Intanto erano passati tre giorni.
La mattina, Reiken portava il suo compagno in giro per l'accademia, mostrandogli luoghi interessanti e insegnandogli ciò che sapeva; la sera proseguiva le sue lezioni sull'arte della spada, e la notte... beh, o andava a far visita al suo angioletto, o il suo angioletto veniva a far visita a lui. La cosa era variabile, l'importante era passare la notte insieme. Stava iniziando a diventare un'abitudine, un piccolo vizio... ma non c'era niente di male, in fondo. Amavano stare insieme, e dopo la prima nottata di sesso, il loro rapporto era profondamente mutato: si era fatto molto più forte, e adesso l'uno non poteva far a meno dell'altro.
"Bravo, Xion!" lodava il maestro, mentre il giovane discepolo parava abilmente la sua stoccata con la spada. "Vedo che hai capito come deviare anche questa mossa..." osservò con fierezza, e si tirò indietro, terminando lo scontro.
Xion era molto felice di aver fatto così tanti progressi in così poco tempo. Come anche Reiken gli aveva detto, dalla prima lezione sino a quel momento aveva fatto passi da gigante, e si era dimostrato in grado di padroneggiare discretamente tecniche di alto livello in un tempo assai breve.
Era tardo pomeriggio, e Xion si stava dedicando come al solito all'allenamento con la spada.
Fuori pioveva, così il maestro aveva deciso di tenere la lezione nella palestra, anziché nei campi all'aperto.
"Reiken!"
Ad un tratto, proprio mentre il maestro concludeva la lezione, una voce dura e baritonale riecheggiò per la sala, chiamando il suo nome: era il magnifico generale Sephiroth, che avanzava a passi pesanti verso i suoi soldati, con un'aria non molto rassicurante.
"Posso sapere dove ti sei cacciato durante tutto questo tempo, Reiken?" domandò Sephirothcon austerità. Però, improvvisamente, si rilassò, addolcendo il viso e la voce, come volesse imporsi la calma. "Sono giorni che tento di avere tue notizie." disse, gesticolando con la mano.
Xion osservò il suo amante assumere un'espressione spiacente. "Ti prego di scusarmi." disse lui, mantenendosi comunque sullo stesso livello del generale. "Ma ora che mi hai trovato puoi dirmi quale sia il problema…" disse, sorridendo acremente.
Sephiroth strinse gli occhi con sospetto, i suoi iridi di ghiaccio studiando minuziosamente l'alta figura davanti a lui. "Intendevo portarti degli aggiornarti," disse, "Dato l'inasprirsi della situazione a Corel, necessito di un maggior numero di soldati al mio fianco, perciò desideravo che venissi anche tu."
Reiken sembrò stupito della richiesta, e meditò qualche secondo prima di rispondere. "Ho bisogno d tempo per pensarci." disse.
Ci fu un attimo di silenzio.
"Ti stavi allenando con Henstaufen?" chiese improvvisamente il generale, posando lo sguardo sulle spade di legno dei soldati.
"Proprio così," spiegò il bell'uomo. "Mi ha chiesto di dargli delle lezioni, e ora sono il suo insegnante. In questi giorni ero molto occupato con lui a causa dell' addestramento. Scusa ancora se non mi sono fatto trovare." disse, con un'espressione inconsapevolmente fredda.
"Bene," commentò il generale, con le labbra tese in un sorrisetto molesto. "Allora, a giudicare dall'intensità degli allenamenti, a quest'ora il tuo allievo sarà diventato molto esperto..."
"E già." Reiken ricambiò il sorriso pungente ad armi pari.
L'atmosfera era diventata tesa, e Xion riusciva a percepirlo.
"Se è davvero come dici, allora non vedo perchè non dovresti lasciare che lui partecipi alla missione." considerò il generale, stavolta sorridendo ampiamente.
Reiken aprì largamente gli occhi, il suo viso divenne sdegnato. "Ma come ti viene in mente una cosa del genere, Sephiroth?! E' una missione pericolosa, e poi lui è troppo giovane." affermò con tono autoritario.
"Ma non correrà rischi se ci sarai anche tu." il generale alzò le spalle e rise, rivolgendosi poi a Xion. "Non è vero, Henstaufen?" chiese.
"Si, signore." Xion era d'accordo col generale, e di fatto non dava grande importanza all'opposizione del compagno.
Era proprio ciò che desiderava: una missione importante e pericolosa! Ancora non poteva credere che Sephiroth gli avesse chiesto di andare con lui... Reiken aveva detto che il generale sceglieva con cura i soldati per le missioni in base alle loro capacità e alla gravità dell'incarico. Era lusingato di godere di tanta considerazione pur essendo entrato in squadra da così poco... essere stato chiamato significava essere all'altezza! Possedeva le capacità per sostenere l'incarico! E se era Sephiroth a dirlo, non gli importava di nulla. Le preoccupazioni di Reiken erano inutili.
"No," ora il bell'uomo sembrava iniziasse a perdere un poco la calma. "Mi oppongo, Sephiroth." dichiarò.
Xion non capiva il perchè della resistenza del suo amante, ciononostante poteva percepire un’aura minacciosa provenire da lui: la sua aria serena e la sua voce moderata nascondevano una strana, oscura indignazione, che Xion sentiva adesso rivolta anche nei propri confronti oltre che verso il generale.
"Oh, davvero?" Sephiroth incrociò le braccia e spalancò un poco gli occhi con falso stupore. "E potrei sapere il motivo della tua opposizione?" domandò pomposamente. Anche Xion si voltò verso di Reiken per sentire la risposta.
"E' pericoloso per lui."
"Allora immagino che voglia essere presente per proteggerlo."
A Xion sembrò di vedere un fulmine attraversare le pupille del proprio amante, ma la sua espressione rimaneva serena e rilassata.
Ci fu ancora un attimo di silenzio.
"Che ragioni hai per agire in questo modo," la voce di Reiken divenne pungente e aggressiva, il suo volto era imperturbato, calmo; solo i suoi occhi e la sua voce rivelavano il profondo astio. "Non erano questi gli accordi, Sephiroth." disse.
"AH AH AH!!" improvvisamente, senza motivo, il generale scoppiò in una risata a dir poco disarmante. "AH Ah ah... è proprio per questo che mi piaci, Reiken..." disse, ancora sghignazzando, poi di colpo tornò serio "E' da te."
"Cosa vorresti dire?!"
Xion non capiva e rimaneva a guardare ora il compagno ora il generale con aria interrogatoria. Di che accordi stavano parlando?
Osservando lo sguardo meravigliato del suo amante-soldato, il magnifico generale si mosse di qualche passo verso di lui, con atteggiamento provocante e provocatorio allo stesso tempo, e si mise faccia a faccia contro di lui. "Più tardi ti voglio nel mio ufficio, soldato. Chiaro?" comandò.
Reiken strinse gli occhi sdegnosamente. "Come vuoi."
"Perfetto," il generale ancora sorrideva "Allora ti aspetto." si girò e si avviò verso l'uscita, allontanandosi superbamente.
Xion attese che se ne fosse andato completamente prima di chiedere spiegazioni al compagno. "Che storia è questa Reiken? Perchè non vuoi che partecipi alla missione??"
Ma sembrava che l'uomo non lo stesse ascoltando.
"Sephiroth!"
Il generale alzò lo sguardo con compiacimento quando vide l'amante irrompere violentemente nel proprio ufficio. I suoi occhi smeraldini erano infuocati e rabbiosi. "Mettiamo in chiaro una cosa..." cominciò il venticinquenne, ma il generale lo interruppe. "Ehi, calmati." intimò, facendo un gesto di ammissione col braccio "Prima entra almeno." sorrise.
Reiken camminò per l'ampia stanza a grandi passi e intanto Sephiroth si alzò dalla scrivania per andargli incontro "Allora, stavi dicendo?" gli chiese con asprezza.
"Mi sta bene diventare soldato, anche vice-generale, perchè no?! Però non puoi chiedermi di stare via da qui per una settimana! Questi non erano i patti, Sephiroth." Reiken parlava nervosamente, sembrando piuttosto irritato "Non puoi farlo, io devo stare qui, per il *mio* lavoro."
"Il tuo lavoro... già." replicava il generale con tono irriverente, prima di dare le spalle all'uomo e restare a pensare col capo abbassato.
Reiken si stufò presto della fastidiosa attesa. "Si, esatto, caro mio! SAI bene perchè sono qui!" proruppe, andando vicino al generale.
Egli non si voltò, la sua voce era cupa e inquietante. "Per fottere con i ragazzini, non è così?" rispose.
Reiken si sentì il sangue gelare nelle vene. Indietreggiò, inorridito, senza trovare le parole per ribattere.
Come faceva Sephiroth a sapere delle sue notti con Xion?!
Ci fu un minuto, due minuti, forse tre di insostenibile silenzio. Sephiroth restava voltato di spalle, il capo chino e una mano poggiata sul piano della scrivania affianco a lui. Reiken non sapeva cosa dire; il suo amante da tanti anni aveva scoperto di essere stato tradito miseramente, ma oltre a questo c'era qualcosa di più profondo... un rapporto d'intesa, di fiducia, rovinato.
E perchè ora gli stava urlando contro? Forse perchè non gli andava di lasciare il suo lavoro nell'accademia? No... non voleva restare una settimana senza Xion, ecco cosa lo irritava! E non voleva neppure che Xion andasse in missione, perchè era pericoloso.
"Come puoi parlare di patti e accordi..." il generale ruppe il silenzio, "Se tu sei il primo a non rispettarli?"
Ma ora Reiken non capì. Si avvicinò al più grande per mettergli una mano sulla spalla, "Sephiroth... non capisco a cosa ti riferisci..." ammise affranto. Ma qualcosa gli diceva che sarebbe stato meglio *non* fare quella domanda. Sephiroth, si girò bruscamente, così bruscamente che si liberò della sua mano, i suoi occhi acuminati come iceberg erano colmi di disprezzo. "Non capisci?! Dimentichi la tua proposta? Dimentichi le tue promesse?! Hah!"
"Sephiroth..." bisbigliava l'uomo, ricordandosi che il suo vecchio amante aveva chiesto, come ricompensa per il favore, il suo corpo e la sua anima. Non solo quindi l'aveva tradito con un altra persona, ma aveva anche mancato a una promessa e violato un accordo. Si sentiva mortificato, nel vero senso della parola.
Ora Sephiroth rimaneva zitto, con lo sguardo basso perso nel vuoto, come se stesse pensando, pensando... tante cose. Reiken gli si avvicinò, come un domatore fa di fronte ad una tigre selvatica inferocita, e con estrema cautela si mise di fronte a lui e gli sfiorò una guancia. In quel momento uno sguardo indignato e sprezzante si levò verso di lui, gelandolo. Non sapeva cosa dire. Non c'era niente che potesse attenuare la sua colpa.
Però decise di non tacere. "Mi dispiace, Sephiroth.... non so come scusarmi," disse, con il cuore che gli lacrimava di sangue. Sephiroth non meritava questo.
Il generale chiuse gli occhi e gli diede un bacio senza vita sulle labbra.
Reiken lo accettò con passività, chiudendo gli occhi anche lui, portando con incertezza il corpo dell'amante più vicino al suo, la sua mano nei magnifici capelli di platino. Posando una mano nera, coperta dal guanto di pelle, sul pallido collo di Reiken, Sephiroth morse amaramente le labbra del suo traditore, costringendolo a subire quell'acuto dolore.
Il labbro inferiore di Reiken sanguinava, ma lui non si muoveva, prendendo il gesto come punizione e sottomettendosi. Presto sentì le braccia del generale trascinarlo con impeto sulla scrivania, gettare il suo corpo senza grazia.
E si lasciò gettare.
"Perchè, Reiken? Perchè mi tratti così?" gemeva Sephiroth, mentre fotteva disperatamente il suo disertore, provocandogli un dolore immenso come costringeva il suo corpo a prenderlo dentro di sé, e lo sfondava, lo straziava, lo distruggeva. Reiken teneva gli occhi chiusi, restava immobile, smosso solo dalle crudeli spinte dell'altro, che, lagnandosi, lo puniva duramente. Sephiroth gli stava facendo violenza, ma questo non gli importava. Era incredibilmente doloroso, certo, ma era il minimo che potesse fare accettare il castigo e lasciare al partner la possibilità di sfogarsi come meglio credeva.
"Cos'ha?" domandava tra gli ansimi crudeli il generale "Cos'ha quel misero ragazzino in più di me?"
Niente, però...
"La giovinezza... l'inesperienza" ansimava "...la verginità... " e si muoveva follemente "Ti piace più di me? LO AMI?!"
"N-non lo so, Sephiroth..." rispondeva Reiken "Penso di amarlo molto..." esalò dopo una pausa, facendo passare la voce attraverso i denti.
"PERCHE'...?!" gli occhi del generale erano schegge di ghiaccio, mentre urlava furiosamente contro l'uomo sofferente sotto di lui. Egli gemette con dolore, e poi disse "E tu..." aprì gli occhi, incontrando quelli dell'aggressore "Tu mi ami, Sephiroth?"
Sephiroth si bloccò, i grandi occhi venati di rosso, i lunghi ciuffi di neve spettinati, malmessi, nel suo viso allampanato. Rimase a fissare la vittima nel buio dell'ufficio per molto tempo.
"Cosa risponderesti se ponessi la stessa domanda a te?" chiese alla fine freddamente, come se non fosse riuscito a trovare la risposta.
L'uomo dai capelli corvini si tirò su con i gomiti, con grande sforzo, e sorrise. "A volte credo di amarti," incominciò "...altre invece mi rendo conto di pendere dalle tue labbra; a volte mi seduci; a volte mi prendi, con la dolcezza, con l'amore. Amo il modo in cui fai queste cose. Però... a volte..." chinò il capo, ed evitò lo sguardo dell'altro, si fermò. " Sei davvero brutale." ammise, con pesante rancore nella voce e nel viso.
Sephiroth rimase zitto.
"Se desideri portarmi con te in missione, puoi farlo." aggiunse "Se hai bisogno anche di un soldato inesperto come Xion, se lo ritieni opportuno, chiama anche lui. Ma ricorda che potresti fare un grande sbaglio... perciò ti prego di rifletterci su."
Silenzio.
"E poi..." riprese, sorridendo con amarezza "Io e te non ci siamo mai amati sul serio, credo." Un rapporto basato unicamente sullo scambio reciproco di favori e scopate occasionali è tutto tranne che amoroso. rifletteva Reiken; inoltre erano passati così tanti anni senza vedersi. Sephitorh, non mi avrebbe mai violentato in questo modo; Non avrebbe mai fatto nulla di simile... era cambiato, pensava, e questo era molto evidente dal suo comportamento.
"Io ti adoro Sephiroth,"
Ah... era davvero *difficile* affermare una cosa simile mentre si veniva selvaggiamente stuprati. Ma Reiken stimava il generale a tal punto da perdonargli anche un gesto simile. D'altronde questa era stata la prima volta che arrivava a tanto. Perciò, saggiamente, decise di chiudere un occhio e perdonarlo. "Ti stimo infinitamente, anche in questo momento, per quanto possa essere difficile..." sospirò, interruppe il discorso.
Sephiroth rimaneva in silenzio, immobile. Forse stava pian pianino ritornando in sé.
"Ti perdono," ricominciò, dopo una lunga pausa, l'uomo dai capelli neri "Ti perdono per quello che mi hai fatto, perchè riconosco il mio errore e me ne scuso infinitamente... scusami."
Una calda lacrima scivolò lungo il viso nobile del generale e, come Reiken alzò lo sguardo verso di lui, per la prima volta nella sua vita vide Sephiroth piangere. Gli occhi dell'eroe erano gremiti di amare lacrime, lacrime di redenzione e di perdono. Non sorrideva, non si lamentava, il pianto scorreva nel suo viso silenziosamente.
"No, Sephiroth..." Reiken non poteva credere di assistere a una scena tanto unica. Quasi come se non credesse ai suoi occhi, allungò una mano per toccare una guancia bagnata del generale, e appurò che stava *davvero* piangendo.
"Sei tu che devi scusarmi, Reiken..." pianse Sephiroth, la sua gloriosa voce tremante "Non volevo farti...... questo." disse.
Reiken sorrise, giusto per consolare l'animo ferito del suo *amante*, e con la mano gli asciugò come poteva le lacrime. "Potevi dirmelo anche senza bisogno di piangere..." osservò.
"Se dipendesse da me non piangerei." ora anche Sephiroth sorrideva, ma era un sorriso forzato.
"Hmh..." l'altro uomo chiuse gli occhi, sorridendo con gentilezza "Allora piangi pure finchè vuoi, generale. Non uscirà mai dalla mia bocca ciò che hanno visto questi occhi." assicurò.
All'improvviso, Sephiroth scoppiò in un pianto isterico, convulso, e si abbracciò forte all'uomo sotto di lui, piangendo sulla sua spalla.
"Non preoccuparti, Sephiroth..." rassicurava lui, accarezzando la schiena dell'amico. "Ti ho perdonato, ora basta piangere."
"Reiken..."
Amava Xion? Poteva amare *seriamente* un giovane ragazzo con ben otto anni in meno di lui? Si, poteva, e presto avrebbe dovuto scegliere... forse. Non era sicuro neppure di questo. Il soggiorno nell'accademia durava all'incirca due mesi. Cosa sarebbe successo dopo? Baci e saluti: addio Xion. Non ci rivedremo mai più... devo andare. Non sono un soldato, io, sono solo una spia. E' stato bello stare con te, senza dubbio, ma ora, che lo volgiamo o no, è finita.
E Sephiroth? Il magnifico, leggendario, generale? Come poteva *pensare* di rinunciare a un'amicizia come la sua per una storiella da quattro soldi con un misero adolescente? Si, era solo una grossa pagliacciata... Xion era terribilmente carino, e poteva goderselo finchè avrebbe potuto e voluto, poi... poi l'avrebbe lasciato, beh si. Sephiroth, invece, sarebbe stato sempre presente e l'avrebbe trattato in ogni occasione come amico e come amante. Cosa poteva desiderare di più di Sephiroth? Lui era il massimo, l'apice supremo, la magnificenza in persona... c'era poco da scegliere, in effetti. Solo una cosa, però, solo un pensiero, confutava tutto quanto. Accartocciava e gettava lontano i ragionamenti logici, guadagnandosi spazio e approvazione. Una cosa alla quale Reiken non poteva tener testa, qualcosa oltre le sue possibilità, che non poteva gestire.
"Ti amo."
Il ragazzo dai capelli d'argento arrossì e si tirò un pò indietro, stupito, come sentì il bell'uomo pronunciare quelle parole. "Cosa?!" esclamò, arrossendo "Perché adesso mi dici... questo...?". Reiken si avvicinò e baciò il piccolo giovane dolcemente sulle labbra "Te lo dico perchè me lo sento nel cuore" rispose, ma il suo umore era ancora visibilmente malinconico.
Non era riuscito a riprendersi dopo quello che Sephiroth gli aveva fatto nell'ufficio. Xion era venuto a fargli visita in camera e cercava disperatamente di consolarlo come meglio poteva. Reiken apprezzava molto il suo gesto, però sentiva che era tutto inutile... non riusciva a stare meglio... anzi, forse solo Xion riusciva a dargli un minimo di consolazione con la propria presenza... ma lui soltanto.
"Vieni qui, piccolo..." mormorò, abbracciandosi a lui, trascinandolo con sé sul letto e stringendolo forte.
Anche se non riusciva bene a comprendere, Xion ricambiò amorevolmente l'abbraccio, offrendo al compagno un calmo silenzio, riuscendo almeno un pò a farlo rilassare. Già più volte gli aveva domandato se fosse successo qualcosa quella sera nell'ufficio del generale, ma sembrava che Reiken non avesse intenzione di parlargliene o negasse la realtà.
"Sai, Xion..." il bell'uomo cominciò, tirandosi un pò indietro nell'abbraccio per poter guardare il compagno negli occhi. "Io farei qualsiasi cosa per te." dichiarò, con un'espressione nobile e sincera.
E tu faresti qualsiasi cosa per lui? Saresti capace di amarlo?
"Reiken..." pronunciava sottovoce il ragazzo, sorridendo con gioia, scostando qualche ciocca di capelli più corti dal viso dell'uomo davanti a lui, ritirandole dietro l'orecchio con attenzione, "Tu per me sei più importante di qualunque altra persona... mi piaci moltissimo." arrossì; era imbarazzate, tuttavia, confessare l'amore a qualcuno per la *prima* volta. Non aveva mai parlato in questo modo al suo compagno né a nessun'altro; non aveva mai detto cose simili al suo dio. Reiken invece si. Spesso gli faceva presente il proprio amore, anche se MAI gli aveva detto 'Ti amo', mai.
Xion non capiva perchè, ma non riusciva a dirglielo a sua volta. Si, lo amava... però... perchè era così difficile dirlo a parole?
"Ascolta," continuò l'uomo, dopo aver baciato amorevolmente Xion sulle tempie "Ho deciso di andare in missione con Sephiroth." si fermò, "Se intendi venire con me, allora sei libero di farlo... se si presenteranno dei pericoli io ti proteggerò, ti aiuterò, stai pur certo di questo, angelo mio. Ma è molto rischioso... per te." disse con la bella voce, accarezzandogli i capelli.
"Credi davvero che non sia in grado di cavarmela da solo?" insorgeva Xion, un pò arrabbiato, alzando la voce " Perché... perché devi per forza proteggermi, Reiken?!" chiedeva.
L'uomo sospirò con pazienza, poi sorrise tenuemente "Non potrei mai permettere che ti accadesse qualcosa. E comunque voglio proteggerti perchè... ti amo."
Ma non era tutto: la verità era che si sentiva in colpa perchè era a causa *sua* se Xion era stato chiamato dal generale in missione e esposto a quel grande pericolo.
Solo colpa sua per aver scatenato
la gelosia di Sephiroth. Doveva sdebitarsi in qualche
modo, almeno proteggendolo. Non sarebbe stato insistente come
una guardia del corpo... certo, avrebbe agito solo nei momenti *davvero*
critici. Però comunque
lo aiuterei in qualsiasi occasione, non solo in missione... ahhh,
basta! Troppi inutili problemi.
Dissolse il suo intricato viluppo di pensieri baciando profondamente il suo amore, concentrandosi solo su di lui e liberando la mente.
"Rimani qui a farmi compagnia stanotte?" domandò, con i begli occhi smeraldini che scintillavano.
"Si, certo..." rispose Xion, sorridendo. Rimase stupito che quella notte Reiken non gli avesse chiesto di fare l'amore... lo desiderava, ma se lui non gli aveva dato segno di volerlo fare, allora significava che non era dell'umore giusto.
Ed era proprio così.
Arrivò presto il giorno della missione. Sephitoth aveva radunato con sé undici soldati, tra cui anche il suo amante-spia e il novellino, Xion. Reiken sapeva della guerra che solo da qualche giorno era esplosa a Corel: pareva che la popolazione, per quanto potesse essere sprovvista di armi pericolose, cercasse con ogni mezzo di allontanare i soldati che le venivano in soccorso, in particolare quelli Shin-ra. Era chiaro, perchè una decina d'anni fa fu proprio la Shin-ra a devastare quella regione unicamente per motivi economici. La gente di Corel si era chiusa nel proprio mondo di macerie, e desiderava solo pace. Chissà per quale motivo la Shin-ra aveva ora intenzione di difenderla dall'avvento dei mostri? Di certo non era disinteressata, poco ma sicuro.
E l'accademia militare di Xion era proprio un ramo della Shin-ra, figuriamoci.
Questo era uno dei motivi per cui Reiken non voleva coinvolgere il suo angioletto indifeso in una battaglia tanto rischiosa, e si sentiva in colpa per aver permesso a Sephiroth di commettere un simile sproposito. Fino ad una settimana fa il ragazzo non era altro che un soldato semplicissimo, a malapena sapeva prendere in mano un fucile... come si poteva portare un ragazzo come lui in guerra già dalla prima missione?
La situazione di Corel era *davvero* pericolosa: già un numero significativo di soldati era stato annientato, un pò dai mostri, un pò dai Coreliani, e forse era proprio per questo che era stato chiamato il magnifico Sephiroth, la leggenda, l'ineguagliabile, per risolvere la situazione... era una missione *per* lui, non per i novizi. Xion oltretutto non era mai andato in missione e questa non era certo l'ideale per la prima esperienza.
"Sei teso?" chiese Reiken al suo piccolo angelo, mentre stava con lui sull'autocarro militare.
"No, affatto." rispondeva prontamente lui, sorridendo per non preoccupare il compagno apprensivo. Il viaggio sarebbe durato molto, di sicuro più di un giorno, ed era per questo che i soldati si sarebbero necessariamente dovuti accampare per la notte. Intanto era ancora metà mattina.
Sephiroth rimaneva distante, in prima fila, in un sedile tutto per lui, e i soldati dietro. Avrebbe voluto che il suo *amante* si fosse seduto affianco a lui, per parlare un pò della missione magari, o di chissà cos'altro... generalmente non era molto loquace, non amava parlare, però ora avrebbe voluto, con Reiken. Ma sembrava che il bell'uomo disponesse già di una lieta compagnia: infatti era seduto accanto ad Henstaufen, e scambiava con lui piacevoli parole.
Non valeva la pena di prendersela per così poco, in fondo. Per il momento sarebbe stato meglio lasciarli parlare in pace... meditava Sephiroth.
Dopo cinque ore e mezzo l'autista del veicolo si fermò: una piccola pausa per il pranzo.
"Ah..." sospirava Lourence mentre si stiracchiava, "Ma non era meglio, dico io, prendere la nave?! E' di gran lunga migliore il mare rispetto a queste foreste intricate..." diceva rivolto a Xion, prima di scendere nel fitto bosco dove il camion si era fermato.
"Io invece trovo questi posti magnifici." sopraggiunse Reiken, che teneva in mano una katana protetta da un bel fodero raffinatamente ornato. Lourence si ammutolì di fronte al disaccordo del soldato più grande e fece un suono quasi di asserzione, muovendo il capo.
L'uomo lo ignorò, e se ne andò per conto suo ad esplorare la natura. Camminando, trovò un grosso masso nel mezzo di una radura, e lì decise di sedersi.
Xion lo seguì per un tratto, senza farsi notare, e poi si fermò ad osservarlo. Non poté fare a meno di notare il suo solito portamento regale e il suo incantevole fascino, specialmente mentre sfoderava quella sottile lama dalla custodia e la impugnava con maestria, verificandone la maneggevolezza.
Con un pò di timidezza decise di avvicinarsi a lui.
"Dove hai preso quella spada?" chiese Xion, mentre gli andava incontro e si sedeva affianco a lui nel masso. L'atmosfera era calma e rilassata; si sentivano i rumori della natura: il vento negli alberi, il cinguettare degli uccelli, lo scrosciare di un fiume nelle vicinanze. Era tutto così... romantico.
"Bella, vero?" e la melodiosa voce della divina creatura là vicino si fondeva perfettamente con quell'ambiente ameno. "E' mia da tanti anni, è stata la prima spada che ho avuto. E' con questa che ho imparato a combattere, sai?" rivelò Reiken, osservando pensieroso l'arma che teneva in mano, come se gli tornassero alla mente tanti ricordi.
Era bellissimo il suo viso pulito, impreziosito dai nobili occhi e dalla frangia ebano che gli copriva con ciocche irregolari la fronte; Xion rimase ad osservarlo incantato, finché Reiken non distolse l'attenzione dall’arma e girò gli occhi per capire come mai il compagno fosse tanto silenzioso. "Hmh?" chiese, sorridendo gentilmente. Cosa poteva fare il ragazzo se non ricambiare quel bel sorriso? Nient’altro.
Vedendo il suo angelo sorridere, Reiken piegò il capo per incontrare le sue labbra e abbracciarle in un dolce bacio. La sua bocca sapeva di menta. Depose a terra l'affilata lama per dedicarsi completamente a lui, accarezzare i suoi capelli morbidi e le sue spalle attraverso la tuta mimetica. Lo baciò con piacere per molto tempo, solo con le labbra, godendo nella sensazione di sfiorare la sua bocca contro la sua.
Per prevenzione aveva controllato prima che non ci fosse nessuno nei dintorni... e anche mentre era perso nel bacio apriva regolarmente un occhio per controllare se si stesse avvicinando qualcuno.
Tutto liscio e, terminato il bacio, riprese la bella katana e iniziò a lucidarne la lama con una pezzuola, e dopo prese ad affilarla con una pietra apposita.
"Reiken," iniziò Xion dopo essere rimasto ad osservare per un pò le operazioni del soldato "Chi ti ha insegnato a combattere così bene con la spada?" chiese con curiosità. Il bell'uomo chiuse gli occhi e sorrise, continuando ad affilare la lama "Hmh, dunque..." rispose, "Ho iniziato quando ero bambino... avrò avuto circa cinque o sei anni quando presi in mano una spada per la prima volta." raccontava, "Sono stato praticamente costretto ad imparare il prima possibile: ho passato la mia infanzia con i miei nonni, in un piccolo villaggio circondato da montagne e foreste... un bel posto, certamente, ma era abitato da numerose bestie feroci ed era continuo bersaglio di ladri e briganti. Ricordo che mio nonno mi diede questa katana e mi disse 'Tieni, meglio che impari in fretta ad usarla'. E dal giorno questa spada divenne la mia compagna e il mio tesoro più grande. Nessuno mi ha insegnato ad usarla, ho imparato da solo uccidendo lupi e altre bestie." si fermò qualche istante, poi aggiunse un ultima frase, sorridendo nobilmente "Ma è stato Sephiroth ad insegnarmi la maggior parte di ciò che so. Lui è stato il mio maestro per molto tempo... tanto tempo." detto questo tacque, e divenne un pò malinconico.
"Sono quasi dieci anni ormai..."
Insieme, Xion e il bell'uomo alzarono lo sguardo con stupore, sussultando come videro il generale Sephiroth sbucare come dal nulla nel bosco e avvicinarsi a loro. Nella sua mano destra teneva la leggendaria spada Masamune e Reiken non poté fare a meno di notarla al primo impatto.
"Non attribuirmi il merito della tua abilità, Reiken" disse il generale, muovendosi a piccoli passi verso l'uomo dai capelli corvini "Sei sempre stato portato per il combattimento. Il mio insegnamento è solo un ritocco alla tua tecnica, niente di più."
Xion rimase stupito: se gli insegnamenti del magnifico *Sephiroth* erano solo un banale ritocco allora... Reiken a questo punto sarebbe dovuto essere pari se non superiore al generale. Beh... pensandoci non era affatto impossibile, anzi! La bravura dell'uomo era fuori dalla norma, superiore a chiunque altro e forse anche a Sephiroth, perchè no?
"Ora sei tu che mi lusinghi, generale" disse il bell'uomo con un sorriso modesto, umoristicamente usando il titolo dell'*amante*.
"Ti sbagli, è la verità." ribadì Sephiroth con tono serio.
"La verità è che nn sarei ciò che sono, se non ti avessi incontrato." perseverò Reiken, convinto.
"Bene, caro il mio soldato," disse il generale alzando le spalle "Allora suppongo che l'unica soluzione sia verificare con uno scontro chi di noi due abbia *effettivamente* ragione, cosa ne dici?"
"Cosa? Non credo alle mie orecchie," Reiken aprì ampiamente gli occhi e si tirò indietro con i suoi modi eleganti come stupito. "Vuoi sfidarmi?!" esclamò.
"Dovresti essere più sincero con te stesso."
L'ammonimento del generale toccò l'altro uomo profondamente nel cuore. Il significato di quella frase andava ben oltre l'apparenza, e Sephiroth sapeva di essersi ben spiegato; continuò "Conosci te stesso. Impara a comprendere i tuoi limiti e le tue potenzialità, quindi impara a valutarti. Se vincerai questa sfida ti dimostrerò quanto veramente vali." Reiken quasi aveva dimenticato che Sephiroth amava parlare per metafore.
E quello in questione non era solo un duello con la spada, era chiaro.
"Ti sembra il momento di fare esortazioni così criptiche?" chiese il bell'uomo con sarcasmo "Comunque accetto la sfida." disse.
Xion deglutì. Per un soldato *normale* accettare la sfida del magnifico generale sarebbe stato un autentico suicidio, ma Reiken non era il tipo da tirarsi indietro, specialmente quando si trattava di mettersi seriamente alla prova come in questi casi.
"Cerchiamo una zona più adatta?" domandò l'uomo dagli occhi di smeraldo, alzandosi dal sasso e guardandosi intorno dubbiosamente.
"Certamente." rispose il generale, e fece cenno con un braccio di seguirlo. Reiken mosse qualche passo verso di lui, poi si girò, come se avesse dimenticato qualcosa "E tu che fai ancora lì? Avanti, vieni!" incitò, rivolto al giovane ragazzo, che ancora stava seduto sulla roccia indeciso su cosa fare. Xion si alzò in un balzo e corse affianco al compagno bruno per seguirlo. Intanto Sephiroth si era fermato per attendere il bell'uomo e ... si, anche il piccolo, *dolce*, Henstaufen.
Camminando, giunsero in un ampio spiazzo erboso, presso la riva di un fiume, che si prestava perfettamente come campo di battaglia.
Senza nemmeno una parola, i due guerrieri si allinearono l'uno di fronte all'altro e assunsero la posizione di battaglia con le spade;
A prima vista la lotta sembrava decisamente impari: la spada di Sephitoth era incredibilmente lunga, e il generale teneva il ferro disteso orizzontalmente davanti a sé, rendendo praticamente impossibile qualsiasi tipo di attacco *normale*; la lunghezza di quella katana rappresentava una pericolosa difesa e sarebbe stato davvero difficile riuscire ad eluderla. Reiken teneva la sua fidata lama con sicurezza nella mano destra e scrutava l'avversario con un *delizioso* sorriso di sfida.
Xion si accostò ad un albero per osservare lo scontro, a debita distanza dai due militari.
I due rimasero ad osservarsi per lungo tempo, guardandosi negli occhi e cercando la giusta concentrazione. Reiken non ricordava di aver mai sfidato Sephiroth così seriamente. Dopo tutto, heh, era passato molto tempo, e il Sephiroth che aveva davanti non era più il ragazzo che aveva conosciuto, almeno per quanto riguardava la spada, questo era sicuro. Tuttavia l'abilità e l'esperienza che l'uomo di platino aveva guadagnato in tutti quegli anni di allenamento non lo intimoriva... se fosse riuscito a vincerlo okay; se avesse perso, pazienza. Non era lo spirito giusto per affrontare una battaglia, se ne rendeva conto, ma non poteva farci nulla se era perfettamente cosciente di essere fuori allenamento.
"Hah!"
Il generale diede inizio alla battaglia gettandosi con la lunga lama contro l'avversario. Prontamente, Reiken usò la sua katana per deviare la Masamune e cercò di controbattere l'attacco. Il nemico però colse il momento esatto per contrattaccare dal basso, liberandosi dalla lama del bell'uomo con abilità e rialzandosi, fingendo di colpirlo di punta come vibrò un poderoso fendente, che fortunatamente l'altro riuscì a bloccare. Con maestosa rapidità, Sephiroth si tirò indietro di qualche metro, ritornando alla posizione iniziale di battaglia.
Lo scontro si interruppe, i due guerrieri tornarono a fissarsi concentrati.
Senza preavviso, cogliendo di sorpresa l'attento generale, Reiken balzò in terra, raggiungendo il corpo di Sephiroth e quindi eludendo l'affilata guardia della lama, e velocemente si rialzò, tentando con la spada di disarmarlo. Per qualche secondo ci fu una prova di forza: Reiken che si imponeva contro la presa del nemico, e lui che non intendeva cedere e tentava di superare la pressione. La loro forza era identica, e quando Sephiroth si rese conto di non riuscire a superare l'altro, deragliò la propria lama e sferrò un attacco contro la sua spada disorientata, con la stessa intenzione di disarmarlo. L'attacco fallì e Sephiroth si staccò, ritraendosi rapidamente e preparandosi a un nuovo assalto. Reiken allora vibrò un lento e sicuro fendente, liscio come lo scorrere dell’acqua, contro il nemico, incrociando di proposito la sua lama per non ferirlo. Dallo sguardo il generale sembrava *piacevolmente* sorpreso delle mosse dell'avversario e Reiken sorrise. Sephitoth ricambiò il sorriso quando si liberò dalla spada nemica e la respinse indietro, avanzando per colpirla nuovamente, menando potenti stoccate con maestria e fluidità di movimento, rendendo molto difficile al bell'uomo il contrattacco.
La battaglia era spettacolare, la tecnica del generale era impressionante, i suoi attacchi risultavano quasi invisibili per l'immensa velocità. Il suo modo di usare la spada era anormale, disumano; ora aveva preso a dimenare la lunga Masamune nell'aria, vibrando colpi sicuri e precisi sulla katana nemica, mettendo l'avversario in seria difficoltà. Reiken era abile, perlomeno, nel parare quei colpi micidiali, ed era impensabile soltanto che riuscisse a vederli.
All'improvviso riuscì a trovare l'occasione di reagire, così menò una stoccata contro la lama del generale, che intanto era intenzionato ad attaccare ancora, e si impose contro di lui , incrociando la spada con la sua e spingendo con vigore per cercare di vincerla.
Sephiroth si rese conto che Reiken era davvero *forte*, e non si trattava tanto di muscoli quanto di capacità di concentrazione della forza nei punti e nei momenti giusti: questa *era* abilità, il saper congiungere la forza fisica con lo spirito, cosa che l'uomo più giovane dimostrava di saper fare eccellentemente.
Ma Sephiroth non era da meno, e respinse l'avversario con energia, concentrando la propria forza nelle gambe e nelle braccia per riuscire a prevaricarlo. Reiken fu allora costretto a indietreggiare di mezzo passo, stordito dall'impeto, e il nemico gli si gettò contro di nuovo, tentando di disarmarlo e facendo attenzione a non ferirlo nel bel volto.
"Devo dire che sei migliorato dall'ultima volta..." constatò Reiken, mentre contrastava i violenti attacchi del generale colpendo la sua lama e seguendo i suoi movimenti come uno specchio.
"Dovrei dire lo stesso di te," rispose Sephiroth, mentre intraprendeva un nuovo contrasto di forza contro di lui. Sorrise ancora mentre piegava verso terra l'uomo, con la forza della spada "Devi esserti allenato molto... è così evidente," disse a bassa voce, incontrando da vicino il viso teso dell'avversario.
"Eh eh..Beh." fiatò sogghignando il bell'uomo, sforzandosi di parlare mentre spingeva con tutta la sua forza per respingere l'altro guerriero "Diciamo che mi dedicavo alla spada durante il mio tempo libero... anf... certo, era poco ma... sono arrivato a portare la katana persino in ufficio... e usarla durante la pausa per il pranzo..." rise.
"Mi fa piacere che abbia sviluppato le tue capacità," commentò Sephiroth "Scommetto che durante tutto questo tempo hai potuto affinare tutte le tue tecniche, vero? Ne avrai certo scoperto di nuove senza il mio aiuto... mmh?" sorrise ampiamente con i magnifici occhi di mare, assumendo un'espressione accattivante.
Reiken non era stupido, e non ci voleva molto a intendere il significato nascosto di quella frase.
"Mi sono limitato a condurre il mio lavoro con impegno..." disse, imitando il sorrisino provocatorio dell'*amante*, "Ho passato il mio tempo a lavorare e ad usare la spada." disse.
"Oh..." il volto di Sephiroth divenne perverso "E allora..." sussurrò piano "Chissà quante spade avrai adoperato..."
Il gioco non era più divertente.
Aggrottando rabbiosamente le sopracciglia, Reiken lanciò uno sguardo ostile verso l'antipatico sfidante "...che motivo avresti per insultarmi in questo modo?" domandò con un fil di voce, stretto dal'ira "Sei così geloso che mi fai pena! "
"Oh, perdonami..." ridacchiò il generale "Non era mia intenzione offenderti... ma te la sei presa perché ho colto nel segno, vero?" schernì.
"Non so..." la voce dell'uomo tremava mentre cercava di mantenere la calma "di cosa tu stia parlando." disse.
"Già, già..." persistette l'altro "Quasi dimenticavo che eri venuto qui in cerca di nuove avventure... beh, non si può dire che non le abbia trovate. Per me sei libero di fare come ti pare, ma ti consiglio di tenere a basa le tue disgustose ossessioni per i ragazzini, sai, potrebbero renderti la vita molto difficile, se non rovinartela del tutto" sogghignò.
Reiken emise un verso di indignazione, e con una spinta secca si liberò dell'oppressione del nemico, facendolo vacillare per un secondo, "COME osi!?" gridò, e preso dal raptus di rabbia non si accorse di aver orribilmente offeso il generale con la propria lama e avergli inflitto una grave ferita nel petto scoperto, prima di scaraventarlo violentemente a terra.
Rimase stordito per un attimo, sudando, la spada stretta in entrambe le mani, gli occhi verdi spalancati, fissi sulla sagoma dell'uomo per terra e sul sangue che fluiva abbondantemente fuori dal profondo squarcio nel suo corpo. Vide Sepiroth portare una mano nera in prossimità della grave lesione, tastare diffidentemente con il palmo, e poi osservare il guanto lurido del proprio sangue con stupore. Istantaneamente alzò lo sguardo verso l'avversario, i suoi occhi taglienti si scioglievano come ghiaccio, divorando quelli dell'altro con struggente stupefazione. Rimase zitto, non disse nulla, continuò a fissare Reiken negli occhi, parlandogli attraverso il contatto visivo.
Intanto sopraggiunse Xion, che si fermò a qualche metro di distanza per vedere meglio cosa fosse successo.
"Generale Sephiroth!" gridò come notò l'estesa ferita dell'uomo in terra. Si appressò a lui e si chinò sulle ginocchia, preoccupato. Il sangue era davvero molto.
Senza dire una parola, il generale si alzò, una mano sulla ferita, l'altra sulla spada, ancora guardando il nemico intensamente negli occhi, ignorando completamente l'altro soldato.
"Sephiroth..." piagnucolò il bell'uomo, visibilmente mortificato per il suo gesto, uscendo dal trance e muovendo alcuni passi verso l'altro, avvilito. Non poteva credere di aver fatto una cosa simile a una persona... come... lui. Il generale l'avrà anche provocato e deriso, ma non aveva diritto di colpirlo, di ferirlo così brutalmente per una sciocchezza del genere.
In quel momento il suo corpo aveva agito autonomamente. Esistevano solo due momenti durante i quali Reiken perdeva il controllo: quando faceva l'amore e quando veniva preso dalla collera. Da un lato poteva anche essere *umano*, ma questa volta non vi erano scuse: il generale poteva rischiare la vita!
"Ti prego... perdonami..." supplicò, avvicinando una mano tremolante al ferito e posandogliela sulla spalla.
"Non toccarmi." comandò Sephiroth con voce fredda, voltandosi di spalle e muovendo qualche passo in avanti; si fermò.
"Spero che ora sia riuscito a dimostrare a te stesso il tuo valore." Reiken sentì il proprio cuore frantumarsi in mille pezzi, "Non preoccuparti per la mia ferita. Col tempo guarirà." ma non si riferiva solo al danno esteriore, e l'altro uomo capì il significato di quelle parole sin troppo bene. Gli caddero le gambe, e Sephiroth se ne andò senza girarsi, addentrandosi per il bosco e scomparendo fra le fronde dei cespugli e degli alberi.
Il viaggio verso Corel riprese, i soldati rimasero spaventati dalla profonda ferita del loro generale; alcuni si prostrarono ai suoi piedi implorandolo di non abbandonarli, altri sembravano in procinto di piangere, altri volevano tornare indietro per curarlo adeguatamente. Ma Sephiroth li rassicurò e li esortò a continuare il viaggio come se niente fosse successo.
Non riuscendo a sopportare il peso del proprio sproposito, Reiken si sedette sin dall'inizio del viaggio affianco al generale, che intanto era stato medicato e avvolto con una benda da un soldato. Il bell'uomo sapeva che le scuse sarebbero state completamente inutili, ma stava ugualmente affianco alla sua vittima, in silenzio, con il capo e la schiena reclinati.
Restò così per circa un'ora, muto, finchè Sephiroth non si decise a parlare:
"Cosa speri di ottenere con questo atteggiamento?" chiese senza voltarsi verso di lui, usando un tono di voce basso in modo che solo il suo interlocutore potesse sentire. Neanche Reiken si voltò verso di lui: non aveva la forza di guardarlo in faccia;
"Sto meditando..." rispose con voce avvilita.
"Su cosa stai meditando?" domandò ancora il generale.
"...su ciò che ho fatto." ammise.
"Non sprecare tempo inutilmente. Ci sono altre faccende su cui dovresti concentrarti."
"Quali?"
"Mi deludi. Davvero non riesci a capire?" si fermò per un pò, sembrava deluso *sul serio*. "Evidentemente non hai ancora meditato abbastanza." concluse.
Reiken rimase turbato dalla freddezza di Sephiroth, ma almeno il generale si era degnato di rivolgergli la parola, e in fondo gli aveva dato un aiuto importante per comprendere quello che era *davvero* il problema. Certo, aveva ragione, in quanto non si trattava solo di un colpo mal assestato, di un incidente, bensì di un movimento volontario, dato con intenzione, e ciò era ben più grave.
Perchè ho colpito Sephiroth?
Perdere la ragione così improvvisamente, così in fretta, non era da lui.
"Spero che ora sia riuscito a dimostrare a te stesso il tuo valore."
Sephiroth era cambiato, erano passati cinque anni, era normale!
"Sei cambiato." disse il generale, dopo altre due ore di viaggio, proprio nel momento in cui Reiken stava pensando la stessa cosa di lui.
Il bell'uomo sgranò gli occhi e guardò l'altro con sorpresa, meravigliato della coincidenza del pensiero.
Non disse nulla però e tornò a meditare.
Sono cambiato?
"Quasi dimenticavo che eri venuto qui in cerca di avventure... beh, non si può dire che non le abbia trovate!"
Perché mi ha detto così?... rammentava Reiken, Come può pensare questo? Da cosa deriva tutta questa sua gelosia incresciosa?Ormai le cose tra noi sono cambiate, non può pensare che il nostro rapporto rimanga inalterato per sempre…
Specialmente se mi insulta e pretende a tutti i costi di controllarmi.
"Reiken, non ti preoccupare... è stato solo un incidente,"
L'accampamento fu montato in un bosco prima della notte. Xion aveva scelto di dormire in tenda con il *suo* compagno, e ora gli pettinava i lunghi capelli con una spazzola, mentre lui stava disteso su una branda, nella tenda, con il ventre all'ingiù, pensando.
"Xion..." pronunciò con voce rilassata ma malinconica il bell'uomo, "non hai motivo di consolarmi. Neanche lo merito..." disse, crucciato.
"Perchè dici così?" chiese ingenuamente il ragazzo, fermandosi dal pettinare, esigendo spiegazioni.
"Ah..." Reiken si rigirò sul letto, mettendosi supino su di esso, tenendo gli occhi chiusi e portando una mano al viso "Io l'ho colpito di proposito, Xion. E non riesco neppure a capire per quale motivo..." rivelò, la sua bella voce angosciata.
"Cosa..." bisbigliò tra le labbra il giovane, incredulo di ciò che aveva appena sentito.
"Amore mio..." singhiozzò con un filo di voce il bell'uomo disperato "Perchè... ti amo così tanto?" chiese.
Xion non capì il raccordo, ma solo perchè non sapeva. Era ignaro di tutto.
"Reiken...?"
"Sei talmente meraviglioso, piccolo..."
Amava la sua giovinezza, la sua inesperienza, la sua verginità
"Non sono capace di controllarlo,"
Era arrivato a tradire il suo vecchio amante... con un adolescente di otto anni più giovane.
"Ho perso la testa per te,"
E l'aveva ferito...
A causa di Xion. Era semplicemente deplorevole, orribile. Ecco, ora aveva capito, finalmente aveva capito Sephiroth, quello che stava provando nel sentirsi prevaricato da un giovane arrivato all'ultimo momento. Il generale era giunto ad insulti solo per aiutarlo a capire... ed ecco cosa gli aveva dimostrato: il suo vero valore, la sua vera meschinità, ignobile ingenuità. Si era lasciato plagiare dall’entusiasmo di una miserabile *avventura* con un ragazzino, tradendo il suo fedele amante di tanti anni senza curarsi dei suoi sentimenti.
Sephiroth aveva un cuore e un'anima, anche lui era un essere umano. Reiken scoprì di non averci mai neanche pensato.
Ferendolo in risposta di quell'insulto così veritiero gli aveva soltanto dimostrato la propria sconsideratezza.
La sconsideratezza era rappresentata dal suo invincibile amore nei confronti del giovane: un amore nuovo, ancora tutto da scoprire, che sin dall'inizio l'aveva attirato con la sua intrigante misteriosità, con l'irresistibile freschezza dell'incognito. E' come quando un marito tradisce la vecchia moglie con un'amante molto più giovane... era una situazione simile, più o meno. Anche se Sephiroth non era nè suo marito, nè il suo fidanzato esisteva una sorta di fiducia reciproca molto simile all'amore che legava strettamente i loro cuori... almeno così credeva fino a poco fa Reiken.
L'errore? Ora l'aveva capito: conoscendo Xion, si era dimenticato dell'esistenza di quel prezioso, delicato feeling con Sephiroth, che per anni era rimasto intatto, conservato a pieno. Questo era il primo, il secondo errore, assai più grave, era che non aveva messo in conto, andando con il ragazzo, l'immensa e autentica considerazione che il generale nutriva nei confronti del rapporto con lui: a quanto pare Sephiroth l'avrebbe *amato* con il cuore e con l'anima, e lui non aveva mai compreso l'identità di quel sentimento, e l'avrebbe sempre minimizzato sotto l'appellativo di "rapporto inclassificabile".
A quanto pare per il generale le cose stavano diversamente da come lui aveva sempre creduto: Sephiroth considerava la loro relazione qualcosa di serio, importante, e ci teneva davvero.
Come posso essere stupido a tal punto da comprendere solo adesso...?
"Piccolo..." invocava Reiken, sdraiato nel letto ancora con gli occhi chiusi, "Ti va di farlo?" chiese.
Xion rimase sorpreso da quella richiesta così improvvisa, comunque non fece obbiezioni e si calò tra le braccia del compagno ansiosamente.
Il sesso avrebbe di certo rasserenato i loro cuori e, momentaneamente, li avrebbe esonerati dal pensare razionalmente e corrucciarsi dei problemi della realtà. Ed era proprio questa la principale intenzione dell'anziano.
L'amplesso fu appassionato, puro, gentile. Reiken adagiò l'amante più giovane sul lettuccio e poi si distese gentilmente su di lui, penetrandolo con dolcezza e godendo con lui fino all'apice dei sensi. Dopo l'orgasmo, Xion si raggomitolava, stanco, accanto a lui, e subito cadeva in un sonno sereno come l'amante prendeva a sussurrargli tenere parole e lo accarezzava.
Si addormentò subito e sognò.
Sognò di morire, di venir ucciso da qualcosa di misterioso, una specie di oscura ombra nera, che si avvolgeva attorno a lui e lo soffocava efferatamente. Poi vide il suo corpo fluttuare negli abissi oceanici, senza vita, sprofondando sempre di più, piano, ondeggiando, finchè...
Toccò il fondo e si svegliò di soprassalto, stordito dall'incubo, gli occhi aperti nel buio pesto della tenda.
"R-Reiken..."
Ma l'uomo non c'era, la tenda era vuota.
Restò per un attimo a guardare nell'oscurità, spaventato, domandandosi dove fosse andato il compagno.
Non poteva rimanere per molto assillato da quel dubbio, così si alzò dalla branda, si vestì, e uscì dalla tenda.
Era notte fonda, l'accampamento era silenzioso, dormiente, gli unici suoni erano il trillo dei grilli e lo scroscio delle fronde degli alberi, il tutto illuminato da una chiara luce lunare. Il ragazzo mosse qualche passo fuori dalla tenda e si guardò intorno, riflettendo su dove l'amante potesse essersi cacciato.
Grazie al chiarore della fonte di luce, riuscì ad individuare attraverso la vegetazione un piccola stradina tra i fitti cespugli, e decise di percorrerla.
Ci sarebbe voluta una torcia... ma non ne aveva nessuna a disposizione. Nervosamente si addentrava comunque nel bosco, affidandosi al proprio istinto.
Seguì il suo cuore che non mentiva, e presto trovò ciò che cercava.
Sentì il suo stomaco stringersi all'improvviso, il cuore sussultare, di fronte all'assurdo spettacolo che si ritrovò in quel momento ad assistere: il suo superbo dio gemeva tristemente parole di perdono e angoscia, mentre veniva crudelmente suppliziato dal generale, che si muoveva violentemente dietro di lui.
"Sephiroth..." pronunciava con dolore, la sua voce era così bassa e agonizzante che Xion riusciva a malapena ad avvertirla "Basta, ti scongiuro, smettila..."
"Mi hai profondamente deluso," emetteva il generale con voce cavernosa "PERCHE' NON RIESCI A CAPIRE?! Ringrazia che ti stia fottendo... ringrazia ancora che io non abbia il coraggio di punirti più di così! Quanto ti odio in questo momento, vorrei torturarti come un cane!"
Reiken non disse più nulla, solo continuava a vagire con sofferenza a causa delle spinte motorie dell'altro uomo.
Il ragazzo sentì il suo cuore distruggersi. Si trovava lì, del tutto impotente di fronte a quel gesto inconsulto, orrido, che violava l'unica persona che amasse, colui che era più importante di tutto.
Non poteva aiutarlo, non sapeva *cosa* sarebbe potuto succedere se fosse stato trovato in quel momento.
Piangendo, scappò, abbandonando il suo amore tra le grinfie del perfido generale, in preda al panico, alla meraviglia, allo sdegno. Quella vista era stata troppo per lui.
Tornò di corsa nella tenda, fuori di sè, sperando con tutto il cuore che stesse ancora sognando, e pianse forte, consumò tutto il liquido del proprio corpo in lacrime amare, non sapendo realmente cosa pensare, non volendo assolutamente credere a ciò che aveva visto.
E il suo Reiken? Sarebbe stato capace di tornare? Cosa gli avrebbe fatto Sephiroth dopo lo stupro? Che altro avrebbe potuto fargli?
Reiken, Reiken... urlava nella sua testa il giovane piangente Io non ho la forza di salvarti. Sono solo un codardo, mi detesto così tanto... Perché è successa una cosa simile?!
Continuò a lamentarsi così, stringendosi la testa tra le mani, guaendo suoni convulsi, desiderando di morire dal dolore che provava. Restò così un'intera mezzora, finchè il bell'uomo non fece ritorno nella tenda, entrando lentamente.
Come avvertì la presenza di una persona che entrava, il giovane si alzò di soprassalto dalla branda, gli occhi spalancati per vedere chi fosse.
"Reiken!!" gridò con incredibile gioia come riconobbe la figura del compagno.
"Xion...?" esalò a fatica lui, una nota di stupore ravvivava la sua voce quando fu accolto con clamore dal piccolo ragazzo, che balzò dal letto e gli andò incontro per abbracciarlo.
"Reiken..." diceva Xion in lacrime.
L'uomo sorrise cortesemente, contento anche lui di rincontrare l'angioletto, e gli posò debolmente una mano sulla testa per carezzarlo. "Ehi... hai avuto paura a stare qui da solo?" chiese, convinto che Xion avesse avuto un incubo o si fosse spaventato nel non trovarlo al suo fianco.
"Si... Reiken!" e il ragazzo scoppiò in un pianto incontrollabile, stringendosi fortissimo al suo petto.
Il suo comportamento non era normale, pensò l'uomo. Si girò un poco nell'abbraccio, e a piccoli passi condusse il giovane sulla branda. Lo fece sedere, e lui si sedette affianco a lui. "Cosa succede, Xion?" chiese piano, e allungò un braccio per accendere una lampada sul pavimento e illuminare l'ambiente. Il viso del ragazzo era distrutto dalle lacrime, i suoi occhi rossi come sangue, la sua espressione disperata, terribilmente angosciata. Era chiaro che non avesse solo avuto un incubo.
"Sono..." singhiozzò, il suo giovane corpo tramando "Così felice di vedere che stia bene..." e piangeva ancora.
Reiken assunse un'espressione a metà tra l'essere interrogativa, perplessa e malinconica; tanti diversi sentimenti si combinavano nello specchio dei suoi occhi.
"Cosa è successo, Xion..." replicò, la sua voce tremò un istante, i suoi occhi stanchi diventando preoccupati, estenuati, come fissavano con dolore quelli dell'altro.
"Reiken... come fai ad essere così calmo dopo quello che ti è stato fatto? Io non capisco... non posso tacere... di fronte a una cosa simile..." pianse.
"Xion!" esclamò con stupore l'uomo, capendo immediatamente la situazione. "...Perchè..." e sentì la propria voce diradarsi nella gola, strizzarsi. Tentò di trattenere le lacrime, ma venne sopraffatto dal dolore, e pianse, gemendo sconsolatamente come si abbracciava al ragazzo affianco. "...Cosa... amore mio, cosa hai visto...?" implorò nel profondo piangere, rifiutandosi di credere alla realtà. L'angioletto l'aveva visto mentre il generale abusava di lui, era così evidente, così credule.
Sephiroth aveva deciso di punirlo ancora, era diventato pazzo, l'aveva stuprato una seconda volta senza pietà, senza testa... e aveva anche detto di non provare più nessun sentimento nei suoi confronti.
Sephiroth non lo amava più, proprio ora che aveva capito finalmente come stavano le cose...
Pianse.
Il suo innocente angioletto aveva visto tutto.
"Angelo mio, perdonami..." gemeva con la poca voce che riusciva ad emettere, "Tu non avresti... dovuto vedere..." strinse il piccolo ragazzo al petto, piangendo sui suoi morbidi capelli di cenere, divorato dal tormento.
I due rimasero così stretti l'un l'altro per molto tempo, piangendo silenziosamente, senza dire nemmeno una parola.
"Xion," ad un tratto bisbigliò il bell'uomo, rompendo il silenzio, ansimando per il pianto "Ti prego, so che è difficile... soprattutto per me, però... - disse - non serbare rancore nei confronti di Sephiroth. E' anche colpa mia... lui ha sbagliato agendo in quel modo... ma..." si fermò, continuò a piangere forte, poi riprese "Io merito di essere punito così... sono soltanto uno stupido irriconoscente... non ho il diritto di essere amato da te..." si fermò per mezzo secondo "se mi ami." aggiunse poi.
"Io..." esalò Xion, alzando lo sguardo verso gli occhi bagnati del compagno, "Ti amo." disse fermamente.
Ora sentiva davvero di doverglielo dire, e finalmente aveva trovato il coraggio per dichiaraglielo.
Amava Reiken con tutto il suo cuore e lo adorava immensamente.
"Xion..." il dio sorrise mentre piangeva, la sua mano tremolante sfiorando con le dita le guance rosse del giovane, "Sono così felice di sentirtelo dire... per la prima volta. Ma le tue parole sono per me una pugnalata al cuore, perchè tu non sai... non sai niente." scosse il capo negativamente e poi lo chinò, continuando a piangere.
"Cosa dici, Reiken? Che cosa? Che cosa no so?!" domandava il piccolo come impazzito, trovandosi smarrito davanti alla reazione dell'uomo, vedendo che neanche la sincera dichiarazione del proprio amore riusciva a placare il suo pianto, e anzi, era per lui motivo di ulteriore sofferenza.
"Io non sono colui che credi, Xion. Chi sono per te? COSA sai?" urlava l'uomo, afferrando il ragazzo per le spalle e penetrando i suoi occhi di cristallo con violenza.
"Cosa... cosa vuoi dire?!" chiese Xion un pò impaurito.
"Io non sopporto la mia colpa! Sono allo stremo delle forze... non ce la faccio più, Xion..." lacrime abbondanti scorrevano lungo le guance del bell'uomo e sembrava che si stesse sciogliendo dal rimorso "Sephiroth... lui mi ha detto tutto... Mi ha rivelato ciò che sono... Sono un lurido impostore, ti ho ingannato, e ho ingannato anche lui!".
"Perchè, Reiken... perchè dici questo...??" frignava il giovane, desiderando di tapparsi le orecchie per non sentire il delirio dell'amante.
"Xion, io non sono un soldato! Sono qui solo grazie a lui, Sephiroth, sono qui per svolgere il mio sdegnante lavoro di spia nel tuo istituto... starò qui per non più di qualche mese, e poi dovrò andarmene e presentare la relazione alla mia compagnia. Sephiroth era il mio amante... da dieci anni che lo conosco mi ha sempre amato con sincerità, ma io non l'ho mai capito, ho preferito te a lui, l'ho tradito... Perdonami, ti scongiuro angelo mio... non abbandonarmi anche tu adesso..."
Il ragazzo rimaneva pietrificato ad ascoltare, non riusciva a credere a ciò che l'uomo gli confessava.
"L'ho ferito di proposito oggi nel duello... lui dice la verità, è obbiettivo, è sincero con me... ma io no, sono un bugiardo ipocrita! Io ti ho sedotto ignobilmente... ti ho corrotto e intanto mi sono dimenticato di lui! E' già la seconda volta che mi fa violenza, il mio oltraggio l'ha fatto impazzire! Aiutami Xion... non lasciarmi..." e piangeva, si sfogava, sentendosi ogni volta più leggero man mano che confessava le sue colpe.
Anche la pazzia di Sephiroth era un suo peccato, uno dei più gravi.
"L'unica cosa di cui sono certo è che che ti amo infinitamente, angelo mio... è giusto, a questo punto, che tu sappia, che tu conosca l'uomo con cui hai giaciuto, la persona miserabile che in questo momento ti sta parlando..." continuò, accrescendo il tenore del pianto.
"Reiken," esalava con la voce affranta Xion, abbracciandosi dolcemente al petto del compagno, fermandosi dal piangere per raccogliere le idee "Adesso basta... non m'importa ciò che sei, di quello che dici di essere. Io amo tutto di te, non voglio che soffra così... smettila, Reiken, ti prego..."
"Smettila." sussurrò di nuovo più teneramente, riposandosi contro il petto pulsante del suo dio tormentato. Reiken gli avvolse con delicatezza le braccia attorno alla vita e gli posò un bacio sui capelli, rimanendo così su di lui per un pò di tempo.
"Davvero..." Xion sentì il respiro dell'amante uscire con difficoltà dai polmoni, "Non t'importa?" domandò lui con titubanza.
"No, io voglio solo stare con te e amarti come meglio posso." sorrise Xion con il volto angelico arrossato "Desidero aiutarti, Reiken. Ora hai bisogno di me, e non credo di darti una mano arrabbiandomi per avermi mentito o per essere stato l'amante di un altra persona senza avermelo detto. E' così triste vederti piangere... non voglio vederti mai più così." la sua giovane voce era roca e strozzata, ma dimostrava la purezza dei suoi pensieri. Reiken rimase colpito dalla maturità che il giovane amante gli aveva dimostrato attraverso quelle parole di perdono, e si sentì subito meglio.
"Grazie..." disse appena, così debolmente che il ragazzo non riuscì a sentire, e gli tirò su il mento bagnato per baciarlo sulle labbra, rilassandosi come sentì le mani del piccolo massaggiargli gentilmente la schiena e le spalle, accarezzargli i capelli spettinati.
"Ti amo, Reiken." aveva detto Xion dopo essersi staccato dal bacio sincero.
L'uomo sorrise felice e si coricò nella branda assieme a
lui, abbracciandolo. Sono davvero viscido
pensava tra sé e sè…ancora non riesco a pensare a Sephiroth…penso solo a lui…a questo ragazzo che conosco da
pochissimo…ma perché il mio amore è così folle?
Intanto Xion gli sbottonò la maglia, scoprendo il suo petto chiaro, appoggiando la guancia sulla pelle liscia e ascoltando con attenzione l'irruente rimbombo del cuore attraverso il torace. Era un eco rapido e regolare, e osservò con le orecchie come lentamente rallentava, si placava, diventava più moderato, sereno. Aspettò che quel pulsare si calmasse prima di addormentarsi profondamente tra le braccia di Reiken.
Dormì serenamente, non sognò, non si svegliò durante la notte, e sentì il suo cuore contento e soddisfatto quando di mattina si risvegliò nella stessa posizione in cui si era addormentato la scorsa notte, abbracciato nello stesso modo al petto di Reiken, il proprio viso contro il corpo del suo dio, il quale intanto era ancora assopito.
Era appena l'alba.
Per un attimo ebbe l'impressione che gli avvenimenti della notte precedente fossero stati soltanto un sogno, ma quando si tirò un pò su per guardare il viso dormiente dell'uomo accanto, scoprì gli evidenti resti del pianto sotto i suoi occhi e sulla pelle. Gli si erano formate delle pesanti occhiaie scure che di solito non aveva. Era chiaro che i suoi occhi non fossero abituati a piangere. Con amore, il giovane spostò la lunga frangia nera dal volto dell'addormentato e gli sfiorò il viso, causandone involontariamente il risveglio. Reiken aprì lentamente gli occhi e sospirò.
"Buongiorno..." mormorò con la voce fioca, leggermente alterata dal sonno; sorrise.
"Buon giorno... scusa, ti ho svegliato?" chiese cortesemente Xion, senza fermarsi dallo sfiorare il suo viso.
"Si..." ammise Reiken senza rimpianto, "Ma non vedevo l'ora di rincontrare i tuoi occhi" e da sotto le coperte introdusse amorevolmente una mano sotto la maglia dell'angioletto per toccargli la schiena.
"Anche io... Reiken," rispose Xion con un ampio sorriso, e chiuse gli occhi quando l'amante si inclinò per baciarlo sulla bocca. Calorosamente l'uomo portò fuori la propria lingua e si insinuò tra le labbra del giovane, socchiudendole e facendosi strada dentro quella cara bocca. Era solito ormai iniziare la giornata baciando il suo angelo, e quella mattina non doveva essere un'eccezione. Sembrava che anche il ragazzo la pensasse così, infatti si era da subito lasciato trasportare dal ritmo avvincente del bacio, e sospirava mentre il suo corpo iniziava a diventare caldo.
Presto Reiken scoprì di serbare dentro di sé un grande desiderio, e decise di non imporsi per sopprimerlo. Voluttuosamente fece scivolare la mano dalla schiena del suo ragazzo verso le sue anche, sino a giungere al provocante gonfiore che premeva sotto i pantaloni del giovane. Reiken usò il palmo della mano per massaggiare il basso ventre del ragazzo, prima di sbottonare l'indumento che lo costringeva e introdurre la mano per afferrare e portare fuori il suo membro.
Xion ansimava deliziosamente come la grande mano del compagno prendeva abilmente il centro del suo piacere e lo portava ad uno stadio di eccitazione più avanzato attraverso un ritmo lento e lussurioso del polso.
Il risveglio alla mattina era sempre un momento speciale. Non importava cosa fosse successo il giorno e la notte precedente; bisognava solo consacrare la nuova giornata e iniziarla nel modo più piacevole, come una buona colazione. E poi come resistere di fronte alle reciproche erezioni mattutine? Almeno per quanto concerneva Reiken, era scortese sprecare un *regalo* che la natura aveva concesso a entrambi; bisognava approfittarne.
"Reiken..." ansava il giovane con una nota di biasimo, mentre l'altro gli sfilava i pantaloni e gli slip sotto le coperte.
"Non vuoi...?" domandò provocantemente lui, i magnifici occhi di smeraldo colmi di cupidigia.
"Certo che lo voglio..." emise il piccolo ragazzo, andando a baciare il collo dell'amante e spogliandolo della giacca militare, lasciandolo a torso nudo. Un pò lo imbarazzava amoreggiare così nella tenda militare di mattina... ma cosa gli importava d'altronde? Ogni *desiderio* del suo dio era un ordine! L'uomo intanto gli aveva già tolto i pantaloni e l'intimo, e ora gli palpava bramosamente i glutei, passando le mani nelle muscolose curve.
"Ohh, che bravo..." gemette Reiken di piacere, come l'angelo gli si attaccò a un capezzolo e lo risucchiò enfaticamente, sapendo ormai la squisita sensazione che gli suscitava. Con una mano gli portò il capo più vicino al petto e con l'altra continuava il massaggio alla sua erezione, godendo intensamente in entrambe le cose.
Ad un tratto sentì la mano del piccolo aggirarsi timidamente in prossimità dei suoi pantaloni e sfiorare lentamente ciò che stava là sotto, mentre continuava a succhiare la piccola prominenza carnosa nel suo petto.
Era raro che Xion prendesse l'iniziativa così apertamente e adesso si muoveva con timore in quel territorio ancora poco conosciuto. Disapprovando l’indecisione di Xion, Reiken smise di massaggiare il membro del giovane e spostò con sicurezza la propria mano su quella ancora tentennante di lui, premendola libidinosamente sulla propria erezione e vincendo ogni inutile timore.
Si sbottonò i pantaloni e abbassò i boxer, liberando il proprio pene da ogni costrizione, e così diede al giovane il ritmo d'inizio, guidandolo con il movimento della propria mano; con scrupolo il ragazzo imitò i movimenti che l'amante gli aveva mostrato. Presto l'uomo poté tornare con piacere a toccare il membro bagnato del suo piccolo e, mentre lo faceva, contemporaneamente lui gli restituiva la stessa bellissima sensazione.
"...Xion..." mormorò ad una tratto Reiken, socchiudendo leggermente gli occhi con fare seducente "Mi piacerebbe se questa volta fossi tu a penetrarmi... te la senti di accontentarmi?" chiese, sciogliendo il cervello del ragazzo solo con il suono delle sue parole.
"D-davvero posso farlo...? Ma non credo di esserne capace..." arrossì il piccolo, sembrando però allettato dalla proposta "E se ti facessi male?... ho un pò di paura," ammise.
"Non preoccuparti, angioletto..." bisbigliò a voce bassissima il bell'uomo, avvicinando le labbra alle orecchie del giovane "Lasciati guidare da me, non mi farai male, non temere..." assicurò. Xion si sentiva più tranquillo e rimase qualche istante a pensare a come sarebbe stato. Vedendo le cose egoisticamente, sarebbe stata la fantasia più estrema che poteva avere.
"Allora, vuoi farlo?" chiese poi Reiken esplicitamente.
"Si..." esalò infine il ragazzo ormai schiavo della passione, e sentì il proprio corpo fremere come vide il suo magnifico dio prendere in bocca il dito medio della sua mano, succhiarlo e morsicarlo dolcemente con i molari.
"Avanti, Xion..." disse l'uomo dopo aver terminato di succhiare il dito, e si mise a pancia in giù nella branda per concedere al compagnetto di fare ciò che doveva. Xion rimase per qualche istante a fissare quel corpo perfetto sotto i suoi occhi e poi andò col suo medio bagnato a insinuarsi tra le natiche dell'uomo, esplorando timidamente.
Trovò abbastanza presto la fessura, però scoprì che gli mancava il coraggio di agire. "Ehm, Reiken... vado…adesso?" chiese con voce spaurita, girando il capo in direzione del volto del compagno in cerca di sostegno. "Io sono qui che aspetto. Non abbiamo tutta la mattina..." ricordò ironicamente il compagno. Il ragazzo annuì e con la massima delicatezza iniziò a penetrare col dito il suo dio.
Il bell'uomo emise un meraviglioso suono a metà tra il piacere e il dolore e incitò il piccolo a proseguire, mentre stringeva tra le mani il cuscino sotto di lui. Xion continuò per la sua strada, esplorando con intenso stupore le profondità del ristretto orificio e spingendo il suo dito pianissimo sino alla fine.
"E’ tutto okay? Ti faccio male?" chiese con preoccupazione, sentendosi molto più che disorientato da quella situazione eccezionale.
"Hmh..." gemette l'uomo, "Cosa succede? Su amore mio, non avere paura... sto bene, non mi fai niente." assicurò ancora. Xion era un ragazzo assai insicuro in certe occasioni, e solitamente abbisognava di una guida per conoscere le cose nuove, almeno all'inizio, poi una volta in ballo riusciva a muoversi autonomamente. Reiken l'aveva capito bene sin dalla prima volta che avevano fatto l'amore, e ormai era abituato al comportamento timido e maldestro del suo piccolo angelo; aiutarlo a superare le sue paure non gli dispiaceva, anzi, farlo lo compiaceva moltissimo.
"Ehm... ora devo usare un altro... dito?" chiese con la stessa vocina il giovane, e il compagno rispose affermativamente con un cenno del capo, "Si, ma ti prego, non essere così agitato…davvero non c’è motivo”
Sentendosi rassicurato dal tono sereno dell'amante, Xion lentamente cavò la lunghezza del suo dito da Reiken e inumidì con una buona dose di saliva il proprio indice per poi tornare a spingere contro il profondo interstizio e penetrarlo con il volume più elevato.
Dopo che il suo corpo si abituò anche alla nuova circonferenza, Reiken segnò la fine dei preparativi e chiese al giovane di andare vicino a lui. "Sei stato bravissimo, Xion..." lodò con tono soddisfatto, e si girò nella sua posizione, mettendosi di lato sul corpo "Ora vieni qui," incitò.
A carponi, il ragazzo si mosse verso la parte superiore del lettuccio e andò fiduciosamente vicino al compagno. Appena fu abbastanza vicino, Reiken si mosse verso di lui e gli afferrò gentilmente con una mano il pene, bagnato di precopulativo.
"Aspetta solo un secondo e poi potremo fare tutto ciò che vogliamo, angelo mio" assicurò, e con estremo piacere di Xion, passò la sua lingua calda lungo il manico del suo membro, percorrendolo interamente senza escludere nessuna zona, cospargendolo generosamente di amore e saliva, a volte succhiandolo, altre baciandolo.
Peccato che terminò in fretta.
"Siederti con le gambe distese, amore" dispose l'uomo, spostandosi un po’ di lato "E mantenieti su con i gomiti... io verrò sopra di te." disse, osservando l'espressione smarrita del ragazzo mentre assumeva la posizione richiesta.
"Così...?" domandò il piccolo con perplessità.
"Si." confermò l'altro con un sorriso, "Non è di tuo gradimento? Se non ti piace come posizione puoi sempre deciderne un'altra," propose, avvicinandosi agli occhi del giovane per scrutare la sua espressione e cercare di capire se provasse disorientamento o disapprovazione.
Sembrava disorientamento.
"No, è che non l'ho mai..." non finì la frase e arrossì. Era davvero carino, pensò Reiken.
"Prima facciamo una prova, poi vediamo se ci piace o no…" ragionò, e senza troppi preamboli si distese con una rapida mossa sulla sdraia vivente costituita da Xion, divaricando un poco le proprie gambe e poggiando il capo sulla spalla e sul petto del giovane .
"Ti peso?" domandò, constatando il considerevole carico che le braccia del giovane compagno stavano sostenendo.
"No, ho la schiena sul muro.." ammise sinceramente lui, allungando una mano per accarezzare i magnifici capelli corvini che fluivano prosperosi per tutto il suo corpo-sdraia e la branda.
"Scusa se ho scelto questa posizione..." cominciò il bell'uomo con una voce quasi dispiaciuta "Sono indeciso perchè mi sembra di capire che sia io ad avere maggiore libertà di movimento... volevo che tu potessi gestire la situazione liberamente e allo stesso tempo anche trovare una posizione inconsueta e speciale; Vuoi cambiare?" domandò.
"Non mettiamoci tutti questi problemi…io sono pronto…" rispose il ragazzo, sembrando ormai fuori di sè dal desiderio, snervato per la lunga attesa e i discorsi del compagno.
Reiken percepì il suo stato d'animo e decise di tagliar corto: aprì bene le gambe e con una mano prese il pene bagnato del giovane, posizionandolo nel punto giusto su di sè. "Allora possiamo anche procedere... spingi dentro di me..." incitò Reiken, tremando di piacere mentre la punta del glande di quel delizioso pene pulsava sulla sua pelle più sensibile.
Xion eseguì il comando e alzò vogliosamente il bacino dalla branda, spingendo in su, cominciando a penetrare una piccola parte della cavità del compagno. Avvertendo immediatamente la pressione, Reiken si rilassò il più possibile, chiudendo gli occhi e distendendo il capo lungo la muscolatura del suo angelo, concentrandosi sulla magnifica sensazione e spingendo anche lui il bacino per incontrare il suo movimento.
Entrambi gemettero di supremo piacere durante la prima penetrazione, la slanciata prominenza di Xion scivolava magnificamente sino in fondo come lui spingeva verso l'alto, e ciononostante non era del tutto indolore per Reiken prenderlo tutto quanto. Ma *almeno* il giovane era lento e delicato, avanzava con attenzione, era prudente, e certo il rapporto con lui era completamente diverso dalle recenti violenze del generale o anche dai suoi modi soliti: Sephiroth amava arrivare dritto al sodo senza proemi, e in genere metteva da parte la cautela e la lentezza durante la penetrazione per rendere tutto più intenso. Oltre a questo piccolo difetto, il suo metodo aveva anche dei punti a favore: i suoi movimenti erano talmente efficienti che, se non si disponesse di una grande, per non dire sovrumana, padronanza di sé stessi, solleciterebbero tranquillamente l'orgasmo sin dal primo impatto.
Quante volte era successo durante i primi rapporti con lui, rammentava Reiken. Ma alla fine, grazie ai consigli e gli aiuti del generale, era riuscito a imparare a controllarsi ed a creare una curva crescente dei sensi, che andava dal primo stadio dell'eccitazione sino all'apice.
"Reiken...!!!" esalò Xion con tutto il fiato che aveva nei polmoni quando arrivò a infilare la sua lunghezza dentro il suo dio sino all'ultimo centimetro, sentendosi strettamente circondato da quella sublime pelle di fuoco, avvolto interamente. Non aveva mai provato niente del genere e il suo corpo entrò in estasi per quella smisurata sensazione.
"Ahh... avanti, mio angelo... sei meraviglioso," anche Reiken ora, tutto aperto da quel grosso corpo estraneo, cominciava ad entrare nella fase perdita-di-controllo provocata solitamente dal piacere sessuale, e si arcuò in alto con il fisico, desideroso di venir penetrato ancora e ancora.
"Si... Reiken..." la voce di Xion era diventata agonizzante, calda, e mentre usciva con estrema delicatezza dal compagno, baciava le sue tempie e ansimava piano piano senza fermarsi, come se fosse impressionato dal piacere che gli suscitava percorrere quella discesa.
Gemendo e godendo con moderazione, l'uomo cominciò a scendere lentamente sul bacino di Xion, penetrandosi come più gradiva, ondeggiando in alto e in basso irregolarmente. Non voleva muoversi troppo veloce perchè sapeva che il piacere che l'angioletto stava provando era fortissimo e difficile da contenere, per cui se non avesse prestato attenzione ai propri movimenti avrebbe potuto farlo venire troppo in anticipo. Faceva del suo meglio per cercare di offrirgli gradualmente la giusta quantità di piacere.
Xion si sentiva come proiettato in un'altra dimensione, un nuovo mondo meraviglioso, dove esistevano solo lui e il suo dio, niente e nessun altro. Ora il suo amante stava completamente disteso sul suo corpo e si strusciava contro di esso, sospirando soavi gemiti di passione. Senza che potesse controllarlo, Xion allungò la propria mano per prendere il membro prorompente che sobbalzava durissimo tra le cosce di lui, e afferratolo iniziò ad agitarlo pianissimo, seguendo il ritmo che il suo amore stabiliva istintivamente col corpo.
Era difficile anche per una persona *allenata* come il Reiken riuscire a trattenersi mentre veniva sollecitato dal una così intensa stimolazione; il piacere era grandioso, nonostante sia la penetrazione che la manipolazione di Xion fossero molto lente.
Si lasciò andare nel lento abbraccio dell'amplesso, il suo corpo muovendosi da solo completamente trasportato dalle piacevoli oscillazioni.
Attraverso il proprio pene ed il palmo della mano, Xion percepiva sulla propria pelle il furore dell'eccitazione del compagno, e, continuando a masturbarlo da entrambe le parti, lo sentì ad un tratto ansimare più profondamente e piegare il capo contro la sua spalla con maggior forza per poi eiaculare con ponderatezza, cercando visibilmente di contenere l'esplosione dei suoi sensi. Il suo liquido zampillò spasmodicamente lungo il suo petto scolpito, con un potente schizzo iniziale che poi degenerò progressivamente fino all'esaurimento.
"Hmh..." emise l’uomo con le labbra e gli occhi chiusi, tremando un poco a causa dell'orgasmo, senza smettere di muoversi "Non credevo potesse essere così meraviglioso...". Xion poteva sentire la propria mano satura del seme dell'amante, ed era sublime stare ad ascoltare il suo delirio mentre continuava a chiedere di più. Continuò quindi a massaggiarlo con la mano, che scivolava agevolmente grazie al liquido seminale, e ad attraversarlo rispettosamente col proprio membro.
"Ah... mm... ahh... con~tinua..." ansimava in estasi il bell'uomo, ormai completamente fuori di sé. Aveva preso a muovere il bacino, sempre molto lentamente, in diverse direzioni mentre Xion era dentro di lui, e intanto decideva l'intensità delle spinte del suo prepuzio sulla punta del proprio pene, usando per masturbarsi il cilindro che il ragazzo aveva formato con la mano.
Xion piegò la testa e iniziò a succhiargli il collo, provocandogli ulteriore piacere, ed era ancora più eccitante per lui sentire il respiro dell'amante diventare più rapido.
Contorcendosi sul corpo dell'altro, Reiken smise di muoversi lentamente e intraprese un vorace agitamento del bacino contro il pube del suo piccolo.
"...Ohhh…Ohhh...Si…" Esalò con un fil di voce, trattenendosi dal desiderio di gridare, ruotò estasiato gli occhi verso l'alto come sentì i suoi muscoli contrarsi, e nuovamente il suo corpo raggiungere il culmine del piacere, emettendo ancora dello sperma, anche se in minore quantità rispetto alla precedete eiaculazione.
"Reiken..." mormorò con stupore il giovane, prendendo poi a baciare il compagno ovunque, negli occhi, nelle guance, nelle orecchie e nelle mascelle, sentendo che ormai l'orgasmo era vicino anche per lui.
"Reiken... ... ..."
*Sveglia, e' ora di alzarsi.*
In quel momento Sephiroth stava andando per le tende a svegliare i soldati.
Ignaro di quello che stesse succedendo in quella, entrò risolutamente, senza preavviso, là dove i due amanti si erano appartati.
Fu *indescrivibile* la sua espressione come si ritrovò di fronte a quella scena pornografica.
Da caldo com'era, Reiken divenne istantaneamente di ghiaccio, poi di pietra, e poi si frantumò. Era la sua dignità che si frantumava.
Xion sentì il suo orgasmo tagliato di netto: il generale Sephiroth era lì davanti a guardarlo con quell'espressione così... ESTERREFATTA!
No, non esistono aggettivi per descrivere il volto dell'uomo, i suoi occhi felini rilucendo come lame affilate, le sue labbra pressate in segno di disgusto e stupore, i suoi movimenti bloccati, come se fosse stato imbalsamato lì in quella posizione.
Solo i suoi occhi a un tratto si mossero, le sue pupille restringendosi per la meraviglia come fissò prima Xion, nel viso, poi Reiken, poi mosse i suoi iridi nello sperma che imbrattava oscenamente il corpo del suo vecchio amante, poi più in là, nella mano che stringeva il suo pene, infine nell'unione del suo corpo con l'altro.
Dopo aver osservato con tale meticolosità e stupore l'accoppiamento scellerato dei suoi soldati, uscì dallo shock e uscì anche dalla tenda, senza proferire verbo.
Xion aveva desiderato di morire in quel momento almeno quanto il suo compagno.
Il viaggio proseguì per tutta la mattina e ancora per tutto il pomeriggio. Attorno alle 18.00 finalmente si iniziava ad entrare nella zona di Corel. Il camion entrò in una foresta.
"Ormai siamo arrivati, era ora!" disse Lourence, sembrando eccitato.
"No, non siamo mica arrivati... Guarda che dopo la foresta ci sono i monti." rispose John con fare svogliato. Era decisamente stremato dal lungo viaggio e pareva che ormai neanche l'idea di affrontare una guerra lo stimolasse.
"Ma cosa dici? Non vedi che siamo qui?" obbiettava l'altro enfaticamente.
"Magari...!" controbatteva John, "Se arriviamo tra un'ora è già troppo presto." calcolò.
Improvvisamente, mentre percorreva la fitta foresta, il veicolo cadde in una trappola: una fossa scavata nel suolo, nascosta abilmente. Fortunatamente non era eccessivamente profonda e il camion si affossò per metà solo nella parte anteriore.
"Dannazione..." esalò Reiken come realizzò la situazione.
"Non perdete la calma...! Aggrappatevi dove potete" la voce del generale Sephiroth risuonò più forte di quelle dei soldati nella vettura, e l'uomo cercava di mantenersi in equilibrio nella forte inclinazione del mezzo, provando a risalire come meglio poteva.
"Reiken..." Xion aveva paura e ora guardava spaventato gli occhi del suo compagno più amato in cerca di sostegno.
Ad un tratto il camion fu accerchiato da un gruppo di Coreliani che a gran voce comandarono ai soldati di uscire dalla vettura. Uno di loro era armato di un fucile, gli altri brandivano minacciosamente vecchie spade, falci e tridenti.
"USCITEE!" gridò per la seconda volta uno di loro.
"Sono Coreliani...!" constatò con disprezzo John, osservando fuori dal finestrino.
"Reiken."
Il generale pronunciò con solennità il nome del soldato dai capelli corvini. I due si lanciarono una fulminea occhiata d'intesa e poi Sephitoth si fece strada tra i soldati aggrappati nei sedili, fino allo sportello, attraverso il quale si poteva scendere a terra. Lo aprì e uscì dal camion con le mani in alto.
Quello dei Coreliani col fucile lo teneva sotto tiro e, come posò un piede a terra, gli si avvicinò sinistramente.
"Siamo qui per prestarvi soccorso e liberarvi dai mostri che infestano la vostra città. Veniamo in pace." avvertì l'alto comandante, ma abbozzando un sorriso che faceva intendere totalmente il contrario di ciò che aveva detto.
"SHIN-RA!" gridò l'armato, puntando il fucile con l'intenzione di sparare all'istante.
"Non essere avventato…" ammonì Sephiroth, facendo un piccolo cenno con la mano. In quel momento uno sparo preciso partì dal camion, infrangendo uno dei finestrini, e colpendo in pieno il fucile del Coreliano, disarmandolo.
"La vostra collaborazione non è necessaria." il generale sorrise mentre si avvicinava persuasivamente al gruppo di bifolchi, "Lasciateci passare se non volete perdere inutilmente la vostra vita." avvertì.
"BASTARDO!" uno dei tizi armato di una roncola si avventò contro Sephiroth con l'intento di colpirlo al volto, ma prontamente un altro sparo esplose dal camion e prese il Coreliano di striscio nella spalla, interrompendo la sua mossa.
"Sparite." intimò il generale, e i Coreliani si diedero alla fuga, cogliendo la loro ultima possibilità.
Una volta che il gruppo di villani si fu dileguato, Sephiroth si avvicinò al camion e domandò se si potesse fare qualcosa per risollevarlo. L'autista risposte negativamente.
"Fuori, soldati." sbuffò nervosamente il generale, irritato dallo sgradito inconveniente. Dopo qualche difficoltà la truppa riuscì ad uscire e portò fuori anche le armi.
"A causa dell'incidente siamo obbligati a procedere sino alla città a piedi, " informò Sephiroth, gesticolando col braccio per indicare la strada da seguire "Ci divideremo in due gruppi e ci ritroveremo alle porte del centro abitato. Muovetevi con la massima rapidità, mi raccomando." disse. Dopo di che divise i soldati in due squadre da sei.
"Ci vediamo più tardi," aveva bisbigliato Reiken alle orecchie del suo giovane compagno, quando egli fu chiamato nel gruppo di Sephiroth. Il generale aveva deciso di separare i due amanti; aveva preso con sé Hestaufen e aveva messo Reiken a capo dell'altro gruppo. Il bell'uomo era comunque tranquillo perchè sapeva che il suo angioletto era in buone mani (anche se non sapeva fino a che punto, data la crisi del suo rapporto con Sephiroth).
La squadra si divise e iniziò a muoversi parallelamente.
Dopo qualche chilometro, il gruppo di Sephiroth si imbatté in una giovane ragazza che gridava aiuto e scappava terrorizzata nella loro direzione;
"FERMI!" gridò Sephiroth, trattenendo la sua truppa. Dagli alberi comparve una chimera che correva ferocemente all'inseguimento della ragazza. Ella si riparò dietro i soldati, implorando soccorso ad alta voce. Immediatamente, con disumana destrezza, Sephiroth si gettò contro il mostro armato della sua lunghissima spada e con essa gli tagliò la testa di capricorno. Di seguito al generale si scagliò Lourence con la sua katana e ferì la chimera in un'altra testa. La bestia si ribellò ai nemici, cercando di attaccarli, e contemporaneamente dolendosi delle ferite ricevute. Ma con un colpo decisivo Sephiroth pose fine alla sua vita, trapassandola nel cuore con la lunga lama come se fosse carne allo spiedo.
Con un potente tonfo la bestia si accasciò al suolo senza vita.
"Una chimera...si mette male." fiatò Lourence con affanno, osservando il mostro morto. Sephiroth ignorò il soldato e si mosse lentamente verso la fanciulla piangente, che stava rannicchiata su sé stessa in lacrime. La studiò con lo sguardo e si abbassò un poco per arrivare alla sua altezza.
"Chi sei?" chiese sorridendo.
"Sigh.." singhiozzò la ragazzina, "Arrivo dalla città oltre le montagne... sigh... mi hai salvata...grazie…" rispose.
Sephiroth sorrise gentilmente e si tirò di nuovo su con la schiena "Corel?" chiese ancora.
La fanciulla tremando scosse il capo affermativamente "Si, quel mostro mi ha inseguita sin qui..."
"Hmh," il magnifico generale emise un suono di approvazione e sorrise ancora "Anche noi stiamo andando laggiù. Saresti così gentile da farci da guida, fanciulla?" chiedeva persuasivamente. La giovane si guardò intorno spaurita, scrutando timorosamente i soldati attorno a lei e infine tornò a guardare il generale "Va bene." disse.
"Perfetto, te ne sono grato." ringraziò Sephiroth con un ultimo nobile sorriso, poi si girò e camminò avanti oltre i soldati "Proseguiamo;" incitò.
Il gruppo si mosse ancora, un soldato teneva in braccio la ragazzina. Dopo qualche centinaio di metri la truppa incontrò un gruppo di quattro chimere inferocite che venivano verso la loro direzione.
"Fate attenzione: mettete in salvo la ragazzina. Lourence!Occupati di quella sul lato destro. Zone! John! A voi quella al centro-destra!" disponeva con sapienza Sephiroth "Shinichi! Quella a sinistra, fai attenzione!" gridò "Tu! Vieni con me!".
Quel 'tu' era riferito a Xion. Senza esitazione il ragazzo estrasse la spada e si lanciò dietro al generale contro la bestia che stava in posizione centrale. Era il mostro più grosso, senza dubbio. Sephiroth avanzò con la Masamune e menò una stoccata al volto leonino della bestia, riuscendo a ferirlo, ma senza causargli danni mortali. Il giovane dai capelli d'argento si avventò sulla stessa testa subito dopo il comandante e sgozzò violentemente l'animale. La gigantesca chimera si scatenò e mosse le grosse corna per colpire gli assalitori. Xion non si lasciò intimorire e con un balzò arrivò sino all'altezza della testa di capra, per ferirla con un preciso colpo ad entrambi gli occhi e accecandola. La chimera si impennò, ruggendo acutamente e dimenandosi.
Sephiroth si gettò contro il petto del mostro, con l'intendo di trafiggerlo al cuore. Ma quello, con una zampata data a vuoto, colpì la sua lama e respinse l'assalto. Mentre il generale arretrava un pò stordito, l'altro soldato tentò un nuovo attacco alla testa caprina.
"Henstaufen!!"
La testa di serpente era in procinto di azzannare il giovane.
Sfruttando al massimo la lunghezza della sua lama, Sephiroth balzò contro il mostro e, impiegando tutta la forza che aveva in corpo, gli mozzò di netto la testa, riuscendo così a salvare la vita della persona che forse odiava sopra ogni altra. Il povero ragazzo rimase congelato come vide la testa del mostro che stava per ucciderlo schizzare via senza vita.
"Fa' attenzione! Non ti salverò di nuovo." ammonì il generale, sembrando un pò stordito per il pericolo scampato. La grossa chimera, ormai privata di tutte e tre le teste, cadde morta.
Sephiroth notò che uno dei soldati era in difficoltà e andò svelto in suo soccorso. "Henstaufen, tu vai da quella parte!" con il braccio il generale indicò John, che intanto affrontava da solo un'altra chimera. Il soldato sembrava messo in difficoltà dalla furia della testa di serpente, che insistentemente tentava di bruciarlo con i suoi aliti infuocati. Era armato solo di una spada corta ed era chiaro come non riuscisse a contrastare gli attacchi di una bestia così imponente equipaggiato solo con quell'arma.
Venendo da destra e prendendo un'elevata rincorsa, Xion raggiunse il mostro col quale il compagno combatteva e lo infilzò in mezzo alle costole con tutta la lunghezza della sua spada. Infine, con un vigoroso movimento delle braccia, mosse la lama dentro la creatura e la squartò in un fianco. John approfittò della debolezza della chimera per eliminare la testa di serpente, e lo fece conficcando la spada dritta nella sua gola infuocata e facendo salire la lama fino alle cervella dell'animale.
La chimera ruggì sofferente e si alzò su due zampe, tentando di afferrare Xion con le fauci da leone.
Il ragazzo riuscì con un pò di fortuna a evitare l'attacco e con la katana tagliò la gola alla testa leonina. La duplice azione assieme al compagno di squadra fu decisiva per annientare completamente il mostro.
La ragazzina Coreliana intanto era in salvo: un soldato la teneva in braccio, lontano dallo scontro.
L'inarrestabile e fatale furore del generale Sephiroth sarebbe potuto tranquillamente bastare per abbattere il gruppo di mostri, e l'aiuto dei suoi soldati contribuì solo ad accorciare i tempi dello scontro.
"Riprendiamo la marcia." sollecitò il generale una volta uccise tutte le creature. A parte qualche graffio e piccola ferita la squadra era rimasta indenne; non per niente Sephiroth era famoso per la sua spiccata capacità nel giudicare la forza dei suoi soldati e di stabilire un equo rapporto di essa in base alle missioni. Si può dire che Xion, il nuovo, rappresentasse un'eccezione all'interno del team scelto. Era il più giovane e il meno esperto rispetto agli altri e ovviamente Sephiroth era al corrente di questo fatto più di tutti. Allora per quale motivo l'aveva portato con sé in una missione tanto pericolosa, nonostante le esortazioni di Reiken, che chiedeva con obbiettività e visibile preoccupazione di esimerlo? Xion non sapeva spiegarselo.
Il ragazzo comunque *aveva* delle notevoli capacità (almeno in proporzione ai suoi diciassette anni), e fu principalmente questo motivo che mosse *inizialmente* il generale a prenderlo nella sua squadra scelta. Era chiara però la differenza di Henstaufen dagli altri soldati, e nel gruppo il piccolo ragazzo era senza dubbio il componente più a rischio. Appunto per questo Sephiroth aveva deciso di prenderlo con sé almeno fino a Corel. Aveva pensato che se avesse lasciato Xion nelle mani di Reiken, il suo amato non avrebbe esitato a dare la vita pur di salvarlo in caso di pericolo. E in tal caso, Sephiroth non avrebbe davvero saputo come reagire.
Il generale poteva anche immaginare che se avesse lasciato che succedesse qualcosa a Henstaufen, Reiken sarebbe letteralmente impazzito e avrebbe fatto qualcosa di terribile. Comunque preferiva di gran lunga assumersi lui le responsabilità di un eventuale incidente del giovinetto, piuttosto che pensare che Reiken avrebbe rischiato tutto per proteggerlo.
Reiken lo aveva pregato di *non* portare il giovane in missione e si era ufficialmente opposto a tale decisione. Sephiroth l'aveva prevaricato con un sotterfugio solo per raggiungere i suoi scopi, ma in caso d'incidente non avrebbe di certo potuto contenere l'ira del suo ex-amante.
Quando perdeva il lume della ragione Reiken era davvero temibile.
La foresta era cupa ed estremamente fitta. Stava calando la sera, e diventava difficile distinguere i movimenti e i suoni che riecheggiavano da ogni direzione tra gli alberi. Erano in pericolo, e Sephiroh lo percepiva; perciò incitava la truppa ad avanzare rapidamente.
"SHIN-RA!"
Ecco improvvisamente un gruppo di Coreliani spuntare dai cespugli e accerchiare i soldati. Saranno stati circa una decina.
"Lasciateci passare!" emise a voce alta il generale Sephiroth. "Siamo stati inviati per ristabilire la quiete, non per alimentare la guerra."
"UCCIDIAMOLI!!"
I Coreliani non volevano sentire ragioni e armati com'erano di attrezzi agricoli si scagliarono inferociti contro le truppe.
"ALT!"
Quasi come fosse dotato di poteri paranormali, solo alzando il braccio il generale placò l'avanzata degli oppositori. "Se non ci lascerete passare allora uccideremo questa ragazzina vostra compaesana," e avvicinandosi di qualche passo alla fanciulla Coreliana la afferrò senza gentilezza per un braccio e la tirò su come fosse una preda di caccia.
I Coreliani emisero versi di stupore e si ritrassero di fronte alla vista della ragazza.
"BASTARDI..." esalò uno di loro, muovendosi minacciosamente verso il generale.
"Non credo che ti convenga fare un altro passo." Sephiroth era molto convincente, e il Coreliano indietreggiò, intimorito.
"Andiamocene!" gridò uno di loro e tutti gli altri Coreliani lo seguirono nella fuga.
Sephirtoh mise a terra la ragazzina e le sorrise affettuosamente. Non l'avrebbe uccisa ma di certo aveva tradito la sua fiducia con quella minaccia.
Ripresero il cammino, ormai la notte era vicina.
Xion non vedeva l'ora di ritornare tra le braccia del suo magnifico dio e si chiedeva con preoccupazione come in quel momento se la stesse cavando. Corel era ormai vicina, e il paesello si poteva facilmente intravedere tra le fronde degli alberi, poichè era arso da numerosi incendi.
Facendosi strada tra i cespugli e arrampicandosi per i massi, il gruppo di Sephiroth riuscì a raggiungere il vertice della montagna che conduceva al paese prima che fosse notte. Muovendosi con cautela all'entrata di Corel, le truppe furono accolte da un soldato della squadra alleata: egli era nascosto tra gli alberi e, avvistato il gruppo, scese agilmente dai rami e si presentò con diligenza al cospetto del generale Sephiroth.
"Vi stavamo aspettando con ansia, generale!" disse il soldato rigorosamente, "Gli attacchi delle chimere hanno annientato gran parte delle nostre truppe; i cavatori continuano a rifiutare gli aiuti e ci contrastano con crescente avversione!" informò.
Sephiroth annuì e si prese il mento tra le dita "Stanno calando le tenebre, non c'è più tempo per un assalto. Credo che la strategia migliore sia concedere una tregua ai soldati e intanto meditare su una strategia vincente." pensò ad alta voce. "Presumo vi siate allestiti un rifugio."
"Sissignore! Da questa parte." il soldato degli alberi fece cenno di seguirlo.
La città di Corel era devastata dalla guerra e dagli attacchi dei mostri. Ovunque risuonavano feroci ruggiti bestiali, le chimere infestavano la zona, incendiavano, uccidevano, distruggevano. Gruppi di 'cavatori' ovunque tentavano di sconfiggere i temibili mostri, ma era chiaro che armati di soli attrezzi di campagna non avessero molte speranze. In mezzo ai deturpanti sconvolgimenti che distruggevano ogni parte del paese, il gruppo del generale si muoveva con rapidità dietro i passi della sentinella alleata, fino a un piccolo promontorio roccioso. Nella cima si trovava una gola e delle grotte; lì si erano stanziati i *resti* dell'esercito Shin-ra inviato meno di una settimana prima.
L'accampamento era piuttosto modesto e malridotto; c'era qualche piccola tenda e numerose brande in cui riposavano dei soldati feriti. Alcuni si lamentavano per il dolore, altri dormivano in posizioni contorte. L'esercito aveva *visibilmente* subito un duro attacco.
Quando sopraggiunsero i rinforzi tutti i soldati sani si voltarono con euforia verso di loro, e il loro generale si alzò subito dal masso in cui era seduto per andare ad accogliere le nuove truppe.
"Grazie al cielo!" emise con sollievo, "Generale Sephiroth!" sembrava avesse scambiato l'altro generale per un arcangelo guerriero venuto per scacciare via ogni male. I pochi soldati che potevano muoversi e che non riportavano gravi ferite si appressarono con fermento vicino ai nuovi soldati.
"Vala, non immaginavo foste in una situazione tanto drammatica," osservò con amarezza Sephiroth rivolgendosi al generale Vala, "Questo rifugio è sicuro?" chiese prima di ogni cosa.
"Dovrebbe." ipotizzò il vecchio comandate. "La situazione si sta facendo davvero critica! Le chimere hanno preso l'intero paese e sono raddoppiate nel giro di pochi giorni. I miei soldati non sono in grado di contrastarle, e in più i cavatori sono alla nostra ricerca. Abbiamo quasi terminato le provviste." informò con agitazione.
"Abbiamo portato nuove armi e provviste. Un altro gruppo di miei uomini dovrebbe presto raggiungerci." dichiarò Sephiroth, sorridendo per riaccendere la speranza nei cuori dei soldati afflitti.
Reiken, perchè non sei ancora arrivato?
Sephiroth aveva offerto agli alleati e ai suoi soldati il cibo e intanto discuteva con il generale Vala riguardo alla guerra. Xion non sentiva ciò di cui stavano parlando; si era seduto lontano da tutti in una delle grotte e aveva deciso di non mangiare. Non aveva assolutamente fame, anzi, aveva lo stomaco chiuso, e stava cominciando a preoccuparsi sul serio, perchè ormai era trascorsa un'ora dall'arrivo a Corel e il suo amante ancora non si vedeva.
E se gli fosse successo qualcosa?
No, non era possibile: Reiken sapeva badare a sé stesso, e niente e nessuno avrebbe mai potuto vincerlo!
Questa era la visione ottimistica dei fatti.
Ma man mano che il tempo passava il ragazzo sentiva le sue convinzioni cedere una dopo l'altra e lasciare spazio alla rassegnazione.
Che avrebbe fatto se il suo dio fosse stato ucciso durante una battaglia?
Era trascorso così tanto tempo... Reiken sarebbe già dovuto essere lì al suo fianco. Desiderava sentire la sua bellissima voce e ascoltare i suoi discorsi, che ogni volta riuscivano a consolarlo e ad incoraggiarlo. Ne aveva tanto bisogno, il cuore richiedeva la presenza della propria metà e si tormentava nel non poterla avere. Voleva piangere, ma comprendeva che farlo non gli sarebbe giovato a niente.
"Sei preoccupato?"
Era così assorto nei suoi pensieri che non si era accorto del suo generale che veniva verso di lui. Sephiroth teneva superbamente le braccia incrociate e la testa alta. Leggermente spaventato di ritrovarsi l'esemplare figura di fronte senza preavviso, Xion si tirò istintivamente su con la schiena e alzò con sgomento lo sguardo sul viso di Sephiroth. Era quasi impercettibile, ma gli occhi felini del generale erano oscurati da un velo di turbamento e sembravano altrettanto preoccupati.
"Generale Sephiroth..." non sapeva cosa dire. Era chiaro che ormai dopo quello che era successo il generale fosse venuto a *più* che a conoscenza della sua relazione con Reiken e che quel 'sei preoccupato' si riferiva al suo amante. Dopo aver notato l'inquietudine negli occhi del capitano, Xion non era più preoccupato, ma *disperato*. Non aveva bisogno di rispondere alla domanda, bastava guardarlo per capire come e quanto si stesse preoccupando.
Sephiroth sospirò scuotendo il capo, poi si avvicinò ancora e si sedette affianco al suo giovane soldato.
"Ormai è calata la notte. Mi chiedo come mai non siano ancora qui..." le sue parole lasciavano trasparire una profonda ansia.
"Signore..." emetteva il giovane chinando il capo "E' successo qualcosa, vero?"
Sephiroth si girò con un'espressione gentile nel volto e si fermò per qualche istante ad osservare il ragazzo. Dopo un pò tornò a guardare di fronte a sé, e ispirò lentamente "Non è da escludere, ma spero che il tuo cuore sia abbastanza forte da resistere anche al peggiore dei casi." la sua voce era diventata fredda e senza emozione. Le sue parole erano molto dure e forse troppo realistiche per un'anima in pena come Xion, alla ricerca di conforto.
Il ragazzo divenne muto, perduto nell'angoscia.
Subito il generale realizzò di essere stato eccessivamente brusco nei suoi confronti, ma non se ne curò più di tanto. Meglio essere obbiettivi che proferire speranze illusorie, riteneva. Tuttavia, vedere il suo soldato-rivale così giù di corda lo faceva sentire davvero malinconico e lo toccava nel profondo del cuore, perchè *sapeva* bene cosa stesse provando. Lasciandosi guidare da un faticoso atto di umanità, Sephiroth posò un braccio sulla schiena del ragazzo e cercò di sorridergli. "Posso capire come ti senti, ma la sofferenza a lungo andare rende solo più forti." Fu la consolazione più dolce che gli venne da dire.
Xion annuì malinconicamente, ma non disse nulla.
"Ascolta, Xion" chiese ad un certo punto il generale dopo qualche minuto di silenzio. Il giovane rimase colpito nel venir chiamato per la prima volta col proprio nome dal suo comandante. Non era mai successo, e in quella circostanza sembrava stesse ad indicare una sorta di confidenza che il generale intendesse stabilire; "Se ti pongo una domanda, mi prometti di rispondere sinceramente?" domandò.
Xion sbatté le palpebre con un pò di scetticismo e alla fine rispose di si.
"Che rapporto c'è tra te e Reiken?" chiese Sephiroth con serietà.
Il ragazzo si sentì assalito da un violento batticuore. COSA *poteva* e *doveva* rispondere a una domanda così diretta?
Ops, aveva appena promesso di essere sincero. Non avrebbe avuto alcun senso, in ogni caso, mentire adesso. Sephiroth l'aveva visto con Reiken in uno dei momenti più intimi e adesso non avrebbe certo potuto negare l'evidenza.
Arrossì.
"Io e lui... ehm, io e Reiken... siamo compagni." disse alla fine, evitando lo sguardo di Sephiroth con timore. Il generale rimase un pò sorpreso dalla risposta. Xion e Reiken *erano* effettivamente compagni, ma il significato che il ragazzo in quel momento attribuiva alla parola era molto più profondo. La risposta non lo soddisfò per niente e continuò ad indagare "...e da quanto siete insieme?"
Xion si sentì sollevato dal tono calmo del generale (credeva che la rivelazione l'avrebbe irritato o infastidito, ma per fortuna sembrava non fosse così) e rispose tranquillamente alla domanda più semplice: "Da poco... non c'è una data precisa." Decise che era meglio rimanere sul vago.
"Perdona la mia impertinenza," persisté Sephiroth "Ma lui è stato il primo?" chiese con disinvoltura.
"Come!?" Xion arrossì come un peperone e spalancò ampiamente gli occhi; Checcavolo di domanda *era* quella?!? "S-si, è così..." rispose con grande vergogna.
"Capisco, e lui ti ha mai parlato di sé?" chiese; la domanda era un pò ambigua, ma Xion seppe cosa rispondere.
"Si."
"Cosa ti ha detto?" Sephiroth stava iniziando a fargli il terzo grado, ma Xion doveva ammettere con rassegnazione che il generale era nella *posizione* di poterlo fare.
Rimase un pò a pensare e poi rispose con sicurezza "Dunque: mi ha parlato della sua infanzia, del su paese natale... della sua passione per le armi da fuoco e da taglio, della sua situazione all'interno dell'accademia e del suo lavoro... ma di questo non so molto..." lasciò il discorso incompleto e rimase ancora a pensare. Ma per il momento non ricordava nient'altro. Nient'altro a parte la sua storia col generale e il tradimento del suo amore, ma non gli sembrava il caso di parlarne.
"Oh..."
Xion si girò per guardare il viso del generale e scoprì che il magnifico signore era rimasto stupito dalla sua risposta e lo guardava incredulo. In effetti, Sephiroth era certo che Reiken non avrebbe *mai* rivelato la verità su di lui a qualcuno, in primis al piccolo giovane. Non poteva credere alle sue orecchie e, doveva ammetterlo, ci rimase davvero male; anche perchè prima di Xion era lui l'unico a conoscere la vera identità di spia industriale del venticinquenne.
Henstaufen era dunque diventato così importante per Reiken da essere degno di conoscere anche i suoi segreti più nascosti? Incredibile.
"Capisco," disse, tacendo lo stupore e prendendo la scoperta come dato di fatto. Però ora voleva vederci chiaro e soprattutto desiderava capire sino a che punto erano arrivate le confessioni del suo ex: "E dunque, vediamo, ti ha mai parlato di *me*?" chiese con interesse.
Xion aveva cercato di tenerglielo nascosto, ma di fronte a una domanda così esplicita c'era ben poco da fare "Si, anche di questo..." ammise.
Sephiroth non lo diede a vedere, ma rimase profondamente meravigliato: Reiken gli aveva detto proprio tutto? Come poteva essere? Eppure era sempre stato un tipo così riservato e cosciente... era molto strano che avesse rivelato *persino* la sua storia *d'amore* a un ragazzino del genere. Era evidente, pensò il generale, che avesse sottovalutato il rapporto tra Reiken e l'adolescente.
"Potresti raccontarmi cosa ti ha detto?" chiese Sephiroth con più delicatezza, abbassando il tono di voce e diventando improvvisamente cupo.
Xion capì il perchè del cambiamento d'umore del generale. Reiken gli aveva parlato delle incomprensioni tra lui e Sephiroth, ed era proprio di quelle che doveva parlare ora. Non sapeva se avesse o no l'autorizzazione per farlo, ma aveva giurato di essere sincero. "Ecco... lui," si fermò per pensare, e per la prima volta guardò il generale negli occhi mentre parlava: "Me ne ha parlato la scorsa notte, era molto turbato..." evitò di parlare del pianto del suo amante coraggioso per non screditarlo davanti agli occhi di Sephiroth "Ha detto di essere un irriconoscente, un impostore e di aver tradito il sentimento sincero che lei nutriva nei suoi confronti. Ha detto anche che lei gli ha rivelato ciò che era in realtà. Ha detto che lei è sempre stato realista e che ha sempre detto la verità... ma lui non l'ha mai saputa intendere. Stava davvero molto male." concluse, sentendosi uno stronzo per aver rivelato dei pensieri così intimi del suo amante. Ma c'era qualcosa che gli diceva che Reiken sarebbe stato d'accordo nel rivelarli a Sephiroth, forse perché non avrebbe mai avuto il coraggio di confidarglieli apertamente.
Il viso del generale era inespressivo, e ciò metteva ancor più a disagio il giovane ragazzo.
"Davvero ti ha detto questo?" ora era Sephiroth ad evitare lo sguardo di Xion "... e tu cosa ne pensi?" chiese dopo una lunga pausa.
E ora doveva anche esprimere un parere?
No, non era ciò che Sephiroth gli stava chiedendo, rifletté. Il generale non desiderava un commento obbiettivo e distaccato, bensì un parere da parte sua come amante di Reiken qual'era.
Non gli importava più niente ormai del timore e delle convenzioni. Gettò ogni maschera e parlò ancora con sincerità, come il generale gli aveva chiesto di fare:
"Generale," iniziò, tirando fuori quello che veramente aveva dentro "Io credo che lei dovrebbe prendersi più cura dei sentimenti che Reiken prova nei suoi confronti. A quanto ho capito lui la ritiene una persona importantissima e sarebbe disposto a fare qualunque cosa per lei, a perdonarle qualsiasi sopruso in nome del proprio amore. Non voglio essere un altro problema per lui, sta già soffrendo molto... non riesco a vederlo così... triste." disse e abbassò il capo.
Il riferimento al sopruso era per le due violenze carnali, e Sephiroth l'aveva capito. Si sentì terribilmente pentito per questo, cosa che prima non era. Anzi, l'intero discorso del ragazzo l'aveva fatto pentire: Henstaufen era ancora così giovane, eppure così *grande* da anteporre il bene e la sofferenza che il suo amato stava provando alla propria gelosia e dignità. Al ragazzo non importava che il suo compagno fosse innamorato di un altro e soffrisse per un'altra persona, non gli importava perchè il suo amore evidentemente andava oltre a questo ed era finalizzato solo al sostegno e alla soddisfazione del suo caro. Era estremamente nobile, e Sephiroth non poté fare a meno di ammirare l'animo puro e razionale del ragazzo.
Confrontandosi con Henstaufen, forse era comprensibile come Reiken lo amasse tanto: Xion gli aveva dato comprensione e conforto, cosa che invece lui non gli aveva mai dato. La sua gelosia era grande tanto quanto la stima verso sé stesso e il suo onore. Non riusciva ad uscire dai suoi schemi, non poteva assolutamente accettare il tradimento, non concepiva l'idea di stare con qualcuno e lasciare che questi si crucciasse per l'amore che provava nei confronti di un'altro. Non sapeva perdonare.
Xion Henstaufen invece si.
"Ancora una cosa, Xion..." domanda che riconfermava la sua mentalità ottusa: "Lui ti ha mai detto *esplicitamente* di amarti?"
"Si." rispose il ragazzo fermamente senza timore.
NO! No, QUESTO NON poteva accettarlo! Se il ragazzo diceva davvero la verità allora... A volte credo di amarti, altre invece mi rendo conto di pendere dalle tue labbra, a volte mi seduci, a volte mi prendi, con la dolcezza, con l'amore; amo il modo in cui fai queste cose, però... a volte.. sei davvero brutale.
E poi... io e te non ci siamo mai amati sul serio,
credo.
Reiken pensava davvero tutto ciò che aveva detto, rammentava Sephiroth. Non era allora un problema di *incomprensioni* e *qui pro quo* che aveva voluto fargli credere, perchè altrimenti avrebbe cancellato i suoi errori ... li avrebbe cancellati...
Ti amo; questo, QUESTO avrebbe dovuto dire per rimediare a tutto quanto! Ma non l'aveva detto, mai, neanche dopo aver compreso il suo abbaglio nel giudicare l'amore che lui gli aveva dato. Reiken non diceva le cose che non pensava.
Reiken non pensava di amarlo?
Sembrava non capisse, ma in realtà era *lui* a non capire, Sephiroth. L'altra notte aveva violentato il suo *amante* per la seconda volta perchè Reiken non comprendeva cosa dovesse fare (o, meglio, dire!) per scusarsi dei suoi errori. Ma il fatto non era che non *capisse*, ma solo che non provava amore verso di lui. Per Sephiroth questo era troppo crudele, insostenibile, non poteva accettarlo; così era impazzito e l’aveva violentato un’altra volta nel tentativo paradossale di farsi amare.
Era sin troppo comprensibile che Reiken preferisse Xion a lui.
Ma Sephiroth era cieco, non voleva vedere la realtà. Lui amava Reiken tantissimo, per lui era molto più che un amico. Era l'unica persona che amasse stare in sua compagnia, l'unico che andasse oltre la sua maschera di eroe senza macchia e senza paura e che apprezzasse ciò che era dentro.
Era il suo unico vero amico.
Reiken non lo amava? Forse non lo aveva mai amato... però amava farsi scopare, questo poco ma sicuro. Di tutto il resto poteva benissimo farne a meno, soprattutto ora che aveva trovato qualcuno che sapesse amarlo come desiderava.
Prima di quella sera, Sephiroth credeva di poter eliminare Xion in ogni momento, ma parlando col ragazzo aveva capito di non essere lui ad avere il coltello dalla parte del manico come credeva.
"E tu..." Dopo una lunga, interminabile pausa, il generale alla fine riprese a parlare "Tu gliel'hai mai detto?"
L'ultima domanda, l'ultima risposta che il suo cuore richiedesse.
Xion sorrise nobilmente "E' stato un pò difficile, ma alla fine sono riuscito a dirglielo anch'io." rispose.
Proprio in quel momento giunse la sentinella che portava in spalla un soldato ferito e faceva strada ad un altro.
Senza dire una parola il generale Sephiroth si alzò e andò veloce verso di loro "Cosa è successo?" chiese preoccupato. Xion andò più vicino e capì che i due soldati malconci appartenevano al gruppo di Reiken. Sentì il proprio cuore salire in gola.
"Generale..." il soldato aveva il corpo ferito da profondi graffi e il volto insanguinato; a stento riusciva a parlare "Ci hanno assalito i Coareliani... hanno pres-" si interruppe per tossire, "Hanno preso due compagni in ostaggio... vogliono una ragazza... uno di noi è stato ucciso," esalò.
"Una ragazza?!" Sephiroth si girò di scatto verso la fanciulla coreliana, che intanto era rannicchiata in un angolino avvolta da una coperta. Era lei che volevano dunque, pensò. "Così hanno preso degli ostaggi per riavere la ragazzina?" chiese ancora Sephiroth.
"...si..." il povero soldato era allo stremo delle forze.
"CHI è stato ucciso?" la voce di Sephiroth era dura, e pronta ad accettare qualsiasi risposta.
"E' stato ucciso..." il soldato ansimava, si fermò. Xion tramava.
"E' stato ucciso Kimi, l'hanno sparato."
Sephiroth annuì.
"Dove hanno portato i soldati?" chiese ancora il generale.
"Han-hanno detto... di andare in cima alla montagna e di volere la ragazza prima dell'alba... altrimenti li uccideranno." rispose l'altro.
"Ho capito," disse Sephiroth, "Prendetevi cura dei feriti." ordinò poi, e si mosse di qualche passo, mentre pensava a un piano.
"Generale Sephiroth!"
Ad un tratto una giovane voce turbò i pensieri del generale: era Xion che gli stava andando incontro "Generale, dobbiamo aiutarli!" diceva preoccupato. Sephiroth annuì e si girò completamente verso di lui, "Vuoi venire con me?" chiese a bassa voce.
Xion rimase per qualche istante a vagare tra le onde di mare dei fieri occhi di Sephiroth, e riuscì a captare la gioia che li ravvivava, anche se era ben nascosta.
"Si, voglio venire." rispose con tono deciso. Reiken gli aveva promesso protezione ma, dato che ora era proprio lui ad averne bisogno, non avrebbe potuto abbandonarlo.
"Perfetto," disse Sephiroth con un sorriso, poi distolse lo sguardo dal giovane e si rivolse al resto dei soldati: "Io ed Henstufen andremo a recuperare i nostri compagni. Ritorneremo con loro senz'altro prima dell'alba." informò ad alta voce, catturando l'attenzione di tutti.
Xion rimase sorpreso. Sephiroth aveva intenzione di andare *da solo* con lui? Nessun'altro?
Beh, non che non si sentisse al sicuro però... l'idea lo intimoriva, un pò.
Vide il generale avvicinarsi affabilmente alla ragazza Coreliana e chiederle gentilmente di alzarsi. Timidamente lei lo fece e Sephiroth le sorrise dicendole che era ora di andare.
Fine quarta parte.