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La
sala X offre un’interessante spaccato di alcuni generi pittorici della
complessa vicenda artistica del Settecento come il ritratto, il
paesaggio e la veduta. Da segnalare “Il banchetto di Antonio e
Cleopatra” di Giovan Battista Tiepolo e il “Bagno di Betsabea” di Gaspare Diziani,
interpreti significativi del rococò veneziano. Relativamente al
ritratto, la tela di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto , “Ritratto
di viandante”, mostra la crescente attenzione nel settecento ai
soggetti umili e quotidiani. Nella sala XI sono ordinate una serie di piccole sculture, per la stragrande maggioranza in bronzo, ad eccezione di alcuni marmi fra cui spiccano due pezzi della cultura figurativa toscana del Trecento: un “Angelo in adorazione” e una “Testa d’angelo”. L’articolata varietà della collezione dei bronzetti permette di ripercorrere tutta la gamma dei soggetti trattati in età classica, medievale, rinascimentale,barocca e moderna. Il pezzo più pregiato dell’intera collezione è sicuramente lo “Scudiero reggistemma” forse di Andrea del Verrocchio. Varia la tipologia degli oggetti contenuti nella sala XII: i vetri archeologici, una scelta selezionata di vetri veneziani a filigrana, alcuni esempi di vetri veneziani dipinti e graffiti della fine del Cinquecento e le sculture in terracotta. Nel vano che chiude la sala, la “stanzetta delle meraviglie”, sono stati raccolti oggetti curiosi e preziosi, alcuni dei quali sono veri e propri topoi del collezionismo di ogni tempo. La visita al Museo si chiude con la sala XIII delle nature morte: un trionfo di tavole imbandite, cesti di frutta, vasi di fiori, alzate con pere, libri ed altri oggetti comuni a testimonianza della fortuna di questo genere nella cultura figurativa del Seicento che ebbe in Roma, Napoli, Bologna e Bergamo i principali centri di produzione. |
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