Capitolo I
La Democrazia non è bene, ma opportunità migliore

 

"La democrazia trionfa un'altra volta. Già nel 1918 la vittoria degli
Alleati era apparsa come la vittoria non solo di alcuni Stati
democratici, ma della democrazia in quanto idea ed istituzione.
Allo stesso modo, nel 1945, la vittoria conferisce nuova giovinezza
alle idee democratiche: su questo punto viene a confermare quella
del 1918 e ne estende i risultati
."

R. Remond

 

1.1 Relativismo politico nel concetto di Democrazia e Totalitarismo

La democrazia potrebbe essere identificata come la manifestazione assoluta della volontà di potere di un intero popolo; d'altra parte come ogni forma governativa-politica è l'essenza stessa della volontà di potere. Tuttavia nella democrazia si sono incarnati ideali ritenuti, a parer mio, opportunamente "giusti" per lo sviluppo socio-culturale dell'umanità intera. Per cui l'essenza democratica è un'utopia irraggiungibile e nel corso della storia ha fagocitato ideali non appartenenti alla sua essenza. La democrazia è quindi una mosaico di dottrine etiche e morali attentamente selezionate e interpretate come unico centro di un sistema politico-sociale, adatto per la manifestazione di un bene collettivo alquanto illusorio. Dunque, la democrazia, intesa come la intendiamo noi odiernamente, non è quel sistema politico e quell'essenza sociale che nacque nella demo-cratia delle poleis greche, verosimilmente l'unica assoluta democrazia reale, ma è una figlia nata e cresciuta dalla cultura radicata del XX° secolo, pensata, talvolta superficialmente, come unica forma "giusta" del sistema. Paradossalmente non possiamo affermare l'esistenza di un sistema politico "giusto" ed assoluto ma solo di uno opportuno, adatto per un determinato contesto storico; ciò non implica, tuttavia, l'inesistenza di un sistema unico opportuno che sia conciliante con qualsiasi manifestazione storica, contenente originali situazioni culturali e sociali. Nel passo di Remond sembra che il sistema democratico sia stato oggettivato come sistema "giusto" assoluto. La vittoria degli Alleati è ritenuta come la vittoria del bene sul male, dell'unica possibilità di giustizia. Ma in una dettagliata interpretazione storica possiamo carpire l'essenza di una democrazia "fittizia": fardello degli Alleati e di un certo tipo di cultura e società. Mi pare alquanto paradossale identificare in alcuni Stati l'essenza della democrazia, in quanto il loro sistema politico porta in grembo una democrazia relativa con ideali non democratici ma altrettanto opportuni. La vittoria democratica della II^ Guerra Mondiale è la vittoria degli ideali che noi reputiamo necessari per lo sviluppo di una società  improntata su una metafisica dell'ordine insita nell’uomo e dell'uguaglianza; ciò nonostante  la democrazia non ingloba questi ideali ma rappresenta la via più opportuna, e quindi non assoluta, per arrivare a queste chimere ideologiche. La via più giusta non esiste, ma esiste una via opportuna o ritenuta tale per la manifestazione di fenomeni storici. La democrazia è una fase decisionale dell'umanità dettata dalla necessità di un ordine metafisico insito nella natura essenziale dell'uomo; è la decisione, a parere dell'uomo, di ciò che porterà allo sviluppo storico migliore, per cui, DEMOCRAZIA NON E' BENE, MA OPPORTUNITA' MIGLIORE. Su tale base dobbiamo meditare sulla manifestazione passata della storia; la vittoria degli Alleati ha portato ad un sistema particolare e determinato che adesso ci appare come il migliore.Tuttavia  non possiamo valutare l'alternativa ed antitesi del sistema democratico, cioè quello totalitario, come il peggiore o l'ingiusto poiché non possiamo conoscere lo sviluppo storico caratterizzato da tale forma; inoltre ipotizzandolo non concluderemmo nulla. L'unica cosa che potremmo asserire è che, in quel momento, la decisione del totalitarismo ci sembrava la "meno giusta". Per ciò dobbiamo necessariamente notare che l'uomo persevera nella direzione che ha intrapreso da tempo, probabilmente ritenendola la più giusta; altrimenti non potremmo spiegare la vittoria degli Stati dell'Intesa contro gli Imperi Centrali nel 1918 e degli Alleati contro il nazi-fascismo nel 1945. Il punto in comune è sempre lo stesso: quando due ideologie sono valutate entrambi "giuste", e quindi opportune, si devono necessariamente scontrare; la vincitrice risulterà la più “giusta”.

 

1.2 La dialettica tra ideologie.

L'affermazione di un'ideologia, tale anche la democrazia, nasce, vive e muore nel sangue dell'umanità. E' una sorta di dialettica ideologica basata sullo scontro di dottrine con caratteristiche altrettanto ideologiche. Lo scontro dialettico è dovuto a ciò che rappresenta il manifestarsi di ideologie opposte, cioè quelle ideologie che hanno una struttura fondamentale completamente contrastante e differente, per cui, la presenza dell'una implica l'eliminazione dell'altra. La dialettica delle ideologie e dei sistemi politici possiede per essenza un ritmo biologico in continuo vivere ed evolversi, come, tra l'altro, affermava anche lo storico greco Polibio. Lo scontro ideologico, e soprattutto del conflitto tra  la manifestazione del Totalitarismo e Democrazia è testimoniato dai fenomeni storici, il conflitto tra Sparta ed Atene ne è un ottimo esempio. Potrebbe giungere il dubbio che la necessità dell'affermazione della democrazia nella sua essenza relativa, come già accennato , non debba essere sviluppata in un "bagno di sangue". Tuttavia vorrei portarvi in memoria solo qualcuno dei recenti conflitti combattuti, per l'istituzione di un sistema democratico, da Paesi denominati democratici, come la Guerra del Golfo (Gennaio-Febbraio, 1991) o ancora più recentemente la Guerra del Kosovo (Marzo-Aprile, 1999). Naturalmente vi chiedo di lasciare da parte altre eventuali cause come quelle di tipo economico o strategico-militare e di assumere la prospettiva del conflitto ideologico. In entrambi i casi, infatti, si è visto uno scontro che si impregna tra due sistemi: il Totalitarismo e la Democrazia. Non possiamo esattamente, in tal senso mi avvalgo di un relativismo politico, dire quale sia il "giusto" o "ingiusto" tra i due sistemi citati e tanto meno giudicarli entrambi per le proprie conseguenze, poiché le conseguenze non sono causate dal sistema applicato politico ma dall’uomo stesso. Per fare un esempio: il genocidio albanese in Kosovo è una conseguenza di un Totalitarismo "fittizio" tanto quanto le Democrazie occidentali; è la degenerazione del sistema politico assoluto-ideale del Totalitarismo stesso, un figliastro che prende il nome di Tirannia. Il Totalitarismo ideale-assoluto ha gli stessi obiettivi della Democrazia ideale-assoluta mantenere un ordine, insito in “quell'animale metafisico” che è l'uomo, e l'uguaglianza. Purtroppo questi sistemi tanto assoluti quanto ideali sono irraggiungibili poiché  l'uomo tende a far degenerare il tutto per principio di decadimento. Quindi tali strutture sistematiche ideali potrebbero essere immaginate solo come un Faro che illumina il luogo in cui edificare; ma sarà sempre lo stesso l'uomo il soggetto che dovrà costruire la struttura con conseguenti errori di fondamenta.

 

1.3 Concetto di Totalitarismo positivo e Totalitarismo negativo.

Dunque possiamo dare una definizione di concetto di Totalitarismo e Democrazia ? Certamente dobbiamo contestualizzare storicamente i due fenomeni. Il Totalitarismo nella sua essenza era già presente nell’antica Grecia e non necessariamente era ritenuta l’antitesi della stessa democrazia; per analizzare il totalitarismo greco (chiamato più comunemente Tirannia) è strettamente necessario dissociare assolutamente il significato di Totalitarismo dalla negatività e dai valori che lo ha contrassegnato nell’ultimo secolo e, quindi, individuare l’essenza dello stesso, che come è successo per la demo-cratia di Atene, ha visto il proprio manifestarsi e sviluppo nella polis. Il contesto storico delle poleis evidenzia che talvolta la nascita della tirannia è dovuta dalla necessità di ordine che l’uomo richiede per essenza. Senofonte (IV sec. a.C.) nella “Costituzione di Sparta” elogia la manifestazione della tirannia come essenza stessa dell’ordine; poiché insita nella stessa,  la disciplina ferrea e quindi la morale “giusta” radicata nei costumi. Dunque la Tirannia diviene una l’essenza di ciò che non è; più semplicemente il compito del sovrano è mantenere un ordine precostruito di tutte le cose ma per eseguire tale dovere deve tessere nell’essenza della Tirannia essenze non appartenenti ad essa, come la convinta disciplina e morale. Esse si insinuano nell’essenza della Tirannia per   il manifestarsi nel contesto reale politico-sociale, sono delle conseguenze necessarie. Ma queste conseguenze necessarie devono essere applicate per lo sviluppo dello Stato-città, per cui il modo più semplice e pratico è usare la forza, o indirettamente, un regime di oppressione verso chi non approva il sistema diventato oramai assoluto. In tal modo l’essenza della Tirannia viene alterata da altre essenze, per cui le conseguenze divengono l’essenza stessa della causa, e la causa fondamentale iniziale viene omessa definitivamente. La Tirannia non diviene una forma di governo fondato sull’ordine e sull’uguaglianza, ma una manifestazione di negatività dovuta al modo di applicazione nel contesto reale storico. Senofonte  interpreta la Tirannia totalitaria come antitesi perfetta della Democrazia, confermando ciò che effettivamente potremmo ipotizzare originariamente. Tuttavia esiste una sintesi probabile del Totalitarismo e Democrazia, e si è manifestato ancora una volta nella Grecia delle poleis. La forma di governo della democrazia dell’Atene di Pericle è abbastanza eloquente a riguardo. Tucidide (V sec. a.C.) afferma che il sistema politico di Pericle è essenzialmente << una forma di governo che non limita le leggi dei vicini, ma si propone a questi come esempio. E’ sistema volto non all’interesse dei pochi ma a quello della maggioranza, ed il suo nome è democrazia. Le leggi garantiscono a tutti l’uguaglianza negli affari privati e nella partecipazione delle cariche pubbliche nessuno viene preferito per le sue origini sociali più che per i suoi meriti, né certo a causa della povertà, se qualcuno può far del bene alla città, trova ostacolo nell’oscurità del suo certo >> (II, 37, 1). Sembrerebbe la descrizione di una costituzione democratica ma affettivamente si tratta di una sorta di Totalitarismo volto verso la Democrazia; un istituzione paradossale in certe interpretazioni, ma un istituzione che ha visto la propria manifestazione in un contesto storico reale . In questo caso l’essenza del Totalitarismo si è quasi fusa con quella della Democrazia. Paradossalmente potremmo riscontrare  nella costituzione governativa di Pericle delle caratteristiche in simbiosi con le democrazie occidentali moderne, in tal senso lo storico Tucidide continua riferendosi allo stesso statista greco Pericle sostenendo che << controllava la massa dei cittadini compatibilmente con la libertà; non era guidato da essi, ma piuttosto era lui a guidarli [...] il regime pericleo fu una democrazia di nome, ma nei fatti un governo del primo cittadino >> (II, 65-9). Constatato che la Democrazia appare come un’ideologia e non come un’essenza raggiungibile con la prassi, l’applicazione di essa richiede dei “compromessi” necessari con il Totalitarismo. L’esempio pericleo non si discosta completamente da alcune forme politiche e sociali affermatesi nell’ultimo secolo e ritenute apertamente democratiche. Gli stessi Stati Uniti hanno come essenza politica ciò che odiernamente chiamiamo una “Democrazia guidata” che consiste in una maggioranza di cittadini che scelgono un cittadino, ma il cittadino scelto, divenuto, come lo stesso Tucidide scriveva, un “primo cittadino”, ha il compito di far rispettare la libertà con una determinata morale e preciso ordine, e quindi contemporaneamente comandandoli e guidandoli verso il rispetto di un’uguaglianza di base e la strada, ritenuta la migliore, verso lo sviluppo sociale ed economico dello Stato. Questo sistema politico ha per essenza un totalitarismo, e inverosimilmente  costituisce la base anche di altri totalitarismi ritenuti “negativi” come la Germania nazista di Hitler o l’Italia fascista di Mussolini, tenendo presente naturalmente i relativi contesti storici, questi regimi sono nati grazie ad una democrazia degenerata sviluppatasi in maniera abnorme sotto una oclocrazia dando origine ad un Totalitarismo. L’origine moderna del totalitarismo non è dovuta ad una democrazia relativa consapevole come nella polis ateniese ma dalla massa disomogenea e senza valori politici radicati; a riguardo H. Arendt scrive << I movimenti totalitari mirano ad organizzare le masse […] I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque ci sono delle masse che per una ragione o per l’altra si sentono spinte all’organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancante di una specifica coscienza classista >> (pp. 427, 431 – Le origini del totalitarismo).  Dunque il totalitarismo moderno è figlio della democrazia, o meglio della struttura deforme della stessa; tuttavia dobbiamo tener presente che il totalitarismo, come lo intendono ed interpretano odiernamente, è la degenerazione della sua stessa essenza, dovuta alla conseguenza dell’applicazione nel contesto storico-reale. Spiegandomi vi riporto alla concezione politica dello Stato pericleo, in cui l’essenza totalitaristica aveva trovato nel modo migliore una collocazione nella storia, nel tal caso un rappresentante e cittadino era stato scelto dalla maggioranza dei cittadini per essere comandati e guidati. Lo sviluppo di tale manifestazione ditotalitarismo avviene ancora nelle democrazie moderne. Un rappresentante viene scelto da una maggioranza del popolo, e costui ha il diritto di amministrare come meglio credo, basandosi su una determinata ideologia, lo sviluppo del proprio Stato. E’ chiaro che nel suo agire deve rispettare il diritto di libertà di ogni cittadino, ma nello stesso tempo deve inserire nelle proprie istituzioni il principio di ordine e uguaglianza. Questo Totalitarismo si differenzia da quello conosciuto precedentemente, poiché non è la conseguenza di una oclocrazia, degenerazione della stessa democrazia, ma è una conseguenza della democrazia, è una scelta consapevole di una maggioranza del popolo che ha oggettivato la propria volontà di potere verso un rappresentante. Dunque c’è una distinzione tra il primo Totalitarismo (negativo) e il secondo Totalitarismo (positivo). Entrambi, tuttavia, agiscono con uno scopo comune, lo sviluppo migliore, almeno ritenuto tale, del proprio Stato e propria nazione. Nonostante ciò il primo attua la propria ideologia nel contesto reale applicando l’eliminazione e soppressione del regime liberale (fondato sulla libertà individuale che comporta la libertà di comunicazione, di stampa, di pensiero e parola) e quindi sopprimendo l’opposizione e minoranza politica imponendo una propria morale ed etica; il secondo accetta la propria opposizione, anche se con la propria struttura istituzionale indirettamente, almeno nella pratica, la opprime o almeno la blocca. Il Totalitarismo positivo può essere di tipo pericleo, cioè un uomo scelto da una maggioranza gestisce e guida il proprio popolo come meglio crede, o di tipo rappresentativo, in questo caso il popolo sceglie dei rappresentati che lo rappresenti in assemblee nazionali e che compiano nel contesto reale le scelte migliori. Il Totalitarismo positivo, quindi, può essere identificato come Democrazia relativa, non è la maggioranza del popolo che decide ma qualcuno scelto dalla stessa decide ed interpreta come meglio crede il tessuto sociale. A differenza del Totalitarismo negativo, il Totalitarismo positivo non tende a perpetuare la struttura governativa verso un infinito tempo ma è determinato, e questa è la forza di tale totalitarismo in quanto c’è uno cambio continuo di idee che non lasciano ristagnare la situazione politica e sociale; dando origine ad una fase dinamica della politica e non statica.  Su ciò Popper sosteneva che  la democrazia è quel regime che consente al popolo di sbarazzarsi nel modo più rapido e incruento del proprio governo quando questo non viene più ritenuto in grado di svolgere il compito affidatogli.

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