?"
"Non ci sono dubbi che si tratti di malattia del sonno, veicolata da un parassita tipico di questa zona. Ma per essere certi sarà meglio procedere con delle analisi del sangue."
"E' pericoloso, ha la febbre molto alta ed è svenuto all'improvviso...!"
Xion...?
"Deve stare a letto e riposare. Se la mia diagnosi è corretta, la febbre non calerà senza dei farmaci adeguati, ma ripeto che non posso assicurare niente senza le dovute analisi."
L'ho rivisto... Ho sognato di quella volta...
"Speriamo... povero il mio nipote!"
"Non si disperi signora, è importante essersene accorti subito. Il ragazzo non corre alcun pericolo, è forte e si rimetterà presto in sesto."
Il tuo ricordo vive ancora dentro di me, Sephiroth. Ma l'ho voluto cancellare, ho tentato di farlo, sono solo un irriconoscente e uno spregevole traditore. E' tutto finito...
"Grazie dottore..."
"Ora deve riposare. Tornerò questo pomeriggio per dei prelievi, arrivederci!"
E dopo la fine, un nuovo inizio.
-Clak-
Dopo aver percepito di essere solo nella stanza, la sua stanza di quando era bambino e ragazzo, Reiken riaprì gli occhi, sentendosi la testa pesante e il corpo fiacco. Aveva ascoltato il discorso solo per metà, e l'unica cosa certa che aveva capito era di essere malato. Aprì gli occhi. La tenda della finestra era tirata e l'intera camera era pervasa dalla luce tenue di alcuni raggi solari che penetravano oltre la finestra, l'unica. Sentiva molto caldo, ma si accorse subito di avere la febbre molto alta e che qualcosa in lui non andava.
"Oh..."
Allungando un braccio sulla propria testa capì immediatamente. La lunga chioma che per dieci anni aveva lasciato crescere, il simbolo della sua amicizia con Sephiroth, era sparita. Al suo posto vi era il nulla, solo dei corti ciuffi sulla tua testa, davvero corti. Xion aveva fatto un buon lavoro, pensò. Non resistette a passare la mano tra di essi e provare quella strana sensazione di mancanza per qualcosa a cui era abituato da un tempo interminabile e che ormai faceva parte del suo essere.
Sorrise, non aveva più quei capelli. Non vi era stata alcuna ragione di tenerli lunghi, nessuna, dal momento che ormai Sephiroth…
"Che modo magnifico di iniziare una nuova esistenza, Sephiroth... sei stato tu a lanciarmi questa maledizione, vero? O è stato il destino a punirmi?" chiese ad alta voce, vaneggiando a causa della febbre. "Hai proprio ragione, si! Anzi, avresti dovuto punirmi in un modo peggiore...! E' l'ennesima volta che non rispetto i patti, eh eh eh!"
" ? "
Piano piano, Xion si affacciò alla porta della camera in cui riposava il suo diletto, e lo spiò perplesso ascoltando il suo delirio. Si avvicinò a lui timorosamente, chiamandolo per nome.
"Reiken...!"
Il malato ebbe un piccolo sussulto prima di voltarsi verso il visitatore. "... Xion!"
"Reiken! Come ti senti?" chiese il ragazzo, appressandosi calorosamente al letto dell'amante. "Sei svenuto, ma non preoccuparti, è tutto apposto adesso." rasserenò con un sorriso, sentendosi immediatamente felice nel vedere gli occhi del compagno nuovamente aperti. Sedette affianco a lui, meravigliandosi di quanto apparisse diverso con il nuovo taglio. Certo, era svanita una parte non irrilevante del suo aspetto divino, ma quell'uomo così bello conservava ancora a pieno il suo fascino, nonostante in quel momento stesse anche poco bene. Tuttavia il ragazzo trattenne il proprio entusiasmo, sapendo bene che per il momento avrebbe dovuto risparmiare i complimenti.
"Sto bene," rispose frastornato "Posso avere un bicchiere d'acqua, per favore?" chiese cortesemente, toccandosi la testa come se gli dolesse. E di fatto gli doleva molto.
"Certo-" acconsentì subito il giovane; "Ma... ehm... cosa stavi dicendo prima?" si azzardò a chiedere, aggrottando un poco le sopraciglia per esprimere la propria perplessità. Aveva chiaramente sentito che Reiken parlava da solo, e aveva per metà anche capito ciò che aveva detto.
"Chi io? ...proprio niente." rispose lui, un pò imbarazzato a dir la verità. Non si era accorto sul momento di pensare ad alta voce, e l'essere stato inconfutabilmente *beccato* lo metteva a disagio. Tuttavia sapeva di non doversi fare molti problemi con Xion, il suo piccolo amante gli avrebbe certo perdonato questo ed altro. Lo conosceva, e sapeva che ricambiava il suo amore più di chiunque altro. Anche più di Sephiroth, che a dire il vero non era mai stato capace di ammettere i propri sentimenti apertamente come invece aveva sempre fatto il suo piccolo angelo.
Xion aveva notato il suo disagio e perciò non insistette. Si alzò e andò a prendere l'acqua.
"........Come mi stanno i capelli?" domandò ad un tratto Reiken, giusto prima che il giovane varcasse la porta. Xion si girò immediatamente, puntando gli occhi fissi sul suo viso e studiandolo attentamente per qualche istante. Non riuscì a trattenere le parole dalle sue labbra "Sei davvero bello," gli disse sinceramente, non pensando davvero solo al taglio di capelli, ma a tutto l'insieme che faceva del suo dio qualcosa di magnifico.
Reiken sorrise lievemente "Grazie...", rispose.
Ci vollero quasi due settimane perchè il venticinquenne guarisse dalla febbre altalenante causata dalla malattia del sonno. Per fortuna il dottore e la sua equipe, seppur modesta, erano stati in grado di gestire il caso in modo eccellente e sapevano bene che quel tipo di virus, se non veniva seguito adeguatamente ed eliminato, avrebbe potuto portare anche al decesso dell'affetto. Ma questo non successe, perchè Reiken si riprese completamente e nel minor tempo che si sarebbe potuto stimare.
Passarono alcuni giorni, ed era già da un pò di tempo che Xion aveva notato il comportamento taciturno del suo amato. Sembrava pensasse continuamente, in ogni istante, talmente tanto da fondersi il cervello. A volte, quando lo chiamava, era distratto e aveva la testa da tutt'altra parte. Questo un pò lo allarmava, ma qualcosa gli diceva che non c'era bisogno di preoccuparsi per il momento e che presto o tardi tutto ciò che non sapeva sarebbe uscito dalla bocca di Reiken senza forzature. E ci aveva visto giusto, perchè pochi giorni dopo Reiken chiese la sua attenzione proprio per parlargli dell’argomento.
"Ho intenzione di partire," disse, il suo volto più serio che mai. "Verrai con me, Xion?"
Xion sbatté la palpebre. C'era bisogno di chiedere una cosa così ovvia? "Certo che vengo con te!" confermò con impeto. Reiken ridacchiò compiaciuto e andò avanti nel discorso - "Bene, ma non voglio semplicemente lasciare questo posto, che nonostante mi sia caro più di qualunque altro è diventato troppo piccolo per me e te, ma rinunciare a tutto, Xion, e iniziare un altro capitolo della nostra vita, dimenticare il nostro passato e ricominciare da capo." annunciò, e guardando il suo bel volto Xion notò che i suoi occhi scintillavano come quando l'aveva conosciuto. Si avvicinò per sedersi affianco a lui e guardare quello sguardo incantevole più da vicino.
"Non ha più senso tornare alle nostre vite precedenti. Sono certo ormai di non avere più il mio posto di lavoro, data la mia assenza di quasi un mese più del previsto, e non c'è niente per noi in questo piccolo villaggio di campagna." rifletteva, catturando la completa attenzione del piccolo attraverso un fermo contatto visivo. "Tutto ciò che desidero è averti al mio fianco, amore, e vivere con te una nuova vita. Troverò un lavoro il più in fretta possibile e guadagnerò i soldi per affittare un appartamento e pagarti dei buoni studi. Ti piace la mia idea?" chiese seriamente.
Come mai tutte le volte che credo di essere al massimo della felicità tu riesci sempre a farmi sentire *più* felice? Tormentato da questo dubbio, Xion si abbandonò tra le braccia di quel ragazzo così buono, sapendo che niente, *niente*, sarebbe mai potuto servire per ricompensarlo di tutto ciò che ogni volta faceva per lui. Si strinse forte a lui con un abbraccio, che Reiken ricambiò con dolcezza, e su di lui bisbigliò "E' tutto ciò che avrei potuto desiderare.... Ti amo"- sapeva che adesso doveva baciarlo, quindi alzò la testa verso di lui, aspettando che le sue labbra fossero raggiunte dalle sue.
"Sei così dolce..." mormorò l'uomo prima di piegarsi su di lui per dargli ciò che chiedeva. Si baciarono a lungo, non conoscendo altro modo per esprimere i propri sentimenti "Darei qualsiasi cosa per te, anche la più inestimabile. Sei l'essere più meraviglioso che abbia mai incontrato."
Sephiroth...
"Oh dio... Reiken..." esalava Xion, la sua mente vagando nell'oceano profondo degli occhi dell'amante. "Lo sei anche tu... anche tu, sei bello, bellissimo, l'ho pensato dal primo momento in cui ti ho visto..." confessò, schiavo di quel volto e di quegli occhi meravigliosi, che lo osservavano con uno sguardo tanto dolce da sciogliergli il cervello. Lo desiderava sopra ogni cosa, ed era l'unica cosa di cui avesse bisogno per vivere.
"Mmm, questo però non me lo avevi mai detto." rammentò con un sorrisino furbo il dio. "Anzi, ero sicuro di non piacerti perchè ti mettevo continuamente in soggezione, se non a disagio..." si fermò, poi aggiunse "Ma sono felice di sapere che mi sbagliavo."
Ho imparato la lezione. Non l'avevo mai pensato sul serio prima di perderti.
Niente è per sempre.
"Avanti, dobbiamo preparare i bagagli e il cavallo! Domani si parte, ragazzo mio."
"Certo!"
"... credo che stavolta non ci saranno i miei capelli a darti fastidio durante il viaggio."
"Purtroppo no."
"Come?"
E io farò qualsiasi cosa per dimostrarlo a Xion in modo diverso da come hai fatto tu.
Lui deve essere forte. Tutto ciò che voglio è questo.
"Niente."
Fine sesta
parte.