Il governo arbitrario è sempre cattivo
"Nulla di meglio, disse il re di Prussia in un discorso pronunciato all'Accademia di Berlino, che il governo arbitrario sotto prìncipi giusti, umani e virtuosi." E siete voi, Helvétius, che citate con elogio questa massima di un tiranno! Il governo arbitrario di un principe giusto e illuminato è sempre cattivo. Le sue virtù sono la più pericolosa e più sicura seduzione: abituano insensibilmente un popolo ad amare, a rispettare, a servire il suo successore anche se cattivo e stupido. Toglie al popolo il diritto di deliberare, di volere o non volere, di opporsi alla sua volontà, anche quando ordina il bene; tuttavia questo diritto d'opposizione, per quanto insensato esso sia, è sacro: senza di esso i sudditi assomigliano a un gregge di cui si disprezza la protesta, col pretesto che lo si conduce verso ricchi pascoli. Governando secondo il proprio beneplacito, il tiranno commette il più grande delitto. Che cosa caratterizza il despota? La bontà o la cattiveria? Niente affatto; queste due nozioni non entrano neppure nella sua definizione. E' l'estensione e non l'uso dell'autorità che si arroga. Una delle più grandi sventure che possano capitare a una nazione, sarebbero due o tre regni di un potere giusto, dolce, illuminato, ma arbitrario: la felicità condurrebbe i popoli alla dimenticanza completa dei loro diritti e alla più perfetta schiavitù. Non so se un sovrano e i suoi figli si siano mai resi conto di questa politica temibile; ma non dubito affatto che essa sia loro riuscita. Guai ai sudditi nei quali si annienta ogni gelosia della propria libertà, anche attraverso le vie in apparenza più lodevoli. Queste vie sono tanto più funeste per l'avvenire. E' così che si cade in un sonno molto dolce, ma in un sonno di morte, durante il quale il sentimento patriottico si spegne e si diventa estranei al governo dello Stato. Supponete che gli inglesi abbiano tre Elisabette di seguito, e saranno gli ultimi schiavi d'Europa.