Da Il contratto sociale (1762) di Jean-Jacques Rousseau (1712-78), senza dubbio l'opera politica più celebre del Settecento, riportiamo, oltre ad un passo iniziale, il capitolo XV del libro III, intitolato "Dei deputati o rappresentanti", in cui Rousseau sostiene la tesi della democrazia diretta contro la pratica della democrazia parlamentare e o rappresentativa in uso in Inghilterra.
L'uomo è nato libero, e dovunque è in catene. C'è chi si crede padrone di altri, ma è più schiavo di loro. Come è avvenuto questo cambiamento? Lo ignoro. Che cosa può renderlo legittimo? Ritengo di poter risolvere questo problema. Se non considerassi che la forza e l'effetto che ne deriva, direi: "Finché un popolo è costretto ad obbedire ed obbedisce, fa bene; non appena può scuotere il gioco e lo scuote, fa ancor meglio: perché, recuperando la sua libertà con lo stesso diritto con cui gli è stata tolta, o è giusto che egli la riprenda, o non era nemmeno giusto che altri gliela togliesse". Ma l'ordine sociale è un diritto sacro che serve di base a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura, è dunque fondato su delle convenzioni. Si tratta di sapere quali siano. Ma prima di arrivare a ciò, devo dimostrare quanto ho ora affermato [ ... ]. Prima di tutti Aristotele aveva detto che gli uomini non sono uguali per natura, ma che gli uni nascono per essere schiavi, e gli altri per comandare. Aristotele aveva ragione, ma prendeva l'effetto per la causa. Ogni uomo nato in schiavitù nasce per la schiavitù; nulla di più certo. Gli schiavi perdono tutto nelle loro catene, persino il desiderio di liberarsene; essi amano la loro servitù come i compagni di Uisse amavano il loro abbrutimento. Se vi sono dunque degli schiavi per natura, è perché vi sono stati degli schiavi contro natura. La forza ha fatto i primi schiavi, la loro viltà li ha perpetuati [ ... ].
Non appena il servizio a favore della comunità cessa di essere l'interesse primo dei cittadini, ed essi preferiscono servire con la loro borsa anzichè con la loro persona, lo Stato è già prossimo alla rovina. Se bisogna andare a combattere bagano delle truppe e restano a casa; se bisogna andare al consiglio, nominano dei deputati e restano a casa. A forza di pigrizia e di denaro essi hanno infine soldati per asservire la patria e rappresentanti per venderla. Sono le preoccupazioni del commercio e delle arti, è l'avido interesse del guadagno, è la mollezza e l'amore delle comodità a cambiare in denaro i servizi personali. Si cede una parte del proprio guadagno per poterlo aumentare più comodamente. Date denaro e ben presto avrete catene. La parola finanza è una parola da schiavo, e nel vero Stato è sconosciuta. In un paese veramente libero i cittadini fanno tutto con le loro braccia, e niente con il denaro; nonché pagare per esentarsi dai loro doveri, essi pagherebbero per adempierli da se stessi. Io sono ben lontano dalle idee correnti; io credo le corvées meno contrarie alla libertà che le tasse. Quanto meglio lo Stato è costituito, tanto più gli affari pubblici prevalgono su quelli privati nello spirito dei cittadini. Vi sono anzi molto meno affari privati, perché una volta che la somma della felicità comune costituisce la parte più considerevole della felicità di ciascun individuo, a costui ne rimane meno da cercare nell'ambito delle sue attività particolari. In uno Stato ben governato ciascuno corre alle assemblee; sotto un cattivo governo nessuno vuol fare un passo per recarvisi, perché nessuno prende interesse a quello che vi si fa, perché si prevede che la volontà generale non vi predominerà, e perché infine le cure domestiche assorbono completamente. Le buone leggi ne fanno fare dei migliori, le cattive ne portano di peggiori. Non appena qualcuno dice della cosa pubblica: "Che me ne importa?" lo Stato deve considerarsi perduto. L'intiepidimento dell'amor di patria, l'attività dell'interesse privato, l'immensa estensione degli Stati, le conquiste, l'abuso del governo, hanno fatto escogitare l'espediente dei deputati o rappresentanti del popolo nelle assemblee della nazione. E' ciò che in certi paesi si osa chiamare il terzo stato. Così l'interesse particolare di due ordini è messo al primo e al secondo posto; l'interesse pubblico non è che al terzo. La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è quella stessa, o è un'altra; non c'è via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque né possono essere suoi rappresentanti; non sono che i suoi commissari: non possono concludere nulla in modo definitivo. Ogni legge che non sia stata ratificata direttamente dal popolo è nulla; non è una legge. Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l'elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l'uso che ne fa merita di fargliela perdere. L'idea dei rappresentanti è moderna: essa ci deriva dal governo feudale, da questo iniquo e assurdo governo, nel quale la specie umana è degradata e il nome di uomo è disonorato. Nelle antiche repubbliche ed anche nelle monarchie, mai il popolo ebbe rappresentanti; questa parola non si conosceva. E' molto singolare che a Roma, dove i tribuni erano così sacri, non si sia neanche immaginato che essi potessero usurpare le funzioni del popolo, e che in mezzo ad una così grande moltitudine essi non abbiano mai tentato di far passare di testa loro un solo plebiscito [ ... ]. Presso i Greci, tutto quello che il popolo doveva fare lo faceva da sé; esso era continuamente adunato nella piazza. Abitava in un clima dolce; non era avido; gli schiavi facevano i suoi lavori; il suo grande problema era la sua libertà. Non avendo più gli stessi vantaggi, come conservare gli stessi diritti? I vostri climi più rigidi creano più bisogni: per sei mesi dell'anno non è possibile trattenersi sulla pubblica piazza; le vostre lingue sorde non possono farsi udire all'aria aperta; vi oc cupate più dei vostro guadagno che della vostra libertà, e temete molto meno la schiavitù che la miseria. Come? La libertà si mantiene soltanto con l'appoggio della schiavitù? Può darsi. I due estremi si toccano. Tutto ciò che non è nella natura ha i suoi inconvenienti, e la società civile più di tutto il resto. Vi sono certe condizioni disgraziate in cui non si può conservare la propria libertà se non a spese di quella altrui, e il cittadino non può essere perfettamente libero se lo schiavo non sia estremamente schiavo. Tale era la condizione di Sparta. Quanto a voi, popoli moderni, non avete schiavi, ma lo siete voi stessi; voi pagate la loro libertà con la vostra. Avete un bel vantare questa preferenza; trovo in voi più vigliaccheria che umanità. Non intendo dire affatto con tutto ciò che occorra avere schiavi, né che il diritto di schiavitù sia legittimo, poiché ho dimostrato il contrario: dico soltanto le ragioni per cui i popoli rnodeni che si credono liberi hanno rappresentanti e i popoli antichi non ne avevano. Comunque sia, nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti, non è più libero; esso non esiste più. Considerata attentamente ogni cosa, non vedo ormai come sia possibile al corpo sovrano conservare da noi l'esercizio dei suoi diritti, se lo Stato non è molto piccolo. Ma se è molto piccolo, non sarà soggiogato? No. Farò vedere più avanti come si possa riunire la potenza esterna di un grande popolo con la semplice costituzione politica e il buon ordine di un piccolo Stato.