Un recente Simposio
internazionale organizzato dall’Ispesl sul tema “Priorità e
strategie di ricerca nella tutela della salute dei lavoratori: l’indagine
Ispesl” offre l’opportunità di riflettere su due temi di fondo:
-
il trasferimento
delle conoscenze a quanti operano nel campo della prevenzione;
-
le modalità con cui
vengono individuate le priorità per i piani di ricerca definiti
dagli istituti e dai fondi finalizzati.
I compiti dell’Ispesl e
la definizione dei “Piani di ricerca”
Secondo il Piano
triennale 1998-2000 l’Ispesl ha tra i suoi compiti istituzionali
quello di promuovere la ricerca all’interno di tre “Aree
fondamentali”:
-
Sicurezza
tecnologica,
-
Definizione, misura e
valutazione del rischio;
-
Identificazione,
misura e valutazione degli effetti.
Nell’ambito di queste
tre aree la ricerca Ispesl è stata indirizzata, fino ad oggi, a “temi
tra cui l’Istituto individuava delle priorità in relazione alle
problematiche più attuali e facendo riferimento agli indici di
frequenza e gravità degli infortuni e delle malattie professionali”.
Questi fino ad oggi i criteri utilizzati dall’Istituto nella
definizione dei Piani annuali di ricerca anche quindi dell’ultimo
Piano annuale approvato nel 1998.
Con la recente indagine realizzata dal Dipartimento di medicina del
lavoro, e presentata nel corso del simposio del 22 e 23 marzo scorso, l’Ispesl
ha voluto utilizzare un nuovo strumento per la identificazione delle
priorità nel campo della ricerca nel settore della salute e della
sicurezza sul lavoro.
La tecnica utilizzata è quella del metodo Delphi, pertanto, mediante
invio di questionari in due fasi, sono stati intervistati:
-
gli Istituto e le
Cattedre universitarie di Medicina e Igiene del Lavoro, nella figura
di Professori ordinari, Professori associati e ricercatori, autori
di gran parte della ricerca nel settore Osh,
-
le Aziende sanitarie
locali, nella figura dei direttori dei Dipartimenti di prevenzione
quotidianamente impegnati sul territorio in attività di
sorveglianza e vigilanza per quanto attiene i luoghi di lavoro”.
Considerando inoltre che “in molte Asl sono attivi gruppi che
svolgono ricerca finanziata a livello nazionale e/o regionale”
-
parallelamente l’indagine
ha previsto il coinvolgimento delle Parti sociali, “in funzione
dello specifico ruolo che in questo ambito esse assumono nei diversi
settori lavorativi”.
Come si può dedurre da
una attenta lettura del Documento di presentazione dell’Indagine
(di cui rendiamo disponibile il testo integrale), vi sono considerevoli
differenze tra le tematiche che hanno raccolto maggiormente il consenso
dei testimoni privilegiati individuati dalle Organizzazioni sindacali, e
quelle suggerite da altri testimoni privilegiati, in particolare dagli
esperti universitari. Qual è il motivo di questi differenti punti di
vista?
Gli esperti provenienti dalle Università sostengono che è una
questione di “trasferimento delle conoscenze”: problemi come il
rumore e gli infortuni, ad esempio, che sono tuttoggi presenti con una
significativa incidenza negli ambienti di lavoro, vengono individuati
ancora come prioritari dagli operatori interni al mondo del lavoro
mentre, in realtà, in molti casi non si tratta di realizzare ulteriori
ricerche, bensì di diffondere le conoscenze relative alle misure
tecniche-organizzative attuabili.
Secondo gli esperti del mondo del lavoro, invece, come hanno sostenuto nel
loro intervento al seminario, se è vero che il trasferimento delle
conoscenze è indubbiamente questione critica nel nostro sistema
nazionale della prevenzione, va, tuttavia, preso in considerazione anche
un altro problema. Le ragioni della diversità dei punti di vista, tra i
due gruppi di soggetti intervistati, va ricercata in realtà anche nel
fatto che il secondo gruppo si interroga maggiormente sulla finalità
delle ricerche, sulla loro applicazione pratica e si interessa, in
sostanza, più di ricerca applicata che di ricerca teorica.
Due esempi significativi: la prevenzione dei rischi connessi alla fatica
mentale e quelli connessi ai movimenti ripetitivi degli arti superiori e
inferiori, problemi entrambi considerati dai lavoratori europei nella
Seconda Indagine sullo stato di salute in Europa (realizzata dalla
Fondazione di Dublino nel 1996), come problemi significativi cui dare
prioritariamente delle risposte. Pur essendo state condotte numerose
ricerche su queste due tematiche è, tuttavia, noto che non sono ancora
disponibili metodi di valutazione dei rischi, sufficientemente e
adeguatamente verificati che dovrebbero essere messi a punto per poter
essere utilizzati dalle figure aziendali della prevenzione. Q Q uesti
aspetti andrebbero quindi privilegiati nel fare ricerca: la
disponibilità di questi strumenti permetterebbe, infatti, di fare
considerevoli passi avanti nella individuazione - valutazione - gestione
anche di questi due rischi emergenti.