Dal discorso alla Camera del 3 luglio
1992
In questaula e di fronte alla Nazione io penso che si debba usare
un linguaggio improntato alla massima franchezza. Bisogna innanzitutto dire la verit�
delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto
spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna.
Si � diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni
una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della
vita pubblica.
Uno stato di cose che suscita la pi� viva indignazione, legittimando un vero e proprio
allarme sociale e ponendo lurgenza di una rete di con-trasto che riesca ad operare
con rapidit� ed efficacia. I casi sono della pi� diversa natura, spesso confinano con il
racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di
immoralit� e di asocialit�.
Purtroppo anche nella vita dei partiti molto spesso � difficile individuare, prevenire,
tagliare aree infette sia per la impossibilit� oggettiva di un controllo adeguato, sia
talvolta per lesistenza ed il prevalere di logiche perverse.
E cos� allombra di un finanziamento irregolare ai partiti e, ripeto, al sistema
politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali
vanno definiti, trattati, provati e giudicati.
E tuttavia, daltra parte, ci� che bisogna dire e che tutti sanno del resto, � che
buona parte del finanziamento politico � irregolare od illegale.
I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali,
attivit� propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture
politiche operative, hanno ricorso e ricorrono alluso di risorse aggiuntive in forma
irregolare od illegale.
Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora
gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in
questaula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e
pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si
incaricherebbero di dichiararlo spergiuro. E del resto andando alla ricerca dei fatti, si
� dimostrato e si dimostrer� che tante sorprese non sono in realt� mai state tali.
Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dallestero sarebbe solo
il caso di ripetere larcinoto tutti sapevano e nessuno parlava.
Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quanto reazioni e giudizi
negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato non � e non pu�
essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema,
per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono
nascere n� le correzioni che si impongono n� unopera di risanamento efficace ma
solo la disgregazione e lavventura.
Del resto nel campo delle illegalit� non ci sono solo quelle che possono riguardare i
finanziamenti politici. Il campo � vasto e vi si sono avventurati in molti, come i fatti
spero si incaricheranno di dimostrare aiutando tanto la verit� che la giustizia.
A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi pi� di un rimedio. E innanzitutto
necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro
dellesperienza estremamente negativa di quella che lha preceduta. Altre
proposte ed altri rimedi sono gi� sul tavolo. Vi aggiungeremo le nostre, sollecitando un
dibattito parlamentare chiarificatore, serio e responsabile, su tutti gli aspetti di
questa questione.
Dal discorso alla Camera del 3 luglio 1992

Circa dieci mesi
or sono prendendo la parola di fronte alla Camera dissi con franchezza cio' che un ex
Presidente della Repubblica defini' poi come l'apertura di quella "grande
confessione" verso la quale avrebbe dovuto e dovrebbe aprirsi, con tutta la
sincerit� necessaria, tutto o gran parte almeno del mondo politico. I giudici che mi
accusano l'hanno considerata invece come una "confessione extragiudiziale"
elevandola subito e senz'altro a prova di primo grado contro di me. Quella per la verit�
era ed � rimasta la sola prova di quell'accusa. Sempre che una dichiarazione una analisi
ed una riflessione fatte di fronte al Parlamento possano essere considerate alla stregua
di una prova penale. Ricordo che, ancor prima di allora, commentando a caldo le prime
esplosioni scandalistiche milanesi che aprivano il libro dagli inesauribili capitoli
apertosi poi un po' dovunque, mi ero permesso semplicemente di dire :"Su quanto
sta accadendo la classe politica ha di che riflettere". Questa affermazione fu
allora maltrattata come espressione di un atteggiamento intimidatorio, provocatorio,
financo ricattatorio. In realt� non era difficile avvertire gia' da allora tutta la
dimensione del problema che si era aperto, tutta la sua gravit� e la sua complessit�.
Non era difficile cogliere la inutilit� e l'errore di una difesa e di una giustificazione
che non fossero improntate al linguaggio della verit�. Per le responsabilit� che mi
competevano, per il ruolo che, per lungo tempo, avevo esercitato, di Segretario nazionale
del Partito Socialista, io non ho negato la realt�, non ho minimizzato, non ho
sottovalutato il significato morale, politico, istituzionale della questione che veniva
clamorosamente alla luce riguardante il finanziamento irregolare ed illegale ai partiti ed
alle attivit� politiche ed anche il vasto intreccio degenerativo che ad esso si collegava
o poteva, anche a nostra insaputa, essersi collegato. Come si ricorder� ne parlai proprio
di fronte a voi seguendo una traccia che stamane mi consentirete di riprendere.
Osservavo nel Luglio del '92:"C'� un problema di moralizzazione della vita
pubblica che deve essere affrontato con seriet� e con rigore, senza infingimenti,
ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E' tornato alla ribalta, in
modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del
sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono
in suo nome, delle illegalita' che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile.
Bisogna innanzitutto dire la verita' delle cose e non nascondersi dietro nobili e
altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore
della menzogna. Si e' diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica
amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di
crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la piu' viva
indignazione, leggittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l'urgenza di una
rete di contrasto che riesca ad operare con rapidita' e con efficacia. I casi sono della
piu' diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano
con caratteri particolarmente odiosi di immoralita' e di asocialita'. Purtroppo anche
nella vita dei Partiti molto spesso e' difficile individuare, prevenire, tagliare aree
infette sia per la impossibilita' oggettiva di un controllo adeguato, sia talvolta, per
l'esistenza ed il prevalere di logiche perverse. E cosi' all'ombra di un finanziamento
irregolare ai Partiti e, ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di
corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti trattati provati e giudicati. E
tuttavia, d'altra parte, cio' che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, e' che buona
parte del finanziamento politico e' irregolare od illegale. I Partiti specie quelli che
contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attivita' propagandistiche,
promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche e operative,
hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale.
Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora
gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in
quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e
pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo (ndr. nessuno si alzo'):
presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro". E del
resto, andando alla ricerca dei fatti, si � dimostrato e si dimostrer� che tante
sorprese non sono in realt� mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante
dei finanziamenti dall'estero sarebbe solo il caso di ripetere l'arcinoto "tutti
sapevano e nessuno parlava". Ed osservavo ancora:"Un finanziamento
irregolare ed illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa
comportare e per quante degenerazioni possa aver generato non e' e non puo' essere
considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per
delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono
nascere ne' le correzioni che si impongono ne' un'opera di risanamento efficace ma solo la
disgragazione e l'avventura. A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi piu' di un
rimedio". Mi spiace che tutto questo sia stato, allora, sottovalutato. Tante
verit� negate o sottaciute sono venute una dopo l'altra a galla e tante ne verranno, ne
possono e ne dovranno venire ancora. E mentre molti si considerano tuttora al riparo
dietro una regola di reticenza e di menzogna, non si � posto mano a nessun rimedio
ragionevole e costruttivo. Questo deve valere anche per i Partiti Politici che se
debbono continuare ad esistere come elementi attivi della democrazia italiana ed europea
sia pure in un diverso ruolo ed in diverse configurazioni, debbono essere posti di fronte
a nuove regole impegnative ed utili a rinnovare e a far rifiorire la loro essenza
associativa e democratica.
Si e' invece fatto strada con la forza di una valanga un processo di criminalizzazione dei
partiti e della classe politica. Un processo spesso generalizzato ed indiscriminato che ha
investito in particolare la classe politica ed i partiti di governo anche se, per la parte
che ha cominciato ad emergere, non ha risparmiato altri come era e come sara' prima o poi
inevitabile. Era del tutto evidente che scavando e risalendo negli anni e persino nei
decenni nella sfera delle forme di finanziamento illegale dell'attivita' politica, delle
sue articolazioni, delle organizzazioni e competizioni elettorali, ogni giorno si sarebbe
incontrato un episodio, un caso, uno scandalo. E cos� � stato. E cos� sar�. La lista
delle indagini, delle investigazioni e poi delle controinvestigazioni, dei pentiti, dei
pentiti a scoppio ritardato e dei contropentiti, delle rivelazioni vere o false, mirate o
sapientemente mutilate, e dei rei-confessi per amore o per forza e' destinata a farsi
interminabile. A queste si sono aggiunti fatti di corruzione personale che sono del tutto
estranei alla responsabilit� dei Partiti anche se pesano egualmente in tutta la loro
gravit�. Ma di tutte l'erbe s'e' fatto alla fine un fascio. Tutto si � ridotto ad una
unica accusa generalizzata. Le campagne propagandistiche hanno ruotato sovente solo
attorno a slogans ed a brutali semplificazioni. Di questo si � incaricata infatti parte
almeno della stampa e dell'informazione, andando ben al di l� dei diritti e dei doveri
propri dell'informazione, deformando spesso oltre misura, esaltando le ragioni dell'accusa
e mettendo di canto quelle della difesa, travolgendo senza alcun rispetto diritti
costituzionalmente garantiti con difese divenute praticamente impossibili, creando sovente
un clima infame che ha distrutto persone, famiglie e generato tragedie. La
criminalizzazione della classe politica, giunta ormai al suo apice, si spinge verso le
accuse piu' estreme, formula accuse per i crimini piu' gravi, piu' infamanti e piu'
socialmente pericolosi. Un processo che quasi non sembra riguardare piu' le singole
persone, ma insieme ad esse tutto un tratto di storia, marchiato nel suo insieme. Un vero
e proprio processo storico e politico ai Partiti che per lungo tempo hanno governato il
Paese.
Mi chiedo come e quando tutto questo si concili con la verita', che rapporto abbia con la
verita' storica, con gli avvenimenti e le fasi diverse e travagliate che abbiamo
attraversato e nelle quali molti di noi hanno avuto responsabilita' politiche di governo
di primo piano. Davvero siamo stati protagonisti, testimoni o complici di un dominio
criminale? Davvero la politica e le maggioranze politiche si sono imposte ai cittadini
attraverso l'attuazione ed il sostegno di disegni criminosi? Davvero gli anni ottanta di
cui soprattutto si parla, senza risparmiare i precedenti, sono stati gli anni bui della
regressione, della repressione, della malavita politica che scrivono e cantano in prima
fila tanti reduci dell'eversione, delle rivoluzioni mancate, delle rotture traumatiche che
sono state contrastate ed impedite? Questa non e' altro che una lettura falsa, rovesciata
mistificata della realta' e della storia. Chi ha condotto per anni una opposizione
democrataica ha da far valere in ben altro modo tutte le sue ragioni.
Per parte mia, io non dimentico che negli anni Ottanta l'Italia ha rimontato la china
della regressione, della stagnazione e dell'inflazione, � uscita dalla crisi economica e
produttiva per entrare in un ciclo di espansione e di sviluppo senza precedenti toccando
le punte di sviluppo piu' alte tra i paesi dell'Europa industrializzata. Si � trattato di
un progresso forte, intenso, diffuso, che ha ridotto tante disuguaglianze e che poneva le
basi per ridurne tante altre che ancora dividevano e dividono la nostra societa'. Sono gli
anni in cui viene posto fine al capitolo dell'eversione militare, del terrorismo e delle
sue code sanguinose. Sono anche gli anni di un nuovo prestigio internazionale, con
l'Europa comunitaria che si amplia e si consolida e con l'Italia che entra a far parte del
club economico ma anche politico delle maggiori Nazioni industrializzate del mondo
occidentale. Tutti i cicli, come � naturale passano, entrano in contraddizione, si
esauriscono, degenerano. Sono cosi' subentrati gli anni delle difficolta' e della crisi,
che stiamo ancora attraversando. Ma gli effetti e le conseguente di un periodo critico
sarebbero stati ben diversi e ben piu' onerosi se non avessimo avuto alle spalle il solido
sviluppo realizzato nel corso degli anni ottanta ed un retroterra conquistato con un balzo
in avanti poderoso.
I finanziamenti illegali ai partiti ed alle attivit� politiche non sono stati tuttavia
una invenzione e una creazione degli anni ottanta. Hanno radici, come si sa, ben piu'
antiche e ben ripartite tra le forze che si contrapponevano, in lotta tra loro, e sovente
senza esclusione di colpi. Cosi' come nella vita della societa' italiana non e' nata negli
anni ottanta la corruzione nella pubblica amministrazione e nella vita pubblica. La
vicenda dei finanziamenti alla politica, dei loro aspetti illegali, dei finanziamenti
provenienti attraverso le vie piu' disparate dell'estero, della ricerca di risorse
aggiuntive rispetto poi ad una legge sul finanziamento pubblico ipocrita e ipocritamente
accettata e generalmente non rispettata, accompagna la storia della societa' politica
italiana, dei suoi aspri conflitti, delle sue contraddizioni e delle sue ombre, dal
dopoguerra sino ad oggi. Non c'e' dubbio che un troppo prolungato esercizio del potere da
parte delle piu' o meno medesime coalizioni di Partiti ha finito con il creare per loro un
terreno piu' facilmente praticabile per abusi e distorsioni che si sono verificate. Ma
onest� e verit� vorrebbero che in luogo di un processo falsato, forzato, ed esasperato,
condotto prevalentemente in una direzione, si desse il via ad una ricostruzione per quanto
possibile obiettiva ed appropriata di tutto l'insieme di cio' che � accaduto. Si tratta
di una realta' che non si puo' dividere in due come una mela, tra buoni e cattivi, gli uni
appena sfiorati dal sospetto, gli altri responsabili di ogni sorta di errori e nefandezze.
Trovo perlomeno singolare che sia stata liquidata con poche battute di circostanza,
qualche pretesto e qualche falsa riverenza la proposta di una inchiesta parlamentare che
abbracciasse l'arco di almeno un quindicennio della nostra storia politica. Il Parlamento
avrebbe il dovere di farlo avendo esso stesso nella sua storia una montagna di
dichiarazioni di bilanci di Partiti certamente falsi, di organi di controllo che non hanno
controllato, di revisori che non hanno rivisto. Che tutto questo avvenisse senza
l'insorgere di clamorose contestazioni e denunce e senza clamorosi conflitti, salvo casi
sporadici ed aspetti particolari, significa che il sistema in funzione e le sue
irregolarita' non solo erano in principio riconosciute, ma erano consensualmente accettate
e condivise, almeno dai piu'. E' d'altro canto un sistema cui hanno partecipato e
concorso, in forme varie e diverse, tutti i maggiori gruppi industriali del paese, privati
e pubblici. Gruppi e societ� importanti nel loro settore e nella economia nazionale e in
molti casi presenti e influenti anche sui mercati internazionali, gruppi potenti in grado
di influire e di condizionare i poteri della politica e dello Stato. Di questi tutto si
puo' dire salvo che siano state vittime di una prepotenza, di una imposizione, di un
sistema vessatorio ed oppressivo di cui non vedevano l'ora di liberarsi. Si tratta di
tutti i maggiori gruppi del paese, quelli che sono stati chiamati in causa e quelli che
ancora possono esservi chiamati, anch'essi fornitori dello stato, tributari dello stato di
sostegno di varia natura, tributari di appalti pubblici, esportatori, proprietari di
catene giornalistiche, speculatori a vario titolo, se la verit�, anche per loro, come
c'e' da augurarsi, finira' prima o poi per farsi strada. Si tratta di condotte illegali
del mondo imprenditoriale attuate con piena consapevolezza e responsabilit� e con
finalit� di molteplice natura, di ordine economico aziendale commerciale ed anche di
ordine pubblico a sostegno di un sistema, dei suoi diversi equilibri, della sua stabilita'
complessiva, ed anche a sostegno piu' diretto di singoli membri di un personale politico
con il quale mantenere rapporti amichevoli piu' impegnativi.
Illegalit� nel mondo politico, illegalit� nel mondo imprenditoriale. Ad esse si sono
venute aggiungendo illegalita' nel mondo giudiziario. Una inchiesta giudiziaria � tanto
piu' forte, accettata, rispettata, quanto piu' forte, rigoroso, lineare e' il rispetto
della legge ch'essa si impone, senza prevaricazioni, arbitri, forzature ed eccessi di
sorta. Si e' verificato purtroppo, e in piu' casi e ripetutamente tutto il contrario. Non
c'e' fine che possa giustificare il ricorso a mezzi illegali, a violazioni sistematiche,
clamorose e persino esaltate della legge, dei diritti dei cittadini, dei diritti umani.
Non c'� consenso popolare, sostegno politico, campagna di stampa che possa giustificare
un qualsiasi distacco dai principi garantiti dalla Costituzione e fissati dalla legge. Non
la giustifica neppure l'assenza, l'insensibilit� o il ritardo degli organi di controllo,
la debolezza o il disorientamento delle difese, la barriera del pregiudizio negativo. Non
lo ha visto e non lo vede, del resto, solo chi non lo vuole e preferisce, per
opportunit�, per superficialit� o per calcolo voltare la testa dall'altra parte. Chi non
ha visto le forzature macroscopiche e strumentali nella interpretazione delle leggi per
giungere ad usare impropriamente i poteri giudiziari? Sin da quattro secoli in Inghilterra
era stato scritto nel Leviatano "Se il giudice usa con arroganza il potere di
interpretare le leggi, tutto diventa arbitrio imprevedibile. Di fronte ad un metodo del
genere ogni sicurezza viene meno". Chi non ha visto gli arresti illegali,
facili, collettivi, spettacolari e financo capricciosi, di fronte ad una civilta' del
diritto e ad una normativa di legge che anche nel nostro paese considerava l'arresto una
"extrema-ratio". Chi non ha visto le detenzioni illegali che fanno impallidire
la civilta' dell'Habeas Corpus. Le detenzioni a scopo di confessione che sono tutto il
contrario di cio' che e' riconosciuto ed accettato. Chi non ha visto le perquisizioni a
scoppio ritardato, quelle in particolare delle sedi di Partito manifestatamente inutili ma
utili, per la messinscena predisposta e per lo spettacolo denigratorio assicurato.
Sono all'ordine del giorno del resto le sistematiche violazioni del segreto istruttorio,
ormai praticamente vanificato e inesistente o esistente solo in ragione di criteri
discriminatori o criteri arbitrari dettati da interessi ed opportunita' di varia natura
ivi comprese quelle politiche. C'� forse qualcuno che non ha visto la esemplare
tempistica politica di determinate operazioni? Quando la giustizia funziona ad orologeria
politica essa contiene gia' in se qualcosa di aberrante. Purtroppo c'e' anche materia per
scrivere un capitolo sui diritti umani, sulla loro mortificazione e sulle loro violazioni.
Affacciandosi, gia' mesi orsono, sulla realta' italiana, una missione internazionale
composta di alti magistrati ed esponenti del Foro di Parigi, prudentemente,
rispettosamente annotava in un suo primo rapporto :"I magistrati, incaricati
delle inchieste sulla corruzione, applicano le disposizioni di legge relative alla
detenzione preventiva in modo particolarmente 'estensivo'. Senza arrivare ad espressioni
quali 'tortura' o 'inquisizioni' - pur usate da diverse personalita', non sembra si possa
dubitare del fatto che la carcerazione preventiva sistematica di numerosi indiziati -molti
dei quali presentano evidenti qualifiche di notorieta'- e che e' ufficialmente motivata
dalla preoccupazione di un possibile 'inquinamento' delle prove, ha in realta' lo scopo di
esercitare delle pressioni per ottenere confessioni di colpevolezza, o la denuncia di
complici. Cio' che numerosi magistrati hanno ammesso pubblicamente sottolineando
l'efficacia di tale metodo. Questa pratica, di carattere chiaramente repressivo appare in
contraddizione sia con il disposto art. 275 del nuovo codice di procedura penale italiano
che indica la detenzione preventiva come una misura coercitiva di natura eccezionale, sia
con i testi internazionali esistenti in materia di tutela dei diritti dell'uomo".
Nello stesso rapporto si legge che "Gli eccessi constatati nell'applicazione del
codice di procedura penale nell'ambito delle inchieste in materia di corruzione sono
ancora piu' preoccupanti perche' a tutt'oggi sembrano sottratti a qualsiasi tipo di
controllo. In effetti la maggior parte dei ricorsi al Tribunale delle Libert� sono stati
rigettati. L'opinione pubblica italiana che � molto favorevole alla repressione delle
tangenti esercita sulla magistratura una notevole pressione, alla quale quest'ultima non
� insensibile, e che raggiunge il risultato di rendere alcuni magistrati incaricati delle
inchieste dei personaggi protagonisti al riparo da qualsiasi 'critica pubblica'". La
stessa delegazione della "Federation Internationale des Droits de l'Homme"
ancora osserva :"Il compito di 'purificatore' che taluni magistrati si
attribuiscono e che essi pubblicamente proclamano, solleva problemi delicati nel rapporto
tra potere giudiziario, potere esecutivo e potere legislativo; e non solo perche' molti
politici sono oggetto della maggioranza dei procedimenti in corso, insieme ad industriali
e uomini d'affare; ma per la distorsione di tali rapporti, che puo' andare oltre il caso
specifico e determinare una preoccupante inclinatura dell'ordinamento democratico".
Spiace doverlo dire ma le ripetute affermazioni di magistrati, talvolta solenni, talvolta
sdegnate, che vogliono suonare come una proclamazione di indipendenza e di indifferenza
rispetto alla politica, agli effetti politici, agli obiettivi politici, in molti troppi
casi non convincono affatto e non possono convincere. Penso agli arresti alla vigilia
della formazione di governi locali o dopo la loro formazione, alle retate di interi corpi
amministrativi, alle operazioni di marca preelettorale, agli scoops in vista di precise
scadenze politiche, alla disparita' di trattamento, che meriterebbero un approfondimento a
parte, alle oculate selezioni, all'accanimento con il quale ci si e' mossi soprattutto in
certe direzioni ma, allo stesso modo, non in altre. Un grande processo politico era
preconizzato dagli ideologhi, magistrati e non, della rottura traumatica che sui loro
giornali scrivevano :"Il sistema politico e' la culla piu' ospitale ed al tempo
stesso la piu' formidabile difesa del crimine organizzato della violenza mafiosa e
camorristica delle lobbies illegali". Leggiamo oggi una pubblicistica che si
muove ad un passo financo dai testi della letteratura terroristica quando questa si
scagliava contro il "regime politico-mafioso, DC-PSI", e contro "l'amerikano
Craxi che si adopera per accelerare il processo di edificazione del SIM (Stato
Imperialista delle Multinazionali)", contro il "gangster Craxi che si
propone come baricentro dello scenario politico". Contro un demone di questa
natura allora tutto era possibile, tutto giustificato, tutto lecito.
Puo' capitare nel corso della storia che la violenza nell'uso di un potere sia necessaria
ed inevitabile ma e' necessario allora che essa sia chiamata con il suo nome, sia
riconosciuta ed esaltata come tale e non mistificata e proclamata in nome delle leggi o
degli ordinamenti in vigore. In questo caso sapremo senza possibilita' di equivoci di
essere di fronte ad una nuova forza, ad una nuova legge e ad un nuovo potere. Una
"rivoluzione": cosi' sono stati definiti e cosi' molti concepiscono gli
avvenimenti di casa nostra. Puo' darsi. Pero' allora � bene essere consapevoli che una
rivoluzione � di per se sempre una grande incognita ed una grande avventura, ma
soprattutto che una rivoluzione senza un ceto organico di rivoluzionari e' destinata solo
a distruggere ed a preparare un fallimento certo. C'� stata violenza nell'uso del potere
giudiziario, nell'uso dei sempre piu' potenti mezzi di comunicazione, c'� stato un
eccesso di violenza nella polemica politica, nella critica, nel linguaggio, nei
comportamenti. E la violenza non puo' far altro che generare violenza, nei giudizi, nei
sentimenti, nelle passioni, negli animi. In quale democrazia del mondo, a memoria del
secolo, inchieste giudiziarie, ed il clima esasperato che attorno ad esse � stato creato,
hanno potuto provocare tanti suicidi, tentati suicidi e morti improvvise.In quale Paese
civile e libero del mondo si sono celebrati in piazza tanti processi sommari,si e'
assistito a tanti pubblici linciaggi e si sono consacrate tante sentenze di condanna prima
ancora che sia stato pronunciato un rinvio a giudizio? Tutto questo non puo' non far
riflettere. Doveva far riflettere, mi auguro che faccia riflettere.
Non credo del resto che la moralizzazione della vita pubblica possa esaurirsi con la
denuncia ed il superamento dei sistemi di finanziamento illegale dei Partiti e delle
attivit� politiche e con la condanna di tutte le forme degenerative che ne sono derivate.
Non credo che solo in questo consista la questione della corruzione della vita pubblica.
Non credo che il procedere in modo violento con l'inevitabile inasprimento dei traumi e
dei conflitti che ne scaturira' potra' aprire un periodo ordinato e rigoglioso nella vita
democratica. Non credo che per queste vie li Paese si incamminer� verso un periodo di
rinascita economica,di riequilibrio sociale,di un rinnovamento politico ed istituzionale
all'insegna di un grande decentramento dei poteri, nel consolidamento dell'unita' della
Nazione,e insieme di riconquista di un prestigio internazionale tanto piu' necessario
quanto piu' aspre si vanno facendo la competizione e la conquista di aree di influenza nel
mondo. C'e' un problema democratico di rinnovamento e di ricambio della classe politica
dirigente, c'� un problema di alternanza di forze nelle responsabilit� di guida e di
governo. E' un problema che deve essere risolto democraticamente, nel modo piu'
trasparente e diretto, senza provocare il soffocamento del pluralismo politico e senza
fare ricorso alla barbarie della giustizia politica. Una politica che fosse intrisa di
demagogia e di ipocrisia, non sarebbe destinata a fare lunga strada. Cosi' come non e'
destinato a farla chi ancora oggi continua a non usare il linguaggio della verit�, per
non parlare di chi si presenta di fronte al paese con l'aria smemorata, con i tratti di
chi non sapeva anche cio' che avrebbe dovuto inevitabilmente sapere, di chi ha vissuto
sino a ieri in preda a superficiali distrazioni, di chi denuncia nomenklature, ignorando
la propria di cui continua a portare tutti i caratteri, e dimenticando il proprio ruolo,
la propria responsabilit�, di chi addirittura giudica dall'alto delle sue frequentazioni
malavitose.
Il 2 novembre dello scorso anno moriva improvvisamente Vincenzo Balzamo, deputato al
Parlamento, Segretario Amministrativo nazionale del PSI. Dopo settimane di angosce e di
tensioni un infarto ne aveva stroncato l'esistenza. Solo pochi giorni prima aveva ricevuto
un avviso di garanzia per gravi reati. Da quel momento dopo la sua morte nel giudizio
degli inquirenti vengo considerato una sorta di successore universale di tutte le condotte
addebitate all'On. Balzamo e vengo investito da una raffica di avvisi di garanzia per
concorso in fatti veri o presunti attribuiti ai responsabili dell'Amministrazione del PSI.
Purtroppo la scomparsa immatura dell'On.Balzamo lasciando un vuoto doloroso ci ha privato
di un testimone essenziale e decisivo per tante vicende che costituiscono oggetto di
indagine. Sta di fatto che fino alla sua morte gli inquirenti concludono con l'On.Balzamo
il rapporto concorsuale nei reati che vemgono individuati. Alla sua morte coprono con me
il posto rimasto vuoto. In assenza di qualsiasi elemento probatorio che possa legarmi agli
atti ritenuti criminalizzabili, la traslazione di condotte altrui sotto la responsabilit�
mia personale in forza della carica che rivestivo e del vantaggio economico che il Partito
ne ha tratto, � un fatto del tutto arbitrario ed inammissibile nel diritto
penalprocessualistico. Ammenoche', data la straordinariet� del mio caso, non sia stato
sospeso, e soltanto nei miei confronti, il principio di diritto della responsabilita'
personale, sancito dalla Costituzione. La verit� � che sin dall'inizio si � mossa
contro di me una azione ispirata da un intento persecutorio evidente che numerosi fatti,
che emergono dalla semplice lettura degli atti, provano e confermano in modo chiaro ed
inequivocabile. L'obiettivo "Craxi" era un obiettivo politico primario e per
tentare di colpirlo si � agito con la piu' grande determinazione e talvolta anche con la
piu' grande spregiudicatezza, violando ripetutamente la legge e le stesse prerogative
della immunita' e della inviolabilita' del Parlamentare. Di fronte alla Camera la Giunta
delle autorizzazioni a procedere ha recentemente dichiarato che cio' che bisogna accertare
ai fini della concessione dell'autorizzazione a procedere � "l'esistenza anche di un
ombra di volont� di persecuzione". L'esistenza del "fumus persecutionis"
per un principio di diritto che non puo' essere ignorato e cancellato, risulta confermata
ogni qualvolta il magistrato giunge a compiere atti di indagine preliminare a carico del
deputato prima della informazione di garanzia e prima della concessa autorizzazione a
procedere. Ebbene, nel "caso Craxi" i magistrati incaricati dell'indagine senza
la spedizione delle informazioni di garanzia e senza la autorizzazione a procedere, hanno
con insistenza, con accanimento crescente e anche, a piu' riprese, con sotteso
atteggiamento di coartazione, richiesto e elencato elementi probatori da porre a base
delle accuse contro di me, presupposte in un teoreme gia' elaborato e per un obiettivo
gi� ben delineato. Tutto questo � avvenuto sistematicamente a partire dai primi atti
dell'inchiesta. Ne � scaturita in questo modo una massa ingente di indagini che sono
state svolte su di me, illegittimamente, attraverso interrogatori, perquisizioni,
sequestri, accertamenti patrimoniali, deposizioni testimoniali, acquisizione di atti. Si
� proceduto ad accertamenti trasversali per violare il divieto di indagine in mancanza di
autorizzazione a procedere al fine di costruire una ipotesi accusatoria irrimediabilmente
viziata perche' costruita dalla sommatoria di una notizia di reato artefatta e da dati di
riscontro formati e selezionati per sorreggerla.
Scendendo solo per un attimo nel particolare ricordo che si � giunti persino a
sequestrare il conto del mio ufficio di Milano, amministrato dalla mia segretaria che e' a
tutt'oggi privata della libert�. I giornali ne diedero subito grande notizia e grande
risalto gridarono nei titoli "Otto miliardi trovati sul conto della segretaria di
Craxi". In realta' quel conto in quel momento era praticamente in rosso, gli
otto miliardi riguardavano l'insieme dei movimenti che su quel conto erano stati fatti
negli anni precedenti. Si trattava delle spese generali dell'ufficio, di rimborsi spese
fatti a collaboratori, di contributi versati a Centri Culturali, Centri politici sociali
ed assistenziali, di spese elettorali e personali. Entrate e spese documentabili e
perfettamente legittime. Sta di fatto che in questo modo si e' andati a spulciare
l'attivit� che era passata per quasi un decennio attraverso il mio ufficio di Milano e la
sua amministrazione, nella perfetta consapevolezza che si trattava di attivit� politiche
e personali risalenti alla responsabilit� di un Parlamentare contro il quale non si
poteva procedere. Del resto il "Lei conosce Craxi?","Quali
rapporti ha avuto con Craxi?","Dica che ha versato a Craxi" e
ancora "Quale ruolo aveva Craxi","Chi incontrava Craxi?"
� una lunga litania che si � snodata a lungo ed insistentemente attraverso gli
interrogatori, di indagati ed anche di testi scelti a bella posta tra le persone
dichiaratamente e notoriamente ostili. Si � cosi' indagato su di me e sulla mia famiglia,
sulle mie propriet�, e si � trovato modo di indagare sui miei figli e sui miei parenti.
Ma v'e' qualcosa di piu' e di ancor piu' grave. Contro il principio generale ed
indiscusso, secondo cui la magistratura puo' indagare su di un cittadino solo in presenza
di una notizia di reato che essa apprende direttamente ovvero attraverso denuncia, querela
o informativa di polizia giudiziaria, con riferimento alla vicenda che mi riguarda, i
pubblici ministeri milanesi hanno pervicacemente fatto ricerca di una pretesa notizia di
reato sulla quale poter costruire il teorema evidentemente gia' prescelto. Siffatta
metodologia di per se sola la dice lunga sul fumus persecutionis. Gi� insito nella
costruzione di una accusa manifestamente infondata, esso � innegabile allorch�, in un
contesto minatorio,come quello legato a scarcerazioni anche immediate di chi si fosse reso
disponibile a rendere le dichiarazioni desiderate dagli inquirenti,si riesca nel tentativo
o semplicemente si tenti di selezionare le notizie di reato e di dotarle di un contenuto
piuttosto che un altro. Se in tutto questo non � ravvisabile neppure "l'ombra"
di un intento persecutorio allora diciamo pure che il fumus persecutionis � qualcosa di
indefinibile,di inaccertabile,di inavvistabile e cioe' � un qualcosa che praticamente non
esiste.Anche questo naturalmente lo si puo' decidere per ragioni politiche le piu'
diverse,ma non per ragioni di verit� e giustizia. Aggiungo che non saprei dire,almeno
allo stato delle cose,che uso sia stato fatto,e se sia stato fatto,delle intercettazioni
telefoniche e d'altri metodi d'ascolto.E' ben possibile che tutto sia perfettamente
regolare.
Tuttavia non sono il solo ad aver avvertito la presenza come di una "mano
invisibile", irresponsabile,illegale,che,come spesso avviene nelle situazioni confuse
e traumatiche,si e' mossa e si muove allo scopo di intorbidire le acque e di rendere piu'
agevole l'organizzazione e lo svolgimento di manovre di varia natura. Sta comunque di
fatto che una "mano invisibile" in questi mesi trascorsi,simulando furti,ha
provveduto a perquisire il mio ufficio, uffici di mia moglie, di mio figlio, locali della
famiglia della mia segretaria , e, nella stessa notte, la casa dove abitava mia figlia a
Milano ed il suo ufficio di Roma. Il "fumus persecutionis" ritorna ancora ben
visibile quando l'indagine viene sistematicamente sottratta alla riservatezza ed al
segreto istruttorio e consegnata,attivita' per attivita',e sempre con grande e
singolarissima tempestivit� e con dovizia di particolari e di indiscrezioni di varia
natura,all'informazione e alla stampa,dalla quale sono poi derivate molto spesso ed in
molteplici casi deformazioni e distorsioni di portata e di genere vario e
variopinto.Questo riguarda non solo i verbali degli interrogatori,o spezzoni dei verbali,
subito diffusi,quando contenevano riferimenti ed accuse dirette e indirette contro di me.
Riguarda persino le deposizioni testimoniali, la cui lettura � vietata anche al difensore
della persona indagata, che, invece, in alcuni casi, sono state integralmente riferite
alla stampa e da questa puntualmente pubblicate.E cosi' contro di me sono state
deliberatamente alimentate nei mesi scorsi violente campagne denigratorie,di tale
brutalit� e di tale natura,da non avere precedenti almeno fino a quel momento,in tutta la
storia della Nazione. Ho retto le maggiori responsabilit� del Partito Socialista per
sedici anni guidandolo in dieci campagne elettorali,ed egualmente per un lungo periodo ho
partecipato e ne ho sorretto le responsabilit� di governo. Delle attivit� della
struttura nazionale del Partito ivi comprese quelle amministrative mi sono assunto tutte
le responsabilit� politiche e morali di fronte al Parlamento ed al Paese come era mio
dovere di fare ma ho respinto e torno a respingere accuse che considero assolutamente
infondate,pretestuose e strumentali ed una campagna di aggressione personale e politica
che tutti hanno potuto vedere e valutare. Le accuse partono dal presupposto che il
Segretario politico del PSI sia, non il "percettore materiale", indicati questi
nell'amministratore,in suoi collaboratori o fiduciari, ma uno che, alla fine,leggo
testualmente:"riceve". A tutte le attivit� che vengono descritte,iniziali e
finali,e rispetto alle quali vengono elevate gravi imputazioni,il Segretario politico
nazionale del Partito Socialista non ha invece mai partecipato in nessuna forma,in nessuna
forma n� diretta n� indiretta � intervenuto e in tutti i casi citati,per favorire
l'appalto di lavori, l'assegnazione di forniture, l'acquisto di immobili e quant'altro. Ad
un certo punto venivano complessivamente elencati nelle accuse i nomi di quarantuno
imprenditori e dirigenti di societa' private con i quali avrei concorso in azioni
esecutive di disegni criminosi. Di questi quarantuno imprenditori e dirigenti di aziende,
38 io non li ho mai ne' visti ne' conosciuti, e con uno solo di loro ho intrattenuto nel
tempo rapporti di amicizia. Vengono poi elencate 44 societa' di diversi settori produttivi
in favore delle quali io sarei intervenuto in concorso di attuazione di disegni criminosi.
Non sono mai intervenuto, ed in tutti i casi citati,e in nessuna occasione,in favore di
nessuna di queste 44 societ� ne' ho intrattenuto rapporti con alcuna di esse,i loro
uffici,le loro strutture e per nessuna ragione, ne', per questo motivo, con i
"pubblici ufficiali" citati anche se spesso non nominati. Rispetto alla mia
posizione i pubblici ministeri non hanno ricostruito fatti,ma solo presupposto un teorema
che hanno tentato di supportare con atti di indagine adempiuti nell'ambito complessivo
dell'intera inchiesta. Ma, in tutto l'insieme, non e' stato neppure avvicinato il livello
minimo della garanzia di fondatezza. La sostanza delle accuse che mi vengono rivolte si
basa solo su congetture e falsi sillogismi. Soprattutto una serie di condotte e di miei
comportamenti che il PM si � preoccupato di evidenziare non raggiungono in nessun modo il
livello della rilevanza penale come attivita' di partecipazione e quindi non possono
costituire il fondamento di una responsabilit� per concorso,cio' che rappresenta
l'aspetto essenziale dell'intera impostazione accusatoria. Dei reati per i quali e' stata
formulata richiesta di autorizzazione a procedere,io dovrei rispondere non quale autore
materiale,ma come concorrente alla stregua dell'art.110 c.p.. L'argomento merita
approfondimento, perch�, anche a volere tenere ferme le coordinate in fatto postulate dal
teorema che viene disegnato, la fattispecie concorsuale non puo' dirsi realizzata in base
a regole di buon senso, ancor prima che giuridiche. La responsabilit� penale a titolo di
concorso, infatti,� rigorosamente legata al principio della personalita' di cui al comma
1 dell'art.27 Cost..Dal lato del c.d. concorso morale,si ritiene principio univocamente
acquisito che non possa essere mai la mera posizione occupata da un soggetto a
determinarne il coinvolgimento:il presidente o l'amministratore delegato di una S.p.A., il
capo di una amministrazione pubblica, e via dicendo, non possono rispondere penalmente del
fatto degli altri organi o persone in cui si articola l'organizzazione,nemmeno in materia
contravvenzionale o colposa, secondo l'insegnamento giurisdizionale comunemente
ricevuto,quando siano individuabili gli estremi della delega di funzioni. La tesi dei
pubblici ministeri, se fondata,dovrebbe di per se' sola infatti giustificare la
sistematica chiamata in causa di tanti altri segretari politici dei Partiti, perche'
secondo quella tesi, il Segretario politico di quel Partito, in ragione della sua carica,
sapeva o doveva supporre che finanziamenti illegali o irregolari erano diventati una fonte
consistente di sostegno economico dei Partiti. Quando si tratta di impostare problemi di
responsabilita' penale,dunque a titolo di concorso morale, per fattispecie di concussione,
corruzione, ricettazione od altro,rispetto alle quali l'impianto accusatorio individua in
altri, con sicurezza,l'autore materiale o comunque l'attuatore della condotta tipica, �
tecnicamente impossibile affermare che,stante la posizione di Segretario politico del
Partito e percio' solo, come sostanzialmente dichiarato nella richiesta di autorizzazione
a procedere,non possa che in maniera automatica espandersi le responsabilita' ai reati
presupposti. La verit� � che � tecnicamente impraticabile ogni fattispecie concorsuale
a mio carico per il titolo morale immaginato dalla magistratura milanese.In punto di
diritto giurisprudenza,dottrina e prassi giuridica depongono univocamente in questa
direzione. Da essa gli organi giudiziari inquirenti si sono allontanati per dimostrare una
volta di piu' il fumus persecutionis coltivato nei miei confronti, tenuto conto della mia
posizione politica ed istituzionale.
Prima di compiere il tragico gesto di togliersi la vita Sergio Moroni, deputato
socialista, ha dichiarato:"E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un
cambiamento radicale sul modo di essere del nostro Paese, della sua democrazia,delle
istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei Partiti (di tutti i
Partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo". "Eppure
non � giusto che cio' avvenga attraverso un processo sommario e violento per cui la ruota
della fortuna assegna a singoli il compito di vittime sacrificali.N� mi �estranea la
convinzione che forze oscure coltivino disegni che nulla hanno a che fare con il
rinnovamento e la "pulizia"". "Un grande velo di ipocrisia
condivisa da tutti ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei Partiti e i loro sistemi
di finanziamento. C'� una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa
non potranno essere rispettate,muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno
solidariet� nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste stesse regole".
"N� mi pare giusto-continua Moroni-che una vicenda tanto importante e delicata
si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive,a cui �
consentito distruggere immagine e dignit� personale di uomini solo riportando
dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto
all'informazione ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie".
"A cio' si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici
che,ricercando un utile meschino,dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti
di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori". "Non credo
che questo nostro Paese costruira' il futuro che si merita coltivando un clima da
"pogrom"nei confronti della classe politica,i cui limiti sono noti ma che pure
ha fatto dell'Italia uno dei Paesi piu' liberi". Quando Sergio Moroni si uccise
un magistrato inquirente sentenzio' con parole ignobili:"Si puo' morire anche di
vergogna". Dopo aver letto alla Camera la sua lettera-testamento, il Presidente
rivolse a tutti un invito alla riflessione. Ebbene penso che questa riflessione dovrebbe
ricondurre direttamente ed essenzialmente al valore della giustizia che deve essere
rigorosa ma anche e sempre serena, equilibrata, obiettiva, umana. Nel mio caso la Camera
puo' concedere o negare l'autorizzazione a procedere dopo aver accertato se nei miei
confronti � stata violata una norma, o sono state violate piu' norme che proteggono i
miei diritti di parlamentare e i miei diritti di cittadino. Mi auguro che gli onorevoli
deputati vorranno farlo, nel modo piu' franco e libero, con tutto il senso di giustizia di
cui sono capaci.
Bettino Craxi |
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