Petra

di Luca Brunori

Della polemica sul fumetto popolare e il fumetto d’autore

Premessa
                    La discussione, poi degenerata in polemica, tra �fumetto popolare e fumetto d’autore� prosegue da tempo immemore ed � sempre stata caratterizzata da interventi troppo brevi ed improvvisati, molto appassionati e poco riflettuti. Si presenta pertanto la necessit� di fare il punto della situazione, di affrontare il ragionamento da molteplici angolazioni, meditando sulle argomentazioni a sostegno delle varie tesi ed offrendo quindi spunto per ulteriori contraddittori senza la pretesa di dire parole definitive. Questo opuscolo nasce principalmente dall’esigenza di risolvere quegli equivoci che possono essere sorti, anche in seguito ad affermazioni di chi scrive, lungo il percorso di questa polemica per evitare per quanto possibile che altri in futuro ne nascano.

                    Per prima cosa cerchiamo di non aumentare la confusione che deriva dall'uso della parola �autore�: nella locuzione �fumetto d'autore�, �autore� acquista un significato diverso da quello usuale, quando indica una persona. Da qui in avanti nel testo useremo dei nomi propri al posto dei sostantivi e precisamente chiameremo Petra il fumetto d'autore e Alan il fumetto popolare sperando che la scelta di un nome femminile non crei troppi problemi a livello linguistico. Per quanto riguarda l’appartenenza dei due nomi ad altrettanti personaggi, hanno solo un valore rappresentativo: una volta deciso di adottare questo sistema dei nomi propri ci siamo sentiti liberi di sceglierne due che ci piacessero, come nomi e come personaggi.

Quando nel linguaggio comune diciamo �fumetto d’autore� la parola �autore� non ha una valenza propria ma serve ad indicare una qualit� del fumetto. Al contrario quando � usata per dire, ad esempio: �Anche un fumetto popolare � realizzato da un autore� (tipica frase di chi non avendo argomentazioni valide si rifugia nei giochi di parole), con �autore� si intende una persona fisica, cio� il suo normale significato.

I termini della discussione
                    Dopo tanti anni che la polemica dilaga si � arrivati persino a smarrire il punto di partenza che non era decidere se fosse migliore Alan o Petra, bens� se fosse giusto adottare una tale divisione oppure no ed in quali misure. Ci siamo impantanati pi� che altro cercando di dare una definizione di Petra. Nel momento in cui si andava a verificare la nostra brava definizione, collocando i primi autori o i primi fumetti che ci passavano per la testa dall'una o dall'altra parte, regolarmente ci si accorgeva che alcuni potevano stare da entrambe. Allora si cominciava a limare, cambiare qualche parola, una virgola, e via definendo finch� tutti noi che ci abbiamo provato prima o poi ci siamo miseramente arresi.

                    Il fatto stesso di cercare, in questo contesto, una definizione soltanto a Petra implica il dare per scontato che Alan non necessiti di alcuna in particolare: praticamente Alan s’identifica con il fumetto, ma allora Petra, non essendo certamente alcunch� di diverso dal fumetto, non pu� che essere la stessa cosa di Alan e la discussione finisce qui; invece va avanti da tanti anni, quindi evidentemente c'� dell'altro. C’� qualcosa di sfuggente che complica la vita, ma rende intrigante la questione, ed � ci� che qui cercheremo di inquadrare.

                    Il fumetto nasce come mezzo popolare: � stato detto, e noi condividiamo, che la data convenzionale della sua prima apparizione corrisponde pi� esattamente al suo sviluppo come industria, vale a dire alla maggiore diffusione popolare; poi per� cresce, si evolve e si arriva dopo alcuni decenni ad un panorama molto variegato comprendente anche fumetti che innegabilmente esulano dall'industria del fumetto, dalla larga diffusione che caratterizza la quasi totalit� dei fumetti in circolazione. Il nocciolo quindi consiste nel decidere se queste mosche bianche (Petra) devono essere inquadrate e studiate come un fenomeno particolare, diverso dalla gran massa di fumetti prodotti (Alan), oppure ignorati come piccola goccia nel grande mare di cento anni di storia del fumetto. Detto cos� sembra quasi un falso problema di futile importanza, eppure tiene banco da molto tempo, tante parole sono state spese in incontri, dibattiti, articoli, botte e risposte nelle pagine della posta; grandi litigi ne sono derivati e tutti almeno una volta ci siamo sentiti o siamo stati costretti a dire la nostra.

                    Probabilmente � iniziato tutto quando qualcuno ha affermato che Petra era meglio di Alan, pi� intellettuale, pi� intelligente, pi� colta, pi� raffinata e ci� ha scatenato le ire di lettori, autori, editori di Alan. Si � individuato questo qualcuno in Alfredo Castelli, ma forse i suoi toni erano pi� pacati e le sue intenzioni non certo quelle di scatenare un putiferio. Successivamente � anche accaduto che editori di riviste di prestigio abbiano creduto di aumentare le vendite pubblicando Alan e spacciando l'operazione come la dimostrazione che ormai Alan, evolutosi, equivaleva a Petra il ch� faceva piacere agli editori di Alan che vedevano �nobilitati� i loro personaggi. In pratica, fautori di Petra (gli editori delle riviste) si sono atteggiati a partigiani di Alan pubblicandoli sulle loro testate e gli editori di Alan hanno implicitamente riconosciuto (o finto di farlo) il diverso rango culturale di Petra permettendo, e mostrandosi compiacenti, di affiancare i loro personaggi su pubblicazioni tipiche di Petra. Tutto questo ha sortito l'effetto di rinvigorire una polemica che poteva lentamente sopirsi oltre che dare vita a sperimentazioni di cui nessuno sentiva la mancanza. Adesso tutti piangono la presunta morte di Petra ed ecco, a bocce ferme, questo tentativo di mettere ordine, di fornire elementi di riflessione.

Riflessione
                    Proviamo ad ipotizzare di essere tutti d'accordo sull’esistenza di una qualche diversit� tra Alan e Petra e sul fatto che questa rappresenti soltanto una sorta di classificazione. Possiamo adesso cercare di individuare quali siano queste differenze; nel farlo forse saranno citate definizioni gi� espresse da altri senza indicarne la fonte, chiediamo scusa ai diretti interessati ed invitiamo comunque tutti a confrontare quanto segue con i vari interventi, passati e futuri, sullo stesso argomento in cui si imbatteranno per rendersi conto di quanti equivoci siano nati. Innanzi tutto, parlando di Alan e Petra, ci riferiamo solo ai fumetti e non ai rispettivi autori, alle opere e non agli artisti, ai prodotti e non ai produttori: questo � importante per non cadere nella trappola di voler collocare gli autori da una parte o dall'altra, negando che ciascuno possa realizzare storie sia di Alan che di Petra.

                    Alan nasce con il principale scopo di incontrare i gusti di un pubblico il pi� vasto possibile, di massa; Petra invece � rivolto dall'autore prima di tutto a se stesso e poi agli altri. Il fumetto � nato e cresciuto come mezzo di comunicazione di massa, facile da leggere ed accessibile a tutti, ma ci� non esclude la possibilit� di usarlo in maniera diversa, come arte anzich� artigianato. Il primo equivoco, che da sempre ha caratterizzato la discussione su Alan e Petra, � stato quello di voler vedere una simile distinzione fra �arte e artigianato� in senso dispregiativo verso quest'ultimo, invece si tratta del solito bisticcio di vocaboli usati convenzionalmente solo per chiamare in modo diverso realt� presunte diverse. Non � facile dare delle definizioni usando solo termini neutrali che non possono essere fraintesi come sinonimi di bello e brutto, buono e cattivo; e le difficolt� continuano quando per spiegarsi meglio si cade dalla padella nella brace nel tentativo di fare degli esempi. Niente vieta, infatti, che una storia nata solo dagli intimi sentimenti di un autore senza stimoli esterni e realizzata a priori solo per s� stesso senza pensare all'eventuale pubblicazione, possa avere un grande successo di pubblico; poi, dato che la carne � debole, lo stesso autore riprende il personaggio e continua la narrazione con altre storie che a quel punto non fanno altro che ricalcare ci� che il pubblico chiede e che magari non coincide pi� con ci� che l'autore sente dentro di s� e quindi si dovrebbe dire che la prima storia � Petra, le seguenti sono Alan... e tutto sommato � piuttosto difficile. Del resto non � da escludere neppure il percorso inverso, ovvero che un personaggio nato all'interno di una grande casa editrice, quasi collegialmente, dopo aver a lungo meditato sui gusti dei potenziali lettori, non possa coincidere perfettamente con ci� che l'autore avrebbe realizzato se pure avesse lavorato in piena ed assoluta libert�; affermare questo � ancora pi� difficile.

                    Il secondo grande equivoco nasce ribaltando il presunto disprezzo dei sostenitori di Petra nei confronti di Alan: Petra sarebbe per definizione tutto ci� che non � Alan, ovvero di difficile lettura, disegni e costruzione della tavola non accademici, storie astruse o inesistenti; tutto ci� che non pu� piacere al grande pubblico. Sull'assurdit� di quest’affermazione e sulla facilit� che incontrerebbe chi volesse smontarla con esempi concreti (che per il momento stiamo cercando di evitare) crediamo non vi siano molti dubbi, anche se naturalmente un fondo di vero c'�, solo che non � rappresentativo del tutto.

                    La terza pozzanghera in cui si rischia di affogare � la famigerata equivalenza: Petra = pubblicazioni lussuose, costose; Alan = pubblicazioni popolari, economiche. Un nostro carissimo amico ripete spesso che �un fumetto non dovrebbe costare mai pi� di diecimila lire�; questo ci ha fatto molto riflettere: perch� dobbiamo rintanarci nelle origini popolari del fumetto e chiudere la porta in faccia a esperienze diverse che non essendo destinate ad un grande pubblico, ma dovendo ugualmente sottostare alle leggi dell’economia, hanno necessariamente un prezzo un po' pi� alto, e per questo le vogliamo condannare? Perch� ci dimentichiamo cos� facilmente che Petra non � solo quella bella patinata delle costose riviste o dei volumi cartonati ma anche quella degli albi fotocopiati e venduti sulle gradinate di un palasport? Pensare di distinguere Alan da Petra osservando il tipo di pubblicazione che li ospita o, peggio, solo il relativo prezzo di copertina � una delle cose pi� stupide che si siano mai sentite; e lo diciamo a chiare lettere perch� non sorgano dubbi sulla contrapposizione di quest’affermazione nei confronti del presunto annullamento delle differenze fra Alan e Petra nel momento in cui vengono pubblicati insieme su riviste �di prestigio�. Oltre tutto chi parla di �annullamento delle differenze� fra Alan e Petra rinnega quanto aveva sempre affermato e vale a dire che tali differenze non sono mai esistite.

Una bella analisi delle �riviste di prestigio� � contenuta in un articolo di Alfredo Castelli nel n. 15 di �Fumo di China� (prima serie) dell’ottobre 1982: si intitola �Il mistero delle riviste� ed � particolarmente interessante perch� la descrizione della rivista ideale corrisponde a quella che poi Castelli insieme a Silver metter� in atto pochi mesi dopo quando assumer� la direzione di �Eureka!�. Soprattutto le considerazioni di Castelli si sono rivelate profetiche per quanto riguarda la fine che hanno fatto le riviste allora esistenti e perfettamente applicabili a quelle arrivate in seguito.

                    Altro ginepraio, a maggiore conferma dell’enorme confusione che regna in questa discussione, � quello dei fumetti stranieri che nel loro paese sono Alan e da noi diventano Petra (oppure, caso molto raro, il contrario). I motivi di questa metamorfosi possono essere sostanzialmente due: quello legato al tipo di pubblicazione: le strisce giornaliere statunitensi, Alan per definizione, diventano Petra nel momento in cui la traduzione in italiano viene ospitata solo su riviste e non su albi ad ampia diffusione; la spiegazione pi� ragionata pu� derivare dalla semplice osservazione che tali fumetti non rispecchiano i canoni che Alan deve avere da noi per essere tale. In particolare con una striscia al giorno sono lontanissimi dalle quantit� mensili a cui i lettori italiani sono abituati, quindi non potranno arrivare al grande pubblico, cio� non saranno mai Alan. L'assurdit� di questo ragionamento porta comunque ad una considerazione interessante: dare una definizione ad Alan piuttosto che solo a Petra. Parlando per massimi sistemi � facile sostenere che Alan deve avere caratteristiche di semplicit�, chiarezza, immediatezza, sia nel soggetto sia nella sceneggiatura e nel disegno, ecc. ma se ci caliamo nella realt� italiana, Alan, per essere tale veramente, deve anche avere un certo formato, determinate caratteristiche editoriali e soprattutto un’adeguata dose mensile di tavole. Pertanto da noi non potr� mai essere Alan un qualsiasi popolarissimo personaggio francese dato che un albo cartonato ogni anno (o uscite anche pi� rarefatte) non pu� competere con le cento pagine al mese dei nostri.

Per quanto si accennava alle strisce sindacate statunitensi giova sottolineare come per definizione, essendo pubblicate sui giornali quotidiani, siano anch’esse destinate agli adulti, mentre da noi il fumetto � stato introdotto esclusivamente come un prodotto per ragazzi. Ma non vale neppure dire che Alan � per i giovani e Petra per gli adulti, perch� noi abbiamo, a differenza degli Stati Uniti, tutta una vasta produzione di fumetti pornografici venduti regolarmente nelle edicole: Alan per i maggiori di 18 anni.

                    Per arrivare fino a qui siamo partiti dalla presunzione di considerare Alan e Petra come due classificazioni, il che comunque significa ammettere l'esistenza di una qualche diversit�; sono per� in molti ad affermare semplicemente che Alan e Petra non esistono ma �c'� solo il fumetto�, senza distinzioni. Questo ci riporta all'origine della discussione e quanto detto in precedenza servir� da base per il seguito.

                    Se dunque tutto il fumetto va considerato un unico calderone, ci potremmo trovare a confrontare una storia di un personaggio che esce mensilmente con quasi cento tavole ed una storia breve di dieci pagine senza un protagonista o con uno che non rivedremo mai in altri fumetti; oppure pu� capitarci un fumetto giapponese che, come � stato detto, si pu� leggere in quattro secondi per pagina e subito dopo un delirio grafico molto elaborato in cui nei soliti quattro secondi non si riesce neppure a decifrare il contenuto della prima vignetta; ancora, non � difficile imbattersi in fumetti che in poche decine di pagine narrano una quantit� di avvenimenti superiore ad altri fumetti diluiti in centinaia di tavole; esistono poi fumetti altamente didascalici ed altri senza parole. Si potrebbe proseguire a lungo ma il nocciolo della questione � che se dobbiamo confrontare tutto quanto insieme e poi esprimere giudizi personali, rischiamo di bollare con il pollice verso il novanta per cento del fumetto in circolazione. Se al contrario possiamo usare differenti metri per misurare, allora il risultato � ben diverso. Del resto se i cultori di Alan si trovano davanti a Petra, magari la disprezzano preferendo altri generi di fumetti; se teniamo le cose ben separate ognuno dovr� evitare di confrontare i fischi con i fiaschi.

                    Quanto sopra per dire in sostanza che Alan e Petra sono spesso talmente distanti che non si possono confrontare. Dopo aver letto un albo con una storia di Alan (magari composta da un ragguardevole numero di tavole) ci verrebbe subito voglia di leggerne un'altra tanto siamo stati coinvolti dalla vicenda ben narrata; dopo una lettura pi� impegnativa di una storia di Petra, magari di poche tavole scorse lentamente per gustarsi i disegni (anzich� correre dietro al ritmo del susseguirsi delle vignette), ci fermiamo a riflettere sugli argomenti trattati e per un po' di tempo non abbiamo voglia di leggere altri fumetti per non rovinare il gusto che ci ha lasciato. Petra ha un peso specifico diverso; spesso venti pagine di un grande autore ci coinvolgono tanto quanto duecento tavole del miglior Alan in circolazione. Coinvolgimento a livello intimo, personale, evidentemente diverso nel caso scaturisca dal rapporto tra un �autore� ed il suo pubblico oppure tra un �personaggio� ed i suoi lettori. Qui forse sta una delle chiavi di volta di tutto il discorso: se parliamo di personaggi � perch� poniamo prioritario il fumetto rispetto alle persone che vi stanno dietro (per quanto tempo masse di lettori hanno seguito dei personaggi, amandoli, affezionandosi a loro, senza conoscere i nomi degli autori?). Se invece affrontiamo l'argomento fumetti partendo dagli �autori� allora sosteniamo il maggior peso dell'uomo nei confronti delle proprie opere, in pratica mettendo tutto sullo stesso piano in cui si trovano gli artisti: dalla letteratura al cinema, dalla musica alla pittura. Nel caso precedente invece collochiamo il fumetto insieme ad altri prodotti di consumo �superflui� come ad esempio i giochi, e non a caso da qualche anno alle principali manifestazioni fieristiche dedicate ai fumetti si sono affiancati padiglioni di giochi.

Luca Raffaelli
                    Luca Raffaelli in un paragrafo contenuto in un recente saggio si chiede �Cosa � d’autore?� e si d� due risposte. La prima pi� problematica definisce �... quel fumetto che non esaurisce il suo valore nel pi� semplice effetto comunicativo, nel narrare o nel costruire la situazione umoristica�; la seconda �Ma il fumetto d’autore, all’interno di certe pubblicazioni e nel formato che gli � proprio e consueto, � principalmente quello che in qualche modo pretende, rivendica la sua qualifica.� (cfr.: Raffaelli, Luca, Il fumetto, Milano, Il Saggiatore, 1997, pag. 94). Se la prima definizione viene smantellata dallo stesso Raffaelli quando prova a fare degli esempi, cadendo nella trappola di cui dicevamo, la seconda non � priva di lati esposti con quella frase incidentale in cui fa riferimento al formato. Premesso che tutto il libro suddivide la storia del fumetto trasversalmente secondo i formati, la definizione nel suo insieme postula che chi vuol fare Petra necessariamente si rivolge alle riviste, mentre per Alan ci si accontenta di qualsiasi altro tipo di pubblicazione.

                    Poi Raffaelli inciampa a pagina 115: �Tutti i personaggi di quest’ultimo paragrafo dedicato al formato quaderno sono della Sergio Bonelli editore, e alcune loro avventure sono proposte anche in albi con formati pi� grandi, o in qualche rivista. Questo a indicare come certo fumetto seriale sia vicino alla qualit� del fumetto d’autore.� Ribadiamo fermamente che il parlare di Alan e Petra come due cose diverse, non significhi dire che l’uno � migliore dell’altro ma solo che non sono la stessa cosa. Finch� Raffaelli dedica un capitolo al �Formato d’autore� possiamo accettare questa come una convezione tipografica, geometrica, come parlare di �formato Tex� o di �formato Lupo Alberto� o anche estesa, oltre ai centimetri, alla periodicit�, alla rigidit� della gabbia delle vignette, al colore, ecc.. Ma se si arriva a dire che un fumetto � Petra perch� viene pubblicato su una rivista piuttosto che su un albo o che se un personaggio seriale (e qui lui d� per scontato che sia Alan) approda su tale rivista vuol dire che �qualitativamente� si avvicina a Petra, allora si dimostra se non altro l’effettiva necessit� del tentativo di chiarezza dato dal presente opuscolo.

Luca Boschi
                    Nel sottotitolo del suo libro Luca Boschi scrive: �Viaggio in vent’anni di fumetto d’autore italiano� e nel secondo capitolo, prima di iniziare a passare in rassegna tutte le riviste pubblicate dalla fine degli anni ‘70 in poi, si ferma �a prender fiato e fare un paio di considerazioni� la prima delle quali � proprio sul �Fumetto d’autore�. Spiegando, come si diceva sopra, che all’inizio degli anni ottanta Alfredo Castelli per primo afferm� l’esigenza di distinguere fra due tipi di fumetto, Boschi elenca una serie di caratteristiche peculiari di Alan e Petra veramente poco convincenti. �Da una parte, secondo questa ripartizione, starebbero i fumetti eseguiti con personalit�, gusto, cura tecnica del dettaglio, con personaggi credibili e sfaccettati; comics che perlopi� si esprimono attraverso trame non troppo lunghe, sviluppate in un arco di pagine contenuto. Dall’altra parte stanno invece i fumetti pensati, scritti e disegnati quasi di corsa e un tanto a pagina; in casi estremi addirittura dettati per telefono al disegnatore e dialogati dopo la consegna delle tavole, inchiostrati con pennellate grasse e guizzanti atte pi� a rendere l’idea che non a descrivere i particolari.� Quello che stiamo qui cercando di spiegare � proprio l’idea che le differenze fra Alan e Petra non siano queste: perch� se le cose stanno cos�, prima o poi si arriva alla logica conseguenza che Alan sta attualmente avvicinandosi molto a Petra data la maggiore cura con cui le storie vengono realizzate. Secondo noi invece Alan ha semplicemente acquisito ci� che in tempi pionieristici mancava e che si riassume nella parola �professionalit�.

Certamente ancora oggi esistono due tipi di Alan, quello molto curato con grande mestiere da autori con alle spalle grosse case editrici e quello realizzato con molta approssimazione facendo pi� che altro attenzione a far quadrare i conti di editori piccolissimi. Tanto sono evidenti queste differenze che talvolta si � sentito parlare della necessit� di una terza classificazione che starebbe nel mezzo fra Alan e Petra: il �fumetto professionale�. Rinunciamo a questa ulteriore complicazione e proseguiamo sulla nostra strada.

Differenze culturali
Proviamo ad elencare una serie di differenze fra Alan e Petra a sostegno delle tesi favorevoli alla divisione fra i due.

  1. Alan nasce per piacere a molta gente, Petra solo secondo il gusto dell'autore.

  2. Alan deve rispettare scadenze per le uscite, lunghezza delle storie, formato delle tavole, schema per la divisione in vignette, ecc., Petra � libera di esprimersi senza vincoli.

  3. Petra � culturalmente pi� elevata.

  4. Alan � destinato ai ragazzi, Petra � per un pubblico adulto.

  5. Alan � necessariamente di facile lettura, Petra pu� anche essere impegnativa.

  6. Alan esprime quasi sempre personaggi seriali ai quali il pubblico possa affezionarsi e rimanere fedele, Petra non ha queste necessit�.

  7. Una serie di Alan pu� essere gestita da pi� autori, per Petra questo sarebbe assurdo pensarlo essendo le storie strettamente legate all'autore che le ha create.

  8. La nascita di una serie di Alan viene spesso studiata a tavolino collegialmente dall'intera redazione, Petra � parto di una sola mente, quella del suo autore.

                    Tentiamo ora di smontare quanto detto sopra, punto per punto, a favore della tesi opposta.

  1. Non si pu� determinare a priori cosa piacer� al pubblico e cosa no, in ogni caso � sempre un incognita, chi disegnerebbe una storia sapendo che non piacer� a nessuno?

  2. Il rispetto delle scadenze non � sempre un forte vincolo, e poi anche pubblicazioni �di prestigio� hanno date di uscita da rispettare.

  3. Oggi tutto il fumetto � molto pi� elevato ed impegnato di alcuni decenni fa.

  4. Anche i fumetti per bambini possono raggiungere vette elevate e magari avere pi� chiavi di lettura ed essere apprezzabili anche dagli adulti, oggi questo accade sempre pi� spesso.

  5. La facilit� di lettura non � certamente una qualit� negativa, e poi � pi� facile scrivere cose che nessuno comprende piuttosto che storie che raggiungano molte persone.

  6. Un personaggio seriale sviluppandosi su molte storie in un lungo asso di tempo pu� svilupparsi, crescere insieme agli autori ed ai lettori, diventare un classico, questo non � negativo; le storie senza un personaggio che ritorner� in altre vengono presto dimenticate.

  7. La compresenza di pi� autori su una stessa serie non � negativa se ognuno mantiene la propria personalit� espressiva e poi cos� nuovi autori possono pi� facilmente iniziare a lavorare e farsi le ossa.

  8. Tutti i fumetti che vengono pubblicati passano attraverso una redazione e ne sono in qualche modo condizionati.

Tanto per non fare nomi
                    Prima di concludere vogliamo soddisfare una volta per tutte la voglia (o necessit�) di collocare i vari fumetti (ripetiamo: non gli autori) dalla parte di Alan o di Petra evidenziando i principali �casi dubbi�.

Questo non vuole essere il giudizio universale: come abbiamo detto all’inizio si tratta di una classificazione. Inoltre precisiamo che l’elenco seguente non �, e non vuole essere completo, solo indicativo e riferito al presente, o al recente passato. Teniamo a sottolineare che � stato redatto �a briglia sciolta� togliendo quei freni che fino a questo punto avevano guidato il presente opuscolo nei binari del generico, con pochi riferimenti precisi. Chiediamo quindi che venga preso per quello che �, e non per quello che altri vorrebbero che fosse.

                    Tagliamo subito la testa al toro collocando nel recinto di Alan, generalizzando, tutti gli albi Bonelli, tutti i supereroi, tutti i manga, la grande maggioranza delle storie contenute negli albi della Eura, quasi tutte le storie Disney. Appartengono invece a Petra le storie, reperibili su libri o riviste, di autori come ad esempio (elenchiamo solo alcuni italiani, in ordine alfabetico): Battaglia, Crepax, Giardino, Mannelli, Mattotti, Micheluzzi, Panebarco, Pazienza, Pratt, Sc�zzari, Toppi; quasi tutti i francesi tradotti da noi, la quasi totalit� delle produzioni di autori italiani di case come Phoenix Enterprise e Liberty. Come premesso abbiamo fatto solo pochi nomi che per� danno un’idea. Veniamo ora ad alcuni �casi dubbi�: Ken Parker pende pi� dalla parte di Alan, Sandman da quella di Petra; autori come Manara, Magnus, Bunker, Castelli, hanno realizzato storie di entrambe le categorie.

Prima conclusione
                    La necessit� di far uscire il fumetto dal ghetto in cui � racchiuso (e in cui spesso ci rintaniamo noi stessi) � sentita da tutti. Il mercato non potr� mai allargarsi fino a quando non sar� riconosciuta ufficialmente la valenza culturale delle nostre benamate strisce, quindi dobbiamo lavorare insieme per dare all’esterno un immagine migliore del fumetto. Ora se prendiamo una ipotetica persona, con un grado medio di istruzione, che non abbia mai letto un fumetto in vita sua e gli mettiamo davanti un qualsiasi albo di un qualsiasi personaggio seriale abbiamo ottime probabilit� che si faccia un’idea sbagliata delle potenzialit� del fumetto e lo consideri un sottoprodotto, come � sempre stato qui da noi. Se invece gli presentiamo una grande opera di un grande autore, sar� interessata a conoscerne altre, ad approfondire il discorso; in sostanza avremmo fatto un buon servizio al mondo del fumetto. Petra dunque come biglietto da visita del fumetto per il mondo della cultura, attraverso il quale il fumetto potrebbe ottenere quel riconoscimento che gli manca, affrancarsi dalle pessime etichette che da sempre ha attaccate e che frenano l’allargamento del mercato. Ma tutto questo non avverr� finch� non riconosceremo che Petra � un tipo di fumetto diverso da Alan e che i due non si somigliano neppure.

Seconda conclusione
                    Il fumetto d’autore non esiste. Non potr� mai esistere dal momento che ogni fumetto nasce (viene disegnato) in funzione della sua riproduzione a mezzo stampa e per questo assomiglia maggiormente ad un prodotto artigianale che non ad un’opera d’arte. Del resto non si � riusciti a darne una vera definizione: stirando fino all’inverosimile si potrebbe forse arrivare a dire che il vero fumetto d’autore � �quello che io ho nella mia testa e che non vedr� mai la luce�, cio� un qualcosa che realmente non esiste; come volevasi dimostrare.

                    Il pittore che ha in mente un quadro pu� dipingerlo; anche se nessun altro la vede, la tela esiste in quanto tale. Le tavole disegnate, suddivise in vignette e con le nuvolette, possono essere paragonate alla tela, ma non sono un fumetto, perlomeno finch� non ne saranno riprodotte un certo numero di copie. Ma una volta stampate non possiamo dire che si tratti di fumetto d’autore, non essendo riusciti a darne una definizione plausibile. Il fumetto d’autore non esiste.

 

                                                                                                                                    Luca Brunori






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