Scienza
vera per tutti con il calcolo distribuito
di
Bruno Moretti Turri IK2WQA Pubblicato
su “Le
Stelle” febbraio 2003 n. 4, pag. 76/80 -
Direttori: Margherita Hack e Corrado Lamberti
Basta
un computer per diventare protagonisti di importanti progetti di
ricerca nel campo dell’astronomia, della medicina, della
biologia
molecolare. L’AIRSD promuove e ordina il
“volontariato
informatico” in Italia.
SETI@home,
il noto progetto di ricerca di segnali radio artificiali provenienti da
eventuali civiltà extraterrestri realizzato dallo Space
Sciences
Laboratory dell’Università di California a
Berkeley e
padre nobile di tutti i progetti di “calcolo
distribuito”,
si prepara a fare un notevole salto di qualità, sia nella
ricerca di ET, sia allargando i propri orizzonti scientifici.
Ma cos’è il
calcolo distribuito? Nel dicembre 1994, durante un party
natalizio a Seattle, David
Gedye e Craig
Kasnoff
discorrevano su come realizzare la ricerca SETI nelle frequenze radio,
che richiede enormi capacità di calcolo, con pochi fondi e,
quindi, senza alcuna possibilità di avere supercomputer
dedicati. Quel giorno nacque SETI@home e il concetto stesso di calcolo
distribuito, basato sul vecchio, ma sempre valido principio
dell’unione che fa la forza. L’idea era di
coinvolgere
migliaia di volontari intenzionati a mettere a disposizione del
progetto il surplus inutilizzato di potenza di calcolo dei propri
personal computer, realizzando, di fatto, il più grande
computer
virtuale del mondo e offrendo, per la prima volta nella storia, a
centinaia di migliaia di persone, la possibilità di essere
protagoniste in una ricerca di altissimo valore scientifico.
Il
sogno
SETI@home si è poi realizzato grazie
all’entusiastico
sostegno finanziario degli astrofili di tutto il mondo aderenti alla The Planetary Society,
attraverso il Carl
Sagan’s Fund for the Future, intitolato al
celebre astronomo e divulgatore Carl Sagan,
pioniere della ricerca SETI, autore di romanzi e saggi di vasto
successo, come Contact
e Il
mondo infestato dai demoni.
Nel maggio 1999 è iniziata la distribuzione pubblica del
software client e delle unità di lavoro (work units), ossia
del
programma di analisi e dei pacchetti di dati in cui sono divise le
registrazioni SETI effettuate dal radiotelescopio di Arecibo,
sull’isola di Puerto Rico, il più grande al mondo
con i
suoi 305 m di diametro. Oltre quattro milioni di persone di tutti i
continenti hanno finora risposto all’appello; anche se gli
utenti
veramente attivi sono meno di un quarto, si tratta comunque di un
successo strepitoso del primo e più grande progetto di
ricerca
scientifica distribuita della storia, un progetto che vede protagonisti
gli astrofili di tutti i continenti. Una
volta che è stato installato sul proprio computer, il
software
client lavora “in sottofondo”, senza che
l’utente se
ne accorga neppure, macinando dati su dati. Quando l’analisi
di
una work unit è completata, ci pensa il software ad
avvertire
l’utente che il pacchetto è pronto per essere
restituito e
che se ne deve caricare uno nuovo. La qual cosa viene fatta in
automatico: basta collegarsi a Internet e tutto procede da
sé.
Se poi, nel corso dell’analisi, un segnale radio dovesse
presentare caratteristiche inusuali e sospette, l’utente
viene
avvertito.
In
questi
tre anni SETI@home ha rilevato milioni di segnali che, depurati dalle
inevitabili interferenze da radiofrequenza di origine umana, hanno
portato a selezionarne 1431 come candidati a una possibile origine
extraterrestre intelligente, da indagare con ulteriori rilevazioni
radiotelescopiche. Il
radiotelescopio di Arecibo, per le sue peculiari caratteristiche,
può esplorare il cielo solo da 0° a 35° di
declinazione
nord e l’attuale progetto SETI@home ad Arecibo
terminerà
nel primo semestre 2003. Dal gennaio 2003 incomincerà il
nuovo
progetto di ricerca negli inesplorati cieli del Sud attraverso
l’utilizzo del radiotelescopio di Parkes (Australia) che, con
la
sua parabola di 64 m
omnidirezionabile, copre il cielo in declinazione da 30° Nord
fino al Polo Sud celeste. Lo
staff
scientifico di SETI@home sta lavorando alacremente al nuovo ricevitore
da installare a Parkes in collaborazione con il SETI Australia e con la
University of Western Sydney. Il nuovo strumento registrerà
simultaneamente i dati da 13 diverse posizioni celesti, osservando 13
campi stellari alla volta.
Non
solo SETI
Cercare
segnali
radio emessi da eventuali civiltà extraterrestri
è come
cercare la punta di un ago in milioni di pagliai. D’altra
parte, come ebbero a rilevare i due padri delle ricerche SETI,
G. Cocconi e P. Morrison: “La
probabilità di successo è difficile da stimare,
ma senza
nessuna ricerca la probabilità di successo è
zero”. Dan
Werthimer,
responsabile di SETI@home, realisticamente afferma che la ricerca SETI
è ancora agli albori e che potrebbe richiedere diverse
generazioni per portare a qualche frutto.
Logico perciò cercare di utilizzare l’enorme
database e la
capacità di calcolo di SETI@home anche al di là
della
sola ricerca di intelligenze extraterrestri, onde poterne sfruttare
fino in fondo tutte le potenzialità scientifiche. Distribuzione
dell’idrogeno
nella nostra Galassia, pulsar da microsecondo ed evaporazione dei buchi
neri sono infatti i nuovi campi di indagine che si offrono ai volontari
del calcolo distribuito.
L’idrogeno
è l’elemento più abbondante
dell’Universo,
quello costitutivo di stelle e pianeti giganti. La Galassia
è
piena di idrogeno, con regioni a densità basse (alcune
dozzine
di atomi per metro cubo) e regioni di formazione stellare con
densità milioni di volte più elevate. Questo gas
partecipa alla rotazione della Galassia e si trova raggruppato
soprattutto nei bracci di spirale. E’
molto importante comprendere come l’idrogeno sia distribuito
nella Galassia e il sistema di dati di SETI@home ci offre
un’occasione da non trascurare, visto che la banda di
ricezione
di Arecibo è centrata proprio attorno alla frequenza di
1420,4
MHz emessa dall’idrogeno. Però i picchi
d’emissione
non compaiono tutti alla stessa frequenza: questo perché
l’idrogeno si muove rispetto a noi e perciò le
righe
risultano spostate per effetto Doppler verso il rosso, se si allontana,
o verso il blu se si avvicina. Nella banda può capitare di
registrare anche tre o quattro picchi: quindi vediamo nubi
d’idrogeno che si muovono a tre o quattro differenti
velocità, collocate generalmente a distanze ben diverse e
sovrapposte solo per ragioni prospettiche. Quelle il cui picco
d’emissione compare nei pressi del valore di laboratorio
è
perché hanno una velocità di modesta
entità
relativamente al Sole: probabilmente sono nubi vicine.
Dalla posizione in cielo delle varie nubi e dalla velocità
relativa al Sole, si può ricostruire una mappa della
distribuzione dell’idrogeno nella Galassia; e
l’idrogeno
è un tracciante dei bracci di spirale. Obiettivamente,
non è che gli astronomi sappiano molto della struttura dei
bracci.
E’ per questo che si sta pensando di utilizzare i nastri di
dati
di SETI@home anche per generare 11 milioni di spettri e per analizzarli
in modo da ricavarne una mappa della distribuzione
dell’idrogeno
nelle regioni galattiche visibili da Arecibo.
Tra
i nuovi software in arrivo da Berkeley, c’è anche AstroPulse, la cui
diffusione pubblica è prevista per il prossimo febbraio.
Si tratta di un progetto che ricerca pulsazioni radio a banda larga
(fino a 2,5 MHz) con periodi piccolissimi, dell’ordine dei
microsecondi (milionesimi di secondo). Sorgenti naturali di tali
segnali radio possono essere le pulsar, stelle di neutroni in
rapidissima rotazione. Questa sarà la prima ricerca che
viene
effettuata di pulsar con periodo di rotazione così breve e
offrirà a chi partecipa a SETI@home-AstroPulse
l’affascinante possibilità di essere co-scopritore
della
prima pulsar da microsecondo! Altra sorgente di pulsazioni di questo
tipo è il fenomeno
dell’“evaporazione” dei
buchi neri, previsto da Stephen Hawking, il grande fisico di Cambridge,
all’interno dei suoi modelli sulla
“termodinamica”
dei buchi neri, un fenomeno in attesa di conferma osservativa o di
confutazione. Questa
ricerca
di pulsazioni radio ultrabrevi a banda larga ben difficilmente
può essere utile nel campo del SETI: il canale dei segnali a
banda stretta o strettissima è molto meno dispendioso sul
piano
energetico. Ma guai ad escludere qualcosa già in partenza:
attraverso l’applicazione in AstroPulse di uno speciale
algoritmo
conosciuto come “de-dispersione coerente”, che
serve a
correggere certe caratteristiche “distorsioni” che
restano
impresse nei segnali a seguito dell’attraversamento del mezzo
interstellare, si potrebbero teoricamente intercettare
“messaggi” provenienti da civiltà
aliene, le quali
introdurrebbero volutamente nei loro segnali una dispersione che va nel
senso opposto a quella naturale per evidenziare a chi li raccoglie la
propria presenza. AstroPulse
rielaborerà a banda larga i dati di SETI@home I Arecibo.
Infine,
la novità grossa all’orizzonte è il
nuovo software BOINC
(Berkeley Open Infrastructure for Network Computing),
il quale, come l’attuale client SETI@home, di cui
prenderà
il posto, consiste in un programma client e di server per la
distribuzione dei dati da elaborare e la ricezione di quelli elaborati,
il tutto supportato da un database; ma BOINC non è un
programma
specializzato, bensì una struttura aperta che può
sostenere molte applicazioni differenti e, quindi, far funzionare
simultaneamente calcoli multipli, come AstroPulse, la ricerca SETI
dell’emisfero Sud e altri progetti di ricerca scientifica
distribuita, anche molto diversi dal SETI, nel campo della medicina,
della biologia molecolare, delle variazioni climatiche globali e altro
ancora. Il
nuovo
software BOINC è attualmente in via di sviluppo e dovrebbero
presto essere in distribuzione alcune versioni di prova.
Il calcolo distribuito in Italia
Da
oltre quattro anni (21 ottobre 1998) è attiva nel nostro
Paese la mailing-list SETI Italia,
fondata da Nicola Lonetti del Gruppo Astrofili Menkalinan di Cosenza.
Questa piccola grande comunità di astrofili ha organizzato
la
diffusione e la partecipazione italiana a SETI@home, promuovendo la
nascita del newsgroup
it.scienza.astronomia.seti, creando il forte e
autorevole SETI ITALIA Team Giuseppe Cocconi
(primo team italiano al mondo in SETI@home), intitolato al padre
tricolore della ricerca di intelligenze extraterrestri in gamma radio,
e anche il mirror ufficiale SETI in italiano
dell’Università di Berkeley. A tutt’oggi
l’Italia è tredicesima in classifica mondiale con
circa
70.000 partecipanti che hanno elaborato circa sette milioni di
unità di lavoro. Il
calcolo
distribuito è in rapidissima espansione in Italia e sta
diventando un mezzo potente per avvicinare alla cultura scientifica
molte persone. Tutti noi usiamo un computer per un certo numero di ore
al giorno, consumando una certa quantità di energia
elettrica,
ma utilizzando solo una parte della sua grande capacità di
calcolo e sprecando la parte restante. SETI@home è stata la
prima iniziativa volta al recupero di questo spreco per rendere
possibili ricerche scientifiche “cenerentole” che
necessitano di un’enorme capacità di calcolo,
altrimenti
ingestibili per mancanza di fondi. Sull’onda del successo di
SETI@home sono nati molti altri progetti di calcolo distribuito, alcuni
a fini di lucro, altri senza alcuna validità scientifica,
altri
ancora, molto seri, nel campo della ricerca medica e degli studi di
biologia molecolare, dei genomi e delle proteine, finalizzati
all’acquisizione di conoscenze per contrastare efficacemente
molte malattie degenerative (tumori, leucemie, sclerosi, ecc.).
L’ultimo nato è un progetto per la ricerca contro
una
malattia rara, la sclerosi tuberosa di Bourneville, che colpisce i
bambini: si chiama progetto TSC
(Tuberous Sclerosis Complex) sviluppato dal Rothberg Institute For
Childhood Diseases in collaborazione con la prestigiosa Yale
University. Altro importante progetto biomedico è
Folding@home,
ora integrato da Genome@home, promosso dal Gruppo Pande del
Dipartimento di Chimica della Stanford University. E’
preannunciato anche un nuovo progetto di calcolo distribuito che
riguarderà lo studio delle variazioni climatiche globali. [Vedi
importante NOTA]
Partendo
dal considerevole patrimonio tecnico e umano del SETI ITALIA Team Giuseppe Cocconi,
costituito da centinaia di semplici appassionati che lavorano assieme a
molti esponenti della ricerca scientifica tricolore in Italia e nel
mondo (ricercatori di CNR, CERN, ASI, ESA, NASA, MIT, Caltech, ecc.),
abbiamo creato l’AIRSD, Accademia Italiana per la
Ricerca Scientifica Distribuita,
al fine di promuovere, coordinare e qualificare la partecipazione
nazionale ai più importanti progetti di distributed
computing. L’Accademia
ha come obiettivo di propagare l’interesse per la Scienza.
Chiunque può dare il proprio, anche minimo, contributo
all’esplorazione dei confini della conoscenza umana e al loro
allargamento, cosa che molti di noi hanno sempre solo sognato di poter
fare e che oggi Internet rende possibile realizzare da casa propria.
L’AIRSD
promuove solo ricerche scientifiche qualificate, mai a fini militari
e/o di lucro, e i cui risultati devono essere resi
pubblici e messi a disposizione di tutta
l’Umanità. La
nostra motivazione e il nostro orgoglio sono quelli di partecipare, pur
nel nostro piccolo, da protagonisti, a progetti di ricerca scientifica
che possono esistere solo grazie a noi, boy-scout del
“volontariato informatico”.