Cinque anni erano passati. Stavolta i due ex militari non si erano stabiliti in un piccolo villaggio sperduto tra le montagne, ma in un vero e proprio nucleo urbano, una *città* a tutti gli effetti. Non vi era stato di che lamentarsi. Sin dall'inizio Reiken era stato capace di trovare un buon lavoro. Anzi, a dir la verità non era stato solo uno, ma una grande quantità: ogni volta che si presentava l'occasione di un guadagno migliore, il bell'uomo non ci pensava due volta a licenziarsi e presentarsi a un nuovo colloquio per cambiare attività. E, di fatto, veniva sempre assunto.     

 

L'unica cosa che era rimasta invariata sino ad allora era il piccolo appartamento che era stato in grado di comprare dopo sei mesi di duro lavoro. Era davvero piccolo: in tutto erano tre vani: *una* camera da letto, una cucina-sala da pranzo e un bagno. Ora come ora i due avrebbero potuto cambiarlo quando volevano, ma non ce ne sarebbe stato realmente bisogno, perché in quel posto vi era davvero *tutto* ciò di cui avevano bisogno. E comunque, in effetti, quello che veramente contava per entrambi era qualcosa di molto diverso.

 

"Ehi, come sta il *mio* festeggiato?" la porta dell'appartamento si aprì, e Xion alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo per sorridere al suo amato appena rincasato. Era tardo pomeriggio e non l'aveva ancora visto quel giorno a causa dell'orario di lavoro. L'unica cosa che gli era stata di conforto per l'inevitabile solitudine che *sempre* gli causava la lontananza dalla sua dolce metà era una lettera che aveva trovato sul comodino quella mattina:

 

            Amore mio,

    Mi dispiace di non essere accanto a te in questo momento per farti gli auguri

    di persona, ma stasera tornerò presto e troverò un modo per farmi perdonare.

    Buon compleanno, ti auguro un altro anno felice e sereno. Anche se so

    che forse non mi sentirai, ora che stai serenamente dormendo nel nostro letto,

    ti dico "Ti amo".

    Vorrei abbracciarti e stringerti a me per sempre, ma ora devo andare a la-

    voro! Non ti lascerò mai, te lo prometto. Ricordalo, vita mia, il mio senti-

    mento supera qualsiasi limite. Non dimenticherò mai neanche un istante

    del tempo passato con te.

              P.S.: non vedo l 'ora di darti il mio regalo! Aspettami.

 

                                                                       Reiken  

 

(Non gli aveva mai scritto una lettera prima d'ora ed era rimasto commosso da quelle parole così belle).

 

Reiken chiuse la porta dietro di sè e, ricambiando il sorriso, si avvicinò con frenesia al ragazzo seduto sul divano.

 

"Buon compleanno, piccolino. Oggi dovremo celebrare una festa *doppia*!" gli disse, sedendosi affianco a lui e abbracciandolo con affetto.   

 

"Perché continui a chiamarmi così? Ho 22 anni ormai, tesoro."

 

Tesoro? Si, ormai era da molto che lo chiamava così. Se prima il loro rapporto appariva piuttosto *incerto*, ora nessuno dei due avrebbe esitato un istante nell'identificare l'altro come proprio *fidanzato*. Esatto, erano fidanzati. Erano insieme a tutti gli effetti, e di fatto si amavano. Ancora di più. 

 

"Non dirlo neanche," Reiken ribatté "Tu *sei* piccolo, piccolo mio. Non smetterò mai di chiamarti così, perché lo sarai sempre in confronto a me. Ma oltre a questo ti manca ancora molto per raggiungere la mia età. Sono vecchio ormai..." affermò con un sospiro.

 

Sarebbe una bugia sostenere che il tempo trascorso fosse intervenuto ad offuscare lo straordinario fascino di quell'uomo. Una *grande* bugia. Reiken era ancora bellissimo, in forma ed energico. -Vi era troppo affezionato, diceva, per questo aveva deciso di lasciar crescere ancora i suoi capelli lunghi (ma quando era il momento li tagliava senza alcun problema). Anche Xion c'era affezionato ed era felice di poter scorrere le mani in quella bella chioma quando ne baciava il possessore, sebbene un pò gli dispiacesse che non arrivasse più giù delle sue spalle come un tempo.  

 

"Avanti, non fare lo spiritoso! Tu *non* sei vecchio." Il pensiero che quel ragazzo così dannatamente bello si definisse *vecchio* lo faceva semplicemente ridere.

 

Reiken lo guardò dubbiosamente senza dire nulla. Non sembrava convinto, ma Xion non potè proseguire il discorso per cercare di persuaderlo, nonostante volesse, perché lui gli sollevò repentinamente il mento e gli diede uno dei suoi baci travolgenti, uno di quelli che non sarebbe stato capace di rifiutare neanche se avesse *saputo* di morire a causa di quello qualche istante dopo, uno di quelli che gli davano un'erezione seduta stante e che lo privavano della forza di interrompersi dall'ansimare.

 

Per un istante si chiese se quello fosse l'*inizio* del suo regalo di compleanno. Ma, accidenti, era solo un bacio... eppure era così profondo che gli sarebbe stato sufficiente. Solitamente si sentiva così...così *affamato* nei giorni in cui il suo dio doveva restare a lavoro per tutto il giorno. A volte pensava che Reiken non gli fosse meno indispensabile dell'aria che respirava.

 

L'uomo lo spinse sul divano, continuando a baciarlo più intensamente. Xion ansimava di piacere e presto sentì l'urgenza di togliergli il cappotto e sentire quel magnifico corpo ancora più vicino.

 

"Come mai sei arrivato così tardi oggi? Oh... oh... dio, quanto mi sei mancato," mormorò con voce calda, eccitandosi ancora di più quando l'uomo gli sbottonò il pigiama e prese a succhiargli le spalle e il petto sublimemente come solo lui sapeva fare. Era in grado di sottometterlo completamente e in qualunque modo volesse, senza alcun problema, davvero, ma in maniera del tutto naturale, quasi *genetica*. Reiken era il suo padrone, c'era poco da fare. Era stato così da sempre.

 

"Oh perdonami angioletto... ah sei bellissimo... si... non devo aver passato neanche un secondo oggi senza averti pensato, senza aver desiderato di spogliarti così e di prenderti... ah piccolo, bellissimo piccolo... volevo essere dentro di te, sentire il tuo amore. Ero così impaziente di darti il mio regalo, sai, sono certo che ti piacerà...si...è grande e caldo e non vede l'ora di essere toccato...ti conviene aprirlo in fretta prima che...lo apra io per te..." disse Reiken tra un ansimo e l'altro, mentre continuava a percorrere il petto e le spalle del ragazzo con una persistente scia di baci.

 

Xion sorrise. Cosa altro poteva volere?

 

Aprì il suo regalo: uno dopo l'altro i vestiti che lo coprivano caddero sul pavimento, mettendo *a nudo* il lusso, o meglio la lussuria, di quel dono così inestimabile.

 

"Ti piace il mio regalo? Ho indovinato i tuoi gusti?" chiese ancora con ironia il più grande una volta nudo, guardando con malizia gli occhi estasiati del "piccolo" e aiutandolo a togliere l'ultimo indumento dal suo corpo giovane di 22 anni, ovvero un paio di boxer scuri.

 

Non è difficile immaginare ciò che seguì; l'amplesso si consumò lentamente, in maniera assolutamente completa, e Xion doveva ammettere che quella volta il suo dio era stato davvero impetuoso, più di ogni altra che avrebbe potuto ricordare. Era forse dovuto al fatto che quel giorno fosse il suo compleanno? Eh, allora avrebbe *davvero* desiderato compiere gli anni 364 giorni di fila. Era stato così magnifico che per ben tre volte aveva avuto un orgasmo, ed era così stanco che poteva a malapena muoversi.

 

"Mmm...allora...ti è piaciuto?"

 

"Ah...si... non è che... potrei averne...un altro? Oh era il regalo più bello che--"

 

"Certo, oggi è il tuo compleanno."

 

"Oh si Reiken..."

 

"Non sarò mai abbastanza felice di accontentarti... ecco, questo è il mio secondo regalo, e so già che ti piacerà molto almeno quanto il primo...."

 

Il secondo fu davvero *devastante*. Forse per la prima volta da quando lo conosceva, Reiken aveva dato fondo a *tutte* le proprie energie; altrimenti sarebbe stato impensabile aspettarsi una prestazione decisamente *maggiore* rispetto alla precedente... e con decisamente maggiore s'intende oltre i limiti di un essere umano. Ma se Reiken era un dio, Xion *era* un essere umano, e di fatto rimase sconvolto da un furore passionale così inarrestabile. Per questo cadde in un sonno profondo subito dopo, in un completo bagno di sudore, pervaso da un senso di *soddisfazione* e *sazietà* meraviglioso. 

 

Ma i regali non erano solo due, e Xion lo seppe dopo essersi svegliato. 

 

Infatti, dopo essersi destato e rivestito, Reiken gli porse un grande pacco regalo, presentandolo come regalo *ufficiale*. 

 

"Heh, se qualcuno dei tuoi amici o dei miei colleghi chiedesse "Cosa gli hai regalato?" mi vergognerei nel dire che... insomma, tu sai cosa; così... ho pensato anche a qualcos'altro, una specie di *copertura*, capisci?" disse il bell'uomo con un sorriso. "E poi è anche un regalo che ho pensato in funzione dei tuoi studi. Sono certo che ti sarà utile... avanti, aprilo."

 

Curioso di scoprire di cosa si trattasse, il ventiduenne scartò rapidamente la scatola, scoprendo qualcosa che lo lasciò decisamente di stucco. Se quella era una *copertura* o in qualunque modo Reiken volesse chiamarla, era qualcosa di davvero magnifico!

 

Senza trovare le parole da dire per ringraziare, assorto, rimase a fissare la figura stampata su quella scatola: era un portatile.

 

"Non dici niente?... non ti piace?" Furono le parole di Reiken a fare uscire la sua mente dal trance. Davvero NON credeva ai propri occhi! Come aveva potuto il suo amato comprare qualcosa di così costoso con il suo stipendio da segretario di una clinica oculistica?! In qualunque modo avesse fatto, sicuramente aveva rinunciato a molte cose e aveva incominciato a mettere da parte i soldi da *molto* tempo. Non avrebbe dovuto.

 

"Non avresti dovuto..." Xion era senza respiro, ancora incredulo davanti a ciò che teneva tra le mani. "E' bellissimo, bellissimo. Non ho parole... non avresti dovuto comprare una cosa così magnifica, non lo merito! Oddio... ma era ciò che avevo sempre desiderato!" ammise.

 

"Questo è *niente* in confronto a ciò che ti meriteresti, mio dolce angelo" sussurrò affabilmente l'uomo su di lui "Se avessi ancora lo stipendio di una volta, tranquillo che oggi mi sarei presentato con qualcosa di diverso. Anche se... non potrei essere qui con te ora *se* avessi ancora il mio vecchio posto..." Infatti, tecnicamente, dopo due mesi avrebbe dovuto abbandonare l'accademia militare e lasciare lì tutto quanto, Xion compreso.  

 

"Non m'importa, lo sai. Solo mi dispiace che... forse non sarò in grado di fartene uno altrettanto bello per il tuo compleanno. E' è il prossimo mese vero? Oh... oggi è il giorno più felice della mia vita!"

 

Con un sospiro di gioia si gettò ancora tra le braccia del suo amato e con un bisbiglio gli disse di amarlo. Era così sincero. *Così* sincero.

 

La risposta fu immediata. E sincera. "Anche io." Seguita da un fugace, dolce bacio sulla fronte.

 

"Che ne dici se sistemiamo il regalo?"

 

Quel computer era uno degli ultimi modelli, dotato di un processore potentissimo. Reiken non aveva badato a spese, come sempre. Xion ancora non poteva credere che quel gioiellino fosse *suo*. Non aveva mai avuto un computer in casa... figuriamoci uno *suo*. Aveva il collegamento internet, e Reiken provvide subito a creare una *sua* casella e-mail. L'idea gli piacque molto.

 

"Così alla festa di stasera potrai dare l'indirizzo ai tuoi amici." disse Reiken "Sarei felice se ogni tanto ti distraessi dal tuo studio così intenso, piccolo mio. Ultimamente ti vedo piuttosto stressato. Lo so, hai un esame tra breve, ma volevo solo chiederti di non esagerare." spiegò un pò turbato.

 

E già. Xion studiava, e molto anche. Aveva terminato il liceo, si era maturato senza difficoltà, e ora era al terzo anno di università, dando gli esami uno dopo l'altro senza un attimo di respiro. Infatti solo il fatto che Reiken lavorasse per pagare quegli studi era un validissimo motivo per lui per dare il massimo di sé e rendere il suo amante soddisfatto. Non solo viveva, ma anche studiava per lui. Era sempre maggiormente gratificato da quel "Sono fiero di te" del suo dio piuttosto che dalla parola "Ammesso" dei tabulati degli esami. Amava moltissimo il sorriso di Reiken, fiero come quello di un genitore che loda il proprio figlio diligente, e niente avrebbe potuto superarlo.

 

Frequentando l'università e il liceo Xion si era fatto nuovi amici. Era normale, erano i suoi compagni di classe.

 

"Ma mi raccomando, stai attento che quella tipa assillante non riesca a prenderlo, sennò bisognerà cambiarlo-" avvertì Reiken ridacchiando con sarcasmo.

 

"Non portarmi sfiga! Non succederà..."

 

Maria. Quello era il suo nome. Anche lei era una sua compagna di classe, e quando Reiken la definiva assillante stava molto più che minimizzando. Non vi erano dubbi che fosse innamorata di lui, di Xion, e già da molto tempo ormai: praticamente sin dal primo giorno in cui aveva attraversato la porta di *quell*'aula. Lei stava sempre lì a fissarlo con quei suoi occhietti da falco predatore, cogliendo ogni dannata occasione per avvicinarsi a lui e corteggiarlo. Parlava così tanto, troppo. Ogni volta che Xion sfortunatamente si imbatteva in quella --che dio la benedica-- ragazza, la finiva con un forte mal di testa... dio, quanto parlava! Aveva la lingua più lunga di un camaleonte. Non la odiava, perbacco, lei non gliene aveva mai dato realmente motivo, però gli stava davvero sui così detti. Erano 3 anni che la sopportava...

 

A riportare la sua mente ai più piacevoli momenti del presente fu il bagliore degli occhi di Reiken; l'uomo si era abbassato un poco per fissare attentamente il suo viso, leggermente preoccupato per l'improvviso silenzio. Non c'era niente da fare: nonostante fosse ormai arrivato al termine del suo periodo di crescita, Xion non poteva raggiungere il suo compagno in altezza. Reiken rimaneva sempre più alto, almeno di 10 centimetri.

 

"Poverina, quanto la capisco. Sei così bello, è normale che ti desideri." osservò ad un tratto l'uomo con un sorrisino furbo sulle labbra.

 

"Reiken, ti prego. E' solo una stupida ragazza... e così insopportabile." borbottò Xion un pò scocciato.

 

"Xion, lo faresti mai con una ragazza?"

 

EHHHH??!! Cos'è questa domanda adesso?! pensò Xion sbigottito. Ma... che importava? Non era mai stato con una ragazza... No, accidenti, non ne aveva mai avuto BISOGNO grazie a Reiken. Lui riusciva a... *completarlo* così maledettamente bene... totalmente. "No, lo sai come la penso. Al mondo ci sei solo tu per me." rispose con convinzione. Era assolutamente vero.

 

Reiken aggrottò le sopracciglia un pò turbato. "I tuoi gusti sessuali sono un tale mistero per me." affermò perplesso. "Non sono mai riuscito a capirli chiaramente. Ricordo che... quando uscimmo insieme la prima volta mi dicesti di non aver mai trovato una ragazza, forse per il tuo brutto carattere. Era veramente così o c'era dell'altro sotto?" domandò con un'altro sorrisino.

 

Xion tremò. Perché adesso il suo amante aveva iniziato una simile conversazione? Beh, in effetti... non ne avevano mai parlato prima, per quanto possa sembrare strano. Anzi, se non l'avesse sentito uscire dalle sue labbra, avrebbe continuato a pensare che Reiken si fosse completamente *dimenticato* di quella volta che lui, mezzo ubriaco (e poi ubriaco del tutto, ma questo non lo ricordava più già da allora) gli aveva fatto quelle confessioni. Reiken aveva una memoria pazzesca, poco ma sicuro.

 

"Era così. Ma questo era tanto tempo fa, tesoro."

 

"Tu odi le donne?"  

 

Ugh! Quella domanda era secca almeno quanto la precedente. Ma Xion rispose allo *stesso* modo.

 

"Non lo so, ma io amo solo te." Era solo ciò che pensava.

 

Reiken strinse gli occhi mentre sorrise ancora, aspramente questa volta. "Non hai risposto."

 

Okay, okay, okay... "Beh no... non credo di odiarle, dopo tutto."

 

"Quello che intendo Xion è --tu credi di essere gay--? Insomma, rinneghi le donne completamente oppure saresti disposto ad andare con una di loro così come faresti con un maschio? Ho sempre voluto domandartelo."

 

"Stai cercando di dirmi che sono *bisessuale*?"

 

"Non so, dimmelo tu." dall'espressione elettrizzata del suo amante Xion poteva intendere che fosse *più* che interessato, oltre che piuttosto *divertito*. Non gli importò molto, soprattutto perché non aveva niente da nascondere a lui, il suo grande amore. Così rispose sinceramente.

 

"Non so perché me lo chiedi ora, ma prima di essere così vicino a te ho sempre pensato alle donne come qualcosa di...curioso. Curioso e anche piuttosto attraente. Si ecco, se posso essere sincero, mi sento ancora attratto da loro. Ma più che un desiderio sessuale, credo, si tratta di una grande curiosità. Un forte desiderio di conoscere qualcosa che non so e che non ho mai provato. Infatti, come tu sai, non sono mai stato con una donna e... non so proprio cosa si provi. Ecco perché mi trovo un pò in difficoltà davanti a questa domanda." congetturò, arcuando la bocca da una parte in segno di dubbio. "Comunque mentirei se ti dicessi che non mi viene voglia di provare qualche volta... ma solo per sapere come ci si sente." E ora? Ti senti offeso? Tradito? Beh, amore, un pò te la sei cercata--

 

L'espressione di Reiken si raddolcì come disse "Suppongo sia la cosa più normale del mondo. Anche se..."

 

Xion guardò con aria interrogativa gli occhi verdi del suo amato abbassarsi e fuggire dai suoi per un istante, come se non riuscissero più a mantenere il contatto. Era insolito da parte sua, pensò. "Devo confessarti di essere un pò stupito. ...Se serbavi qualche desiderio avresti dovuto informarmene subito, piccolo amore. Non voglio essere un impedimento per te, specialmente in *questo*, una questione talm..."

 

"Non lo sei." interruppe Xion, reclamando il contatto visivo. Sapeva cosa stava per dire il suo amante, e sapeva di non essere d'accordo con lui. "Temevo mi avresti frainteso. Reiken, dimmi solo come, *come* avrei *mai* potuto desiderare qualcosa oltre ciò che tu mi dai?!? Io sto bene così. Non ho bisogno nè di una donna nè di nessun altro. Stavo solo dicendo che *sarei* curioso di sapere cosa si prova, ma sono molto lontano dal volerlo. Non mi serve, solo...mi domando come possa essere, tutto qui."

 

"Si, ho capito, ma ciò che stavo cercando di dirti è che non avrei alcun problema a lasciarti soddisfare le tue curiosità. Anzi, ti potrà sembrare strano, ma credo che prima o poi tu debba provare. Sono certo che non avresti nessuna difficoltà a trovare una buona occasione...sai...giusto una di quelle scopate lampo per dire 'l'ho fatto, so di cosa si tratta'. Non sarebbe male, dico sul serio. Sai... mi fai sentire un pò in colpa se ti privi di qualcosa che ti piace o che potrebbe piacerti a causa mia. Non so come spiegartelo........ il fatto è che mi sento come se ti stessi facendo qualcosa di male. Non voglio proibirti di fare ciò che ogni essere umano di sesso maschile dovrebbe fare *almeno* una volta nell'arco della sua vita."  

 

"Tu l'hai fatto spesso, non è vero?" Perché non riesco a dire niente di meglio...?! Oddio, il suo discorso mi mette in crisi!

 

Reiken sorrise un pò prima di rispondere. "Si, sino a scoppiare."

 

Quella risposta arrivò come una freccia direttamente al cuore di Xion. Non era una freccia di Cupido, no, ma una freccia dolorosa, che gli faceva male. Sapeva già da molto che Reiken...si, era stato prima con delle donne --la buon'anima di Sephiroth glielo disse-- ma che *diavolo* era quella risposta?! Caz...! In confronto a lui, proprio in quel momento, si sentiva un piccolo insetto. Reiken l'aveva fatto, non una volta, ma *sino a scoppiare*, e lui? Lui no. No. Non sapeva manco cosa fosse. In quel momento non capiva se fosse più invidioso o geloso.  

 

L'uomo continuò "Talmente tante che non potrei neanche provare a ricordare quante e con quante. Ma questo è irrilevante. Lo tengo come nient'altro che una parte del mio passato, perché sono molto cambiato da allora e ho rivisto le mie opinioni. Per me il sesso era solo un gioco, uno stupido, insignificante gioco. Ma, ripeto, questo è il passato. Sai, non so perché, ma sono sempre stato del parere che... un rapporto con un individuo del tuo stesso sesso possa essere milioni di volte più profondo rispetto a uno con uno di sesso opposto. Forse perché non si tratta solo di sesso *puro*, o di un gioco, come lo è la maggior parte delle volte nei rapporti *normali* e *ammessi* dalla società, se capisci cosa intendo. E' più completo forse, anche se non mancano le eccezioni. Questo è il motivo principale per cui ho chiuso con le donne: semplicemente non ne ho mai trovata *una* che sapesse darmi ciò che volevo su un migliaio con cui sono andato a letto. E non intendo solo dal punto di vista sessuale, che, se mi è concesso dirlo, era l'unica cosa che davvero sapessero fare; ma anche da quello sentimentale. Comunque, oh si devo proprio ammetterlo, nessuno, sia uomo che donna, mi hai mai dato ciò che mi dai *tu*, angelo. Nessuno."    

 

Ancora una volta, dopo tanto tempo, Reiken aveva aggiunto dei pezzi al puzzle del suo passato, che Xion componeva nella sua mente da quando l'aveva conosciuto. Era rimasto turbato da quelle rivelazioni, ma sentiva di aver imparato qualcosa. Per quanto poteva, concordava con ciò che aveva detto il suo amato. MA sopra ogni cosa era così dannatamente felice di avere il *primato* nelle sue esperienze così sconfinate...  /Nessuno mi hai mai dato ciò che mi dai *tu*, angelo/ Oww, come suonava bene... era un'autentica lusinga!

 

"Grazie, è lo stesso anche per me." rispose soltanto, arrossendo un pochino.

 

"In definitiva, dico solo che dovresti provare un giorno. Una cosa senza impegno."

 

Dio, dio, dio *QUANTO* si sentiva inferiore Xion in quel momento. Era come se il suo amante avesse compassione di lui; si, pietà, pietà della sua benedettissima devozione. Non aveva mai avuto altre esperienze oltre a lui! E lui...lui invece...

 

Poteva ben capire da che pulpito venisse il suo suggerimento, era fin troppo comprensibile. "Và bene, ci penserò." disse velocemente.

 

"Hai già in mente qualche idea? Forse ti sembrerò un pò affrettato ma... che ne dici di stasera? Ultimamente tu e i tuoi compagni non potete permettervi di uscire spesso, vero. Oggi potrebbe essere la tua occasione, magari con qualch'una che ti attrae particolarmente o corrisponde a qualcosa di simile al tuo tipo ideale... Bada bene, non ti sto chiedendo di *tradirmi* anche se potrebbe sembrare così."

 

"Ah no?" la voce di Xion era fredda come il ghiaccio, ma Reiken capì facilmente che stava solo scherzando.

 

"No davvero. Voglio solo che provi cosa significa stare con una donna e.... parlo solo di sesso, ovviamente. So che non mi tradiresti oltre l'ambito fisico, e mi fido di te. Si ecco, solo vorrei che assaporassi la sensazione di essere *uomo* sino in fondo per una volta. E dopo che l'avrai fatto voglio che mi racconti come è stato e cosa hai provato...voglio che ti costruisca una tua opinione, semplicemente. Non è un buon modo per festeggiare il tuo compleanno? Ah Ah--" 

 

Xion annuì silenziosamente, diventando pensieroso.

 

A volte Reiken usciva fuori non queste idee così strane...uhm, stranissime! E in quel momento niente, niente poteva far uscire Xion dall'ottica che il suo adorato gli stesse chiedendo niente meno che di tradirlo. TRADIRLO. Non era forse una delle forme di tradimento più gravi fare sesso con un'altro/a? Oddio---eppure bastava guardare quel sorrisino nel suo volto, quel sorrisino che così male si addiceva a un uomo tanto solenne (in alcuni casi era davvero solenne) e serioso. Quando faceva così, era impossibile fargli cambiare idea. Ormai, Xion lo sapeva: Reiken era troppo, troppo eccitato dal quel proposito. Era tardi per dire di no.

 

E tuttavia non voleva deludere le sue aspettative. Non in quell'occasione.


 

Xion aveva deciso sin dall'inizio di tenere nascosta la sua relazione con Reiken. Non aveva mai detto a nessuno, neanche un'anima, e tanto meno a coloro che chiamava amici, che Reiken era molto, davvero MOLTO più che un suo semplice convivente. E comunque evitava di parlare di lui il più possibile.  

 

Quella sera aveva organizzato una festa in ristorante. Aveva invitato i suoi compagni di università, che per il momento erano i suoi unici amici, e ovviamente il suo fidanzato. In tutto erano in dieci.

 

O signore! Perché, *perché* quella zecca di ragazza, Maria, era riuscita a scoprire della sua festa! Perché era stato costretto ad invitare anche lei?! AH... tutto ciò che desiderava era starle alla larga. Non aveva nessuna intenzione di rimanere lì ad ascoltare tutti quei suoi discorsi noiosi. Voleva divertirsi, distrarsi...    

 

Ah, eccola! Maledetta!

 

Stavano prendendo posto nel tavolo, ed ecco che lei, quell'insopportabile *zecca*, era lì pronta per sedersi al suo fianco. E no, carina! Già sbagli! 

 

Doveva fare qualcosa prima che fosse troppo tardi. Ehi, ma guarda un pò...

 

"Scusa, potrei stare vicino al mio amico?" chi c'era dietro di lei nella fila? Chi c'era? Eheh...Lui.

 

Dio, grazie!

 

Con garbo la spinse un pò indetro e permise a Reiken di superarla e occupare il suo posto. Ahahah vaffanculo! pensò dentro di sè, osservando lo sguardo indispettito di lei mentre prendeva posto affianco a Reiken. Prova ad allungare le mani su di lui e giuro che sarà l'ultima cosa che farai in questa vita, puttana! pensò.

 

"Non si fa così. Sei stato scortese." bisbigliò Reiken vicino alle sue orecchie dopo, ironicamente. Gli rispose con un piccolo sorriso.

 

Tra tutti i regali che aveva ricevuto, doveva ammetterlo, il più bello era proprio quello di quella Maria. Ma la cosa non gli importava gran che: questo *non* cambiava la sua cattiva opinione su di lei. Non ci fece caso, e la ringraziò freddamente, proprio come se non gli interessasse. Era un tale spezza cuori.

 

Reiken non poteva fare altro che ridere sotto i baffi. Era così divertente vedere quella ragazza mettere il broncio e indispettirsi tutte le volte che Xion non le dava le attenzioni che avrebbe desiderato. Guardarla era un vero spasso.

 

Ad un certo punto i loro sguardi si incontrarono, e Reiken fu come fulminato dagli occhi irascibili di lei, che gli disse con fare odioso "Perché continui a fissarmi con tanta insistenza?"

 

L'uomo sbattè le palpebre un paio di volte, sorpreso da quel rimprovero. Che ragazza maleducata, pensò un pò sdegnato. "Non era mia intenzione infastidirti." le rispose freddamente, e da quel momento la ignorò completamente, dedicandosi unicamente al suo amore affianco. Parlò solo con lui per tutta la serata, anche se a lunghi intervalli. Infatti, Xion non era impegnato a discutere solo con lui, ma anche con un'altra persona. Una ragazza.  

 

Reiken non era il tipo che provava gusto nell'origliare le conversazioni altrui, ma non era colpa sua se il suo udito era così fino. Era lì e sentiva.

 

"Si, sono cinque anni che vivo qui. E' una bella città, non c'è di che lamentarsi." diceva Xion, riempiendo il suo bicchiere di una bevanda alcolica. 

 

La ragazza affianco a lui era senza dubbio di bell'aspetto. Lineamenti dolci, portamento elegante, lunghi capelli ricci di color rosso accuratamente raccolti in un'alta coda di cavallo, pelle di porcellana, grandi occhi azzurri e profondi. Guardava Xion con un certo interesse, e Reiken lo notò immediatamente. Dentro di sè lodò il suo piccolo per la buona scelta.

 

"Hai ragione. Anche io mi trovo bene qui, anche se a volte non riesco proprio a fuggire dalla terribile nostalgia del mio paese e della mia famiglia." rispondeva lei con la sua voce femminile e armoniosa. "A volta mi sento così sola senza di loro..."

 

"Vivi da sola?"

 

"Si, in un appartamento in affitto. Infatti sono costretta a lavorare oltre che studiare."

 

"Deve essere molto dura. Dove lavori?"

 

"Sono cameriera in un ristorante. Tu lavori?"

 

"No, l'appartamento in cui vivo è di mia proprietà. Divido le spese col mio convivente." O per meglio dire, il mio fidanzato.

 

"Beato te, come t'invidio Xion..."

 

"Dai non dire così." Xion si interruppe un momento per riempire ancora il suo bicchiere e bere qualche sorso. "Senti Armida, posso farti una domanda personale?"

 

Lei si drizzò un poco con la schiena mentre rispondeva affermativamente. "Certo, non c'è problema."

 

"Mi chiedevo se... attualmente fossi fidanzata." le chiese senza peli sulla lingua, mettendo da parte qualsiasi tipo di esitazione o insicurezza. Del resto conosceva poco Armida, e tutto ciò che poteva dire di lei era che possedesse un fisico niente male. Ci stava soltanto provando. Non era innamorato di lei e pertanto non sarebbe stata una tragedia se l'avesse rifiutato. A malapena gli interessava, *davvero* a malapena.

 

A dispetto di quello che si sarebbe aspettato, Armida abbassò il capo, arrossendo timidamente mentre rispondeva "No, non lo sono. E' strano, perché me lo chiedi...?"

 

Xion mantenne la calma, portando avanti il discorso con rettitudine e quasi distacco. "Ero solo curioso, niente di più. Ti trovo molto attraente e... mi chiedevo *appunto* se una bella ragazza come te potesse essere libera." sorrise con fare provocante, e vide la fulva sciogliersi davanti ai suoi occhi come rapita dalle sue parole e dal suo sguardo. Caspita, non credevo fosse così semplice. Se continua così prima o poi riuscirò a portarmela a letto davvero-- pensò mentre prendeva ancora un sorso dal suo bicchiere. Reiken aveva ragione.

 

"Oh Xion... ti ringrazio, non ho parole per..." esalò lei, e sembrava davvero non ne avesse.

 

Xion sorrise sotto i baffi, capendo di averla in pugno. Addolcì la voce come disse "Non hai bisogno di ringraziarmi, bella. Dopo tutto ti ho detto solo ciò che penso. E se devo dirla tutta, ho sempre pensato che sia una ragazza davvero meravigliosa." Bugiardo. Non lo pensava affatto, ma faceva tutto parte del tranello. 

 

Intanto Reiken ascolta metà volontariamente e metà no quella conversazione, e doveva ammettere che era così bizzarro ascoltare il *suo* piccolo angelo recitare la parte del seduttore donnaiolo. Donnaiolo, si, perché era quella l'impressione che gli dava. E doveva ammettere anche di avere sottovalutato la sua abilità, giudicando dal fatto che quella ragazza così carina era già ai suoi piedi. Non l'avrebbe mai ammesso, ma il fatto che gli fosse così semplice (anche se non ne dubitava) attrarre le ragazze a sè...lo ingelosiva e lo allarmava. E se prima o poi ci avrebbe provato gusto? E se fosse stato l'inizio di qualcosa? 

 

Ma domande di questo tipo frullavano in una zona remota della mente di Reiken, perché sapeva che *in quel momento* il suo piccino stava solo facendo ciò che lui stesso gli aveva chiesto. E da un lato era davvero curioso di sapere come sarebbe andata a finire.

 

La serata andò avanti e si concluse piuttosto tardi. Erano circa le 2.00 am quando i primi invitati lasciarono il ristorante. Alle 2.30 erano rimasti in pochi.

 

"Ahh!! Non ce la faccio davvero più a studiare così *fottutamente* tanto! Il mio culo è consumato a forza di stare seduto, nonostante abbia tre cuscini nella mia sedia e...cazzo è pazzesco, PAZZESCO!"

 

Xion era *veramente* ubriaco e Reiken riusciva a malapena a sopportare la vista del suo candido angelo in quelle condizioni. Perché si era ubriacato in quel modo?! Non aveva detto che...

 

"Xion, vuoi che ti accompagni a casa?" gli chiese a un tratto, notando che non era davvero il caso di continuare a restare lì e dar spettacolo.

 

Accecato dall'alcool, Xion si voltò verso di lui senza guardarlo in faccia, e si calò tra le sue braccia emettendo un piccolo verso di stanchezza. Poggiò la testa sul suo petto, come una ragazza farebbe col proprio fidanzato, e si abbandonò a lui. "Reiken... oh Reiken tu si che mi capisci. Si, voglio andare...voglio andare a letto con te." disse ad alta voce. 

 

"Come? Ehi, sei davvero mal ridotto..." commentò l'uomo, alzandolo il ragazzo dal suo petto afferrandolo per le spalle come fosse inorridito dalla sua richiesta, la richiesta di un ubriaco. Ma era tutta scena...eh...la realtà era che non gli sarebbe dispiaciuto affatto caricarlo in macchina, portarlo a casa e accontentare la sua richiesta; se non fosse stato per il fatto che Maria e Armida erano ancora là presenti...

 

"Ecco, mi chiedevo se potessi dare un passaggio anche a me, per favore. Hai la macchina?"

 

Reiken girò lentamente i suoi occhi verso la ragazza che aveva pronunciato quella domanda. Quanto era invadente e maleducata...quanto! Maria, che dio se la porti via! "Non hai davvero nessun altro modo per tornare a casa?" le chiese stringendo gli occhi con fare interrogatorio.

 

Lei gli rimaneva davanti con coraggio, sfidando il suo sguardo senza timore. "Se non puoi, dimmelo subito e me ne torno a piedi."  

 

Intervenne Armida "Ma che cosa dici?! Tu vivi fuori città, Maria, sei impazzita?!"   

 

"Bene, allora mi ci porti tu?"

 

"Io non ho la macchina, lo sai. Devo prendere la metropolitana alla stazione, come posso accompagnarti--"

 

"Non ci sono più pullman a quest'ora...come farò adesso?!" si chiese la ragazza dallo sguardo dispettoso, addossando agli altri i propri *fottuti* problemi. 

 

"Senti, peggio per te che non ci hai pensato prima"

 

"Bella amica! Si, sei davvero una bella amica!"

 

"Ehi, ascoltami" Reiken interruppe. "Potrei portarti io, ma non posso lasciare Xion da solo per accompagnarti, perché come puoi vedere è in *pessime* condizioni." rifletté un pò preoccupato.

 

Stunf... dopo che ebbe finito di parlare sentì un gomito del ragazzo su di sè spingere amichevolmente contro il proprio fianco. Non disse niente a proposito, solo cercò di capire il significato di quel gesto. Non ci mise molto tuttavia, perché subito dopo Xion si alzò dal suo petto e si precipitò tra le braccia di *Armida* come un bambino mezzo addormentato. Lei rimase stupita, ma non esitò un istante a stringerlo tra le proprie braccia.

 

Reiken sentì una tempesta di tuoni e saette rimbombare affianco a sè. Non si voltò, ma poteva ben immaginare che faccia avesse Maria in quel momento. Ridacchiò tra sè e sè, divertito al massimo. Ma oltre a ciò cominciava a sospettare qualcosa riguardo al comportamento del suo piccino *ubriaco*.

 

"Oh ti prego portami a casa... non riesco più a stare qui, Armida, portami a casa..." mugugnava Xion, tenero come un gattino, tanto che Armida non potè resistere dal portare il suo corpo più vicino a sè e lanciare a Reiken uno sguardo indulgente e colmo di compassione. Lui aggrottò le sopracciglia in risposta. Insomma, che stava facendo Xion?! Aveva qualcosa in mente o davvero era *così* ubriaco?

 

"Avanti Xion, vieni, torniamo a casa." lo incitò un pò spazientito, toccandogli una spalla come per chiedergli di staccarsi dalla ragazza e seguirlo. 

 

"Allora come facciamo con me? Mi puoi accompagnare dopo che Xion sarà a casa?"

 

Ancora quell'insolente. Ma come faceva ad avere una tale faccia tosta?! Reiken si girò verso di lei, minacciandola con lo sguardo, tanto che se la vide tremare davanti come parlò "Davvero *non* riesci a capire quale sia il problema, ragazzina? Credi forse che possa lasciarlo da solo in queste condizioni per accompagnare *TE* non so dove?!" 

 

Prima che Maria potesse rispondere, intervenne ancora una volta l'altra ragazza. "Ehm...se non c'è davvero nessun modo, potrei prendermi io cura di Xion quando andrai ad accompagnarla. Non ho problemi a prendere il metrò più tardi." propose.

 

"Ecco, non so..." In un primo momento Reiken non era molto d'accordo con la proposta, ma improvvisamente un lampo attraversò la sua mente. Certo! Sarebbe stata un'ottima occasione per Xion di restare solo con lei e... Si, ammesso che non fosse sbronzo da non potersi reggere in piedi. Tuttavia gli sembrò di non avere molta scelta: non voleva sulla coscienza quella ragazzina dispettosa, e se davvero un'altra persona (fidata?) sarebbe stata disposta ad occuparsi del suo angelo mentre faceva la santa carità di accompagnarla... perché avrebbe dovuto dire di no? Non aveva nulla contro Armida, e se non fosse stato per quella volta, Xion avrebbe potuto scoparsela un'altra---heh, dopo tutto *quello* era lo scopo, il *loro* scopo.

 

Quindi rispose diversamente da come aveva cominciato "Ehm, credo sia una buona soluzione. Non preoccuparti, non ci metterò molto." le assicurò con un lieve sorriso. "Allora, andiamo?" chiese alzandosi in piedi.

 

Prese Xion sotto spalla, pagò il conto e uscì dal ristorante seguito dalle due ragazze. Una volta fuori, mentre si dirigevano verso l'auto, sentì Xion chiamarlo e tese l'orecchio verso di lui senza farsi notare.

 

"Hai visto, sono riuscito a convincerla a restare da sola con me..." bisbigliò il giovane lucidamente.

 

Reiken alzò le sopraciglia con stupore. "Ehi, credevo *fossi* ubriaco..." 

 

"Abbastanza, ma meno di quanto sembri," rispose Xion con una risatina. "Spero di riuscire a combinare qualcosa di concreto prima del tuo ritorno."

 

Allora era tutta una messa in scena? Oddio, a volte mi fai paura. pensò il più anziano. "Non devi preoccuparti per me." gli disse "Mandami un messaggio al cellulare quando vorrai che ritorni. Non ti do più di 40 minuti però, va bene? Anzi, è anche troppo." bisbigliò.

 

"Bene, grazie. Ehi, ancora una cosa!"

 

"Si?"

 

Ormai erano a pochi passi dalla macchina. "Scusami per quello che forse sto per fare, ma voglio che sappia che non mi sarei mai sognato di farlo senza che *tu* me l'avessi chiesto. Ti amo." Non voglio tradirti.

 

Reiken prese le chiavi e aprì automaticamente tutte le porte della vettura. Aprì il secondo sportello e aiutò Xion a sedersi nel sedile "Non fraintendermi, lo sai che ti amo anch'io. Questo è solo un gioco." mormorò alle sue orecchie prima di chiudere la porta.


 

Non ci misero molto ad arrivare a casa, e Reiken trasportò il suo piccino sino alla loro camera, aiutandolo assieme ad Armida a coricarsi nel letto. Quell'altra stupida zecca aveva fatto il diavolo a quattro per salire anche lei e vedere l'appartamento, ma nessuno si era curato più di tanto della sua presenza.

 

"Puoi guardare la tv intanto, se vuoi." consentì Reiken, indicando alla fulva il piccolo televisore nella camera. Lei annuì ringraziando, e in un attimo l'uomo e l'altra ragazza erano andati.

 

Lei e Xion erano soli.

 

E ora cosa devo fare? Devo parlarle? O forse è meglio passare da subito all'azione? Accidenti, qualsiasi cosa debba fare è meglio che la faccia in fretta. Non ho molto tempo a disposizione. pensava il ventiduenne mentre giaceva nel suo letto. La ragazza era davanti a lui seduta sulla sedia, come se stesse vegliando su un malato. Sembrava a disagio, ma fu la prima ad attaccar discorso.

 

"Questa è la tua camera?" domandò guardandosi attorno.

 

Ahia, non proprio solo sua. "Si." rispose semplicemente. Non era una buona domanda ed evitò di proseguire il discorso su quella linea. Non avrebbe assolutamente voluto che la ragazza che stava per portarsi a letto scoprisse che passava ogni notte tra le braccia di un *uomo*. Al massimo gliel'avrebbe detto *dopo*, eheh.

 

Passò qualche minuto di silenzio un pò scomodo. Fu ancora la ragazza a riprendere il dialogo dopo.

 

"Ehi, hai bisogno di qualcosa?" chiese sorridendo gentilmente.

 

Ecco, questa domanda va già meglio-- "Si, avrei un pò di caldo. Mi aiuteresti a mettere il pigiama?"

 

Armida sbattè le palpebre un paio di volte prima di rispondere. "Oh, ma c-certo!" balbettò, imbarazzata.

 

Xion sorrise. Piano, come un *malato* che prova fatica anche nelle minime azioni, si sollevò dal letto con la schiena e permise alla ragazza di spogliarlo della maglia e della camicia. Casualmente quel giorno non indossava la canottiera intima, perciò si ritrovò a petto nudo di fronte a lei.

 

"Dove lo trovo... s-si, dove trovo il pigiama?" domandò la ragazza, il suo viso così rosso che si confondeva con i capelli. Era quasi impercettibile, ma Xion poteva notare con chiarezza come si stesse trattenendo con tutte le proprie forze dal guardarlo. Senza timore le posò una mano sul braccio e la guardò intensamente negli occhi, tentandola "Non t'importa vero se rimango così? Sai, di solito indosso solo i pantaloni del pigiama per dormire, ma se ti metto a disagio posso vestirmi."

 

"Ohhh, non devi preoccuparti va bene così." Arrossì.

 

"Dovrei andare a lavarmi i denti."

 

Doveva davvero. Non solo perché era un'abitudine quotidiana, ma perché non voleva sentirsi Armida svenire tra le braccia qualora l'avesse baciata con l'alito che si ritrovava. E già, il suo alito era a dir poco pessimo a causa dell'alcool e della cena passata.

 

Ma non ci volle molto a lavare via tutto, cancellando il brutto tanfo con un buon sapore di fluoro e mentolo. Ora era pronto a tutto.

 

Tornò a letto, e una volta sdraiato chiese alla ragazza di sedersi vicino a lui. Lei non chiese perché, solo lo fece, anche se con un pò di titubanza. Erano passati 10 minuti e Xion sapeva che non poteva permettersi di buttare altro tempo inutilmente. Così prese la sua mano, e sensualmente la portò alla sua bocca, baciandola con dolcezza.

 

"Xion..." Armida sembrava stordita, ma lui non ci fece caso e continuò a baciare le sue dita una dopo l'altra. Quando ebbe finito si tirò su con la schiena senza interrompere il contatto visivo con lei e si avvicinò dolcemente al suo viso. "Sei così bella," effuse con un sussurro, metà sincero e metà no. "Davvero bella."

 

Lei socchiuse gli occhi ammaliata, e come risposta scorrette una mano tra i suoi capelli, portando la sua testa più vicina di mezzo centimetro. "Lo sei anche tu." mormorò senza respiro.

 

"Armida, lascia che..."

 

Si piegò per baciarla e provò un certo piacere nell'esplorare con la propria lingua ogni zona di quella bocca ignota. Non ebbe riguardi nei confronti della ragazza, infatti la baciò nel modo migliore che gli riusciva, con grande passione, tanto che dopo qualche minuto sentì le braccia di lei stringersi strettamente attorno alla sua vita e portare il suo corpo più vicino. Ricambiò l'abbraccio, continuando ad affondare oltre le sue labbra, e presto fu sopra di lei a sbottonarle la camicetta.

 

"Oh dio Xion, sei assolutamente magnifico---" ansimò Armida mentre il ragazzo le prendeva gentilmente i seni tra le mani palpandoli e massaggiandoli istintivamente. Da come lo faceva abilmente non avrebbe mai immaginato che per lui fosse la prima volta, e d'altra parte Xion rimase un pò sorpreso dalla consistenza così particolare di quelle morbide palle di carne, e scoprì che era eccitante oltre che divertente muoverle.

 

Ma ci fu un'altra cosa che lo lasciò più sorpreso e, per dirla tutta, anche un pò spaesato. Per fortuna Armida non si dimostrò molto esigente e gli diede il tempo giusto per capire come fare. Umilmente, Xion dovette gettare la maschera di donnaiolo esperto che sino a quel momento aveva mantenuto, perché si ritrovò a comportarsi esattamente come un adolescente maldestro durante la sua prima esperienza. E in effetti quella *era* la sua prima esperienza con una donna.

 

Beh, per fortuna era uno che imparava in fretta, e prima di quanto potesse immaginare trovò Armida ansimare di piacere sotto il tocco delle sue dita. Gli piacque, doveva ammetterlo, gli piacque davvero moltissimo, ed era impaurito da questo. Tuttavia non poteva e non intendeva fermarsi, così andò avanti e provò il sesso orale su di lei, proprio mentre continuava ad andare dentro e fuori dal suo corpo con le dita. Ma, accidenti, si sentì davvero avvilito quando la ragazza *gli indicò* disperatamente il punto giusto in cui doveva concentrarsi, perché fino ad allora era decisamente *lontano* dal suo clitoride.  

 

Cercò di non badare al suo errore grossolano, per quanto fosse difficile, e continuò a toccarla così per un pò, fin quando non fu più capace di ignorare la richiesta di appagamento da parte del suo corpo. "Ah...non so te, ma io non resisto più. ...ti và di farlo con me?" le domandò con una timidezza che non riusciva a vincere, chiedendosi insistentemente se avesse formulato la richiesta nel modo *esatto*.

 

I dubbi in proposito scomparvero tutto d'un colpo quando sentì le mani di lei afferrare con desiderio il suo membro e portarlo in prossimità di quella fessura così dolce che fino a poco fa aveva attraversato con le dita.

 

Perdonami Reiken...oddio, perdonami! pensò mentre l'attraversava.


 

Non ci avrebbe messo molto per andare e tornare dal paese di quella ragazzina se non ci fosse stato un traffico terribile da sabato sera. Ma non era solo quello, infatti in città si stava svolgendo una festa e le vie erano intasate. Ci sarebbe voluto ancora del tempo prima di riuscire ad allontanarsi dal centro urbano. ...E l'attesa sarebbe stata *indolore* se non fosse stato per quella lingua lunga.

 

"Tu sei Reiken, vero?"

 

"Si, sono io."  rispose l'uomo "...ma *tu* come fai a conoscermi?"

 

"Da quanto tempo vivi con Xion? Siete conviventi, vero?"

 

"Come sai queste cose?"

 

"E' stato Xion a dirmele. Siamo grandi amici, lui si confida sempre con me."

 

Ah si, certo come no. Come se non lo conoscessi... Reiken rispose con un sospiro. Aveva bevuto anche lui durante la festa, e l'alcool era capace di renderlo - in certi casi - irascibile e puntigliosamente schietto. Cercò di mantenersi calmo.

 

"Allora, da quanto vivete assieme?" perseguitò la ragazza.

 

"Non saprei dirti con certezza. Da molto tempo, comunque."

 

Passò qualche minuto di silenzio, e Reiken dovette ammettere che per un attimo desiderò che non finisse mai. Ma la sua speranza fu vana, perché la piattola riattaccò discorso quasi subito "Quanti anni hai?"

 

La domanda lo irritò significativamente. "Vado per i 30."

 

"Sei molto più *vecchio* di lui;" commentò la ragazzina pedantemente "Eppure stasera ti ha preferito a me. Sai, non l'ho apprezzato da parte sua. Che sgarbato, sostituire ME con un vecchio che può vedere ogni giorno! Questa non gliela perdono."

 

Reiken rimase per un attimo muto a causa dell'incredibile sfoggio di insolenza della ragazza. Quando parlò scoprì la sua voce particolarmente minacciosa. "Ma chi credi di essere. Bada a come parli, *ragazza*." le intimò cercando di mantenersi il più calmo possibile.

 

Lei si imbronciò di conseguenza. "Chi credi di essere TU! Non puoi parlare senza sapere. Già, sai chi sono io?"

 

"Non ne ho idea, e francamente non mi interessa."

 

"Molto male; vedi? Ho ragione a meravigliarmi. Secondo te perché Xion non ti ha detto che sono la *sua* ragazza? Semplice: non ti calcola! *IO* sono molto più importante per lui, e questo ne è la prova!"

 

E' più sbronza di quanto pensassi. In ogni caso ha trovato la persona *sbagliata* con cui attaccare briga. "Senti, non m'interessa ciò che *dici di essere*, piccola fastidiosa, so soltanto che stai INIZIANDO a darmi sui nervi. Che credi di sapere? Mi fai solo ridere, anzi, neanche. Mi fai pena, non potrai *mai* avere ciò che vuoi."   

 

"Senti chi parla. Dovresti portarmi rispetto visto che sono la fidanzata del tuo amico, vecchio!" osò rispondere, senza la minima esitazione.

 

C'era traffico. La macchina era ferma. Erano soli lì dentro. Se non fosse stato per la sua IMMENSA pazienza Reiken non avrebbe potuto contenere il desiderio irrefrenabile di attorcigliare le proprie mani attorno a quel piccolo collo e stringere con tutta la propria forza. Strinse i denti invece, un sopracciglio gli tremava come *cercava* di rimanere quieto "Non gradisco il modo in cui continui a chiamarmi." fece presente con un *dolcissimo* sorriso. "Ma, sorvolando, temo che sappia ben poco del tuo.........ragazzo." intanto si era girato verso di lei per guardarla in quei piccoli, odiosi, occhi. Non era una brutta ragazza, non troppo almeno, ma aveva *indubbiamente* un carattere insopportabile.

 

Adesso cercava di non lasciarsi intimidire, ma riusciva a stento a nascondere la propria debolezza. Tuttavia sembrava ancora lontana dall'arrendersi. "...Xion mi ha sempre parlato di tutto. Siamo grandissimi amici e so tutto di lui.... è il mio fidanzato! Stai cercando di mettere zizzania tra di noi!"

 

Ispiraaaaah..... espiraaaah.... ispiraaaaah.... espiraaaah.... ispiraaaaah.... "Sai, credo non ti piacerà ciò che sto per dirti."

 

"Cosa dici?"

 

L'alcool iniziava a parlare per conto suo e Reiken, per la rabbia, non si trattenne. "Spero non te la prenda troppo ma..... non credo che tu possa realmente interessare a Xion. E sai perché?"

 

"......."

 

"Hai paura di saperlo, eh?"

 

"Chi?? Io? Paura di che? Sentiamo."

 

L'hai voluta, non mi fermerò quanto ti getterai fuori dal finestrino--- "Apri bene le orecchie. La verità è che io e lui stiamo *insieme*. Xion è il mio fidanzato da 6 anni. Non gli piacciono le donne, lui vuole solo *me*. Me, capisci? Un uomo, U-O-M-O, non certo una stupida stronzetta come TE." Fa male vero? Soffri, disperati!!!

 

Intanto avevano superato la zona più trafficata e si dirigevano a velocità maggiore fuori dalla città. Volontariamente, Reiken accelerò per guadagnare un pò del tempo perso e liberarsi di quella seccatura il prima possibile. Ma avendo dovuto prestare attenzione alla strada sino a quel momento, si ricordò piuttosto in ritardo che quella smorfiosa non aveva ancora detto niente dopo quella rivelazione. Così dopo essersene improvvisamente ricordato si girò un attimo verso di lei, curioso di constatare l'effetto prodotto.

 

Ops, devo essere stato troppo brusco. pensò con sarcasmo quando vide la ragazza paralizzata come un pesce lesso, occhi aperti persi nel vuoto, mascella cascata, senza respiro. Sembrava shockata oltre ogni limite.

 

Lasciò passare ancora qualche minuto, godendosi il silenzio, poi gli sembrò giusto dire "So che fa male, però devi accettare la realtà dei fatti. Mi dispiace."

 

"Non è vero..." bisbigliò Maria con un filo di voce, come se stesse agonizzando prima di morire. "Bugiardo, non è vero."

 

Passò ancora qualche minuto prima che Reiken rispondesse "Non sono io il bugiardo, e tu lo sai. Purtroppo mi sono visto costretto a dirtelo, dato che ti stavi prendendo alcune libertà illecitamente. Xion *è* di mia proprietà, non so se mi spiego, sei avvertita!"  

 

"BASTARDO! NON CREDERO' MAI A UNA SIMILE ASSURDITA'!!" strillò lei come una disperata, come se quelle parole fossero state la goccia che faceva traboccare il vaso.

 

Non alzare la voce su di me, ragazzina. "Calma. Se non ci credi puoi sempre chiedere a lui."

 

"TU sei libero di essere frocio quanto ti pare! Ma il mio Xion no, lui è NORMALE! Ci giocherei tutto. Lui non è un gay di merda, TU LO SEI!"

 

Profondamente disturbato da quelle parole, così incredibilmente insolenti, *così tanto* moleste, Reiken perse per un attimo il controllo, girandosi di scatto verso la piccola troia sbuffando fumo dalle orecchie "TU, PROVA A RIPETERLO SE NE HAI IL CORAGGIO!!!"

 

Lei sussultò un attimo, ma non si scoraggiò "E' così. E'...è così!! Sono sicurissima che Xion non sia una lurida checca come te, che DICI DI ESSERE ASSIEME A LUI! Sei un *gay*--- e anche un lurido *pedofilo*!! Povero Xion...vivere con una persona del genere! Povero, povero davvero!"

 

Aveva varcato ogni limite. Anche la più sconfinata delle pazienze possedeva un cazzo di limite. UN CAZZO DI LIMITE! Nessuno, davvero nessuno, NESSUNO, aveva mai osato asserire simili spropositi e insinuare affronti tali contro di lui. Aveva varcato il limite! Ce l'aveva fatta davvero bene, benissimo.

"MA SI PUO' SAPERE, TU,  CHI *CAZZO* TI CREDI DI ESSERE?! RAGAZZINA, SE NON FOSS----" ___ ""Ehi, ma che cazzo fai?! ATTENTO!!!

 

Non finì mai quel discorso.

 

Tutto ciò che avrebbe potuto ricordare dopo di allora era una luce splendente alla fine di un lungo tunnel di memorie. 


 

"Ah... Ah..."

 

"T-ti prego, oh! Oddio, Xion! Ohh...ancora!"

 

"Mmmn...Ah si... non ce la faccio più...sono al limite--sto venendo! Vengo, Armida!!"

 

"Si Xion!!"

 

Così successe. Aveva fatto l'amore con una donna. Per la prima volta aveva posseduto un essere di sesso opposto al suo. Ma senza generalizzare troppo, aveva conosciuto qualcosa di diverso dal suo amante. Il suo meraviglioso, unico amante. Unico in tutti i sensi.

 

Dopo aver finito si distese, senza fiato e in un bagno di sudore, sul corpo di lei, così minuto e fragile in confronto a quello di Reiken. Che strana sensazione era per lui sentirsi così potente in confronto a quell'altra persona. Sentiva di *dover* essere lui ad abbracciarla, di dover essere lui a proteggerla, a baciarla e a prenderla. Con Reiken non era proprio così. Era un pò...si, un pò il *contrario*. Anche quando era lui (Xion) a svolgere il ruolo attivo, alla fine era sempre Reiken a prenderlo tra le sue braccia e a proteggerlo col suo corpo.      

 

Era quella sensazione di sentirsi il padrone a cui si riferiva Reiken quando diceva *sentirsi uomo sino in fondo*? No, non solo questo. Era tutto, tutto quanto a trasmettere quella sensazione. E sarebbe stata una bugia da parte di Xion dire che non gli era piaciuto fare l'amore con una donna. Una grande, grandissima bugia. La più grande stronzata che avrebbe mai potuto affermare, perché gli era *piaciuto*. Era stato meraviglioso, quasi quanto il sesso col suo dio. Ma no, non voleva compararlo, trattandosi di due cose completamente diverse. Quella era una donna, non poteva, non poteva in nessun modo somigliare a lui. Era diversa infatti. Molto.

 

"Oh Xion... non avrei mai pensato potesse essere così... magnifico."

 

"Hmh... ti è piaciuto?" Cavolo, quanto vorrei non mi fosse piaciuto così dannatamente tanto. Quanto vorrei!

 

"Xion," le sue mani delicate erano nella sua schiena e scorrevano con dolcezza lungo la sua spina dorsale, facendolo tremare ancora una volta. "E' stata la migliore della mia vita. Davvero. Non credo ci siano parole per esprimere quanto sia stato bello... è stato... ohh!" non fu capace di continuare e tirò un sospirò di gioia.

 

Xion piegò il capo su di lei e la baciò. Sentiva che era un gesto puramente naturale "So cosa vuoi dire; è piaciuto anche a me, bella."

 

"Xion...sai...mi piaci. Mi piaci molto."

 

"Anche tu." E non mentiva. Armida aveva iniziato a piacergli. E la cosa che più di tutte lo preoccupava...era che gli piaceva *oltre* la dimensione sessuale. Era accattivante, dolce, spigliata, intelligente... davvero non male. Ma nel suo cuore c'era spazio solo per una persona. L'amore della sua vita, il suo ineguagliabile dio. Armida era miglia lontana dal raggiungere il livello di Reiken. Ed era normale che fosse così.

 

"Ehm, mi chiedevo se potessimo ripetere l'esperienza... sempre che tu sia d'accordo...."

 

/Giusto una di quelle scopate lampo per dire 'l'ho fatto, so di cosa si tratta'. Non sarebbe male, dico sul serio/

      /E' solo un gioco, so che non mi tradiresti mai/

 

"Mi dispiace, ma temo di no." rispose il ragazzo, dimostrandosi più triste di quanto fosse in realtà. Se avesse accettato, allora sì che sarebbe stato tradirlo. Malgrado il piacere che aveva provato, non poteva permettersi di continuare quell'inizio. Era così, la vita era fatta di scelte e Xion l'aveva imparato. Per questo distese le mani in avanti di fronte a quella tentazione, rimanendo fermo sulla propria decisione "No, ma se vuoi puoi lasciarmi il tuo numero."

 

Armida non sembrò turbata dalla risposta negativa, ma era evidente che fingesse. "Capisco...non preoccuparti, mi rendo conto di aver corso troppo, scusa"

 

No, non è esattamente così-

 

"Ecco il mio numero di cellulare. 440..."

 

Xion appuntò il numero su un foglio e scrisse il proprio su un altro pezzo di carta, che consegnò alla ragazza. Ma non sapeva neanche perché l'avesse fatto. Significa che la risentirò? Che la rivedrò?...che io e lei... No! Questo non deve succedere. Ho già tutto ciò che mi serve, ho già qualcuno. Ho Reiken, ho lui, e mi basta.  

 

In quel momento risuonò la suoneria di un cellulare nella stanza.

 

Xion si alzò dal letto rapidamente per andare a prendere il congegno, col pensiero che fosse Reiken.

 

Ma il numero nel display non era il suo, infatti quando rispose sentì una voce che non era quella del suo amato, ma di una persona che non avrebbe mai voluto sentire in quel momento. Questo lo turbò non poco "Si sono io, Maria. E' successo qualcosa?"

 

Silenzio.

 

Il fatto che una lingua lunga come quella non avesse niente da dire accese nel cervello del ragazzo un campanello d'allarme, e gli fece capire subito che quella chiamata non aveva lo scopo di una chiacchierata qualsiasi. Si sentì sudare quando chiese ancora "Dimmi, è successo qualcosa?"

 

"Xion, non voglio sconvolgerti, ma ascolta: siamo all'ospedale, io e il tuo amico abbiamo avuto un incidente... un brutto, bruttissimo incidente. Ma io sto bene, ho solo qualche lieve frattura e contusione qua e là. Sto bene."

 

Xion gelò. I suoi polmoni si fermarono dal respirare quando domandò "Come sta il mio amico?..."

 

"Xion?" chiamò Armida, quando vide il corpo nudo del ragazzo davanti a sè sussultare e tremare come una foglia. Anche lei aveva iniziato a preoccuparsi, perché aveva intuito cosa fosse successo.

 

"Ascolta Xion, rimani calmo ti prego. Parlerò chiaramente. La moto che ci ha investiti è arrivata dritta dalla sua parte. Ora è stato ricoverato d'urgenza, era in pessime condizioni. L'hanno portato al pronto soccorso assieme a me, ma ora non so gli ultimi sviluppi della situazione. Vieni, vieni qui al più presto. Siamo nel reparto neurologico."

 

"Arrivo." chiuse la chiamata. Non disse una parola. Non disse niente. La sua mente era così...vuota. Si stupì che in un momento simile, quando sentì l'orrore di un  tormento oltre i limiti dell'immaginazione strisciare in ogni cellula del suo corpo, fosse così completamente vuoto. Un corpo vuoto. Non aveva il coraggio neppure di pensare.

 

"Xion!! Xion, che cosa è successo! Parlami!" Armida era spaventata e chiamava il suo nome angosciosamente. Non udì risposta, solo osservò quel ragazzo indossare i propri vestiti con rapidità, e solo alla fine voltarsi verso di lei, senza espressione, come una statua. "Devo andare all'ospedale. Il mio amico è stato ricoverato d'urgenza."

 

"Vengo con te!"

 

"Si." E nonostante fosse apparentemente così calmo, sentiva nel suo petto battere il proprio cuore con una violenza inaudita.


 

L'attesa fu estenuante. Reiken era stato in sala operatoria per ore e ore, e Xion poteva ricordare di non aver trascorso un periodo peggiore neppure quando 5 anni fa era rimasto intrappolato in quel granaio in fiamme. Ma quella volta ricordava di aver perso definitivamente ogni speranza. Ora, se non avesse avuto quella... se avesse perso anche quella speranza... *cosa* avrebbe fatto?

 

Per il momento preferiva non pensarci. 

 

Per fortuna Armida era rimasta lì con lui per tutto il tempo e gli aveva stretto la mano con amore. L'aveva salvato da quell'incalzante sensazione di...essere sull'orlo di un burrone. Già, era così che si sentiva.

 

Dopo la lunghissima attesa la porta finalmente si aprì ed uscì un medico in camice verde, pallido in volto e visibilmente nervoso. Vedendolo, Xion si alzò dalla sedia con apprensione, guardandolo negli occhi come se per tutta la vita non avesse aspettato altro che vederlo e ascoltarlo.

 

"Siete amici di quel ragazzo?" domandò quietamente il dottore, togliendosi la mascherina dal volto.

 

"Si, dottore. La prego, mi dica come sta......."

 

Il dottore non rispose, solo si girò verso la porta dell'ambulatorio e guardò uscire il lettino in cui riposava il giovane uomo ferito. Un infermiere disse il numero della camera in cui doveva essere ricoverato, e Xion sentì il suo cuore strizzarsi come vide il suo amato coperto di bende, tubi e flebo disteso nella branda, e il suo corpo assopito portato via rapidamente da un gruppo di infermieri. Fece per seguirlo, ma il dottore lo bloccò e lo invitò a seguirlo nel suo studio assieme alla ragazza.


 

"Siete suoi parenti, ragazzi?"

 

"No, ma io e lui conviviamo nello stesso appartamento. Sono tutto ciò che ha."

 

"Capisco. Mi dispiace per quello che sto per dirti, non è una buona notizia." disse il dottore con un'espressione cupa, che fece rabbrividire Xion di puro terrore. Il signore si alzò ed estrasse alcune radiografie da una cartella che reggeva in mano, mostrandole ai due ragazzi attraverso un piano luminoso. Gli occhi di Xion si aprirono in preda al panico quando realizzò che le zone interessate altro non erano che il torace, la colonna vertebrale e...la testa.

 

"Ora vi spiego; in seguito all'incidente il paziente ha subíto la frattura lieve di alcune vertebre, e alcuni danni alla costa. Queste fratture sono relativamente semplici, ossia senza troppe complicazioni, per fortuna, ma la cosa veramente preoccupante è la presenza di una commozione celebrale di alto livello e, più di tutto, la formazione di un ematoma vicino al cervello. Ora l'operazione all'ematoma è già avvenuta, in quanto se si fosse esteso eccessivamente avrebbe compromesso la sanità mentale del ragazzo in maniera irrimediabile. L'intervento è riuscito con successo, e ora il ragazzo è in stato di coma molto grave."

 

Se il dottore gli avesse detto che tutti gli esseri umani sulla Terra a parte lui e Reiken erano morti a causa dell'esplosione di una gigantesca bomba atomica e che il pianeta si era tramutato in un arido deserto, Xion sarebbe stato *felice*, in confronto a come si sentiva in quel momento. Per quale dannato motivo il destino aveva deciso che accadesse una cosa simile al suo dio? Cosa avevano fatto di male? Era forse *troppa* la felicità che aveva provato nello stare al suo fianco per tutto quel tempo, così tanta che gli déi avevano deciso di punirlo?

 

Incapace di trovar risposta alle sue domande, grosse lacrime cominciarono a scorrere a volontà dai suoi occhi, e si vide costretto a portare una mano alla bocca per evitare di urlare e lamentarsi ad alta voce. 

 

"Xion..." una mano leggera fu subito sulla sua schiena e delle braccia delicate lo accolsero con calore, rassicurandolo. Ma in realtà era ben poco il dolore che quel gesto riusciva ad attenuare.

 

"Lui... lui è tutto ciò che ho. Perché--devono portarmelo via?!"

 

Il dottore sospirò come se avesse perso una battaglia, cioè impedire di spaventare quel giovane con le proprie parole. Aveva fatto del suo meglio in proposito, ma non ci era riuscito. "Mi dispiace, ragazzo. Mi vedo costretto a informarti che... non sono buone le probabilità che esca dal coma vegetale. Sarà difficile, ma non completamente impossibile."

 

No...non lui, per carità! Il mio Reiken non può finire così, porca puttana!!! "Dottore, la scongiuro, deve salvarlo... Se io perdessi Reiken... Se io perdessi Reiken... "  

 

"Farò il possibile. "

 

E quando uscì da quella porta non potè fare a meno di sentirsi attirare oltre un baratro oscuro, fatto solo di ricordi passati, dolore, vuoto, nonsenso.

 

E da quel giorno iniziò il truce calvario che lo avrebbe portato alla follia.


 

(8 Giorni dopo)

 

Tutto quello che avrebbe voluto sarebbe stato restare solo, proprio com'era. Solo col suo dolore.

 

Ma non fu in grado di rifiutare l'invito di Armida, che gli aveva chiesto di trasferirsi temporaneamente nel suo appartamento. Quella ragazza era così buona. 

 

E comunque, a parte questo, sapeva che non sarebbe stato facile per lui resistere all'assenza del suo amato nella propria casa, dove ogni cosa gliel'avrebbe ricordato.  

 

Così traslocò. Portò tutto ciò che sarebbe potuto essergli utile a casa della sua nuova amica e convisse con lei.

 

Armida era un angelo: era sempre pronta ad asciugargli le lacrime, ad ascoltarlo, ad abbracciarlo durante la notte, a confortarlo tutte le volte che era triste al punto da rinnegare la vita. Vivendo insieme, non erano rare le occasioni per fare l'amore, e Xion doveva ammettere che niente meglio del sesso riusciva a fargli dimenticare il forte dolore interiore.

 

Quel dolore, quella tristezza senza confine che divorava il suo spirito e lo inceneriva giorno dopo giorno sempre di più....continuava a crescere senza interruzione, sopraffacendolo.

 

Reiken.

 

Era passata più di una settimana da quando era iniziato il travaglio della Rianimazione del suo adoratissimo amante, che, ancora in stato di coma profondo, giaceva nel letto con due sonde impiantate nel cranio per misurare il residuo spazio rimanente per un possibile ritorno alla vita. Reiken era lì in quel letto, immobile, come una Bella Addormentata che aspettava solo il bacio del principe azzurro per riaprire gli occhi.  
 

Ma dio, quante volte Xion l'aveva baciato di nascosto, quante volte gli aveva parlato, l'aveva toccato, una volta l'aveva anche morso, forte pure, con la vana speranza di risvegliarlo. Infatti, come avevano detto i dottori, ci sarebbe stata una possibilità per lui di risvegliarsi sotto particolari stimoli dal mondo esterno. 

 

Xion aveva accolto con speranza quella possibilità, e infatti passava tutto il tempo con Reiken, mattine e serate intere (spesso anche notti) e parlava con lui, lo toccava, piangeva su di lui, lo chiamava. Era così triste.

 

Non l'avrebbe mai detto, ma era come se stesse parlando con un morto.

 

E più il tempo passava, più la situazione si faceva critica per lui, che si ritrovava così oppresso da quella condizione di completa impotenza tanto da dare segni di squilibrio mentale sempre più evidenti.

 

Stava impazzendo.


 

(Martedì)

 

 Amore mio,

    Mi dispiace di non essere accanto a te in questo momento per farti gli auguri

    di persona, ma stasera tornerò presto e troverò un modo per farmi perdonare.

    Buon compleanno, ti auguro un altro anno felice e sereno. Anche se so

    che forse non mi sentirai, ora che stai serenamente dormendo nel nostro letto,

    ti dico "Ti amo". 

    Vorrei abbracciarti e stringerti a me per sempre, ma ora devo andare a la-

    voro! Non ti lascerò mai, te lo prometto. Ricordalo, vita mia, il mio senti-

    mento supera qualsiasi limite......

 

Plick. Una lacrima cadde sulla lettera scritta dal pugno del suo amato, *quello* che era stato il suo amato.

 

     Non dimenticherò mai neanche un istante del tempo passato con te.

                                                        

Non vedo l'ora di darti il mio regalo. Aspettami.

 

    P.S.: non vedo l 'ora di darti il mio regalo! Aspettami.

 

Aspettami.

 

Tremando, Xion strinse quel foglio tra le sue mani come qualcosa di inestimabile e prezioso, e allo stesso tempo perduto. Ma nel suo cuore, anche se si stava facendo ogni giorno più piccola, stava sempre la speranza che un giorno o l'altro il suo amore potesse tornare a parlargli e spazzare via quell'inferno di vita con un semplice gesto. Per il momento quella speranza era l'unica cosa che gli dava la forza di tirare avanti, oltre che, seppur in minor parte, Armida.

 

Facendo due calcoli, in quel momento Armida era davvero l'unica persona che avesse accanto. A volte si chiedeva davvero cosa avrebbe fatto se si fosse ritrovato ad affrontare quella solitudine così profonda da solo. Ma lui si sentiva *solo*. Gli mancava qualcosa. No, non qualcosa, ma tutto quanto. Reiken era tutto quanto.

 

Amore mio... vita mia... perché te ne vai lasciando solo amarezza e disperazione nel mio cuore? Che cosa sono io? Non sono una persona indipendente, non lo sono mai stato da quando ti ho conosciuto, tu eri il mezzo attraverso il quale potevo toccare la vita. Chi sono io? Sono colui che soffre e si dispera per la paura di perdere ciò che un tempo era suo? No, non m'importa di nessuno oltre a te amore mio. Di nessuno, ma tu...ma tu...

 

Pianse, si distese nel letto assumendo la posizione fetale, stringendo ancora tra le mani quella lettera. Le lacrime erano silenziose gocce di dolore sulla sua pelle, fredde e scomode. Non fece niente per toglierle, solo continuò a piangere e a piangere per un tempo molto lungo, finchè non sentì il portone di casa aprirsi e Armida arrivare nella camera per salutarlo. 

 

"Ciao amore."

 

Quando si sentiva chiamare così rabbrividiva. Gli veniva voglia di distruggere la persona che cercava di sostituirsi a lui. Armida non aveva nessuna colpa, era in buona fede senza dubbio, ma il fatto che fosse sempre così amorevole e gentile nei suoi confronti iniziava ad infastidirlo, perché lei *non* era la persona che voleva lo chiamasse amore. Non era la sua la voce che voleva sentire pronunciare quella parola.

 

Non le rispose, neppure si girò verso di lei quando entrò nella camera. Stava ancora piangendo e non voleva vedere nessuno.

 

Ma come aveva immaginato, la ragazza si distese sul letto e gli andò accanto per confortarlo. Gli accarezzò le spalle con una mano incerta, chiamandolo teneramente, poi si spinse più in là nel materasso e lo afferrò con dolcezza per farlo voltare. Ma lui le resistette. 

 

"Xion, cosa è successo? Cosa c'è?"

 

E aveva anche da chiederlo?! Come se non lo sapesse, dannazione! La sua vita stava andando a rotoli, le rispose dei medici non contribuivano ad altro che gettarlo in uno sconforto sempre più profondo e tutto ciò al mondo che voleva, l'unica cosa che gli servisse per vivere, l'unica persona che adorava più di sè stesso, era distesa nel letto di un ospedale tenuta in vita da tubi metabolici e respiratori. Cosa c'era? C'era che stava diventando matto per questa storia! Non riusciva più a reggere quel tormento e neanche le lacrime servivano più ad alleviarlo in minima parte.

 

"Aargh... sigh ...cazzo...non ce la faccio più...sgnif. Ahhh, perché doveva succedere proprio a lui? Con tutte le persona che ci sono al mondo, proprio lui. CAZZO perché?!?" gridò con la voce strozzata, stringendosi ancora di più nella forma di palla in cui era rannicchiato e rifiutandosi di voltarsi dalla ragazza.

 

"Ti prego, abbi fede. Non tutto è perduto, lui *non* è morto, amore mio." mormorò lei, coricandosi affianco a lui e poggiando su un gomito per osservare il suo viso in lacrime dall'alto. "Non piangere, amore. Ti prego."

 

Ma quella richiesta non faceva che accrescere il tenore del suo pianto. Non chiamarmi amore. Io ho già qualcuno che mi chiama così.

 

/E' solo un gioco, so che non mi tradiresti./

 

Perché era ancora con lei? Cosa se ne faceva di una persona che non era Reiken, se lui era tutto ciò che gli bastava e desiderava? Cosa se ne faceva di lei, il suo stupido *gioco*? Non voleva più continuare a giocare!! Ora voleva tornare alla realtà, voleva il suo *vero* amore, non un gioco!

 

Ma che cosa potava farci? Doveva solo ringraziare di avere quel gioco così dolce e gentile pronto a consolarlo nei momenti così difficili.

 

Aveva bisogno di lei.

 

"Armida, grazie per tutto quello che fai per me." Ma in fondo al cuore Xion sapeva che quel ringraziamento era sin troppo abbondante in confronto a ciò che pensava in realtà. La sua mente era divisa in due parti discorde: una, quella influenzata dalla voce della coscienza, gli suggeriva di tenersi stretta quella persona, perché era davvero l'unica in grado di tirarlo fuori da quella situazione, forse. Aveva bisogno dell'aiuto di Armida e doveva accettarlo come qualcosa di benefico.   

 

L'altra parte invece...odiava tutto. Era una parte oscura e cattiva, che si stava affermando sempre di più sull'altra. Forte della sofferenza e dello sconforto che provava ogni giorno, la parte dark reclamava distruzione, perdizione e rovina, allontanando tutto ciò che sarebbe potuto essere un pericolo per sé stessa, ovvero il bene, la compagnia, l'amore e il mondo esterno. La parte dark era chiusa in un guscio la cui durezza andava aumentandosi man mano che il tempo passava e la disperazione cresceva. Non aveva riguardi, era altamente negativa. Questa parte voleva Reiken indietro. Lo rivoleva ma lottava in modo passivo per riottenerlo. Ma soprattutto, lottava in modo sbagliato.   

 

Essa era la dipendenza che chiamava il terreno di appoggio venuto a mancare.

 

Ma per il momento era la parte buona a prevalere su di lei.

 

"Oh, Xion... basta, non voglio che parli così." mormorò ancora la ragazza. Xion non ebbe più la forza di contrastarla quando si addossò su di lui col corpo e cercò di abbracciarlo disperatamente, costringendolo a cambiare posizione e abbracciarla di conseguenza. Alla fine quindi si votò verso di lei, trovando il suo morbido petto ad accoglierlo e le sue dita delicate a stringerlo ed accarezzarlo. Immediatamente si sentì protetto, ma ugualmente come se quel corpo fosse l'unico filo a cui fosse appeso. Si strinse ad esso, desiderando si non lasciarlo mai.

 

"Come farei se non ci fossi tu? Armida..." bisbigliò su di lei; ed era serio.

 

Dopo sentì un bacio sulla sua testa, e divenne più docile. Armida era calda e profumata ed era così rilassante strare a contatto con il suo corpo che ... per un momento gli sembrò che tutta la sofferenza ed il dolore fossero svaniti. Si abbandonò a lei, smettendo finalmente di piangere, ma prima che potesse cadere in un pacifico sonno sentì il corpo della ragazza muoversi e una delle sue braccia raggiungere qualcosa dietro di lui. Rimase in stato d'allerta finchè non sentì la voce di lei domandare "Cos'è questo?"

 

Xion si tirò subito indietro, spingendo Armida via bruscamente e cercando di recuperare la preziosa lettera dalle sue mani, ma invano. Con un'abile mossa lei si girò di spalle e fece in tempo a leggere abbastanza prima che lui potesse raggiungere le sue mani e recuperare il tesoro.

 

"Ma che fai?!" rimproverò irritato, stringendo la lettera forte a sè. Era costernato. Non sapeva sino a che punto la ragazza avesse letto, ma avrebbe voluto che nessuna di quelle parole scritte là sopra venisse a sua conoscenza.

 

"Oh. Scusa." lei disse, sembrando stordita e meravigliata. Xion gelò quando capì dal suo atteggiamento che non era stato abbastanza svelto a toglierli il foglio da sotto gli occhi. Cazzo, ci mancava anche questa.

 

"Hai letto ciò che c'è scritto?"

 

Armida abbassò il capo e fuggì il suo sguardo come se si sentisse a disagio. "......è stato lui a scriverti quella lettera, vero." disse, mentre si passava nervosamente una mano tra i capelli. La sua affermazione era a metà tra l'essere una domanda e una certezza.

 

"Non è così..." nel rispondere improvvisamente Xion sentì una fitta al petto, un dolore acuto e lancinante come un pugnale, e non potè fare altro che abbandonarsi ad esso e piangere. Portò entrambe le mani al volto e si raggomitolò su sè stesso per rendersi visibile il meno possibile in quello stato. Quella lettera molto probabilmente sarebbe stata la prima e l'ultima che lui gli avrebbe scritto.

 

"Xion,"

 

Una mano caritatevole era sulla sua testa e Xion sentì la ragazza venire più vicina. Le faceva pena lo stato in cui era ridotto? Oppure era stata commossa dalle sue lacrime come tutte le volte? Bene, la risposta non gli interessava affatto. Continuò a piangere e singhiozzare disperatamente.  

 

"Perché piangi? .....Chi era realmente Reiken per te?"

 

Era.

 

Reiken era.

 

Reiken non *è* più. Era.

 

"Lui non...LUI NON E' MORTO!" rimproverò tra le lacrime. Nessuno avrebbe potuto immaginare la mole dello sconforto che riempiva il suo cuore. Armida non avrebbe mai potuto compatirlo abbastanza. E adesso che diceva? Parlava al passato, come se Reiken fosse *davvero* deceduto! Questo era una sorta di colpo di grazia per la sua anima in pena.

 

Ma tutto ciò che stava cercando di fare era convincere sè stesso che non fosse così.

 

"Perdonami Xion io non volevo--" La voce di Armida era più che mortificata come si piegò su di lui per toccarlo in segno di perdono.

 

Sentendola così turbata, il ragazzo si impose la calma e si obbligò a chiederle scusa "Non è niente...non preoccuparti. E' solo che mi sento così nervoso...scusami." Altro che nervoso. A chi voleva raccontarlo? Era *così* nervoso che avrebbe voluto fare terra bruciata di tutto il pianeta e sterminare ogni creatura vivente con le proprie mani.

 

"No, scusami tu. Non volevo dire una cosa simile, non era *davvero* mia intenzione. Scusa."

 

E dopo non ricordava più niente, perché quando Armida si sdraiò vicino a lui lo baciò fino ad addormentarlo.


 

(venerdì)

 

"Davvero non mi và, Armida."

 

"Oh ti prego! Da quant'è che non esci di casa se non per andare all'Ospedale? Sono assolutamente certa che ti farà bene. Devi venire, Xion."

 

"No, non sono in vena. Cerca di capirmi..."

 

"So che non ti è simpatica. So che hai *buonissimi* motivi per non averne voglia ma... devi capire che non puoi continuare così. Amore, sono preoccupata per te. *Molto* preoccupata. Ti prego, accetta l'invito e andiamo a divertirci."

 

Era così. Se non per alcuni, rarissimi casi, Xion non era mai uscito dall'appartamento se non per recarsi in ospedale e vegliare sulla "salma" del suo tormento più amato. Lo visitava ogni giorno e si fermava da lui ogni volta per un tempo molto lungo e voleva restare completamente da solo assieme a lui.

 

Voleva vederlo.

 

Voleva toccare il suo corpo meraviglioso.

 

Voleva ascoltarlo!! Ma non posso sentire le sue parole.

 

Voleva essere con lui, non l'avrebbe mai lasciato. Mai dimenticato.

 

Eppure più continuava quella deprimente venerazione (ormai quasi priva di motivazione data la situazione senza speranza del malato), più la sua anima veniva sospinta all'interno di un'orbita oscura che, turbinando, spazzava via tutto ciò che gli stava intorno e intaccava la sua razionalità. Ed era impossibile opporre resistenza, poichè quella corrente era così forte come l'amore che legava il suo cuore a quello del suo adorato dio.

 

Voleva urlare forte.

 

"Xion, ti scongiuro, FALLO PER ME!"

 

Rimase stupito dal vedere Armida ai suoi piedi, prostrata di fronte a lui come una serva, supplicargli di fare una cosa apparentemente così stupida. Ecco di cosa si trattava: dopo che Maria era stata finalmente dimessa dall'ospedale, lei e i suoi compagni di università avevano deciso di festeggiare l'evento in un locale quel sabato, e attualmente Armida stava cercando a tutti i costi di portarlo con lei, nonostante solo l'idea gli facesse venire mal di stomaco.

 

Non voleva andarci. *Non* voleva! L'ultima volta che era stato a cena di sera la Morte aveva tentato di rubare l'anima del suo amore più stimato e aveva sussurrato il suo nome. Non voleva ripensare a ciò che era accaduto... il giorno del suo 22esimo compleanno.

 

"Armida io........ no."

 

"Xion, ti prego, ti prego!"

 

C'erano lacrime negli occhi della ragazza, e nel vedere per la prima volta quella persona così forte ridotta in quello stato così pietoso a causa *sua*...  scoprì di non potersi più opporre alla sua volontà.

 

Così tirò un profondo sospiro e dopo essere sceso nel pavimento con lei le disse guardandola negli occhi "Va bene, ma lo farò solo per te."

Ed era davvero così. Non gli sarebbe mai passato per la testa di andare a festeggiare con gli amici in quelle condizioni fisiche e mentali, specialmente in una notte così maledettamente simile a *quella*.

 

Già cominciava a sentire la sua mancanza. Reiken, in realtà nemmeno per un millesimo di secondo non gli era mancato meno dell'ossigeno che respirava per vivere. Solo Dio sapeva *quanto* gli mancava, ammesso che esistesse. O forse era un calcolo troppo difficile anche per lui.  

 

Come un guerriero che, nonostante si ritrovi con il corpo coperto di ferite e la metà del proprio esercito annientato, esce vincitore da un'estenuante, difficile battaglia, Armida si gettò tra le sue braccia esclamando il suo nome come fosse l'ultima parola che avrebbe pronunciato.

 

Lui la strinse con moderazione, rimanendo piuttosto freddo nei confronti della gioia immensa che la giovane stava manifestando, e disse a bassa voce "Scusami, non riesco neanche a ringraziarti per il bene che mi dai. Sono solo uno stupido."

 

"No, non dire così. Io ti capisco."

 

"Grazie," Quanto vorrei che davvero qualcuno potesse capirmi.

 

                  Qualcuno in questa Terra che possa sentire il mio stesso dolore.

 

                           Sono sicuro che solo lui potrebbe.

 

Se potesse sentire.


 

(Sabato)

 

Xion sentì un grande dolore quando, nel prendere posto al tavolo del locale, non trovò nessuno che potesse sostituire a Maria come compagno vicino. Ma sapeva che il dolore non era realmente per la vicinanza di quella logorroica, ma pechè il compagno che lui avrebbe voluto vicino... non c'era. Si rassegnò subito, sentendosi assalito sin dall'inizio da una terribile nostalgia. Sospirò. Almeno al suo fianco c'era Armida.

 

"Xion, com'è la situazione del tuo amico?" chiese ad un tratto uno dei suoi compagni, Carlos. Tutti si voltarono verso di Xion con visi misericordiosi e addolorati.

 

Questo si che era ottimo per risollevarmi il morale, Armida. pensò con risentimento, sentendosi ancora più triste a causa di quella domanda.

 

"E' ancora in coma. Le possibilità che si risvegli sono... minime." disse, la voce gli tremava notevolmente come il suo animo ferito lottava contro il forte impulso di piangere. Lo sapeva... accidenti, lo sapeva che non era il caso di partecipare a una festa in quelle condizioni.

 

"Oh, mi dispiace..." rispose Carlos con dispiacere, notando il turbamento che aveva causato all'amico.

 

Xion abbassò il capo lentamente e tacque. E fu poco il sollievo che gli diede quella mano conosciuta, che si mosse lungo il tavolo per prendere la sua e stringerla senza timore. Armida. 

 

Non ci fu nessuno nella tavolata che si lasciò sfuggire il gesto della ragazza, e nessuno disse nulla. Maria trabalzò per la gelosia, ma neanche lei azzardò una parola.

 

Per fortuna il quel momento arrivò un cameriere a salvare la situazione, portando via le attenzioni dai due ragazzi.

 

Trascorse del tempo e Xion non disse neanche una parola di sua spontanea volontà, non rivolse la parola a nessuno, solo rimase zitto e chiuso in sè stesso col suo dolore. Tutti intorno a lui erano felici e si divertivano, ma lui davvero non sarebbe stato in grado di fare altrettanto. E, sembrerebbe assurdo, anziché stare lì in mezzo a quelle persone avrebbe desiderato essere nell'ospedale a parlare col corpo del suo adorato, ormai muto. E più che un desiderio, forse, era un bisogno.     

 

"Xion." una voce poco familiare chiamò il suo nome, distogliendolo dai suoi pensieri. Era Maria. "E' da pià di 2 settimane che non vieni a lezione. Che intenzioni hai?" chiese. Sentendo quella domanda, tutti si concentrarono su di lui per sentire la risposta, come se Maria avesse parlato a nome di tutti loro. Era imbarazzante.

 

"Mi dispiace ragazzi, ma dopo quello che è successo ho deciso di ritirarmi dall'università. Non posso più frequentare." E non solo per problemi pecuniari, credetemi.

 

Quella notizia creò uno scontento generale, e Maria fu la prima a parlare "Cosa?! Ma non puoi...! Devi affrontare i tuoi problemi, non fuggire da essi." ammonì, come se non potesse accettare la sua decisione e volesse opporsi.

 

"Ti prego, non sei nelle condizioni di parlarmi in questo modo." le rispose Xion, senza curarsi di quanto quella risposta potesse suonare fredda alle orecchie della ragazza. In fondo, chi *cazzo* era lei per dirgli di non fuggire dai suoi problemi? Aveva solo una vaga idea di come si sentisse in quel momento?

 

No. Nessuno avrebbe potuto averla.

 

"Come fai a dirlo?! Dimentichi che anche io mi sono trovata in una situazione molto simile fino a ieri. Tu hai ancora la salute, devi continuare e lasciarti alle spalle il passato. Pensa al futuro!" rispose lei, allungando un braccio per poggiarlo confidenzialmente sulla sua spalla. Xion non apprezzò il gesto, e di fatto non si girò neanche per guardarla in faccia. Non gli importava niente. Nè di ciò che pensava *lei*, nè di ciò che *lei* avesse sofferto. Di certo la sua sofferenza era stata di gran lunga inferiore rispetto a quella del suo amato, che aveva dato la vita per accompagnarla alla sua fottutissima casa!!

 

"Non m'importa di ciò che *pensi* sia giusto per me. Posso solo dirti che non hai idea di quanto sia dura per me vivere il mio presente, e che il solo pensiero del futuro mi spaventa ancor più del ricordo del mio passato."

 

La parte cattiva aveva parlato in quel momento, e Xion doveva ammettere che quelle parole esprimevano davvero ciò che pensava. Non gli importò molto di ciò che avrebbero pensato i suoi amici nel sentirlo parlare in quel modo, ma del resto sentiva che forse quella sarebbe stata l'ultima volta che gli avrebbe visti.

 

Maria si azzittì, turbata dalla risposta e lui dentro di sè si sentì soddisfatto.

 

"Xion, smettila di parlare così."

 

Chi è? Chi osa rivolgersi a me in questi termini? Oh. E' lei...

                                     Armida.

Cosa le rispondo?- Si perdonami, sono qui per divertirmi dopo tutto.

                            - Se tu fossi al mio posto vorrei soltantoo vedere cosa avresti fatto. Non sei nessuno per dirmi di smetterla!

 

La scelta fu difficile.

 

"Si perdonami." Ma era più tentato a rispondere nell'altro modo.

 

"Ragazzi, ma... c'è qualcosa tra di voi?" chiese all'improvviso un altro amico con un tono giocoso, quasi come volesse allentare la tensione. Ma Xion non voleva giocare affatto. Lentamente, portò i suoi occhi di ghiaccio sul quel ragazzo e lo guardò biecamente come disse "Se t'interessa *tanto* saperlo, non siamo nient'altro che amici."  

 

Armida gelò, sentendo una fitta al cuore. Xion l'aveva sempre pensata così?

 

"Ah, okay." rispose l'amico. Era chiaro che ci fosse rimasto male e in seguito si guardò bene dal rivolgere nuovamente la parola al compagno.

 

La serata si concluse, e il risultato ottenuto fu che Xion si ritrovò ancora più triste di prima. Ma non si era fatto illusioni, anzi aveva previsto che sarebbe andata a finire così. Sapeva che non si sarebbe divertito affatto e che stare con le altre persone altro non faceva che peggiorare la sua situazione.

 

Voleva solitudine, e una volta arrivato a casa pianse per ore tra le braccia di Armida, ricordandole quanto fosse importante per lui e cadendo in sonno senza sogni.


 

(12 Giorni dopo)

 

"Buongiorno, figliuolo." gli disse l'uomo delle pulizie come al solito, quando l'incontrava camminando per i corridoi del reparto neurologico diretto verso la stanza del suo fidanzato senz'anima.

 

"Salve," rispose semplicemente Xion come tutte le volte.

 

"Dì ragazzo, per chi sono quei fiori?" chiese l'ometto, domandandosi per quale motivo *il giovane amico del ragazzo in coma* (così lo chiamano tutti là) quel giorno si fosse presentato con un mazzo di rose rosse e diverse buste in mano. Si chiese se fosse impazzito, ed effettivamente non era molto lontano dalla verità.

 

"Sono il regalo per la persona migliore del mondo." rispose con un sorriso fugace, lasciandosi il signore alle spalle e dirigendosi verso la stanza di quella persona con impazienza. Quando la raggiunse bussò prima di entrare, poi chiuse la porta alle sue spalle con cura, camminando verso il letto al centro della camera e poggiando le buste sulla sedia di fronte ad esso.

 

Con entusiasmo si voltò verso l'uomo disteso nel letto e sorridendo "Ciao, tesoro. Come ci si sente ad avere 30 anni?" chiese.

 

Silenziosamente, frugò in una delle buste e tirò fuori uno striscione bello lungo con su scritto a caratteri cubitali HAPPY BIRTHDAY!’. Lo prese e lo fissò come potè alla parete dietro il suo amico, sentendosi soddisfatto nel vederlo appeso.

 

Sospirò e rimase immobile per un istante prima di ricordarsi che indossava ancora la giacca. La tolse, e una volta appesa andò nel comodino per prendere galantemente il mazzo di rose e porgerlo al suo amato, che riposava ancora nel letto schiavo di un sonno profondo.

 

"Queste sono per te, mon chéri. Una volta mi dicesti che le rose rosse erano il tuo fiore preferito, ricordi? Non te l'ho mai detto, ma sono anche il mio. Abbiamo proprio tanti gusti in comune, eh. Ecco perché andiamo così d'accordo e stiamo bene insieme, infatti--" frugò ancora in una busta e prese una musicassetta. La tolse dalla custodia, la inserì nella piccola radio (che già da un pò aveva portato da casa) e la mise in play. Dopo che il nastro partì, si voltò gaiamente verso l'uomo sul letto e completò la frase "Ti ho portato la nostra canzone preferita." 

 

"Ricordi quanto tempo eravamo rimasti a cercare questa cassetta quando era scomparsa nel casino della nostra camera?"

 

"Ah ah! Si, eravamo impazziti per trovarla, ma non ci siamo riusciti."

 

"....e sai perché? Era in un posto che non avremmo mai immaginato: in fondo al portaombrelli che teniamo davanti all'ingresso!"

 

"Roba da non credere. Come avrà fatto a finire là dentro?!"

 

Intanto la musica andava e Xion la cantava allegramente "♫ Oh, Wanna touch with my eyes, Wanna feel love araise, Oh carry on with your lies, but Love, I'll be always by your side... " Prese ancora un'altra cosa da una delle buste, questa volta facendo molta attenzione.

 

"Guarda cos'ho qui, golosone! Oggi festeggiamo alla grande."

 

"Lo so, lo so, non preoccuparti. Ti conosco, so i tuoi gusti: non ti piace il cioccolato, a meno che non sia fondente, e neanche la glassa. Ho messo tutto in conto."

 

Continuando a canticchiare spensieratamente disfò la confezione della pasticceria e portò fuori una torta dall'aspetto delizioso "Ta-dan! Doppio strato di pan di Spagna farcito con crema pasticcera e superficie rivestita di panna, con fragole e scaglie di nocciola. Un'autentica squisitezza!"

 

"Scusa, ma io me ne mangio una fetta *gigante*! E' troppo buona..." Così ne tagliò una fetta e prese a mangiarla con calma, deliziandosi più volte del sapore squisito. E quando finì la prima ne prese un'altra, perché non ne aveva avuto abbastanza. 

 

Quando si sentì sazio, prese la torta e la riavvolse diligentemente nella carta. "♫...I miss your words, The pace The serenity...oh baby..."

 

Si sedette nella sedia, fermandosi ad osservare il corpo immobile del suo compagno. Lentamente, si sporse verso di lui, come volesse vederlo più da vicino. "Accidenti Reiken, sembra che i tuoi capelli crescano a vista d'occhio! Sarò io, ma mi sembrano davvero più lunghi di prima." osservò, prendendo qualcuna di quelle ciocche nere e ancora luminose tra le mani, sentendo una nostalgia infinita nel ricordare quell'inconfondibile morbidezza.  

 

Gli pettinò per un pò i capelli con le dita, continuando a guadare il suo corpo, e intanto la sua mente si addentrava ancora più profondamente per un mondo diventato irraggiungibile, fatto solo di ricordi che erano ancora talmente meravigliosi e brillanti nel suo cuore da cancellare la dura realtà del presente come un incantesimo.

 

"Anche io sono da un pò senza tagliarli. Uno di questi credo farò un salto dal parrucchiere, ma non ho intenzione di tagliarli molto."

 

La sua mano salì più su, andando ad accarezzare la frangia dell'uomo, e i suoi occhi scesero più in basso percorrendo la lunghezza del suo fisico magnifico, seminudo sotto le lenzuola bianche. Gli prese una mano e osservandola esclamò "Oh, ma che unghie lunghe!"

 

"Domani devo ricordarmi di portare l'occorrente per farti la manicure. E' un peccato che queste unghie rovinino l'aspetto così bello delle tue mani." disse. Il suo cuore pianse quando portò quella mano tiepida sulle sue labbra, ricordandosi quanto *adorava* il tocco di quelle dita sulla sua pelle e quanto ciò gli mancasse in quel momento. Sospirò, trattenendo le lacrime con successo.

 

"Come sono grandi le tue mani..." osservò ancora, continuando a stringere quella mano priva di forza con nostalgia "Non sai quanto le preferisco rispetto alle sue, così fredde e minute. Non può esistere un'altra persona che sappia dove mettere queste dita meglio di te, tesoro. E' incredibile quanto sia grande la conoscenza del mio corpo per te; così incredibile che spesso, quando mi tocchi, sembra quasi che sia *io stesso* a toccarmi, da quanto è bello e mi piace."

 

"Sei unico, è *impossibile* che qualcuno possa diventare più bravo di te nel toccarmi."

 

"Dico sul serio, nessuno, specialmente una donna. Sai, accidenti a te, sto ancora andando a letto con Armida."

 

"Tutte le volte che faccio sesso con lei... non posso fare a meno di pensare quanto sia lontana dal darmi davvero piacere come fai tu. E' strano, ma credo sia qualcosa che abbia a che fare col DNA... lei non ci riuscirebbe mai, davvero *mai* ad essere simile a te. Sarà perché è una donna?"

 

"No, non solo. E' perché lei non è TE. Ah ah ah! Nessuno è te."

 

"Sai, devo confessarti una cosa; spero non ti arrabbierai. Ecco... non ne sono assolutamente certo (perché non ho il coraggio di chiederglielo), ma credo che lei... sia innamorata di me. Seriamente."

 

"L'altro giorno abbiamo parlato: mi ha chiesto quale fosse la mia considerazione su di lei e se davvero mi piacesse stare in sua compagnia. Sembrava avesse particolarmente timore della mia risposta, e aveva ragione; così nel modo più dolce possibile le ho risposto che eravamo semplicemente amici, non importava quanto spesso scopassimo. E a giudicare dalla sua reazione... credo che provi veramente qualcosa per me. Qualcosa di serio intendo."

 

"Ma ancora non sa che non potrà mai avere il mio cuore, perché esso è tuo, Reiken, amore mio, e ti appartiene. Può chiamarmi 'amore' quanto vuole, ma non avrà mai niente da me. E' solo il mio *gioco*, ricordi? Lo sai, non ti tradirei mai oltre la sfera fisica, tesoro."

 

"Comunque questa storia comincia ad annoiarmi. Il gioco è bello quando dura poco. Sta diventando piuttosto invadente nei miei confronti e comincio a non sopportare più le sue premure. Continua a dire che è preoccupata per me, che non sa più cosa fare, che darebbe qualsiasi cosa pur di aiutarmi...."

 

"Guardandola, mi sembra di rivedere mia sorella. A volte ci sono alcune cose che fa o che dice che mi lasciano di stucco... Forse è per questa somiglianza con lei che mi viene quasi spontaneo rifiutare il suo affetto, anche se finora mi sono sempre trattenuto dal rifiutarlo apertamente. Ti ho mai parlato di mia sorella, Reiken?" 

 

"Lei era sempre buona e gentile con tutti. Era 3 anni più grande di me e tutti la adoravano. Era proprio la classica persona che piaceva a tutti, sempre pronta a dare il proprio aiuto agli altri, saggia, spontanea, amabile... Io crebbi dietro la sua ombra, rinnegato passivamente dai miei genitori e dagli altri, che davvero rivolgevano tutte le attenzioni su di lei senza mai curarsi di me. L'unica persona a cui forse importassi qualcosa era... proprio lei, mia sorella. Quanto disperatamente cercava di provarmi il suo inutile amore... quante carezze, quanti baci mi diede privi di significato per me. Ma davvero *non* capiva che era il mio peggior nemico?"

 

"Povera sorellina... i miei genitori, quando morì, accusarono me di averla uccisa psicologicamente e di essere la causa principale della sua malattia. Non so sino a che punto sia vero, ma sinceramente non mi *dispiacerebbe* sapere di aver contribuito a distruggerla. AH AH AH AH! Maledetta sorella."

 

"Nessuno è mai riuscito a capire come mi sentivo, e sarebbe una gran cazzata dire che lei ci fosse riuscita o che ci stia riuscendo Armida. Forse avevi ragione tu... le donne sono brave solo a scopare, per il resto, per quanto possano tentare, sono completamente inutili. Si sforzano di capirti, cercano di confortarti e di amarti, ma non riescono mai a farlo nel modo giusto."

 

"E l'unica persona che riesce a farlo perfettamente, amore, sei tu. Si, quando qualcosa mi turba, quando sono triste, sono stanco o desidero qualcosa... tu lo capisci immediatamente senza bisogno delle parole, e riesci a farmi sentire subito meglio; annienti i miei incubi, spazzi via le ombre, plachi il mio dolore, mi fai sentire amato... senza di te io... SENZA di TE..." 

 

Una lacrima sfuggì al suo freno e per un attimo sentì una scossa in tutto il corpo che lo stimolò a scoppiare a piangere, per quel dolore che lo straziava come la sensazione di essere schiacciato in mezzo a due montagne di ghiaccio tagliente. Lottando contro il dolore e cercando di fare del suo meglio per vincere almeno le lacrime, portò ancora la mano di Reiken sulla sua bocca e la strinse forte come se fosse l'oggetto in cui si stava aggrappando per uscire dalla presa di quegli iceberg che lo schiacciavano.

 

Rimase così per qualche minuto, tremando e ansimando, e quando poi rialzò il viso le lacrime erano sparite. C'era riuscito, ma per vincerle aveva dovuto ricorrere a un modo devastante, quel modo che sempre usava contro la sofferenza: una speranza negativa, che non l'avrebbe mai portato da nessuna parte, se non a un'ulteriore chiusura mentale. Quel metodo...quel metodo (l'unico che lo facesse sentire bene in quella situazione) consisteva nel vivere il presente tramite i ricordi del passato, e lasciare che potesse succedere solo ciò che avrebbe voluto succedesse lui. Quei ricordi erano stati la sua vita. Senza di essi.... sarebbe come morto; e con essi.... si stava uccidendo.

 

Le lacrime ci rendono umani, Reiken.

 

Non aveva la forza di crearne degli altri. Non voleva sostituirli con nessun'altra gioia. Non aveva scampo.

 

".......senza di te, Io scompaio."

 

Si tirò su con la schiena e si ricompose, concentrandosi ancora per nascondere il dolore.

 

"Amore, non penserai mica che siccome sto qui a ciarlare non ti abbia portato il mio regalo, vero. Mph, non è niente che possa lontanamente avvicinarsi a qualcosa come il computer che mi hai regalato tu, ma..." cercò un'ultima volta tra le buste e ne prese una più piccola di carta. Gli causò un'immensa tristezza doverla scartare con le proprie mani e non lasciare quel piacere al suo amato... oddio; si sentì ancora tremare, ma resistette. La aprì e trasse una scatoletta in velluto nero. "...E' qualcosa di molto speciale, che per certi versi credo possa competere."  

 

Aprì il cofanetto e prese delicatamente il cerchietto d'oro all'interno; poi con un sospiro tremante prese la mano del suo fidanzato e gli infilò il gioiello nell'anulare. Era un anello di fidanzamento. Dopo averlo fatto, una sensazione viscida strisciò lungo la sua spina dorsale, causandogli un pianto incontrollabile, che scoppiò distruggendo ogni barriera. Abbandonandosi, indifeso, ad un pianto convulso che aveva trattenuto con grande sforzo sino a quel momento, Xion strinse ancora quella mano adorata a sè, versando su di essa abbondanti lacrime di dolore.

 

"Reiken..." bisbigliò "Perché è successo questo?"

 

Si alzò dalla sedia per andare sul bordo del letto, e riposò la testa affianco a quella del suo amore, scoprendo di non essere più capace di trattenersi dal piangere.

 

"Il tuo profumo... oddio... il tuo buonissimo profumo... Riesco ancora a sentirlo, è il tuo buonissimo profumo...." Posò una mano sulla sua guancia e gli diede un bacio gentile su una tempia, sentendo la sensazione dei suoi capelli sulle labbra. "Cosa sono senza di te? Cosa sono? Per fortuna non puoi vedermi, mio adorato, perché sono sicuro che non ti piacerebbe vedermi ridotto in questo stato..."

 

Si mosse, distruggendosi dal pianto, più giù su quel petto così caro, riposando la testa su di esso e continuando a disperarsi senza trovare una via d'uscita. "Non è colpa tua... non è colpa tua... Io non sono come te, sono un debole, non ci riesco... E' TROPPO PER ME, CAZZO! Mi sento come se la mia vita non avesse più alcun senso, come se nessuno potesse sentire le mie grida di dolore... Tutto ciò che ho sempre desiderato sei tu, ho bisogno di te! Ho bisogno di te, perché tu mi completi, mi dai la forza e la motivazione per continuare a respirare e a mangiare... Reiken! Mio adorato dio, se continua così impazzirò sul serio! Ho bisogno di te per sfuggire alla pazzia, ho bisogno di te! Cristo, rivoglio il mio AMORE indietro!!"

 

"Lo rivoglio--LO AMO COSI' TANTO CHE VENDEREI L'ANIMA AL DIAVOLO PUR DI RIAVERLO!!"

 

"E' inutile continuare a creare metodi per sopravvivere..... PERCHE' LA REALTA' E' CHE NON POSSO VIVERE IN UN MONDO SENZA DI LUI!! BASTA, E' ARRIVATO IL MOMENTO DI FINIRLA! RENDETEMELO, RENDETEMI LA SUA ANIMA!!"

 

"RIVOGLIO IL MIO AMORE! LA MIA MENTE SI STA CONSUMANDO... STO DIVENTANDO PAZZO, CAZZO, STO DIVENTANDO COMPLETAMENTE PAZZO! NON VOGLIO CONTINUARE COSI'... NON VOGLIO, REIKEN!! AHH--PERCHE' E' SUCCESSO QUESTO..."

 

"Sigh..."

 

Ma in quel momento avvenne una cosa completamente inaspettata: un braccio dell'uomo si mosse, e Xion sentì la mano di Reiken poggiarsi debolmente sulla propria spalla, come se volesse confortarlo. Immediatamente, occhi spalancati, si voltò verso di lui per guardarlo in viso, e fu allora che vide le sue labbra muoversi per un istante e mormorare dei suoni confusi, come stesse cercando di dire *qualcosa*.

 

"Reiken!!!" gridò fuori di sè, fissando il viso del suo amato con occhi famelici "Reiken, sono qui!!!"

 

Ma la risposta fu solo un totale silenzio, e quel braccio vivo che era stato nella sua spalla si accasciò di nuovo sul letto privo di forza. 


 

(Quella sERA...)

 

Quando rientrò a casa non potè fare a meno di sentirsi vuoto e terribilmente depresso. Si sentiva così tutte le volte che rientrava dall''Ospedale, non sapeva esattamente perché, ma non ci aveva mai pensato su più di tanto.

 

Sapeva che, nonostante il silenzio completo, Armida doveva essere a casa, perciò camminò piano nella camera da letto alla sua ricerca; la trovò distesa nel letto a studiare, con indosso solo un reggiseno e delle mutandine bordeaux.

 

"Bentornato." gli disse, sollevando lo sguardo dal libro e offrendogli un bel sorriso.

 

Xion rimase sorpreso di come fosse fredda la sua voce quando la salutò, ma non potè farci niente. La ignorò quando si sedette nel letto per togliersi le scarpe, e in quel momento non potè fare a meno di ricordarsi di quando il suo adorato rientrava a casa da lavoro e per prima cosa lo baciava e gli chiedeva di massaggiargli qualche zona che gli doleva... gli parlava della sua giornata e se era stanco si addormentava subito assieme a lui. 

 

Reiken...

 

"E' successo qualcosa?" La voce della ragazza era incerta.

 

Quello che succede tutti i giorni. ...mi sento peggio di un cane bastonato. "No, niente. Sono solo un pò stanco." rispose semplicemente, finendo di togliere le scarpe e girandosi verso la ragazza. Quel giorno era più giù del solito...era normale, solitamente per il compleanno di Reiken era abituato a fare una grande festa... Heh, era capace di fare l'amore con lui per tutto il giorno quando compiva gli anni, perché aveva l'obbligo e il diritto di svolgere la parte attiva (diverso era quando invece era il *suo* compleanno: Reiken non ci metteva molto a drenare tutte le *sue* energie nel giro di qualche mezzora-- Era la differenza nel *dare* e *ricevere* il regalo). Dio, quanto scopavano in quei giorni... facevano tutto quello che due corpi nudi avrebbero potuto fare insieme. *Tutto*.

 

"Xion..."

 

Armida andò dietro di lui, abbracciando la sua schiena e poggiando la testa nella sua nuca. Era angosciata e Xion lo percepì chiaramente.

 

Una parte di lui gridò in disapprovazione quando le sue braccia presero la ragazza con amore e la trascinarono sul suo grembo. Sentendosi trasportare in basso come una fragile bambola, Armida emise un piccolo suono di meraviglia e spavento, ma Xion la tranquillizzò con un sorriso (per quanto potesse essere debole) e le consentì di poggiare la testa sulle proprie cosce. 

 

"Vuoi che ti dia un bacio?" le domandò a bassa voce.

 

Armida non se lo lasciò ripetere due volte.

 

Allora senza attendere neanche un secondo Xion la afferrò fermamente per il torace e la portò al suo stesso livello, sentendola ansimare un pò quando prese le sue labbra in bacio appassionato. Risolutamente portò fuori la propria lingua e cominciò a muoverla disperatamente contro quella della ragazza tra le sue braccia, tenendole la testa ferma con una mano per baciarla più profondamente che potesse.

 

Quel contatto così intimo lo eccitò e presto si rese conto di non poter fermare le proprie mani quando le sganciava il reggiseno e la toccava bramosamente. La sua pelle emanava un profumo delizioso, come di mora e lampone, e aveva un sapore altrettanto invitante. Gentilmente prese i suoi seni tra le mani e vi affondò le dita rudemente, palpandoli lussuriosamente e giocando con i capezzoli. La natura era stata buona con Armida, infatti i suoi seni erano molto grossi.

 

Continuò a dilettarsi nel palparli, poi ne tirò su uno e prese tra le labbra il capezzolo al centro, eretto. La ragazza ansimò di grande piacere e lui lo morse, con dolcezza, sentendo la voce di lei acutizzarsi in un piccolo grido per un istante. Ciò gli piacque, molto, così sentì l'impulso si afferrarla e gettarla sul letto per farla sua.

 

Senza dire una parola, salì su di lei e iniziò a togliersi i vestiti rapidamente, come se non fosse più in grado di aspettare. Armida non era la persona da rimanere con le mani in mano, così lo aiutò sbottonando i suoi pantaloni e portando fuori il caldo centro del suo piacere, che risaltava notevolmente attraverso il cavallo degli indumenti che lo coprivano. Lo afferrò con entrambe le mani, esaminandolo con desiderio e leccandosi *incondizionatamente* il labbro superiore.

 

Xion non si lasciò sfuggire quel segnale, e lo interpretò come una richiesta. Dopo essersi liberato dei jeans stretti e degli slip si mise a cavalcioni su di lei, dandole un'occhiata colma di concupiscenza. Armida gli restituì uno sguardo identico, così niente lo trattenne dall'afferrare il proprio cazzo e infilarlo risolutamente nella bocca della ragazza. Lei lo succhiò volentieri, sollevando un pò la testa per prenderlo completamente dentro.

 

Non che riuscisse a prenderlo tutto, comunque, ma non era molto lontana dal riuscirci. Sospirando di piacere, Xion stabilì una ferma presa sui suoi capelli e lasciò che lavorasse avvalendosi delle sue discrete capacità.

 

*Discrete* capacità? Beh, dentro di sé Xion sapeva che definendo la tecnica di Armida *discreta* avrebbe fatto un torto non indifferente a quella del suo dio...un grandissimo torto.

Comunque ripensare alla bravura del suo sommo amante in quel momento, per quanto indirettamente, lo demoralizzò; perciò decise di sospendere il rapporto orale e quindi si mosse più giù, piegandosi per prendere con le mani quei seni prosperosi e usarli come mezzo di diletto. Ecco, quella era una delle cose che con Reiken non aveva mai avuto occasione di fare (fortunatamente?) e, doveva ammetterlo, la cosa gli dispiaceva moltissimo, perché *adorava* farlo.

Agitando violentemente il bacino dentro e fuori l'insenatura tra le tette della ragazza, sentiva tutto il sangue del proprio corpo confluire in un unico punto, e presto l'eccitazione divenne incontenibile.

"Adesso mettiti a carponi." ordinò alla ragazza.

Lei ubbidì immediatamente e assunse la posizione richiesta senza opporre la minima resistenza. Xion poteva a malapena pensare *razionalmente* quando le chiese ansimando "Questa volta... posso scoparti nel culo?"

"Cosa?!" Armida sussultò nel sentire una tale richiesta, spaventata, e per fortuna Xion si accorse in tempo della sua indisposizione per rimediare alla propria avventatezza e rassicurarla "Scusa il mio linguaggio," disse pentito "Non sapevo come chiedertelo diversamente. Comunque, l'hai mai fatto?"

 

La ragazza si sedette e lo guardò con un'espressione accigliata "Una volta si, ma non mi è piaciuto....è poco piacevole e molto doloroso!"

 

Oh povera piccola... pensò Xion con un sorrisino perverso. "Non giungere a conclusioni affrettate; non sempre è così, anzi. Solo una cosa è fondamentale perché possa davvero procurare piacere... Hai del lubrificante?"

 

"No."

 

"Va bene, aspetta un attimo." Per puro caso ricordava di aver messo tra i bagagli un tubetto di lubrificante. Beh...forse non completamente per caso; in una zona remota della sua mente aveva preventivato di fare sesso anale Armida un giorno... e magari d'altra parte se avesse voluto fare da solo, quand'era nei momenti di maggior sconforto........ insomma, lo aveva e quello era l'importante!!

 

Il viso di Armida era come traumatizzato quando lo vide tornare a letto con in mano quella... *cosa* "Perché ce l'hai?!" domandò scandalizzata.

 

Xion schivò la domanda con facilità "Ha importanza? Avanti, vediamo se ora riesco a farti cambiare idea. Rimettiti come prima."

 

Iniziò prima con le dita. Lento lento, trovò la via dentro di Armida e la percorse con la *massima* cautela per evitarle qualsiasi dolore. Lei piagnucolò un pò inizialmente, ma il lubrificante rese la penetrazione molto più semplice; e anche se non ansimava e non emetteva suono, Xion poteva ugualmente capire che non le stava facendo male. Continuò così per un pò, sentendo quei muscoli tesi rilassarsi al passaggio delle sue dita in maniera sempre crescente.

 

"Sei pronta? Non posso garantirti che non farà male all'inizio... ma sarò delicato."

 

E la penetrò, mantenendo la sua parola.

 

"Ohhhh..."

 

"Com'è? Ah... Ah... E' meraviglioso..."

 

Era davvero meraviglioso. Quanto tempo era senza fare sesso di *quel* tipo? Oh... troppo tempo! Stava godendo così tanto mentre lo faceva che gli venne il dubbio se fosse sempre stato così anche prima. Non poteva trattenersi, ogni centimetro del suo corpo vibrava freneticamente e il sangue nelle sue vene ribolliva come impazzito. La sua mente era completamente annebbiata, e se qualcuno in quell'istante gli avesse chiesto il suo nome, non avrebbe saputo rispondere. 

 

Ansimando, afferrò forte quel corpo sotto di lui e iniziò a sbatterlo con violenza, come un animale,  ricordando quanto a Reiken piacesse essere scopato con tanta forza. Ah com'era bello... non se ne rendeva completamente conto, ma mentre lo faceva stava *sorridendo* per la soddisfazione.

 

    Oddio, angelo mio... più forte!!

 

"Prendilo tutto... amore mio, è tutto tuo... tuo..."

 

"Xion... piano, ohh non così...ah--"

 

    Ah Xion... prendimi!

 

Com'erano dolci quei gemiti nella sua testa... la voce di Reiken *era* sempre così profonda e calda quando faceva l'amore con lui e gli dava tutto il suo corpo e la sua anima. Quanto lo amava. Si, amava il tocco della sua pelle sudata sotto le sue dita, il modo in cui si lasciava possedere come se stesse possedendo (nel senso che nonostante fosse in una posizione sottomessa riusciva a dare tanto piacere quanto a prenderne), le scosse imprevedibili che agitavano il suo corpo dalla testa ai piedi per un istante, le sue grida supplicanti mentre afferrava qualsiasi cosa gli stesse intorno...

 

Xion ricordava tutto perfettamente, come se fosse lì in quel momento e lo stesse facendo con lui. Immaginarlo, schiavo com'era della lussuria, era incredibilmente semplice (molto più di quando era *lucido*) e rimase sorpreso di quanto le sue fantasie in quel momento sembrassero reali. Chiuse gli occhi, sentendo il suo dio agitarsi furiosamente sotto le sue spinte.

 

"Oh! Oh si! Amore... Oh *amore*!!"

 

"Xion--com'è caldo, Xion! Ohh, Ohh,"

 

    Xion--com'è caldo, piccolo...

 

"Mmmh...si...si...."

 

    Non aver paura di farmi del male... fallo con forza, lo adoro...

 

"S-SI!! Forte Xion, non ti fermare! Lo adoro!"

 

Sentiva la sua voce... dio, com'era bello risentire la sua voce, quel timbro profondo e baritonale che penetrava dritto nel suo cervello e lo scioglieva come burro... Oh, altro che burro--gli mancava così poco per raggiungere l'orgasmo. Tutte quelle sollecitazioni fisiche e mentali l'avevano portato molto più lontano di quanto credesse senza che se ne fosse accorto. Il mondo intorno a lui scomparve, continuò a muoversi senza fermarsi, quel calore chiese di uscire e lui glielo permise...

 

"OH REIKEN!!" gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni, mentre il suo liquido schizzava fuori dal suo corpo dentro quello di....

 

"Anf...anf...anf..." oh si Reiken... l'orgasmo più bello della mia vita (si fa per dire) "Anf...Anf---" Cadde sul letto senza energie, soddisfatto, ma non completamente esaurito. Stava ancora ansimando quando una voce *reale* gli bloccò l'aria nei polmoni.

 

"Reiken?" ripeté Armida, andando di fronte a lui e guardandolo costernata "Perché hai detto il suo nome?"

 

Improvvisamente Xion divenne bianco come un fantasma: cavolo, cavolo davvero non si era *accorto* di... aveva detto il suo nome!!! Cavolo, ARMIDA l'aveva sentito, aveva urlato il suo nome! Cosa le avrebbe risposto adesso? Cosa aveva intenzione di dire adesso in sua discolpa? Dannazione!!

 

Si ritrovò in preda al panico, il cuore battendo all'impazzata nel petto, la voce intrappolata nel nodo che aveva alla gola.

 

"Oh dio... come ho potuto?!" Finalmente parlò, nascondendo la faccia tra le mani per la vergogna.

 

"Xion, rispondimi." Armida sembrava piuttosto nervosa, e non gli avrebbe dato occasione di evitare la domanda questa volta.

 

"Cosa vuoi sapere... perdonami, non volevo..."

 

"Rispondi! Cosa c'entrava lui? Stavi pensando a *lui* mentre facevi l'amore con me?"

 

Ci aveva azzeccato in pieno. Era così. Che squallore... eppure l'aveva fatto, aveva pensato a Reiken.

 

Quant'era frustrato... pensare a una persona mentre faceva l'amore con un'altra! Non era da lui. Eppure, anche questo era sintomo di quanto stesse soffrendo e... di quanto la pazzia lo stesse sopraffacendo sempre di più. Si ritrovò con le spalle al muro, colpevole, senza via d'uscita, e fece l'unica cosa che potè.

 

Scoppiò a piangere come un bambino.

 

"Xion..." La voce di Armida divenne immediatamente dolce quando scoprì le lacrime scivolare copiose dal viso del ragazzo. Stordita da una simile reazione, si chinò affianco a lui e gli portò le mani via dagli occhi. Lo guardò profondamente, leggendo nei suoi occhi arrossati nient'altro che sconforto e disperazione.

 

"Ti prego... t-ti prego Armida scusami..." balbettò Xion tra le lacrime, afferrando un braccio della ragazza con angoscia "Io...io stavo pensando a lui."

 

Armida sussultò. "M-ma... stai dicendo sul serio?"

 

"Si..." Se solo sapessi *quanto* sul serio.

 

"Xion ma..." iniziò lei, interrompendo la frase come se cercasse le giuste parole da inserire "Che... che rapporto c'è tra te e lui? Insomma..."

 

Cosa m'invento ora?! Oh cazzo... come vorrei avere la *testa* per potermi inventare qualcosa... Non ho scelta. "Armida, non vorrei dirtelo ma... se proprio ci tieni a saperlo, io e Reiken stiamo insieme. Lui è il mio compagno, e mentre facevo sesso con te non sono riuscito a non pensare a lui... perdonami--io,"

 

"Che cosa...?"

 

Xion sentì la voce della ragazza tremare per un momento, come se stesse per piangere. Questo lo turbò, perché adesso non sapeva *davvero* cosa fare. Armida stava per rinnegarlo? Dargli del pervertito? Schiaffeggiarlo? Quante cose lasciava intuire la sua voce...

 

"E' così... lui è il mio ragazzo Armida." ribadì, come se non fosse già abbastanza. Si morse la lingua per averlo ripetuto e per giunta ancora più chiaramente.

 

"Oh no... no." Xion si girò verso di lei, trovando finalmente il coraggio di guardarla negli occhi. Stava tremando. "Non posso crederci...tu...tu sei gay?" gli chiese terrorizzata e delusa oltre i limiti dell'immaginazione.

 

Merda, ma guarda che ho combinato! "Ehi... non fare così, andiamo! Non sono gay... sono bisessuale. Non ne sei convinta?"

 

Ora poteva dirlo. Aveva provato, l'aveva fatto molte volte e aveva vissuto con una ragazza. Gli piaceva; le donne gli piacevano, forse più degli uomini. Era certo della sua risposta! "E' un problema per te?" le chiese titubantemente, finendo di piangere.

 

Armida rimase a fissarlo negli occhi per molto tempo, cercando di riacquistare il controllo "Davvero? Non mi stai mentendo?"

 

"Non sono tutte le volte che abbiamo fatto l'amore una prova sufficiente?" le domandò con un piccolo sorriso, e lei glielo restituì.

 

"Si..." disse inizialmente, convinta, poi continuò "Sai, l'avevo sospettato, ma non volevo crederci...."

 

"L'avevi sospettato?"

 

"Si, quando ho letto di sfuggita quella lettera scritta da lui... ti chiamava 'amore' e... diceva più volte di amarti. Ho cercato di convincermi che...non l'avesse dedicata a te ma a un'altra persona... però...oddio, era così palese. Io....io non potevo crederci..."

 

"Oh Armida..." Ora anche lei stava piangendo, e Xion non esitò un attimo dal prenderla tra le braccia e stringerla forte.

 

Fu allora che due parole che non avrebbe mai immaginato di sentire in quel momento uscirono dalle labbra di Armida per la prima volta.

 

"Ti amo."

 

Gli disse di amarlo. Cosa poteva fare? Lui non l'amava... non avrebbe mai potuto. Però era così bello sentire qualcuno pronunciare quelle parole così belle. Si, specialmente quando si rimane molto tempo senza sentirle. 

 

Ma non era quello il punto. Lui *non* l'amava.

 

Mi chiedo se lei lo sappia... "Mi dispiace, ma io non ti amo." le disse duramente.

 

Armida pianse più forte, stringendolo a sè "Sigh... ma io ti amo così tanto... farei qualsiasi cosa per te."

 

"Mi dispiace ma--"

 

"Oh Xion..."

 

"Non posso amarti."

 

Io amo solo Reiken--domani devo assolutamente andare a vederlo. Mi manca così tanto... voglio vederlo.

 

Devo.

 

"Senti comunque... ti ho fatto molto male *prima*?" le chiese poi, staccandola dal suo petto e guadandola negli occhi con un sorriso malizioso. Non ne poteva più di quei discorsi seri e quelle confessioni dolorose.

 

Armida sbattè le palpebre un paio di volte, era sorpresa dalla domanda; tuttavia rispose subito "No, per niente. Mi è piaciuto moltissimo, ma una volta ho sentito dolore."

 

"Davvero? Quando?"

 

Sorrise. "...Quando hai gridato: OH REIKEN!!" Cercò di imitare la sua voce e fece una mossa strana, come se stesse per svenire.

 

Aveva fato così?! Oh... avrebbe dovuto controllarsi. Almeno avrebbe evitato di spezzarle il cuore... dopotutto era una *ragazza*. "Scusami, ma fare con te le cose che faccio con lui... mi ha fatto perdere la testa. Non sono riuscito a controllarmi;"

 

"Tu fai questo genere di cose con lui?! ...Ti piace davvero?"

 

"Certo. E' la fine del mondo..." Ma una lacrime sfuggì dai suoi occhi sognatori. La tolse immediatamente, imponendosi di *non* piangere nonostante il grandissimo dolore che pugnalava il suo cuore. Stava soffrendo.

 

"Xion?"

 

"E' okay--mi è entrato qualcosa nell'occhio..."

 

"Stupido."

 

Lo abbracciò e non passò molto tempo prima che si addormentarono l'uno tra le braccia dell'altra.

 

Ma Xion non riuscì a dormire bene nemmeno quella notte.


 

(10 giorni dopo)

 

"Henstaufen? *Xion* Henstaufen?"

 

Xion si voltò verso l'uomo che l'aveva chiamato, realizzando di non averlo mai visto prima. Era un tipo sulla cinquantina, alto e barbuto con un sorriso gentile nel volto. Questi gli si avvicinò, osservando compassionevolmente l'uomo disteso nel letto della stanza ospedaliera.  

 

"Sono io." rispose Xion, guardando quell'uomo con uno sguardo che diceva --E tu chi diavolo sei?! Che cosa vuoi da me?!-- come gli poggiò confidenzialmente una mano sulla schiena. L'uomo sorrise.

 

"Ciao, sono il prof. Kreussel, psicologo. Il dottor Lidstrom ha detto di volerti parlare. Ti aspetta nel suo studio."

 

Xion aggrottò la fronte con fare riluttante, ma capì di non potersi opporre.

 

Seguì quell'uomo nello studio del dottor Lidstrom, colui che aveva seguito il caso di Reiken sin dall'inizio e lo aveva operato. L'ultima cosa che avrebbe voluto in quel momento era sentire *cosa* quel dannato medico avesse intenzione di dirgli; tutte le volte che apriva bocca non uscivano parole, ma frecce e lame affilate. Aveva sempre e solo brutte notizie da dargli, e aveva il potere di scoraggiare il suo animo come nessun'altra persona al mondo.  

 

Lo psicologo aprì la porta dello studio maledetto e cortesemente lo fece entrare per primo. Xion rabbrividì nel vedere che nella stanza vi erano anche altri medici oltre a Lidstrom. Cercò comunque di nascondere la propria avversione e salutò con garbo, prendendo posto in una delle poltroncine davanti alla scrivania.

 

"Ciao Xion, come stai oggi?" chiese calorosamente Lidstrom, che poteva vantare di conoscere il ragazzo bene come se fosse un suo paziente.

 

Xion rispose positivamente, ma in realtà si sentiva tremendamente a disagio: tutti gli sguardi erano puntanti su di lui. Oltre al dottore e lo psicologo, vi erano due dottoresse e un altro medico a fissarlo con austerità e non poteva sopportarlo. Era appena entrato e già non vedeva l'ora di uscire da lì.

 

"Ho intenzione di parlarti obbiettivamente, Xion," incominciò il dottor Lidstrom, assumendo tutto d'un tratto la sua tipica espressione bonaria e caritatevole, quella che Xion odiava più di tutte. "So che per te potrebbe rivelarsi qualcosa di estremamente... difficile da accettare, ma è proprio per questo motivo che ho pensato di chiamare il signor Kreussel, un bravo psicologo, una persona che sono certo potrà aiutarti a superare questo momento."

 

Che cazzo stava cercando di dire quel bastardo?! CHE CAZZO STAVA PER DIRE?! La prima cosa che gli venne in mente fu di tapparsi le orecchie e cantare ad alta voce, per *non* ascoltare le parole che stava per sentire.... o meglio per difendersi dalle lame che stavano per trafiggerlo e, molto probabilmente, ucciderlo. Ma perché non riusciva a difendersi? Maledizione... non aveva scudi o altre armi per combattere quel nemico... era totalmente inerme e quando egli gli aveva detto "Lascia che ora ti uccida, anche se sarà doloroso", lui si era ritrovato a rispondergli "Prego."

 

"Parli, sono pronto." A morire...

 

Vide il medico sospirare e intrecciare le dita nervosamente, come sempre. "Bene..." esordì, la sua voce bassa come se non volesse allarmarlo, ma in realtà otteneva l'effetto opposto "E' più di un mese ormai che il tuo amico non dà il minimo segnale di vita e, devi capire, l'unica cosa che lo trattiene in questo mondo sono delle macchine, che lo nutrono artificialmente e gli riempiono i polmoni di ossigeno. Mio caro ragazzo --ciò che voglio dirti è-- solo un miraacolo potrebbe permettergli di uscire dal coma vegetale. Non c'è più niente che possiamo fare per lui, ci dispiace moltissimo."

 

...cosa... se questo è un incubo... è giunto il momento che... "Ah... dottor Lidstrom..." qualcuno mi svegli. La sua voce era poco più di una lieve emissione di fiato; quelle lame avevano trafitto la sua gola e gli impedivano di...parlare, di respirare-- Quelle parole comuni, messe insieme tra loro in quell'ordine e pronunciate da quel *fottutissimo* dottore... avevano il potere di ucciderlo. L'avevano ucciso... si sentì davvero morire, e desiderò così tanto di poter morire anche FISICAMENTE là, seduta stante, per porre fine a quel dolore incontenibile, che arrivava dritto al suo cervello come se il suo cuore vivo fosse stato immerso in una vasca di acido e si stesse lentamente squagliando.

 

Sentì un brivido gelido attraversare il suo corpo da cima a fondo, ogni organo stringersi e bloccarsi; il sangue aveva smesso di circolare, si era fermato; le sue palpebre non volevano più scendere sui suoi occhi e il sudore nella sua schiena si era congelato. Voleva gridare aiuto, ma tutto ciò che riuscì a dire fu "Non portatemi via Reiken. E' tutto ciò che mi resta..."

 

Non riuscì nemmeno a riconoscere la propria voce.

 

Il dottore rabbrividì e strinse gli occhi con mortificazione quando vide le lacrime scorrere a fiumi dagli occhi spalancati del giovane ragazzo. Sembrava disorientato quando disse "Non preoccuparti, ragazzo... noi non ti lasceremo solo."

 

In quel momento si fece avanti lo psicologo, che si avvicinò rapidamente a Xion posando una mano benevola sulla sua spalla "Xion, il mio compito è aiutare gli amici e i parenti che soffrono a causa delle terribili disgrazie che accadono ai loro cari. So come ti senti adesso. Dimmi, hai una famiglia? Quanti anni hai?"

 

Fuori di senno dalla rabbia e dal dolore, Xion si liberò dalla mano di quell'uomo con uno strattone e alzandosi dalla poltroncina gridò tra le lacrime "CHE T'IMPORTA?! PREFERIREI ANDARE ALL'INFERNO PIUTTOSTO CHE STARE *ANCORA* IN MEZZO A GENTE COME VOI!! SIETE SENZA CUORE, VI ODIO TUTTI!! REIKEN NON E' MORTO!! NON POSSO PERMETTERE CHE LUI MUOIA... CHE CAZZO AVETE FATTO, VOI, PER SALVARLO?! BASTARDI, BASTARDI!!! CHE IL MONDO SI FOTTA, MA IL MIO REIKEN NON PUO' MORIRE COSI'!!!!!!!"

 

"Ragazzo, per favore, torna in te. Non capisci che comportandoti così non fai altro che rendere tutto più difficile..." azzardò una delle dottoresse, sembrando peggio che stordita dall'isteria del ragazzo. 

 

"Reiken... voi non capite... non capite che non posso vivere senza di lui..." piagnucolò lui, tremando violentemente e diventando da furioso, disperato.

 

"Sei tu a non capire" ribatté duramente uno degli altri dottori "Il suo elettrocefalogramma è piatto; non ha più alcun senso continuare con questo accanimento inutile. Il paziente è clinicamente deceduto, non c'è alcuna possibilità che possa *guarire*. Devi fartene una ragione e comprendere che NOI abbiamo fatto tutto ciò in nostro potere per aiutarlo. La colpa di quello che è successo non è nostra."
 

"Sigh... sigh... sigh..."

 

Quelle sanzioni... erano la peggiore delle condanne. La peggiore in assoluto.

 

Piangendo, morto nell'animo, Xion abbandonò quello studio e se ne andò dall'ospedale.

 

E mentre era sulla via per ritornare a casa sperò con tutto il suo cuore che in qualche modo la morte venisse a prenderlo.  

 

Ma ciò non avvenne.


 

(Quella notte)

 

Quando tornò a casa, un altro tormento. Cercò come meglio poteva di nascondere il suo incommensurabile dolore agli occhi della sua convivente; non voleva assolutamente affrontare altre discussioni... Tutto ciò che cercava era silenzio e solitudine.

 

"Mmh... Mmh..."

 

Ma perché diavolo Armida non si decideva a lasciarlo in pace?!

 

Era chiaro che la ragazza avesse un certo... bisogno... in quel momento. Voleva fare sesso e di fatto stava cercando di eccitarlo in ogni modo, ma invano. Ora gli succhiava il collo con buona volontà, toccandogli il petto e strusciandosi su di lui, ma la sua mente era assente e il suo corpo era totalmente incapace (e indisposto) a reagire a quel tipo di stimoli. Ma non solo: non voleva essere toccato. Era a pezzi, oltremodo depresso, si sentiva un cadavere che respirava...  

 

Aveva deciso di ignorare la ragazza e lasciarla fare finchè non si fosse stancata... e infatti successe proprio così.

 

"Ma cosa c'è che non và?!" Armida domandò arrabbiata, dopo aver notato che non aveva ancora neppure l'erezione.

 

Lui non la guardò nemmeno e continuò ad ignorarla "Lasciami stare." comandò freddamente.

 

Armida arretrò, sorpresa da quelle parole così severe, che le lasciarono intuire qualcosa "E' successo qualcosa oggi all'Ospedale?"

 

Oh Signore, per favore ora non incominciare... "*Niente*:"

 

Ma la sua risposta, anziché convincerla, alimentò il suo interesse "Non ti aspetterai che ci creda. Basta guardarti negli occhi per capire che *è* successo qualcosa. Avanti, parlane con me, amore. Sai che puoi dirmi tutto..."

 

"*Lasciami* stare ti ho detto!! Non intendo dirti proprio nulla!!" gridò, allontanandosi da lei nel letto.

 

Armida adottò la strategia sbagliata: si arrabbiò. Non avrebbe dovuto farlo "Ehi ma che ti prende?! Insomma, perché ti comporti così... Voglio che me lo dica, capito! Parla, PARLA!!!" ordinò ad alta voce, scuotendogli una spalla.

 

Mi ci mancava anche questa stronza adesso... Ma che ho fatto di male?! "Lasciami!!! Hai capito?! Smettila di assillarmi, allontanati da me!!"

 

"Xion!!!"

 

"Vaffanculo. Capito? VAFFANCULO!!"

 

Armida rimase stordita da quell'insulto, ma non era il tipo da subire senza dire niente "MA COME TI PERMETTI!! IO CERCO DI AIUTARTI E TU MI TRATTI COSI'?! NON SAREBBE PIU' SEMPLICE DIRMI COSA C'E' CHE NON VA' E, MAGARI, DARTI UNA LEGGERA CALMATA?"

 

"Zitta... STA' ZITTA!! Non ti sopporto!!!"

 

"BASTA SMETTILA! COSA C'E' CHE NON VA'? DIMMELO! VOGLIO SAPERLO, XION!!"

 

Xion non fu capace di controllare la sua mano quando, in un raptus di rabbia, colpì la ragazza sul viso, tanto forte da scaraventarla dall'altra parte del letto. Ma immediatamente dopo averlo fatto, si sentì pervaso da un orribile senso di colpa e avrebbe desiderato tornare indietro nel tempo, prima che avesse potuto eseguire un'azione così spregevole. Aveva picchiato Armida! L'aveva picchiata...senza motivo. Che aveva fatto!!

 

"Oh... perdonami ti prego...io--" supplicò, avvicinandosi lentamente al corpo della ragazza *gettata* sul letto. Ma quando fu abbastanza vicino da toccarla, lei si alzò di colpo, allontanandosi come se si ritrovasse di fronte a un lebbroso e si alzò dal letto, il suo volto coperto di lacrime.

 

"Armida...Armida..." Ora anche lui stava iniziando a piangere...era mortificato.

 

Ma la ragazza non disse niente e, piangendo, andò a rinchiudersi nel bagno.

 

Lui continuò a tormentarsi per ciò che aveva fatto, senza trovare il coraggio di andarle dietro.

 

Poi, mentre piangeva, si addormentò senza accorgersene.


 

(3 giorni dopo)

 

"Cosa c'è Armida? Non hai una bella cera."

 

Le cose erano peggiorante; Xion diventava ogni giorno più irascibile ed isterico. Da quel giorno che l'aveva picchiata, Armida notò un cambiamento molto evidente in lui: era come se fosse impazzito...per una ragione che non aveva nessuna intenzione di rivelare. Aveva perso il controllo. Che poteva fare? Aveva bisogno di parlare con qualcuno... di confidarsi ed esporre i propri problemi. Era fatta così; prestava fede ai consigli degli altri e quando era in difficoltà chiedeva sempre aiuto a coloro che le stavano attorno. 

 

Come quella volta.

 

Demoralizzata, aveva deciso di invitare Maria (quella Maria!), che da sempre riteneva sua amica, a prendere un tè al Caffè e cogliere l'occasione per parlarle della sua situazione disperata.   

 

"Oh se sapessi, amica mia. Se sapessi come mi sento!"

 

"Dimmi, cosa succede? Problemi con il prossimo esame?"

 

Armida sospirò, passando una mano tra i capelli nervosamente "No, non si tratta solo di questo... Oddio, non riesco più a sopportare questa situazione. Non so davvero cosa fare! Si tratta di ...Xion."

 

Quel nome arrivò alle orecchie di Maria come un gong. Non sapeva nulla della storia tra lui e Armida e tutto d'un tratto divenne terribilmente curiosa.

"Hai risentito Xion?" domandò ignara.

 

Un altro sospiro fuggì dalle labbra della fulva come spiegò "No, non l'ho solo risentito. Scusa se non te l'ho detto prima ma... è già da un bel pò che lui è venuto a vivere da me e stiamo insieme. Però non siamo fidanzati."

 

Gli occhi di Maria si spalancarono. Era verde dall'invidia. "Ah davvero?"

 

"Si però...però..." continuò Armida, cercando di trattenere le lacrime che chiedevano di uscire dai suoi occhi. "Se prima andava tutto bene tra di noi... se all'inzio avevamo un buon rapporto e ci volevamo molto bene a vicenda... adesso lui... è diventato pazzo e si comporta malissimo nei miei confronti!"

 

"Anch'io ho notato un certo cambiamento l'ultima volta che l'ho visto alla festa."

 

"Oh no... è molto peggiorato da allora."

 

"Parti dall'inizio. Perché si è trasferito da te? Cosa l'ha cambiato?" Ma le domande di Maria erano tutt'altro che disinteressate; lei *voleva* sapere a tutti i costi ciò che era successo, e non poteva assolutamente accettare che il ragazzo che aveva amato per 3 anni... avesse scelto la sua AMICA anziché lei. Ma Armida non lo sapeva; era all’oscuro del fatto che l'avesse amato per tutto quel tempo, perché non aveva mai voluto confidarglielo.

 

"E' iniziato tutto dal giorno in cui quel suo amico ha avuto l'incidente. Ho visto che era così disperato e...gli ho proposto di trasferirsi a casa mia per un pò. Sembrava andasse tutto bene, però...c'era qualcosa, c'è tuttora qualcosa che... non so... è come se lo soffocasse e non gli desse tregua. Soffre, lui soffre da morire, e cerca di nascondermelo. Ma io non sono cieca, e capisco immediatamente quando c'è qualcosa che non và; così lo sollecito a parlare e a confidarsi con me... ma sono poche le volte in cui me l'ha concesso, e ho dovuto *combattere* per farmi dire ciò che pensava. Credo che tutto questo derivi dalla perdita del suo amico. Non passa giorno senza andare a trovarlo, ed è anche normale forse; ma per lui è una vera e propria ossessione! E' come...una specie di droga. Lui non vuole andare a vederlo... ma DEVE. Perderlo deve averlo fatto impazzire!"

 

Maria annuì più volte, come se sapesse perfettamente di cosa stesse parlando. Ma era tutta finzione. "E' comprensibile, Armida, comprensibilissimo." disse "Conosco *molto* bene Xion, e so cose di cui tu forse non sei al corrente."

 

"Di che si tratta...?"

 

"Non so se posso dirtelo, perché me l'ha confidato in un momento d'intimità."

 

"Potrei saperlo lo stesso? Mi aiuterebbe a capire qualcosa di più?

 

"Si, ti aiuterebbe a capire, ma non credo che saperlo ti farà contenta."

 

"Che intendi?!"

 

Maria si inumidì le labbra, abbassando il tono della voce come rivelò quella che sarebbe dovuta essere la *confidenza di Xion*. "Cara amica mia, è normale che il tuo *beneamato* abbia così a cuore quel suo amico, e ti dico subito il perché: lui è GAY e quello era il suo fidanzato. Me l'ha detto lui, io ti sto solo riferendo ciò che ho sentito." Il suo scopo? Farli lasciare ovviamente. Ora che, molto probabilmente, non avrebbe più potuto *avere* Xion, non poteva lasciare che lo avesse nessun altro; specialmente Armida.

 

Ma l'altra ragazza non ebbe la reazione che aveva previsto. "No, ti sbagli. Sapevo già che lui era il suo fidanzato. Ma non è gay. Abbiamo fatto l'amore innumerevoli volte e... ha detto di essere bisex. Io gli credo, i fatti parlano da soli. Ma adesso non so davvero cosa fare con lui, Maria. E' diventato ingestibile, dice di voler stare da solo, non accetta il mio aiuto... alcune volte mi insulta!..."

 

"Oh. Allora lascia che ti dia un consiglio."

 

"Si, ti prego..."

 

"Ok; lascialo da solo per un pò di tempo. Penso che sia la cosa migliore da fare... vedrai che quando avrà davvero bisogno di te tornerà a cercarti."

 

"Ma io... non voglio lasciarlo. Non ha nessun altro oltre a me! Davvero, non ha *nessun*altro!"

 

"Armie, Armie... no. Dagli il suo tempo. Ha bisogno di riflettere e di stare da solo, lascialo per un pò." No, devi dimenticartelo, PUTTANA!

 

Ad Armida caddero le spalle come sospirò e scosse il capo "Non posso. Io lo amo."

 

"Cosa?!"

 

"Si. Lo amo moltissimo. Farei qualsiasi cosa pur di aiutarlo e restituirgli il sorriso. Non voglio abbandonarlo, Maria."

 

"Va bene... fa come vuoi. Io ti ho detto come la penso."

 

Ma Armida non notò che la voce dell'*amica* era colma solo d'invidia e gelosia.

 

In ogni modo, Maria aveva perso la partita.


 

(La Notte)

 

"Xion, sono tornata."

 

Armida tornò a casa sul tardi quella sera a causa di uno sciopero del mezzi pubblici. Una volta varcata la soglia, tutti i suoi pensieri si concentrarono unicamente su una persona. La persona che amava.

 

"Xion?" lo chiamò ancora, alzando il tono della voce, ma ancora non udì risposta.

 

Un pò preoccupata, camminò per la casa alla ricerca del ragazzo e lo trovò nel balcone del salotto con la testa puntata al cielo, verso una grande Luna piena. Si domandò se forse per quel motivo non avesse sentito la sua presenza, e gli si avvicinò fiduciosamente, chiamandolo ancora "Xion..."

 

Ma Xion non si girò neanche allora "Mi sento poco bene..." esordì, la sua voce glaciale mentre confessava "Come se non riuscissi a controllarmi. Tutto è così freddo. Ho paura."

 

"Come?"

 

"Sento di non aver più motivo di continuare questa vita. Davvero, ormai non m'importa più niente."

 

"Ma che cosa stai dicendo?!" Sentendosi piangere il cuore nell'ascoltare quei deliri così terrificanti dalla bocca del suo amato, Armida non si trattenne dal prenderlo per una spalla e costringerlo con la forza a girare la faccia verso di lei. Fu allora che si accorse che qualcosa non andava.

 

"Ma tu hai bevuto?"

 

Xion la guardò per un istante negli occhi, sprezzantemente, poi girò la testa da una parte, evitandola. In effetti Armida aveva indovinato: quella sera aveva trovato nell'alcool una lieve consolazione. E appunto perché era lieve, aveva deciso di abbondare. Era completamente sbronzo.

 

"Sempre pronta a ficcare in naso, vero. Davvero *non* riesci a stare al tuo posto." osservò Xion con un ghigno malvagio, come se si stesse trattenendo dal fare qualcosa di brutto. Armida tremò di paura.

 

"Xion io... non volevo..." esalò lei senza respiro, provando un timore crescente nei confronti del ragazzo di fronte a lei.

 

La sua paura si concretizzò, si sentì completamente indifesa e in pericolo quando egli la afferrò di scatto per le spalle e la strinse con forza senza nessun riguardo "Ora non posso più neanche fare ciò che mi piace? Vuoi impedirmi anche questo miserrimo conforto, amore?" chiese minacciosamente, sentendo la ragazza tremare sotto la sua presa brutale.

 

"No...ti prego...mi stai facendo male..." sibilò Armida a denti stretti, cercando di allontanare il ragazzo con le mani. Xion allentò la presa. Non era in sè. Ma la cosa peggiore era che...non era tutta colpa dell'alcool.

 

"Non era mia intenzione farti male," disse all'improvviso, abbassando il capo come avvilito. "Scusami; come ho già detto non mi sento molto bene." Aveva recuperato un pò di controllo. Ma ovviamente, non era arrivato a minacciare la sua ragazza (se così si può definire) semplicemente perché *stava poco bene*. C'era dell'altro. La sua mente era avvolta da ombre malvagie, che lui stesso aveva creato e che ora si cibavano del suo cuore, dopo aver finito di annientare la speranza. Stava perdendo la ragione, e non solo momentaneamente.

 

"Oh Xion..." Armida non potè trattenere le lacrime, e tremando portò le mani nel viso chino di colui che amava, sfiorandolo con dolore e fragilità. Non poteva fare a meno di chiedersi 'Come abbiamo fatto ad arrivare sino a qui?!'

 

Xion girò la faccia crudelmente, liberandosi delle sue mani con facilità.

 

"Amore... amore mio..." Armida mosse un passo indietro, portando le mani che prima erano nel suo viso sul proprio, e pianse più forte.

 

"Piangi pure," disse il ragazzo, senza neanche girarsi verso di lei per guardarla "Io ho finito le mie lacrime." Così se ne andò nella camera da letto, lasciando la ragazza a piangere disperatamente nel balcone.

 

Che gli importava di lei? Quanto gli era davvero importato di quello stupido gioco in tutto quel tempo? Non più di tutto il resto... poco più di niente, forse. Se ne infischiava del suo amore. Avrebbe potuto dirgli Ti amo un milione di  volte in tutte le lingue del mondo senza riuscire a causargli nemmeno un battito di ciglia. Ora come ora, niente aveva più importanza per lui. Niente davvero, perché anche la speranza si era spenta. 

 

Reiken era tutto.

 

Lui... era perduto.

 

Tutto era perduto.

 

Cosa stava facendo ancora lì?! Quella ragazza non faceva che piangere per lui e disperarsi. Doveva chiudere anche questa storia, almeno per il bene di lei. Così, senza nemmeno accorgersene, era lì in quella che per un mese e più era stata la sua camera a raccogliere tutto ciò che c'era di suo e riporlo nelle sue valige. La cosa non prese poco tempo, infatti, dopo quasi un'ora, Armida entrò nella camera dopo essersi calmata, sembrando intenzionata a parlare. 

 

"Ehi ma...che stai facendo?" domandò sbigottita.

 

"Non vedi? Me ne vado, non voglio più restare qui." La risposta fu secca come un colpo di pugnale.

 

"Perché....." La ragazza ricominciò subito a piangere, sentendosi ancora più sconsolata. Non avrebbe mai pensato che Xion l'avrebbe lasciata così presto e così improvvisamente.

 

"Me ne andrò domani mattina."

 

"Perché...? Dimmi almeno *perché"*!!"

 

Perché non ho bisogno di te e non m'importa di nessuno. "Ma quanto piangi; me ne vado anche per questo: non fai che piangere."

 

"Non sono la sola...sigh..."

 

"Eh?" Xion le diede un'occhiata curiosa "Ti sembra forse che stia piangendo?"

 

"Prima...prima lo facevi... ora sei diventato un mostro senza cuore... sigh... non senti più niente..."

 

Non m'importa di ciò che dici. "Vedo che hai capito. Oggi è l'ultima notte che dormirò con te.... Ti và di scopare?"

 

Sentì Armida avvicinarsi a grandi passi presso di lui e dargli uno schiaffo fortissimo sulla faccia.

 

"MI FAI SCHIFO!"

 

Ma neanche quel gesto estremo, che sembrerebbe così assurdo da parte di una persona *come* Armida, riuscì a turbare la freddezza del suo sguardo. A malapena sentì un lieve dolore, che comunque non gli doleva oltre l'ambito fisico. Era invulnerabile: nulla riusciva più a scalfire il suo guscio, e ne era fiero.

 

"Huh, devo interpretarlo come un 'no'?" chiese ridendo.

 

Vide la ragazza rabbrividire di orrore, guardarlo come se stesse guardando un alieno, e cadere sulle proprie gambe senza forza. Continuò a piangere ad alta voce nel pavimento, ma lui non se ne curò e continuò a preparare le valige come se niente fosse. 

 

"Ti amo." All'improvviso, nonostante tutto, quelle parole scapparono dalle labbra della ragazza, esprimendo a pieno il suo sconforto totale e la sua infinita delusione.

 

"Auguri," rispose Xion ridendo "Sei sulla giusta strada per diventare felice."

 

Armida abbassò il capo e non disse più nulla.

 

Dopo alcune ore entrambi, stanchi, andarono a letto e si addormentarono in fretta.

 

E quando Armida si risvegliò la mattina successiva il suo letto era vuoto.


 

(3 mesi dopo)

 

Quanto tempo era passato, e tutto non aveva fatto che peggiorare. Erano tre mesi ormai che Xion era tornato nell'appartamento che per 5 anni era stato il suo fantastico nido d'amore con Reiken. Ma ormai quel posto aveva perso totalmente il proprio valore iniziale: era diventato una tomba, o meglio, il cimitero dei suoi ricordi e della sua vita passata. Un covo di dolore, non più un nido d'amore. Un rifugio oscuro e inaccessibile, che gli garantiva una perfetta armonia col suo travaglio interiore e la sua inguaribile angoscia.

 

Dopo aver lasciato Armida, non volle più vedere nessuno. Nessuno davvero. Nonostante lei tentasse più che assiduamente d'incontrarlo, o semplicemente di parlargli, la ignorava e si rifiutava di vederla, così come si rifiutava di comunicare con tutte le altre persone. Col tempo e con la solitudine, aveva cominciato ad odiarle le altre persone. Erano così diverse e distanti da lui e dalla sua vita. Loro vivevano e si godevano il *piacere*. Lui non sapeva manco dove il piacere fosse di casa ormai. Da troppo tempo aveva cercato solo tormento e condanna.

 

E' incredibile come le persona cambino col tempo; specialmente quando, nel caso di Xion, non interviene solo il fattore temporale. E proprio perché influirono tanti altri *fattori*, il suo cambiamento non fu solo parziale, ma completamente radicale. Xion Henstaufen era diventato un'altra persona.

 

Ma c'era qualcuno che non avrebbe mai smesso di amarlo fino all'ultimo respiro: la ragazza-gioco, colei che non avrebbe mai mancato alla promessa di aiutarlo, Armida. Lei lo amava ancora, e bussava alla sua porta almeno tre volte alla settimana con la speranza di rincontrarlo. Non intendeva arrendersi.

 

Quel giorno però, quando si ritrovò di fronte alla porta di Xion, capì immediatamente di non aver bisogno di bussare: le chiavi erano inserite nella serratura, dimenticate. Una vera fortuna. Non ebbe che girarle ed aprire quell'uscio che per 3 mesi il suo amato aveva usato come scudo per proteggersi dalle sue venute.

 

Lo aprì con timore, appropriandosi delle chiavi per evitare che Xion la sbattesse fuori in un batter d'occhio dopo averla vista dentro. Ma ciò non avvenne.

 

Quando entrò in quella casa si sentì tremare. Non era il posto che ricordava.

 

Chiuse la porta dietro di sè educatamente, non riuscendo a muoversi manco di un passo senza sentire l'urgente bisogno di tapparsi il naso. L'appartamento era pervaso da un fetore pungente, raccapricciante. Non solo perché doveva essere rimasto tutto chiuso per mesi (infatti tutte le porte e le finestre erano chiuse anche in quel momento) ma perché si sentivano chiaramente odori organici come di sangue o peggio ancora di carogne. 

 

Oltre alla puzza soffocante, tutt'intorno, in ogni angolo, in tutti i ripiani, dovunque era illuminato dalla luce di migliaia di candele rosse di ogni forma e misura.

 

Come paralizzata, Armida camminò oltre l'ingresso e subito sentì un lieve odore di bruciato.

 

Proseguì, per ritrovarsi nella camera da letto che 3 mesi fa Xion le aveva mostrato. Era molto diversa da allora.

 

Era nel casino più totale, abbandonata, lercia e sporca dovunque. Ovviamente anche lì era tappezzato di candele ed era tutto chiuso.

 

C'era qualcosa per terra, così si chinò a raccoglierla. Era una foto. La foto di una persona, ma non riuscì a capire di chi si trattasse, perché la zona in cui doveva esserci il volto era bruciata e strappata. Si chiese il perché, ma ciò non fece che metterle addosso una grande timore. Era stato Xion a bruciarla?

 

Alzò gli occhi dal pezzo di carta e si guardò un attimo intorno. Fu allora che realizzò che le pareti della camera erano ricoperte di scritte, tutte di colore rosso. Tremò come lesse la parola MORTE dappertutto. Morte.

 

"Ehi."

 

"AAHHHH!!!"

 

Armida si girò si soprassalto, strillando fortissimo e poi ansimando dalla paura. Xion era dietro di lei, ma non aveva assolutamente avvertito la sua presenza. Era arrivato come un fantasma. "X-Xion!!" esclamò spaventata, indietreggiando di qualche passo. Che aveva fatto Xion?! Il suo adorato Xion?! Quasi non lo riconosceva. C'era qualcosa di diverso in lui, oltre alla barba lunga e il sudiciume che imbrattava il suo corpo. E quel sudiciume era sangue.

 

"Perché sei venuta qui?" domandò lui tetramente, riguadagnando il passo che la ragazza aveva fatto.

 

"Oh Xion, io...volevo solo..." Non poteva vincere la paura che la pervadeva. Non riusciva a smettere di tremare di fronte a quella figura. Non riusciva nemmeno a parlare, era paralizzata dal terrore.

 

"Hai fatto molto male, non gradisco le visite inattese."

 

"Aah! S-scusami...!! Ti prego, non farmi del male--" lo implorò quando una mano si mosse rapidamente per afferrare il suo viso. Xion era incredibilmente freddo e il tocco della sua pelle era spiacevole. Sembrava sporco.

 

"Che c'è, amore? Non avrai mica paura..." disse lui, accarezzandole la guancia con quella mano tremolante ed incerta. Il tono della sua voce nascondeva brama di sangue e malvagità; i suoi occhi si fondevano con l'oscurità di quel luogo, il suo respiro era irregolare, ma profondo.  

 

"Xion...che cosa è successo?" prendendo il coraggio a due mani Armida trovò la forza di chiedere "....come sta Reiken?"

 

Inorridita, vide le sopracciglia di Xion alzarsi e le sue labbra tendersi in un sorriso malsano "Lui è morto." rispose, la sua voce priva di emozione.

 

"Cosa?..."

 

"Si, è così. Sono stato l'unico a prendere parte al suo funerale, e da allora non sono più uscito dalla mia tana." Camminò ancora, costringendo la ragazza ad arretrare. Armida non riuscì a trattenere le lacrime "Xion...ti prego, amore mio... Xion..." La sensazione di trovarsi in grande pericolo non era più solo un presentimento, e in quel momento temeva Xion al pari di un mostro. Voleva fuggire.

 

"Oh, si... povero il mio Reiken. Lui si che era una brava persona. Era uno dei pochi in questo mondo infausto e purulento a meritare davvero la vita... e guarda, il tiro mancino del destino? Ha scelto proprio lui, LUI! Il destino è cieco, ma io non lo sono. Io vedo il luridume che popola questa terra, gli esseri insignificanti e miserabili che danno la loro vita per degli stupidi sentimenti come l'amore e l'amicizia, dei pazzi ipocriti che credono di essere innocenti nonostante asserviscano le loro fottute esistenze unicamente alle regole del piacere e del peccato. Ma loro amano! Si, loro vivono insieme e si rispettano l'un l'altro! Loro *si* amano! Che impostori. Io, questa gente schifosa, voglio cancellarla. NON meritano di vivere. REIKEN lo meritava, e invece ora lui e morto, e gli altri vivono ancora. Dimmi, ti sembra giusto questo?" delirò, mettendo la ragazza con le spalle al muro.

 

"N-no!!" gemette Armida, guardando negli occhi del ragazzo alla ricerca della più piccola traccia di pietà "Hai ragione, non è giusto...però...adesso basta....BASTA, MI FAI PAURA AMORE MIO!!"

 

Xion sghignazzò malignamente "Vedi mia dolce bambolina? Anche tu sei una di loro. Un'ipocrita che usa parole amorevoli e predica il Bene solo per dissimulare la propria immoralità e non essere etichettata come colpevole. Ma tu *sei* colpevole. Tu *sei* colpevole!!"

 

"AHH!! PERCHE' SONO COLPEVOLE?! PERCHE' MI DICI QUESTO?!"

 

"Sei solo una lurida puttana, come tutte le donne. Tu dicevi di amarmi solo per trattenermi nella tua rete e darmi un motivo per continuare a lasciarti succhiare il mio cazzo. E' sempre stato così, ma allora ero un povero ingenuo. ADESSO invece tutto mi è chiaro, finalmente ho capito l'essenza di voi mentecatti. Siete tutti uguali: amate, o semplicemente *dite* di amare, solo per raggiungere un secondo scopo, che la maggior parte delle volte coincide con il vostro dannato piacere!!!"

 

Le sue mani furono nel collo della ragazza, accarezzandola affabilmente. Lei tremava e piangeva paralizzata. "Quello che dici non è vero. Non hai capito niente, Xion. Io ti am--"

 

"TACI." Le dita si strinsero, bloccandole il respiro nella gola. "Non lascerò che qualcun'altro mi faccia del male. Non più. Ho finito di soffrire, Armida."   

 

"Aghh...gha..."

 

"Come dici? Non riesco a capire..." E intanto aumentò perfidamente la presa al collo di lei. Aveva perso la testa, ma era perfettamente capace di controllare le proprie azioni. Ormai i suoi occhi vedevano solo due colori: il rosso e il nero. Per troppo tempo erano rimasti al chiuso in un luogo senza luce dove comparivano solo quelle tonalità, e troppo tempo la sua anima aveva vagato nell'ombra, senza trovare uscita. Ora tutto ciò che voleva era vendetta. Doveva vendicarsi del dolore che qualcuno gli aveva impartito...

 

Ma... chi era stato?

 

Era impossibile, comunque, che si incolpasse da solo.

 

Come avrebbe sfogato la sua rabbia e il suo rancore?

 

Ed era troppo debole anche per suicidarsi.

 

"Ah Ah Ah... Armida..." sghignazzò osservando compiaciuto il terrore negli occhi della ragazza "Sai, una cosa ho capito da questa vita. E anche tu ora contribuirai a rafforzare questo mio pensiero."

 

Così strinse con forza il collo che teneva tra le mani, finché le dita della ragazza, che fino a quel momento erano rimaste conficcate nelle sue braccia, caddero prive di vita.

 

Armida era morta.   

 

"Si, è proprio così!" esclamò Xion, soddisfatto del proprio gesto "Niente è per sempre. Tutti prima o poi se ne vanno. Ecco, anche tu sei un esempio."

 

Era la prima volta che uccideva una persona, e non avrebbe mai immaginato che farlo fosse così appagante per la sua anima. Che grande soddisfazione, si sentiva così bene dopo aver dato la giusta punizione a quella traditrice... Come se avesse pulito un millimetro di strada dalla torbida spazzatura che la ricopriva. Quella era la strada che voleva percorrere: doveva pulire il mondo dai rifiuti che lo inquinavano, e più ne avrebbe eliminati, più si sarebbe sentito meglio.

 

"Reiken, ora ho imparato la lezione."

 

"Io sono forte."

 

....ma *quanto* era lontano dall'esserlo davvero-- e in fondo, lo sapeva. Ma non avrebbe mai ammesso di essere debole, non più, perchè così facendo avrebbe perso la forza di andare avanti lungo la linea che stava seguendo, e questa era la sua unica ragione di vita. Viveva per vendicarsi.

 

"Devo ringraziarti per la tua visita, Armida. Grazie a te sono riuscito a trovare la mia strada... il momento è arrivato!"

 

Non poteva restare così. Per prima cosa prese il cadavere della ragazza e lo poggiò sul letto, giusto per togliere di mezzo l'ingombro, poi aprì il suo armadio e rimediò qualche vestito pulito: dei pantaloni bianchi, una camicia nera, delle cinture e dei mocassini neri che non aveva mai avuto occasione di indossare.

 

Si diresse verso il bagno, e lì si spogliò.

 

Prima di entrare nella doccia si sbarbò per bene e si mise in ordine il viso. I suoi capelli erano cresciuti disordinatamente ed erano piuttosto lunghi, ma non gli dispiacevano, anzi. Un'altra cosa che non gli dispiaceva era il colore della sua pelle: poteva ricordare di non essere mai stato tanto *bianco* in tutta la sua vita. D'altronde erano mesi che non vedeva la luce del giorno, era comprensibile.

 

Dopo aver finito di fare la doccia e lo shampoo, si asciugò per bene e si vestì di tutto punto. 

 

"Così và meglio."

 

Così dicendo si preparò a lasciare quella casa.

 

Non era molto ciò di cui avrebbe avuto bisogno, infatti portò con sè solo un portafogli, al cui interno teneva la carta di credito di Reiken e la propria, le chiavi dell'appartamento, alcuni documenti come la patente e la carta d'identità e una foto. Non gli bastava altro. Ah, si! Una cosa la stava dimenticando...

 

Si affrettò per tornare nella camera da letto e recuperare quella katana che Reiken aveva usato sin da quando era bambino. Era sempre rimasta lì, nel cassetto del suo armadio. La prese e la agganciò col fodero nella propria cintura. Ora era pronto per andarsene.

 

Prima di uscire indossò il suo lungo cappotto rosso, il suo ultimo acquisto on-line. Lo adorava, per lui rappresentava molto più di un semplice capo di abbigliamento. Aveva il colore del sangue e ciò lo entusiasmava.

 

"Addio, prigione dei miei ricordi. Riposa in pace."

 

Con un ultimo sguardo all'interno, chiuse per sempre la porta di quella casa.

 

Risposa in pace, Reiken.

 

Solo il destino sapeva cosa aveva in serbo per lui. 

 

La prima cosa da fare era abbandonare quel paese e cambiare città. 

 

Avrebbe preso l'aereo, avrebbe girato il mondo.

 

Quante occasioni di vendetta avrebbe avuto... e non chiedeva di meglio. Voleva fare la vita del lupo solitario, seminare rovina e distruzione per appagare il proprio desiderio di vendetta. Non aveva bisogno di nessuno, nè amici nè complici; se la sarebbe cavata da solo.

 

Animato da questi propositi, scese le scale del palazzo in cui per così lungo tempo aveva abitato, e lo lasciò per sempre.

 

Una nuova vita lo attendeva.

 

E in fondo al suo cuore non avrebbe mai pensato di finire così, che tutto potesse finire.

 

Ma, come aveva già detto Sephiroth...

 

Niente è per sempre.

 

E lui l'aveva imparato a sue spese.

 

Non avrebbe mai dimenticato. I suoi ricordi sarebbero rimasti vivi nel suo cuore fino all'ultimo istante della sua vita, perchè era solo grazie ad essi se aveva ancora una buona ragione per respirare.

 

E dopo la fine, un nuovo inizio.


 

~ Owari ~

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Fine settima parte.      

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