Un'esperienza fondamentale del movimento operaio
internazionale
LA COSTRUZIONE DEL COMUNISMO IN
URSS E IL RUOLO DI STALIN
Il 5 marzo 1953 moriva a Mosca Josif Stalin. Due giorni prima della scomparsa un
comunicato ufficiale aveva informato l'Urss e il mondo sulle gravi condizioni di salute
del Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e del Presidente
del Consiglio dei ministri sovietico, colpito il 1� marzo da una apoplessia che non
lasciava speranze. Per gli operai, i contadini colcosiani, le masse popolari dell'Unione
sovietica quelli furono giorni di sentito e profondo dolore, cos� come lo furono per gli
sfruttati e gli oppressi del mondo intero. Le manifestazioni di sincero cordoglio
riunirono milioni di proletari nell'affetto e nella stima per Stalin. Per tre giorni una
fila sterminata di persone si rec�, incurante del freddo intenso dell'inverno russo, a
rendere omaggio alla salma del grande dirigente e maestro del proletariato internazionale,
esposta nella Sala delle colonne del Palazzo dei Sindacati. Questo ultimo e partecipato
saluto, fu l'espressione spontanea e sincera della fiducia e dell'autorevolezza di cui
Stalin godeva. Sentimenti questi, che egli aveva saputo conquistarsi e infondere nel
proletariato mondiale attraverso il corso di una vita interamente dedicata al suo popolo,
alla costruzione e al consolidamento del comunismo in Urss, all'affermazione del
marxismo-leninismo e del comunismo in tutto il mondo.
La sua vita � stata un esempio concreto e incancellabile di dedizione alla causa della
classe operaia e della rivoluzione. Una vita in cui egli ha sempre anteposto l'interesse
del popolo a quello personale, spesso sacrificando se stesso e i suoi affetti familiari
pi� cari, vivendo in maniera semplice e lavorando prima, durante e dopo la Rivoluzione
d'Ottobre senza mai risparmiarsi. Come non ricordare ad esempio, le sofferenze patite nei
periodi di prigionia in Siberia che lo minarono nel fisico, ma non certo nei suoi
propositi e nei suoi ideali; la sua fermezza nel rimanere al Cremlino, mentre il governo
si trasferiva in un luogo pi� sicuro allorch� le armate degli invasori nazisti
giungevano alle porte di Mosca; o ancora la tragedia che lo accomun� a migliaia di
genitori di soldati sovietici per la morte del figlio Jakov, catturato e poi ucciso dai
tedeschi e per il quale egli rifiut� ogni trattativa col nemico nazista per
la sua liberazione. Questa sua vita, questo esempio forte e luminoso che egli ha
rappresentato, niente e nessuno potr� mai riuscire a scalfire. Stalin � stato senza
alcun dubbio un grande comunista marxista-leninista e un grande maestro del
proletariato internazionale, un combattente proletario rivoluzionario che ha profuso tutte
le sue
intense energie e le sue capacit� nella lotta per l'affermazione del comunismo e la
sua concreta realizzazione nelle sue varie fasi.
I fatti della storia, l'azione degli uomini in essa, le forze e gli interessi che vi sono
coinvolti, gli sviluppi e i nuovi scenari che essa propone vanno analizzati, capiti e
giudicati in modo corretto per poter essere d'insegnamento e spingere verso un nuovo e
superiore progresso. E il solo modo corretto di analisi � quello dialettico, l'unico che
permette di non impantanarsi e cadere nell'astrazione, nell'apriorismo e nell'idealismo.
Per i comunisti l'opera di Stalin � stata un'opera titanica che travalica i confini
dell'Urss, per espandersi in Europa e nel resto del mondo. Un'opera realizzata in prima
persona dalla classe operaia e dal proletariato e che ha permesso nel corso di numerose e
diverse battaglie che a vincere fossero sempre il popolo, il socialismo, il comunismo ed
il progresso.
Questa sua opera ha tra i suoi
capisaldi:
- la costruzione del primo stadio del comunismo in URSS, primo Stato al mondo a
vedere concretamente realizzato il progetto per cui avevano lottato Marx, Engels e Lenin;
- l'unit� e lo sviluppo dei Partiti Comunisti di diversi continenti nella III
Internazionale comunista;
- la vittoria sui nazi-fascisti e l'annientamento degli eserciti invasori di Hitler e
Mussolini;
- la nascita di nuovi governi comunisti in Europa e in Asia.
Tutto ci� � stato realizzato in
nemmeno trent'anni, uno spazio temporale assai breve e soprattutto in una situazione che
non ha precedenti nella storia. Stalin ha infatti operato in condizioni assai complesse e
difficili. Tali erano infatti le condizioni della Russia sovietica all'indomani della
vittoria della Rivoluzione d'Ottobre. Un paese schiacciato dal peso della secolare
autocrazia zarista, devastato dalla I guerra mondiale, aggredito congiuntamente dai pi�
potenti eserciti imperialisti. Un paese appena uscito da una sanguinosa guerra civile
scatenata dai nemici interni ed esterni del potere sovietico e che rimaneva solo, senza
appoggi di altri Stati ed anzi assediato dal blocco politico-economico imperialista.
La Russia sovietica era il primo paese in cui aveva trionfato la rivoluzione comunista. Il
suo cammino iniziava senza che vi fosse un'esperienza a cui poter fare riferimento ed in
condizioni socioeconomiche veramente tremende. Un'economia prevalentemente agricola
praticamente al collasso; un settore industriale marginale e per di pi� quasi
completamente distrutto; la mancanza pressoch� totale di elettricit�, di una rete di
trasporti e di attrezzature tecniche di sfruttamento delle materie prime.
Partire da queste condizioni e in un trentennio costruire, contando esclusivamente sulle
proprie forze, uno Stato basato su un'economia e su rapporti sociali completamente nuovi e
che � stato in grado di resistere e sbaragliare l'aggressione nazifascista basata su una
possente forza militare, d� il segno concreto di quanto grande sia stata l'opera compiuta
da Stalin, ma soprattutto di come questa grande opera si sia potuta realizzare.
Essa � stata il frutto concreto del duro lavoro basato sulla volont�, lo spirito di
sacrificio, la piena consapevolezza degli obiettivi da raggiungere e dell'unit� delle
classi e dei ceti sociali andati al potere con la Rivoluzione d'Ottobre. Il frutto del
lavoro del proletariato sovietico e della salda alleanza tra la classe operaia, i
contadini poveri e medi che hanno dato vita al movimento colcosiano, la giovent�
sovietica, i nuovi tecnici e ricercatori forgiati dal potere sovietico. L'avanguardia del
proletariato sovietico, il Partito Comunista Sovietico di Lenin e di Stalin,
fermamente ancorato al marxismo-leninismo, � stata la guida riconosciuta dal popolo
sovietico in questa impresa straordinaria: la costruzione del primo stadio del comunismo.
Vediamo i momenti pi� significativi, i punti cardine e gli obiettivi raggiunti in questa
titanica impresa.
LA NASCITA DELL'URSS
Un primo importante aspetto politico da prendere in considerazione � quello relativo ai
popoli e alle nazionalit� dell'ex impero zarista, alla loro lotta per liberarsi dal giogo
oppressivo della "grande madre'' Russia, base secolare del dominio autocratico degli
zar; e alla politica bolscevica tesa da un lato alla affermazione della dignit� e
libert� dei popoli e alla salvaguardia dei loro diritti nazionali e, dall'altro, a
favorire l'affrancamento sociale e politico delle classi oppresse di queste nazioni.
Nell'ottobre del 1915 nel suo scritto "Il proletariato rivoluzionario e il diritto di
Autodecisione delle Nazioni'' Lenin affermava: "L'imperialismo � l'oppressione
sempre maggiore dei popoli del mondo da parte di un pugno di grandi potenze, � un periodo
di guerre tra queste potenze per l'estensione e il consolidamento dell'oppressione delle
nazioni, � un periodo di inganno delle masse popolari da parte dei socialpatrioti
ipocriti, di coloro i quali - col pretesto della `libert� dei popoli', del `diritto delle
nazioni all'autodecisione' e della `difesa della patria' - giustificano e difendono
l'oppressione della maggioranza dei popoli del mondo da parte delle grandi potenze.
Perci�, nel programma dei socialdemocratici, il punto centrale deve essere precisamente
quella divisione delle nazioni in dominanti e oppresse, che rappresenta l'essenza
dell'imperialismo e alla quale sfuggono mentendo i socialsciovinisti e Kautzki. Questa
divisione non � sostanziale dal punto di vista del pacifismo borghese o dell'utopia
piccolo-borghese della concorrenza pacifica tra nazioni indipendenti in regime
capitalista, ma essa � indiscutibilmente sostanziale dal punto di vista della lotta
rivoluzionaria contro l'imperialismo. E da questa divisione deve scaturire la nostra
definizione - coerentemente democratica, rivoluzionaria e corrispondente al compito
generale della lotta immediata per il primo stadio del comunismo cioe' il
socialismo - del `diritto delle nazioni all'autodecisione'.
In nome di
questo diritto, lottando per il suo riconoscimento non ipocrita, i socialdemocratici delle
nazioni dominanti debbono rivendicare la libert� di separazione per le nazioni oppresse,
perch� altrimenti il riconoscimento dell'uguaglianza di diritti delle nazioni e della
solidariet� internazionale degli operai sarebbe in pratica soltanto una parola vuota,
soltanto un'ipocrisia. E i socialdemocratici delle nazioni oppresse debbono considerare
come fatto di primaria importanza l'unit� e la fusione degli operai dei popoli oppressi
con gli operai delle nazioni dominanti, poich� altrimenti questi socialdemocratici
diverranno involontariamente degli alleati dell'una o dell'altra borghesia nazionale, che
tradisce sempre gli interessi del popolo e della democrazia che � sempre pronta, a sua
volta, ad annettere e ad opprimere altre nazioni. (...) Il proletariato della Russia non
pu� fare a meno di marciare alla testa del popolo per la rivoluzione democratica
vittoriosa (questo � il suo compito immediato) n� pu� fare a meno di combattere assieme
ai suoi fratelli, ai proletari d'Europa, per la rivoluzione socialista senza chiedere
anche ora piena e incondizionata libert� di separazione dalla Russia per tutte le nazioni
oppresse dallo zarismo. Noi rivendichiamo questo, non indipendentemente dalla nostra lotta
per il socialismo, ma perch� quest'ultima lotta resta una parola vuota se non � legata
indissolubilmente all'impostazione rivoluzionaria di tutte le questioni democratiche,
compresa quella nazionale. Noi esigiamo la libert� di autodecisione, cio�
l'indipendenza, cio� la libert� di separazione delle nazioni oppresse, non perch�
sognamo il frazionamento economico o l'ideale dei piccoli Stati, ma, viceversa, perch�
desideriamo dei grandi Stati e l'avvicinamento, persino la fusione, tra le nazioni su una
base veramente democratica, veramente internazionalista, inconcepibile senza la libert�
di separazione''(2).
La politica comunista bolscevica sulle nazionalit�, unitamente all'affermarsi della
rivoluzione socialista in numerose regioni dell'ex impero zarista, ha determinato l'avvio
dell'ampio processo di unificazione dei popoli su una base di libert�, di eguaglianza e
di amicizia che ha portato alla nascita dell'Urss. Ma essa ha rappresentato anche un
fattore decisivo della vittoria delle Repubbliche sovietiche nella lotta contro
l'invasione straniera e la controrivoluzione "bianca'', sviluppatasi dopo la ratifica
del trattato di Brest. Nella primavera del 1918 infatti, truppe militari americane,
francesi, inglesi, italiane e giapponesi occuparono i territori sovietici da Murmansk a
Arcangelo, a Vladivostock, fino alle regioni transcaucasiche e dell'Asia centrale, subito
seguite dall'imperialismo tedesco che, in spregio agli accordi firmati, invase con il suo
esercito l'Ucraina per spingersi, attraverso Rostov e Tangarog, in Crimea e Transcaucasia.
La lotta contro le truppe di invasione e le forze controrivoluzionarie determin� un primo
accordo unitario sul fronte politico-militare delle Repubbliche sovietiche gi� esistenti.
� del 1919 l'intesa raggiunta dalle repubbliche Russa, Ucraina, Bielorussa e del Baltico
con la formazione dell'Armata Rossa baluardo militare a difesa comune di tutte le
Repubbliche sovietiche. E questa lotta permise anche la vittoriosa affermazione dei
movimenti di massa rivoluzionari in altre regioni del paese con la formazione di nuove
Repubbliche sovietiche quali la RPS del Turkestan il 30 aprile 1918, la RPS di Khorezum il
1 febbraio 1920, la RS dell'Azerbaijan nell'aprile 1920, la RPS di Bukhar� il 2 settembre
1920, la RSS di Armenia il 29 settembre 1920, la RS di Georgia il 25 febbraio 1921 ed
infine il 14 novembre 1922 la riunificazione delle province russe dell'Estremo oriente
alla RSFS Russa composta dalle repubbliche e regioni autonome dei Bashkiri, dei Tatari,
dei Ciuvasci, dei Kasakhi, degli Udmurti, dei Calmucchi, dei Circassi, dei Ceceni, della
Karelia, del Daghestan, di Crimea ed altri ancora.
Nel 1922 si avvi� un processo di Unione federativa tra le Repubbliche sovietiche di
Georgia, Armenia e Azerbaijan. Cos� come avevano gi� fatto il X Congresso dei Soviet
della Russia, il VII Congresso dei Soviet dell'Ucraina e il IV Congresso dei Soviet della
Bielorussia anche il I Congresso dei Soviet della neocostituita Federazione della
Transcaucasia decise di dare il suo appoggio attivo all'ampio processo di unificazione
delle federazioni sovietiche, pronunciandosi a favore della formazione dell'Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche.
A seguito di questa decisione presa dagli organi legislativi delle quattro Repubbliche
sovietiche venne convocato il 30 dicembre 1922 il I Congresso dei Soviet dell'Urss. Lenin
gi� gravemente ammalato, non pot� partecipare a questa importante Assise. I 2.215
delegati lo elessero comunque Presidente Onorario del Congresso. Fu Stalin a presentare il
Rapporto al Congresso dando lettura della Dichiarazione e del Trattato di formazione
dell'Urss che nasceva giuridicamente come uno Stato federale basato sull'unione
liberamente scelta dalle quattro repubbliche, sull'uguaglianza dei diritti e la
fraternit� dei rapporti fra esse; fissandone le modalit� di adesione, le relative leggi
e il diritto di uscire liberamente dall'Unione sulla base dei principi e dello spirito
dell'internazionalismo proletario. Il I Congresso dei Soviet dell'Urss termin� con
l'elezione del Comitato esecutivo centrale, massimo organo del potere statale nel periodo
intercorrente fra i congressi.
L'Urss era formalmente nata, vi era ora la necessit� di consolidare il nuovo Stato
soprattutto affinch� esso potesse rappresentare il punto di riferimento solido e
credibile per le future repubbliche sovietiche. Proprio per questo la politica bolscevica
sulla "questione nazionale'' non conobbe alcun allentamento. Nel "Rapporto sugli
aspetti della questione nazionale nell'edificazione del partito e dello Stato'' presentato
il 23 aprile del 1923 al XII Congresso del Partito Comunista Russo (bolscevico), Stalin
afferm� tra l'altro: "O noi, nel quadro di quest'Unione risolveremo in modo giusto
la questione nazionale nella sua applicazione pratica, instaureremo effettivamente, nel
quadro di questa Unione, dei veri rapporti fraterni fra i popoli, una vera collaborazione,
e allora tutto l'Oriente vedr� nella nostra Federazione la bandiera della sua
liberazione, il reparto d'avanguardia di cui deve seguire le orme, e questo sar� l'inizio
del crollo dell'imperialismo mondiale. Oppure qui sbaglieremo, mineremo la fiducia che i
popoli precedentemente oppressi hanno nel proletariato della Russia, l'Unione delle
repubbliche perder� quella forza di attrazione che essa esercita sull'Oriente, e allora
l'imperialismo vincer� e noi perderemo la partita. Questa � l'importanza internazionale
della questione nazionale''. E ancora: "Qual � il tratto caratteristico della
soluzione della questione nazionale nel momento attuale, nel 1923? Quale forma hanno
assunto nel 1923 i problemi che richiedono una soluzione sul terreno nazionale? Quella
della collaborazione fra i popoli della nostra Federazione sul terreno economico, militare
e politico. Mi riferisco ai rapporti fra le nazioni. La questione nazionale, che ha alla
base il compito di instaurare giusti rapporti tra il proletariato della nazione un tempo
dominante e i contadini delle altre nazionalit�, nel momento attuale assume la forma
particolare della instaurazione della collaborazione e della convivenza fraterna dei
popoli che prima vivevano isolati e che ora si uniscono nel quadro di un unico Stato.
Questa � l'essenza della questione nazionale nella forma che ha assunto nel 1923. La
forma concreta di questa unione statale � rappresentata da quell'Unione delle
Repubbliche, della quale parlavamo gi� alla fine dell'anno scorso al Congresso dei Soviet
e che allora abbiamo deciso di costituire. Fondamento di quest'Unione � l'adesione
volontaria e l'uguaglianza giuridica dei suoi membri. Adesione volontaria e uguaglianza,
perch� il punto di partenza del nostro programma nazionale � il diritto delle
nazionalit� a un'esistenza statale autonoma, ci� che prima veniva chiamato diritto di
autodecisione. In quanto muoviamo da questo presupposto, dobbiamo affermare in modo
preciso che nessuna unione, nessuna unificazione dei popoli in un solo Stato pu� essere
stabile se non ha alla sua base la completa adesione volontaria, se i popoli stessi non
vogliono unirsi. Il secondo fondamento � l'uguaglianza giuridica dei popoli che fanno
parte dell'Unione. (...) Ma esistono anche dei fattori che ostacolano quest'Unione, che la
frenano. (...) Bisogna comprendere che se una forza come lo sciovinismo grande-russo
fiorir� rigogliosa e prender� piede, i popoli un tempo oppressi non potranno avere
nessuna fiducia e noi non potremo stabilire nessuna collaborazione in seno a un'unica
unione e non avremo nessuna Unione delle repubbliche. Questo � il primo, il pi�
pericoloso fattore che ostacola l'opera di raggruppamento dei popoli e delle repubbliche
in un'unica unione. Il secondo fattore, compagni, che ostacola l'unione dei popoli un
tempo oppressi attorno al proletariato russo, � quella effettiva disuguaglianza delle
nazioni che abbiamo ereditato dal periodo dello zarismo. (...) � indispensabile che,
oltre a quelle concernenti le scuole e la lingua, il proletariato della Russia prenda
tutte le misure affinch� nelle regioni periferiche, nelle repubbliche arretrate dal punto
di vista culturale - ed esse sono rimaste indietro non per loro colpa, ma perch� in
precedenza venivano considerate solo come fonti di materie prime - siano create le basi
dell'industria. (...) Ma c'� anche un terzo fattore che ostacola il raggruppamento delle
repubbliche in un'unione: il nazionalismo delle singole repubbliche. (...) Certo, se non
esistesse lo sciovinismo grande-russo, che � aggressivo perch� � forte, perch� era
forte anche in precedenza e ha conservato l'abitudine di opprimere e soggiogare, se non
esistesse lo sciovinismo grande-russo, anche lo sciovinismo locale, come risposta allo
sciovinismo grande-russo, forse esisterebbe in misura minima, in miniatura, per cos�
dire, perch� in ultima analisi il nazionalismo antirusso � una forma difensiva, una
forma degenere di difesa contro il nazionalismo grande-russo, contro lo sciovinismo
grande-russo. (...) Ma disgrazia vuole che in alcune repubbliche questo nazionalismo
difensivo si vada trasformando in nazionalismo aggressivo''(3).
Per superare questi tre fattori principali di ostacoli all'unificazione, Stalin indica tre
mezzi: "Primo mezzo: prendere tutte le misure perch� il potere sovietico nelle
repubbliche diventi comprensibile e familiare, perch� il potere sovietico sia, da noi,
non solo russo ma anche inter-nazionale. A questo scopo � indispensabile che non solo le
scuole, ma tutte le istituzioni, tutti gli organi, sia di partito che sovietici, `si
nazionalizzino' passo passo, svolgano la loro attivit� nella lingua comprensibile alle
masse, funzionino conformemente ai costumi di ogni singolo popolo. (...) Il secondo mezzo
che ci pu� aiutare a superare senza urti dolorosi l'eredit� lasciataci dallo zarismo e
dalla borghesia, � di organizzare i Commissariati nell'Unione delle repubbliche in modo
da rendere possibile, almeno alle nazionalit� principali, di avere i loro rappresentanti
negli organi di direzione collegiale di questi Commissariati e di creare condizioni tali
per cui i bisogni e le esigenze delle singole repubbliche vengano assolutamente
soddisfatti. Terzo mezzo: � indispensabile che fra i nostri organi centrali superiori ve
ne sia uno che rifletta i bisogni e le esigenze di tutte le repubbliche e nazionalit�,
senza eccezione''(4).
Sulla base dei principi bolscevichi e dell'internazionalismo proletario che Lenin e Stalin
in modo particolare, avevano sempre evidenziato come necessari a una giusta, democratica e
avanzata soluzione del problema delle nazionalit�, nel gennaio del 1924 si svolse il II
Congresso dei Soviet dell'URSS che approv� la Costituzione del nuovo Stato unitario. I
principi fondamentali che erano alla base di questa Costituzione, si possono riassumere
essenzialmente cos�:
- adesione volontaria di ogni Repubblica al nuovo Stato, entit� di popoli totalmente
eguali e sovrani e per i quali vigeva eguaglianza di diritti e di doveri rispetto allo
Stato unitario governato secondo il principio del centralismo democratico;
- libert� di accesso nell'Unione di tutte le Repubbliche socialiste esistenti e di quelle
che si sarebbero eventualmente formate, cos� come libert� per ogni repubblica di uscire
dall'Unione. Entrambi questi aspetti costituivano l'essenza del principio di adesione
volontaria e soprattutto il secondo, quello relativo alla libert� di uscita dall'Unione,
la cui attuazione era stata sempre sostenuta con forza da Lenin;
- competenza dell'Unione per tutte le tematiche inerenti la politica estera, il commercio
estero, la difesa e l'organizzazione militare;
- organo principale del potere statale era il Comitato esecutivo centrale dell'Urss
composto da due camere aventi eguali diritti: il Soviet dell'Unione eletto da tutti i
delegati al Congresso e il Soviet delle Nazionalit� eletto dai rappresentanti delle
singole repubbliche a garanzia della partecipazione attiva di tutti i popoli e le entit�
nazionali alla vita e all'edificazione del paese.
L'Unione sovietica era dunque pronta a marciare compatta sulla strada della costruzione
del comunismo che significher� per le singole entit� nazionali il progressivo
superamento dell'arretratezza e della disuguaglianza che fino ad allora avevano
caratterizzato i vari aspetti della vita delle varie regioni del paese.
Abbiamo gi� accennato in precedenza alle condizioni socioeconomiche veramente critiche
della Russia alla fine della I guerra mondiale. Dopo la definitiva sconfitta delle forze
controrivoluzionarie nella guerra civile, il consolidamento del potere sovietico ed il
ritorno alla pace, inizi� in tutto il paese lo sforzo di ricostruzione e di
trasformazione politico, sociale ed economico.
LA NUOVA POLITICA ECONOMICA (Nep)
Il 1921 � l'anno che segna una prima importante svolta politica: il passaggio dal
comunismo di guerra (basato sulla prestazione obbligatoria di lavoro, il prelevamento
delle eccedenze di grano e il divieto di commercio), introdotto nel 1918 per fronteggiare
l'attacco armato controrivoluzionario, alla "nuova politica economica'' (Nep) che
doveva servire alla ricostruzione economica, al rilancio della produzione e allo sviluppo
del settore industriale.
Costruita su una base sociale che puntava su una alleanza tra classe operaia e contadini,
la Nep avvi� una politica basata sullo scambio grano/prodotti industriali, reintrodusse
il libero commercio delle eccedenze e fece leva, in maniera controllata, su tutti i ceti
sociali nazionali. Nella societ� e nell'economia dell'URSS coesistevano ed operavano
dunque forme di propriet� e forme di economia diverse, che entravano in competizione tra
loro.
Da un lato forme privatistiche di produzione mercantile e l'esistenza di un libero
commercio che inevitabilmente mantenevano in vita elementi capitalistici nell'economia
nazionale; dall'altro i cardini dell'economia: grande industria, trasporti, energia,
sistema bancario, in mano allo Stato sovietico, con la conseguente concorrenza a livello
commerciale tra capitale privato e aziende statali. In questa fase il compito principale
del potere sovietico, della dittatura del proletariato, fu, come disse Lenin, quello di
"essere capace di tenere ben ferme le redini al collo dei signori capitalisti'', e di
organizzare e sviluppare nel settore agricolo, la creazione di cooperative e aziende
statali facendo leva sui contadini poveri e medi, controllando e isolando i kulak
(contadini ricchi).
Lenin ha spiegato con puntualit� e chiarezza il significato e i rischi insiti nella Nep.
Nel Rapporto sull'attivit� politica del CC presentato al X Congresso del Partito
Comunista Russo (bolscevico), svoltosi nel marzo del 1921, Lenin evidenziava che:
"Nei rapporti tra il proletariato e i piccoli coltivatori esistono dei problemi ben
difficili, dei problemi che non abbiamo ancora risolto. Parlo dei rapporti tra il
proletariato vittorioso e i piccoli proprietari quando la rivoluzione proletaria si
sviluppa in un paese dove il proletariato � in minoranza, dove la maggioranza � composta
da elementi piccolo-borghesi. La funzione del proletariato in tale paese consiste nel
dirigere il passaggio di questi piccoli proprietari al lavoro socializzato, collettivo,
comune. � teoricamente indiscutibile. Abbiamo trattato questo argomento in tutta una
serie di atti legislativi, ma sappiamo che non si tratta solo di legiferare, bens� di
tradurre le leggi nella pratica, e sappiamo che ci� si ottiene quando si dispone di una
grande industria molto forte, capace di offrire al piccolo produttore benefici tali da
fargli vedere in pratica la superiorit� della grande economia''. Ed ancora: "Finch�
non avremo cambiato i contadini, finch� la grande produzione meccanizzata non li avr�
trasformati, bisogna garantire loro la possibilit� di fare liberamente i loro affari. La
situazione in cui ci troviamo � fluida, la nostra rivoluzione � accerchiata da paesi
capitalistici. E finch� ci troviamo in questa situazione, dobbiamo cercare forme di
rapporti molto complesse''(5). - Il 17 ottobre 1921 nel Rapporto al II Congresso dei
Centri di educazione politica di tutta la Russia, Lenin afferma ancora "Il problema
fondamentale consiste, dal punto di vista strategico, nel vedere chi sapr� approfittare
prima di questa nuova situazione. Tutto il problema sta nel vedere chi seguiranno i
contadini, se seguiranno il proletariato che si sforza di costruire una societ�
socialista, oppure il capitalismo che dice: `Torniamo indietro, � pi� sicuro,
altrimenti, con questa trovata del comunismo, chiss� dove si va a finire!'''(6).
La Nep fu, in campo economico, la linea direttrice elaborata dal Partito Comunista Russo
bolscevico e da Lenin su cui si svilupper� la politica del potere sovietico negli
anni Venti. Nell'aprile del 1922 a conclusione dell'XI Congresso del Partito
Comunista Russo (bolscevico) il nuovo Comitato centrale istitu� la carica di
Segretario del CC, alla quale fu eletto, su proposta di Lenin, Stalin che si impegn�
senza risparmio di energie nella direzione del Partito. Un lavoro, questo, di grande
responsabilit�, divenuto ancora pi� difficile dopo la morte di Lenin, che rappresent�
una perdita incommensurabile per la Russia sovietica e tutto il movimento comunista
mondiale.
L'INDUSTRIALIZZAZIONE
Il Partito Comunista Sovietico con la guida di Stalin si mantenne saldo sulla strada
del marxismo-leninismo, continuando con fermezza la politica intrapresa da Lenin per lo
sviluppo del comunismo in URSS. Proseguendo sulla strada della politica economica
tracciata con la Nep, riprese vigore la produzione, si increment� il tessuto industriale
del paese, crebbe di conseguenza il numero di occupati nell'industria e il peso della
classe operaia e del proletariato industriale ebbe un notevole impulso introducendo cos�
gli elementi per un cambiamento irreversibile e continuativo del tessuto sociale. Alla
fine del 1927 la classe operaia contava circa 10 milioni e 350 mila lavoratori, dei quali
circa 2 milioni e 340 mila impiegati nella grande industria.
Il suo tenore di vita era notevolmente migliorato, grazie anche all'introduzione dei
servizi sociali e delle nuove norme sul lavoro quali il fondo di assicurazione sociale, i
servizi comunali e quelli culturali, l'indennit� di malattia. Il salario reale dei
lavoratori della grande industria statale raggiunse i 32,14 rubli mensili. Nel suo
complesso il livello salariale medio degli operai era cresciuto di oltre il 128% rispetto
a quello prebellico.
Inoltre
era in continua ascesa la spesa per la costruzione di case operaie. Furono anche gli anni
in cui si gettarono le basi concrete per iniziare a formare i nuovi quadri tecnici
provenienti, nella stragrande maggioranza, dalle file della classe operaia, e, prese il
via il nuovo sistema scolastico e formativo sovietico. In quel periodo, inoltre, prosegu�
all'interno del paese il confronto basato essenzialmente su due linee generali d'azione.
- La prima puntava a mantenere l'URSS ancora per un lungo periodo un paese prevalentemente
agricolo che esportasse prodotti agricoli per importare attrezzature industriali.
- La seconda, invece, spingeva per un impegno a fondo nella costruzione di un paese
indipendente sul piano economico, basato sul mercato interno, in grado di essere un punto
di riferimento anche per quei paesi che eventualmente fossero riusciti ad imboccare
vittoriosamente la strada della rivoluzione comunista e dell'abbattimento del
capitalismo.
Era quest'ultima
la linea di Stalin. Egli la indic� come la via pi� consona al consolidamento
del comunismo al suo primo stadio nell'URSS accerchiata dai paesi capitalisti,
puntando sullo sviluppo dell'industria sulla base delle risorse esistenti, evitando cos�
di portare il paese a essere un'appendice del sistema capitalista.
Nel suo Rapporto politico al XIV Congresso del Partito Comunista Sovietico, svolto il 18
dicembre 1925, Stalin evidenzi� due principi generali a fondamento del lavoro di
edificazione socialista: "Primo principio. Noi lavoriamo ed edifichiamo nelle
condizioni dell'accerchiamento capitalistico. Ci� significa che la nostra economia e la
nostra edificazione si svilupperanno attraverso contraddizioni, attraverso conflitti tra
il nostro sistema economico socialista e il sistema economico capitalistico. Noi non
possiamo sfuggire in nessun modo a questa contraddizione. (...) Ci� significa inoltre che
si deve costruire la nostra economia non solo in contrasto con l'economia capitalistica
all'esterno, ma anche attraverso il contrasto tra i diversi elementi esistenti all'interno
del nostro paese, attraverso il contrasto tra gli elementi comunisti-socialisti e quelli
capitalistici. Di qui la conclusione: noi dobbiamo edificare la nostra economia basata sui
principi del comunismo al suo primo stadio di sviluppo socialista in modo che il
nostro paese non si trasformi in un'appendice del sistema capitalistico mondiale, ...ma
come un'unit� economica indipendente che si appoggia, principalmente, sul mercato
interno, sulla collaborazione tra la nostra industria e l'economia contadina del nostro
paese.
(...) Il secondo principio che, come il primo, ci deve guidare nella nostra edificazione,
� che dobbiamo tener sempre conto del fatto che la nostra economia nazionale deve essere
diretta in modo particolare, differente dal modo in cui � diretta l'economia dei paesi
capitalistici. L�, nei paesi capitalistici, regna il capitale privato; gli errori
commessi dai singoli trust e cartelli capitalistici, da questi o quei gruppi di
capitalisti, sono corretti dalla forza naturale del mercato... L� noi vediamo crisi
economiche, commerciali, finanziarie che colpiscono singoli gruppi capitalistici. Da noi
le cose vanno diversamente. Ogni seria difficolt� nel commercio, nella produzione, ogni
serio errore di calcolo nella nostra economia non si risolve con una singola crisi in
questo o quel campo, ma colpisce tutta l'economia nazionale... Perci� noi, qui, dobbiamo
dirigere l'economia in forma pianificata''(7).
LA PIANIFICAZIONE DELL'ECONOMIA
Questo dello sviluppo pianificato dell'economia � un punto molto importante introdotto da
Stalin. Esso si concretizzer� appieno con il varo del Primo piano quinquennale approvato
dal XV Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, svoltosi nel dicembre del
1927. Ha inizio la seconda grande svolta: quella della pianificazione che porter� l'Urss
a diventare un paese industriale ed alla piena affermazione dei rapporti di produzione del
sistema comunista. Lo sviluppo del paese procedeva con successo. Erano in forte aumento la
produzione di tutta l'economia nazionale, il giro d'affari nel commercio interno, il
sistema creditizio, il commercio estero, il sistema dei trasporti ferroviari sia per
quanto riguardava il volume dei trasporti che l'incremento della rete ferroviaria. In
questo quadro un ruolo rilevante assumeva l'industrializzazione. L'URSS stava diventando
un paese industriale. E, all'interno del settore industriale, si rimarcava la crescita
delle forme comuniste e la contrazione di quelle capitalistiche.
Raffrontando
la situazione del 1924 a quella del 1927 tra il settore di Stato e quello non
socializzato dell'industria, si hanno questi rapporti:
- produzione lorda del settore di Stato dall'81% all'86%
- produzione lorda del settore privato dal 19% al 14%
- investimenti nel settore di Stato dal 43,8% al 65,3%
- investimenti nel settore privato da 56,2% a 34,7%
Un'analoga situazione di incremento del
settore di Stato si ha anche nel commercio, con una costante eliminazione del
capitale privato sia per quanto riguarda il commercio all'ingrosso, che per quello al
minuto. Le maggiori difficolt� si riscontrarono in agricoltura. In questo settore lo
sviluppo e l'incremento produttivo furono molto pi� lenti.
Stalin affronta questa questione sottoponendola all'attenzione del XV Congresso del
Partito Comunista Sovietico.
Presentando
il Rapporto politico del CC, egli affermava: "Come spiegare il ritmo di sviluppo
relativamente lento dell'agricoltura rispetto a quello della nostra industria di Stato? Si
spiega con l'eccezionale arretratezza della nostra tecnica agricola e il troppo basso
livello culturale delle campagne, e, in particolare, col fatto che la nostra produzione
agricola frazionata non presenta i vantaggi che ha la nostra grande industria unita e
nazionalizzata. La produzione agricola, innanzi tutto, non � nazionalizzata e non �
unita, ma � frazionata, spezzettata. Non � condotta secondo un piano, e per ora � in
grandissima parte ancora in balia dell'anarchia della piccola produzione. Non � stata
unita e organizzata in base al principio della collettivizzazione, e per questo � ancora
un comodo campo di sfruttamento per gli elementi kulak. Queste circostanze privano
l'agricoltura frazionata degli enormi vantaggi della grande produzione unita e pianificata
di cui gode la nostra industria di Stato.(...) Qual � dunque la via d'uscita? La via
d'uscita � la seguente: passaggio dalle aziende contadine piccole e frazionate alle
grandi aziende unite sulla base della coltivazione collettiva della terra; passaggio alla
coltivazione collettiva della terra sulla base di una tecnica nuova, pi� elevata. Unione
graduale, ma continua, non mediante pressioni, ma mediante l'esempio e la convinzione,
delle aziende contadine piccole e piccolissime in aziende grandi, sulla base della
lavorazione comune, cooperativistica, collettiva della terra, con l'impiego di macchine
agricole e di trattori, e dei metodi scientifici di una agricoltura intensiva. Altre vie
d'uscita non ce ne sono. (...) Tutte le nostre misure per limitare gli elementi
capitalistici nell'agricoltura, per sviluppare gli elementi comunisti nelle campagne,
per attirare le aziende contadine nell'alveo dello sviluppo cooperativistico, per inserire
nel settore Socialista, mediante un'azione pianificata dello stato nelle campagne,
l'economia contadina per quanto riguarda sia i rifornimenti e lo smercio che la
produzione, tutte queste misure sono, � vero, decisive, ma sono pur sempre misure
preparatorie per gettare le basi della collettivizzazione agricola''(8).
L'avanzamento sulla strada della costruzione del comunismo non fu n� facile, n�
indolore. Condizioni oggettive la rendevano irta di difficolt�. Essa si affermava
essenzialmente facendo leva sulla lotta di classe nella societ� che si ripercuoteva
inevitabilmente anche all'interno del Partito. Il XV Congresso del Partito Comunista
Sovietico fu il congresso che sanc� la vittoria della linea marxista-leninista
contro il trotzkismo e il cosiddetto "Blocco unificato dell'opposizione'' i cui
esponenti gi� dal 1921 agivano contro la linea del Partito di costruzione del comunismo
al primo stadio in URSS, di alleanza con i ceti medio-poveri dei contadini e su altre
importanti questioni di politica interna e internazionale, agendo in spregio totale al
centralismo democratico e sviluppando una sempre crescente attivit� frazionistica
rimasta, peraltro, assai marginale e senza sbocchi a livello di massa.
LA COLLETTIVIZZAZIONE DELL'AGRICOLTURA
Altro momento fondamentale sulla strada dell'edificazione del comunismo in URSS
fu quello rappresentato dal movimento per la collettivizzazione dell'agricoltura avviatosi
nel 1929. La storiografia borghese e revisionista, ha definito questo imponente processo
di cambiamento come imposto e attuato in modo dirigistico. � questa una visione falsa e
denigratoria, che non corrisponde alla realt� storica di questo processo. In realt� si
� trattato di un movimento preparato e sviluppatosi nel tempo attraverso l'acuirsi dello
scontro di classe tra i ceti medio-poveri dei contadini, che hanno sviluppato forme
socializzate nel settore agricolo, e i kulak espressione diretta del capitalismo nelle
campagne. Il processo di costruzione di forme socializzate nel settore agricolo si �
sviluppato attraverso forme non coercitive con la piena partecipazione dei contadini
poveri e medi che gradualmente e, in maniera massiccia nel triennio 1927-1929, sono
passati da forme privatistiche di propriet� e di lavorazione della terra, a forme di tipo
cooperativistico e collettivizzato dell'agricoltura, segnarono l'isolamento e il declino
dei kulak nelle campagne. Inoltre, una legge del febbraio 1929 tolse ai kulak la
possibilit� di agire per quanto riguardava l'assunzione di lavoratori salariati, senza
rispettare le precise norme a tutela del lavoro. Questa legge, in sostanza, equiparava il
lavoratore salariato agricolo all'operaio della fabbrica statale. Il kulak pertanto doveva
trattare i propri salariati, sulla base delle norme del Codice del lavoro. In questa legge
era affermato il principio che: "I kulak praticano una industria e devono,
pertanto, rispondere del contadino al quale chiedono il lavoro, come lo Stato sovietico
risponde degli operai delle Industrie di Stato''.
Ci� concretamente significa che al lavoratore salariato agricolo il kulak doveva
corrispondere lo stesso trattamento in termini di salario, orario di lavoro, assicurazioni
sociali, ferie e indennit� di cui godeva l'operaio dell'industria di Stato.
In "Questioni di politica agraria nell'URSS'' del dicembre 1929, Stalin affronta
con estrema chiarezza gli spostamenti di classe e la svolta nella politica del Partito
Comunista Sovietico nelle campagne. In particolare, Stalin affermava: "Il tratto
caratteristico del lavoro del nostro Partito, durante l'ultimo anno, � che, in quanto
Partito, in quanto potere sovietico: a) abbiamo sviluppato l'offensiva su tutto il fronte
contro gli elementi capitalistici della campagna, e b) quest'offensiva ha dato e continua
a dare, com'� noto, dei risultati `positivi' molto tangibili. Che cosa significa questo?
Questo significa che dalla politica di `limitazione' delle tendenze sfruttatrici dei kulak
siamo passati alla politica di `liquidazione' dei kulak come classe. (...) Fino a poco
tempo fa il partito si manteneva sulla posizione di limitare le tendenze sfruttatrici dei
kulak. (...) Era giusta questa politica? S�, allora era incontestabilmente giusta. (...)
Perch� non avevamo ancora nella campagna quei punti d'appoggio, rappresentati da una
larga rete di sovcos e di colcos, sui quali poterci basare per sferrare l'offensiva
decisiva contro i kulak. Perch� allora non avevamo la possibilit� di `sostituire' la
produzione capitalista dei kulak con la produzione socialista dei colcos e dei sovcos. Nel
1926-27 l'opposizione zinovievista-trotzkista voleva a tutti i costi imporre al partito
una politica di offensiva immediata contro i kulak. (...) L'offensiva contro i kulak �
una cosa seria. (...) Sferrare l'offensiva contro i kulak significa spezzarli e liquidarli
come classe. (...) Potevamo noi iniziare cinque o tre anni fa una simile offensiva e
contare di avere successo? No, non potevamo. Infatti, nel 1927 il kulak produceva pi� di
600 milioni di `pud' di grano e di questa quantit� ne metteva in commercio al di fuori
del mercato rurale circa 130 milioni di `pud'. (...) E quanto producevano allora i nostri
colcos e sovcos? Circa 80 milioni di `pud', di cui circa 35 milioni giungevano sul mercato
(grano mercantile). Giudicate voi stessi se potevamo allora `sostituire' la produzione e
il grano mercantile dei kulak con la produzione e col grano mercantile dei nostri colcos e
sovcos. � certo che non potevamo. (...) E ora? Come stanno le cose ora? (...) Si sa che
nel 1929 la produzione di grano nei colcos e nei sovcos non � stata inferiore a 400
milioni di `pud' (200 milioni di `pud' di meno della produzione globale dell'economia dei
kulak nel 1927). (...) Si sa, infine, che nel 1930 la produzione globale di grano dei
colcos e dei sovcos non sar� inferiore a 900 milioni di `pud' (superiore cio�, alla
produzione globale di grano dei kulak nel 1927), e che essi non daranno meno di 400
milioni di 'pud' di grano mercantile (cio� incomparabilmente di pi� dei kulak nel 1927).
(...) Ecco qual � lo spostamento verificatosi nell'economia del paese. (...) Ecco perch�
negli ultimi tempi siamo passati dalla politica di `limitazione' delle tendenze
sfruttatrici dei kulak, alla politica di `liquidazione' dei kulak come classe''(9).
Quello della collettivizzazione dell'agricoltura fu, in ultima analisi, un grande
movimento di massa che il Partito comunista seppe guidare facendo leva sull'entusiasmo, la
partecipazione attiva e la consapevolezza di tutto il paese. Questo movimento vide
coinvolti milioni di contadini, ma non solo. Ad esso parteciparono anche migliaia di
proletari e giovani (circa venticinquemila) provenienti dalle fabbriche e dalle scuole di
diverse citt�, molti dei quali militanti del Partito e del Komsomol (la giovent�
comunista).
La socializzazione delle campagne ebbe incidenza anche nella composizione sociale del
Partito Comunista Sovietico. Basti pensare che mentre prima della collettivizzazione
il numero dei contadini iscritti al Partito era molto basso, nel 1932 il numero degli
agricoltori collettivi raggiunse il 18% degli iscritti al Partito.
LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA
La
realizzazione del I piano quinquennale (1928-1932) rappresent� un indubbio successo che
mut� radicalmente la natura economica e sociale dell'URSS. Proprio negli anni in cui il
mondo capitalistico viveva una delle sue crisi pi� profonde, l'URSS con il comunismo al
suo primo stadio socialista diventava un paese industriale (per la prima volta
infatti nel 1930 l'incidenza della produzione industriale che fu del 53% super� quella
della produzione agricola) ma, soprattutto, il primo Stato socialista era diventato una
concreta realt� tanto sul piano politico, quanto su quello sociale ed economico.
Vale la pena soffermarsi sugli obiettivi che vennero raggiunti con il I piano
quinquennale. Il numero degli altiforni per la produzione di ferro e acciaio venne
incrementato di un quarto, mentre l'aumento della loro capacit� produttiva fu di due
terzi. La met� delle macchine utensili della industria meccanica nel 1932 erano state
installate nel corso del Piano. I nuovi impianti per la costruzione di trattori, macchine
utensili e autoveicoli, costituivano l'80% del totale. Il 25% della produzione di carbone
proveniva da nuovi impianti. Il numero dei pozzi di petrolio era aumentato di circa un
quarto e il volume di estrazione di petrolio venne quasi raddoppiato; mentre erano nuovi
per la quasi totalit� tutti gli impianti di raffinazione. La produzione di energia
elettrica era quasi triplicata. Erano inoltre sorti nuovi settori industriali mai prima
d'allora presenti in Russia, quali quello chimico e quello della lavorazione dei generi
alimentari. L'incremento generale della produzione della grande industria fu del 118%. Ma
lo sviluppo non fu limitato alla sola industria pesante. L'industria dei beni di consumo
vide un aumento della produzione dell'87%, con punte notevoli di progresso per quanto
riguarda il settore calzaturiero e quello alimentare. Va inoltre sottolineato il notevole
sforzo profuso e i brillanti successi raggiunti nel campo dell'istruzione secondaria ed
universitaria e in quello della formazione professionale. Tra il 1928 e il 1931 circa 150
mila operai andarono a frequentare gli istituti superiori, mentre altri 140 mila operai
assunsero responsabilit� tecniche e amministrative ricevendo la specifica preparazione
attraverso corsi formativi organizzati e svolti all'interno stesso delle aziende. Anche
nelle campagne, dove prima della rivoluzione l'analfabetismo era pressoch� totale, la
battaglia per l'elevamento culturale si svilupp� con forza. Dapprima attraverso una
capillare diffusione dell'alfabetizzazione, poi, in concomitanza con il piano quinquennale
e la collettivizzazione, sviluppando qualit� e specificit� di studi. A partire dal 1930
vennero istituiti nelle campagne corsi formativi triennali. Ai contadini non appartenenti
alla classe dei kulak, venne estesa come per gli operai, la priorit� per l'ammissione
agli istituti superiori e alle scuole secondarie per adulti. Questi stessi contadini
costituiranno il nucleo dei nuovi tecnici agrari e dei responsabili ai vari livelli delle
aziende agricole cooperative e di Stato.
Avanzare sul piano dell'allargamento delle conoscenze culturali e scientifiche per milioni
di operai e di contadini, uomini e donne, e per i giovani figli di queste classi non era e
non rappresent� solo un fatto circoscritto alla sola sfera dell'istruzione socialista. Il
movimento che si svilupp� travalic� il semplice aspetto culturale per abbracciare anche
la sfera politica e sociale. C'era bisogno di formare nuovi dirigenti, nuovi specialisti,
di mettere la tecnica e la scienza al servizio della costruzione socialista, di recuperare
al comunismo i vecchi quadri tecnici che volevano mettersi al suo servizio e isolare
gli altri. Ma c'era altres� il bisogno di non limitarsi all'aspetto produttivo,
funzionale dell'economia, per non creare nuove caste e per evitare di consolidare
atteggiamenti e pratiche di burocratismo che inevitabilmente si formavano nella societ� e
nel Partito Comunista Sovietico.
Nel discorso tenuto il 16 maggio 1928
all'VIII Congresso dell'Unione della giovent� comunista (Komsomol), Stalin, riguardo a
queste tematiche, si espresse in questi termini: "La classe operaia non pu�
diventare il vero padrone del paese, se non � in grado di superare la sua arretratezza
culturale, se non � in grado di formare una sua intellighentia, se non padroneggia la
scienza e se non � capace di dirigere l'economia su base scientifica. (...) Quello di cui
abbiamo bisogno adesso sono specialisti comunisti bolscevichi, per l'industria
metallurgica, l'industria tessile, l'industria dei carburanti, per la chimica,
l'agricoltura, i trasporti, il commercio, per la contabilit�, ecc.''. E ancora: "Uno
dei nemici peggiori della nostra avanzata � il burocratismo. (...) Di solito, parlando di
burocrati, si punta il dito sui vecchi funzionari senza partito, che si usa disegnare con
occhiali nelle caricature. Ma questo non � del tutto vero, compagni. Se si trattasse
soltanto dei vecchi burocrati, la lotta contro il burocratismo sarebbe la cosa pi� facile
di questo mondo. Il guaio � che non si tratta dei vecchi burocrati. Si tratta dei nuovi
burocrati che simpatizzano col potere sovietico, ed infine di burocrati provenienti dalle
file comuniste. Il tipo pi� pericoloso di burocrate � il burocrate comunista. Perch�?
Perch� egli maschera il burocratismo con la sua appartenenza al Partito. E, purtroppo, da
noi ci sono parecchi di questi burocrati comunisti. (...) Come si pu� combattere questo
male? Sono del parere che non ci sono e non ci possono essere altri metodi al di fuori
dell'organizzazione del controllo dal basso da parte dei membri di base del Partito, al di
fuori dello sviluppo della democrazia interna del Partito Comunista dell'URSS. (...) Come
si pu� farla finita col burocratismo in tutte le nostre organizzazioni? C'� una sola via
per raggiungere questo obiettivo: l'organizzazione del controllo dal basso,
l'organizzazione della critica delle masse di milioni di uomini della classe operaia
contro il burocratismo nelle nostre istituzioni, contro i loro difetti e i loro limiti.
(...) Sarebbe errato credere che solo i dirigenti dispongano di esperienze nella
costruzione del comunismo al primo stadio socialista. Non � vero, compagni. Le masse di
milioni di operai che costruiscono la nostra industria accumulano giorno per giorno enormi
esperienze, che non sono per noi meno preziose delle esperienze dei dirigenti. Abbiamo
bisogno della critica di massa dal basso, del controllo dal basso, fra l'altro proprio
perch� non vadano perse queste esperienze delle masse di milioni di uomini, perch� siano
prese in considerazione e tradotte in pratica''(10).
Fu questo imponente movimento di massa basato sull'approfondimento delle conoscenze, sul
lavoro concreto e sulla saldezza ideologica e politica a permettere la realizzazione di
obiettivi che potevano sembrare impossibili da raggiungere e a creare una nuova leva di
dirigenti e responsabili in campo economico, sociale, politico e militare proveniente
essenzialmente dalle file operaie e contadine.
LA COSTITUZIONE SOVIETICA DEL 1936
In meno di vent'anni dalla gloriosa Rivoluzione d'Ottobre il processo di costruzione del
socialismo in Unione sovietica �, nei suoi tratti fondamentali, realizzato.
L'adozione
della nuova Costituzione, approvata il 5 dicembre 1936 dall'VIII Congresso straordinario
dei Soviet, sancisce la vittoria del comunismo al suo primo stadio socialista in URSS.
La nuova
Costituzione dell'Unione Sovietica � l'espressione a livello legislativo di questa
vittoria comunista.
In essa si sancisce tra l'altro:
- la propriet� di
Stato della terra, delle risorse naturali, delle fabbriche e dei mezzi di produzione,
di scambio e di credito;
- la soppressione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo;
- il diritto di ogni cittadino al lavoro, all'istruzione, all'assistenza necessaria;
- la direzione dello Stato da parte della classe operaia come classe d'avanguardia nella
societ� tramite il Partito Comunista dell'Unione Sovietica;
- l'eguaglianza dei diritti economici, sociali, culturali e politici di tutte le nazioni e
le razze;
- l'eguaglianza dei diritti dei cittadini indipendentemente dalla condizione,
dall'origine, dal sesso, dal lavoro svolto, ecc.;
- la garanzia, sulla base del principio della democrazia socialista, non solo dei diritti
dei cittadini ma anche dei mezzi necessari all'esercizio di questi diritti.
LO
STATO SOVIETICO E LA RICOSTRUZIONE POSTBELLICA, IL IV PIANO QUINQUENNALE
La seconda guerra mondiale costitu� di fatto per l'URSS, per il suo governo e
per il Partito Comunista Sovietico una sorta di banco di prova, certamente non cercato, ma
imposto al paese, dal quale emersero comunque delle indicazioni importanti rispetto ad una
organizzazione statale, ad una forma di governo, ad una economia e a rapporti di
produzione completamente nuovi. Quello imposto dalla guerra fu un esame durissimo non solo
per valutare la tenuta della struttura economica dell'Urss, ma anche per valutarne la
solidit� politica e quindi il grado di accettazione popolare del nuovo regime e il grado
di coesione raggiunto da uno Stato composto da diverse etnie e nazionalit�. Ebbene questa
prova imposta all'Urss ha dimostrato la validit� e la bont� del socialismo, la validit�
e la bont� della strada scelta per creare il nuovo sistema, la validit� e la bont� di
questo nuovo sistema sul piano economico, su quello relativo al rapporto tra masse
popolari e potere, tra societ� e governo ed, infine, tra lo Stato centrale e le diverse
Repubbliche socialiste costituenti l'Unione Sovietica.
La ricostruzione impegn� ingenti risorse sia per quanto riguarda gli investimenti, che il
lavoro. Del resto le distruzioni e i vandalismi attuati dalle truppe naziste in fuga
avevano inferto terribili devastazioni al paese. Il bilancio delle perdite umane e
materiali dell'Unione sovietica alla fine della II guerra mondiale non ha eguali nella
storia dell'umanit�. Tra militari e civili furono uccisi oltre 20 milioni di cittadini
sovietici. I danni materiali vennero quantificati in 2.600 miliardi di rubli. Alla fine
del 1945 i livelli di produzione erano diminuiti, rispetto all'anteguerra, del 10% per il
carbone, del 38% per il petrolio, del 33% per l'acciaio, del 41% per la ghisa, del 59% per
i tessuti. Nelle campagne vi era una riduzione delle aree coltivate pari a 37 milioni di
ettari, mentre gli allevamenti avevano perso pi� di 7 milioni di capi di bestiame. In
totale la produzione globale dell'agricoltura costituiva circa il 60% di quella
d'anteguerra.
A questa grave situazione il Partito Comunista dell'URSS, il governo e il popolo sovietico
fecero fronte con decisione. E ci� avvenne ancor prima della fine della guerra. Gi� il
21 agosto 1943 infatti, vi fu un'importante risoluzione del CC del Partito comunista sulle
misure urgenti da intraprendere per restaurare l'economia nelle zone liberate. Man mano
che gli invasori nazisti venivano cacciati, iniziava, nei territori liberi, il lavoro di
ricostruzione. Tutto il paese si mobilit� con slancio e abnegazione in questa nuova
impresa. I lavoratori e le masse popolari sovietiche non si risparmiarono. Il loro lavoro
si trasform� molto spesso in atti di vero e proprio eroismo. Citiamo ad esempio i
minatori del Bacino del Donets che a rischio stesso della vita si calavano a lavorare
nelle miniere invase dall'acqua, rimettendone in funzione oltre 1.000 in due anni; le
donne di Stalingrado promotrici di un movimento di lavoro volontario per la ricostruzione
della citt�; gli abitanti di Leningrado che nel 1944 effettuarono a titolo volontario 23
milioni di giornate di lavoro per la ricostruzione. E, di questi esempi, se ne potrebbero
citare a migliaia. Questo impetuoso movimento, l'impegno lavorativo, l'alto livello di
coscienza collettivo fecero s� che gi� prima della fine della guerra fossero attivi
centri e impianti assai importanti per la vita e l'economia del paese quali la centrale
idroelettrica del Dniepr; le centrali elettriche di Novomoskovsk, del Volkhov, di Zuerka,
di Sterovka; le miniere del Bacino del Donets e numerosissimi altri ancora. Nel maggio del
1945 si concluse la II guerra mondiale.
Nel marzo del 1946 il Soviet Supremo var� il IV Piano quinquennale (1946-1950) per la
ricostruzione e l'ulteriore sviluppo dell'economia nazionale. I compiti principali del
Piano consistevano nel completamento dell'opera di ricostruzione, nel ristabilimento prima
e nel superamento poi, delle condizioni d'anteguerra per quanto riguardava l'apparato
produttivo e la capacit� produttiva. Si doveva al pi� presto arrivare ad una
normalizzazione della vita economica ed al rilancio dello sviluppo di pace. A questo scopo
il Piano poneva come obiettivi una rapida riconversione dell'industria bellica; uno
sviluppo equilibrato in tutto il paese della capacit� produttiva e degli impianti
produttivi, comprendendo in questo sviluppo anche le nuove Repubbliche sovietiche;
un'attenzione particolare al problema abitativo attraverso l'ampliamento delle superfici
abitabili e un forte incremento nella costruzione di nuove case. In agricoltura
l'attenzione maggiore era rivolta all'aumento delle aree coltivabili, al forte incremento
della meccanizzazione e, quindi, nella produzione di trattori e macchine agricole e ad un
sensibile incremento dei capi di bestiame negli allevamenti. Lo sforzo di ricostruzione si
giov� naturalmente dell'esperienza e delle capacit� tecniche e umane acquisite negli
anni precedenti la guerra; degli investimenti, davvero notevoli, ad esso destinati; e,
fatto molto importante, dell'aiuto reciproco che i popoli e le diverse Repubbliche
dell'Unione Sovietica si sono dati tra loro in uno spirito di fratellanza e di amicizia
marxista-leninista cementati dal comune impegno nella edificazione socialista. Il
risultato di ci� fu che gi� nel 1947 la produzione industriale raggiunse i livelli di
anteguerra. Nuove industrie sorsero in Transcaucasia, nell'Uzbekistan, in Azerbaijan e in
Ucraina. Nella zona di Leningrado si svilupp� in modo particolare l'industria meccanica e
delle costruzioni navali e particolare attenzione fu data anche alla produzione e alla
distribuzione dell'energia. Fabbriche di alluminio vennero attivate in Armenia e nella
zona degli Urali, un impianto per la lavorazione dei minerali sorse in Kazakhstan. Nuove
centrali elettriche furono costruite tra l'altro in Georgia, in Armenia, in Azerbaijan, in
Uzbekistan. Va sottolineato il ruolo svolto in questo settore, dai giovani comunisti. Nel
1947 il cantiere sorto a Ust-Kamenogorsk in Kazakhstan venne dichiarato cantiere della
giovent�. Alla costruzione di questa nuova centrale idroelettrica lavorarono oltre 4.000
giovani del Komsomol, l'80% di tutti gli operai.
Per quanto riguarda l'agricoltura, lo sforzo di ricostruzione e di sviluppo fu reso pi�
difficile dalla presenza soprattutto di due specifiche problematiche. La prima era una
diretta conseguenza della guerra. Sebbene tutto il paese avesse subito notevoli danni, la
distruzione subita dalle zone agricole richiedeva di fatto tempi pi� lunghi per il
ripristino di condizioni normali. Bisognava innanzitutto bonificare milioni di ettari di
terreno, rimetterlo a coltura e questo contando su minori risorse sia in termini di
materiali che, purtroppo, di uomini. Le perdite umane nelle campagne erano state molto
pesanti, soprattutto per quel che riguardava le vittime civili. In particolare il numero
dei lavoratori agricoli abili al lavoro nel 1946 si era ridotto di oltre un terzo rispetto
a prima della guerra. La seconda problematica fu causata dalle condizioni climatiche
verificatesi nel 1946, che portarono ad una siccit� superiore anche a quella che colp�
il paese nel 1921 e che interess� in particolare le zone del Caucaso, del Basso Volga,
delle Terre Nere, della Moldavia e dell'Ucraina. Esperti del settore, anche occidentali,
hanno evidenziato che se l'agricoltura fosse stata ancora basata sulla forma
capitalistica, sulla propriet� e la conduzione privata, gli effetti della siccit�
avrebbero distrutto milioni di aziende. Fu l'organizzazione socialista dell'agricoltura a
consentire, pur tra le inevitabili difficolt�, il superamento di tutte le problematiche e
gli aspetti negativi presenti in questo settore. Fu rafforzata in particolare la
produzione di macchine agricole che di anno in anno affluivano in misura sempre maggiore
ai vari colcos e sovcos, e la produzione di concimi. Questo allo scopo di ottenere una
migliore produttivit� in termini quantitativi e qualitativi delle colture. Il Partito
comunista dedic� notevole attenzione e grande impegno al settore agricolo e alla
risoluzione dei problemi presenti in esso.
Il Partito Comunista dell'Unione Sovietica promosse e svilupp� la partecipazione dal
basso al lavoro di ricostruzione dell'agricoltura. In particolare colp� con decisione,
anche al suo interno, ogni violazione dei principi democratici nella gestione dei colcos,
punendo le violazioni degli statuti cooperativi, i funzionari responsabili di furti,
indebite appropriazioni, dell'impiego improprio del terreno sociale e in genere di ogni
violazione alle leggi e alle norme che regolavano il settore.
I lavoratori agricoli realizzarono con impegno, responsabilit� ed entusiasmo i loro
obiettivi. L'emulazione socialista si generalizz� tra i contadini ed oltre 165 mila di
essi meritarono riconoscimenti per il lavoro svolto. In particolare 5.500 lavoratori
agricoli furono insigniti del titolo di "Eroe del Lavoro Socialista". La
collettivizzazione dell'agricoltura fu estesa anche alle nuove Repubbliche sovietiche.
Qui, i kulak, i nazionalisti e altri elementi borghesi cercarono di arginare l'impetuoso
movimento per la collettivizzazione anche attraverso criminali attentati terroristici
contro i colcos, contro i contadini di avanguardia e contro i militanti comunisti, ma la
loro resistenza venne stroncata con successo ed in breve tempo.
Lo slancio rivoluzionario con il quale si era affrontato il lavoro di ricostruzione fece
s� che l'obiettivo del IV Piano quinquennale venne raggiunto e, in alcuni casi superato,
qualche mese prima della sua scadenza naturale.
- Nel settore industriale entrarono in funzione 6.200 aziende, contando sia quelle
ristrutturate che quelle di nuova costruzione. Tutte le Repubbliche dell'Unione sovietica
superarono il volume di produzione del periodo antecedente la guerra. Nel 1950 venivano
complessivamente prodotti in Urss oltre 19 milioni di tonnellate di acciaio, 36 milioni di
tonnellate di ghisa, 261 milioni di tonnellate di carbone, 38 milioni di tonnellate di
petrolio. La produzione di energia elettrica era di circa 91 miliardi di kilowattora. La
produzione globale di tutta l'industria crebbe di ben il 73% rispetto all'anteguerra. Lo
sviluppo tecnologico ebbe un impulso notevole e, in alcuni settori, l'industria sovietica
pot� vantare macchinari di altissima qualit� e una tecnologia all'avanguardia nel mondo.
Ci� contribu� in misura notevole al sensibile aumento della produttivit� del lavoro che
crebbe del 37%. La classe operaia ebbe un ulteriore incremento numerico. Alla fine del
1950 l'industria occupava circa 38 milioni e 900 mila lavoratori tra operai ed impiegati,
con un incremento di 7,7 milioni di occupati rispetto al 1940.
- Nel settore agricolo, stante la situazione precedentemente descritta, non si registr�
un eguale successo per quanto riguarda l'incremento dello sviluppo. Tuttavia il IV Piano
quinquennale raggiunse l'importante obiettivo della piena riorganizzazione del settore
soprattutto grazie all'unificazione di vari colcos e alla ristrutturazione e rafforzamento
dei sovcos. Nel 1950 i sovcos erano circa 5.000, 289 pi� del 1940. Complessivamente la
produzione globale agricola raggiunse alla fine del piano il 99% del livello prebellico,
ma con un incremento di produzione tra il 1946 e il 1950 del 70%. Grazie al grosso sforzo
in fatto di meccanizzazione la produttivit� del settore crebbe comunque di circa l'8%
rispetto al 1940. Buoni successi si registrarono in taluni ambiti quali quello della
produzione di cotone e quello relativo ai prodotti dell'allevamento; mentre i problemi
pi� seri si ebbero soprattutto relativamente alla produzione cerealicola ed alle aree
seminate e, come si pu� notare, qui si riscontrarono maggiormente gli effetti negativi
conseguenti alla guerra e alla siccit� del 1946.
- Sul piano finanziario si ottenne un rafforzamento ed una stabilizzazione del sistema
grazie alla riforma monetaria e alla abolizione del tesseramento annonario per i prodotti
alimentari e industriali. Entrambi questi provvedimenti furono presi alla fine del 1947.
L'effetto che produssero permise un aumento del potere d'acquisto del rublo ed un
consistente abbassamento dei prezzi. Ci� fece s� che aumentassero il salario reale di
operai e impiegati e le entrate degli agricoltori collettivi, con un miglioramento delle
condizioni dei lavoratori e un incremento del reddito nazionale del 164% rispetto a quello
del 1940.
- Sul piano sociale vennero stanziate forti risorse per far fronte ai problemi pi�
urgenti e migliorare la qualit� della vita dei lavoratori soddisfacendone maggiormente i
bisogni soprattutto in relazione ai problemi dell'assistenza sanitaria e della casa. Nel
settore sanitario venne portata a termine la ricostruzione degli ospedali, delle case di
cura e di riposo distrutti durante la guerra e ne vennero costruiti di nuovi.
Contestualmente crebbe il numero dei medici. Nel 1950 i sanitari che operavano nel paese
erano all'incirca 265 mila, 110 mila in pi� rispetto al 1940. La mortalit� era diminuita
di tre volte rispetto al 1913. Nel settore dell'edilizia abitativa l'obiettivo del IV
Piano venne superato di circa il 21%. In termini quantitativi vennero costruiti nelle
citt� 102,8 milioni di mq di aree abitabili e oltre 2 milioni e 700 mila case nelle
localit� di campagna.
Alla fine del IV Piano quinquennale l'Unione sovietica � uno Stato socialista con una
solida base produttiva e una societ� in cui il permanere dell'alleanza tra la classe
operaia, la classe degli agricoltori collettivi e socialisti e gli intellettuali,
permetteva di continuare ad avanzare sulla strada dell'ulteriore consolidamento del
comunismo allo stadio socialista. Queste classi e gruppi sociali rappresentavano la base
sociale di questo grande processo di trasformazione e la classe operaia ne era il perno,
la guida fondamentale e il nucleo direttivo a livello politico della societ� e del potere
sovietici. Dall'affermazione della Rivoluzione d'Ottobre e dall'inizio del processo di
costruzione del socialismo, la classe operaia � radicalmente cambiata. � cambiata sul
piano delle conoscenze acquisite, delle capacit� acquisite, di una pi� matura e salda
coscienza ideologica e di classe acquisita. Il ruolo centrale in questa crescita e
maturazione della classe operaia � stato svolto dalla sua avanguardia politica, il
Partito comunista di Lenin e di Stalin. In quel momento storico il proletariato in Urss
aveva preso coscienza del suo ruolo nella societ�, un ruolo cresciuto di pari passo allo
sviluppo della lotta per il comunismo.
L'operaio, all'inizio del processo di costruzione del comunismo o socialismo in
Unione Sovietica, era di estrazione contadina, con i retaggi tipici della mentalit� e
della ideologia contadina basate essenzialmente sull'individualismo. Anche nel periodo di
sviluppo dell'industrializzazione e della pianificazione, sono state le campagne a fornire
la manodopera industriale. E questo ha comportato problemi particolari e specifici, legati
alla situazione concreta. I principali fra essi furono quelli legati alle modalit� del
reclutamento industriale ed alla stabilit� di impiego. A questo proposito � bene fare un
inciso che, sebbene in quest'ambito non pu� certo costituire un'analisi esauriente e
dettagliata di questa problematica, si rende tuttavia necessario soprattutto per sgombrare
il campo da grossolane e perverse falsificazioni storiche attuate dai nemici del comunismo
e del socialismo.
Il reclutamento industriale avvenuto nel periodo di accelerazione del processo di
industrializzazione e dello sviluppo pianificato, fu tutt'altra cosa rispetto a quella
sorta di sradicamento e di esodo forzato della popolazione contadina descritto dalla
borghesia e dai revisionisti.
Nel passaggio da un'economia agricola ad un'economia industriale, il problema della
sovrappopolazione contadina � insito e connaturato a questo processo. Tutte le societ�
dall'avvento della rivoluzione industriale in poi, hanno dovuto necessariamente affrontare
questo problema. Nello specifico della realt� sovietica il forte impegno
nell'industrializzazione del paese, da un lato, e la collettivizzazione e la
meccanizzazione dell'agricoltura, dall'altro, hanno determinato la necessit� per
l'industria di avere un bisogno sempre maggiore di operai da immettere nel processo
produttivo, mentre nelle campagne si registrava una crescita pi� accentuata della
sovrappopolazione agricola. Stante questa situazione, il governo sovietico intervenne
creando un sistema di "assunzione organizzata''. Questo sistema si basava sulla
collaborazione estesa in forma capillare a tutto il paese, tra le direzioni delle singole
industrie (composte dal direttore, dal segretario della struttura di fabbrica del Partito
Comunista dell'Unione Sovietica e dal presidente del Comitato di fabbrica, la
struttura di base del sindacato nelle aziende) e le direzioni delle aziende agricole
collettive.
Attraverso la stipula di accordi annuali tra le aziende dei due settori, le fabbriche
assumevano la sovrappopolazione agricola delle campagne. Un aspetto molto importante dei
contratti tra le aziende industriali e le aziende agricole collettive consisteva nel fatto
che questi contratti dovevano essere attuati sulla base dell'adesione volontaria dei
lavoratori.
Questo era il metodo di "assunzione organizzata''. Un metodo basato sul convincimento
e non sulla coercizione. Attraverso questo metodo l'industria assunse, nei tre piani
quinquennali attuati prima dello scoppio della guerra, circa un milione e mezzo di operai
all'anno e tra il 1926 e il 1939 si trasferirono dalle campagne alle citt�, circa
ventiquattro milioni di persone. Stalin e il Partito Comunista dell'Unione Sovietica
(PCUS) prestarono molta attenzione alla risoluzione di questi problemi, senza mai
perdere di vista l'importanza primaria della lotta e dell'educazione ideologica che
superasse l'individualismo, l'ossessione egoistica del bene personale, per sostituirli con
una radicata coscienza di classe basata sulla socialit�, sull'interesse comune, sulla
ricerca del benessere collettivo come espressione massima dell'impegno e dell'azione
individuale. Accanto alla crescita culturale, accanto all'acquisizione di sempre pi� alte
capacit� tecniche e professionali, accanto alla diffusione capillare degli organismi di
controllo e di gestione di ogni singola unit� produttiva e alla partecipazione attiva ad
essi accanto a tutto questo fu il lavoro politico ideologico l'elemento determinante in
grado di formare un proletariato cosciente ed una classe operaia capace di dirigere
economicamente e politicamente tutta la societ�, ai suoi vari livelli.
Dal 5 al 14 ottobre 1952 si svolse a Mosca il XIX Congresso del Partito Comunista
dell'Unione Sovietica, questo il nuovo nome approvato dall'Assise congressuale, al quale
parteciparono le delegazioni di partiti operai e comunisti di quarantaquattro paesi. Era
il primo Congresso che si teneva dopo la guerra e in un contesto internazionale
completamente nuovo e in rapida evoluzione. L'aspetto pi� importante della nuova
situazione era rappresentato dal fatto che l'Urss non era pi� l'unico
paese comunista nel mondo, in quanto molte altre nazioni, tra cui la Germania
Orientale, la Polonia, la Romania, la Bulgaria, l'Ungheria, la Cecolsovacchia,
la Jugoslavia, l'Albania e la Repubblica Popolare Cinese, procedevano ora sullo
stesso cammino del comunismo alla stadio socialista.
Il XIX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica sottoline� come
l'obiettivo primario della politica interna del Partito doveva essere quello
dell'elevamento del livello di vita del popolo sovietico, del miglioramento del suo
benessere materiale e culturale.
Stalin nella sua ultima
opera "Problemi economici nell'URSS'', redatta nel corso del 1952, mise in evidenza
questa necessit�, soprattutto attraverso la definizione delle leggi economiche
fondamentali che sono alla base dei diversi sistemi capitalista e comunista. Cos� Stalin,
sintetizz� queste leggi: "I tratti principali e le esigenze della legge economica
fondamentale del capitalismo contemporaneo potrebbero formularsi all'incirca in questo
modo: realizzazione del massimo profitto capitalistico mediante lo sfruttamento, la rovina
e l'impoverimento della maggioranza della popolazione di un determinato paese, mediante
l'asservimento e la spoliazione sistematica dei popoli degli altri paesi, particolarmente
dei paesi arretrati e, infine, mediante le guerre e la militarizzazione dell'economia
nazionale, utilizzate per realizzare i profitti massimi''.
E ancora: "I tratti essenziali e le esigenze della legge economica fondamentale
del comunismo allo stadio socialista potrebbero formularsi all'incirca in questo
modo: assicurazione del massimo soddisfacimento delle sempre crescenti esigenze materiali
e culturali di tutta la societ�, mediante l'aumento ininterrotto e il perfezionamento
della produzione socialista sulla base di una tecnica superiore''(12).
Le argomentazioni esposte nei "Problemi economici nell'URSS'', ponevano altres� una
serie di problematiche rilevanti non solo sul piano dell'analisi economica e Stalin e il
Partito comunista vollero che a tutti i livelli della societ� si sviluppasse un ampio
dibattito su queste tematiche di fondamentale importanza per il corretto sviluppo del
processo di costruzione del comunismo al suo stadio primo o socialista.
Confutando le
interpretazioni dell'economista Iaroscenko alle sue tesi, Stalin sostiene che: "Scopo
della produzione socialista non � il profitto, ma l'uomo con i suoi bisogni, cio� il
soddisfacimento delle sue esigenze materiali e culturali. (...) Il compagno Iaroscenko
ritiene che qui si tratti del `primato' del consumo sulla produzione. Questa,
naturalmente, � una sciocchezza. In effetti si tratta qui non di un primato del consumo,
ma della subordinazione della produzione socialista al suo fondamentale scopo di garantire
il massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali, in costante aumento, di
tutta la societ�. Quindi la garanzia del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali
e culturali, in costante aumento, di tutta la societ�, � lo scopo della produzione
socialista; l'aumento ininterrotto e il perfezionamento della produzione sulla base di una
tecnica superiore � il mezzo per raggiungere questo scopo. Questa � la legge economica
fondamentale del comunismo al primo stadio ovvero del socialismo. Volendo conservare il
cosiddetto primato della produzione sul consumo, il compagno Iaroscenko afferma che �la
legge economica fondamentale del comunismo" consiste `nell'aumento ininterrotto e nel
perfezionamento della produzione delle condizioni materiali e culturali della societ�'.
Questo non � affatto vero. (...) Per lui la produzione da mezzo si trasforma in scopo, e
la garanzia del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali, in costante
aumento, della societ�, viene esclusa. (...) Non vi � dunque da stupirsi se insieme alla
scomparsa dell'uomo, come scopo della produzione socialista, scompaiono dalla `concezione'
del compagno Iaroscenko gli ultimi resti di marxismo. In questo modo si giunge nel
compagno Iaroscenko non al `primato' della produzione sul consumo, ma ad una specie di
`primato' dell'ideologia borghese sull'ideologia marxista''. Infine, sottolineiamo
l'esposizione, da parte di Stalin, di una tesi assai importante circa l'esistenza delle
contraddizioni nel comunismo al primo stadio cioe' nel socialismo: "Il compagno
Iaroscenko sbaglia affermando che nel socialismo non esiste nessuna contraddizione tra i
rapporti di produzione e le forze produttive della societ�. Naturalmente, i nostri
attuali rapporti di produzione attraversano un periodo in cui, corrispondendo appieno alla
crescita delle forze produttive, le fanno procedere in avanti a passi da gigante. Ma non
sarebbe giusto accontentarsi di questo e ritenere che non esista nessuna contraddizione
tra le nostre forze produttive e i rapporti di produzione. Contraddizioni esistono
senz'altro ed esisteranno, in quanto lo sviluppo dei rapporti di produzione ritarda e
ritarder� rispetto allo sviluppo delle forze produttive. Con una giusta politica degli
organismi dirigenti queste contraddizioni non possono trasformarsi in contrasto, e non si
pu� giungere a un conflitto tra i rapporti di produzione e le forze produttive della
societ�. Ma non sarebbe cos� se facessimo una politica sbagliata, del genere di quella
raccomandata dal compagno Iaroscenko. In tal caso il conflitto sarebbe inevitabile, e i
nostri rapporti di produzione potrebbero trasformarsi in un freno molto serio
dell'ulteriore sviluppo delle forze produttive''(13).
Stalin osserva inoltre che le argomentazioni sostenute da Iaroscenko non sono per nulla
nuove, ma riconducono alle vecchie tesi gi� espresse da Bucharin e confutate da Lenin e
dallo stesso Stalin.
La costruzione del comunismo in Urss, del resto, non fu certo un processo lineare e
privo di conflitti. Tutt'altro. Fece emergere contraddizioni i cui effetti attraversarono
la societ�, il governo e il Partito. La lotta di Stalin contro i vari Trotzki, Zinoviev,
Kamenev, Bucharin, Rikov, Tomski, ecc., fu una vittoria contro la borghesia di cui questi
revisionisti e controrivoluzionari, erano i rappresentanti. La loro sconfitta determin�
la convinzione che fosse definitivamente scomparsa in URSS anche la borghesia. Questa fu
una opinione errata e quanto affermato da Stalin nei "Problemi economici nell'URSS''
costituisce anche un riconoscimento di questo errore. Stalin, come abbiamo visto, pone ora
all'attenzione l'esistenza delle classi e delle contraddizioni di classe nel comunismo al
suo primo stadio del socialismo. Sar� poi Mao che, analizzando a fondo tutta
l'esperienza storica del proletariato e le esperienze di costruzione del comunismo in
URSS, in Cina e negli altri Stati del campo comunista, chiarir� dal punto di vista
teorico che la vittoria della Rivoluzione e l'affermazione del comunismo non sono, di
per s�, un fatto irreversibile, acquisito una volta per tutte; ma che in tutto il periodo
di transizione dal primo al secondo stadio del comunismo continuer� la lotta tra
proletariato e borghesia e sar� lo sviluppo della lotta di classe a determinare la
vittoria del proletariato e la permanenza al potere della classe operaia tramite il
Partito Comunista. La Grande rivoluzione culturale proletaria cinese ideata e diretta
da Mao sar�, sul piano pratico e dell'azione concreta, la realizzazione della teoria
della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato.
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La Rivoluzione proletaria dell'ottobre 1917 porto' il proletariato al potere
in Russia e negli altri stati ad essa legati dal vecchio impero zarista.
Il
programma del governo comunista rivoluzionario di Lenin fu messo in pratica nel giro di
poco tempo e migliorato dopo la fine della guerra civile nel 1922 con la vittoria dei
Rossi e la costituzione dell'Unione Sovietica cioe' unione di 16 stati che gia' erano del
vecchio impero dello Zar.
Il
governo comunista sovietico nel giro di pochi giorni nazionalizza tutte le fabbriche,
tutte le banche, tutte le grandi case e tutti i maggiori beni economici principali. La
edificazione del comunismo al suo primo stadio richiede infatti la proprieta' di Stato dei
maggiori mezzi di produzione e dei maggiori beni.
Fabbriche,
Banche, grandi abitazioni, la terra e le risorse naturali sono per Legge proprieta' di
Stato e dunque di tutto il popolo sovietico.
La
produzione e distribuzione sara' decisa dallo Stato con il metodo della pianificazione e
per questo viene creato il Gosplan cioe' il Ministero della Pianificazione economica.
In
agricoltura il governo comunista di Lenin e poi di Stalin porta avanti il programma della
collettiviazzazione.
Le
fattorie private sono abolite e nascono le fattorie cooperative (kolkhoz) con
l'eliminazione dei "kulaki" cioe' i ricchi proprietari terrieri come gia' erano
stati eliminati i ricchi capitani d'industria.
La
seconda costituzione sovietica del 1936 sancisce il completamento
della
costruzione del comunismo al suo primo stadio socialista in URSS.
La
Costituzione Sovietica sancisce anche:
- il
diritto di ogni cittadino sovietico al Lavoro
- il
diritto di ogni cittadino sovietico alla Casa
- il
diritto di ogni cittadino sovietico all'Istruzione di stato gratuita in modo totale dalle
scuole primarie fino all'universita'
- il
diritto di ogni cittadino sovietico all'assistenza medica gratuita
- il
diritto di ogni cittadino sovietico alla pensione di stato
- il
diritto di ogni cittadino sovietico all'assistenza sociale di stato gratuita
Per quanto
riguarda la politica della casa il Governo Sovietico provvede alla edificazione
di grandi palazzi a scopo abitativo. Il sistema degli alloggi nell'Unione Sovietica come
in ogni Stato socialista funziona del seguente modo:
Tutti i
palazzi sono proprieta' dei Comuni dove essi sono situati.
Il Comune
assegna ad ogni cittadino o nucleo familiare un alloggio adeguato alle sue esigenze in
modo assolutamente gratuito.
Il
cittadino ha diritto di abitare nell'alloggio a lui assegnato e ne puo' disporre nella
maniera che crede senza nessun pericolo di essere mandato via.
Se lo
desidera puo' acquistare dal Comune la proprieta' dell'appartamentno in cui vive. Non e'
permesso dalla legge essere proprietari di case a scopo di affitto a terzi ne' di essere
proprietari di case che non vengono usate a scopo abitativo.
Il sistema
degli Alberghi in Unione Sovietica e' completamente di Stato. Una societa' di Stato
gestisce ogni albergo e pensione dell'URSS in modo monopolistico. I vari alberghi sono
proprieta' della societa' di stato competente o dei Comuni in cui sono situati.
Le piccole
attivita' commerciali ovvero i negozi a gestione familiare o personale sono liberi.
Possono esistere ed operare nel rispetto delle leggi dell'Unione Sovietica.
Ogni
fabbrica dell'Unione Sovietica e' proprieta' di Stato. La produzione avviene secondo il
piano deciso dal Governo Sovietico.
Le
fabbriche di Stato prendono il nome di Sovkhoz.
Il sistema
agricolo in Unione Sovietica si divide in fattorie cooperative che prendono il nome
di Kolkhoz. Sono grandi cooperative agricole attorno alle quali sorgono villaggi i
cui cittadini sono tutti impiegati con diverse mansioni della cooperativa agricola. La
terra coltivata e' proprieta' dello Stato concessa in uso ad ogni singolo Kolkhoz. La
coltivazione e' decisa sulla base del piano stabilito dal Governo Sovietico.
E'
permessa la proprieta' privata di piccoli orti a scopo personale o di famiglia purche' non
superino una dimensione in metri quadrati stabilita dalla legge dell'Unione Sovietica.
Ogni
azienda di distribuzione di Beni o Servizi dell'Unione Sovietica e' proprieta' di Stato.
Ogni singolo magazzino di merci o attivita' di servizi in ogni campo sono attivita' dello
Stato gestite direttamente da una societa' di Stato appositamente nominata o dai Comuni
dove esse operano.
Ogni Ditta
di trasporti pubblici dell'Unione Sovietica sia essa per il trasporto pubblico di
linea o per il trasporto pubblico non di linea e' proprieta' dello Stato o delle
Regioni o Comuni di competenza secondo quanto stabilito dalla Legge Sovietica nazionale o
regionale. Il servizio di trasporto pubblico per quanto riguarda le citta' (Autobus, Tram,
Metropolitane) e' gratuito. Il servizio di trasporto per quanto riguarda destinazioni
all'interno dell'Unione Sovietica via Treno o Aereo e' prestato in cambio di una modica
cifra per il biglietto.
Il
commercio estero e' gestito dal Governo Sovietico.
La
costituzione sovietica sancisce anche che la Terra ed ogni ricchezza naturale
superficiale
o sotterannea sono proprieta' dello Stato sovietico.
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