Capitolo terzo

UN MODO PER RECUPERARE I PROPRI BENI

  

Un certo Arnaud Sicre, di Aix, è sottoposto ad un'inchiesta. Egli racconta:

"Circa tre anni e mezzo fa, non ricordo meglio il periodo, mi recai da mio fratello Pierre Sicre che abita a Seo d'Urgei, e gli domandai consiglio per recuperare la casa di nostra madre, Sibille den Balle, che era nelle mani del conte di Foix, a titolo di ipoteca per l'eresia di nostra madre. Pierre mi rispose che non vedeva altro mezzo di recuperare questa casa se non quello di prendere un eretico e consegnano al potere di un signore. Gli dissi, allora, che era stata messa una taglia di 50 lire tornesi su Pierre Maury, Guillemette Maurf, di Montaillou, e Raimond Issaura, di Larnat, così come molti altri della diocesi di Pamiers. Mio fratello mi rispose che se io avessi potuto scoprire un eretico, avrei potuto recuperare tutti i beni perduti per l'errore di nostra madre".

Si reca dunque dalle autorità per metterle a parte del suo progetto. Adempie "fedelmente" la sua missione. Poiché i suoi contatti con gli eretici (certi sono riusciti a fuggire dal "muro (la prigione) di Carcassonne") sono stati fruttuosi, il "mio detto signor vescovo" lo fa tornare per completare le informazioni su "i fatti e detti" dei sopracitati eretici. Segue un resoconto lungo e minuzioso. Ma egli è stato a contatto con degli eretici. Potrebbe, senza volerlo, essere stato contagiato da questi "figli delle tenebre". Così il vescovo certifica che è dietro sua richiesta che ha compiuto tale lavoro (che non era d'altronde senza rischi, i Catari uccidevano infatti facilmente gli agenti provocatori). Il 14 gennaio 1322, gli rilascia dunque un certificato: "Noi, Vescovo suddetto, abbiamo inviato nell�anno 1320, (notiamo che tale salvacondotto non è accordato che due anni dopo i fatti), Arnaud Sicre, alias Baule, di Aix nella nostra diocesi, in Catalogna e nel regno dì Aragona per scoprire e ricercare con precauzione, discrezione e diligenza alcuni fuggiaschi ricercati per eresia e alcuni eretici che si nascondono in queste regioni senza essere conosciuti come tali; e perché potesse con maggior efficacia trovare, fermare e arrestare quelli che ricercava, e perché potesse apparire esteriormente uno della loro "famiglia" (poiché essi sono furbi e scaltri), noi abbiamo permesso al suddetto Arnoud di fingersi esteriormente simile a loro, nelle loro pratiche, particolarmente in presenza di uno o due eretici (infatti, senza questo, non avrebbero potuto fidarsi di lui) a condizione, tuttavia, di non credere nell'intimo ai loro errori e di non cedervi; il quale Arnoud, ingannando il "perfetto" eretico Guillaume Bélibaste attraverso questo pietoso inganno, e fingendo d'essere suo amico, lo condusse via da là con astuzia e lo portò fino al territorio del visconte di Castelbon, sotto la giurisdizione del conte di Foix, dove lo fece arrestare e imprigionare, finché venne ricondotto sotto il potere della Chiesa, il che era il suo obiettivo principale. Questo eretico, arrestato grazie al suo lavoro e alla sua diligenza, fu da lì condotto alla prigione dell'Inquisitore di Carcassonne, da cui era appunto fuggito". (Le evasioni non erano rare, anche dalla prigione di Carcassonne).

 Una eretica tenace

Il Registro dell'Inquisitore Jacques Fournier (1318-1328) riporta molti altri fatti che meritano l'attenzione degli storici. Eccone uno tipico. Una tale Raimonde Guichou è più che sospettata. E' stata interrogata dal "mio detto signor vescovo" (non si tratta dell'Inquisitore) Ha fatto la sua "confessione in via giudiziaria, regolarmente, con giuramento.. - senza terrore, minacce, o altra tortura, spontaneamente". Dopo, ella ritratta. Il vescovo le ordina "due volte, tre volte e molte altre ancora", di presentarsi di nuovo per confermare "pienamente e integralmente" la sua prima confessione. E questo "entro la festa di Santa Maria Maddalena" cioè, per noi, il 22 luglio (1322) - (Osserviamo, per inciso, come questo mondo, totalmente cristiano, conosca a quale data corrispondono le feste dei santi e si orienti su di esse) - Se non si ripresenterà "si dovrà procedere contro di lei in quanto impenitente".

Il 5 settembre, la suddetta Raimonde non si è ancora presentata. Il Frate Gaillard de Pomiés, dell'ordine dei Predicatori, del convento di Famiers, la richiama "una seconda e terza volta". Ma Raimondo è "gravemente malata, come si vede dal suo aspetto". Ella ripete che rimane fedele alla sua precedente deposizione e che "non ha mai conosciuto nessuna forma di eresia". Il suddetto Frate Gaillard le fissa la data della rivelazione di San Michele, in settembre (il 29) per "confessare perfettamente e integralmente la verità... altrimenti Si procederà contro di lei come impenitente e colpevole ostinata, come la prassi richiede, e da allora non sarà più ascoltata, se non secondo le disposizioni canoniche".

Il 3 marzo 1323, la suddetta Raimonde è prelevata da Chateau des Allemans. Le si leggono le sue confessioni, le sue testimonianze, le sue ritrattazioni ("fatte in modo arrogante"), gli avvisi che le sono stati rivolti, la sentenza di scomunica di cui è stata oggetto dal 12 dicembre dell'incarnazione del Signore 1322 (1323), Cioè "da più di un anno". Il vescovo le dice inoltre che è fortemente sospettata "d'avere nascosto molto più di ciò che ha confessato". Le domanda di denunciare le persone che l'hanno spinta a ritrattare ciò che aveva confessato di buon grado, Spontaneamente, o regolarmente di fronte alla giustizia. Ella rifiuta con accanimento e spirito indurito", ostinatamente, "benché il vescovo le dica che riceverà ancora la misericordia della Chiesa, nonostante i suoi diversi Spergiuri e il fatto che i termini di dilazione ad essa concessi per ritornare sui suoi passi (alla prima confessione) siano scaduti". Ella dichiara che "mai ritornerà alla prima confessione... anche se sa che la si brucerà per questo". 

Un giudeo che ritorna al giudaismo

Baruch, un giudeo tedesco, compare il 14 luglio 1320, davanti al tribunale dell'Inquisizione. E' accusato di essere ritornato alla fede giudaica dopo il suo battesimo. Risponde che ha accettato di essere battezzato, sotto minaccia di morte, formulata dai Pastorelli. Il suo battesimo è dunque nullo. Gli traducono la sua deposizione in lingua volgare. (Il 7 maggio 1375, il Papa Gregorio IX raccomanda ad un inquisitore di inviare predicatori istruiti e "che sappiano l'idioma del paese"). Baruch è ritornato al giudaismo? Risponde "No", invocando il Talmud, Secondo la dottrina del Talmud, se qualcuno perfettamente e volontariamente battezzato vuole ritornare al giudaismo, poiché si considera macchiato, occorre procedere ad una cerimonia di rigiudaizzazione. Ma siccome non è stato perfettamente battezzato, e visto che è stato costretto a ricevere il battesimo, non deve essere rigiudaizzato secondo rito, "poiché pensiamo che un tale battesimo sia inesistente". Dunque non deve essere rigiudaizzato perché in realtà non è stato mai veramente battezzato. Vuole vivere da giudeo perché ha sempre provato "pentimento" di aver ricevuto il battesimo, sapendo che "il peccato di lasciarsi battezzare è più grave che lasciarsi uccidere".

Ma il vescovo pensa che il battesimo, così come è stato praticato, non sia stato ricevuto "né cedendo alla forza, né sotto costrizione assoluta", e che, di conseguenza, Baruch debba "osservare la fede cristiana e credervi". Tanto più, aggiunge, che "la necessità che l'ha spinto alla fede, l'ha trascinato non verso il peggio ma verso il meglio".

Baruch deve dunque ormai osservare la fede cristiana, altrimenti sarà trattato "come si deve", da eretico tenace. Al che, Maestro Baruch risponde sottilmente: "Siccome ignoro ciò che i cristiani credono e perché lo credono, mentre al contrario conosco la mia Legge e perché i giudei credono ciò che credono, e siccome la nostra fede è avvalorata dalla Legge e dai Profeti che ho studiato quale dottore per 25 anni (il corsivo è mio, è un rabbino), se non mi si dimostra attraverso la mia Legge e i Profeti che la fede dei cristiani è conforme ad essi, non voglio né credere né osservare il cristianesimo, e preferisco morire piuttosto che abbandonare il giudaismo, tanto più che sono una reale autorità per i giudei di queste regioni. Ma se monsignore il vescovo o qualcun altro mi prova e mi mostra con la Legge e i Profeti che ciò che credono e osservano i cristiani è conforme alla Legge ed ai Profeti, e che la setta e il rito dei giudei, oggi, non sono più utili alla salvezza, sono disposto a lasciare la setta e il rito degli ebrei, e a passare alla fede e al credo dei cristiani".

Questo dà al vescovo l'occasione di cominciare la più curiosa discussione teologica che si possa immaginare. Un dialogo surrealista tra un giudeo tenace e un vescovo che spera, "con l'aiuto di Dio", di vincere. In traduzione simultanea, poiché "Maestro Baruch non conosce bene la lingua volgare di questo paese".

"In primo luogo la disputa verté sulla Trinità delle persone e l'Unità dell'essenza divina, sui nomi propri delle persone e la loro processione; durò pressapoco 15 giorni e in questa disputa Baruch fu totalmente vinto. Non avendo più niente da dire, confermò che esiste la Trinità delle persone divine e l'Unità della natura divina. E aggiunse che credeva questo poiché era stato vinto dall'autorità della Sacra Scrittura, della Legge e dei Profeti. Confessò anche che Padre, Figlio e Spirito Santo sono i nomi propri delle persone divine secondo le Scritture, e confessò la processione delle persone".

Seguono altri grandi problemi - il Cristo è o no il Messia promesso dalla Legge e dai Profeti? Era Dio e uomo, fatto di divinità e dì vera umanità? - problemi affrontati durante discussioni sapienti che durano prima "otto giorni", "poi tre settimane e più" e nel corso delle quali Baruch è ognivolta "battuto".

"Fu ancora più difficile (dice ancora la deposizione) dimostrare l'immortalità dei corpi umani dopo la resurrezione, e il fatto che questi corpi non avranno più bisogno di cibo né altre necessità di questa vita, che in essi la generazione e la corruzione cesseranno e che i corpi dei dannati potranno essere nel fuoco eterno e non essere consumati, benché dovranno subire una sofferenza intollerabile. Pini per convenire su tutti questi punti".

Domanda sottile di Maestro Baruch e non priva di una certa ironia: "Chiese perché gli obblighi legali dell'Antico Testamento non erano osservati dai cristiani, visto che mantenevano in tutto il resto la fede e il credo dei Profeti, e gli si dimostrò con la Legge e i Profeti che con la venuta di Cristo essi avrebbero dovuto cessare". Sembrò accettare questa spiegazione, rinunciò a chiamarsi Baruch, espresse il desiderio di chiamarsi Giovanni e di diventare cristiano, ma dichiarò che voleva istruirsi ancora leggendo da solo (il corsivo è mio) i libri della Legge e dei Profeti (non parla né dei Vangeli, né delle Epistole).

Al termine di ciò, fu riferito al vescovo che egli "ricominciava a titubare nella fede cattolica". Ci voleva coraggio, perché le autorità lo consideravano ormai come validamente battezzato. 

Un esempio di interrogatorio serrato

Il 10 marzo 1250, si procedette alla "confessione" dl un certo Pons Albert, di Couffoulens, venuto spontaneamente, senza essere stato chiamato. Riconobbe che un certo Pela era giunto un giorno a casa sua con degli eretici, dei Valdesi, e che li aveva ospitati per un giorno. (Per non cadere in anacronismi, immaginiamo l'interrogatorio, agli inizi del 1945, di qualcuno che aveva ospitato a casa sua dei collaboratori del regime nazista, o un volontario belga, francese o italiano, delle S.S.). La notte seguente, egli li ricondusse da Pela. Egli ignora dove sono andati in seguito. Riconosce di aver "adorato" con loro, dicendo, dopo tre genuflessioni: "Benedicite", al che gli eretici avevano risposto: "Deus vos benedicat".

Interrogato per sapere se egli ha cercato la loro compagnia, se egli ha dato qualcosa o se ha ricevuto da loro qualcosa, se ha mangiato del pane benedetto dagli eretici, se ha ascoltato la loro predicazione o incitato qualcuno a credere a ciò che essi dicevano, o se li ha aiutati, egli rispose di no.

Interrogato per sapere se egli credesse che gli eretici fossero dei "buoni uomini" (era il nome che gli affiliati si attribuivano) e costituissero una "buona" setta, egli rispose che lo credeva. Anche di fronte alla domanda se egli credesse di poter essere salvato qualora avesse perseverato in questi errori, egli rispose di sì.

Interrogato sull'epoca in cui i fatti accaddero, egli rispose: due anni e mezzo fa circa.

In seguito egli disse di aver reincontrato nella casa di un certo Ruffus, di Couffoulens, due eretici. Non ha parlato con lui e non ha detto loro nulla. Ciò è accaduto da circa due anni.

Interrogato se egli abiurasse l'eresia, ha risposto affermativamente, secondo la formula tradizionale.

Un'anamnesi medioevale

Possediamo, grazie a Jacques Duvernois, la traduzione, sapientemente commentata e annotata, dei registri dell'Inquisizione di Jacques Fournier (1318-1328). Tre grossi volumi in folio, pubblicati nel 1978.

I processi verbali, scritti in latino, ci danno un'idea precisa del modo in cui si svolgevano gli interrogatori. Prendiamone uno a caso. Si tratta della "confessione di Jean Maury", di Montaillou, "del capo d'eresia" (t. III, 870-910):

"L'anno del Signore 1323, il 18 del mese di febbraio (18 febbraio 1324), Jean Maury, figlio di fu Raimond Maury di Montaillou, nella diocesi di Pamiers, che è stato a lungo in fuga per eresia dal regno di Francia, nella regione della Catalogna e del regno di Aragona, ragione per cui egli era fortemente sospettato, fu arrestato da Arnaud Sicre d'Aix, inviato e agente del rev. Padre in Cristo monsignor Jacques, per grazia di Dio vescovo di Pamiers, oltre che del religioso Padre Jean de fleaune dell'Ordine dei Predicatori, Inquisitori della depravazione eretica nel reame di Francia, per incarico della Sede apostolica".

Jean Maury, che comparì "nella camera episcopale della casa del vescovo", giura sui quattro Vangeli di dire la verità intera "... tanto su di sé come imputato, quanto sugli altri vivi e morti, come testimoni". La "confessione" inizia:

"Circa 15 o 16 anni fa, non ricordo meglio l'epoca, vennero in casa dì mio padre Raimond Maury e di sua moglie Alazaìs, mia madre, Philippe d'Alayrac e Raimond Fabre de Rodés, ora defunti eretici, a Montaillou, all'inizio della notte (non ricordo di che giorno). Quando arrivarono io non ero in casa, ma fuori, a guardia delle pecore di mio padre.

Potevo avere allora circa 12 anni. Quando tornai a casa trovai mio padre, mia madre e questi due eretici seduti presso fuoco (aggiunse: essi si sedettero così durante la notte). Ma mia madre non era seduta sulla stessa panca con essi, almeno così ricordo. Eravamo là anch'io, i miei fratelli Pierre, Arnaud, Bernard e Guillaume Maury, le mie sorelle Guillemette, che poi sposò Piquier de Laroque d'Olmes, e Raimonde, che era già sposa di Guillaume Marty de Montaillou, Raimonde vive ancora. Circa i miei fratelli credo che siano vivi ancora Pierre e Bernard, che fu sottoposto a penitenza a Carcassonne. Gli altri due, cioé Guillaume (anch'egli sottoposto a penitenza a Carcassonne), e Arnaud, che è morto in Germania, sono morti.

In presenza di mia madre, dei miei fratelli e delle mie sorelle, mio padre mi disse che Philippe d'Alayrac e Raimond Fabre erano degli uomini per bene e dei buoni cristiani, che non facevano del male a nessuno, avevano una buona fede e non mentivano. Non mi ricordo quali altri discorsi fecero in quella notte quegli eretici, o mio padre, mia madre o gli altri presenti.

- Questi eretici predicarono i loro errori in quella notte? (in latino domandò il Vescovo) - Philippe d'Alayrac parlò molto, quella notte, Raimond Fabre parlò talvolta, ma non ricordo di cosa,

- Voi stesso e altri della casa avete adorato gli eretici in quella notte, o avete loro fatto o ricevuto da loro la riverenza o il "melioramentum"? - No, per quanto io abbia visto o saputo.

- Avete visto o saputo che quella notte qualcuno abbia dato o inviato qualcosa agli eretici? - No, salvo che mio padre e mia madre gli diedero per cena delle pagnotte, del vino e dei cavoli all'olio.

- Un estraneo venne, in quella notte, da voi ad incontrare gli eretici? - No, che io abbia visto o sentito dire.

- Quali furono le persone che mangiarono alla stessa mensa con gli eretici? I due eretici, mio padre e mio fratello Guillaume.

- Gli eretici benedirono il pane nel modo degli eretici e ne diedero, a voi e agli altri? - Non ricordo. Ma so bene che mio padre mi diede del pane che prese dalla tavola di questi eretici. Io mangiavo vicino al fuoco con gli altri fratelli.

- Gli eretici rimasero tutta la notte nella casa ai vostro padre? - Non so, perché dopo cena andai a dormire e il mattino seguente non li vidi più".

E così di seguito per più di 10 pagine.

Ciò che colpisce in questo resoconto è la prodigiosa memoria dei fatti di cui si dà testimonianza. Jean Maury è un semplice pastore. Egli ha la memoria infallibile dei contadini che non sanno leggere. Egli si racconta. E anche sotto la trascrizione in latino e la traduzione in francese, noi ritroviamo le tracce di questa vita semplice.

Qua e là dei fatti che illuminano, di una luce singolare, la vita quotidiana nel Medioevo. Jean Maurv ha avuto quattro fratelli e due sorelle: una famiglia, in totale, di sette figli. Due sono ancora viventi (egli aggiunge "io credo"). Un altro, Arnaud, è morto. Due dei fratelli sono stati "colpiti dalla penitenza" a Carcassonne.

Il pasto "accanto al fuoco": dei pani e dei cavoli all'olio; altrove, egli parla di un pasto a base di agnello e maiale.

Altrove, egli precisa: "gli ho donato (all'eretico) una mia tunica blu, poco resistente, che non potevo portare troppo per il caldo, perché da noi arriva già in maggio o in aprile, e cinque soldi reali, monete che valgono come quelle di Barcellona" (i contadini conoscevano il corso delle monete). Rammento che questi sono i ricordi, di 15 o 16 anni prima, di un bambino di 12 anni.

In che lingua l'accusato è stato interrogato? Senza dubbio non in latino - Nel suo dialetto? La questione che si pose da allora era di sapere se uno dei giudici capisse - L'atto relativo ad un certo Bernard Franque, di Goulier, porta scritto: "gli si ribatte in lingua volgare e parola per parola, e gli si spiegano gli errori fatti da lui�".

La credenza di questi eretici, la "buona fede", quella dei "buoni cristiani" o "uomini buoni", come essi dicevano, presenta degli aspetti curiosi.

Jean Maury continua il suo racconto:

"Mio padre mi disse, quando abitavo con lui a Montaillon, prima che egli non fosse citato o arrestato, che il diavolo era rimasto trentadue anni (davanti) alla porta del Paradiso: poi entrò in Paradiso e introdusse con lui una donna. E quando egli fu in Paradiso, disse a coloro che erano là che avrebbe donato loro una sposa di quel genere, ch'essi avrebbero amato le loro spose e queste li avrebbero amati molto. Il diavolo gli disse anche che il loro signore non gli aveva donato che il bene, ma lui gli avrebbe dato il male e il bene. Essi credettero al diavolo, poiché il male è in maggior quantità del bene, ed ha una fama più vasta. Egli disse loro anche che gli avrebbe concesso di essere signori gli uni sugli altri e di prendere una bestia con un'altra o un uccello con un altro.

Poi il diavolo fece un cielo di vetro, e quando lo ebbe fatto disse che egli era dio. Dio gli rispose che era un dio straniero. E quando Dio gli ebbe detto ciò, il diavolo cadde dal cielo col suo cielo di vetro, con la donna e tutti coloro che avevano creduto in lui. Egli ebbe il mondo in suo potere, giusti e peccatori, ed essi andavano nell'inferno. E tutto ciò era opera del diavolo". E' un'interpretazione popolare della visione catara del mondo. Ciò si vede anche nella deposizione di un altro eretico, Bernard Franque:

"Il dio buono aveva fatto le sue creature, e il dio cattivo le distruggeva, fintanto che il Cristo depose o nascose la sua luce quando prese la carne della Vergine Maria. E allora egli prese il dio malvagio e lo mise nelle tenebre dell'interno e da allora il dio cattivo non può distruggere le creature del dio buono.

E' a causa di questa credenza che io dissi talvolta che c'erano due dei, uno buono e uno cattivo. Credo, e ho creduto tutto il tempo suddetto, che come il dio buono ha fatto tutte le buone creature: gli angeli, le anime umane buone, i corpi, il cielo, la terra, le acque, il fuoco e l'aria e gli animali utili agli uomini - come cibo, per trasporto, per lavoro o per vestirsi - e così i pesci buoni da mangiare; ugualmente il dio cattivo ha fatto tutti i demoni e gli animali nocivi, come i lupi, i serpenti, i rospi, le mosche, e tutti gli animali velenosi.

Le creature buone servono il dio buono, e Dio le aiuta; ma le creature cattive servono il dio malvagio e lui le aiuta nei limiti del suo potere. E così, il dio buono non aiuta le creature malvagie che il diavolo ha generato e il dio malvagio non aiuta le creature buone che ha fatto il dio buono. Ma ciascuno di essi ha le proprie creature, il dio buono le buone, il dio cattivo le cattive, e ciascuno di essi aiuta le proprie e non quelle altrui. Ma l'uomo ha la possibilit� di schierarsi con il dio buono o con il dio cattivo. Se si schiera con il dio malvagio questi lo aiuta, se egli si allea con il Dio buono, quello lo aiuta, benché il dio malvagio non possa aiutare tanto quanto il dio buono". In fondo, è posto qui l'inestricabile problema dell'esistenza del male nel mondo e vien fatto un tentativo di dargli una spiegazione che possa soddisfare lo spirito.

Jean Maury, ha creduto "durante il tempo maledetto" in cui ha vissuto nella fede degli eretici, che "nessuna Scrittura è utile alla salvezza dell'anima, salvo i Vangeli, il Padre Nostro, e le Epistole".

La confessione termina con l'enumerazione di tutte le persone alle quali egli ha parlato dei suoi "errori", il documento conclude con un lungo riepilogo, sistematico, dei punti di vista erronei adottati e difesi dall'incolpato. Per esempio:

"Egli intese dire... che il dio buono non aveva creato che gli spiriti e l'anima; che gli spiriti sarebbero ritornati alla fine a lui, ma che il dio malvagio aveva fatto tutte le cose corporali di terra, e che sarebbero ritornate alla terra, infine, tutte le cose che con essa aveva fatto. Egli ha creduto, stando a ciò che dice, che il dio buono ha fatto tutto, tanto gli spiriti che i corpi, ma che il diavolo non ha fatto nient'altro che ritardare gli spiriti e i corpi, perché essi non siano presto salvati, o addirittura non arrivino alla salvezza, facendoli peccare". Ciascun articolo di questa enumerazione, molto analitica, è seguito da una nota relativa alla durata dell' "errore": "Egli ha creduto per 4 anni, almeno, per quel che ricorda", "per 15 anni", "per 15 anni, o giù di lì", e così di seguito per ognuno dei 46 articoli d'accusa.

Jean Maury rinuncia a qualsiasi difesa. Egli si limita alla confessione che farà e che è "vera, regolare e contenente la verità".

Un altro incolpato che sembrò voler ritrattare, finì per dire, per discolparsi: "Io ho confessato di aver creduto per stupidità, mentre in realtà io credevo il contrario di ciò che è contenuto in queste confessioni". Gli si pose la domanda tradizionale: "queste confessioni le ha fatte per timore della tortura, o del freddo della cella, perché indottrinato o indotto a deporre il falso?" Egli risponde: "No". E' per la salvezza della sua anima che ha agito così. Allo stesso modo, Jean Maurv riconosce che non è "sotto la pressione della tortura" che egli ha parlato, che egli non è stato "minacciato di tortura", ne maltrattato", e che se ha confessato non è né "per amore, per paura, per una ricompensa (un premio), per l'insistenza, perché istruito, indottrinato o altrimenti indotto a dare falsa testimonianza", ma "perché questa è la verità": formula che si ritrova alla fine di tutte le deposizioni.

Talvolta l'inquisitore si informa: "siete stato detenuto in prigione? Rinchiuso in qualche posto? Vi hanno inflitto torture o vi hanno minacciato?" "No - risponde un imputato - ho potuto circolare liberamente ovunque nella casa del vescovo".

Jean Maurv chiede l'assoluzione dalla scomunica di cui è stato oggetto, grazia che "monsignore" gli accorda, e di essere trattato "con misericordia".

Egli giura e abiura ciò che segue: "Un lungo elenco dei suoi errori", che termina abbastanza drammaticamente con "... tutti i suoi beni" - il che significa, molto verosimilmente, che i suoi beni vengono confiscati. Segue la lista dei testimoni. E' imponente, il che sottolinea l'importanza, per loro, della causa in questione. "Il detto Jean confessò ciò che precede, depose e abiurò nel modo suddetto, davanti al monsignor vescovo, l'anno, il giorno e nel luogo sopracitato, in presenza, quali testimoni, dei religiosi Padre Raimondo Barthe, priore del convento dei frati predicatori di Pamiers, Bernardo Sabatier, lettore dello stesso convento, Arnaud du Carla, O. P., di detto convento, Bernardo di Taix, monaco di Fontfroide dell'ordine di Citeaux, degli autorevoli signori maestro Ugo di Billéres, giurista di Pamiers, maestro Guillaume Nadin, notaio pubblico di Carcassonne e del monsignor Vescovo, soprattutto per affari dell'Inquisizione, e di me maestro Jean de Sautel della diocesi di Pamiers, notaio pubblico della città di Pamiers e del monsignor vescovo, per i casi di Inquisizione, che ho trascritto la suddetta abiura per ordine di monsignore, in vece del quale io, suddetto chierico Jean Jabbaud, l'ho fedelmente trascritta e corretta in conformità con l'originale".

 

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