Partnership
Tre miti del SETI
di Peter Backus
observing programs
manager, SETI Institute
Titolo
originale:
"Three SETI Myths"
Traduzione in italiano di
Bruno
Moretti Turri IK2WQA
Pubblicazione a cura di
SETI
ITALIA G. Cocconi
Hai
un computer? Partecipa con noi alla ricerca scientifica!
Molte idee comuni sul SETI non sono vere,
ma ciò non impedisce loro di diffondersi in articoli, blog,
libri e film popolareschi.
Ecco tre delle mie bufale preferite sul SETI.
Mito #1: “Agenzia
statale SETI”
Ricordate la scena del film
"Starman"
dove poliziotti statali esaminano una nave spaziale sfracellata?
Uno arriva in ritardo, fa brillare il distintivo, dice
“Io sono del
SETI”
e immediatamente viene lasciato passare attraverso lo sbarramento della
polizia.
Questo è il mio ritratto favorito della mitica
“Agenzia Statale
SETI”, forse è il più
caratteristico.
Esempi più comuni di questo mito abbondano malinconicamente
in diversi articoli dei mass-media su particolari progetti SETI.
Un tipico articolo riporterà che
"SETI sta usando milioni di personal computer”
o
“SETI apre
una nuova ricerca di segnali laser”.
Di conseguenza molte persone credono che c'è
un'organizzazione chiamata semplicemente SETI
la quale coordina e controlla ogni attività SETI in tutto il
mondo.
Molte persone sono sicure che è una organizzazione
governativa semi-segreta degli Stati Uniti,
fondamentalmente una versione interstellare della National Security
Agency
(agenzia per la sicurezza nazionale.
N.d.T.: leggi servizi segreti).
In realtà SETI è un campo di ricerca perseguito
da una manciata
di gruppi indipendenti che conducono progetti SETI in alcuni paesi.
Nel mondo ci sono solo circa 30 scienziati che lavorano
più o meno a tempo pieno in SETI.
Il gruppo più numeroso di ricercatori SETI, circa una
dozzina, è al
SETI
Institute.
Comunque il
SETI Institute
NON è una “Agenzia
Statale SETI”.
Non c'è
nessuna agenzia od organizzazione.
Mito #2: “Tutti i
radiotelescopi fanno SETI, sempre”
L'idea di radiotelescopi dedicati che percorrono il cosmo per cercare
il segnale di ET
è da molto il persistente canto di sirena delle ricerche
SETI.
Nei primi anni '70 del XX° secolo la NASA ha fatto uno studio
per progettare un sistema
di intercettazione di segnali interstellari. Lo studio, il
Project Cyclops
(Progetto Ciclope),
ha prodotto un rapporto che delinea un sistema ambizioso, un sistema di
antenne e
di elaborazione elettronica dei segnali il quale potrebbe essere
espandibile, necessariamente
nel corso di molti anni. Un’opera d’arte drammatica
che mostra i vari palcoscenici
del progetto ha accompagnato il rapporto con una pletora di articoli
popolareschi che hanno
usato l’immagine drammatica di migliaia di grandi antenne nel
deserto.
L'opera era così memorabile che molte persone presumono che
l’array fu costruito,
ma non è così.
Il potere che tale immagine e mito hanno inspirato ha condotto molte
persone a credere
che tutti i radiotelescopi passano la maggior parte del loro tempo a
fare SETI,
con interruzioni occasionali per guardare pulsar o quasar.
(Io parlai una volta
con un uomo che è convinto che il resto della
radioastronomia
è solo un
paravento e che noi stiamo già comunicando con
molte civiltà...)
In
realtà gli astronomi usano i radiotelescopi per SETI per
pochissimo tempo.
Il Progetto Phoenix ha usato
circa il 5 % del tempo dell’Osservatorio di Arecibo
(in totale 2.400 ore)
durante il periodo dal settembre 1998 al marzo 2004.
Ironicamente era la più grande allocazione per un singolo
progetto ad Arecibo.
Il Progetto SERENDIP
(N.d.T.:
incluso
SETI@home)
ottimizza il suo tempo di ricerca
sul radiotelescopio di Arecibo osservando dovunque il cielo durante
altri progetti di ricerca,
ma sono questi altri progetti che controllano lo strumento.
I
programmi SETI sui radiotelescopi sono rari.
Il
VLA
(Very Large Array) usato nel film Contact e qualche volta
confuso con
il Progetto Ciclope, ha fatto solo un singolo e brevissimo progetto
SETI.
In Australia il programma “Southern SERENDIP” opera
parte del tempo
sul radiotelescopio di Parkes.
“SETI
Italia”, un gruppo dell’Università di
Bologna, usa il radiotelescopio
VLBI da 32 metri parte del tempo.
Quindi l'ammontare attuale delle osservazioni SETI fatte in tutto il
mondo
è molto, molto meno di ciò che la maggior parte
delle persone presumono,
ed è una piccolissima percentuale delle osservazioni
radioastronomiche mondiali.
Mito #3: “SETI ascolta
da quasi 50 anni...”
Questo realmente non è un mito, ma ciò che
implica sì.
Un recente libro dello storico George Basalla e un articolo dello
scienziato politico
Peter Schenkle hanno ispirato una raffica di articoli circa il
“fallimento” di SETI.
L'argomento è il seguente:
"SETI ascolta da quasi
50 anni e non ha scoperto ET, così SETI è un
fallimento."
Questa conclusione è basata sui Miti #1 e #2 combinati con
molti assunti scorretti
su come attualmente lavorano i radiotelescopi e i sistemi di
elaborazione dei segnali.
Dal
1960, quando Frank Drake esaminò alcuni canali
radio in direzione di due stelle vicine,
circa 100 progetti SETI indipendenti hanno effettuato ricerche di vario
livello di capacità,
per vari periodi di tempo e la maggior parte con sensibilità
e copertura in frequenza molto limitate.
In generale, la ricerca è stata irregolare.
Dicendo che SETI
(Mito
#1) ascolta da quasi 50 anni si è portati
a immaginare l’ascolto continuo
(Mito #2).
La frase
“ascolta
ET” può evocare il fine del SETI,
ma non descrive accuratamente come SETI è fatto.
Nei primi VENT'ANNI
di “ascolto”, 23 progetti Radio-SETI
mirati (targeted) hanno prodotto
un totale di 90
GIORNI (N.d.T.:
su 365 giorni all’anno x 20 anni = 7.300 giorni) di ricerca.
C’è un’assunto nascosto nel verbo
“ascoltare”.
Come analogia, consideriamo questa asserzione:
“Pablo Picasso dipinse per oltre 50 anni.”
Il buonsenso ci dice che Pablo mise giù il pennello almeno
per mangiare e dormire.
Quali sono questi assunti ignoti?
“Ascoltare”
automaticamente porta l’idea di ascolto continuo;
i nostri orecchi ascoltano sempre. I nostri orecchi sentono suoni su
una gamma vasta,
da un rimbombo profondo ad uno squittio acuto e provenienti da ogni
direzione.
La maggior parte delle persone ascolta anche la radio, SETI ascolta con
i radiotelescopi.
“Radio”
è un'altra parola carica di assunti.
In molti luoghi noi possiamo sintonizzare facilmente dozzine di
stazioni su una piccola radio portatile.
Noi abbiamo bisogno di dimenticare quello che conosciamo di
terminologia familiare
quando è applicato a SETI.
I radiotelescopi non sono simili a radioline AM/FM.
I radiotelescopi sono estremamente direttivi.
L’antenna di Arecibo è veramente sensibile alle
onde radio su un/diecimilionesimo (1/10.000.000)
del cielo, la direttività è solo su quel punto
(N.d.T.: alla lunghezza
d’onda di 21 cm Arecibo
ha un campo di vista pari all’1 % dell’area della
Luna piena che misura circa 30 minuti primi d’arco).
Arecibo è mille volte meno sensibile ai segnali provenienti
da direzioni limitrofe a quel punto
(N.d.T.: è
una conseguenza dell’aberrazione sferica. Ah,
l’importanza della collimazione!).
I ricevitori ad alta tecnologia trattano le onde radio in un arco di
frequenze relativamente piccolo
(N.d.T.: in termini
audio equivalente a una sola nota del pianoforte).
In SETI la prima scelta nello spettro radio, la “finestra
delle microonde”,
si estende da circa 1 GHz a 10 GHz e contiene circa 9 miliardi di
canali.
Correntemente SETI processa elettronicamente “solo”
100 milioni di canali alla volta.
Ogni posizione di cielo necessita un minimo di 90 osservazioni per
coprire tutti i canali.
Quindi, le osservazioni SETI non sono facili come il termine
“ascoltare”
implica.
Per concludere c’è un’altro scorretto
assunto nascosto nel Mito #3:
“Tutti i progetti SETI sono uguali.”
La grande maggioranza dei circa 100 progetti che si sono succeduti
negli ultimi 26 anni
era veramente limitata in copertura di frequenze, direzioni esaminate
e/o sensibilità.
Se noi consideriamo il numero di stelle (o aree celesti) osservate e il
numero di canali di ricerca
ad alta sensibilità, solo 2 progetti hanno dato un
significativo contributo alla ricerca.
Il Progetto SERENDIP dell’Università della
California a Berkeley
(incluso
SETI@home)
ha cercato nel cielo visibile al radiotelescopio di Arecibo (circa il
30 % dell’intero cielo)
nello spettro radio del “water hole” (buco
dell’acqua.
N.d.T.:
il buco dell’acqua si estende tra
la frequenza dell’idrogeno neutro H a 1,420 GHz e quella del
radicale ossidrile OH a 1,662 GHz.
E’ chiamato buco dell’acqua perché H +
OH = H2O).
In un approccio complementare il Progetto Phoenix del SETI Institute
ha esaminato circa 800 stelle fino alla distanza di 250 anni luce,
coprendo il sestuplo dei canali con una sensibilità dieci
volte superiore al SERENDIP.
Ed anche con statistiche impressionanti come queste,
noi abbiamo solamente graffiato la superficie del problema.
Nuovi progetti SETI ricercano più profondamente nel cielo su
maggiori frequenze.
SERENDIP lavora oggi con un nuovo sistema ad Arecibo, con una maggiore
sensibilità.
Il nuovo
Progetto
SonATA (SETI on the Allen Telescope Array) del SETI Institute
osserverà
un milione di stelle con un’alta sensibilità e su
un arco di frequenze senza precedenti.
L'idea che noi ascoltiamo da decenni è davvero un mito,
ma è anche una promessa di impegno per il futuro.
Noi
stiamo cominciando solo ora ad ascoltare realmente.
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