Le montagne erano ripide e malagevoli; le fiamme divampavano ovunque tra gli alberi. La notte era luminosa, il cielo chiaro e nuvoloso, sfumato di tonalità bluastre e violacee, le nubi si muovevano con grande rapidità mosse dai venti. La luna era piena, ampia, splendente e rendeva visibile l'ambiente, proprio come la notte in cui Xion aveva sorpreso il generale far violenza al suo amatissimo compagno. Quell'atmosfera così analoga gli riportava alla mente solo brutti ricordi di tristezza e brutalità, intime angosce che solo la scorsa notte, per la prima volta, il suo amato gli aveva apertamente rivelato.

Reiken stava male, soffriva. Era molto abile nel celare il suo dolore interiore con i gesti e le parole; apparentemente sembrava che dietro la sua ineffabile serietà si nascondesse una grande spensieratezza e invidiabile soddisfazione per la vita... Ma dopo averlo visto piangere così sconsolatamente Xion capì che in realtà l'uomo soffriva in silenzio e che fosse tutt'altro che felice. Le controversie tra Reiken e Sephiroth erano comunque una questione recente, e forse l'inizio del dolore che il bell'uomo provava coincideva con l'insorgere dei problemi relazionali col generale.

Ma questo Xion non lo sapeva e le sue erano solo supposizioni.

Ora però c'era un altro pensiero al quale dare precedenza. Se Reiken fosse rimasto vittima dei *nemici* avrebbe senza alcun dubbio smesso di soffrire. La prima cosa da fare dunque era ritrovarlo e portarlo in salvo! Questo aveva la precedenza su tutto, ovviamente, e sia Xion che Sephiroth ne erano perfettamente consapevoli.

Era chiaro come anche il generale, dopo il suo comportamento riprovevole e le sue parole austere, fosse terribilmente in pena per il suo ex-amore e desiderasse ardentemente riabbracciarlo. *Ex* amore? Chissà sino a che punto poteva essere definito tale. Giudicando dall'impertinente curiosità che Sephiroth aveva dimostrato, Xion non aveva più molti dubbi sul fatto che il glorioso generale ancora provasse interesse nei confronti del bel bruno dagli occhi di smeraldo suo *ex*.

Per quanto riguardava il generale, Xion non poteva ancora dire niente di sicuro, ma per quanto riguardava Reiken invece ne era certo: il venticinquenne era ancora innamorato di Sephiroth e soffriva davvero per lui. Il ragazzo l'aveva capito sin dall'inizio: l'ottima opinione del suo amante verso il generale andava oltre la stima di eccezionale guerriero; era superiore e forse nemmeno lui riusciva a capire fin dove arrivasse.

Xion era in grado di comprendere l'amore del suo dio nei confronti di Sephiroth, ma non capiva invece l'amore di Sephiroth nei confronti di lui. Non che non ne concepisse l'effettiva *esistenza*, a questo si era già per così dire rassegnato, ma non riusciva assolutamente a comprendere l'espressione così rude e brutale di tale sentimento da parte del generale: Reiken aveva detto di essere già stato *violentato* due volte da lui, e questo, almeno agli occhi del giovane, era inaccettabile sia da parte di un nemico che da parte del proprio amante (o ex-amante).   

Se esistevano delle ragioni che giustificassero quell'atto spietato, allora le avrebbe volute conoscere.

"Generale, posso avere il permesso di parlare con lei apertamente?" chiese ad un tratto, mentre lui e il generale si dirigevano a passi veloci verso la cima della montagna. Il volto di Sephiroth era ben illuminato dai bianchi raggi lunari, e il giovane vide il suo sguardo interrogativo muoversi con curiosità verso di sé. Fu scosso da un brivido, specialmente quando l'espressione del più anziano divenne maliziosamente interessata e divertita.

 

"Avanti, non temere." concesse, mentre i suoi occhi di oceano sorridevano.    

"Mi... mi rendo conto dell'indiscrezione della mia domanda, ma......." si fermò per un pò prima di concludere: "Perché nonostante Reiken la ami profondamente lei--- gli ha fatto violenza?"

Ora che reazione avrebbe avuto il generale di fronte a una domanda simile? Chiedere di quella storia così direttamente era una mossa azzardata, ma Xion se ne rese conto solo un secondo più tardi dopo aver pronunciato la domanda, più precisamente quando notò il cambiamento dell'espressione divertita del generale in un cupo sguardo funereo. Il generale diede le spalle al ragazzo e prese a pensare mentre camminava.

"Francamente, Henstaufen, non credevo che la tua conoscenza dei fatti arrivasse a tal punto." disse dopo una lunga pausa riflessiva. Rise.

Xion rimase sconcertato ad osservare il grandioso guerriero mentre rideva così divertito senza motivo. Quando si placò, l'uomo continuò a parlare: "Ad ogni modo, le mie motivazioni non ti riguardano." improvvisamente divenne serio. "Non hai provato a chiederlo a lui?"

"No... ho preferito di no." ammise Xion con timidezza (anche se in effetti non aveva avuto *nessuna* occasione di parlare meglio dell'argomento con l'amante).

 

"Sai, è a causa sua se ho perso le staffe. Lui mi ha dato motivo di agire così. E poi io gli ho solamente inflitto la giusta punizione per la sua negligenza, per il suo menefreghismo nei miei confronti." Ma mentre parlava così freddamente, Sephiroth sentiva dentro di sé crescere il rimorso sia per le parole che ora pronunciava sia per il suo deplorevole gesto verso il suo caro amante. Ma mascherava abilmente i suoi veri pensieri agli occhi del ragazzo.

 

Comunque aveva risposto alla domanda.

 

"Mi scusi, ma io non riesco a concepire nessuna giustificazione per simili aggressioni, generale!" gridò Xion, controbattendo tenacemente il pensiero del suo superiore. Non gli importava cosa avrebbe fatto Sephiroth; non poteva permettere che qualcuno, chiunque esso fosse, calpestasse così colui che amava sopra ogni altro. Era conscio dell'essere impotente di fronte al generale, ma l'amore per cui stava combattendo superava qualsiasi sconfitta; "Che cosa ha mai fatto Reiken per meritarsi un sopruso del genere?!" chiese arrabbiato.

Sephiroth strinse gli occhi sprezzantemente e poi girò il capo via dallo sguardo del giovane. "Ma cosa dovrebbe importare a te di questa storia? Non ti è sufficiente ciò che già possiedi?" chiese sdegnosamente, rifiutando le critiche del giovane soldato.

"Come, scusi?" Cosa dovrebbe essermi sufficiente?

"Resta al tuo posto, Henstaufen, se non vuoi farmi adirare anche tu." la voce di Sephiroth era calma, ma Xion percepiva il pericolo che si celava dietro la sua tranquillità "Ora la sorte è dalla tua parte, dopo ciò che ho fatto indubbiamente Reiken non vorrà più vedermi e l'unico che ne trarrà beneficio sarai tu, dato che lui potrà dedicarsi a te senza il mio impedimento. Ma ora, per il tuo bene, *non* accrescere la mia ira e tieni presente che potrei facilmente cambiare idea." avvertì.

Dunque il generale si stava tirando indietro?

Ma Xion *sapeva* che la decisione di Sephiroth non coincideva con i sentimenti di Reiken: il venticinquenne aveva espressamente detto di volerlo perdonare.

"Generale, Reiken non la pensa così; ha detto che la perdona e ha esortato anche me a farlo. Non è vero che non vuole più vederla..." informò umilmente.

Sephiroth non disse niente, solo continuava a camminare.

"Reiken soffre ancora per lei..." aggiunse poi, vedendo che il generale non parlava. Il suo silenzio lo metteva molto a disagio.

"Non ho bisogno né del SUO né del TUO perdono!" irruppe improvvisamente Sephiroth, facendo sussultare il piccolo ragazzo per il violento impeto.

"Ti ho *già* avvisato. Chiudiamo questo discorso." dopo aver pronunciato la frase si girò gesticolando col braccio, come per dire appunto 'caso chiuso'.

Percorrendo ancora la via verso la cima, ad un certo punto i due militari si imbatterono in un Coreliano, disarmato, che sembrava non avere intenzioni ostili nei loro confronti. Egli comparve silenziosamente dall'oscurità e andò incontro ai due come fosse lì ad aspettarli da lungo tempo, e Sephiroth capì subito che effettivamente era così.

"Soldati Shin-ra; da questa parte." ordinò il ragazzo di Corel, lanciando una breve occhiata prima sulla piccola ragazza dai capelli rossi che Xion teneva in braccio e poi sui visi del generale e del soldato. Sephiroth tacque e fece segno al Coreliano di andare. E lui andò.    

Il ragazzo straniero guidò i guerrieri giù dalla montagna sino a una zona fuori dalla foresta senza vegetazione, completamente rocciosa.

Grazie alla luce lunare la superficie della zona era tutta ben visibile: colline, montagne, valli rocciose costituivano quel territorio inanimato, totalmente privo di ogni elemento naturale. Come una lucertola, il Coreliano si arrampicava con semplicità sulle rocce e conduceva i due uomini sempre più lontano nella valle. Sephiroth riusciva a stragli dietro sia nelle salite che nelle discese senza problemi; Xion invece era in difficoltà perchè, oltre allo scalare, aveva anche il compito di trasportare la ragazzina, ed era difficile salire su quegli alti massi levigati con una sola mano.

Mentre saliva infatti ad un tratto scivolò, ma per fortuna riuscì ad aggrapparsi con una mano alla roccia. La ragazzina urlò di terrore e Sephiroth si voltò immediatamente per soccorrere il suo alleato in difficoltà.

"Ti prego, non lasciarmi morire..." sibilò supplicante la giovane al soldato dagli occhi azzurri che la reggeva. Sentendo quella piccola vocina, Xion abbassò il capo e quasi con stupore ammirò i grandi occhi sconvolti della piccola, che attraverso lo sguardo implorava fortemente aiuto.

 

La mano di Sephiroth arrivò presto, e Xion riuscì facilmente a risalire dal dirupo.

 

"E' meglio che la tenga io adesso." sollecitò il generale, avvicinandosi a Xion per afferrare la ragazza.

 

"No, posso tenerla anche io." Xion si rifiutò di cedergliela, stringendo il piccolo corpicino di lei a sé, come fosse cosa sua. Sephiroth guardò con una leggerissima aria interrogativa gli occhi del suo soldato, poi acconsentì tacitamente e proseguì il percorso dietro la guida.

 

Salirono, salirono, scesero, scalarono; fino ad arrivare a un fossato circolare. Scesero laggiù, dove il Coreliano li guidava, intravedendo man mano che avanzavano la bocca di un profondo fessura.

 

"Ecco, vi stanno aspettando."

 

Il ragazzo di Corel si fermò davanti al fossato; era chiaro che avesse terminato il suo compito di conducente.

 

"Gli ostaggi si trovano al di sotto di questo passaggio?" chiese il generale Sephiroth scetticamente.

 

Con un sorrisetto furbo, il ragazzo annuì e fece il gesto con una mano di entrare nel buco. Sarebbe stato pericoloso introdursi in quell'oscuro sotterraneo, Sephiroth lo sapeva, ma non aveva scelta se voleva portare in salvo Reiken e l'altro soldato. Comunque, finchè ci sarebbe stata la ragazzina, i Coreliani non avrebbero potuto attaccare, questo era certo.

 

"Andiamo." incitò, prima di chinarsi e aggrapparsi saldamente a una scala perpendicolare scavata nella roccia che conduceva giù nel fossato."Ah, prima la ragazzina." precisò poi, chiedendo che la giovane scendesse le scale tra lui e Xion in modo da impedirle di fuggire se avesse tentato di farlo.

 

Dopo aver toccato terra, in seguito alla lunga discesa giù dalla scala, i guerrieri scoprirono di trovarsi all'interno di un labirinto.

 

"Catacombe..." osservò Sephiroth dopo essersi avvicinato a una delle scure mura e averla attentamente esaminata. L'ambiente angusto era completamente pervaso da un intenso tanfo di umido e sudiciume, i cunicoli erano strettissimi e lerci; era un luogo orrido. 

 

"Andiamo da questa parte." disse il generale, lanciando uno sguardo all'altro soldato e incamminandosi verso una delle gallerie.

 

Con titubanza, Xion prese in braccio la ragazza e seguì il suo comandante.

 

Lungo le mura c'erano delle fiaccole accese che per fortuna rendevano visibili i vari corridoi. Seguendo il suo istinto, il generale guidava il suo soldato come se conoscesse già la strada, senza esitazione o incertezza.

 

A Xion sorse il dubbio che *davvero* Sephiroth conoscesse quelle catacombe quando, dopo un tragitto a dir poco immediato, lui e il generale si ritrovarono proprio nella stanza principale, nel luogo dello scambio, nella stanza in cui si trovava il suo amatissimo dio prigioniero. 

 

Reiken era lì, legato, circondato da una dozzina di Coreliani armati di mitra e fucili (armi probabilmente di provenienza Shin-ra).

Con grande piacere di Xion e Sephiroth, sembrava stesse bene.

 

Come i soldati entrarono nella sala tutti i Coreliani focalizzarono l'attenzione su di loro. Uno prese Reiken per i capelli e così lo tirò su.

 

"LA RAGAZZA PRIMA!" gridò il bastardo, sollevando malvagiamente il bel soldato bruno attraverso la presa della sua chioma, facendolo gridare per il dolore e puntandogli un revolver alla tempia.

 

Sephiroth emise un verso di disapprovazione tra i denti e bruscamente si girò verso Xion per afferrare con violenza la ragazzina ad un braccio e tirarla su come una bandiera.

 

"SE NON GLI LASCI IMMEDIATAMENTE i capelli LA riavrai con un braccio spezzato!" gridò, estremamente irritato per il trattamento riservato al suo caro. La ragazzina piangeva e gridava aiuto e così, intimidito non solo dalla minaccia ma anche dallo sguardo furibondo del generale, il Coreliano lasciò i bei capelli dell'ostaggio e lo afferrò invece per la maglia. Sephiroth fece altrettanto e pigliò la giovane dal vestito; si avvicinò poi di qualche passo verso il gruppo nemico.

 

"PORTALA QUI!!" gridò colui che minacciava Reiken.

 

"No, insieme." Stabilì Sephiroth con voce fredda.

 

"VUOI VEDERLO MORTO?!?" provocò ancora il Coreliano.

 

"Non lo farai: o ti muovi con me, o riavrai della ragazzina solo la testa."

 

Il Coreliano guardò con aria interrogativa uno dei compagni; questi annuì e lo incitò a fare come diceva il nemico.

Prendendo di peso il venticinquenne e tenendo ancora il revolver puntato sulla sua testa, il brigante camminò a piccoli passi verso l'alto uomo dai capelli platinati, e lui face lo stesso.

 

Una cosa che non poté sfuggire agli occhi di Sephiroth era il fatto che, man mano che avanzava, il gruppo di Coreliani si allontanava lentamente verso l'uscita.

Prima di essere sufficientemente vicini da scambiarsi gli ostaggi, il Coreliano si voltò con la testa verso i suoi compagni e poi di nuovo verso Sephiroth. Sudò e con una rude spinta scaraventò il corpo del prigioniero al suolo, direttamente ai piedi di Sephiroth.

 

"DAMMELA!" gridò, facendo al generale il gesto di lanciare la ragazzina. Senza pensarci due volte, Sephiroth scagliò il piccolo corpo di lei tra le braccia del nemico e si chinò per raccogliere il compagno.

 

Presa la ragazzina, il Coreliano si diede a una fuga disperata verso il suo gruppo, che ormai aveva raggiunto l'uscita e lo incitava a correre. Corse velocissimo, e una volta arrivato scappò fuori assieme agli altri.

 

"Reiken!" chiamò Sephiroth come prendeva in grembo il corpo dell'amico e controllava che stesse bene.

 

"Oh, Sephroth- non posso crederci...." rispose il bell'uomo con la voce un pò strozzata., sorridendo debolmente. Il generale ricambiò felicemente il sorriso e andò a sciogliere i nodi che gli legavano le braccia e i piedi.

 

"Signore!" esclamò ad un tratto Xion come realizzò che la porta che conduceva fuori dalle catacombe si stava chiudendo. Prima che Sephiroth potesse alzare lo sguardo, tutte le uscite della sala erano completamente chiuse.

 

"Dannazione...!"  esalò, ed alzandosi estrasse la Masamune dal fodero per liberare il compagno più rapidamente dalle corde. 

 

Ma mentre faceva ciò, delle ombre malefiche emersero dalle catacombe: affiorarono dal pavimento, dal soffitto, dalle pareti e, di fronte agli sguardi attoniti dei guerrieri, si materializzarono in orrendi scheletri assassini.

 

"Questa è opera dei Coreliani!" osservò Reiken, che, finalmente libero, si alzò in piedi e si guardò attorno con avversione. "Maledetti bastardi, mi chiedo dove abbiano acquisito la pratica della resurrezione...!" disse, affiancandosi a Sephiroth assumendo la posizione di battaglia.

 

"... Sicuro di poter combattere?" domandò il generale con una nota di preoccupazione.

 

"E' tutto apposto, sto benissimo." assicurò lui, senza distogliere lo sguardo dagli scheletri che avanzavano minacciosi. "Ma non credo sia il momento per discutere di questo...!"

 

Xion intanto aveva sfoderato la sua katana e anche lui stava pronto a combattere, anche se non poteva fare a meno di tremare davanti ai terrificanti spettri.

 

"Ehi, piccolo..." soggiunse il bruno con un sorriso amichevole. "Come mai sei qui anche tu? E' pericoloso, sai."

 

Xion non sapeva che dire; oltre alla paura anche la presenza del *generale* gli impediva di parlare. Comunque era inspiegabile la gioia che provò nel poter ancora una volta parlare col suo compagno e sentire la sua magnifica voce.

 

"Reiken... sono felice di rivederti..." confessò un poco timidamente. Fu l'unica cosa che gli riuscì di dire in quel momento.

 

Reiken sorrise sotto i baffi, capendo il suo stato d'animo, e poi chiese ancora: "Xion, voglio combattere! Mi dai la tua spada?"

 

Era disarmato. Xion si voltò con un'espressione angosciata verso di lui, indeciso, impaurito, e non cedette la propria arma prima dell'intervento di Sephiroth che lo esortò a farlo immediatamente.

 

Dopo aver accerchiato completamente i tre, gli scheletri si lanciarono tutt'insieme con le spade sguainate.

 

Senza nessuna difficoltà il generale Sephiroth ne annientò almeno una trentina solo agitando la sua lama lunghissima contro di loro. Reiken invece, che possedeva una spada decisamente più corta, doveva misurarsi contro gli spettri in maniera più diretta, ma da come combatteva non era certo da meno del generale.

 

I due eroi avevano lasciato il più giovane in mezzo e combattevano simultaneamente nei bordi dell'accerchiamento spettrale per eliminare prima i mostri in prima linea e farsi strada nella mischia nemica.

 

Ma nonostante la grandezza di coloro che combattevano, Xion era sopraffatto da una paura costante, che lo assillava e lo sconvolgeva. Gli scheletri erano davvero numerosi, ma la cosa più tremenda era che sembravano ricomporsi continuamente anche dopo il disfacimento.

 

"Sono immortali!"

 

Gridò ad un tratto Reiken, gelando il suo piccolo amante con la rivelazione e concretizzando tutte le sue paure.

 

Se sono immortali allora quante speranze di vittoria abbiamo intrappolati qui?! pensò mentre osservava palpitante gli attacchi che il suo dio e il generale sferravano ai nemici.

 

"Reiken!" chiamava il generale ad alta voce "Non possiamo distruggerli! Andiamo verso l'uscita, non abbiamo scelta!" suggerì.

 

Reiken annuì. "Ehi, da questa parte!" disse a Xion, mentre con i veloci colpi di spada si faceva strada in mezzo alla folla fantasma assieme al suo piccolo.

 

Ma, malgrado la loro abilità, i due guerrieri presto si ritrovarono in netto svantaggio rispetto alle truppe eterne. Persino Sephiroth, seppur dotato della leggendaria Masamune, era messo in grande difficoltà dagli scheletri che si susseguivano ininterrottamente con frenetica impetuosità.

 

Il gruppo nemico divenne più compatto, sempre più forte, e lentamente deviava il percorso degli uomini dall'uscita verso un angolo con l'intento di metterli con le spalle al muro e sottometterli completamente.

 

"Sephiroth...!" gridava il guerriero bruno, ritrovandosi sempre di più ad indietreggiare verso l'angolo della sala.

 

Il generale non rispose, era troppo concentrato nella battaglia e pareva in crisi.

 

Xion invece iniziava ad avere *davvero* paura; assieme al suo diletto arretrava passivamente verso il muro, finchè, all'improvviso, sentì la terra cedergli sotto i piedi.

 

"REIKEN!" Gridò di terrore, come la fragile pavimentazione del salone si sbriciolò a causa del suo peso, inghiottendo sia lui che i compagni.

 

Dopo di ciò, l'unica cosa che ricordava era di aver chiuso gli occhi.


 

Un bosco;

 

Una foresta fitta, antica, incontaminata.

 

Il cacciatore si addentra in profondità con attenzione, alla ricerca di una buona preda.

 

Già aveva catturato un fagiano e degli uccellini di varia specie (ancora vivi), ed era deciso a prendere qualcosa di più grosso.

 

Ad un tratto intravede tra i bassi cespugli un bel leprotto e subito gli punta il fucile per spararlo.

 

Prima che possa farlo però un grande falco scende in picchiata e afferra il piccolo animale con i possenti artigli, portandolo in aria.

 

Subito il cacciatore segue con la canna del fucile il bel rapace; ma non vuole spararlo perchè gli pare un peccato uccidere una così bella creatura.

 

Seguendo il volo dell'uccello, notò che la lepre era riuscita a liberarsi e che ora stava cadendo giù. Osservando la caduta della preda il cacciatore intuisce il punto della foresta in cui era precipitata e decide di cercarla per prenderla.

 

Quando la trova però vede che il falco l'aveva preceduto e che adesso la stava mangiando.

 

Si nasconde dietro un albero e, ammirando la straordinaria bellezza del rapace, decide di non ucciderlo, ma di prenderlo con sé.

 

Dunque acciuffa uno degli uccellini che aveva acchiappato e, legandolo con uno spago per una zampetta, lo lancia in prossimità del falco.

 

Il bell'uccello, attirato dal piccolo volatile, distoglie subito l'attenzione dalla preda e si avvicina all'uccellino per beccarlo. Prima che potesse farlo però, il cacciatore tirava l'animaletto per il filo e intanto il rapace lo seguiva curioso.

Il falco era abbastanza vicino e, presa una rete, senza esitazione il cacciatore si avventa su di lui per catturarlo; ma lo scaltro uccello prende il volo ed evita abilmente la mossa. Vola su un ramo alle spalle del cacciatore e rimane ad osservarlo.

"Perché cerchi di prendermi?" chiese il maestoso volatile.

"Avrei bisogno di un falco come te per la caccia, sei così bello" risponde il cacciatore, "Ascolta, ti prometto di portarti nella mia terra: è florida e ricca di animali; là di sicuro troveremo prede più abbondanti e se ti metterai al mio servizio divideremo sempre tra noi il bottino."

Il falco è felice della proposta vola nel braccio del cacciatore.

Come sei bello...

Il il falco viene addestrato con amore e si dimostra estremamente funzionale alle esigenze del cacciatore.

Diventano grandi amici e come preannunciato il cacciatore divideva le prede catturate con il bel volatile.

Dopo alcuni giorni il cacciatore decide di tornare alla foresta; una volta giunto chiede al falco di catturare una buona preda e lo invia alla ricerca di essa.

Il falco vola nell'aria e poi perlustra l'interno della foresta. Nelle rive di un fiume, durante la caccia, si imbatte in una lince sua vecchia amica che gli chiede dove fosse stato in tutto quel periodo. Il falco ricordava bene che la lince gli aveva una volta salvato la vita, infatti era in debito con lei perchè per salvarlo si era rotta una zampa ed era rimasta segnata per sempre. In cambio del salvataggio il felino aveva chiesto all'amico falco di catturargli periodicamente delle prede per assicurargli i pasti che da sola non sarebbe stata capace di procurarsi.

Ma il falco era già da tempo che non si faceva vivo, circa da quando era diventato amico del cacciatore e aveva lasciato la foresta.

Non ti sento.

All'improvviso il falco sente il richiamo del suo amico uomo e abbandona la lince affamata per andare da lui.

Una settimana dopo il cacciatore vuole tornare nella foresta per cacciare ancora.

Una volta giunti a destinazione il cacciatore libera il falco. Subito il rapace cattura una tortora bella grassa e decide di portarla alla sua amica lince per farsi perdonare. Va nella tana del felino e lo trova praticamente moribondo. Vedendo il falco la lince gli chiede disperatamente del cibo e l'amico subito strappa un pezzo di carne dalla preda e imbocca il debole felino. La lince però si dichiara irata e offesa e attribuisce al falco la causa delle sue disgrazie. Il falco si scusa con dispiacere ma la lince lo rifiuta e lo caccia dalla tana.

Il falco allora, triste, si rifugia dal suo padrone e lui lo consola regalandogli un buon pasto.

Impossibile.

Ma l'uccello non è ancora contento e quindi chiede al suo amico di tornare nella foresta preoccupato per la lince. Ma quando torna nella tana di lei la trova morta.

Da allora il falco non si fece mai più vedere.

Xion riaprì gli occhi. Stavo sognando?

 

Si guardò attorno nella semi-oscurità e realizzò di trovarsi in un luogo sconosciuto.

Era adagiato di lato su un muro; l'ambiente era caldo, il terreno morbida sabbia.

 

"Non avresti dovuto..."

 

Ad un tratto riconobbe con chiarezza la voce del suo dio risuonare nel luogo silenzioso; sentiva che il bell'uomo si trovava là vicino, più precisamente dietro le sue spalle.

 

"No, invece mi è stato d'aiuto per capire molte cose."

 

Questa era la voce di Sephiroth.

Xion rimase immobile; avrebbe voluto girarsi e guardare, ma qualcosa dentro di lui gli impediva di farlo e lo paralizzava nella posizione in cui giaceva.

 

"Ah..." Ad un tratto, Reiken emise un gemito di piacere e seguì una piccola pausa. "Che cosa...ah... h-hai capito?" chiese poi con la medesima voce ansimante.

 

Dopo la domanda ci fu un lungo indugio, denso di fievoli sospiri, esalati perlopiù da Reiken.

 

Xion non poteva far a meno di reagire al suono di quei gemiti così familiari e sentì il suo corpo eccitarsi. Era incontrollabile ed estremamente umiliante...

Ma COME poteva succedere una cosa simile quando il *suo* amante amoreggiava con un'altra persona?!?!?! Era ignobile solo il fatto che potesse tollerarlo.

 

Se Reiken e Sephiroth credevano di poter pomiciare indisturbati alle sue spalle si sbagliavano!

 

"Mio caro, anche se so che non è sufficiente per farmi perdonare, credo di doverti delle scuse. Non pensavo davvero ciò che ho detto; ti prego di perdonarmi."

 

"No, Sephiroth. Io non sono arrabbiato, non hai bisogno di scusarti."

 

Ma com'è possibile che lo perdoni così facilmente dopo quello che ti ha fatto?!

 

"Basta, Reiken." la voce del generale divenne severa. "Anche lui è arrabbiato per il mio gesto orribile. Non devi subordinarti a me e lasciarti calpestare passivamente; mi fai sentire più in colpa di quanto già lo sia... se ti comporti così."

 

"Oh, Sephiroth... basta, basta adesso..."

 

Si sentì il suono di un bacio.

 

Proprio quando Xion sentiva la rabbia sull'orlo di esplodere, fu improvvisamente spaventato da un grosso scorpione che veniva velocemente verso di lui e istintivamente si allontanò col corpo dal pericoloso animale, attirando così l'attenzione di Sephiroth, che stava con Reiken qualche metro lì affianco.

 

"Uh?" esclamò il generale, girandosi curiosamente nella direzione del ragazzo "Henstaufen, sei sveglio." osservò.

 

Imbarazzato e impaurito allo stesso tempo, Xion si voltò. Dentro di sé avrebbe con tutto il cuore desiderato strappare il suo amato dalle braccia del generale, ma era chiaro come non potesse farlo, specialmente in quel momento.

 

"Hmh," l'espressione di Sephiroth divenne maliziosamente divertita, "Dimmi, Henstaufen, ti stavi forse dilettando nell'ascoltare il nostro amoreggiare?" chiese.

 

"Xion...!" il suo amante intanto era frastornato e lo guardava con mortificazione.

 

Oltre a questo il ragazzo aveva dimenticato il grosso gonfiore che tirava i pantaloni della sua uniforme e con vergogna notò che lo sguardo del generale era diretto proprio in quella zona. "Ecco, no...!" si ritrovò senza parole, congelato dagli occhi pungenti di Sephiroth e del dio.

 

"Hmph, hmph, hmph, hmph..." sogghignando, il magnifico generale si distolse momentaneamente dal vecchio amante e si avvicinò provocante a lui come un gatto. "Non negare l'evidenza." disse, poi indicò col braccio un laghetto lì nelle vicinanze. "Ascoltami, Xion: attraverso quel corso d'acqua si può risalire in superficie ed uscire dalle cripte. Ti pongo davanti due scelte: puoi percorrerlo e lasciare questo posto," il suo volto aristocratico divenne ancor più persuasivo "Oppure restare qui e unirti noi."

 

"Sephiroth!!" intervenne Reiken, sembrando contrario alla proposta.

 

Sephiroth si voltò verso di lui con un sorrisetto stuzzicante. "Cosa c'è che non va, mio caro? - chiese - Non lo vuoi anche tu?" 

 

Reiken si fermò, i suoi occhi erano confusi. "Io non credo che sia..."

 

"Non mentire." Sephiroth si avvicinò a lui e, sotto gli occhi svampiti del giovane, lo baciò profondamente, appassionatamente, infrangendo tutta la sua riluttanza e convincendolo a cambiare idea; "Non avrai un'altra possibilità," sussurrò sulla pelle sensibile del collo. "Desideri sia lui che me, non è vero Reiken? Adesso è la tua occasione per avere entrambi; se accetti potremmo ricordare questo momento per sempre."

 

"Io..." Reiken provò a rispondere, ma un lungo dito era posto selle sue labbra.

 

"Chiamalo. Se sarai tu a chiederglielo sono certo che acconsentirà."

 

In quel momento capì di non poter ostacolare la volontà del suo generale e si ritrovò impotente di fronte ai suoi occhi predatori e alle sue parole di miele. *Questo* era il Sephiroth seducente, irresistibile, che con il suo misterioso potere era capace di sottomettere chiunque al suo volere.

 

Era vero, comunque, che Reiken avrebbe desiderato sia lui che Xion, in un certo senso. Ma non nel *senso* che intendeva Sephiroth.

Ciò che maggiormente lo preoccupava era l'effetto che quell'esperienza così particolare avrebbe provocato al suo giovane angioletto. Era consapevole della sua grande vulnerabilità, era ancora molto giovane, e aveva solennemente promesso di proteggerlo durante la missione.

 

Sarebbe stato egoistico da parte sua coinvolgere il suo bambino indifeso in un gioco così indecente per appagare il proprio desiderio; forse più che egoistico sarebbe stato scorretto nei suoi confronti, nei confronti del suo amore. Xion era troppo *giovane* per le perversioni proibite di Sephiroth, pensò, il suo candore andava attentamente preservato e difeso.

 

Avrebbe dovuto categoricamente rifiutarsi, mandare al diavolo la depravazione del generale, proteggere sino all'ultimo il suo piccolo amore... però non poteva.

 

Come se stesse cadendo vittima della sua stessa mente, Reiken rinnegò tutti i suoi pensieri razionali e virtuosi uno dopo l'altro, man mano che la sete sessuale addormentava i suoi neuroni e interrompeva il loro normale lavoro di pensare.

 

Non sono in grado di proteggerlo anche in questa circostanza? Devo fidarmi di Sephiroth,

 

e comunque lo terrò sotto controllo...

 

Fu l'ultimo pensiero razionale che attraversò la sua mente.


 

Per Xion era una situazione eccezionale e sconvolgente in tutta la sua novità; giaceva al suolo assieme suo divino amante, e, mentre lui gli succhiava lentamente un capezzolo, Sephiroth lo masturbava con la bocca e con la mano, dividendo il tempo tra il suo pene e quello dell'altro uomo. Il magnifico generale non trovava difficoltà nell'eccitare due corpi contemporaneamente, anzi, sembrava divertirsi mentre praticava da un lato un coito orale e dall'altro una masturbazione col palmo della mano, alternando sistematicamente i diversi movimenti sui due genitali.

 

Personalmente, Xion non avrebbe mai e poi *mai* immaginato di arrivare a questo. Solo abbassando un istante lo sguardo poteva osservare perfettamente il lavoro che il generale gli stava praticando e guardare dritto nei suoi occhi felini, che erano tutta l'ora intenti ad osservare la sua espressione. Poteva sentire gli scossoni che facevano tremare il corpo dell'amante affianco a lui, quando la bocca del generale si spostava sul suo membro, ed era magnifico guardare il viso quasi sofferente di Reiken, i suoi occhi serenamente chiusi, le labbra dischiuse, mentre si concentrava disperatamente per controllare il sublime piacere che la lingua di Sephiroth gli suscitava.

 

Poi, lentamente, il bruno scese con la testa sul torace del fanciullo, baciandolo ponderatamente, e quando non riuscì più a proseguire con la testa si spostò col corpo, continuando a scendere, finchè non giunse ad accompagnare il quasi-coetaneo nella pratica della sua masturbazione orale, aggregando la sua lingua alla sua, danzando con lui lungo il giovane cazzo che teneva fermamente alto in mano.

 

La voracità con cui i due uomini si contendevano ogni angolo dell' organo del giovane soldato era strabiliante, le loro lingue aitanti scorrevano, s'incrociavano, ruotavano con velocità, e ancora Xion faticava a realizzare ciò che gli si presentava sotto gli occhi. Ciò che maggiormente gli impediva di realizzarlo era comunque il relativo, incommensurabile piacere che lo infiammava e che presto, troppo presto, esplose in un' incontrollabile eiaculazione.

 

"Xion...?"

 

Reiken aveva alzato con apprensione gli occhi verso il viso del suo angelo come per ricercare la ragione di quell'orgasmo così precipitoso. Ma la ragione non era difficile da comprendere: era chiaro che sia lui che Sephiroth avessero corso troppo e che il piccino non fosse stato in grado di contenersi.

 

"Mi dispiace, non volevo..."

 

Mentre Reiken si preoccupava, Sephiroth aveva cominciato a spalmare la sua lingua per la superficie sborrata del piccolo pene, saziandosi libidinosamente del caldo sperma fresco. Reiken non lo notò subito, ma quando girò gli occhi e lo vide immediatamente gli tornò alla mente il profondo feticismo (se così si può definire) che il generale aveva sempre nutrito nei confronti dello sperma; per esperienza Reiken sapeva che il suo partner più anziano ne andava letteralmente pazzo e che lo gradiva in modo particolare.

 

Ma diavolo, quello sperma era di Xion, del suo piccolo angelo! *Nessuno* poteva osare bere il frutto del suo amore così deliberatamente...

Hah, forse nessuno tranne Sephiroth in quel momento. Quello a cui stava prendendo parte era un serissimo rapporto a tre, che implicava il momentaneo abbandono delle affezioni personali, per così dire. Se avesse bloccato Sephiroth ora con un 'No, non provare a toccarlo!' avrebbe mandato tutto a quel paese, senza dubbio. E comunque, in fondo, non lo disturbava a tal punto il gesto del generale... anzi a dir il vero ammirarlo mentre degustava con quel malsano appetito il dolce liquido di Xion...

 

Lo eccitava.

Lo eccitava soprattutto il *modo* in cui lo faceva; avrebbe arrapato chiunque la vista di quella oscena performance, heh.

 

"Sei sempre così precoce?"

 

Chiese poi il generale dopo essersi saziato a sufficienza, muovendosi più in alto per incontrare il viso del giovane soldato.

Xion non sapeva cosa rispondere; era stordito, non solo dall'orgasmo ma da tutto quello che *stava* succedendo e rimase ancora più sbalordito quando il generale, dopo aver sorriso seducentemente, abbassò il capo sulle sue labbra e gli diede un profondo bacio, attraversando la sua bocca con la lingua slanciata e permettendogli di assaporare il suo stesso sperma, che ancora era abbondantemente presente nella sua bocca.

 

Xion doveva riconoscere che il generale era davvero abile nel baciare, forse *quasi* come il suo dio.

 

No, nessuno meglio di lui! I baci di Reiken erano ineguagliabili.

 

Solo provava un enorme rimorso per lasciarsi trascinare così intensamente da quel bacio, specialmente quando notò il divino volto dell'amante scrutare con turbamento l'unione delle sua bocca con quella dell'altro e osservare il generale mentre agiva passionalmente su di essa con i suoi movimenti sapienti. Xion avrebbe voluto respingere Sephiroth e dimostrare al suo amore che l'unico capace di coinvolgerlo in quel modo fosse lui; però la bocca del generale era così dolce, ma *così dolce* che era impossibile desiderare allontanarla.

 

Dopo essersi lungamente soffermato sulla bocca di Xion, Sephiroth si alzò leggermente per gratificare con un bacio anche l'altro compagno e, dopo averlo fatto per un pò, decise, per non privilegiare uno piuttosto che l'altro, di avvicinare la testa di lui presso le labbra del diciassettenne, in modo che con un solo bacio potesse accontentare entrambi.

 

Di fatto ciò che ne scaturì fu un folle bacio a tre a cui ognuno poteva attivamente partecipare. L'importante era usare bene la lingua, cosa in cui Reiken e Sephiroth erano decisamente esperti. Xion non era ancora capace di farlo abilmente come loro, e pareva che la sua costante *debolezza* portasse i due più anziani ad allearsi contro di lui e possederlo insieme. Da un lato era piacevole ricevere contemporaneamente le attenzioni di due uomini così *pratici*, ma dall'altro era degradante capacitarsi del fatto di *non* poter essere in grado di soddisfarli allo stesso modo.

 

"Mio caro," esalò ad un tratto il generale Sephiroth "Voglio penetrarti... perchè non ti adagi sul nostro giovane compagno?..." si fermò, anticipando la penetrazione attraverso il suo sguardo infiammato "... al *contrario*" precisò poi, sempre rivolto al bruno.

 

Xion rimase un pò confuso davanti alla *strana* richiesta del generale, ma qualcosa gli diceva che presto i suoi dubbi sarebbero stati chiariti. Ecco infatti che Reiken, il quale subito aveva capito le intenzioni del più grande, con un ultimo bacio sulle sue labbra si mosse verso il basso e si capovolse rispetto a lui, andando poi sul suo corpo e assumendo la posizione 'al contrario' che Sephiroth gli aveva chiesto.

 

"Oh...!" emise Xion, ritrovandosi nuovamente smarrito: non aveva ancora avuto occasione di provare il sessantanove con l'amante e non poté fare a meno di arrossire davanti all'*estrema* vicinanza del deretano di lui, che in quel momento si ritrovò praticamente sparato di fronte agli occhi in tutto il suo splendore. Deglutì, affascinato dalla divina perfezione di quelle chiappe bianche e muscolose, da ciò che riusciva chiaramente a scorgere lungo la loro dolcissima spaccatura. Si sentì scoppiare.

 

La sinuosa mano del generale si allungò per raggiungere e toccare uno dei glutei del bell'uomo, alimentando in Xion il desiderio di imitare il suo gesto. Sephiroth sorrise e girò i suoi occhi vogliosi sul viso del giovane con fare provocante "Ti sei già ripreso o necessiti di una pausa prima di continuare?" bisbigliò, inclinando il capo verso di lui.

 

Il ragazzo, imbarazzato, sbatté le palpebre prima di rispondere negativamente e lasciare che il generale continuasse a toccare il culo del compagno, *permettendogli* di aggiungere anche l'altra mano per palpare entrambe le natiche. Rimase a guardare attentamente l'uomo dai capelli di platino aprire la sua bocca su uno dei glutei e mordere più volte con delizia, facendo ansimare di dolore-piacere il bruno inchinato. Quando liberava la pelle dalla presa dei denti, subito risultava visibile il rossore del morso e il segno della dentatura. 

 

E mentre il giovane vedeva Sephiroth mordere il fondoschiena di colui che più amava, contemporaneamente il dio aveva preso a baciargli l'interno delle cosce e sfiorargli verticalmente il prepuzio con la punta di un dito. Dopo aver reso sensibile tutta la zona pubica con i suoi baci, Reiken prese con una mano il membro duro di Xion e, scoprendo il glande, lo introdusse cautamente nella bocca, facendo attenzione a non raschiarlo coi denti.

 

"Ahh..." ansò il giovane fuori si sé, sussultando per la forte sensazione.

 

"Xion," sussurrò il generale dopo essersi allontanato dal sedere di Reiken "Ora tocca a te preparalo," incitò, puntando con gli occhi folgoranti il piccolo buchino tra le natiche del bruno. Xion aveva capito cosa Sephiroth gli aveva chiesto, ma prima che potesse fare qualsiasi cosa la bocca del generale era sulla sua e lo baciava.

 

"Se vuoi fargli più piacere, usa pure le dita." suggerì Sephiroth dopo essersi staccato dalla sua bocca; andò poi a girare sensualmente la sua lingua attorno l'ano del compagno chinato, il quale emise un lievissimo gemito di piacere. Xion ammirò il gesto con stupore, non avendolo mai visto prima, e Sephiroth, dopo il suo brevissimo excursus, "Avanti, adesso è il tuo turno qui." disse, e poi si mosse in direzione del capo dell'amante più grande.

 

Incuriosito dall'atto di Sephiroth, il giovane decise di provare ad imitarlo, flettendosi lentamente verso l'alto per raggiungere la dolce cavità su di lui. Quando fu abbastanza vicino, portò fuori la lingua e prudentemente la introdusse come poteva nel buco caldo del suo amato, avvitandola per cercare di entrare più a fondo. Reiken sospirò più volte per quella stimolazione, e presto Xion iniziò a prenderci gusto, godendo nel perlustrare con cura le strette pareti che costituivano l'entrata del delicato canale del compagno.

 

Ad un tratto però il bell'uomo smise di succhiargli il pene per dedicarsi a quello del generale, il quale intanto gli si era inginocchiato davanti. Guidando la testa dell'altro uomo con il palmo di una mano, Sephiroth spinse il suo lungo cazzo contro la bocca aperta davanti a lui, e sempre con la pressione della mano spinse la testa in avanti, arrivando con un pò di fatica sino alla fine della gola del compagno. Reiken era abituato a lavori di quel genere col suo vecchio amante e sapeva che Sephiroth gradiva il sesso orale ancora di più quando gli praticava la deglutizione. E infatti, quando ricorse a tale espediente, potè con soddisfazione osservare l'amante mordersi il labbro inferiore e chiudere gli occhi dopo aver ruotato i globi oculari verso l'alto.

 

Era innegabile, Sephiroth gli piaceva proprio tanto.

 

Continuò a succhiarlo profondamente e, mentre lo faceva, sentiva dall'altra parte Xion che premeva con un dito contro la sua cavità anale e entrava con grandissima delicatezza all'interno.

 

"Va bene così," emise quietamente Sephiroth, portando via da sé la testa del suo caro e tornando nel lato di Xion. La prima cosa che fece quando arrivò fu toccare con una mano il livello di lubrificazione nella fessura dell'amante. Verificatone l'adeguatezza, si posizionò davanti al bel sedere aperto e chiese gentilmente al ragazzo sotto di esso di tirare un pò le natiche con le mani, in modo da semplificare la penetrazione iniziale. Xion eseguì il comando e osservò con grande inquietudine la ravvicinata penetrazione del membro del generale dentro il suo amante.

 

Reiken rimase completamente in silenzio e, mentre Sephiroth si insinuava in lui, lambiva piano il pene del ragazzo e insieme accettava pazientemente il corpo estraneo con cui veniva gradualmente riempito. Solo quando sentì l'organo del generale completamente dentro di sé gemette ad alta voce. Provava un'enorme nostalgia per quella penetrazione *particolare*, tipica di Sephiroth, che sapeva così naturalmente scovare i punti più eccitabili e sensibili dentro di lui con i suoi movimenti. Quest'abilità era probabilmente dovuta all'elevata quantità di rapporti ed esperienze che aveva accumulato con lui, e che avevano portato sia lui che Sephiroth a un'approfondita conoscenza dei loro corrispettivi corpi. Reiken non avrebbe potuto contare tutte le volte in cui l'aveva fatto col generale; erano così tante, così innumerevoli. Eppure, durante ogni rapporto con lui, si ritrovava ad assaporare sensazioni sempre nuove ed estremamente intense, ogni volta più belle.

 

Proprio come in quel momento.

 

Sephiroth usciva pian pianino da lui, si fermava un attimo e poi assestava una ferma, energica propulsione in avanti, sollecitando ogni cellula del suo corpo. La purezza di quella beatificazione era qualcosa di troppo grande per essere data ad un essere umano, Reiken aveva sempre pensato.

Mentre l'amplesso accresceva via via d'intensità, Xion, dalla sua particolare angolatura, poteva godersi completamente l'unione dei due corpi su di lui. Gli piaceva osservare le mani del generale mantenere aperto il sedere del dio e vedere quel grosso pene incularlo vigorosamente, quasi sadicamente, con spinte rapide e possenti.

 

In preda alla veemenza di quei movimenti, Reiken smetteva saltuariamente, non di sua propria volontà, la pratica orale verso il piccolo compagno e ansimava in estasi, tremando. Xion poteva notare quanto l'esecuzione del coito tra Sephroth e Reiken presentasse notevoli diversità rispetto alla *tipologia* a cui era abituato solitamente adottare col suo amante: i rapporti che aveva con Reiken erano platonici, molto più teneri e delicati rispetto a questo. Infatti, più che godere, il bel bruno sembrava in quel momento *soffrire* e pareva che il generale provasse gusto nel fargli del male. In realtà non era esattamente così e Xion non sapeva in effetti come abitualmente si svolgesse il rapporto tra i due amanti; diciamo pure che quel metodo così rude corrispondeva sia per Sephiroth che per Reiken alla solita prassi.

 

E comunque, a prescindere dall'opinione del giovane, Reiken non stava provando realmente dolore in quel momento. La sua era sopratutto una questione di abitudine fisica e mentale, che gli permetteva in primo luogo di controllare con cura gli stadi della propria eccitazione e poi di trarre da quei forti movimenti il giusto piacere, anche se in realtà si trattava probabilmente di una specie di trasformazione del dolore fisico in piacere sessuale come un sorta di masochismo.

 

Ciononostante gli piaceva infinitamente, forse proprio per questa stramba particolarità.

 

Poi Sephiroth, rivelandosi ancora una volta amante della giustizia e dell'equilibrio, interruppe la penetrazione dell'amante:

"A questo punto credo che anche Xion abbia il diritto di partecipare, cosa ne pensi?" chiese con voce seducente, uscendo dal corpo del venticinquenne. Ma la domanda suonava un pò come una richiesta di permesso, quasi come stesse chiedendo di poter anche lui usufruire del corpo del ragazzo, che era notoriamente proprietà del vecchio amante.

 

Furbamente, aveva approfittato dello sconvolgimento e del caos nella testa del bruno per strappargli un 'si' senza troppe difficoltà. Ed ecco infatti che, subito, si sentì la voce affannata del bell'uomo acconsentire con impazienza.

 

Il generale dunque si inclinò verso il capo del giovane e gli sorrise "Se non ti dispiace adesso dovresti capovolgerti," chiese.

Confuso ma ansioso, il ragazzo sgusciò da sotto il corpo dell'amante dai capelli neri e andò affianco a lui. Egli lo accolse subito tra le braccia e lo baciò.

 

"Reiken..."

 

La voce del generale era impaziente e Reiken lo capì: si posizionò allora sul corpo del giovane angelo con le gambe aperte e lì aspettò che il generale iniziasse;

 

"Tutto apposto?" chiese Reiken al piccino con voce bassissima.

 

"........hmh," Xion non si sentiva molto sicuro della risposta, comunque mosse il capo positivamente.

 

"Xion..." sorridendo con affetto, il bell'uomo spostò via una ciocca di capelli dal viso del ragazzo e lo abbracciò forte a sé; "Se ti senti di voler interrompere questa pazzia... non esitare, intesi?" sussurrò al suo orecchio. Il ragazzo non rispose, solo strinse a sua volta il corpo dell'amante sul suo e gli accarezzò i lunghissimi capelli.

 

Intanto Sephiroth stava trovando la giusta posizione sui due corpi più giovani e si adagiava sopra di loro, allargando ulteriormente l'apertura delle loro gambe. Xion rabbrividì quando sentì la punta del pene del generale premere all'entrata del proprio ano. Reiken, che intanto si era tirato un pò su per osservare il suo viso, captò immediatamente la sua agitazione attraverso la sua espressione angosciata e non trovò nient'altro da fare se non rassicurarlo con un bacio e mormoragli parole di incoraggiamento.

 

Ora che aveva recuperato buona parte del proprio senno, l'uomo cominciava a rendersi conto della gravità del suo errore nell'aver *permesso* che quell'assurdo rapporto avesse luogo. Amava Xion, il suo piccolo angelo, e non voleva lasciare niente di lui a nessuno. Ma non si trattava solo di questo: Sephiroth stava per entrare dentro di lui! E se Xion non avesse voluto?

 

E se il piccino stesse reprimendo il proprio disaccordo per assecondare le voglie malsane di due maniaci, per non dire piuttosto pedofili

 

Il solo pensiero gli ghiacciava il cuore.

 

Voleva fermare quella follia, adesso! Doveva smettere immediatamente...

 

"Nhh..."

 

Xion aveva chiuso gli occhi e teneva i denti stretti mentre sentiva il generale iniziare a farsi avanti dentro di lui. Già percepiva che quel pene era *troppo* grande. Senza inutili indugi, l'uomo più grande spinse con un colpo secco il proprio organo per la stretta via dentro di lui, facendolo gridare per il dolore e provocandogli un pianto involontario.

 

"Signore!..." emise Xion con un fil di voce, soffocato dallo spasimo, stringendo tra le dita densi mazzi di capelli corvini dell'altro uomo su di lui. I modi di Sephiroth erano troppo arditi per un giovane appena-sverginato come lui e la delicatezza doveva essere di rigore.

 

"Xion," bisbigliava Reiken preoccupato "Senti molto male?" Vuoi smettere, non è vero, piccolo?

Osservando la situazione il generale, stavolta facendo più attenzione, uscì dal corpo del giovane e chiese, anche lui preoccupato, se ci fossero dei problemi. Prima che Reiken potesse esprimersi a riguardo, Xion rispose più volte di no. Ma dal tono che aveva usato sembrava dicesse il contrario.

 

"Forse preferisci che vada più lentamente...?" chiese allora il generale.

 

"Si, la prego..."

 

La risposta era chiara, come anche la causa della sofferenza del ragazzo. Sephiroth capì di aver corso troppo e pensò allora di rimediare procedendo, almeno nei suoi riguardi, in maniera più gentile. Dunque si avvicinò a lui e introdusse lentamente un dito nella sua bocca per bagnarlo con saliva. Una volta pronto, portò il medesimo dito verso il suo ano e così penetrò con dolcezza dentro di lui, lubrificandolo.

 

"Ah..."

 

Sorpreso dall'inatteso piacere che gli suscitò l'introduzione di quel dito, Xion ansimò e strinse istintivamente il corpo dell'amante bruno a sé. Poteva distintamente sentire il medio del generale arcuarsi verso l'alto, dentro il suo corpo, e muoversi con sicurezza e abilità dentro e fuori, così dolcemente che non produceva nemmeno una minima parte del solito, inevitabile dolore. Quel piacere era incalzante e cresceva incessantemente, cosicché presto Xion sentì la propria voce chiedere direttamente al generale di procedere con una seconda penetrazione.

 

Al suono di tale richiesta, beh, Reiken rimase un tantino sorpreso; ma almeno l'evidente accettazione che il ragazzo aveva dimostrato e stava dimostrando nei confronti delle iniziative di Sephiroth significava che era in qualche modo *favorevole* e che quindi era d'accordo nel concedersi. Se al piccolo andava bene, non vi era motivo di interrompere, chiaro. Si rasserenò per il momento e lasciò carta bianca al più grande.

 

Egli (Sephiroth), implicitamente compiaciuto della richiesta del ragazzo, gli andò subito incontro, desideroso quanto lui di intraprendere l'accoppiamento. Si sistemò al di sopra di Reiken, che col suo corpo copriva quello del suo target, e, trovando la posizione più comoda per potersi muovere liberamente, diresse il proprio pene verso l'insenatura lubrificata tra le chiappe del suo soldatino e di nuovo si unì a lui.

 

"Oh, si... la prego!!!"  gemeva puramente di piacere il ragazzo, abbracciando il suo dio mentre veniva attraversato dal generale con affabile gentilezza. Sentiva il proprio corpo accogliere con bramosia i movimenti di Sephiroth, che erano talmente dolci da farlo impazzire.

 

Dopo essere penetrato diverse volte nel retto solo-recentemente-deturpato del ragazzo, Sephiroth uscì e senza preavviso si mosse alla volta del culo di Reiken per fotterlo a sua volta. La delicatezza che aveva adoperato nel coito con il giovane si dissolse all'improvviso, cedendo il passo all'irruenza con cui era solito *prendere* il suo vecchio amante. Con relativa semplicità si spinse tutto dentro di lui, fermandosi qualche secondo prima di sgusciare via piano e ripetere la penetrazione.

 

"Sephiroth!" esalò il bell'uomo, estasiato dall'improvviso piacere; ansimando, prese a muoversi contro il bacino del più anziano per accrescere ulteriormente l'intensità dei battiti.

 

Dopo essersi occupato un pò di Reiken, il generale tornava a penetrare Xion e da Xion passava di nuovo a Reiken e così via, facendoli godere a turno. Era incredibile come gli fosse semplice possedere entrambi i soldati ed eccitarli tutti e due quasi contemporaneamente.

 

Ma presto fu esortato a interrompere la sua azione combinata dal suo amante-soldato, che lo pregò di lasciargli fare almeno per un poco la parte *attiva*, ché il suo desiderio era diventato ormai incontenibile. Solitamente Reiken apprezzava svolgere il ruolo attivo allo stesso modo di quello passivo, e per lui la cosa era indifferente. Adesso però era una situazione diversa, in quanto si trovava disteso sul corpo nudo di Xion e da troppo tempo il pene del piccolo si strusciava col suo.

 

Sephiroth si fece indietro e permise al bruno di aprire le gambe dell'altro e penetrarlo.

 

"Hhm..." esalò Reiken, come entrò a fondo nell'ano recettivo del suo amante, a metà tra la sorpresa ed il godimento, perdendosi negli occhi di cielo dell'angelo e scendendo su di essi come chinava il capo sulle labbra soffici. Baciandolo si congiunse a lui, e, mentre annegava nel suo calore, gli succhiava e accarezzava la lingua lentamente e sentiva il proprio cuore colmarsi di amore e passione, di sensazioni incredibilmente speciali che solo il piccolo amante sapeva regalargli. 

 

Era così preso dal piacere che si dimenticò completamente di Sephiroth e di tutto il resto.

Il generale però non era il tipo da rimanere in disparte, perciò, un pò sdegnato, pensò di inserirsi in mezzo ai due e *farsi sentire* con una piccola protesta: sfruttando la posizione adatta del partner che in quel momento faceva l'attivo, si abbassò e, con la *giusta* forza, tanto giusta da punirlo, lo sodomizzò. Dalle labbra di Reiken scappò un suono incomprensibile, totalmente incondizionato, che esprimeva stati d’animo così diversi da lasciare interdetto persino lo stesso Sephiroth. Il generale rimase comunque soddisfatto da quella risposta e non si fermò dall'impalare il compagno, continuando a muoversi dentro e fuori di lui e intraprendendo un triangolo sfrenato che coinvolgeva direttamente tutti e tre.

 

Disorientato dalla simultanea sensazione di essere *riempito* e *circondato*, Reiken sentì il compiacimento dei propri sensi divampare incontrollabile nelle sue vene intanto che veniva divorato dall'incalzante desiderio di straziarsi le membra con quelle del giovane sotto di lui e di essere oltremodo consumato dai forti colpi del più anziano. Non aveva mai fatto sesso in questo modo e la nuova esperienza era senza dubbio imparagonabile alle precedenti; per quanto potesse essere magnifico amarsi con il suo angelo una volta o farsi dominare dalla sensuale veemenza di Sephiroth un'altra, la congiunzione di entrambi i momenti era qualcosa che andava ben oltre la sua concezione di godimento.

 

"Xion, perdonami... - pronunciò accanto alle orecchie del suo amore con il volume più basso che la voce gli permettesse di usare, in modo che Sephiroth non potesse sentire - perdonami per averti coinvolto in questa storia; ...comunque, nonostante tutto... ti ringrazio... per avermi accontentato. Sei così caldo..." esalò, senza essere cosciente, in fondo, di ciò che stesse dicendo; per la prima volta forse nella sua vita, Reiken si ritrovò a delirare come un matto, inconsapevole delle proprie parole.

 

Ma anche Xion, che era nella situazione di completo accettore di quel sommo impulso passionale, era così preso che ascoltò solo per metà i discorsi dell'amante e più che alle sue parole rispondeva al suono dei suoi bisbigli, baciandolo e accarezzandolo.

 

"Reiken... hmh..." mormorava poi, assumendo lo stesso tono basso "Ti amo tantissimo... ti pre~go... ti prego..."; era insofferente perché sentiva di stare per venire ma sapeva che non ci sarebbe riuscito senza una sorta di colpo di grazia. Infatti, generalmente, per determinare la conclusione del rapporto sessuale, Reiken gli manipolava il pene e in questo modo lo aiutava a raggiungere l'orgasmo, quando svolgeva la parte passiva. Ma a causa della forte trepidazione il bell'uomo se ne stava per dimenticare. La voce e i movimenti del ragazzo però gli restituirono subito la memoria e lo sollecitarono a muovere la propria mano più giù, sotto il ventre del suo angelo caldo, e prendere la cara squisitezza che laggiù si logorava dal desiderio di essere appagata.

 

"Vieni, Xion..." ansimava il bell'uomo, mentre contemporaneamente masturbava e penetrava il suo piccolo "Avanti, vieni da me..." esalava, sentendo anche lui i propri sensi vicini all'esplodere. Xion si tirò su con la schiena e raggiunse disperatamente la sua bocca, baciandolo con ardore e propiziando l'orgasmo.

 

"Mm... oh, Reiken..."

 

Venne, e il suo liquido seminale per la seconda volta andò a schizzare sulla sua pancia nuda e su quella dell'uomo su di lui, che continuò a muovere la mano sino alla fine. Nonostante il ragazzo fosse profondamente soddisfatto ed esausto, Reiken continuò a muoversi in lui il tanto necessario da venire a sua volta e, quando sentì il proprio sperma salire in superficie, per sicurezza uscì dal suo retto in modo da non sporcarlo.

 

Mentre Reiken era nel mezzo della delicatissima eiaculazione, Sephiroth, che non riuscì più a resistere, con le sue forti braccia lo afferrò per i fianchi e lo elevò su di sè; si tirò indietro e si inginocchiò, accompagnando la fonte del suo piacere nel cambiamento di posizione e fottendola violentemente con possenti spinte del bacino.

 

Xion si sentì l'amante strappato dalle proprie braccia e osservò con sgomento il trasporto del suo corpo sul grembo del generale. I movimenti duri e profondi del suo possessore indussero Reiken ad invocare con disperazione il suo nome.

 

"Sephiroth!!! Sephiroooth...!!!"

 

Ancora una volta il ragazzo rimaneva sorpreso dalla scena che gli si presentava davanti, e rimase impressionato dalla crudeltà morbosa con cui Sephiroth trattava colui che chiamava amante/ex-amante e dal modo in cui quest'ultimo emetteva con grida disperate il suo nome senza però chiedergli esplicitamente di smetterla.

 

"No! Sephiroth... mm ... No...!!! Sephiroth!"

 

"Oh, mio caro; avanti, unisciti a... me..."

 

Stringendo con forza la pelle del suo uomo con le unghie e mantenendo il suo corpo saldamente immobilizzato tra le braccia, il generale ansimò intensamente e, continuando a spingere, raggiunse l'orgasmo dopo aver preannunciato di essere vicino alla fine.

 

"...Sephiroth..."

 

Il bell'uomo non era esausto solo in apparenza; l'ultima follia amorosa del generale gli aveva procurato più dolore del solito e soprattutto aveva esaurito anche le ultime risorse di energia che gli restavano. L'unica azione che riuscì a fare fu aprire gli occhi e posarli sul viso dell'angelo supino per terra. Squadrò minuziosamente la sua espressione, vergognandosi tantissimo dello spettacolo sgradevole che gli aveva mostrato e scoprendo nei suoi occhi una paura sconcertata per avervi assistito. Comunque si rassegnò sin dal principio: non aveva modo di cancellare quelle ultime immagini che il ragazzo aveva registrato nella sua mente e non poteva giustificarsi. Era soltanto la nuda, cruda realtà. Per molto tempo fu l'amante di Sephiroth e per innumerevoli volte aveva fatto l'amore con il generale in *quel* modo. Sephiroth era duro e sadico, amante delle sensazioni *forti*. Certo, quando voleva sapeva essere anche dolce e delicato, ma solitamente faceva dipendere la cosa da sé stesso, insomma, decideva lui se essere buono o cattivo.

 

In quell'occasione era diventato *davvero* cattivo, se così si può dire, e Xion, il suo piccolo giovane, non aveva avuto nessuna possibilità di esonerarsi dalla visone di tale brutalità. Ma cosa poteva farci Reiken se la seducente-spregevole brutalità del suo vecchio amante era qualcosa di sublime? Hehe, doveva davvero riconoscere di essere Sephiroth-dipendente, non poteva rinunciare ai rapporti con il generale e alla sua attraente sensualità.

 

Sorridendo lievemente, si separò dall'abbraccio del generale e si mosse verso il corpo sdraiato del ragazzo dai capelli d'argenti.

"Grazie." disse, voltandosi poi verso di Sephiroth per estendere il ringraziamento anche a lui. Il generale sogghignò piano, disordinati ciuffi platinati stonavano nella compostezza del suo volto nobile "Sono felice di sentirtelo dire, mio adorato." rispose, piegandosi leggermente in avanti verso il compagno bruno.

 

Xion osservò lo sguardo del suo amante abbassarsi umilmente e restare così, pensieroso, per qualche istante - "Anch'io, Sephiroth, sono felice. Moltissimo." nel pronunciare la risposta i suoi occhi verdissimi si levarono in alto con sicurezza e incontrarono senza timore quelli dell'altro uomo. Sephiroth sospirò lietamente e poi cambiò discorso "Dimmi, Reiken, che fine ha fatto Faith?" chiese "E' ancora vivo?"

 

Reiken sorrise; "E' riuscito a scappare, per fortuna." Faith era l'altro ostaggio catturato assieme al venticinquenne. "Spero che sia riuscito a salvarsi... è fuggito nella foresta."

 

Il generale annuì e poi incitò gli altri due a prendere i vestiti e a muoversi.


 

"Siamo usciti dalla zona di Corel?" chiese l'uomo dai capelli neri.

 

Dopo aver risalito il corso d'acqua a nuoto e aver abbandonato le cripte, i tre guerrieri si ritrovarono nelle rive di un fiume in mezzo alla foresta. Era ancora notte fonda e c'era molto freddo. Una volta usciti dall'acqua si ritrovarono in un luogo non molto ospitale: una fitta foresta scura, attraversata da un vento gelido.

 

"Non saprei, ma è meglio scoprilo il prima possibile." rifletté il generale incrociando le braccia.

 

"Non prima dell'alba." disse il venticinquenne. "Sarebbe pericoloso muoversi durante la notte senza sapere neppure dove ci troviamo. Proporrei per prima cosa di accendere un fuoco e asciugare i nostri i vestiti: con questo freddo ci prenderemo tutti una polmonite." avvertì, faticando a parlare a causa del freddo che gli paralizzava la mascella.

 

Sephiroth meditò a lungo sul suggerimento e infine acconsentì: "Va bene, hai ragione." rifletté "Allora io andrò a cercare della legna mentre voi invece starete qui e attenderete il mio ritorno" disse, poi si mosse di un passo verso l'amante bruno e gli mise confidenzialmente una mano sulla spalla sorridendo: "Cerca di non morire di freddo, eh." disse con ironia. Quello con gli occhi verdi abbassò lo sguardo e sospirò prima di rispondere; "Non temere, ho sofferto di peggio." ammise malinconicamente. Non era esattamente la risposta che il generale si aspettava e infatti rimase turbato. Aveva recepito il messaggio del compagno e anche se non si scusò apertamente, dentro di sé sentì il desiderio di rimediare ai propri errori e scontare le proprie colpe. Ora, comunque, non era proprio il momento di pacificarsi con lui, a meno che non volesse congelarsi lì con lui e salire in paradiso.

 

"Farò il più in fretta possibile;" assicurò Sephiroth, fingendo di non aver inteso l'appello del soldato, e con la Masamune stretta in mano si addentrò nel bosco alla ricerca di legna ed erba secca, scomparendo.

 

"ETCIUMHH!"

 

Reiken si voltò subito come sentì il potente starnuto esplodere dalla bocca del suo piccolo amante.

 

"Salute." disse, avvicinandosi al corpo infreddolito del giovane e portandolo vicino a sè con un braccio; "Qui soffia un vento artico; vieni, muoviamoci in un punto più riparato." incitò indicando un'incavatura rocciosa là vicino che ben si prestava allo scopo.

 

Giunti nella cava Xion starnutì nuovamente.

 

"Salute." replicò subito l'amante "Piccolo, tieni duro ancora per un pò; presto avremo un bel fuoco con cui riscaldarci". Accarezzò di sfuggita i capelli freddi e bagnati dell'angioletto e teneramente lo abbracciò, stingendolo contro il proprio petto con il doppio intento di incoraggiarlo e riscaldarlo. Il ragazzo emise un verso di sconforto e rimase in silenzio ad aspettare. Tremava intensamente e avrebbe potuto facilmente dire di non aver mai sentito tanto freddo in tutta la sua vita. 

 

"Et...cium!" ristarnutì.

 

"Salute."

 

"Uh, grazi..."

Non ebbe il tempo di finire di pronunciare la parola che le labbra del più anziano erano sulle sue. Il bell'uomo, improvvisamente, iniziò un bacio energico e appassionato, guidando con i movimenti della testa la testa del ragazzo e riscaldando con la lingua e il respiro la sua bocca fredda. Non voleva solo scaldarlo, comunque, ma fargli presente il proprio amore e divedere con lui quel prezioso momento di intimità. In effetti non aveva ancora avuto occasione di salutarlo degnamente...

 

"Hmph, non preoccuparti, esistono tanti modi per riscaldarsi. Finchè starò con te non morirai, sicuro." disse Reiken una volta staccatosi dalla sua bocca.. Xion sospirò di sollievo e, tranquillizzato, si strinse più forte al corpo del suo dio e così rimase sino al ritorno di Sephiroth.

 

"Uh, per fortuna." disse il generale con preoccupazione quando raggiunse il riparo dei due soldati, "Non trovandovi ho temuto fosse capitato qualcosa." confessò, scendendo nella cava con un bel mucchio di legna, rami e ramoscelli secchi. Li poggiò da una parte e si fermò un istante a fissare i due *amanti* abbracciati e infreddoliti. Nonostante fosse buio tutt'intorno, Reiken notò il movimento verso l'alto del sopracciglio del generale e l'ottenebrarsi della sua espressione. Era difficile crederlo, ma pareva proprio che Sephiroth fosse geloso in quel momento e che stesse manifestando apertamente il proprio sdegno. Reiken però, malgrado i rimorsi e i sensi di colpa, non si mosse di un millimetro dalla posizione in cui stava e finse di non aver notato il cruccio del suo ex-amante; sapeva bene che se si fosse allontanato da Xion sarebbe morto di freddo. Ma questo era l'ultimo dei motivi che gli impediva di muoversi.

 

Era giunto alla conclusione che nel suo cuore Xion non era meno importante di Sephiroth. Non avrebbe *mai* lasciato il primo per volere del secondo.

Ciò gli rincresceva perchè sapeva che il generale non amava gli antagonisti e che, quando decideva di dare il proprio amore ad un'altra persona, questa doveva essere completamente slegata da altre relazioni e doveva dedicarsi esclusivamente a lui. Questa consapevolezza Reiken l'aveva acquisita assai recentemente, in quanto derivava proprio dalla situazione attuale di triangolo amoroso in cui era direttamente implicato.

 

Obbiettivamente l'importanza attribuita da Sephiroth alle relazioni sentimentali non era biasimevole, anzi, era forse *molto* più giusta della sua.

Sephiroth vedeva le cose seriamente ed era sincero con sé stesso. Sapeva sempre ciò che voleva.

 

"Henstaufen, mi occorre la tua spada."

 

Xion alzò quanto poteva la testa dal petto del suo amore per guardare il generale. Sephiroth aveva allestito tutto per il falò e aveva disposto la legna e i ramoscelli in modo da poter appiccare la fiamma con facilità. Ora gli serviva la spada di Xion per far scaturire la scintilla.

 

"Eccola..."

Il ragazzo estrasse la spada dal fodero che teneva agganciato alla cintura e il generale, ringraziandolo, si piegò verso di lui per prenderla. Andò poi verso la legna e, usando la lama della katana e una pietra, accese il fuoco. Soffiò con cautela per allargare la fiamma e presto il fuoco trovò il suo equilibrio e arse regolarmente.

Un sorriso soddisfatto arcuò le labbra del generale, il quale si sedette davanti alle fiamme calde e si tolse il lungo mantello scuro. Anche i due soldati si alzarono e si appressarono al fuoco in cerca di calore. Vedendoli Sephiroth si alzò e fece loro segno con una mano di aspettare; andò nel mucchio di legna che aveva raccolto e scelse tre rami lunghi per costruire uno stenditoio rudimentale.

 

"Potete appendere qui i vostri vestiti bagnati in modo che si possano asciugare." propose, trasportando lo stendino vicino al fuoco. Reiken annuì e con una sola mossa si spogliò della giacchetta e della maglia fradice, appendendole nello stenditoio e togliendosi dopo anche il resto della divisa. Rimase solo in mutande come l'altro soldato più giovane.

 

"Passeremo la notte qui?" chiese ad un tratto il bruno.

 

Il generale alzò lo sguardo e rispose affermativamente. "Suppongo che non abbiamo altra scelta per il momento." osservò con rassegnazione. 

L'altro uomo emise un suono di comprensione e si alzò per andare a prendere altra legna dal mucchio e alimentare il fuoco. Tornò e sistemò con parsimonia due tronchetti nel fuoco. Si risedette nel posto di prima, vicino al suo angioletto e senza temere la presenza del generale prese il corpo del giovane sottobraccio e gli fece poggiare la testa sul suo petto.

 

"Come và? Ti senti meglio adesso?" mormorò dolcemente, accarezzandogli la schiena fresca.

 

Si, ma come andrà a finire? pensò tra sé e sé Xion mentre rispondeva alle preoccupazioni del suo amato "Si, ora sto bene, grazie." disse, ma appena un secondo dopo che terminò di dire la frase il suo stomaco emise un rumoroso gorgoglio, che risuonò forte e chiaro.

 

Ow, che vergogna... Xion arrossì, imbarazzato. Comunque fece finta di niente. 

 

"Hai mangiato questa sera?" chiese subito Reiken con apprensione.

 

"No", ammise Xion; Ma non devi preoccuparti per questo, avrebbe voluto dire.

 

"Neanche io." rispose l'altro con tono ironico. Dopo tutto era stato fatto prigioniero e il fatto che fosse rimasto a digiuno sino a quel momento era più che palese. "Scommetto che stai morendo di fame!" disse poi scherzosamente, guardando il suo ragazzo negli occhi e sorridendo.

 

"Mh..." Xion si ritrovò indeciso sulla risposta; aveva paura di ciò che avrebbe fatto il suo dio se gli avesse risposto affermativamente. Tuttavia non era nelle condizioni di poter negare la verità. Era circa da quella mattina che non metteva qualcosa sotto i denti e ora il suo corpo chiedeva giustamente nutrimento. La notte aveva già passato la metà da tempo e la Luna stava declinando ad oriente. Facendo un rapido calcolo il suo stomaco sarebbe rimasto digiuno per più di 12 ore.

 

Osservando che la risposta non arrivava, Reiken trasse le proprie conclusioni da solo, considerando la discrezione del giovane e la sua forte riservatezza. Avrebbe dovuto comunque prevederlo: Xion non avrebbe mai risposto con franchezza ad una domanda simile in tali circostanze. Così gli sorrise un'ultima volta, lasciando intendere che aveva inteso, e rompendo il contatto con lo sguardo dell'angioletto. "Quando riavrò qualcosa con cui coprirmi andrò a caccia e catturerò una lepre o un cinghiale, promesso." assicurò con il volto nobile.

 

Xion sbatté le palpebre, stupito e tentato di rifiutare la proposta. Era chiaro che Reiken lo facesse più per lui che per sé stesso e lui non voleva rischiare che succedesse ancora qualcosa al suo amico. "No, non ..." iniziò, ma il compagno più anziano lo zittì con un'occhiata rapida come un fulmine, che lo costrinse immediatamente a desistere. "Riposa e non preoccuparti." impose con voce seria, contrario sin dal principio a qualunque obbiezione da parte del ragazzo. Lui spalancò gli occhi sbigottito ma poi, realizzando di non poter fare niente per cambiare l'opinione dell'uomo, rilassò la sua espressione in segno di resa e con un piccolo suono di ammissione tornò a poggiare il capo nel petto di lui.

 

Affilando la sua lunga Masamune, Sephiroth rimaneva ad assistere alla scena con distacco.


 

Ecco! E' mia, non può sfuggirmi. pensò Reiken con eccitazione come finalmente vide passare vicino a un cespuglio giù dal pendio un bel leprotto chiaro. Era già da quasi un'ora che si era appostato lassù, in cima ad una collina, dietro un grosso albero, armato della katana del suo compagno più amato e predisposto alla cattura di una preda da portargli come cena. Finalmente la vide, giù a metà della ripida discesa, muoversi con cautela in mezzo alla vegetazione.

 

Con cautela superiore a quella del suo obbiettivo, il venticinquenne strisciò silenziosamente attraverso la ricca flora e con un astuto tragitto raggiunse la preda senza che essa avvertisse la sua presenza. Quella però stava in una zona priva di vegetazione, in uno spiazzo allo scoperto, e risultava difficile se non impossibile avvicinarsi a lei più di così senza essere notati.

 

Giudicando la distanza allora, prendendo bene la mira, Reiken scagliò la sua spada contro l'animale con l'intento di infilzarlo; però quello, agilissimo, la schivò e schizzò via come una scheggia.

 

"Maledetto!" ringhiò l'uomo, avventandosi sull'arma per recuperarla e volgersi all'inseguimento della lepre, deciso a non lasciarsela scappare. Presa la katana intraprese una rapidissima corsa dietro i salti dell'animale terrorizzato, che correva e saltava tra gli alberi con incredibile destrezza. Un uomo *normale* sarebbe stato seminato in un batter d'occhio, ma Reiken, possedendo le abilità di un soldato fuori dalla norma qual'era, sembrava un degno antagonista nella gara di velocità stabilità dal coniglio. La considerevole ripidezza della collina inoltre gli conferiva maggiore rapidità e gli rendeva la corsa più comoda.

 

La lepre si trovò in difficoltà molto presto perché l'uomo l'aveva raggiunta e manteneva la sua stessa velocità.

Ti ho in pugno! esultò lui, concentrando la sua attenzione completamente sulla preda e mirandola ancora con la lama della katana, la quale reggeva in mano a mò di arpione. Ma la corsa durò ancora per poco dato che, giusto nel momento in cui lanciava la sua arma, Reiken si sentì la terra mancare sotto i piedi e sia a causa dell'elevata velocità, sia a causa dell'accidentale conformazione del terreno, che si costruiva in un anfratto, non poté evitare di inciampare e cadere giù.


 

"Xion,"

 

Incominciò il generale Sephiroth, rivolgendo la sua attenzione al giovane davanti a lui, che restava a guardare le fiamme ardenti depresso. Era già passata un'ora e mezza da quando la divisa militare del giovane si era asciugata e aveva potuto indossarla di nuovo. Ma era trascorso molto più tempo da quando Reiken era andato a cacciare nella foresta.

 

"Mi è parso di capire che Reiken fosse alquanto preoccupato per averti trascinato nel nostro recente diversivo; ho ragione?" chiese l'uomo platinato con un'espressione divertita. Xion sudò freddo davanti a quella domanda, diventando subito rosso nel ripensare a ciò che era successo.

 

"Non saprei, signore." rispose con lo sguardo basso.

 

"Si, lo era. E' molto protettivo nei tuo confronti, devi essere molto prezioso per lui." continuò Sephiroth, divenendo serio. Dalle sue parole emergeva chiaramente la tendenza a nascondere un forte rincrescimento. Xion lo capì subito, essendo a conoscenza dell'amore del generale nei confronti dell'altro uomo, e per questo decise di parlare il meno possibile. "Già, è molto protettivo..." ripeté, giusto per rispondere all'affermazione.

 

"Ammetto che questo suo comportamento mi sorprende. Non è mai stato protettivo nei confronti di un'altra persona sino a questo punto, per come lo conosco." rifletté il generale, portando una mano al mento pensierosamente "Sai, sopratutto una cosa mi ha meravigliato;"

 

Il ragazzo dimostrò con lo sguardo di voler sapere e Sephiroth continuò "Nonostante desiderasse tantissimo farlo con me e con te insieme... era deciso a soffocare il suo desiderio pur di non offenderti." meditò "Il Reiken che conosco io non l'avrebbe mai fatto." sospirò con malinconia, fissando il fuoco che ardeva.

 

"Signore..." Xion si ritrovò senza parole. Cosa avrebbe dovuto rispondere? In effetti era vero: più volte Reiken si era preoccupato per lui durante il rapporto e si era dimostrato disposto a fermarsi davanti alla più piccola protesta. Non sapeva come fosse il carattere del Reiken amante di Sephiroth, ma quello che conosceva lui era sempre stato così. Sephiroth comunque, in quel momento, sembrava non fosse alla ricerca di risposte, bensì semplicemente di qualcuno a cui confidare i suoi problemi. "Mi dispiace, davvero." rispose infine Xion con sincerità.

 

"Lo conosco da così tanto tempo, eppure da quando l'ho rincontrato mi sembra di non averlo mai conosciuto."

 

Xion rimaneva in silenzio ad ascoltare i discorsi del generale, meditando su ciò che sentiva e rendendosi via via sempre più conto di essere impotente di fronte a quella situazione. Il generale gli faceva molta compassione, specialmente per il fatto che stesse confessando i suoi sentimenti proprio a lui, l'ultima persona che avrebbe dovuto conoscerli, l'amante del suo amante. Da questo capiva che il magnifico generale, onorato e rispettato da tutti, fosse in realtà una persona molto sola. Non l'avrebbe mai immaginato.

 

"Quando lo incontrai la prima volta aveva poco meno della tua età. Io ero arruolato nella milizia, ero un soldato, lui invece era un semplice studente, abilissimo però nell'uso della spada. Grazie alla sua capacità era diventato popolare nel suo istituto e la sua fama arrivò presto anche nella mia accademia, che si trovava proprio affianco al liceo. Ricordo che fu organizzato un piccolo torneo: noi soldati contro loro studenti, abili nel combattimento, e io e lui ci incontrammo per la prima volta durante una sfida." raccontò il generale, con i begli occhi marini che brillavano davanti alla luce del fuoco "Era bravo come si diceva, in effetti. Ma io riuscii a sconfiggerlo ugualmente e da quel giorno diventammo amici." disse, ridendo.

 

"Già," continuava a sghignazzare "Ricordo! In quel periodo stava assieme ad una sua insegnante, una ridicola donna con quasi trent'anni in più di lui che gli sbavava dietro come una cagna in calore. Patetico. Credo che lui si servisse di quella relazione per alzare la propria media scolastica e vantarsi della propria capacità di seduzione."

 

Xion rimase ad ascoltare con perplessità il racconto del suo superiore. "Gli faceva molto comodo, certo, ma ricordo chiaramente che, dopo aver avuto il primo rapporto con me, lasciò subito quella donna e non ne volle più sentire parlare. Anzi, non volle più sentir parlare di *tutte* le donne!"

 

Si fermò, assorto nella memoria dei suoi ricordi, ed infine tacque completamente.   

 

Il tempo trascorse così nel silenzio delle fiamme che bruciavano, lentamente passò un'ora.

 

"Dobbiamo andare a cercarlo!" sollecitò Sephiroth, ormai fin troppo in ansia. Erano quasi tre ore che Reiken non tornava ed era chiaro che qualcosa fosse andato storto. "Dannazione, non avrei dovuto lasciarlo andare!" si contristava "Xion, seguimi!" ordinò, e senza perdere un secondo di più afferrò la Masamune e uscì dal rifugio.

 

Muovendosi nella direzione presa dal soldato, Sephiroth e Xion ispezionarono la buia foresta chiamando il nome del loro amato a voce alta. Cercarono ovunque, dietro ogni arbusto, sopra ogni altura, scalarono sino in cima rilievi e colli per perlustrare la zona dall'alto. Si addentrarono sempre più nella foresta, sentendo crescere la preoccupazione ogni secondo di più. Reiken era reduce di un rapimento e già era scomparso di nuovo. Sia il generale che il suo soldato erano mortificati per questo.

 

Dopo una lunga, frenetica ricerca, Sephiroth notò dalla cima di una collina il luccichio di qualcosa e si precipitò con il diciassettenne per vedere di cosa si trattasse.

 

"E' la spada!" esclamò il più piccolo come riconobbe la lama che il generale aveva trovato per terra. "E' stato qui, almeno abbiamo trovato un indizio." osservò Sephiroth, tirando un lieve sospiro di sollievo. "Xion, và a cercarlo anche tu. Credi di esserne in grado?" chiese poi, porgendo la spada al giovane. Senza pensarci due volte, Xion afferrò il manico dell'arma e mosse il capo positivamente con sicurezza "Certamente." assicurò. Sephiroth sorrise debolmente e indicò la via che aveva intenzione di percorrere.

 

"Generale, guardi laggiù." esclamò ad un tratto il ragazzo, segnalando con un dito una casa abbandonata di lì poco distante. Era illuminata dalla luce lunare e si trovava in cima ad una collina. "Può darsi che sia lì!" disse con trepidazione. Sephiroth esaminò attentamente la costruzione e dopo una lunga pausa girò nuovamente lo sguardo sul viso ansioso del giovane affianco a lui. "Generale, voglio andare a controllare." incitò ancora il ragazzo con grande impazienza.

 

"Ti senti in grado di andare da solo laggiù?" domandò con sospetto il più anziano.

 

"...si, non si preoccupi." rispose l'altro diventando un pò titubante. Pensandoci bene era rischioso; ma se Reiken si trovava lì non si sarebbe mai tirato indietro per andare a salvarlo.

 

"Và allora, io continuerò a cercare in questa zona." ordinò infine il generale, lunghissimi e lisci fili di platino ondeggiarono dietro le sue spalle quando si voltò nella direzione opposta a quella del suo soldato per continuare la ricerca nella selva.

 

I due si separarono velocemente, entrambi andando alla disperata ricerca dell'amico perduto. Mentre Xion avanzava verso il colle in cui si ergeva la casupola, Sephiroth scendeva lungo un ripido pendio privo di vegetazione e cercava con gli occhi attraverso l'oscurità. Camminò fino ai piedi della collina e lì trovò ciò che desiderava.

 

"Reiken!"

 

L'amante era disteso per terra, un nero manto di capelli velava il suo corpo prono e lo mimetizzava nelle tenebre. Non arrivò risposta al richiamo e Sephiroth, preoccupato, si appressò vicino al corpo per toccarlo e verificare, con sollievo, che era vivo e respirava. "Reiken- ehi!" mormorò, schiaffeggiando seccamente il viso dell'uomo svenuto per fargli riprendere conoscenza. Solo al terzo colpo raggiunse lo scopo, e gli occhi smeraldo del venticinquenne si aprirono lentamente, rivelando un profondo disorientamento.

 

"Reiken, come ti senti?" domandò con voce calma ed estremamente dolce il generale, contenendo al massimo la propria gioia e tentando di non spaventare il giovane uomo appena rinvenuto con reazioni eccessivamente emotive.

 

"Hnh! Sephiro...th" sibilò lui, aprendo al massimo gli occhi per lo stupore e tentando subito di sollevarsi da terra. Sephiroth intuì la sua intenzione, così lo aiutò ad alzarsi un poco, tirandolo su e poggiandogli la testa sul proprio grembo. "Cosa è successo?" chiese con una calma quasi apatica, guardandolo con indifferenza, ma senza rancore. Reiken era abituato ai modi imperturbati del generale e comprese subito che la sua freddezza, in quel momento, era del tutto involontaria e priva di minaccia. La calma di Sephiroth era contagiosa e l'uomo ne subì a pieno l'influenza, diventando da spaventato e agitato, calmo e sereno. Manifestò la sua rilassatezza con un piccolo sorriso.

 

"Credo... di essere caduto mentre cercavo di catturare una lepre per cena." rispose con una nota di umorismo. "Ho preso un brutto colpo." disse.

Le lunghe dita di Sephiroth, coperte dal guanto nero, sfiorarono con amore il suo viso, toccando la pelle piena di piccoli graffi come qualcosa di estremamente fragile e prezioso.

 

"Dovresti fare più attenzione, mio caro. Sono stato molto in pena per te." ammise sorridendo con il volto sensuale e continuando ad accarezzare dolcemente quello dell'altro con la mano.

 

"Perdonami. Ma sei stato tu a volermi portare in missione con te, heh!" puntualizzò scherzosamente il soldato, senza pensare in verità ciò che aveva detto. Non stava dando le colpe di ciò che gli era successo a Sephiroth, assolutamente. Il suo era inutile sarcasmo.

 

"Ti ho voluto con me perchè ti ritenevo più abile di qualsiasi altro soldato." rispose Sephiroth stringendo gli occhi. "Ma temo che dovrò ricredermi." concluse, stavolta sorridendo, rispondendo allo scherzo. Infatti neanche lui pensava ciò che diceva e Reiken lo capì subito dal tono finto-serio con cui aveva pronunciato la frase.

 

"Ah, si? E allora chi ti ha salvato dal Coreliano che ti teneva sotto tiro con fucile?" provocò ridacchiando. "E chi ha permesso a uno dei tuoi soldati di fuggire?" continuò.    

 

"Ti senti offeso per ciò che ho detto?" interruppe il generale.

 

Reiken rimase interdetto.

 

"Scherzavo." precisò infine Sephitoth gettando la maschera di serietà e sorridendo con naturalezza. "Sei stato bravissimo, più di quanto immaginassi, mio caro. Scusami." disse con sincerità e affetto. Erano rare le volte che in cui era così franco, pensò Reiken, ma qualcosa nel suo discorso gli sfuggiva.

 

"Scusami per cosa?" domandò subito.

 

Sephirtoh sospirò e con malinconia alzò lo guardo al cielo, pensando. Durante la pausa di riflessione dell'amante, Reiken realizzò che, in effetti, c'erano molte cose di cui il generale si sarebbe dovuto scusare, e altrettante di cui si sarebbe dovuto scusare lui. Se era davvero possibile una salda riappacificazione allora forse quello era il momento giusto per realizzarla.

 

Sephiroth chiuse gli occhi per qualche istante e respirò profondamente mentre continuava a toccare la guancia e le tempie dell'amico. "Sono così tante le cose di cui dovrei scusarmi che non so neanche da dove cominciare," disse, riaprendo gli occhi intensi e posandoli sul volto dell'amante. "Vorrei cancellare tutte le mie azioni da quando sei diventato soldato ad ora, ma so bene che ciò è impossibile." la sua voce fu strozzata da una fitta di sofferenza, e Sephiroth piegò il capo con rassegnazione. "Mai potrò cancellare i miei oltraggi dal tuo cuore, Reiken, non importa quante volte mi perdonerai, essi rimarranno vivi per sempre nei tuoi ricordi. Sono pentito per ciò che ho fatto, tantissimo, il rimorso per le mie orribili azioni mi distrugge... non voglio perderti, mio caro, sei l'unica persona che..."

 

Si interruppe, tremò un poco. Reiken guardò con tristezza il capo chino dell'uomo, sospettando che stesse piangendo. Ma, quando egli alzò la testa, si accorse di aver sbagliato. Non piangeva, però era come se lo stesse facendo. Il suo cuore piangeva, Reiken poteva sentirlo, perchè il suo piangeva proprio come quello dell'altro. "Sei l'unica persona che abbia mai amato... sai?" dichiarò il generale con un lieve sorriso, sentendo il proprio spirito liberarsi come diceva la frase che mai era riuscito ad esprimere con le parole prima di allora.

 

"Nessuno mi ha mai dato tanto quanto te. Ti ho sempre amato, sin dall'inizio che ci siamo conosciuti, però non ho mai voluto dirtelo perchè... da una parte lo ritenevo superfluo, credevo che fosse lo stesso anche per te, e dall'altra temevo di essere eccessivamente languido e metterti in imbarazzo. E' strano ma trovo notevoli difficoltà a... dirtelo." sorrise, pensando ogni parola che aveva pronunciato, trasmettendo l'essenza del suo pensiero direttamente nella mente dell'altro uomo attraverso gli occhi luminosi.

 

"Sephiroth," sopraggiunse Reiken, affranto per la dichiarazione del suo vecchio amante. Come si poteva essere così ciechi?! Sephiroth l'aveva sempre amato, lui invece mai. Lo amava in modo diverso, più superficiale, relativistico. Il suo sentimento non andava oltre l'amicizia, la stima e il sesso. Questo era stato il suo amore, solo questo. Si sentiva così tremendamente meschino per non aver mai riconosciuto la genuinità ed il valore dei sentimenti di Sephirorh, specialmente ora che il generale stava aprendo il suo cuore come forse non aveva mai fatto in vita sua. Sephiroth era sempre stato serio e riservato, di rado parlava si sé e dei suoi stati d'animo.

 

E Reiken odiava mentire. "Devi perdonarmi, ma io non credevo che....... tu mi amassi in questo modo." ammise con dolore, evitando gli occhi ansiosi dell'altro. "Sono solo un ottuso imbecille; non ho mai capito veramente i tuoi sentimenti, li ho sempre sminuiti e fraintesi. Sarò sincero, Sephiroth, come lo sono sempre stato con te: il mio amore nei tuoi confronti non è, davvero, profondo come il tuo. Ti adoro, amo tutto di te, ma il mio amore è fondamentalmente impuro e sessuale. Ti voglio un bene infinito, darei la vita per te, ma non posso, sul serio, non posso dire di amarti." confessò, amareggiato dalle sue stesse parole. "Mentirei, se te lo dicessi, e tu sai che non ti mentirei mai."

 

Il generale emise un suono incomprensibile di dolore e stupore, la sua espressione era diventata incredula, supplichevole. Non credeva alle sue orecchie, non voleva crederci.

 

"Tu..." incominciò, la sua voce così triste che suscitò nell'altro uomo un'immediata inquietudine, facendolo pentire tutto d'un colpo per la sua cruda franchezza.

"Hai sempre pensato questo...? Non mi hai mai amato?..." chiese, cercando disperatamente di stabilizzare il tono della sua voce e confondere lo spasimo.

 

"Sephiroth, io..." emise compassionevolmente l'uomo bruno, mortificato per aver inflitto al suo caro amico un dolore tanto grande."...Mi dispiace... moltissimo......" fu l'unica cosa che riuscì a dire, la sua mente era vuota, c'erano solo dolori e rimorsi. "Non ti ho mai compreso... perdonami, Sephiroth..." piagnucolò.

 

Il duro cuore del generale desisté e un'unica, triste lacrima sgorgò da uno dei suoi occhi inaspriti come testimonianza del sanguinare della sua ferita. Per nasconde il pianto chinò il capo, ma lo fece troppo tardi. Reiken aveva già notato la lacrima e già si era tirato su con la schiena per confortarlo. "No, ti prego... adesso non..." esortò, rendendosi effettivamente conto della sofferenza che in quel momento il generale stava provando.

 

"Perchè" pianse lui, "mi sono sempre illuso di essere amato da te? ...è così... patetico." il suo respiro tremava e sembrava che soffrisse così tanto da non riuscire a parlare. "Che sciocco sono stato... a credere in un sentimento così fasullo come l'amore." meditò con profondo rancore.

 

"Non dire così, ti scongiuro, non voglio che parli in questo modo..." pregò Reiken, cercando come poteva di raggiungere il viso dell'amante con le mani, arrampicandosi con le braccia. Non capiva ancora bene perchè, ma il polpaccio destro e la caviglia gli dolevano moltissimo, per cui non era in grado di alzarsi e dare all'amico il giusto conforto. Avrebbe voluto abbracciarlo forte, magari baciarlo, ma il suo corpo era come paralizzato.

 

"Non credevo che le cose stessero realmente così." disse Sephiroth, freddo come una statua di ghiaccio "Ho sempre avuto fiducia in te e nel nostro amore; ero così convinto che i nostri rapporti sessuali andassero oltre la dimensione fisica e che per te avessero il significato più profondo di semplici scopate senza sentimento. Ne ero convinto perchè tu mi davi motivo di crederlo... ma per tutto questo tempo io ti ho amato senza esser ricambiato e questo è... terribile, per me, capisci?!" ora la tristezza sembrava si stesse trasformando in ira, e Reiken sentì un brivido di paura scorrere lungo la propria schiena come gli occhi fulminanti del generale balzarono aperti al massimo contro i suoi.

 

"Come sono stato felice nell'illusione di essere stato amato... da qualcuno." ma la rabbia si spense immediatamente, cedendo il passo ancora una volta alla tristezza, alla rassegnazione. L'affermazione di Sephiroth rivelava così tanto della sua personalità, del suo "io". Fu il colpo di grazia al cuore di Reiken, che strillò dentro il petto del suo possessore come se chiedesse di scappare via da quella zona che non lo meritava. Reiken non poteva farci nulla però, perchè quella era la pura verità e Sephiroth avrebbe dovuto col tempo, e col dolore, accettarla così com'era. Anche questo era orribilmente triste; Sephiroth era una delle persone che gli stavano più a cuore di tutte. Vederlo soffrire così per causa propria era la peggiore delle condanne.

 

"Sephiroth, vederti così disperato è l'ultima cosa che vorrei in questo mondo. Ti prego, non fare della mia sincerità lo strumento della mia rovina... troverai di certo l'amore che io non ho saputo darti, ne sono certo, perchè sei il migliore e tutti nutrono una grandissima stima nei tuoi confronti. Sephiroth, coraggio..." disse, stordito da un forte batticuore. "Ti voglio un bene inimmaginabile, sono il tuo amante e il tuo amico, sono attratto da te, e non solo fisicamente..." Anche se non ti amo, non ti amo. pensò, evitando però di aggiungerlo al suo discorso di ammirazione. "Non ritengo, sinceramente, che tutto ciò che ti ho dato finora sia stato solo una misera illusione, mio adorato. E' orribile sentitelo dire. Forse non ho saputo amarti come desideravi, ma i miei sentimenti verso di te sono profondi e sinceri, non li cambierei per niente al mondo. Non sono un'illusione, sono reali, io li provo, mi danno gioia, piacere, ansia, dolore... Sephiroth..." disse e prese entrambe le mani dell'amante con le proprie sorridendo nobilmente e baciandole.

 

"Come posso crederti.... se per tutti questi anni ho frainteso questi tuoi sentimenti...?" domandò l'altro con rancore anche se pareva visibilmente più tranquillo di prima. Dopo quella lacrima aveva smesso di piangere, almeno, e Reiken era felice di questo. Ora il suo scopo era far tornare il sorriso sulle labbra del suo amico-amante, ma si rendeva bene conto che si trattava di un'impresa ardua viste le circostanze.

 

"Anche io ho frainteso. Ci sono state delle incomprensioni... ma ora che ci siamo chiariti a vicenda non avresti motivo di non credermi. Non ti ho mai mentito, Sephiroth. Sei l'unica persona, te lo giuro, con cui sono sempre stato sincero, sempre, in ogni occasione, io ti ho sempre detto la verità. Sei importantissimo per me, senza di te non saprei cosa fare... anche se siamo lontani e il tempo passa io continuo a pensare a te, mi manchi sempre tantissimo."

 

"......." Sephiroth rimase per qualche istante a scrutare negli occhi di speranza del bruno, riflettendo sulle sue parole e sulla sua espressione. "Anche io... Reiken." disse poi, abbozzando un sorriso quasi invisibile. "Sei l'unica cosa che mi manchi su questa terra." affermò mentre esplorava con la mano lo scalpo chiomato del più giovane e gli toccava la testa attraverso i capelli. Reiken sorrise con naturalezza, guardandolo intensamente negli occhi e cercando di infondergli coraggio. In parte ci riuscì, ma la domanda successiva demoralizzò particolarmente il suo animo.

 

"Ma non potresti asserire che io sia per te più importante di Henstaufen, non è così?"

 

Reiken sentì una fitta al cuore quando si ritrovò a rispondere ad una domanda così pungente. Avrebbe anche stavolta voluto affidarsi alla sincerità e dire schiettamente ciò che pensava, ma capì presto che stavolta non era tanto facile. Il suo cuore, ahimè, era nel caos più profondo; ma nella sua indecisione trovò una salda certezza: Amo sia te che Xion, ma in modo differente. concluse. Ma questo non era sufficiente ad esaudire la domanda di Sephiroth. Doveva pensarci meglio e ascoltare più attentamente la voce della propria anima. Meditando ancora trovò un'altra, indiscutibile certezza: amo Xion. Lo amava in tutti i sensi; lo amava e basta, ciecamente.

 

Lo amava più di qualsiasi altra cosa.

 

"Sephiroth io..." fiatò mentre continuava a pensare, dimostrando la sua difficoltà nel trovare la risposta. Proseguì nella sua strada di ragionamenti e realizzò che in effetti l'amore che dava al suo piccolo angelo era diverso da quello che dava al generale. Poteva suonare crudele, ma l'amore che provava nei confronti del primo superava di gran lunga quello del secondo. Era più grande. GRANDE. Andava oltre qualsiasi limite, superava qualsiasi frontiera; era fisico e spirituale, un insieme di sentimenti assoluti e purissimi che si compensavano tutti a vicenda e appagavano il suo spirito come nient'altro.

 

"Hai ragione, è così." fissando attraverso gli iridi dell'amante, Reiken proferì la fatidica risposa. "Non esiste nulla di più importante di lui per me, Sephiroth, sono innamorato di Xion, non lo nego neanche di fronte a te." rispose con caparbietà, senza curarsi stavolta della ferita che quella dichiarazione avrebbe potuto provocare nel cuore del generale. "Perdonami, ma lui è il mio angelo e lo amo." ribadì.

 

A dispetto di ciò che Reiken avrebbe potuto immaginare, le labbra di Sephiroth si arcuarono in un largo sorriso. Il bruno sbatté le palpebre incredulo, avendo ipotizzato una reazione completamente opposta. Ma Sephiroth era, di fatto, imprevedibile.

 

"Sono così invidioso di lui che potrei ucciderlo, sai." mormorò, nascondendo sotto la sua apparente felicità la più pericolosa delle minacce. Reiken rabbrividì di fronte a quella affermazione e quel sorriso così falso, e doveva ammettere che in quell'istante aveva davvero paura; "Davvero lo faresti? L'invidia non è un motivo valido. Sai che non ti perdonerei per un gesto simile." avvertì, avendo intuito dalle parole del generale che le sue intenzioni erano serie più di quanto potesse apparire.

 

"Non mi perdoneresti? Ah Ah Ah..." rise, tirando indietro il capo "Allora non hai ancora capito." stabilì, interrompendo di colpo la risata. Reiken rimase impassibile a quel delirio e incitò l'uomo a spiegarsi meglio. Sephiroth esaudì subito la richiesta "Sarei disposto a tutto pur di averti. Ti desidero più di ogni altro essere in questo mondo, più di questa vita, più di questo pianeta." i suoi occhi erano magma infuocato che centrifugava attorno alle concentrate pupille feline, e nel vedere Sephiroth in quelle condizioni Reiken ebbe di nuovo paura.

 

"Sephiroth, comprendo che per te sia difficile accettarlo... ma io non..."

 

"Non mi ami." concluse l'altro, il suo volto impeccabile, serissimo "E' così, vero?" domandò con la medesima rigidità.

 

Reiken sospirò e meditò due secondi prima di dare la risposta "Si."

 

Sephiroth sorrise di dolore. Quel 'si' così netto era penetrato a fondo nel suo cuore senza nessuno scrupolo, tagliente come una lama affilata.

"Hah... che senso ha combattere per mantenere qualcosa che non ho mai posseduto?" si domandò, prendendo il viso dell'altro uomo con entrambe le mani e avvicinandosi ad esso per poterlo guardare più da vicino. Era indescrivibile la malinconia che trasmetteva quella domanda così aspramente retorica. Ma almeno sembrava che Sephiroth avesse preso a ragionare obbiettivamente, anche se questa era l'unica cosa positiva per il momento.  

 

"Perdonami..." singhiozzò con un filo di voce il guerriero più giovane, abbracciandosi come poteva all'uomo inchinato davanti a lui e stringendolo forte contro di sé. "Non ho nessun diritto di farti soffrire così... perdonami," esalava, preso dallo sconforto.

 

Una mano del generale si poggiò dietro la sua testa e con dolcezza gli accarezzò i capelli freddi. "Riprenditi, caro." gli effuse con tenerezza con voce calma. "Questa sofferenza sarà la pena che ricucirà le ferite nel tuo cuore. Le ferite che io stesso ti ho inflitto con inammissibile crudeltà. Perdonami, non preoccuparti per me. In fondo è giusto così." sospirò, abbracciando a sua volta il corpo dell'amato. Reiken non poté accorgersene ma, mentre lo abbracciava, Sephiroth piangeva in silenzio.

 

"Sephiroth," rimasero così stretti l'un l'altro per un pò di tempo, finché Reiken non riprese a parlare. "Dov'è Xion adesso?" chiese.

 

"Lui è andato a cercarti... credo che ora sia il momento di raggiungerlo." bisbigliò il generale vicino alle sue orecchie.

 

"Sta cercando me??!" domandò con sgomento il bruno, tirandosi indietro nell'abbraccio "E dov'è ora?? Dov'è andato??!" chiese ad alta voce, fissando l'altro uomo dritto negli occhi.

  

"Vieni, andiamo da lui." Sephiroth sorrise lievemente e sfiorò un attimo il viso del soldato prima di alzarsi in piedi e porgergli le mani per aiutarlo ad alzarsi. Reiken si afferrò saldamente e cercò con tutte le sue forze di risalire, ma il dolore alla gamba destra gli impedì di riuscirci.      

"Reiken...!" il generale si inchinò di nuovo, preoccupato per la condizione dell'amante. "E' questa la gamba che ti duole?" chiese, indicando la destra. Con il viso ancora stretto dal dolore, Reiken annuì con il capo. "Fammi vedere..." disse l'altro, avvicinandosi all'arto infortunato ed esaminandolo con una mano. Lo tastò con cautela e poi alzò la gamba del pantalone che lo copriva. "Non riesci a muoverla?" chiese.

 

"Già..." confermò Reiken "Ma non è una frattura... credo si tratti solo di uno stiramento.... ugh, muscolare." disse.

 

"Si, credo anch'io." osservò il generale rivestendo con cura il polpaccio irrigidito dell'amico. "Passerà presto." assicurò.

 

"Già, ma non abbiamo tempo di aspettare che passi. Voglio andare a cercare Xion, ho paura per lui."

 

Sephiroth allora si mosse davanti all'uomo adagiato al suolo e con disinvoltura si chinò di spalle di fronte a lui; "Vieni, allora.-  incitò - Ti porterò io."

Con un pò di esitazione Reiken accettò l'aiuto dell'amico e si aggrappò alle sue spalle, lasciando che le forti braccia dei lui prendessero le sue cosce e lo sollevassero. Nonostante fosse cosciente della grandiosa forza dell'amante, Reiken rimase decisamente sorpreso dalla semplicità con cui egli caricò il suo corpo su di sè e cominciò a trasportarlo proprio come se non ci fosse. Anche mentre scalava il ripido colle sembrava non impiegasse nessuno sforzo.

 

Reiken era felice per questo e senza indugio poggiò la propria guancia sulla chioma lunare dell'amante; riposò il proprio capo stanco e si rilassò via via sempre di più, cullato dal lento dondolare provocato dai passi del suo sostegno e stregato dal dolcissimo profumo di pulito che emanavano la sua pelle e i suoi capelli. Ma non riusciva a rilassarsi completamente; il pensiero del suo piccolo angelo da solo in quella foresta oscura alla ricerca di qualcosa che non avrebbe mai trovato non lo abbandonava neanche per un istante. 

 

Xion, sapevo che mi sarei pentito prima o poi aver lasciato che partecipassi a questa missione, pensava con rancore. Ora l'unica cosa che desiderava era riabbracciare il suo amatissimo ragazzo e andarsene via con lui da quei luoghi impervi. Oltre che per aver coinvolto Xion, si era pentito di aver preso parte alla missione. Ma più di ogni altra cosa era pentito per ciò che aveva detto al suo vecchio amante. Sephiroth non era una persona comune; non si trattava solo di doti fisiche e celebrità, ma anche di carattere. Era la persona più impenetrabile che Reiken avesse mai conosciuto; la più imprevedibile e anche la più astuta. Anche per Reiken, l'unica persona di cui Sephiroth si fidasse davvero, era molto difficile comprendere i suoi pensieri. L'abilità con cui egli mascherava le proprie emozioni e dissimulava i propri umori era impressionante. Pronunciava parole avvelenate con voce di miele, sorrideva elegantemente anche quando era al massimo dell'indignazione, fingeva con maestria di essere amico dei propri nemici, ed essi lo credevano inconsapevolmente il migliore dei loro alleati. In una parola, era *eccezionale*. Reiken lo ammirava così tanto. Ricordava che Sephiroth era da sempre stato così insidioso, sin da quando l'aveva conosciuto.

 

Ricordava con quali stratagemmi quella *prima* volta il suo amico, non ancora amante, l'aveva indotto ad offrirgli il proprio corpo ed a conferirgli l'autorizzazione di abusare di esso come meglio credeva. Reiken non era mai stato con un uomo prima di Sephiroth. Prima del primo rapporto con lui amava le donne; poteva avere tutte quelle che voleva, tutte cascavano ai suoi piedi e gli ronzavano attorno come mosche. Il sesso con loro lo soddisfaceva e, soprattutto, gli piaceva.

 

Durante il primo periodo dell'amicizia Sephiroth appariva freddo e distaccato nei suoi confronti, ricordava Reiken, l'unica cosa che sembrava interessargli erano gli allenamenti con la spada. Raramente era Sephiroth a cercarlo e quasi sempre succedeva il contrario. In pratica, con la sua freddezza, Sephiroth era riuscito a conquistarsi l'interesse dell'amico e a portare la situazione a suo favore. Si era fatto letteralmente pregare da lui per delle lezioni di spada e aveva acconsentito a dargliele solo dopo una lunga riflessione.   

 

Con l'astuzia era riuscito a raggirarlo e a farlo schiavo col proprio fascino. Furbo com'era, aveva percepito subito il radicato interesse di Reiken verso le donne e sapeva che non avrebbe avuto ciò che desiderava senza catturare prima le complete attenzioni del ragazzo verso di sé. Era incredibilmente perspicace e sapeva che, dimostrandosi freddo, Reiken avrebbe prima o poi cercato di scaldarlo.

 

Ecco infatti che l'amico aveva preso a cercarlo assiduamente e a degnarlo di grande considerazione e rispetto: totalmente ignaro delle reali intenzioni del più anziano, Reiken cercava in ogni modo di accattivarsi le sue simpatie e guadagnarsi la sua amicizia; cercava con impegno di mettersi in buona luce davanti ai suoi occhi di ghiaccio.

 

Sephiroth lo teneva in pugno. Reiken non se ne rese conto finchè un giorno il soldato non lo portò (con una banale scusa) nella palestra del liceo e realizzò tutte le sue fantasie nascoste. Aveva improvvisamente cambiato il suo atteggiamento freddo e distaccato in qualcosa di estremamente diverso durante quell'occasione, e approfittando del disorientamento dell'amico riuscì a sedurlo e a convincerlo a concedersi. Reiken rimase stordito dal suo comportamento e si ritrovò incapace di rifiutare le sue proposte. Quella volta Sephiroth aveva fatto l'amore con lui sopra una panca, nello spogliatoio maschile della palestra. Quell'amplesso fu piuttosto particolare perchè, intanto che lo possedeva con ardore, Sephiroth dialogava con lui su questioni intime e personali, confidandogli con sincerità segreti e riservatezze. Reiken ricordava bene che quella era stata la prima volta che aveva incontrato veramente Sephiroth; prima di allora non poteva dire di aver parlato con lui sul serio e neppure di conoscerlo più in là del suo aspetto esteriore. Finalmente aveva potuto penetrarlo più a fondo e considerarsi veramente suo amico. 

 

Da quel giorno Sephiroth aveva gettato la sua maschera d'indifferenza.

 

Reiken invece non volle più sentir parlare di individui di sesso opposto al proprio.

 

I due ragazzi diventarono grandi amici, ma la serietà e la naturale impassibilità di Sephiroth, evidentemente, celarono il suo amore agli occhi del compagno, il quale non fu mai in grado di intendere i suoi reali sentimenti. Agli occhi di Reiken questo era intollerabile. Si sentiva così meschino e colpevole...

 

Mentre il bell'uomo ripensava alla sua adolescenza trascorsa, nell'atmosfera cominciò a diffondersi un forte odore di bruciato. Preoccupato, alzò il capo dalla nuca dell'amico e si affacciò dalla sua spalla per controllare se ci fosse un incendio.

 

"Lo senti?" chiese poi Sephiroth. L'incendio non era visibile, ma il tanfo di bruciato era molto intenso. I due uomini si trovavano ancora nelle pendici della ripida collina, per cui non furono in grado di vedere prima di essere giunti in cima al promontorio.

 

"Si, non deve essere molto lontano da qui." concordò Reiken. E aveva ragione.

 

Quando arrivò oltre la collina, trasportato da Sephiroth, si rese immediatamente conto di ciò che stava succedendo: la foresta era in fiamme e tutto bruciava, l'aria era satura di un fumo densissimo, tutta la zona riluceva di una spaventosa iridescenza vermiglia. Reiken rimase attonito ad osservare il catastrofico spettacolo, stringendo inconsciamente una manica della cappa del generale per cercare protezione da quell'inferno. Sephiroth manteneva il sangue freddo e Reiken poteva sentire il corpo del più grande saldo come una roccia e completamente rilassato. Inizialmente la stabilità d'animo dell'amico gli aveva indirettamente infuso coraggio, ma ad un tratto un problema scosse la sua mente, gettandola nel panico più totale.

 

"XION!!"

 

Il suo angelo sacro era da qualche parte nella foresta a cercarlo. Se fosse rimasto vittima di quell'incendio... no, Reiken non riusciva neppure ad immaginare una cosa simile! "SEPHIROTH, DOV'E' ANDATO XION?" gridò il venticinquenne con estremo nervosismo.

 

Il generale rispose senza scomporsi. "Mio caro, temo di doverti dare una brutta notizia. Vedi quella casa lassù?" disse, indicando con lo sguardo il rudere verso cui il giovane si era diretto alla ricerca del compagno. Era circondato dalle fiamme. "Lui è andato a cercati in quella casa. Dobbiamo fare in fretta e sperare che sia sano e salvo." disse, imponendo la calma al più giovane con il tono di voce. Ma come poteva Reiken calmarsi?

 

"PERCHE'??" domandò il bruno ad alta voce, perdendo il controllo di sé "SEPHIROTH, PERCHE' CAZZO L'HAI LASCIATO ANDARE IN UN POSTO DEL GENERE??! AVRESTI DOVUTO AVVISARMI CHE SI TROVAVA IN PERICOLO, DOVEVI DIRMELO PRIMA, *PRIMA*, CAPISCI?!!".

E mentre era così alterato afferrò il generale per le spalle e prese a scuoterlo vigorosamente, completamente impazzito. Il pensiero della possibile perdita del suo amatissimo ragazzo lo rendeva folle e gli faceva perdere il lume della ragione come nient'altro. "PORCA PUTTANA, CHE STIAMO FACENDO ANCORA FERMI QUASSU'?!" si chiese, e con un impeto di rabbia si liberò dalla presa dell'amico, dimenticandosi del dolore alla gamba e di tutto quanto e si mosse zoppicando più rapidamente che poteva in direzione del rudere lontano, cercando disperatamente di raggiungerlo con le proprie forze. Ma non fu in grado di muovere neanche quattro passi che inciampò e di nuovo cadde giù dall'altro lato della stessa collina.

 

"Sei uno sciocco!!" gridò Sephiroth, prima di precipitarsi come un fulmine a recuperare il corpo del compagno impazzito. Per fortuna Reiken era riuscito a trovare un appiglio ed era rimasto lì appeso senza precipitare giù dal pendio. Il generale arrivò immediatamente scendendo con attenzione la via inclinata e protendendosi con tutto il corpo per prendere l'amante.

 

"Non otterrai mai nulla uscendo di senno in questo modo;" commentò, guardando dritto negli occhi allampanati dell'altro uomo mentre lo tirava su e gli restituiva la ragione con uno sguardo. "Vieni con me, vedrai che potrai riabbracciarlo presto. Te lo prometto." assicurò con lieve sorriso e afferrò le mani di Reiken per poi prenderlo in braccio come un bambino.

 

Il bruno disapprovò il gesto, ma si rendeva perfettamente conto di non essere in grado di scendere lungo il pendio da solo. Il muscolo della gamba stava pian piano sanando, però, nonostante il dolore fosse diminuito, era ancora molto forte. Doveva rassegnarsi: sarebbe stato Sephiroth a trasportarlo, almeno per il momento.

 

Oltrepassata la collina, il generale con il soldato proseguirono per la foresta. Presto la naturale oscurità notturna venne illuminata dal calore delle fiamme: l'incendio era già arrivato in quella zona, trasportato dal forte vento e divampava in ogni lato sulle cortecce e le chiome degli alberi, nel terreno secco, nei cespugli, accerchiando completamente i due guerrieri. Là la temperatura era molto elevata e Reiken si sentì la pelle cuocere; istintivamente poggiò la faccia contro il petto di Sephiroth, cercando di ripararsi più che poteva dal calore.

 

Sembrava che Sephiroth non temesse le fiamme; sicuro, si faceva strada attraverso l'incendio camminando coraggiosamente, senza indugiare neanche un istante. In quel momento Reiken sentiva una fortissima ammirazione crescere dentro di sé nei confronti del magnifico compagno. Quando era in sua compagnia niente di esterno gli faceva paura. Si sentiva al sicuro, protetto da uno scudo indistruttibile dalla potenza illimitata, che niente e nessuno poteva scalfire. E sapeva bene che questa non era solo una sua convinzione, ma la realtà. Sephiroth era invincibile; la sua forza era fenomenale, immensa, nessuno poteva pensare di sconfiggerlo.  

 

Ma proprio mentre Reiken nella sua mente esaltava il valore del suo amico, accadde qualcosa che avrebbe messo a dura prova il suo epico valore. Dalle fiamme altissime comparì un gruppo di mostri inferocito: erano chimere e saranno state almeno una dozzina.

 

Reiken alzò il viso dal petto di Sephiroth come sentì l'uomo tremare per un attimo e fermarsi dal camminare. Girò lo sguardo di qua e di là, osservando con terrore l'ingente moltitudine di mostri che lo osservavano a loro volta e poi alzò gli occhi verso viso dell'amico il quale rimaneva calmo e inespressivo anche in quel momento. Era incredibile: davvero nulla riusciva a turbare il suo equilibrio interiore. L'eroe indietreggiò di mezzo passo, i suoi sensi entrarono in stato di allerta e una goccia di sudore scivolò lungo il suo volto immobile. Senza girare il capo guardò le chimere una dopo l'altra con il solo movimento degli occhi e quando ebbe finito di osservarle indietreggiò lentamente, con cautela, tenendo sotto controllo tutto ciò di animato e non che lo circondava.

 

Ma, appena mosse il terzo passo, all'improvviso tutti i mostri contemporaneamente gli diedero addosso, lanciandosi in un furioso assalto contro di lui ed emettendo in coro versi assordanti. Il generale passò istantaneamente all'azione. Il pericolo era elevatissimo, non tanto per lui quanto per l'amico, che oltre ad essere incapace di camminare era disarmato. Con la gentilezza maggiore che la situazione gli permettesse, Sephiroth gettò da una parte il corpo inerme del suo amato e sguainò la propria katana giusto in tempo per bloccare l'aggressione del primo mostro, che a fauci spalancate era sul punto di sbranarlo. Con una mossa lo decapitò, la testa di leone schizzò esanime lontano tra le fiamme e l'uomo si ritrovò a badare agli altri feroci avversari pronti ad attaccarlo.

 

L'amico invece, stordito dalla caduta, tremava di paura di fronte all'impetuosità di quello scontro, che metteva in luce l'eccellente tecnica di combattimento ed il fascino soprannaturale del generale. Ma l'immenso terrore che provava in quel momento impediva al venticinquenne di ammirare quella battaglia e lo spinse immediatamente ad allontanarsi ed a muoversi come meglio poteva strisciando sul terreno. Giunse quindi fino ad un grande masso pochi metri distante dalla battaglia e lì si rannicchiò impaurito, pregando di non venir carbonizzato da una fiammata improvvisa e sperando con tutto il cuore in una vittoria di Sephiroth.

 

L'aggressività delle belve era spaventosa; osservandole, a Reiken parve quasi che fossero disposte a morire pur di eliminare il loro nemico. Non temevano le stoccate della Masamune e anche quando Sephiroth le feriva gravemente non perdevano un minimo della loro efferatezza, anzi, sembrava che il dolore conferisse loro maggiore veemenza.

 

L'assalto sembrava inarrestabile, si avvicendavano una dopo l'altra, schivando con straordinaria rapidità, quasi impossibile, la lunghissima lama del nemico. Sephiroth cercava con tutte le proprie forze di difendere l'amante alle sue spalle, avanzando il più possibile per allontanare i mostri da lui.

 

Con un colpo preciso uccise la seconda chimera, configgendole la spada dalla schiena alle cervella e squartandola con semplicità. Il sangue scuro della bestia zampillò con fervore dalla ferita mortale e schizzò sul corpo del generale, macchiandolo nel volto e nel petto. Intanto altre tre chimere subito lo accerchiarono. Grazie ad un agile balzo l'uomo platinato evitò l'alito infuocato della coda di serpe di una di loro e saltò alle spalle della chimera centrale. Girandosi con forza e roteando la Masamune, mise fuori gioco il terzo animale, dividendo il suo corpo nettamente a metà con un fendente. 

 

Morendo la belva si accasciò al suolo, straziata dal dolore, e in breve tempo crepò. Con un altro colpo, dritto alla testa di leone, Sephiroth sgozzò anche la quarta chimera; ma questa non morì subito, infatti usò le sue ultime energie per tentare un ultimo attacco, ma fallì: Sephiroth la infilzò con la Masamune come fosse burro. Anche all'altra toccò una  sorte simile. Voleva aggredire l'uomo dalle spalle, ma lui, senza neppure voltarsi, la trafisse da dietro e la uccise in un istante.   

 

La chioma ed il mantello nero del generale seguivano con armonia i movimenti del loro possessore e accompagnavano leggiadri i fendenti micidiali, eleganti ed efficaci, e gli elevati balzi che eseguiva con destrezza.

 

Mentre se ne stava nel suo precario riparo Reiken contemplava il combattimento dell'amico e osservava i giganteschi mostri che lo affrontavano perire uno dopo l'altro sotto i suoi precisi fendenti. Il fuoco stava crescendo visibilmente ogni secondo di più; Sephiroth continuava a combattere incessantemente, cercando di essere più rapido possibile e Reiken fu costretto a spostarsi velocemente dalla roccia, perchè le fiamme avevano cominciato ad ardere intensamente anche lì vicino.

 

La sua fronte sudava, la pelle gli bruciava, fortissimo; non riusciva a tenere gli occhi aperti, il fuoco era tutt'intorno e lo scottava indirettamente. Al tormento fisico si aggiungeva quello morale: se la sua gamba non fosse stata in quelle condizioni Sephiroth in quel memento non starebbe combattendo in mezzo alle fiamme per difenderlo. Perciò lui era il diretto responsabile. Se solo potessi aiutarti, Sephiroth, dannazione! pensava con rancore.

 

All'improvviso una delle quattro chimere rimaste colse l'occasione di colpire il generale mentre egli stava infliggendo il colpo di grazia ad una delle sue compagne. Mentre Sephiroth era di spalle, la belva gli andò dietro e con terrificante ferocia gli azzannò il braccio sinistro. Il dolore dell'uomo esplose in un profondo gemito, che fece tremare il cuore dell'amante con la sua straziante acutezza. Dopo aver urlato Sephiroth girò gli occhi infuocati sul proprio aggressore e senza alcuna pietà tagliò la testa che gli mordeva il braccio.

 

"SEPHIROTH!!" preoccupatissimo, Reiken gridò il nome dell'amante, fissando con disperazione il sangue che scorreva a fiumi lungo il suo braccio. Senza badare al richiamo del soldato, Sephiroth afferrò con disprezzo e sofferenza la testa di leone che era rimasta con i denti ancorata dentro la sua carne, e la gettò via.

 

Senza un braccio continuò a combattere gli altri due mostri, i quali sembravano aver intuito la sua debolezza e lo attaccavano spietatamente in coppia. Il corpo di Reiken era attraversato da brividi gelidi e pervaso da vampate di calore, i suoi occhi lacrimavano apertissimi mentre guardavano il generale battersi valorosamente usando un solo braccio e il suo sangue blu schizzare sul terreno e sulle belve che affrontava, mentre volteggiava impavido con la Masamune. 

 

...Sephiroth, non puoi fare questo per me.

 

Lanciandosi con la lama, il generale ferì gravemente uno degli animali, che reagì subito al colpo con una vampata incandescente; Sephiroth schivò il fuoco, ma non fu capace di fuggire dall'attacco dell'altra chimera, che balzò contro di lui e lo scaraventò a terra. La bestia inferocita puntò immediatamente alla gola dell'uomo sotto di lei, con l'unico intento di spappolare la sua carne e distruggerlo. Ma prontamente Sephiroth parò le fauci della bestia con la lama della sua spada. Il problema però era che poteva usare solo una mano per trattenere la violenza della creatura e presto si rese conto di non essere in grado di respingerla.

 

Quando sembrava che la chimera fosse sul punto di sopraffarlo, il generale girò la lama dal lato tagliente, e come la bestia spinse selvaggiamente per raggiungere la sua vittima, irrimediabilmente si squarciò le fauci. Agonizzante, si tirò indietro, logorata dal dolore, lasciando all'uomo la possibilità di alzarsi.
 

Intervenne l'altro mostro, che nonostante fosse gravemente ferito balzò agilmente contro il nemico per ucciderlo. Il guerriero di gettò in corsa verso la bestia pronto a squartarla con la spada. Ma, prevedendo l'attacco, il mostro saltò e andò dietro di lui, cogliendolo alla sprovvista e colpendolo. Sephiroth cadde a terra nuovamente e stavolta la Masamune gli scivolò dalla mano.

 

"ATTENZIONE SEPHIROTH, SPOSTATI, SPOSTATI!"" 

 

Un albero grandissimo, arso dalle fiamme, stava cedendo. Con tutto il fiato che aveva, Reiken gridò al suo amante di levarsi. Egli si accorse del pericolo e si mosse strisciando per terra più velocemente che potesse.

 

Vedendolo così indifeso, una delle chimere ne approfittò per tentare un attacco, ma il pesantissimo tronco cadde, schiacciandole le teste assieme ad una gamba del generale.    

 

Sephiroth urlò di dolore come sentì le proprie ossa frantumarsi e il proprio polpaccio sfracellato. La chimera invece era morta completamente; quel tronco era tanto grande da uccidere persino un animale delle sue dimensioni.

 

Reiken intanto era impazzito dal timore per il suo amico: sapeva che non era morto, ma la vista dell'albero che gli cadeva addosso era qualcosa di insostenibile per i suoi occhi. Sephiroth era vivo, ma l'ultima chimera, furibonda per la morte della compagna, si stava avvicinando al suo corpo impotente minacciosamente.

Completamente fuori di sé, Reiken si precipitò a raccogliere la Masamune da terra e, notando di aver recuperato gran parte della forza della gamba infortunata, si posizionò di fronte al corpo dell'amico a spada sguainata per difenderlo dall'aggressore.

 

"No, Reiken..." esalò l'altro uomo. L'amico non gli prestò attenzione e teneva sotto controllo ogni più piccolo movimento della belva feroce di fronte a sé, che a sua volta lo studiava con rabbia. Reiken aspettò che fosse lei a fare la prima mossa.

 

Con un ruggito, la belva si avventò contro l'uomo bruno, con un impeto bestiale incontenibile. Lui colse il momento esatto per vibrare un fendente dritto al suo cuore e con la lunga spada la trafisse.

 

Ma la collera della belva era tanto elevata che neanche quel colpo fu in grado di arrestare la sua furia, infatti emise un getto di fuoco con la testa di serpe come ultimo e più potente degli attacchi.

 

Allarmato dai suoi riflessi acuti, Reiken si gettò a terra, evitando così la mossa finale della chimera, la quale cadde al suolo, morta.


 

...Ahh!! Ahhh!"

 

...Aiuto...

 

...qualcuno mi aiuti!!... per caritààà...

 

Il giovane dal bianco collo si guardò attorno con sospetto, i suoi occhi penetrando le fiamme e l'oscurità notturna della foresta. La voce che sentiva gridare non era molto lontana da lui. Aveva già perlustrato la casa abbandonata, che in realtà era un vecchio granaio, ma ovviamente non aveva trovato nessuna traccia del suo dio laggiù, ed era molto preoccupato non solo per lui, ma anche per il generale. Il fuoco divampava intensamente per ettari ed ettari di foresta e Xion sperava con tutto il cuore che i due uomini non fossero rimasti coinvolti.

 

Fortunatamente lui era riuscito a salvarsi, infatti in quel momento si trovava in una zona dove le fiamme non erano ancora arrivate. Si interrogava sul da farsi. Avrebbe deciso di continuare la ricerca del suo amato se non fosse stato per l'eco di quella voce.

 

Qualcuno...

 

"...MI SALVI!!..."

 

Il giovane si girò di scatto; i suoi occhi focalizzati nel punto da cui proveniva la voce, la sua mano stretta nel manico della spada. Sentiva la voce più vicina. Si stava avvicinando sempre di più. Pazientemente restò ad aspettare, senza abbassare la guardia neanche per un istante.

 

Da lontano proveniva un suono di fruscii; divenne via via più forte finchè da un cespuglio sbucò la ragazzina Coreliana piangente.

 

"AIUTAMIII!" strillò al soldato, i suoi occhi erano supplicanti, gremiti di lacrime di terrore. Xion riconobbe subito la fanciulla e si dimostrò disposto ad aiutarla quando lei corse a ripararsi dietro il suo corpo. Dopo qualche istante una grossa chimera sfondò la vegetazione, ruggendo e prendendo subito di mira il giovane uomo pochi metri avanti. 

 

"AHHH!!" spaventata, la ragazza gridò ancora, stringendosi alla maglia del suo difensore e continuando a piangere.

 

Xion mosse un passo verso la belva e senza accorgersene trascinò con sé anche la ragazzina. Girò un attimo gli occhi su di lei. "Faresti meglio a trovati un riparo adesso. Non aver paura, ti proteggerò io!" assicurò.

 

"DOVE VADO?!" chiese lei in preda al panico.

 

Xion ci pensò un paio di secondi; "Ascolta, in cima a questa collina c'è una casa abbandonata. Và lassù, io tornerò a prenderti quando avrò finito." disse "Corri, presto!!" 

 

La giovinetta annuì confusamente e corse via più veloce che poteva.

 

Vedendola correre, la chimera mosse minacciosamente un passo verso di lei, come se stesse meditando di lanciarsi al suo inseguimento. Ma aveva dimenticato il suo avversario. Xion si mosse rapidamente di fronte al mostro, bloccandogli il passaggio e mostrandosi pronto a combattere. La chimera ringhiò rabbiosamente.

 

Non ho paura di te. Fatti sotto, mostro!

 

Come se avesse letto nella mente del nemico, la chimera partì alla carica contro il soldato con bestiale rapidità, cercando di incornarlo con la testa di capricorno.

 

Agilmente, il il ragazzo si spostò di lato, evitando l'attacco e passando alle spalle dell'animale. Immediatamente cercò di cogliere l'occasione di attaccarlo; con la spada in mano saltò sulla sua schiena.

 

Ma prima che la sua lama potesse toccare il corpo della belva, la lunga coda di serpente ondeggiò in aria verso di lui ed esalò un potente getto infuocato, che lo colse di sorpresa.

 

Istintivamente, il diciassettenne incrociò le braccia davanti a sé per difendersi dalle fiamme, ma ciò non impedì che venisse travolto dalla scottante folata e venisse scaraventato a terra. Cadde. Le sue braccia, che per quanto potessero avevano fatto da scudo alla testa e al collo, erano gravemente ustionate. Le maniche della divisa mimetica erano incenerite e distrutte, la pelle sotto di esse era invece gravemente bruciata. Il dolore per quelle ustioni era molto acuto e Xion riusciva a malapena a trattenersi dal gridare.

 

Senza lasciare al nemico neanche il tempo di realizzare l'effettiva entità dei suoi danni, la gigantesca chimera tornò all'attacco. Con celerità si lanciò in direzione del corpo del giovane, che giaceva sofferente a terra, e si avventò su di lui per azzannarlo al capo. Xion percepì il pericolo, e più velocemente che poté si tirò indietro per evitare il balzo della bestia.

 

"AHRGH!!" 

 

Ma non riuscì comunque a sottrarsi dallo sbranamento, in quanto le fauci leonine del mostro addentarono fermamente la sua gamba sinistra. Il dolore per quel morso era assai maggiore rispetto alle ustioni, che bene o male riguardavano solo la superficie delle braccia, infatti Xion poté sentire con drammatico stupore i denti del mostro penetrare in profondità nella propria carne.

 

Dopo aver gridato per l'immane sofferenza, con fatica strinse la mano nel manico della spada e colpì con l'arma la testa di leone che lo mordeva. La ferì prima sul muso, poi negli occhi, al che il mostro si agitò tutto ed istintivamente si tirò su, scagliando via il suo corpo con il brusco movimento.

 

Xion volò e atterrò in mezzo ad un fitto cespuglio, che attutì, anche se di poco, la caduta. Sbatté la schiena e la testa, ma non eccessivamente forte. Nella caduta aveva perso la spada, ma si accorse di non avere la forza per alzarsi ed andarla a raccogliere. Il suo corpo era lì, immerso in uno scomodo covo di rami, e sembrava aver perso le forze.     

 

Perchè doveva succedermi questo...? O mio dio, devo alzarmi, alzarmi...! Se non lo faccio rischio di restarci secco sul serio

 

Cercò ancora di muoversi, ma era come se il suo cervello non riuscisse ad inviare l'ordine al corpo. Era bloccato.

 

Avrei avuto bisogno di qualche lezione in più... magari sarei stato in grado di cavarmela da guerriero. Reiken, dovevo allenarmi meglio per questa missione.

 

La chimera intanto emetteva ruggiti di dolore. La spada del ragazzo l'aveva colpita dritta negli occhi. 

 

Devo alzarmi! Devo reagire... Che figura ci farei con Reiken se venissi ucciso così miseramente? E poi sono stato io ad insistere a voler venire qui-

 

Che stupido sono. Ma è giunto il momento di pagare.


 

"Sephiroth!!"

 

Il bell'uomo si appressò all'amante intrappolato, guardandolo angosciosamente negli occhi. Senza dire una parola, velocemente andò verso il tronco, cercando con tutte le proprie forze di spingerlo via dalla gamba dell'amico.

 

"Non ci riuscirai mai, Reiken." avvertì il generale con rassegnazione "E' troppo anche per te". 

 

"Smettila di dire stronzate...!" emise l'altro a denti stretti "Credi che ti lasci qui a morire qui?! Mai! Ti salverò......" disse "Tranquillo... ti... salverò! Ugh!!"

 

Ma nonostante si stesse sforzando moltissimo, con amarezza realizzò che i suoi muscoli non erano in grado di smuovere neanche di un centimetro quel peso. Non voleva mollare comunque; Sephiroth gli aveva appena salvato la vita e ora era impensabile che morisse per un fatto simile.

 

Era impensabile sino a un certo punto, però.  

 

"E' tutto inutile, mio caro..." riprese l'uomo intrappolato. "L'incendio sta crescendo ancora. Se non ti metti in salvo rischierai di morire anche tu."

 

"Finiscila, Sephiroth..." gemette l'altro. "Se tu devi morire allora preferisco rimanere qui con te. Pur di non abbandonarti...!". E intanto continuava a spingere invano.

 

"No." la voce di Sephiroth era autoritaria e glaciale, "Non pensare a me. Mettiti in salvo, cerca Xion. Va da lui, Reiken; ora prendi la mia spada e corri a salvarlo." ordinò "AVANTI, SBRIGATI."

 

La severità del grido del generale fu tale da interrompere lo spingere a vuoto del soldato. Come paralizzato, Reiken si fermò a guardare gli occhi intrepidi dell'amante, leggendo in essi la sua salda volontà. Sephiroth intendeva tutte le parole che aveva pronunciato.

 

No, questo non può accadere... disperato, il venticinquenne si mosse con le ginocchia verso il corpo del più anziano, toccandolo sulla schiena e attraverso i capelli. Il volto di Sephiroth rimaneva impassibile, ma i suoi occhi turchesi erano infinitamente profondi.

 

"Sephiroth..."

 

Vinto dal rammarico, il bruno si chinò, abbracciando la testa del suo amante al petto, ed irrimediabilmente scoppiò a piangere. Le fiamme erano ormai vicinissime e il caldo era insopportabile. Il corpo di Reiken gridava di scappare, si stava ustionando, ma lo spirito dell'uomo era tenace.

 

"Corri, presto" incitò Sephiroth, trattenendosi dal piangere anche lui. Sapeva che se l'avesse fatto Reiken non lo avrebbe mai lasciato.

 

"Mio adorato, Sephiroth..." piangendo, Reiken prese con entrambe le mani il viso dell'amico e posò un bacio sulla sua fronte coraggiosa. "Non vorrei mai vivere senza di te. Come potrei lasciarti in un momento simile? Perché, dimmi la ragione, perché? ..." singhiozzò, sentendo il proprio cuore stringersi nel petto dal dolore.

 

Sembrava un incubo, tutto quanto.

 

"Forse è la cosa migliore." meditò Sephiroth "Non avresti alcuna ragione di morire per me. Devi invece vivere per la persona che ami, per la persona che ha bisogno di te, Reiken. Lui non potrebbe mai accettare di perderti; sei indispensabile nella sua esistenza e ti ama veramente. Seguilo, non curarti di me, la sua importanza è maggiore." si fermò, "Come hai detto anche tu." infine aggiunse.

 

"Ma cosa dici?!" esclamò l'altro uomo, sconcertato dalla freddezza delle parole dell'amico.

 

"Non lo ammetteresti mai in questo momento," provocò il generale con un sorrisino astuto e rassegnato allo stesso tempo "Ma lui, nel tuo cuore, vale molto più rispetto a me. Ed io, di mio canto, preferisco la morte piuttosto che il tormento di essere disprezzato da colui che amo a causa della mia insulsa gelosia. Capisci?"

 

"No, non capisco!" affermò Reiken irritato "Sei completamente uscito di senno?! Adesso vorresti persino morire per *questo*?! Sephiroth, non credevo, davvero, fossi così pazzo! I tuoi discorsi mi fanno a dir poco rabbrividire; sei un folle, un folle..." pianse.

 

"Forse non hai tutti i torti." commentò Sephiroth, accarezzando la schiena dell'altro uomo mentre veniva stretto da un forte abbraccio.

 

"Come?" chiese lui, allontanando un poco il capo del generale da sé per poter intendere il significato di quell'affemazione dalla sua espressione. Il viso di Sephiroth era dolce, sereno, ma sopratutto estremamente sincero. I suoi occhi sorridevano e parlavano.

 

"Ti amo alla follia, mio caro." disse, con la medesima serenità nella voce. "Ti amo e non smetterò mai di amarti."

 

Quelle parole furono come frecce acuminate che confissero il cuore di Reiken senza alcuna pietà. Il rimorso per non condividere i sentimenti sinceri dell'amante era infinito e quella dichiarazione così improvvisa era insostenibile. Sephiroth gli aveva appena detto di amarlo e ora lo guardava fieramente negli occhi, dimostrando tutta l'onestà e la purezza del suo sentimento. Aspre lacrime continuavano a scorrere lungo il viso di Reiken, mentre osservava con miserabile consapevolezza l'autenticità di quell'amore profondo, che traspariva cristallinamente dagli occhi nobili del più anziano. Un amore che il suo cuore non riconosceva.

 

"Sephiroth... ..." esalò il soldato, non trovando altro modo di esprimere la sua angoscia se non baciando le labbra dell'amico. Era l'unica cosa che gli riuscì di fare in quella situazione e il pensiero di non avere più in futuro la possibilità di sentire il sapore di quella bocca così dolce generava nel suo animo una tristezza spaventosa. Ma oltre alla tristezza provava anche una rabbia fortissima, che gli colmava il cuore e si agitava freneticamente dentro di sé. La sentiva soprattutto mentre le sue labbra si toccavano con quelle del generale, perché la sensazione di quel bacio, nonostante *tutto*, era bellissima, era quella di sempre, sapeva di Sephiroth e nient'altro. Niente l'avrebbe mai potuta sostituire. Neppure Xion.

 

"Non voglio perderti, non voglio, ti prego..."

 

Sephiroth si staccò dal bacio, i suoi occhi penetranti fissarono l'altro uomo per un istante. "Devi andare." disse "Non hai nessuna scelta, purtroppo. Reiken, tu devi vivere. Se il destino ha decretato la mia morte, così sia; non puoi mutare il corso degli eventi, amore mio."

 

"Le tue parole sono prive di senso, Sephiroth..."  

 

"Addio, mio adorato. Vedrai, un giorno ci rincontreremo; ne sono certo."

 

"Sephiroth...!!!" le lacrime del soldato divennero più dense e scivolarono lungo il suo viso come piccoli torrenti. Sephiroth aveva detto "addio", e Reiken sapeva che non stava scherzando.  

 

"Presto, non c'è più tempo; devi andare."

 

"No, non voglio..."

 

"Basta piangere."

 

"Dimmi come potrei non farlo. Mi stai chiedendo di lasciarti morire! .... ...."

 

"Sii forte. Io desidero solo che tu viva, non m'importa se la mia morte sarà il prezzo da pagare per la tua salvezza. Tu per me sei tutto, la mia vita viene anche prima della tua, amore mio."

 

"Non è giusto che ... "

 

"Basta. La mia spada. Prendila e vattene via da qui, in fretta. Corri da Xion."

 

"Seph..."

 

"ADESSO BASTA!"

 

Reiken sussultò per la durezza di quell'ordine e subito abbassò il capo per qualche secondo.

 

"Va bene..." rispose, la sua voce era singhiozzante e strozzata. "Se io perdessi la vita, la tua morte sarebbe vana." meditò. Senza alzare lo sguardo da terra, allungò un braccio e afferrò la Masamune che stava lì vicino. La prese con entrambe le mani e dopo qualche istante alzò gli occhi, per l'ultima volta, sul viso glorioso dell'amante, fissandolo con tutto il suo amore e con un dolore immenso. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma in quel momento la sua lingua era bloccata.

 

Si alzò, continuando a guardare Sephiroth, e poi si fermò, restando immobile, vagando nell'immensità di quei carissimi occhi di lince. Ancora non gli venivano le parole; nella sua testa si aggrovigliava solo un profondo sconforto. Il suo cuore piangeva con dolore, le sue gambe non avrebbero mai voluto muoversi, i suoi occhi, seppur appannati dalle lacrime, non avrebbero mai lasciato che la visione di quell'amico tanto stimato venisse dissolta.

 

"Va'. Dimostra il tuo vero valore e tè stesso."

 

La prima reazione di Reiken di fronte a quella esortazione fu di spalancare gli occhi e tirarsi indietro. Con rancore si ricordò che Sephiroth già una volta gli aveva dimostrato il suo 'valore', ovvero la sua insulsa meschinità. Ora non poteva deluderlo una seconda volta.

 

"Sephiroth, addio."

 

"Corri, prima che sia troppo tardi." incitò rigidamente il generale.

 

Piangendo, Reiken annuì, e a malincuore si voltò di spalle, iniziando a muovere i primi passi via dal suo amico. Avrebbe voluto correre, ma le fiamme erano fittissime e doveva fare attenzione. Fortunatamente individuò una via, strettissima a dir la verità, e senza voltarsi si precipitò in prossimità di essa per percorrerla e allontanarsi dall'incendio. La strada per arrivare al granaio era ancora lunga ed il dolore del bell'uomo era tale da impedirgli perfino di respirare. No, forse si trattava solo del fumo, così denso.  


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Fine quinta parte.      

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