"A volte nella vita avvengono degli incontri che cambiano il destino degli uomini.
Così è accaduto anche a me: il suo nome è Catherine.
Dal momento che l'ho vista ha catturato il mio cuore con la sua bellezza, la sua innocenza, il suo coraggio... Lo sapevo allora e lo so adesso: incontrarla avrebbe cambiato la mia vita... per sempre..."

"Viene da un luogo che nessuno ha mai visto, fatto di gallerie e di stanze sotterranee. Un mondo segreto, in cui vivono uomini lontani dall'odio e dalle rivalità. Mi portò nella sua casa, salvandomi la vita, e da allora, dovunque io vada lui è con me, mi è vicino...
Da quel giorno qualcosa unisce le nostre anime, rendendoci uno parte dell'altra. E, anche se non potremo mai vivere insieme, niente al mondo potrà mai separarci..."

 

DAL BUIO DELL'ANIMA




Central Park, notte.
Una coppietta si è attardata su di una panchina. Lui sta cercando di baciarla, con scarso successo. Lei ridacchiando fa la ritrosa. Sussurrano, sospirano.
Semicelata dietro un albero, una figura ammantata di nero li osserva. Sta ringhiando in sordina. La luna piena, spuntando tra le nubi, si riflette per un attimo sui lunghi capelli che sfuggono dal cappuccio del nero mantello. La figura si ritrae ancor più dietro l'albero, ma il movimento è stato notato dal ragazzo, che si scosta bruscamente dalla giovane : - Ehi, chi c'è là?... chi sei, il solito guardone?- Il ragazzo si alza dalla panchina, e tenta di andare verso l'albero, ma la ragazza lo trattiene per un braccio e ridendo gli dice : - E dài, lascia stare! Lascialo guardare, se non ha di meglio da fare... anzi, facciamogli vedere qualcosa di interessante!- e trascina il giovane sull'erba, ridacchiando; di sottecchi osserva la nera figura che furtivamente si avvicina. Quando la luce della luna illumina il volto dello sconosciuto, la ragazza urla. Il giovane tenta di alzarsi ma lo sconosciuto è sopra ai due. Col suo peso li inchioda a terra, poi, con una sorta di ruggito, colpisce più volte. Le urla si mutano in rantoli. Lo sconosciuto continua a colpire in una sorta di frenesia. Finalmente, si alza. Osserva per un attimo i corpi straziati, poi, con calma si allontana.



Ufficio del Procuratore Distrettuale. Un Joe Maxwell piuttosto agitato percorre i pochi metri che lo separano dall'ufficio di Catherine. Entra senza bussare e sventola un giornale .
Catherine è alla sua scrivania. Lo guarda un po' sorpresa.
- Hai letto il giornale? Un'altra aggressione in Central Park! E poi dicono che esagero il problema! Dicono che me la prendo tanto a cuore solo da quando sei stata aggredita tu! Roba da non credere! Là fuori c'è un pazzo che squarta la gente e io "esagero il problema"! Ah, ma stavolta mi sentono, mi sentono davvero... -

Sbatte il giornale sulla scrivania di Catherine e se ne va.
Catherine è impietrita. Non riesce a decidersi a prendere il giornale: riesce a vedere solo il titolo che a caratteri cubitali proclama: "Un ennesimo Jack lo Squartatore a New York?"



I Tunnels.
Padre sta esaminando alcuni libri. Sembrano molto antichi, preziosi. Sfoglia con amore alcune pagine, completamente assorto nel contemplare i disegni anatomici color seppia. Nemmeno si accorge dell'arrivo di Pascal, che affannato sosta un attimo sulla soglia. Sempre col respiro pesante di chi ha appena fatto una corsa, Pascal si accosta a Jacob: -P...Padre... non hai sentito i messaggi?- Jacob, senza smettere di sfogliare il libro, mormora: - Con calma, Pascal. Riprendi fiato... Ecco... ora spiegami di quali messaggi stai parlando.
- I nostri amici di sopra! Dicono che qualcuno ha ucciso due ragazzi nel parco! Che li ha quasi sbranati...! -
Il libro cade quando Jacob si gira di colpo affrontando Pascal. Si guardano negli occhi, ognuno non osando esprimere ciò che teme.
- Pascal, dimmi... oggi hai visto Vincent?
- No, Padre, però... però Jamie dice che ieri sera é uscito...

 


Le Caverne.
Oltre le caverne del vento, protetta dalle nebbie, vive Narcissa. Sola e cieca, ha però una seconda vista, un sesto senso che da alcune notti le impedisce di dormire. Percepisce dei mutamenti nell'Aura che la circonda. A disagio, intuisce che il Male non è più confinato oltre la barriera che separa il Mondo di Sotto da quello di Sopra. Per la prima volta in tanti anni è confusa.



I Tunnels
Mentre Padre e Pascal stanno parlando, nessuno dei due si è accorto di Mouse ranicchiato sotto un tavolo della biblioteca. Mouse tiene tra le braccia Arthur, il suo inseparabile compagno. A bocca aperta ha ascoltato il colloquio. Non sapeva niente degli omicidi: non aveva sentito i messaggi, non poteva, dato che nell'antro in cui vive non ci sono più tubi. Li ha tolti tutti lui, ricollegandoli lontano dalla sua caverna, perchè il loro continuo "chiacchericcìo" lo disturbava mentre creava i suoi oggetti. Ora se ne pente. Se non avesse inseguito Arthur fin dentro la biblioteca, non avrebbe mai saputo che Vincent, il suo grande amico Vincent, era forse nei guai.

 


Ufficio del Procuratore Distrettuale.
Catherine, pensierosa, si passa un dito sulle cicatrici ormai invisibili che però hanno lasciato un segno indelebile nella sua anima. Possibile che sia solo una coincidenza? Con la mente rivede il volto ferino di Vincent, vorrebbe soffermarsi sulla dolcezza della sua voce e la malinconia dei suoi occhi ma tutto quello che riesce a ricordare sono quei canini appuntiti e gli artigli neri e acuminati delle sue dita. E' turbata, si alza dalla scrivania e si avvicina alla finestra in cerca di uno scorcio su Central Park. Lui è là sotto, da qualche parte. Un cuore puro e generoso... in un corpo di belva.
Catherine sospira e reprime un brivido. Afferra il soprabito ed esce di corsa ignorando le proteste dei colleghi. Deve andare a fondo di questa faccenda. Se Vincent è coinvolto, allora anche lei ne è responsabile per non aver parlato della sua esistenza alla polizia. Se invece è opera di un maniaco, allora anche gli abitanti dei tunnels potrebbero essere in pericolo. In ogni caso deve parlargli, deve vederlo. Ma soprattutto deve scrutare in quegli occhi che ricorda limpidi ed essere certa di non essersi sbagliata sul suo conto.



Le Caverne.
Narcissa lancia le sue pietre magiche, incise con gli antichi simboli che solo lei conosce. Dal gruppo di pietruzze sceglie al tatto le tre più centrali, se le fa roteare in mano mentre, accoccolata a terra, intona una nenia dolce e triste, dondolando avanti e indietro. Il responso è estremamente confuso: con gli occhi della mente vede una rosa, ma è una rosa nera. E' spezzata proprio sotto ad un bocciolo; poi l'immagine si fa ancor più confusa e tra la nebbia della mente intuisce la figura di Vincent, un Vincent che via via rimpicciolisce e si trasforma in neonato. Poi, più nulla, se non l'angoscia tremenda che l'opprime. Sa che per affrontare le paure future deve scavare nel passato suo e di chi le è vicino, ma ne teme le conseguenze.



I Tunnels.
Mouse e' sconvolto da quello che sta ascoltando... Non crede alle proprie orecchie.
Non puo' essere Vincent il responsabile. Vincent e' suo amico...
Incapace di muoversi, quasi incapace anche di pensare, Mouse attende che Padre e Pascal escano dalla biblioteca, poi esce di corsa per tornare alla sua stanza, continuando a rimuginare su quanto ha sentito... 
Ripensa a tutti i momenti passati insieme a Vincent, a tutte le cose che lui gli ha insegnato... a parlare... a leggere...  che ne sarebbe stato di lui se Vincent non l'avesse mai trovato? No, c'e' qualcosa che non quadra... Lui non farebbe mai quelle cose terribili...
Deve assolutamente parlarne con Vincent, deve capire cosa sta succedendo...
Distratto dalle sue angosce, non fa abbastanza attenzione a dove sta andando, e girato l'angolo va a sbattere contro l'ampio pancione di Winslow.
Winslow si è affezionato a Mouse che è diventato un po' il figlio che ha perduto; appena può segue Mouse, spesso senza farsi scoprire, per cercare di tenerlo fuori dai guai.
Oggi lo ha visto sgattaiolare all'inseguimento di Arthur, infilandosi nella biblioteca dove però c'era anche Padre, immerso nelle sue letture. Stava rimuginando su come tirarlo fuori di lì senza esasperare Padre, quando ha visto arrivare di corsa Pascal.
Che Pascal corresse era di per sè abbastanza strano. Winslow aveva, sì, sentito il concitato tip-tip dei tubi, ma ci aveva fatto ben poco caso. Aveva sentito nominare Vincent, e aveva dato perciò per scontato che, qualsiasi fosse il problema, se ne stesse occupando Vincent stesso...
Ma ora aveva un dubbio. E se Vincent fosse stato non il "rimedio", ma la "causa"? Stava dunque rimuginando tra sè e sè, quando Mouse gli si era precipitato contro.
- Ehi, ehi! Cos'é tutta questa fretta? -, chiede Winslow afferrando Mouse per le spalle.
A frasi smozzicate, concitatamente, Mouse racconta quanto é venuto a sapere.
Anche Winslow è d'accordo: bisogna sentire Vincent e, se ha bisogno d'aiuto, loro non si tireranno certo indietro.



Padre e Pascal sono arrivati alla camera di Vincent. Si fa avanti Padre.
- Vincent? Sei qui, figliolo? Possiamo entrare? -
- Chi c'è con te, Padre? - la voce giunge debole dal dietro al letto.
- Siamo solo io e Pascal... Adesso entriamo. _
Senza indugio Padre si avvicina al letto. La scena che gli si presenta è di un'enorme confusione: Vincent è a terra, aggrovigliato tra coperte e lenzuola, con la schiena appoggiata alla sponda del letto, il capo chino.
- Figliolo! Ma cosa ti è successo? -
Vincent solleva mestamente il capo e guarda Padre. Angoscia e paura si riflettono in quegli occhi azzurri, un tempo limpidi e ora velati da una pena indicibile. Jacob ha un groppo alla gola. Riesce solo ad abbracciare Vincent e vorrebbe cullarlo come faceva quando era piccolo, un bambino troppo diverso dagli altri per non essere spesso, troppo spesso, infelice.
Restano abbracciati per alcuni momenti, e Pascal non osa interrompere quel momento di intimità tra un padre e suo figlio.
Poi Jacob si riscuote: - Su, su, vediamo di venire a capo di questa faccenda! Che ti è successo, allora? Qualsiasi cosa... -
Vincent lo interrompe: - Ho sentito i messaggi. -
- E dunque? Perché qualche notizia da Sopra ti sconvolge tanto? - Jacob cerca di minimizzare, ma il tono suona falso alle sue stesse orecchie; eppure continua: - Dopotutto non è la prima volta che La' Sopra si fanno del male... -
Vincent lo interrompe posandogli gentilmente la mano sul braccio. - La notizia non turba me soltanto, a quanto vedo. Perchè altrimenti sareste qui, tu e Pascal? Per non parlare di Mouse e Winslow, che sono là fuori... Potete entrare, se volete...-
Imbarazzati, i due, che erano rimasti ad origliare, si fanno avanti.
Con fatica, aiutato da Jacob, Vincent si alza, solo per crollare subito sul letto. E' esausto, il volto imperlato di sudore. L'apprensione di Jacob è palpabile.
- Vincent! E' evidente che hai la febbre! Cosa ti è successo ieri? Jamie ha detto che sei uscito nel Mondo Di Sopra, ma perché? Perchè? -
- Sono stato da Catherine. -
- Da Catherine! -, esclama Jacob, - Dovevo immaginarlo! - e comincia a passeggiare avanti e indietro. - Da quando l'hai conosciuta non fai altro che metterti nei guai per lei. Non tieni più da conto la tua sicurezza... la NOSTRA sicurezza! Ogni volta che esci c'é il rischio che ti catturino, o peggio! Ma non capisci? La tua incolumità è preziosa di per sé stessa, ma anche il nostro mondo, tutte le persone che vivono quaggiù, dipendono da questo: che nessuno si metta in testa di indagare! Ma se ti fai scoprire... -
- Padre... Nessuno mi ha visto... almeno credo... -
Jacob si ferma bruscamente; - Come sarebbe a dire "almeno credo"? Vincent! -
- E' inutile gridare, Padre,- lo apostrofa bruscamente Winslow, - Vincent è svenuto. -
Jacob appoggia l'orecchio sul petto di Vincent, poi si alza, accigliato.
- Il battito è regolare - mormora, - non capisco perchè sia svenuto così... La febbre non dovrebbe esserne responsabile... -
- Padre, perchè ha aggredito Vincent in quel modo? - chiede Winslow, - Lo vede quanto sta male! In questo momento ha bisogno di essere aiutato, capito... consolato, forse! Ma certo non aggredito!-
Accoccolato ai piedi del letto, Mouse allunga timidamente una mano, a prendere quella abbandonata di Vincent. Quanto gli è sempre sembrato forte, quel suo amico. L'ultimo degli antichi cavalieri, un eroe invincibile... ed ora eccolo qui, inerme, a subire passivamente le parole arrabbiate di Padre. Mouse vorrebbe scattere in piedi, affrontare Padre e urlargli in faccia che Vincent merita rispetto, il rispetto di tutti, anche di lui, Padre, sì, perchè Vincent è di una tale nobiltà d'animo che si dovrebbe vergognare chiunque pensi di trattarlo senza le dovute maniere!
Le parole si rincorrono nella mente di Mouse, si accavallano, ma si ingarbugliano, fermandosi in gola, e così Mouse si accontenta di rimanere lì, a stringere la mano di Vincent, come Vincent ha fatto per tante notti di seguito, i primi tempi in cui Mouse, ancora disorientato, doveva dormire nella sua nuova stanza nel Mondo di Sotto.
Ma fa una promessa: qualunque sia il problema di Vincent, egli, Mouse, farà di tutto per aiutarlo, anche a costo della vita!
Jacob, intanto, si è abbandonato su di una sedia.
- Sì, Winslow, hai ragione , lo so... Ma vederlo così, non sapere cosa fare, come comportarmi, e pensare che forse la causa di tutto è Catherine...! -
- Ma Padre... Catherine ci è amica! Come potrebbe aver fatto del male a Vincent, tanto da ridurlo in questo stato? E poi, da quel che ho capito, Catherine vuol bene a Vincent..-
- Winslow, Winslow... alla tua età ancora non hai imparato che di solito ci viene fatto del male proprio da coloro che più credono di farci del bene? Da quando portò Catherine tra noi, Vincent è cambiato. E' nato un qualche tipo di... di legame tra lui e Catherine, qualcosa che va oltre le mie capacità di comprensione, ma è un qualcosa di tremendamente forte, che ha sconvolto le già grandi capacità percettive di Vincent, e sospetto che proprio il bisogno che il suo organismo ha di adattarsi a queste nuove condizioni, sia alla base dei problemi di Vincent... Svenimento... Febbre...sembrano quasi delle risposte immunologiche ad una infezione, e temo che la malattia in questione si chiami Catherine! -
Una mano, dagli artigli perfettamente curati, ma pur sempre artigli!, afferra Jacob, facendolo sussultare.
- Catherine... non ha nessuna colpa... -
- Vincent, figliolo, ti sei già ripreso! E' un buon segno...-
- Catherine non ha nessuna colpa. - E stavolta il tono non è incerto, nè debole. - Se qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato, quello sono io.-
- Vincent... cosa intendi dire? Ci vuoi spiegare finalmente cosa è successo ieri sera?-
A fatica Vincent si solleva dal letto, rimanendo appoggiato alla testiera. Si guarda intorno ed i suoi occhi si posano su Mouse, su Pascal, su Winslow ed infine su Jacob. Solo in quel momento si accorge della smorfia che Jacob tenta di dissimulare: i suoi artigli gli si sono conficcati nell'avambraccio. Vincent molla subito la presa, esterrefatto.
- Ecco... - mormora, - ecco cosa faccio senza nemmeno rendermene conto... - Guarda con orrore il sangue che inzuppa la manica di Jacob
- Ragazzo mio, - gli risponde Jacob, mentre si tampona le ferita, - tu stai male, e sei forte... una combinazione che si può rivelare esplosiva, ma non crucciarti per questo, sono ferite che in poco tempo spariranno! -
- E quelle che ho inflitto ieri notte?... Spariranno anche quelle, Padre? -

La Camera dello Specchio d'Acqua
Faticosamente, appoggiandosi alla parete quasi cercando un aiuto per sopportare il peso che le opprime l'anima, Narcissa è giunta di fronte alla Polla dello Specchio. Quante volte ne ha agitato l'acqua per richiamare visioni che le schiarissero la mente, neppure lei lo ricorda più... Ma sa che la Polla è solo un mezzo, non il fine della ricerca. Non dà risposte, si limita ad indicare delle vie, sentieri che a volte possono portare ai giorni futuri, a volte riconducono al passato...
Narcissa stringe forte le tre pietruzze che hanno sconvolto il suo quieto vivere; le passa sopra alla Polla, da destra a sinistra, con gesti lenti e continui, intonando a bocca chiusa il richiamo rivolto alle Potenze Invisibili. Lentamente, ma inesorabilmente, la Polla viene invasa dalla nebbia, un velo impalpabile che è il tramite tra il Mondo Del Visibile ed il Mondo Al Di Là. Narcissa aumenta il ritmo del suo canto, quasi con frenesia muove le tre piccole pietre sopra la pozza, la nebbia inizia a vorticare, Narcissa avvicina ancor più le tre pietre alla Polla ed ecco!, appaiono le visioni, portando quei ricordi che così ansiosamente ricercava...

La Camera di Vincent
- Vincent! Allora... sei davvero stato tu ad uccidere quei poveri ragazzi?... - chiede Winslow, dando finalmente voce alle paure che lo attanagliano.
Vincent abbassa il capo, sospira, poi cerca gli occhi di Jacob.
- Ho paura che sia così, ma... non lo so per certo... Non ricordo quasi nulla di ieri notte... -
- Ma allora è ovvio che non sei stato tu! - grida eccitato Mouse, scattando in piedi, - ... cioè...voglio dire... ti ricorderesti di una cosa simile, no? Non credi?... -
- Per favore, Mouse!- interviene Jacob - Vediamo di capire con esattezza come sono andate le cose. Allora, Vincent, ieri notte? Sei stato da Catherine e poi? -
- Catherine non c'era... ho atteso fino a tardi, sulla terrazza, ma lei non rincasava. Allora, Padre, ho fatto una cosa di cui mi vergogno, ma non ho resistito.. Ho aperto la porta-finestra e sono entrato in camera di Catherine! Ho guardato nella sua camera, ho visto i libri che legge... Ho accarezzato il letto dove dorme, ho toccatoi suoi vestiti... all'improvviso sono rimasto come stordito... il suo profumo, la sua presenza erano più che reali, ma non solo intorno a me, anche dentro di me, nel mio animo, nella mia mente... è difficile da spiegare, ma per un attimo non sapevo più chi ero e mi sono spaventato... Sono uscito sulla terrazza, ma l'aria della notte non mi ha aiutato. In qualche modo devo essere riuscito a scendere, perchè mi sono ritrovato a girovagare vicino all'entrata ai tunnels che c'è nel parco. Non ho visto nessuno, lì intorno, allora sono entrato e sono venuto qui, nella mia camera, dove oggi ho sentito i messaggi.. e da allora vivo nella paura di essere proprio io il responsabile di quelle morti... -


(Continua nella seconda parte...)


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