Nel silenzio imbarazzato che segue, l'unico rumore é lo scalpiccìo
di Arthur sotto al letto di Vincent. Ognuno segue il filo dei
propri pensieri, ognuno cerca una risposta. Poi Vincent si alza
di scatto a sedere. Piega un po' la testa di lato, ascoltando
qualcosa che lui solo può sentire. Il respiro gli si fa affannoso
e quindi in un sospiro mormora il nome: -... Catherine... -
- Come dici, Vincent?- chiede perplesso Winslow.
- E' Catherine! Sta venendo qui... Ma non deve trovarmi così!
Non deve vedermi in questo stato!-
Con uno sforzo, si alza dal letto, appoggiandosi alla parete. Ha un mancamento, la testa sembra scoppiare, eppure,
con uno sforzo di volontà, prende il mantello e se lo avvolge
intorno, alzando anche il cappuccio.
-Vincent!- lo apostrofa Jacob mettendoglisi di fronte, -Dove credi
di andare? Rimettiti subito a letto, ragazzo, che pazzia vai combinando?-
Gentilmente, Vincent fa per posare una mano sulla spalla di Jacob,
ma poi esita, infine la lascia ricadere lungo il fianco.
- Padre... So come ti preoccupi. Per noi tutti. Per me. Ma i dubbi
che mi tormentano vanno risolti prima che io possa ancora avvicinarmi
senza timore a chiunque di voi, e specialmente a Catherine...
Devo andare. E devo andare da solo.-
- Ma dove, Vincent? Dove andrai?-
- Ovunque sia lontano abbastanza da calmare l'ansia che ho nel
cuore.- E, con un ultimo sguardo ai suoi amici,Vincent se ne va.
Per qualche secondo nessuno si muove, poi Jacob picchia con rabbia
il suo bastone per terra e l'incantesimo si spezza.
- Maledizione!... Pascal, vedi se davvero Catherine è scesa nei
Tunnel. Se è così, aiutala ad arrivare da me.
- Subito, Padre!-
Mouse si avvicina a Padre e con voce concitata gli chiede: - Padre,
non crederai davvero che sia stato Vincent? Lo conosci... non
farebbe mai una cosa cosi' terribile!-
-Mouse...-, Jacob si rivolge al ragazzo con dolcezza e comprensione,
-so quanto tieni a Vincent,quanto profondo sia l'affetto che ti
lega a lui, ma dobbiamo essere obiettivi: gli e' gia' capitato,
in passato, di perdere il controllo... purtroppo, finche' non
avremo prove certe, per quanto ci possa dispiacere non possiamo
escludere nessuna possibilita'. Ora, vai nella tua stanza, e cerca
di pensare ad altro... vedrai che troveremo una soluzione...-
Mouse annuisce poco convinto, poi abbassa la testa, si gira ed
esce.
Si dirige pensosamente verso la sua stanza, per nulla convinto
di volerci entrare.
Arrivato sulla soglia, si ferma, riflette un attimo, e senza nemmeno
mettere piede nella stanza, si volta di scatto e si allontana
di corsa lungo le gallerie. Lui sa dove probabilmente si sta dirigendo
Vincent, sa dove va di solito quando qualcosa lo preoccupa.
Non puo' lasciarlo solo, in questo momento.
Lo seguira' di nascosto e vegliera' su di lui.
La Camera dello Specchio d'Acqua
Narcissa si rivede giovane: è di nuovo a Port-au-Prince e viene
condotta di fronte al Grande, colui che nelle Notti Prescritte
diviene il Baron Samedi. E' spaventata ma anche eccitata. Sa che
è solo grazie alle sue deboli doti di chiaroveggente se è stata
portata qui, se l'hanno prelevata dalla bettola del padre, dove
si guadagnava qualche soldo leggendo la mano ai marinai, se adesso
si trova di fronte al Baron Samedi, il Signore della Magia, il
vero padrone di Port-au-Prince e di Haiti stessa. E' un nero che
a lei sembra gigantesco, assiso su di un trono che si dice fatto
con le ossa stesse dei suoi predecessori. Lui le tende la mano
e Narcissa sa che, accettandola, le verranno aperte le porte di
quel mondo che lei, per ora, riesce solo ad intravvedere... ma
sa anche che c'è un prezzo da pagare... Sale lentamente i pochi
gradini che la separano dal trono, e mentre lascia cadere le vesti
un brivido gelido le sfiora la schiena, un brivido che però viene
cancellato quasi immediatamente dalla sferzata dell'erotismo più
puro...
Pochi anni dopo Narcissa è già diventata La Grandeur, l'unica
che può danzare per Djamballah, il dio Serpente. Questa veloce
ascesa è stata contrastata da molte delle sacerdotesse del dio,
ma la protetta di Baron Samedi non era solo la sua concubina,
era anche veramente dotata nelle Arti, ed i mormorii non sono
mai diventati canti di guerra... tranne che per Christine, di
poco più vecchia di Narcissa, ma dall'animo molto più velenoso...
Narcissa ha un mancamento.. le immagini si confondono... può forse
Christine essere in qualche modo coinvolta con il pericolo che
sente incombere? Cosa c'entra lei con una rosa nera?... No, deve
esserci qualcos'altro, anche se collegato...
Palazzo di Catherine
Catherine si è cambiata in fretta e furia, indossando jeans e
maglione.
Ora, nel seminterrato del palazzo in cui vive, sta faticosamente
spostando un paio di casse, proprio dietro la caldaia. Al termine
dei suoi sforzi si rivela un' apertura nella parete, l'accesso
ai tunnels che da poco Vincent ha fatto fare proprio per lei.
Al di là, una botola con una scala che si perde nel buio.
Con impazienza, Catherine si cala lungo la scala, scendendo in
quel mondo che già le diede riparo, ma che ancora la inquieta;
fa pochi passi, inoltrandosi un po' nei tunnels, poi si ferma
incerta. Non ha mai percorso quel dedalo da sola, Vincent era sempre accanto
a lei, per guidarla, impedendole di cadere, silenzioso e ammantato
di nero, così diverso, eppure così rassicurante.
Incerta, si guarda intorno ed ecco provenire dalla sua destra
un rumore di passi, poi un'ombra si allunga sulle pareti del tunnel.
- Vincent?...- chiede Catherine, con sollievo. Ma :-No-, le risponde
una voce, -no, sono solo Pascal.-
La Camera dello Specchio d'Acqua
...Christine è riuscita ad irretire Baron Samedi. Nonostante tutto,
egli è pur sempre un uomo, e Narcissa è stata relegata al ruolo
di Coppiera. Eppure, proprio questo allontanamento dalla Sacra
Coorte le ha aperto gli occhi, facendole capire come il Baron
Samedi sfrutti la magia ed il potere che ne deriva solo per scopi
personali, per essere temuto, per essere servito e riverito.
Durante la cerimonia della Terza Luna, Narcissa irrompe nell'Arena
Sacra, toglie la lama di selce dalle mani de La Grandeur e insulta
pubblicamente il Baron Samedi, accusandolo di aver lasciato la
strada che Djamballah aveva tracciato per lui, una strada che
portava all'aiuto dei meno fortunati e non al loro sfruttamento.
Per tutta risposta, il Baron Samedi le ha riso in faccia, poi
si è tolto dalle spalle il Sacro Serpente, l'Immagine Vivente
di Djamballah, e proclamando ad alta voce che, da quel momento
in poi, Narcissa era disconosciuta dal dio, le aveva puntato il
serpente in faccia. Narcissa non aveva fatto in tempo a ripararsi
il volto...
Nella Camera dello Specchio, Narcissa con un singhiozzo quasi
si lascia sfuggire di mano le tre pietre.
Ha provato di nuovo il bruciante dolore del veleno spruzzatole
negli occhi... Il suo "io" più profondo le urla di smettere, di
far cessare il tormento che le provocano i ricordi, ma Narcissa
ancora non sa, non riesce a trovare il nesso...
La Biblioteca
Jacob ha raccolto da terra il trattato sul corpo umano di Leonardo
e lo sta esaminando di nuovo. Lo ha lasciato cadere solo poco
tempo fa, eppure sembrano trascorsi secoli, quasi fosse successo
in un'altra vita, una vita più semplice, dai ritmi ormai conosciuti,
consolidati... ma un'altra vita, ormai.
Jacob sospira. E' vero, è sempre stato in ansia per Vincent, sempre,
fin da quando lo raccolse dietro l'ospedale San Vincent, avvolto
in pochi stracci gettati nell'immondizia, ma la sua era l'ansia
tipica del genitore per il figlio, la paura delle mille piccole
cose quotidiane che l'avrebbero potuto ferire, la stessa apprensione
che provava per Devin, ne più ne meno... Ora invece è il panico
allo stato puro, il timore che il mondo esterno stia per penetrare
nel suo piccolo mondo per sconvolgerlo e distruggerlo, il terrore
di scoprire un angolo buio in un'anima che credeva pura e cristallina...
Con un gesto di stizza Jacob allontana il volume, quasi a voler
così allontanare anche le fosche nubi che gravano sulla sua mente.
Poi, nel tip-tip onnipresente riconosce il messaggio di Pascal:
"Stiamo arrivando", e si ricompone, in attesa.
La Camera dello Specchio d'Acqua
... per giorni Narcissa ha vagato nelle paludi, gli occhi devastati,
con il mondo che la circonda ridotto ormai ad un fioco lucore
invaso dalle ombre. In qualche modo ha raggiunto la bettola del
padre, ma cosa poteva aspettarsi? Il vecchio, che mai era stato
dolce con lei, certo non le avrebbe dato ora conforto, menomata
com'era. Infatti, l'unica concessione che le ha fatto è stata
quella di lasciarla tornare al suo vecchio angolo, a cercare di
guadagnarsi da vivere "da strega! Lo sei sempre stata, e ora ne
hai anche l'aspetto!", come si era subito premurato di dirle.
Eppure, nonostante tutto, c'era chi si era innamorato di lei:
un marinaio, di nome Kevin O'Connelly. Lei si era concessa, più
per solitudine che per amore, e infine lui l'aveva fatta imbarcare
con sé, di nascosto, sulla "Belle Eloise" e, insieme, erano infine
arrivati a New York. La traversata aveva messo in chiaro molte
cose, e tra Kevin e Narcissa più nulla era rimasto se non il mutuo
rispetto; una volta a terra le loro strade si erano divise, ma
per lei la vita adesso non si presentava certo più facile di prima...
Narcissa sorride tristemente ripensando ai suoi primi anni in
America... la fame patita... il chiedere l'elemosina ai lati della
strada... il crearsi infine un'immagine di rispettata veggente
nel ghetto... Ma ancora niente che la colleghi alla rosa nera...
La Cascata
Seduto sul ciglio della roccia a strapiombo sul lago, Vincent
osserva la cascata. Per tutti gli altri questa altro non è che
La Caverna della Cascata, per lui è la Stanza dell'Arcobaleno.
Silenzioso, osserva il pulviscolo d'acqua che, sospeso nel vuoto,
gioca con i raggi del sole che penetrano dalla volta rocciosa,
dando vita ad un ridente arlecchino fatto quasi dell'impalpabile
sostanza dei sogni. Come sempre, la strana malìa di quel luogo
incantato lo avvolge, protettiva, e Vincent si lascia cullare
dai ricordi, dai tanti momenti trascorsi alla cascata, momenti
in cui aveva bisogno di stare da solo con sè stesso, per interrogarsi,
per capirsi...
Quante volte, da bambino, era corso quaggiù ad urlare i suoi disperati
perchè?, cercando di carpire una risposta dal sommesso rombo che
pervade la caverna... Quante volte si era trovato in piedi, in
precario equilibrio su quello stesso ciglio, pronto a volare, con le lacrime agli occhi,
pronto a lasciarsi andare, e sempre i colori di quell'arcobaleno
senza pioggia lo avevano distratto, affascinato, ricondotto alla
ragione, salvato... Adesso era di nuovo qui, di fronte all'acqua
amica, "sempre uguale e sempre diversa", a cercare di annegare
i suoi terribili dubbi. Era mai possibile che la sua parte più
oscura avesse infine preso il sopravvento? E' questa l'antica
paura che da sempre lo perseguita, il terrore che la Bestia non
sia confinata al solo suo aspetto esteriore, ma che affondi gli
artigli nel suo io più profondo, mascherata, non annullata, da
una patina di civiltà...
Fino all'adolescenza, aveva avuto frequenti scatti d'ira. Il suo
animo si scaldava per un nonnulla e, sebbene Padre gli avesse
insegnato come il mantenere sotto controllo i propri istinti fosse
forse il maggior indice di "umanità", spesso il ruggito che cercava
di trattenere in gola erompeva squassante, una nebbia rossa gli
oscurava la vista e, nella furia, colpiva... Devin, il figlio
naturale di Padre, il suo fratello maggiore acquisito, avrebbe
per sempre portato sulla faccia le cicatrici della rabbia di Vincent.
Devin lo aveva da lungo tempo perdonato, ma Vincent non era mai
riuscito a perdonare sè stesso per quell'insensato scatto d'ira.
Si era ripromesso di non lasciarsi mai più travolgere dai sentimenti
e per anni si era applicato a perseguire quest'unico scopo, cercando
di limitarsi, di controllarsi. E ora... Ora tutto sembrava essere
stato futile, tutto sembrava essere stata solo un'incredibile
perdita di tempo...
...Catherine...
Lei era il fulcro attorno a cui ruotava ora l'esistenza. Per salvarla
era tornato a colpire selvaggiamente, per guardarla aveva lasciato
cadere le barriere che aveva eretto, per... amarla?... aveva dovuto
accettare la capacità di lasciarsi travolgere dai sentimenti.
Era questo che lo stava annientando? Era quell'aprire il cuore
all'amore che aveva anche aperto la cella in cui era rinchiusa
la Bestia? Per continuare a controllarsi, avrebbe forse dovuto
spezzare quel misterioso legame che lo univa indissolubilmente
a colei che amava, un legame che, dapprima flebile, Vicent sentiva
irrobustirsi giorno per giorno, ora dopo ora? Ma rinunciare a
Catherine per non cadere ancora nell'abisso era una soluzione
accettabile, o non era meglio rischiare qualche istante di orribile
oblìo pur di continuare ad avvertire la sua presenza, pur di continuare
a sperare in un suo sorriso?
Tormentato, indeciso, impaurito, Vincent si appoggia alla parete
di roccia. Non sa cosa deve fare per scoprire la verità, diviso
tra la speranza di non essere colpevole delle uccisioni nel parco
e la paura di scoprire vana questa speranza.
Si alza in piedi e inizia a passeggiare nervosamente, mentre un
sordo brontolìo gli sale in gola.
"Sono proprio simile ad una bestia in gabbia", pensa amaramente,
ma continua a passeggiare avanti e indietro, avanti e indietro,
sempre più insicuro sul da farsi.
I Tunnels
Il fiato di Catherine si condensa in nuvolette mentre percorre
in fretta le gallerie. Pascal sembra quasi scivolare in avanti
senza fare rumore, un'ombra che si sposta lieve lungo i tunnels.
Lì sotto il freddo è pungente e lei si stringe nel morbido abbraccio
del cappotto di lana. Per un attimo immagina siano le braccia
di Vincent, ma subito cerca di scacciare quell'immagine che pure
la riscalda più di mille cappotti.
Vorrebbe chiedere qualcosa a Pascal, qualcosa su Vincent, qualcosa
sugli omicidi. Ma non trova le parole, ha paura che lui possa
fraintendere e preferisce tacere.
Invece di portarla alla stanza di Vincent, Pascal la conduce alla
biblioteca dove Padre li stava evidentemente aspettando.
- Vincent l'aveva detto che saresti venuta. - Impossibile fingere
che quella voce piatta esprima piacere per l'incontro.
- Dov'è Vincent? Devo assolutamente parlare con lui! - esclama
tutto d'un fiato Catherine e fa per uscire.
Jacob si sposta a sbarrarle la strada e ora lei nota la tempesta
nei suoi occhi.
- Non ha bisogno di te, non ha bisogno di nessuno che venga da
lì sopra.-
- Questo lo lasci decidere a me-, risponde seccata Catherine,-Gli
omicidi del parco sono affare di tutti. E io sono molto preoccupata
per Vincent!-
- Tanto preoccupata, dici? Ti preoccupi di lui o piuttosto...
di te stessa? - Jacob scuote la testa. - Oh, ma tanto c'è sempre
Vincent, sempre così pronto ad intervenire in tuo soccorso, sempre
così pronto a rischiare tutto pur di toglierti dai guai. Non è
così?-
- Mi lasci passare. Non può impedirmi di vedere Vincent.-
- Lui soffre. E la causa della sua sofferenza sei tu. Certo che
posso impedirti di andare da lui, perché gli voglio bene e non
voglio più vederlo in quello stato!- Le volta le spalle. - Questa
conversazione è conclusa.-
- No! Devo vedere Vincent!!-
Le sembra di sentire un sospiro profondo. Il cuore di Catherine
accelera i battiti, cerca con gli occhi una criniera bionda. Ma
non c'è nessun altro nella stanza oltre a Padre e Pascal. Eppure
non si sbaglia, Vincent non è lontano. Ed ha bisogno di lei.
Con una mossa fulminea elude il braccio di Pascal, che si era
teso per riaccompagnarla all'uscita, e si avvia di corsa lungo
la galleria principale nella speranza di imboccare la direzione
giusta.
La Camera dello Specchio d'Acqua
Improvvisa come una scudisciata, Narcissa riceve un'immagine,
l'immagine di lei, già anziana, picchiata selvaggiamente da una
banda di ragazzini, derubata, trascinata in un vicolo e lasciata
lì come morta... la consapevolezza della fine... l'incapacità
di opporsi... la voglia di lasciarsi andare e poi... poi due mani
che la sollevano dolcemente e la calano attraverso un tombino,
altre mani che la trasportano, voci gentili, preoccupate, sì,
preoccupate!, della sua salute, un giaciglio, qualcuno che le
cura le ferite... Padre! Ma c'era qualcun altro con lui, c'era
una voce irosa che chiedeva insistentemente... Ma cosa? Cosa?
Narcissa, china sulla polla, con le nocche ormai sbiancate nello
stringere le tre pietre, si concentra come non mai. Rivoli di
sudore le scorrono sulla fronte, non più trattenuti dal fazzolettone
ormai zuppo... Sa di essere vicina alla soluzione.. Se solo riuscisse
a ricordare esattamente quel che era successo... Se solo...
E poi, accecante più di mille soli, ecco l'illuminazione!
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