Platinum
Saints: I Cavalieri dello Zodiaco Cinese
Una
fanfic di Andromeda La Notte
Chapter
10: Il Madrigale di Athena

Colorato da Isa e Andromeda la
Notte.
Arrivati sul luogo indicato da Marin, il
piccolo aereo atterrò nei pressi di un kanyon che permetteva facile
atterraggio. L'aria, fino a prima irrespirabile, sembrava essere attraversata
da nuovi odori.. Una fragranza orientale, un misto tra fiori di campo e
sandalo, raggiunse le narici della Dea Athena, nello scendere a terra. La seguì
anche Marin che diede istruzioni al pilota, ordinandogli di mettersi al riparo,
a qualche miglia di distanza.
- Ehi, tu nella stiva! - gridò il pilota. -- Siamo arrivati! Scendi
immediatamente e non fare aspettare la signorina Kido!
- Come ti permetti di rivolgerti a me in quuesto modo! Io servo la famiglia Kido
da quando tu andavi a gattoni! - fu la risposta immediata.
La porta della stiva si aprì ma, al posto di Kiki in armatura d'oro, apparve la
figura alta e robusta di un uomo di mezza età.
- Mylady! La minestra di riso è pronta. La prego di mangiarla, prima di
partire! È la mia specialità e le piaceva così tanto, da piccola.
- Mylock!! Cosa ci fai qui?!? Ti avevo ordiinato di restare a casa!
- Ma, veramente, Mylady... io pensavo che aavrei potuto esserle utile. Tutte le
volte che parte senza di me si va sempre a cacciare in un mucchio di guai. Acc!
Mylock si morse la lingua, pentendosi di quanto detto. Saori, invece, lo
fulminò con lo sguardo. Sebbene il maggiordomo avesse parzialmente ragione, il
carattere fiero di Dea guerriera non le permetteva di accettare critiche sul
suo operato in battaglia. In più, la presenza di Mylock non avrebbe cambiato
certo alcunché, specialmente questa volta.
- Ma Kiki dov'è, allora? - chiese a questo punto Marin.
- È rimasto a casa al posto suo, purtroppo.. Mylock, torna immediatamente a
Tokyo e, se è ancora lì, dì a Kiki di venire qui immediatamente. Marin,
andiamo.
- Athena, dobbiamo andare senza Kiki?
- Non c'è scelta. Vedrai che ci raggiungeràà ancor prima col tele-trasporto.
- Mylady... - disse ancora una volta Mylockk - ...è sicura che non vuole almeno
la minestra di riso?
- Non una parola di più, Mylock! - sbottò, spazientita, la signorina Kido.
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- Il tempio di Mekar..
- Mylady, cosa pensa di questo posto bizzarrro? - chiese, perplessa, Marin.
- È un luogo di tragenda... Posso avvertiree i cosmi dei nostri amici cavalieri
impegnati in difficili battaglie ma non riesco ad identificare la natura di
quelli avversari. Solo..
- Cosa, Athena?
- Solo che si tratti di entità superiori chhe sfuggono alla conoscenza di una
Dea. Temo che il mio arrivo qui non sarà determinante ai fini della battaglia.
- Vuol forse dire, Lady Saori, che questo nnuovo nemico le è addirittura
superiore??
- Forse.. Forse quelli contro cui stanno coombattendo Shun e gli altri.. Sono i
cavalieri della Folgore Bianca..
Il volto di Athena era stravolto. Per la prima volta, per la prima in assoluto,
aveva paura. Il terrore che iniziava a morderle il cuore era diverso da quello
provato in passato. Negli scontri precedenti, i nemici erano stati pericolosi
ed i piani da loro perseguiti altrettanto insidiosi. Eppure, nonostante questo,
la loro identità e soprattutto i loro scopi erano stati chiari: Nettuno avevo
subito esplicitato la sua volontà di sommergere le terre emerse sotto le acque
ed Hades aveva, anch'egli inequivocabilmente, messo in chiaro la sua intenzione
di prendere la testa di Athena e distruggere il Santuario, per poi portare le
tenebre nel mondo. Ma stavolta tutto era diverso. Lo scontro, se si escludevano
le poche vittime degli attacchi terroristici dei cavalieri nemici, sembrava
quasi non essere altro che una sfida personale nei confronti suoi e dei suoi
cavalieri.
- I cavalieri della Folgore Bianca? Si spieeghi meglio, Mylady.
- Vorrei ma di loro non si sa altro di quell che dice una leggenda..
- Mi dica quanto sa, la prego.
- Lessi di ciò in uno dei Libri Sacri destiinati ai Sacerdoti di Athena, al Gran
Tempio. Pare che, su questa terra, esista un luogo ad Oriente nel quale si apre
la bocca di un'altra dimensione.
- Un po' come il triangolo delle Bermuda?
- Non proprio. Quello è un varco dimensionaale nel quale tutto si estingue
mentre quello menzionato della leggenda è una porta.. Una porta che conduce ad
un'altra dimensione oltre quale il mito vuole che si nasconda il Germe di Gea.
- Di cosa si tratta?
- Non so dirtelo di preciso. Il libro alluddeva ad un suo qualche effetto
benefico: una volta piantato sulla terra, questo avrebbe portato la fine delle
ostilità nel mondo. Pare comunque che questa porta sia protetta dai fantomatici
Guerrieri della Folgore Bianca, semidei talmente potenti da essere pari a
cavalieri divini, se non addirittura superiori. Ricorda però che si tratta solo
di leggenda, nulla di certo sul quale possiamo contare. E anche se fosse reale,
non c'è nessuna garanzia che quanto ho letto faccia riferimento a questo luogo.
Marin era stranita. Dopo avere partecipato a tante battaglie di uomini e dei
nelle quali, per riportare solo temporaneamente la tranquillità sulla terra,
aveva visto versare tanto sangue (primo fra tutti quello del suo amato
allievo), le risultava davvero difficile credere che tutti i mali del mondo
avrebbero potuto cessare piantando una qualche specie di seme.
- Questa storia mi risulta irreale, Mylady.. - disse timidamente.
- Corrisponde a verità, invece. - le fece eeco un'altra voce.
D'un tratto, dalla prima scalinata del tempio di Mekar, discese la sacerdotessa
senza nome che aveva accolto Shiryu e gli altri cavalieri.
- Il Germa di Gea, custodito oltre il portaale "Halinogame", è realtà
e questo tempio, Mekar, è quello menzionato dalla leggenda di cui parlava
Athena. È il seme che riporterà la pace nel mondo, assorbendo in se ogni
principio di ostilità. Lady Saori Kido, è giunta al tempio di Mekar, come i
Platinum Saint si aspettavano. Perché ?
- Chi sei tu? - le rispose Marin, ponendosii fra Saori e la sconosciuta.
La donna, allora, diede ad Athena e alla sacerdotessa sua protettrice le stesse
spiegazioni già date prima a Shaina e poi agli altri cavalieri.
- Dea Athena, l'avverto che i Platinum Sainnt non gradiranno la sua presenza.
Potrebbero accanirsi su di lei subito dopo aver varcato la soglia del primo
tempio. E loro, sfortunatamente per lei, sono semidei e pertanto in grado di
uccidere le Divinità.
- Non ho paura. Più di una volta ho frontegggiato la morte. Questa non sarà di
certo la prima.
- Se anche così fosse... - disse, tristemennte la bonza - ...se anche fosse in
grado di sopravvivere come pensa di giovare alla battaglia? Nessuno di quelli
che lei chiama Cavalieri della Folgore Bianca le si inginocchierà ai piedi solo
perché lei è Athena. Non la tratteranno né più né meno che come un nemico da
eliminare e il suo apporto alla battaglia sarà, in ogni caso, indeterminante e
questo perché, mi duole informarla, l'accesso a Mekar è vietato a qualsiasi
divinità; chiunque trasgredisca questa regola perderà semplicemente i poteri
dopo aver calpestato il primo scalino di questo Grande Tempio.
Saori guardò gli occhi verdi della sacerdotessa del Buddha. Sembravano vuoti, a
prima vista, ma, a più attenta osservazione, le parve che un velo di tristezza
li coprisse.
- Dimmi il tuo nome, donna. Chi sei?
- Non si curi di me, Athena. Pensi a cosa ffare, invece. Non si getti in
un'inutile corsa suicida. A Mekar, l'incoscienza è pagata cara. In particolar
modo, dagli Dei...
Saori guardò un attimo verso il cielo, poi si rivolse a Marin con queste
parole:
- Marin, inizia la scalata di questo Grandee Tempio senza di me.
- Athena, ha intenzioni di tornare indietroo, forse?
- No. Ma ho qualcosa da fare qui, prima di iniziare a salire.
- Qualcosa da fare?
- Per favore, Marin. Non chiedermi nulla. FFai solo quanto detto e corri in
soccorso dei tuoi compagni. Io vi raggiungerò appena posso. Un'ultima cosa:
riferisci agli altri del Germe di Gea. Quel seme deve essere assolutamente
nostro. È fondamentale per fermare i Platinum Saint e per la salvezza delle
generazioni future.
Marin non fece più alcuna obbiezione e, dopo essersi raccomandata con Saori,
iniziò la scalata.
- Cosa hai in mente, Dea della Giustizia?
- Purtroppo, sacerdotessa misteriosa, hai rragione. Avevo letto anche del
divieto ad ogni divinità di mettere piede a Mekar, pena la perdita di ogni
potere. Quindi è vero, non ha senso affrontare i Platinum Saint come semplice
donna. Però... fuori da Mekar sono ancora un Dea e come tale posso ancora
usufruire dei miei poteri.
- Qual è il suo piano?
- Risveglierò dall'Ade quattro dei migliorii guerrieri che in vita mi furono
fedeli. Mi duole disturbare il loro sonno ma non ho altra scelta. I cavalieri
d’oro... Alcuni di loro, quelli che prima avvertiranno il mio richiamo,
torneranno a nuova vita, anche se solo temporaneamente.
- Athena..
La Dea si pose allora ai bordi di un'altura, iniziò a bruciare il suo cosmo,
aprì le labbra e, per la prima volta nella sua vita come Saori, cantò il suo
Madrigale:
"Dal sonno notturno, il miele vivente
di voi cavalieri si svegli potente,
dal niente più oscuro si crei nuovo fiore,
dal niente più eterno risorga il valore.
Che sboccino ancora i cuori guerrieri
di giovani vite stroncate ancor ieri..
Astrali di lode vi avvolgan di vita,
a Morte vi strappino via dalle dita,
le stelle superbe che un tempo domaste
vi rendano ad'ora il favor che donaste.."
La voce di Athena riecheggiò nel Kanyon. Il cielo tuonò.. Un lampo! Quattro
entità cosmiche raggiunsero la Dea a velocità incalcolabile. Tutte e quattro si
infransero alle spalle di lei, quasi investendo la sacerdotessa misteriosa che
però non si mosse di un millimetro. Dai crateri, a luce placatasi, emersero
quattro sagome nude. I colpi scultorei pulsavano di una luminescenza dorata
così nota a Saori.
- Siete arrivati. Grazie per avere accolto il mio invito.
Non ebbe risposta alcuna, se non pochi, flebili sospiri.
- C'è riuscita. Ha risvegliato dei cavalierri defunti. Ma a quale prezzo?
- Cavalieri, ascoltate le parole della vosttra Dea: mi duole incredibilmente
recare incomodo al vostro eterno riposo ma devo chiedervi di iniziare la
scalata di questo tempio, per portare soccorso ai cavalieri dello Zodiaco.
Io... vi ho strappato temporaneamente dall'abbraccio della morte ma, così
facendo, mi sono condannata. Sarò io adesso a dover occupare il vostro posto,
fino al vostro ritorno nel mondo di Hades. Ora andate e fate del vostro meglio.
Così dicendo, la Dea scomparve, per recarsi nell’Ade sulle ali degli Strati di
Spirito.
Le quattro figure iniziarono quindi a muoversi.
- Athena! Per ridar vita a costoro si è saccrificata; ma a cosa gioverà? Dove
sono le loro vestigia? I cavalieri di platino li massacreranno, se non potranno
contare su un Cloth valido!
- Siamo pronti a morire nuovamente, se neceessario! - tuonò una voce piena di
orgoglio e tracotanza.
- No, cavaliere! Non sarà necessario. - risspose allora la sacerdotessa. - Già
una volta avete provato il terrore della morte. Stavolta è una battaglia
gloriosa che riservate e io, per quanto posso, vi aiuterò.
Detto ciò, la donna si inginocchiò, chiuse gli occhi, e iniziò a meditare. Una
cosmo violetto l'avvolse e, se prima timido, rivelò in breve la sua vera
portata.
- Che potere incredibile!
La sacerdotessa aprì quindi gli occhi ed iniziò:
"Dalla Grande Nube di Magellano, vi invoco, stelle e costellazioni
ancestrali! Venite in mio soccorso, fornitemi quello che vi chiedo!
Permettetemi di bardare il petto guerriero di questi giovani uomini col vostro
potere!"
Il cielo si aprì, le nubi si spaccarono, un cerchio emanante luce oscura si
disegnò sopra il kanyon dal quale, attonite, le figure nude dei quattro gold
saints redivivi osservavano la scena.
Quattro involucri neri fuoriuscirono dal varco interdimensionale e, nel
dileguarsi, rivelarono altrettanti contenitori di un colore metallico
fluorescente. Le Cloth Boxes sembravano vibrare come se, dal loro interno,
qualcosa stesse cercando di liberarsi. Presto i quattro contenitori si
poggiarono a terra e, nel tempo di un respiro, si aprirono rivelando il loro
contenuto: quattro vestigia dai colori accesissimi e mantati di bagliore
stellare che suggerivano aggressività e sembravano promettere grande potere a
chi le avesse indossate.
- Cavalieri di Athena! - gridò allora la saacerdotessa. - siete pronti a
ricevere l'investitura? Le armature di Oliarhgon, il leggendario metallo
stellare, sono qui per ricoprirvi ed offrirvi la loro protezione.
I saint assentirono ed allora le armature si scomposero dalla loro forma
originaria e si mossero verso di loro. Mentre ciò avveniva, la bonza a loro
parlò così:
"Signore dei Poli, che in vita dominasti le energie fredde tutte, a te,
Camus, sian donate le vestigia della Anfora Sacra. Così come nuovi e più freddi
venti dalle tue mani spireranno, ancor il ruggito dei mari e di vortici
impetuosi avrai al tuo servizio." - Le vestigia arancioni dell'Anphora
vestirono Camus, mentre il suo cosmo dorato si tinse del colore del mare.
"Principe di Grecia, di orgoglio regale e cuore di leone fiero, a te,
Aioria, siano affidate le vestigia del Leone di Montagna. Se del Re della
Giungla già possedesti la forza imperiale, adesso la tenacia e l'astuzia del
Puma ti saranno fide compagne." - Vestigia di colore marrone e terra di
siena si composero sul corpo scultoreo di Aioria, mentre il suo cosmo si
riaccese in un beije lucente.
"Insidioso detentore della Cuspide Scarlatta che in Scorpio è arma
infallibile, che tu, Milo, sia rivestito delle vestigia della Razza Venefica.
Il veleno dello scorpione, già in se mortale, fresca acqua sembrerà rispetto
alla ago della Razza, nepente foriero di sventura altrui che adesso ti sarà
proprio." - Un'armatura di colore verde scuro, quasi fluorescente, andò
quindi a coprire il corpo di Milo e di verde accecante si tinse il suo cosmo.
"Oh, giardiniere malefico di rose fatali, il cui polline è profumo
tombale, tu, Aphrodite, spietato cultore di perfezione, riceverai le mortali
vestigia della Rosa Malefica.. Se prima sol tre fiori del male sapesti
coltivare, le rose che dalle tue mani sbocceranno adesso si vestiranno di
iridescente ma ben più crudele bellezza." - Vestigia rosa e verde acqua
vestirono il corpo longilineo di Aphrodite, mutando l'oro del suo cosmo in un
cangiante insieme di sfumature.
Ad investitura completa, i tre Gold Saint si risvegliarono definitivamente dal
torpore che li aveva avvolti dalla loro rinascita.
- Vestigia di Oliarhgon?? - disse Aioria, oosservando il risultato
dell'investitura.
- Sì, cavalieri. Sono vestigia ancestrali ssuperiori ai Gold Cloth. Hanno la
proprietà di fornirvi nuovi poteri e di trasmettere queste nuove conoscenze
direttamente alla vostra mente. Ho scelto queste armature apposta per voi
perchè, fra le tante nel cielo di Magellano, a voi le più affini. Spero che vi
facciano sentire a vostro agio.
- Sono magnifiche. - replicò Aphrodite.
>
- Grazie, donna! - continuò Camus.
- Adesso è tempo di darvi delle spiegazionii.
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Intanto, nella casa della Bertuccia Emulatrice, Moka si preparò ad attaccare.
- Allora, Shun! È arrivato il momento per mme di usare la mia arma, la Platinum
Rope! Vediamo se sarai in grado di fronteggiarla..
Detto ciò, Moka estrasse dalla sua vestigia le corde di filamenti di platino
che gli facevano da cintura e da coda.
- Delle corde?
- Sì, diciamo che funzionano un po' come lee tue catene. Solo che, una volta
individuate il bersaglio, non lo lasciano andare finché non lo stritolano.
- Non te lo permetterò! - rispose Andromedaa, dirigendo l'attacco del Nebula
Chain contro Moka, nella speranza di sorprenderlo.
- Folle, allora non hai ancora capito con cchi hai a che fare??
Moka lanciò la sua Platinum Rope contro le catene del nemico; questa si divise
si cento, forse mille cloni. Le catene di attacco furono distrutte
completamente dalle corde le quali, nel dirigersi verso Shun, sfondarono anche
la difesa del Circle Chain, avvolgendo ferocemente il corpo del saint di
Andromeda.
- CONSTRICTOR TAILS! Una stretta fenomenalee che non lascia alcuna speranza! Un
trucchetto insegnatomi da Eden, Vice-Generale della costellazione del Serpente.
- Maledetto!
- Modifichiamo un po' la leggenda. - lo schhernì Moka. - Muori stretta da corde,
principessa Andromeda!
La stretta del Rope continuava ad aumentare e vani furono i tentativi di
liberarsi del cavaliere di Athena. Andromeda sentì le sue vestigia
scricchiolare e poi cedere. Presto gli mancò del tutto il respiro. Shun si
sentì svenire, impotente e stremato. Stava morendo.
- È un peccato doverlo fare, cavaliere, ma devo aumentare la stretta, mi
'spiace. Degli uomini senza scrupoli come voi, che vogliono turbare un
equilibrio di secoli, non possono sopravvivere. Adesso la Platinum Rope ti strangolerà.
Le corde di Moka avvolsero anche il collo di Shun e, dopo questo, la sua testa,
spezzando il diadema che proteggeva il suo capo.
- È la fine!
La corda di platino si avvolse ancora
di più attorno a Shun, il suo corpo non era più visibile.. Moka tirò indietro
la sua corda facendo rigirare il corpo avvolto del saint come una trottola.
Quando il twister mortale si concluse e la corda si fu completamente srotolata,
al posto dei resti del cavaliere di Andromeda, vi era il nulla. Eppure il suo
cosmo era scomparso.
- Cosa significa tutto ciò?!? - gridò, incrredulo, il tenente.
***
Nella casa del Cinghiale Furioso, Flegias si apprestava a dare il colpo di
grazia a Shiryu.
- È doloroso, cavaliere dall'anima profondaa ma non posso perdonare la causa che
stai perseguendo. Prima di morire, avrei almeno voluto chiederti perché, ma non
c'è ne stato il tempo.
Flegias puntò le zanne ricurve sul suo pugno in direzione della testa scoperta
di Shiryu.
- Riposa, adesso.
Un grugnito lo interruppe. Il Tenente si girò per vedere Cromo, la sua amata
cinghiala, sospesa a mezz'aria da una qualche forza misteriosa.
- Cosa succede? Non può essere opera di Shiiryu!
La stessa forza che aveva alzato Cromo in aria fece capitombolare il povero
animale contro il suo padrone che, però, lo fermò facilmente.
- Stai bene, piccola mia? - disse, carezzanndo il muso della bestia che,
alquanto confusa, continuava a grugnire. - Telecinesi. Ora non sento più nulla
ma prima, per un attimo, mi è sembrato di percepire un cosmo estraneo. Che
fosse di.. Bisogna indagare ma, prima, devo eliminare Shiryu.
Nel rigirarsi, Flegias constatò che il corpo privo di sensi di Shiryu era
scomparso. Nel riempirsi di rabbia, si sfiorò con le mani la cintura e si
accorse che il sacchetto nel quale teneva l'erba di Artemide rimastagli era
scomparso anch’esso.
- Chi ha osato?!? - tuonò il Tenente, ormaii fuori di se.
***
Marin aveva finalmente raggiunto la bocca del tunnel del Ratto Malvagio. Piena
di risoluzione, vi entrò dentro. Le sembrò di intravedere una sorta di cerchio
emanante una luce tenue, all'entrata ma, non curante, lo oltrepassò. Davanti ai
suoi occhi, scomparve il fatiscente Tempio del Ratto e si ritrovò in una stanza
di forma ovale, una sorta di terrazza sospesa e coperta, circondata da corte
colonne di ordine Corinzio. Una maestosa clessidra si trovava al centro della
camera e poté vedere della sabbia bruna scorrere, lentamente al suo interno.
Una voce maschile la sorprese:
- Benvenuta, Marin dell'Aquila, Sacerdotesssa Guerriero di Grecia.
La figura di un cavaliere si materializzò davanti ai suoi occhi. L'uomo, il cui
volto era celato da una maschera nera a mezzo volto, indossava un'armatura di
platino.