Mister No, autobiografia dell'avventura
di Graziano Galletti
1. Appunti di viaggio
È il giugno del 1975; nelle edicole fa la sua comparsa un nuovo albo a fumetti: Mister No. I testi sono di Guido Nolitta (creatore di Zagor e alter-ego dell'editore Sergio Bonelli), i disegni di Gallieno Ferri (disegnatore di Zagor) che realizza anche la copertina (le disegnerà tutte fino al n. 115, per venir poi sostituito da Roberto Diso). Autori quindi già conosciuti, collaudati; si può essere portati a pensare che il personaggio non sarà niente di nuovo, che utilizzerà cliché dell'avventura classica già visti e stravisti; non è così. Fin dal primo numero alcune caratteristiche del personaggio principale sorprendono e sconcertano. Prima fra tutte il rapporto di Mister No con l'alcool, particolarità esibita fin dalle prime pagine: dove, prima di allora, avevamo visto un eroe che "strizza" vecchie bottiglie nel tentativo di ricavarne almeno un bicchierino? Gli eroi, si sa, devono essere casti e morigerati, al massimo possono concedersi un robusto whisky per dimostrare la propria virilità, ma non si ubriacano, non scendono mai dal podio della propria dignità. Mister No è diverso: non ha un'immagine di macho da difendere, non ha niente da dimostrare a nessuno; chiede soltanto di essere lasciato in pace, di essere dimenticato e di dimenticare (capiremo dopo perché, quando potremo gettare uno sguardo sul suo passato); e di potersi ubriacare a suo piacimento. C'è una sequenza, nel n. 38 (testi di Nolitta, disegni del compianto Bignotti), che lascia capire molto sul suo stile: uscendo da un night dove il gangster Tango Martinez gli ha soffiato la ragazza, Deborah, Mister No domanda al portiere quanti bar ci sono fino all'hotel dove alloggia; l'attonito portiere pensa di aver capito male: forse il cliente intende quanti chilometri? No, aveva capito bene: Mister No vuole sapere se può contare su una buona quantità di tappe intermedie. Quando più tardi, cantando e reggendosi su gambe malferme, il pilota rientra nella sua camera d'albergo, trova ad aspettarlo Deborah, che ha mollato il gangster per poter stare con lui; ma, una volta constatate le sue condizioni, se ne va indignata. Ecco, l'episodio dice molto dei rapporti di Mister No con l'alcool e con le donne; ma sull'argomento "fanciulle" parleremo più avanti. Torniamo per adesso a quel primo episodio di Nolitta e Ferri per rilevare la seconda caratteristica distintiva di Mister No, e cioè che il nostro protagonista non ha la minima voglia di fare l'eroe. Non è un avventuriero a tutto tondo, un salvatore di inermi in pericolo, un redentore di popoli oppressi. Rifiuta, insomma, la qualifica e le responsabilità dell'eroe classico. In ciò, Mister No anticipa e prefigura il canone dell'antieroe come si sarebbe venuto a sviluppare di lì a poco; due anni dopo Berardi e Milazzo avrebbero creato Ken Parker, antieroe per eccellenza, prototipo dell'uomo normale portato dalle circostanze a diventare protagonista; ma prima di Mister No i personaggi principali dei fumetti si identificavano totalmente con il loro destino di eroi, senza neppure immaginarsi di poterlo rifiutare. Mister No è diverso: odia la violenza, desidera soltanto vivere tranquillo, con in tasca i pochi soldi necessari per una bottiglia di whisky, si è rifugiato a Manaus, in Amazzonia, proprio per allontanarsi da un mondo in cui sempre più bisogna essere arrivisti, prepotenti, smaniosi di protagonismo. Ed arriviamo all'ambientazione amazzonica, terza delle caratteristiche peculiari del primo numero della serie. Già al cinema, nel 1975, sta tramontando l'epopea del western; la giungla amazzonica sembra essere adattissima ad assumere il ruolo di nuova frontiera; purtroppo, vent'anni dopo, tirando le somme, ci accorgiamo che soltanto un pugno di film ha sfruttato degnamente questo filone; ma nel fumetto, Mister No ha offerto migliaia di pagine di ottima avventura brasiliana. A Ferri, che purtroppo non disegnerà più Mister No dopo quel primo episodio, succede Donatelli, altra colonna portante di Zagor, in un episodio che secondo le intenzioni iniziali doveva essere il primo, poi Bignotti, poi Roberto Diso, assunto a serie già iniziata, che caratterizzerà definitivamente l'aspetto grafico del personaggio. Per quel che riguarda i testi, Nolitta-Bonelli gestirà da solo i primi venti numeri, coadiuvato successivamente dagli sporadici interventi di Alfredo Castelli e Ennio Missaglia.
Presto prende forma un'altra delle caratteristiche di Mister No: la sua passione per le donne. L'altra metà del cielo entra di prepotenza nel fumetto d'avventura, con peculiarità più moderne: le donne di Mister No non sono più soltanto damigelle da salvare, ma protagoniste vere e proprie dell'avventura che spesso rubano la parte al primo attore. E Mister No, potenzialmente un dongiovanni di notevole livello, anche in questo è ben lontano dal ribadire lo stanco cliché dell'eroe di cui tutte si innamorano; alla fine di una storia (El Loco, testi di Castelli, disegni di Bignotti) è quasi sul punto di suicidarsi perché una donna, Beatriz, lo ha lasciato; fortunatamente il senso della vita allegro e giocoso tipico del pilota ha la meglio sui sentimenti autodistruttivi. Resta il fatto che Mister No non ha la freddezza e l'autocompiacimento tipici del latin lover più scafato; e una donna in particolare (Delia, agente della CIA, ancora una creazione di Castelli) ha approfittato più volte della sua generosità e della sua disponibilità nei confronti del genere femminile. E poi c'è Genevieve, la guerrigliera haitiana; Deborah, pilota dal vocabolario particolarmente focoso; Patricia, spericolata archeologa; insomma, donne di carattere, che non accettano una posizione subalterna al maschio, neanche quando il maschio è un affascinante avventuriero dalle tempie bianche; tanto più che questo esponente della fitta schiera degli eroi rifiuta il suo ruolo, lo mette in discussione. In uno dei primi numeri (Ombre nella notte, di Nolitta e Diso) Mister No e il suo amico Otto Kruger si mettono a discutere sul modo di dividere i pericoli che la loro attività di guida comporta; il tedesco propone una specie di rotazione che consenta a tutti di affrontare gli stessi rischi; chi terrà la contabilità, replica l'americano, chi stabilirà quali sono i rischi che contano, come verrà spartito il pericolo? Allora tiriamo a sorte, propone un altro compagno d'avventura, senza soddisfare lo sviluppatissimo senso critico di Mister No. E mentre la discussione s'infervora, un altro membro del drappello (Dana, il pianista dal nome femminile) sbroglia la situazione senza dir niente a nessuno. "Giusta lezione per le nostre inutili chiacchiere" è il commento finale. In un altro episodio (Atlantico, ancora di Nolitta e Diso) il pilota ha modo di spiegare ad un ricco americano di non conoscere la noia: "Conosco la pigrizia... conosco le chiacchiere portate all'infinito... conosco perfino l'oziosa contemplazione di un insetto che vola... ma la noia no, senhor Murphy... la noia proprio non la conosco". E questa probabilmente è la vita che Mister No vorrebbe vivere, una vita semplice, scandita da ritmi lentissimi, pervasa da piaceri antichi ed elementari. Niente di più lontano dal gusto della lotta, dell'azione a tutti i costi, della smaniosa ricerca del brivido di chi l'avventuriero lo fa per vocazione. Del resto, Bonelli-Nolitta ha dimostrato spesso di non amare chi l'avventura la cerca, la provoca, tenta di comprarla. In questo senso, il suo manifesto è lo speciale n. 7 di Mister No, Avventura a Manaus, dove viene ridicolizzato e messo alla berlina l'aspirante fumettaro James Newman, prototipo del gringo pieno di soldi che in terra brasiliana cerca emozioni a buon mercato e situazioni pericolose, non esitando a pagare per procacciarsele. Questo, Mister No non riesce proprio a capirlo, ed a malapena cela il suo disprezzo per Newman; lui certo non esita a cacciarsi a capofitto nei guai per un amico, o per sbarcare il lunario, o per i begli occhi di una ragazza; ma procurarsi artificialmente guai, emozioni, magari coinvolgendo persone inconsapevoli... questo no, è lontanissimo dal mondo di Mister No e dalla sua visione della vita. Lui ama, della sonnacchiosa Manaus, non le inedite possibilità d'avventura, ma proprio quei tempi lunghissimi, quella pazienza inesorabile, quel senso quieto della vita che sono propri del continente sudamericano.
Non si può fare a meno di notare che il Sudamerica di Mister No è profondamente vero, sentito, e inesorabilmente documentato. Anche in questo senso Mister No è un precursore di molto fumetto moderno; prima del 1975 la documentazione, la ricerca, non erano certo bagaglio indispensabile dell'autore di fumetti; in Tex, in fin dei conti, Tucson non è molto differente da Abilene, mentre in Mister No la caratterizzazione dei luoghi e delle peculiarità culturali diventa elemento indispensabile della trama. Non si può dimenticare, ad esempio, che Bogotà si trova a 3500 metri di altitudine, e che vi piove sempre, o che Haiti ha vissuto estenuanti lotte nel tentativo di liberarsi da sanguinosi dittatori; allo stesso modo, le particolari caratteristiche della vita degli indigeni, o l'atmosfera insolita dell'isola di Pasqua sono alla base di intriganti avventure. Mancano ancora diversi anni alla nascita del fumetto colto e documentato per eccellenza, cioè Martin Mystère, il cui protagonista è nientemeno che un professore universitario. A questa evoluzione, Mister No ha fatto da apripista; se, oggi, nessun autore serio di fumetti può fare a meno della documentazione è anche merito (o colpa) sua. Non per niente, man mano che si snoda la serie, si fa sempre meno sporadica la partecipazione ai testi di Alfredo Castelli, il creatore di Martin Mystère, che firma molte delle migliori storie del pilota amazzonico. Prende forma il passato di Mister No, che nella miglior tradizione degli sfaccendati brasiliani ama raccontare storie autobiografiche, anche lunghissime, magari accanto al bancone di un bar e circondato da ubriachi che lo ascoltano affascinati. E lentamente comprendiamo il perché della sua fuga, del suo rifiuto, ove possibile, della violenza; la vita dell'americano, il cui vero nome è Jerry Drake, è stata piena ed appassionante, costellata di battaglie; dalla seconda guerra mondiale a quella di Corea, dallo scontro con i gangster di New York a quello con la mafia italiana, Mister No ha maturato un profondo disgusto per il desiderio umano della sopraffazione, e la sua volontà di fuga si è fatta sempre più forte. Si è rifugiato in Brasile, ma i guai e la violenza sembrano inseguirlo continuamente. Nel finale della sua avventura a Nova Mad Mary (Una notte a Trinidad, di Nolitta e Diso), un ufficiale incaricato dell'inchiesta, che ha ricostruito parte della sua biografia, gli domanda incuriosito se i guai gli piombano addosso o se è lui che se li va a cercare. "Sapete cosa vi dico, Maggiore?", risponde l'americano, divertito e polemico come al solito, "Questa è la domanda che mi pongo anch'io da un sacco di tempo e se un giorno riuscirò a trovare la risposta vi manderò un telegramma giù nel vostro ufficio a Cujabà". Degna risposta, che segna la parola fine sull'argomento; forse i guai vanno a cercare Mister No, forse è lui che se li procura a causa della sua innata curiosità e del suo carattere ribelle; perché Drake è fondamentalmente un non violento, ed è incapace di sopportare un sopruso e una prepotenza, anche se non diretti a lui personalmente. Mister No non è un eroe infallibile, sovente perde, sbaglia e viene sconfitto. Così nel finale della storia La città misteriosa (nell'albo Doppio gioco, di Castelli e Monti) scopre di essere stato manovrato dalla CIA e dalla bella Delia. Alla fine di un'altra storia (La casa di Satana, di Castelli e Bignotti) deve ammettere di essersi sbagliato fin dall'inizio e che la bella ragazza di cui si è innamorato e che crede di aver salvato è in realtà un'assassina mentalmente instabile. Cose che accadono agli esseri umani ma, prima del 1975, non agli eroi.
2. Gli autori
Nolitta e Castelli sono abilissimi nel tratteggiare le sfumature emotive dei personaggi della serie; a loro si aggiungono presto altri autori, alcune delle migliori firme del fumetto italiano: Graziano Cicogna, il già citato Ennio Missaglia, Claudio Nizzi, Ade Capone. Anche fra i disegnatori, dopo che per molto tempo Bignotti e Diso hanno retto praticamente da soli la serie, cominciano a far capolino altre stelle di prima grandezza: Vincenzo Monti, ad esempio, Fabio Civitelli, destinato a diventare uno dei migliori disegnatori di Tex, Angelo Maria Ricci, i fratelli Di Vitto, e quel Marco Bianchini che, partito in sordina, evolverà il suo segno fino a diventare uno dei migliori illustratori della serie, autore dei disegni di uno straordinario n. 200. Da non dimenticare, tra gli sceneggiatori, la presenza di un Tiziano Sclavi in ottima forma; il futuro creatore di Dylan Dog firma una serie di ottime storie, di cui perlomeno tre meritano di essere ricordate.
Ananga, realizzata graficamente da Fabio Civitelli, si segnala per alcune novità tecniche di non scarso rilievo, come un lunghissimo zoom in nove vignette realizzato in una sola pagina (Sclavi affina la sua tecnica cinematografica), oltre che per il fascino dell'appassionante vicenda, testimonianza dell'attrazione di Sclavi per il magico e l'esoterico; nel finale della storia, poi, una lunga serie di stupende figure mostrano la raggiunta maturità artistica del disegnatore aretino, maestro nell'uso della luce. Ombre Rosse, disegnata da Roberto Diso, è invece una storia atipica, raccontata dallo stesso Mister No e forse, in definitiva, una colossale balla da lui inventata per divertire gli amici. La vicenda è un complesso gioco di rimandi e di intrecci, densa di citazioni cinematografiche nella miglior tradizione sclaviana, il cui montaggio (visto col senno di poi) fa presagire cosa sarà, di lì a pochi anni, Dylan Dog. Immediatamente successiva, Alien!, disegnata nuovamente da Civitelli, è sintomatica dello stile di Sclavi soprattutto nei dialoghi, densi ed incisivi; tra l'altro è forse l'unica storia della serie che affronta il tema della guerra fredda, che invece era probabilmente una delle caratteristiche più importanti degli anni Cinquanta, periodo in cui si svolgono le vicende di Mister No.
Dopo Sclavi, un'altra firma illustre: Alberto Ongaro, giornalista, scrittore e sceneggiatore con una lunga carriera alle spalle: insieme ad Hugo Pratt è stato, nel dopoguerra, tra i fondatori dell'Asso di Picche, blasonatissima serie d'avventura. Tuttavia, a nostro parere, Ongaro ha centrato il personaggio meno di altri; il suo Mister No ci sembra troppo eroe, troppo dandy, meno umano di quello di Nolitta. Un Mister No che precipita, inseguito, in una festa ed immediatamente conquista la padrona di casa, sa più di playboy internazionale che dell'idealista scanzonato, del nobile perdente a cui eravamo abituati. Non ce ne vogliano gli estimatori dello sceneggiatore veneziano, ma Ongaro ci sembra più a suo agio con Nick Raider (che scrive con lo pseudonimo di Alfredo Nogara), personaggio più squadrato e privo di contraddizioni. Infine giungiamo a Luigi Mignacco, al momento vero titolare della serie, sceneggiatore più giovane ma con una dignitosa carriera alle spalle. Mignacco giunge in tempo per gettarsi nell'impetuosa avventura africana, fino adesso la più lunga "vacanza" di Mister No lontano dal suo amato Brasile. Jerry Drake segue, in maniera quasi fisiologica, i vagabondaggi del suo creatore, Guido Nolitta-Sergio Bonelli, che non ha mai fatto mistero di amare profondamente, oltre alle intricate giungle amazzoniche, le arroventate sabbie del Sahara. E così Mister No si lancia sulle piste del deserto, si immerge in stupita contemplazione davanti alla torre di Agades, percorre i vicoli del Cairo. È curioso vedere il pilota seguire le tracce di Bonelli cronologicamente anni prima che costui vi metta piede, come un anziano figlio all'inseguimento del "padre". Ma il fascino di Manaus è ancora troppo forte, e Mister No rientra a casa giusto in tempo per festeggiare il n. 200, che merita qualche riflessione. Bisogna notare che le storie di Bonelli, col tempo, si sono fatte meno movimentate e più riflessive. Certo, non mancano scazzottate, sparatorie, inseguimenti, insomma azione a carrettate, ma sembra che l'elemento umano sia diventato più centrale, e Mister No sempre più consapevole del mondo che lo circonda. La vicenda del n. 200 è perfettamente plausibile, pienamente realistica nei suoi presupposti. Al centro della storia vi sono piccole meschinità e moderate ambizioni, non enormi e consapevoli malvagità. I cattivi sono piccoli uomini che cercano un loro posto al sole attraverso la violenza e la sopraffazione, e Mister No è diverso da loro non perché spara meglio e più veloce, ma perché si erge al di sopra delle loro piccolezze e meschinità. È questo l'unico senso in cui può essere considerato eroe.
E adesso? Nel momento in cui scriviamo, Mister No sta per lanciarsi in un nuovo viaggio, in una nuova avventura: sta per fare ritorno, dopo vent'anni, negli Stati Uniti d'America, spinto da chissà quali venti. Una dimostrazione che la casa editrice Sergio Bonelli non dorme sugli allori, ma è sempre pronta ad imprimere nuovo slancio ai suoi personaggi. Probabilmente l'ambientazione amazzonica ha esaurito la sua carica propulsiva, ed un po' ce ne rammarichiamo. Non ci è dato sapere se il pilota tornerà mai a Manaus ma, se cerchiamo una sua immagine, è là che lo ricordiamo: seduto in un bar, con un bicchiere di cachaca in mano, a raccontare storie ad un pubblico di ubriachi e perditempo. Cosa c'è di più umano?
Graziano Galletti





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