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(Gwendolen e Cecilia sono affacciate dalla finestra con gli sguardi verso il giardino)
GWENDOLEN: Non ci hanno seguite. Cio` indica che hanno un po` di rimorso, non pensi? CECILIA: Si. Non hanno neanche smesso di mangiare focaccine, il che indica che si sono realmente pentiti. GWENDOLEN: (Dopo una pausa) Sembra che si siano dimenticati completamente di noi. Fai un po` di rumore, tossisci. CECILIA: E come faccio? Non ho la tosse. GWENDOLEN: Ci stanno guardando. Che sfacciati! CECILIA: Si stanno avvicinando. Questa e` sfrontatezza vera e propria. GWENDOLEN: Difendiamoci con un dignitoso silenzio. CECILIA: Hai ragione. E` l`unica cosa da fare adesso. (Entra Giacomo seguito da Algernon. Fischiano una nota odiosa aria dell`Opera Britannica)
GWENDOLEN: Pero` questo dignitoso silenzio sembra produrre un effetto sgradevole. CECILIA: Io... lo odio proprio. GWENDOLEN: Potremmo parlare, pero`... l`iniziativa la devono prendere loro. CECILIA: Hai ragione. GWENDOLEN: Signor Worthing, avrei qualcosa di particolare da domandarle. Il tutto dipende dalla sua risposta. CECILIA: Gwendolen, il tuo buonsenso e` inestimabile. ...Signor Moncrieff, le chiedo se gentilmente puo` rispondere alla mia domanda. Perche' ha finto di essere il fratello del mio guardiano? ALGERNON: Per poterla incontrare. CECILIA: (Rivolgendosi a Gwendolen) Risposta piu` che soddisfacente, non pensi? GWENDOLEN: Mi pare proprio di si, se riesci a credergli. CECILIA: No. Pero`, devo dire che la sua risposta e` di un`eleganza squisita. GWENDOLEN: Hai ragione. In casi come questi cio` che conta e` lo stile, l`eleganza, ... non la sincerita`. ... Signor Worthing che spiegazione potrebbe offrirmi nel fingere di avere un fratello? L`ha fatto perche` voleva venire in citta` a trovarmi il piu` delle volte possibili?
GIACOMO: Lo dubita, signorina Fairfax?
GWENDOLEN: Tantissimo. Pero` ora non intendo pensarci. Non e` certo questo il momento di praticare lo scetticismo tedesco. (Andando verso Cecilia) ... La loro spiegazione appare del tutto soddisfacente, devo dire, ... specialmente quella del signor Worthing. Io... sono propensa a credergli. CECILIA: In quanto a me, la spiegazione del signor Moncrieff m`ispira addirittura fiducia. GWENDOLEN: Allora pensi che li protremmo perdonare? CECILIA: Si... No... voglio dire no. GWENDOLEN: Hai ragione. Ci sono ancora dei problemi scottanti che bisogna risolvere. Per quanto sia spiacevole, una di noi glielo deve dire. CECILIA: Non potremmo parlare tutte e due insieme? GWENDOLEN: Certamente. Io ci sono abituata. Parlo sempre quando parlano gli altri. Fai tu il conteggio? CECILIA: Si. (Batte il tempo con un dito) GWENDOLEN e CECILIA: (Parlando insieme) Signori, i vostri nomi sono ancora un`insuperabile barriera. GIACOMO E ALGERNON: (Parlando insieme) I nostri nomi! Ma se questo e` tutto, non vi preoccupate. Abbiamo deciso di battezzarci questo pomeriggio e di prendere il nome di Severo. GWENDOLEN: (a Giacomo) Saresti capace di fare questo per me? GIACOMO: Si. CECILIA: (Ad Algernon) Saresti capace d`affrontare questa paurosa prova? Lo sono. GWENDOLEN: Ma come si fa a parlare di uguaglianza tra i sessi? Ma qual`e` la donna che sarebbe capace di fare cio` che gli uomini fanno? (Giacomo stringe la mano ad Algernon) CECILIA: Ci sono momenti in cui gli uomini elargiscono un tale coraggio di cui noi donne non abbiamo alcuna idea. GWENDOLEN: (A Giacomo) Caro. ALGERNON: (A Cecilia) Cara. (Si abbracciano)
(Entra Merriman. Vedendo la situazione si mette a tossire)
MERRIMAN: Scusate, donna Bracknell. GIACOMO: Santo Cielo! (Donna Bracknell s`avanza mentre Merriman esce. Le coppie si separano in allarme)
DONNA BRACKNELL: Gwendolen! Che cosa significa tutto questo?
GWENDOLEN: Semplicement che io e il signor Worthing siamo fidanzati. DONNA BRACKNELL: Vieni qui. Siedi. Devi sedere immediatamente. Ma non lo sai che l`esitazione di qualsiasi tipo e` segno di decadenza mentale nei giovani e di decadenza fisica nei vecchi. Siedi. (Voltandosi verso Giacomo)
Informata signore della partenza di mia figlia da parte della fiduciosa cameriera, la cui confidenza comprai con una monetina, decisi di seguirla in un treno bagagli. Suo padre pensa che ella stia assistendo a una lezione un po` piu` lunga del solito per via dell`esteso progetto universitario sull`influenza di uno stabile reddito sul pensiero. Non ho nessuna intenzione di disingannarlo. Non l`ho mai fatto, signore. Spero che adesso lei capisca il motivo perche' lei deve smettere d`incontrarsi con mia figlia da questo vero momento. Glielo dico con risolutezza. GIACOMO: Io amo sua figlia. Ci siamo fidanzati, donna Bracknell. DONNA BRACKNELL: No. Caro signor Worthing. Non vi siete fidanzati proprio per niente. E... adesso Algernon... Algernon!
ALGERNON: Dimmi zia Augusta. DONNA BRACKNELL: E` in questa casa che abita il tuo amico Bumburi? ALGERNON: (balbettando) Oh no! Bumburi non abita qui. Bumburi si trova altrove. Infatti, Bumburi e` morto. DONNA BRACKNELL: Morto! Quando e` morto? Dev`essere stata una morte improvvisa. ALGERNON: (Allegramente) Oh, l`ho ucciso questo pomeriggio. Voglio dire...il povero Bumburi e` morto questo pomeriggio. DONNA BRACKNELL: Di che cosa e` morto? ALGERNON: Bumburi? Oh, e` esploso. DONNA BRACKNELL: E` esploso!? Non mi dire che e` stato una vittima della soverchieria rivoluzionaria. Non avevo nessuna idea che il signor Bumburi era interessato nella legislazione sociale. Se lo era, e` stato ben punito per la sua morbosita`. ALGERNON: Intendevo dire... lo hanno trovato! I dottori hanno trovato che il signor Bumburi non poteva piu` vivere, ecco cosa intendevo dire. Cosi` e` morto. DONNA BRACKNELL: Sembra che abbia avuto una grande fiducia nell`opinione dei dottori. Comunque, sono contenta che si sia finalmente deciso sul cio` che fare, e che abbia agito sotto consiglio medico. E adesso che ci siamo liberati di questo signor Bumburi, posso chiederti chi e` quella donna la cui mano e` stretta da mio nipote Algernon in cio` che sembra a me un modo strano e non necessario? GIACOMO: Quella signorina e` la signorina Cecilia Cardew, la mia pupilla. (La signora Bracknell s`inchinna freddamente a Cecilia) ALGERNON: Sono fidanzato con Cecilia, zia Augusta. DONNA BRACKNELL: Chiedo scusa? CECILIA: Il signor Moncrieff e io siamo fidanzati, donna Bracknell. DONNA BRACKNELL: (Rabbrividendo, si dirige verso il divano e si siede) Sembra esserci qualcosa di peculiarmente eccitante nell`aria da queste parti. Il numero di fidanzamente e` certamente superiore alla media offertaci dalle statistiche. Comunque penso sia opportuno che mi informi su alcune cose. Signor Worthing, mi potrebbe informare se la signorina Cardew e` imparentata con qualcuno nelle piu` grandi stazioni ferroviarie di Londra? Glielo chiedo per pura informazione. In fondo, fino a ieri non avevo la minima idea che vi erano famiglie la cui origine era il capolinea. GIACOMO: (Giacomo trattiene a stento la sua ira. Con voce fredda ma chiara dichiara) La signorina Cardew e` la nipote del defunto signor Cardew Tommaso le cui abitazioni erano, centoquarantanove Piazza Belgrave, il parco Gervase a Dorking, nel Surrey, e Sporran nel Fifeshire. DONNA BRACKNELL: Non mi dica! Tre indirizzi ispirano sempre fiducia, specialmente ai negozianti. Ma che prova avrei io della loro autenticita`? GIACOMO: Ho diligentemente conservato l`elenco delle persone presentate a corte in quel periodo. Lo potrei mettere a sua disposizione se mai volesse controllarlo. DONNA BRACKNELL: (Con severita`) Vi ho trovato strani errori in quella pubblicazione. GIACOMO: Potrei aggiungere che gli avvocati della famiglia Cardew sono i signori Markby, Markby, e Markby. DONNA BRACKNELL: Markby, Markby, e Markby? Una ditta ben stimata in quella professione. Ho sentito dire che uno dei Markby e` di tanto in tanto visto alle feste sociali. Fin qui sono soddisfatta. GIACOMO: (Irritato) Troppo gentile da parte sua. Posseggo anche se volesse esaminarli, certificati di nascita, battesimo, pertosse, registrazione, vaccinazione, cresima e morbillo della signorina Cardew, tutte le varieta`. DONNA BRACKNELL: Ah! Una vita piena di avvenimenti, come vedo, sebbene forse alquanto eccitante per una giovane donna. Io non sono troppo a favore di queste esperienze premature. (Si alza guardando l`orologio) Gwendolen, andiamo. Non abbiamo piu` tempo da perdere. Signor Worthing, ...soltanto per pura formalita` ...mi dica, la signorina Cardew ha ereditato qualche fortuna? GIACOMO: Oh! Circa cento trenta mila sterline. Tutto qui. Arrivederla donna Bracknell. Lieto di averla rivista. DONNA BRACKNELL: (Risedendosi) Cento trenta mila sterline? Devo ammettere pero` che la signorina Cardew e` proprio carina ora che la guardo meglio.
Oggi come oggi, sono in poche quelle che possono vantare qui pregi che rimangono e migliorano col tempo. Caro signor Worthing, come ben sa si viveve in un`era molto superficiale. (Rivolgendosi a Cecilia) Vieni qui cara. (Cecilia le si avvicina) Mia cara, il tuo vestito e` piuttosto semplice e i tuoi capelli sono come la natura li ha fatti, ma questo non importa. A questo si puo` rimediare. Infatti, conosco un`esperta francese che e` capace di compiere miracoli in una donna, e per giunta in un breve spazio di tempo. Mi ricordo di aver raccomandato una giovane donna alla signora Lancing e, dopo tre mesi neanche suo marito la riconosceva piu`.
GIACOMO: E dopo sei mesi non la riconosceva nessuno. LA SIGNORA BRACKNELL: (Lo fulmina con gli occhi per alcuni momenti. Poi si curva, con un sorriso preparato, verso Cecilia) Voltati, ti prego. (Cecilia si volta completamente) No, voglio vedere soltanto il profilo. (Cecilia presenta il suo profilo) Si. Perfetto. Vi trovo distinte possibilita` sociali nel tuo profilo. Forse non lo sai, ma i lati deboli della nostra era sono il volere dei principi e il volere del profilo. L`eleganza dipende dal modo in cui il mento e` portato. Al momento e` di moda il mento all`insu`. Algernon.
ALGERNON: Dimmi zia Augusta!
DONNA BRACKNELL: Il profilo della signorina Cardew dimostra di possedere distinte possibilita` sociali, non trovi?
ALGERNON: Cecilia e` la piu` dolce, la piu` cara e la piu` bella fanciulla di tutto il mondo. A me non importa un ben niente delle possibilita` sociali. DONNA BRACKNELL: Non parlare mai male della societa`, Algernon. Soltanto le persone che non riescono ad entrarci lo fanno. (A Cecilia) Bambina mia, penso che tu gia` sappia che Algernon non ha niente, se non debiti. Io, dal canto mio non approvo i matrimoni d`interesse. Infatti quando sposai il signor Bracknell, non permisi al fatto che io avessi niente di ostacolare il nostro matrimonio. Beh, io vi do` il mio consenso. ALGERNON: Grazie zia Augusta. DONNA BRACKNELL: Cecilia mi puoi baciare. CECILIA: (La bacia) Grazie, donna Bracknell. DONNA BRACKNELL: Puoi chiamarmi zia Augusta da ora in poi.
CECILIA: Grazie zia Augusta.
DONNA BRACKNELL: Il matrimonio, penso, e` meglio si faccia al piu` presto. ALGERNON: Grazie zia Augusta. CECILIA: Grazie zia Augusta. DONNA BRACKNELL: Per essere franca, non mi piacciono i fidanzamenti lunghi. Danno l`opportunita` alle persone di capire i loro caratteri prima del matrimonio e questo non e` consigliabile. GIACOMO: Chiedo scusa per l`interruzione, donna Bracknell, ma questo fidanzamento non penso che si fara` dal momento che la signorina Cardew e` minorenne e sotto la mia custodia. Io non sono propenso a dare il mio consenso. DONNA BRACKNELL: E come mai? Algernon e` un giovane oserei dire, ostentatamente elegibile. Non ha niente, ma dimostra di avere tutto. Che cos`altro si puo` chiedere di un uomo? GIACOMO: Mi addolora moltissimo dirle francamente, donna Bracknell, che suo nipote Algernon sia un po` falso. (Algernon e Cecilia lo guardano con indignata meraviglia)
DONNA BRACKNELL: Falso! Mio nipote Algernon? Impossibile. Egli e` un oxoniano. GIACOMO: No. Cara donna Bracknell. Non e` impossibile. Questo pomeriggio durante la mia temporanea assenza, dovuta al fatto di dover vedere sua figlia, egli sotto la falsa scusa di essere mio fratello riusci` ad entrare in casa mia, di bere un`intera bottiglia del mio Perrier-Jout, Brut ?9, vino pregiato che serbavo per qualche occasione speciale, di bere te` e mangiare tutte le focaccine, e di alienare i sentimenti della mia pupilla. Ma quello che lo rende piu` ignobile e` che lui ben sapeva che io non ho fratelli, non ne ho mai avuti e non intendo averne. Questo glielo feci ben capire ieri pomeriggio. DONNA BRACKNELL: (Dopo averci pensato) Signor Worthing dopo averlo attentamente considerato cio` che mi ha detto, decido di non tener conto della condotta di mio nipote nei suoi riguardi. GIACOMO: La sua gentilezza non finisce mai, donna Bracknell. Comunque le faccio presente che la mia decisione e` inalterabile. Io non do` loro il mio consenso. DONNA BRACKNELL: (A Cecilia) Vieni qui cara. (Cecilia le va vicino) Quanti anni hai? CECILIA: Diciotto, ma quando vado alle feste dico di averne venti. DONNA BRACKNELL: Fai bene. Nessuna donna dovrebbe dire la propria eta`. ...Sarebbe cosi` calcolato... (In modo pensoso) Diciotto, ma alle feste ventenne. Non ti preoccupare, non ti ci vorra` molto a crescere e diventare adulta. Dopo di che sarai libera da ogni restrizione tutelare. Non pensare quindi che il consenso del tuo custode sia cosi` necessario. GIACOMO: La prego mi scusi donna Bracknell se la interrompo di nuovo. Ma sento il dovere di dirle che secondo le condizioni del testamento di suo padre, la signorina Cardew non sara` legalmente adulta fino all`eta` di trentacinque anni.
DONNA BRACKNELL: Trentacinque annni. Un`eta` molto attraente. La societa` di Londra e` piena di donne di eta` avanzata, che hanno, di loro scelta, deciso di rimanere trentacinquenni. Donna Dumbleton, ad esempio, ha l`eta` di trentacinque anni da quando tocco` la quarantina, che e` da un ble po` di tempo adesso. Non vedo perche' la nostra Cecilia non dovrebbe essere ancora piu` bella a quell`eta`. E poi se non mi sbaglio ci sara` un grande accumulo di proprieta`. Vero? CECILIA: Algy, potresti aspettarmi finche' io abbia l`eta` di trentacinque anni. ALGERNON: Lo sai bene che lo farei, mia cara.
CECILIA: Si. Ma io non riesco ad aspettare per tutto questo tempo. L`aspettare mi irrita. Non e` che io sia puntuale, ma mi piace che gli altri lo siano nei miei confronti. Non ho nessuna intenzione di aspettare. ALGERNON: Allora cosa faremo? CECILIA: Non lo so signor Moncrieff. DONNA BRACKNELL: Mio caro signor Worthing, come vede la signorina Cardew non riesce ad aspettare fino all`eta` di trentacinque anni. Pur trovando che quest`osservazione da parte della signorina Cardew dimostri un`alquanto impaziente natura, la prego di riconsiderare la sua decisione. GIACOMO: Ma mia cara donna Bracknell, il tutto e` interamente nelle sue mani. Il momento in cui lei dara` il suo consenso a me e a Gwendolen di sposarci, io daro` il consenso a suo nipote di sposare la mia cara Cecilia. DONNA BRACKNELL: (Alzandosi e tirandosi su) Lei sa molto bene che cio` che propone e` impossibile. GIACOMO: Allora ho paura che cio` che ci attende a tutti e quattro e` un`appassionata celibatezza. DONNA BRACKNELL: Questo non e` il destino che io propongo per Gwendolen. Per quanto riguarda Algernon, egli puo` scegliere da se'. (Guarda l`orologio) andiamo cara. (Algernon si alza) Abbiamo gia` perso cinque se non sei treni. Perderne un altro puo` esporci alle chiacchere della gente sui binari della stazione. (Entra il dottor Chasuble) MERRIMAN: Tutto e` pronto per i battesimi.
DONNA BRACKNELL: I battesimi, signore! Non e` piuttosto prematuro? CHASUBLE: (Meravigliato indica Giacomo e Algernon) Questi signori hanno espresso il desiderio di battezzarsi. DONNA BRACKNELL: Alla loro eta`? L`idea e` grottesca e irreligiosa. Algernon, ti proibisco di battezzarti. Non voglio sentire queste smoderatezze. Il signor Bracknell sarebbe grandemente addolorato se sapesse che questo e` il modo in cui tu perdi tempo e danaro. CHASUBLE: Scusate, mi sbaglio o volete farmi capire che questo pomeriggio non vi volete battezzare? GIACOMO: Non penso che il battesimo al momento possa risolvere i nostri problemi, dottor Chasuble. CHASUBLE: Mi addolora scoprire in lei questi sentimenti, signor Worthing. Hanno il sapore del modo eretico di vedere degli anabattisti, modi di vedere che io completamente rifiutai nei quattro sermoni da me pubblicati. Comunque, siccome i vostri umori al momento sembrano di essere peculiarmente mondani me ne ritornero` in Chiesa. Veramente, ero gia` stato informato che la signorina Prism e` da un`ora e mezza che mi aspetta in sagrestia. DONNA BRACKNELL: (sobbalzando) La signorina Prism?! Ha detto la signorina Prism? CHASUBLE: Si, donna Bracknell. Sto andando a trovarla. DONNA BRACKNELL: La prego mi permetta di intrattenerla per un momento. Questo fatto potrebbe essere di massima importanza per il signor Bracknell e per me stessa. Questa donna, di cui parla, ha l`aspetto repellente? E` istruita?
CHASUBLE: (Alquanto indignato) E` una delle piu` istruite donne del paese ed e` il vero ritratto della rispettabilita`. DONNA BRACKNELL: E` ovviamente la stessa persona. Potrei chiedere che posizione ha nella sua casa? CHASUBLE: (Severamente) Sono celibe signora. GIACOMO: (Ponendosi in mezzo) La signorina Prism, donna Bracknell, e` stata in questi ultimi tre anni l`istitutrice e stimabile compagna della signorina Cardew. DONNA BRACKNELL: Vedo che ella e` ben stimata da voi altri, comunque ho bisogno di parlarle. La prego, la mandi a chiamare. CHASUBLE: (Guardando) Non c`e` di bisogno. Sta arrivando. Eccola. (Entra la signorina Prism) LA SIGNORINA PRISM: Mi e` stato detto che mi aspettavate in sagrestia dottor Chasuble. Ho aspettato per un`ora e tre quarti. (Vede la signor Bracknell che la guarda intentamente con occhi fulminanti e impietrati. Impallidisce e trema. Si guarda intorno dimostrandosi desiderosa di fuggire)
DONNA BRACKNELL: (Con tono severo e accusatorio) Prism! (La signorina Prism china la testa con vergogna) Si avvicini, Prism. (La signorina Prism umilmente le si avvicina) Prism! Dov`e` quel bambino? (Costernazione generale. Il dottor Chasuble sobbalza inoridito. Algernon e Giacomo tentano ansiosamente d`impedire a Cecilia e a Gwendolen d`udire i dettagli di qualche terribile scandalo) Vent`otto anni fa lascio` la casa del signor Bracknell, numero 104, Piazza Grosvenor Superiore, spingendo una carrozzella in cui c`era un bambino. ...Non fece ritorno. ...Poche settimane piu` tardi, per via di un`elaborata investigazione della polizia fu trovata la carrozzella in un remoto angolo di Baywater con dentro il manoscritto di un romanzo di tre volumi che trattava, in modo eccessivo e disgustoso, il sentimentalismo, (La signorina Prism sobbalza con indignazione involontaria) ma il bambino non c`era. (Tutti la guardano) Prism dov`e` quel bambino? (Pausa) LA SIGNORINA PRISM: Donna Bracknell, mi rammaricoi di dirle che non lo so. Come vorrei saperlo? Quell`infelice mattina decisi di portare il bambino fuori per una passeggiata in carrozzella. Presi con me anche, una borsa alquanto grande e vecchia in cui intendevo mettervici il manoscritto di un`opera narrativa scritta da me durante le mie ore libere. In un momento di distrazione, dal quale non potro` mai perdonarmi, misi il manoscritto nella carrozzella e il bambino nella borsa. GIACOMO: (Che ascoltava attentamente) E dove ha messo quella borsa? LA SIGNORINA PRISM: Non me lo chieda signor Worthing. GIACOMO: Signorina Prism, insisto nel chiedere dove ha messo quella borsa? E` molto importante per me. LA SIGNORINA PRISM: L`ho messa nel deposito bagagli di una delle piu` grandi stazioni ferroviarie di Londra. GIACOMO: Quale? LA SIGNORINA PRISM: (Con soffocamento) Vittoria. La linea Brighton. (Siede dimostrando fatica) GIACOMO: Devo ritirarmi nella mia stanza per un momento, Gwendolen, posso chiederti di aspettarmi. GWENDOLEN: Se non ritarderai, ti aspettero` qui per tutta la vita. (Giacomo esce tutto eccitato) CHASUBLE: Ma cosa sta succedendo? DONNA BRACKNELL: Non oso sospettarlo, dottor Chasuble. Non devo certo dirle che nelle famiglie d`alto rango non si dovrebbero verificare quelle strane coincidenze che nel basso rango vanno di moda. (Intanto si sentono rumori assordanti che provengono dal piano superiore. Gli sguardi sono rivolti all`insu`) CECILIA: Lo zio Giacomo sembra stranamente agitato. CHASUBLE: Il tuo custode ha una natura molto emotiva. DONNA BRACKNELL: Questo rumore e` estremamente sgradevole. Sembra che stia litigando con qualcuno. Non mi piacciono i litigi. Sono volgari e molto spesso convincenti. CHASUBLE: (Guardano su) ...Finalmente e` finito. (Il rumore pero` ricomincia) DONNA BRACKNELL: Come desidero che si sbrighi. GWENDOLEN: Quest`ansia mi tortura... Spero che durera`. (Entra Giacomo con una borsa di pelle nelle mani.) GIACOMO: (Precipitandosi verso la signorina Prism) E` questa la borsa, signorina Prism? La esamini attentamente prima di parlare. La felicita` di piu` di una persona dipende dalla sua risposta. LA SIGNORINA PRISM: (calma) Sembra la mia. (Guardandola attentamente) Si. Questo e` il danno provocato dal capovolgimento dell`autobus in via Gower quando ero piu` giovane e piu` felice. ...Questa macchia sulla fodera e` il risultato di un`esplosione di una bibita non alcolica. E sulla serratura... le mie iniziali che vi incisi in un momento di stravagante buon umore. La borsa e` senz`altro mia. Sono contenta di averla ritrovata. Mi e` mancata tanto. giacomo: (Con voce patetica) Signorina Prism, non le e` stata restituita soltanto la borsa. Le e` stato restituito anche il bambino che lei mise nella borsa. ...Ero io quel bambino. LA SIGNORINA PRISM: (Interdetta) Lei? GIACOMO: (Abbracciandola) Si. ...madre!
LA SIGNORINA PRISM: (Ritraendosi con indignato stupore) Signor Worthing. Io non sono sposata. GIACOMO: Non e` sposata! ...Non nego che questo mi sconvolga un po`... Ma dopo tutto chi ha il diritto di lanciare una pietra contro chi ha sofferto cosi` tanto? Non puo` forse il pentimento cancellare un atto di follia? Non arrivo a capire perche' ci debbano essere due leggi, una per le donne e una per gli uomini. ... Mamma io ti perdono. (Tenta di riabbracciarla)
LA SIGNORINA PRISM: (Ancora piu` indignata) Signor Worthing, lei si sta sbagliando. (Indicando donna Bracknell) Ecco la signora che puo` dirle chi e`. GIACOMO: (Dopo una pausa) Donna Bracknell, odio dimostrarmi inquisitivo, ma puo` dirmi chi sono? DONNA BRACKNELL: Ho paura che la notizia che le daro` non le aggradi. Lei e` il figlio della mia povera sorella, la signora Moncrieff, e conseguentemente il fratello maggiore di Algernon. GIACOMO: Il fratello maggiore di Algy? Allora ho un fratello. Lo sapevo che avevo un fratello. L`ho sempre detto che avevo un fratello. Come m`hai potuto dubitare Cecilia? (Afferra la mano di Algernon) Dottor Chasuble, questo e` il mio sfortunato fratello. Signorina Prism, le presento il mio sfortunato fratello. E tu mascalzone d`ora in avanti mi dovrai trattare con piu` rispetto. Non ti sei mai comportato da fratello in tutta la tua vita. ALGERNON: Devo ammettere che hai ragione. Comunque, nonostante non avessi tanta esperienza, ho cercato di fare del mio meglio. (Si stringono la mano) GWENDOLEN: (A Giacomo) Mio caro! Ma come ti chiami adesso che sei diventato un altro? GIACOMO: Santo Cielo!... Mi ero dimenticato di questo. La tua decisione riguardo il mio nome e` irrevocabile, suppongo? GWENDOLEN: Non cambio mai, eccetto nei miei sentimenti. CECILIA: Quanto mi piace il tuo carattere! GIACOMO: La questione del nome deve essere chiarita al piu` presto. Senti zia, al tempo quando la signorina Prism mi lascio` nella borsa, ...ero stato battezzato? DONNA BRACKNELL: I tuoi infatuati genitori non hanno badato a spesa. Sei stato battezzato con tutti i lussi che i soldi possano comprare. GIACOMO: Allora sono stato battezzato. E che nome mi hanno dato? ...Nom mi risparmiare. DONNA BRACKNELL: Siccome eri il maggiore ti hanno dato il nome di tuo padre. GIACOMO: (Irritato) Si. Ma qual`era il nome di mio padre? DONNA BRACKNELL: (Pensandoci) Proprio non ricordo. Sono certa pero` che ne aveva uno. Non penso che mi piaceva tanto. Poi, con il passar degli anni, il Generale divenne perfino un po` eccentrico... per via del clima indiano... e del matrimonio... e dell`ingigestione ... e cosi` via. GIACOMO: Algy! Non ti ricordi quale era il nome di battesimo di nostro padre? ALGERNON: Fratello mio, ci siamo conosciuti per cosi` poco tempo, che non abbiamo avuto l`opportunita` di rivolgerci la parola. Egli mori` prima che io avessi un anno. GIACOMO: Pensi zia che il suo nome possa apparire in qualche lista militare del periodo? DONNA BRACKNELL: Questo e` piu` che probabile, anche se si tiene presente che il Generale, facendo eccezione della vita domestica, era un uomo essenzialmente pacifico. GIACOMO: (Si precipita verso lo scaffale dei libri e tira fuori alcuni volumi) Ecco le liste degli ultimi quarant`anni. Deliziose testimonianze di cui non mi stanco mai di studiare! (Sfogliando alcune pagine) M. Generali... mallam, Maxbohm, magley, ... che nomi orrendi! ... markby, Migsby, Mobbs, Moncrieff. Luogotenente 1840, capitano, luogotenente-colonnello, colonnello, generale 1869 ...nome di battesimo... Severo Giovanni. (Rimettendo a posto il volume, dice con calma) Te l`ho sempre detto Gwendolen che mi chiamo Severo. Il mio name e` davvero Severo. DONNA BRACKNELL: Si. Ricordo ora che il Generale si chiamava Severo. Ci doveva pur essere una ragione per farmi odiare questo nome. GWENDOLEN: Severo ... Il mio Severo... l`avevo capito dal vero inizio che non potevi avere altro nome. GIACOMO: Gwendolen, potresti mai tu perdonare il terribile misfatto d`aver detto, per l`intera vita mia la verita`. GWENDOLEN: Si. Perche' sono sicura che cambierai. GIACOMO: Mia cara. CHASUBLE: (Alla signorina Prism mentre l`abbraccia) Letizia! LA SIGNORINA PRISM: (Con entusiasmo) Ti sei deciso finalmente, Federico. ALGERNON: (Abbracciando Cecilia) Finalmente ti posso abbracciare senza che nessuno ce lo impedisca. GIACOMO: (Abbracciando Gwendolen) Finalmente ti posso abbracciare senza che nessuno ce lo impedisca. DONNA BRACKNELL: Mio caro Severo, non ti sembra che ostenti segni di frivolezza. GIACOMO: Ma no zia, ti sbagli. Non e` frivolezza che ostento ma serieta`. Ho finalmente capito l`importanza di essere seri.
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