 
An II - Numar 4 - Articul 6
Un progetto: il plurilinguismo passivo territoriale
Normalizzazione, standardizzazione, formazione di una koin�: percorsi fondamentali, obbligati, per portare una lingua ad una tutela giuridico-istituzionale, indispensabili per l'insegnamento e per l'utilizzo in campo tecnico, scientifico o comunque professionale. Ma quale convivenza, quale comunit� di parlanti, quale identit� in una societ� necessariamente plurietnica e multirazziale come la nostra? Preso atto della necessit� di rifondare su base pluralistica le identit� comunitarie tradizionali, al fine di tutelare i patrimoni culturali locali, in un'ottica di apertura etnica che esprime il concetto d� unit� nella diversit�, si vengono a focalizzare determinate condizioni. Risolti i problemi linguistici e lessicologici, come tutelare la libert� dei singoli, intesa come espressione delle proprie idee e dei propri pensieri nella lingua madre, l'unica, per molte persone, in grado di permettere un'espressione esattamente coincidente con il concetto che si vuole esprimere, nel quadro storico, geografico ed economico di un determinato ambito territoriale? Condizione necessaria � la possibilit� di usare l'idioma locale, nell'ambito territoriale di diffusione, con il DIRITTO di essere compresi. Di conseguenza, DOVERE MORALE e CIVILE di colui che entra a far parte di una comunit�, ai fini di una propria integrazione, sar� la capacit� di comprendere le espressioni linguistiche del luogo di residenza e/o di attivit�. Brevemente, DIRITTO ad essere compresi e DOVERE di comprendere. Compito delle comunit� sar� quello di favorire il coinvolgimento di ogni membro della collettivit�, evitando atteggiamenti di falso ed ipocrita antirazzismo, che si trincera dietro il classico "Poverino, non capisce: parliamo in italiano", precludendo la strada ad una coscienza di appartenenza identitaria che solamente la conoscenza di una cultura locale intesa in senso ampio, comprendente naturalmente anche i mezzi espressivi, pu� offrire al nuovo arrivato l'opportunit� di interagire positivamente con la societ� che lo circonda. Capire un codice linguistico non deve essere quindi una facolt�, perch� altrimenti la ben nota "legge del minimo sforzo", sicuramente applicabile anche in questo campo, porrebbe un impedimento occulto all'inserimento comunitario di colui che si trovasse nella condizione di scegliere se fare o meno una determinata azione, nella fattispecie imparare una nuova lingua, di non sempre facile e pronta acquisizione. Tutto ci� con la speranza, attiva e propositiva, di tutela e di promozione delle nostre lingue e delle nostre culture, che, nel panorama di un'Europa che altro non potr� essere se non un'Europa dei popoli, crocevia e punto d'incontro delle varie identit� locali, verranno tutte considerate patrimonio comune, un vanto e mal pi� una minaccia per la convivenza.
MASSIMO DUCA
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