ANNA    PERENNA

STORIA   DEGLI    STUDI

di 

Claudia Santi

 

Prima dei preziosi ritrovamenti relativi alla fontana ed al nemus, il dossier di Anna Perenna   comprendeva pochi  documenti extraletterari a carattere calendariale, epigrafico e etimologico, oltre alle notizie riferite dagli autori antichi.

Attraverso il calendario di Filocalo si aveva notizia il 18 giugno (XIV Kal. Iul.) di un sacrificio offerto ad Anna (Annae sacrum), unanimemente identificata con la dea venerata nella festa  del 15 Marzo.[1] In aggiunta, il nome Anna risultava attestato in quattro iscrizioni provenienti dalla Dalmazia;[2] si tratta, tuttavia, di epigrafi funerarie, che non offrono   elementi utili all'analisi oltre alla presenza, in un caso, della clausola ANNA ALUMNO P(OSUIT)[3] che ha suggerito l'ipotesi che al primo termine si potesse attribuire il significato di nutrice�.[4] Nonostante questa voce infantile,  attestata anche nella variante amma,[5] risulti diffuso in gran parte dell'area delle lingue indo-europee,[6]   tale interpretazione non ha ricevuto un consenso generale,[7] a causa del legame evidente che, nella lingua di Roma,   collega Anna ad annus.[8]  La parentela Anna-annus, accreditata gi� nell'antichit�, conduce, tuttavia, la ricerca etimologica su di un binario morto, dal momento che il nome latino dell'anno non presenta parallelismi con le altre lingue indo-europee,[9] e dunque non � in grado di apportare ulteriori argomenti comparativi.

Sulla base di questi dati, non tutti soggetti ad interpretazione univoca, gli studiosi hanno formulato le loro ipotesi ermeneutiche, che a fini espositivi, possiamo riunire in due gruppi tematici, a seconda che si appoggino sul rapporto linguistico che collega Anna ad annus, oppure sulle versioni mitiche narrate nelle fonti.[10]

 

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Al primo gruppo possiamo riferire la posizione di  Usener che propose un'interpretazione in chiave simbolica della tradizione che raccontava della tragica fine di Anna nel fiume: [11] Anna trov� la sua fine nel fiume sarebbe stata per Usener  un'espressione   vera come forma del mito, che tuttavia come forma del rito doveva a suo giudizio significare Anna o la sua immagine fu gettata nel fiume; in questa prospettiva Anna Perenna sarebbe stata la rappresentazione dell' anno trascorso che si rinnovava in un ciclo inesauribile attraverso la festivit� delle Idi di Marzo.[12] Quanto al sacrificio del 18 giugno, Usener riteneva  che fosse  piuttosto da mettersi in rapporto con il raccolto annuale (ci� che l'anno porta),[13] secondo un valore semantico largamente diffuso  a partire dall'et� imperiale.[14]

 

Un'analisi particolarmente accurata,  ma purtroppo limitata all'esame del teonimo � stata  condotta da D. Porte.[15] La studiosa  prende in considerazione principalmente l'etimologia Anna-annus, ma esclude che la prima forma sia il doppio femminile della seconda, dal momento che, osserva D. Porte, il nome comune anna non � attestato in questo significato, n� tanto meno vi � traccia di un dio Annus che formi con Anna una coppia del tipo Faunus-Fauna.[16] La riconsiderazione globale parte quindi dalla rivalutazione delle testimonianze di Varrone (v. supra ) e di Macrobio (v. supra      ); su questa base, l'autrice pensa di poter ricostruire una formula di augurio, espressa in imperativo secondo i canoni del carmen (gruppo binario, allitterazione ed omoteleuto).[17] In tale prospettiva, l'espressione Anna ac Perenna   di Varrone costituirebbe lo stato intermedio tra  la formula ed il nome della dea; come da questa formula si sia passati alla formazione di divinit�, � questione che D. Porte preferisce non affrontare;[18] tuttavia,  a partire dal passaggio formula-figura divina, l'autrice postula un rapido oblio che avrebbe colpito questa dea dai tratti cultuali, a suo giudizio, troppo evanescenti e venerata in solo giorno dell'anno.[19] Il rinvenimento, nella zona del nemus, di resti di frutti non reperibili nella stagione invernale[20] e, nella fontana, di monete coniate nel periodo dal I al IV sec. d. C.,[21] dimostrerebbe, al contrario,  che il sito cultuale di Anna Perenna conosceva una frequentazione non circoscritta all'occasione della festa,   prolungatasi fin in epoca tardo-imperiale.

 

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Tra gli studiosi che, nelle proprie analisi, hanno privilegiato i dati provenienti dalle  fonti letterarie, un posto di rilievo occupa Th. Mommsen che, coniugando il legame con il fiume Numico[22] e   la posizione calendariale della festa, tent� una sintesi tra le diverse tradizioni.[23] In particolare, lo studioso tedesco ritiene che i termini amnis ed Anna possano essere riportati ad una comune radice indo-europea *a-, che egli propone di accostare al greco asa?, ?ata? saziare (s�ttigen)�.[24] Dunque Anna Perenna sarebbe la dea del fiume in piena (die G�ttin des vollen ganz vollen Flusses), venerata proprio nel periodo in cui, a seguito del disgelo, nei corsi d'acqua si ingrossano e raggiungono la massima portata (Hochwasser).[25]

La proposta interpretativa di Mommsen  non appare del tutto originale, in quanto la relazione Anna-Numico era stata in precedenza valorizzata da Klausen,  che   aveva ipotizzato per la dea una tutela sulle acque e sulle fonti.[26]

In tempi pi� recenti, essa appare ripresa da Torelli, all'interno di una complessiva riconsiderazione dei rapporti intercorrenti tra Lavinio e Roma.[27] Lo studioso � portato ad accogliere la notizia dell'esistenza di un luogo di culto dedicato ad Anna in territorio lavinate presso le rive del fiume Numico, cos� come presso il Tevere sorgeva a Roma il nemus della dea.[28] Per quanto riguarda il culto, Torelli esamina la figura di Anna non isolatamente, bens� in rapporto a Marte,  a Minerva e agli elementi che consentirebbero, a suo giudizio, di ricostruire un sistema di iniziazioni sia maschili che femminili, di cui resterebbe traccia in alcune feste del mese di Marzo del calendario romano arcaico.[29] In tale prospettiva, Torelli d� risalto all'accenno di  Marziale al cruor virgineus del quale si sarebbe rallegrato il bosco della dea: in questa enigmatica espressione, autentica crux esegetica, l'autore propone di vedere un riferimento al ciclo mestruale e, a suo giudizio, ad un periodo di tabu delle nozze, che si sarebbe aperto con la festa alle Idi di marzo e sarebbe stato destinato a concludersi  cinque giorni dopo con la festa del Quinquatrus Minervae del 19 Marzo.[30] Inutile sottolineare quanto sia congetturale la ricostruzione elaborata da Torelli, dal momento che si basa su di una lezione controversa (v. supra   ) non avvalorata da alcun dato rituale. Essa inoltre appare in aperta contraddizione con quel certo di clima di licenza sessuale (cui sembra alludere il testo di  Ovidio), clima che, tra l'altro, ben si attaglierebbe con i caratteri di una festa di capodanno. La figura di Anna Perenna resta in questa analisi sullo sfondo, appiattita sul preteso paradigma delle feste di iniziazione, la cui funzionalit� e consistenza, all'interno delle civilt� cd. superiori, rappresenta un problema storico-religioso, per molti aspetti, ancora aperto.[31]

Largo credito presso gli studiosi ha trovato anche l'altra tradizione "nazionale", avvalorata da dati  linguistici, rituali e comparativi, che presenta Anna con  i  tratti di una nutrice.

Ad una nutrice un po' particolare fa riferimento Dum�zil, che propone di analizzare la dea in questione alla luce della comparazione indo-europea; in particolare, lo studioso francese, nella sua tesi di Laurea dal titolo Le Festin d'Immortalit� apparsa come volume nel 1924,[32] rileva  nel  complesso mitico-rituale facente capo a Anna Perenna significative corrispondenze, a livello di particolari e di struttura, con altre tradizioni riferibili a quello che egli definisce il  ciclo dell'ambrosia�.[33] Dum�zil, infatti,  ritiene che, presso   diversi popoli di origine indo-europea, si possa riscontrare la presenza di una serie di racconti  che ruotano intorno alla preparazione ed al  possesso di una bevanda (o cibo) d'immortalit�, destinato al consumo esclusivo da parte degli dei, che garantirebbe loro un'esistenza eterna. In una delle sue forme pi� antiche e pi� organiche, il racconto � esposto, all'interno del poema epico indiano Mahabharata, nell'episodio cd. dell'Amrtamanthanam   (zagolatura dell'ambrosia�, dal skr. amrta= ambrosia e manthanam= scuotimento). Eccone una sintesi (derivata dal testo di Dum�zil): Vishnu-Narayana suggerisce agli dei (Sura), desiderosi di procurarsi l'ambrosia, di prepararla sbattendo nel vaso dell'Oceano; dopo essersi procurati un bastone (il monte Mandara), una corda (il serpente Vasuki di Vishnu) ed aver ottenuto il consenso della dea delle acque (che perci� avr� parte della bevanda), gli dei iniziano la preparazione della bevanda.[34] Ma allorch� l'amrta  � pronta, il vaso in cui � contenuta viene rubato dai Danava, una schiera di demoni.[35] Ne scaturisce una guerra, che si risolve quando Narayana, travestitosi da donna, riesce con uno stratagemma a recuperare l'amrta che viene quindi offerta a tutti gli dei; l'episodio si conclude con il massacro finale dei Danava.[36] Il tema sarebbe presente, con qualche variante nella struttura narrativa, anche presso i popoli Scandinavi, nel ciclo della birra;[37] in area iranica, invece, l'ambrosia sarebbe stata personificata in un essere extraumano, l'Amesha-Spenta Ameretat;[38] allo stesso modo, in ambiente greco, il ciclo sarebbe incentrato sulla figura della dea Ambrosia, ?��??s?a, figlia di Atlas o, secondo un'altra versione,  di Okean?s, nutrice di Zeus o, in una variante, di Di?nysos.[39] Per quanto riguarda Roma, Dum�zil ipotizza che il tema sia stato riversato sulla figura divina di Anna Perenna, nella cui tradizione si potrebbero riconoscere ancora degli elementi riferibili al patrimonio mitologico indo-europeo. In particolare, lo studioso francese ritiene che possano appartenere a questo schema: il nome della dea, che egli propone di interpretare come nutrice di immortalit�  (la nourrice de p�rennit�);[40] la tradizione della vecchia di Bovillae (nota a tale proposito Dum�zil che la plebe ha potuto in questo caso prendere senza sforzo il posto delle divinit� e che una leggenda mitologica si � potuta storicizzare in racconto politico[41]) ed infine la tradizione della burla giocata i danni di Mars, che l'autore accosta al travestimento di Narayana nell'Amrtamanthanam.[42] Il lavoro ermeneutico di Dum�zil merita di essere valutato con attenzione, soprattutto in quanto non si concentra solo su alcuni particolari, ma tende a fornire un'interpretazione organica, quanto pi� possibile completa, dell'intera tradizione riferita ad  Anna Perenna;[43] ci� non di meno, a nostro giudizio, lo studioso, nel suo tentativo di analisi, si � basato soprattutto sulle notizie derivanti dalle fonti letterarie, eludendo spesso il confronto con i dati presenti nel contesto rituale.

Il rapporto Anna-nutrice � la base dell'analisi anche di F. Altheim, studioso tedesco della cd. Scuola di Francoforte, che  allarg� la base comparativa all'intera area italica, inserendo anche le forme osche amma� kerr�ia� e perna� kerr�ia� (Tavola di Agnone)  e i gentilizi etruschi Annius e Perna (con varianti). [44] Altheim formul� l'ipotesi che due figure divine, Anna e Perenna, originariamente appartenenti alla sfera di Ceres, successivamente costituitesi in entit� autonome, il cui culto si sarebbe diffuso nel Latium e presso gli Osci, grazie alla mediazione degli Etruschi.[45] Quanto alla natura della festa, Altheim concorda con Otto nell'indicarne il carattere funerario, affine a quello della ricorrenza privata dei Caristia del 22 Febbraio.[46] A conferma, lo studioso pensa di poter addurre anche una parentela linguistica del per- di Perenna con la voce etrusca fersu,[47] nome che in alcuni affreschi tombali e raffigurazioni vascolari identifica una figura barbuta e mascherata.[48] Ci�, a suo giudizio, rafforzerebbe l'idea del valore funerario della festa, dal momento che egli interpreta il fersu come un tipo di demone infero.[49] In realt�, il legame fonetico per-/fer- nel caso di Anna Perenna resta indimostrato e indimostrabile e, anche se fosse accertato, non costituirebbe una prova sufficiente del carattere funerario della festa delle Idi di Marzo, in quanto recenti studi hanno evidenziato come il fersu intervenga in una sfera d'azione non circoscrivibile al solo ambito infero e come, di  conseguenza, questo personaggio sia da considerarsi un operatore del sacro a carattere polivalente. [50]

Fondate obiezioni a questa posizione[51] vennero mosse, a breve distanza di tempo,  da Margherita Guarducci, in un articolo in cui l'illustre archeologa tratt� della dea romana in parallelo con il culto di Anna (???a) e delle Paides (?a?de?), testimoniato in un santuario  nei pressi del paesino siculo di Buscemi.[52] In questo lavoro, la studiosa, pur accogliendo il significato di nutrice, non rinuncia a conciliare questa valenza con l'altro legame che unisce la dea al ciclo annuale; ne scaturisce il quadro di una divinit� che, in  funzione di madre e di nutrice, esercitava una tutela estesa alla sfera della fertilit�[53] (ipotesi, peraltro gi� avanzata, con altri argomenti, anche da Frazer)[54]. L'elemento pi� interessante nella ricostruzione di M. Guarducci, ci sembra consista nell'aver proposto un terreno comparativo, cui le recenti scoperte delle iscrizioni della fontana di Anna Perenna a Roma[55] sembrano apportare nuovo materiale, in particolare  per quanto attiene ad un possibile parallelismo Paides-Nymphae.[56]

Alla sfera della fecondit�, piuttosto che della fertilit�, fa riferimento, nella sua analisi, Radke, il quale propone una tutela di Anna sul periodo della gravidanza:[57] lo studioso giunge a queste conclusioni ricostruendo, attraverso un calcolo del tutto ipotetico, un intervallo di durata uguale al periodo della gestazione tra il sacrificio del 18 giugno e la festa del 15 marzo.[58] Ma i dati non sembrano supportare a sufficienza questa ipotesi che deve, quindi, considerarsi congetturale.

Sulla figura di Anna Perenna, si � soffermato anche D. Sabbatucci nel suo studio dedicato alle feste del calendario romano arcaico; in particolare, il racconto che ha come protagonista la vecchietta di Bovillae, � dallo studioso ritenuto una tradizione antica, riconducibile  all'ambito annalistico.[59] Su questa base viene ripresa l'ipotesi, gi� suggerita da Mommsen e da Usener, che in Anna Perenna sia in qualche misura da riconoscersi la personificazione dell'Annona, la cui funzione pubblica era quella di assicurare e regolamentare l'afflusso in citt� di derrate alimentari, principalmente di grano.[60]

L'inadeguatezza delle interpretazioni proposte in relazione ai nuovi dati provenienti dai recenti scavi sollecitano oggi una riconsiderazione globale della figura divina di Anna Perenna e del suo culto.



[1] A. Degrassi, Inscriptiones Italiae, XIII, Fasti et  Elogia, Roma 1963: Annae sacrum

[2] CIL III 2012; CIL III 2160, da Spalato; CIL III 2450, da Spalato; CIL III, 2515, da Salona.

[3] CIL III 2012.

[4] Cf. TLL II, s.v. Anna: Anna nutricem videtur significare ut Mommsen bene adnotat.

[5] Per la forma greca ?��a, cfr. il paragrafo dedicato ai Lallnamen (nomi infantili) nei dialetti microasiatici in P. Kretschemer, Einleitung in der Geschichte der griechischen Sprache, G�ttingen 19702,   334-357.

[6] Cf. J. Pokorny Indogermanisches Etymologisches W�rterbuch, Berna 1959, s.v. am(m)a, ami  Mutter,  36-37.

[7] Cf. D�LL s.v. annus,  35, dove il significato nutrice � giudicato dubbio e comunque non sufficientemente avvolorato dalla formula ANNA ALUMNO P(OSUIT) in  CIL III 2012.

[8] In D�LL ib. si trova accreditato il rapporto Anna-annus, ma � ritenuto ammissibile anche quello anna-anus vecchia con geminazione della consonante -n- secondo un procedimento tipico dell'ipocoristico.

[9]  Il latino non ha adottato n� la  radice *wet-, cf. gr. F?t?? , n� la radice *en-, cf. gr. d?-e???, n� quella *yer-, cf. got. jer e dunque si  � collocato in una posizione di isolamento rispetto al resto delle lingue indo-europee, cf. D�LL ib..

[10] Si trover� un'esposizione delle fonti ed una sintesi degli studi, in O. Meltzer s.v. Anna Perenna, in W.H. R�scher, Ausf�rliches Lexikon der  Griechiscen und R�mischen Mythologie, I, Leipzig 1884-1890, cll. 355-360; G. Wissowa, s.v. Anna Perenna, in R.E. I, Stuttgart 1894, cll. 2223-2225;  E. Saglio, s.v. Anna Perenna, in D.S., I, Paris      , 270.

[11] H. Usener, Italischen Mythen, Rhein Mus. 30 (1875), 206-209.

[12] H. Usener, Italischen Mythen, 207-208.

[13] H. Usener, Italischen Mythen, 208.

[14] Cf. Tac. Germ. 14: Nec arare terram aut exspectare annum tam facile persuaseris quam vocare hostem et vulnera mereri.

[15] D. Porte, Anna  Perenna,  �Bonne et heureuse ann�e�, �RPhil� 45 (1971), 282-291.

[16] D. Porte, Anna  Perenna…, 284.

[17] D. Porte, Anna  Perenna…, 287-290.

[18] D. Porte, Anna  Perenna…, 290.

[19] D. Porte, Anna  Perenna…, ib..

[20] A. Altieri-G. Galotta, I macroresti vegetali: fisionomia di un paesaggio e presenza umana, in Il Santuario della Musica e il bosco sacro di Anna Perenna, a cura di M. Piaranomonte, Milano 2002, 65.

[21] F. Catalli, L'offerta di moneta nei santuari e le monete del lacus di Anna Perenna, in Il Santuario della Musica…, 36-37.

[22] In particolare, la versione che lega Anna Perenna alla leggenda eneadica potrebbe essere considerata antica, dal momento che la presenza del mito di Enea in Italia � gi�  attestata a partire dalla fine del VI sec. a.C. (cfr. statuetta di Enea da Veio M. F. B�mer, Rom und Troia, Baden Baden 1951) e che la figura di Anna vi svolgeva un ruolo di primo piano, tanto che, secondo una variante accolta anche da Varrone, sarebbe stata proprio Anna, e non Didone, ad essere amata dall'eroe troiano, cfr. G. D'Anna, Didone ed Anna in Varrone e in Virgilio, Rend. Linc. Sc. Mor, 1975, 1 sgg..

[23] Th. Mommsen, Unteritalischen Dialekte, Leipzig 1850, 248-249.

[24] Th. Mommsen, Unteritalischen Dialekte,  248: amnis = fiume sarebbe pertanto il pieno�, in contrasto con il regime periodico tipico del torrente; l'etimologia proposta da Mommsen non ha trovato credito, in quanto il greco asa?, ?ata? (per cui cf. Hes. Theog. 714: G???? t'?at?? p???�??? Gyges insaziabile di guerra�) � riportato al latino satis e non amnis, cf. J. Pokorny, Indogermanisches Etymologisches W�rterbuch, sa-, s  , 877.

[25] Th. Mommsen, Unteritalischen Dialekte,  249.

[26] H. Klausen, Aeneas und die Penates, II, Hambourg-Gotha 1839,  717-728.

[27] M. Torelli, Lavinio e Roma, Roma 1984, 50-74.

[28] M. Torelli, Lavinio e Roma, 63.

[29] M. Torelli, Lavinio e Roma, 71-74.

[30] M. Torelli, Lavinio e Roma, 64-65.

[31] Per quanto riguarda Roma arcaica, si pu� affermare che la festa dei Liberalia del 17 marzo in cui i giovani maschi assumevano la toga virilis, svolga la funzione di integrare la nuova generazione all'interno della comunit�, ma non si pu� parlare di un'autentica iniziazione in senso antropologico; la trattazione pi� completa del problema dell'esistenza di forme di iniziazione nelle civilt� superiori, resta quella condotta da A. Brelich, Paides e parthenoi, Roma 1969.

[32] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, Paris 1924.

[33] Per la definizione di ciclo, cfr. G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, I: Enfin quand plusieurs r�cits ainsi compos�s ont un point essentiel commun, un centre ( �tre anim� ou inanim�, divin ou humain, �v�niment, etc….) ils forment un cycle(Infine, quando pi� racconti cos� composti hanno un punto essenziale in comune, un centro (un essere animato o inanimato, divino o umano, un avvenimento, ecc. ) essi formano un  ciclo.).

[34] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 5-6.

[35] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 7.

[36] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 7-8.

[37] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 51-60.

[38] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 61-83.

[39] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 84-125.

[40] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 133-134.

[41] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�,  134.

[42] G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�, 135-136.

[43] Rispetto al paradigma fornito dalla narrazione dell'Amrtamanthanam, mancherebbero, nella tradizione romana, gli episodi della preparazione e del rapimento dell'ambrosia; a proposito G. Dum�zil, Le Festin d'Immortalit�,  124-125, osserva come questa assenza, comune a tutte  le tradizioni in cui l'ambrosia sarebbe stata personificata, sia da porsi in relazione  proprio con questa differenza a livello di schema affabulatorio.

[44] F. Altheim, Terra Mater,  Giessen 1931, 91-108.

[45] F. Altheim, Terra Mater, 92-96.

[46] F. Altheim, Terra Mater, 99; nel testo, F. Altheim ha omesso il richiamo al lavoro di W. F. Otto dal quale deriva l'idea del carattere funerario della festa di Anna Perenna; esso, tuttavia, pu� essere individuato nell'articolo di W. F. Otto, R�mischen Sagen II,   WS34 (1912), 322-331, dedicato ad Anna Perenna ed alla sua  festa, in  cui l'ipotesi  ripresa da Altheim � formulata a pag. 328.

[47] F. Altheim, Terra Mater, 100-108.

[48]  Si troveranno i dati aggiornati relativi al fersu in J. Szil�gyi, Impletae modis saturae, Prospettiva  24  (1981), 2-23.

[49] F. Altheim, Terra Mater, 48-60; cf. F. Altheim, Persona, ARW� 27 (1929), 35-52.

[50] E. Montanari, Categorie e forme nella Storia delle religioni, Milano 2001, 155-174.

[51] F. Altheim sintetizz� le sue conclusione nell'articolo Altitalische G�tternamen, SMSR� 8 (19

[52] M. Guarducci, Il culto di Anna e delle Paides nelle iscrizioni sicule di Buscemi, e il culto latino di Anna Perenna, SMSR� 12 (1936), 25-50.

[53] M. Guarducci, Il culto di Anna e delle Paides…, 40-44.

[54] J. Frazer,  Ovid's Fasti, London 1929, vol. II, 110-112.

[55] R. Friggeri, Le Iscrizioni, in Il Santuario della Musica…, 26-33.

[56] M. Guarducci, Il culto di Anna e delle Paides…, 30-32.

[57] G. Radke, Die G�tter Altitaliens, M�nster 19792, 66-68.

[58] Gli antichi attribuivano alla gestazione, di norma, un periodo di 274 giorni; poich� tra il 18 giugno ed il 15 marzo intercorrono 263 giorni, l'autore, per far quadrare i conti,  � costretto ad inserire 11 giorni, che vengono assegnati a febbraio, G. Radke, Die G�tter Altitaliens, 67.

[59] D. Sabbatucci, La religione di Roma antica, dal calendario festivo all'ordine cosmico, Milano 1988, 98-101.

[60] D. Sabbatucci, La religione di Roma antica…, 99-101.

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