" Libertà è il cacciare, il cibarsi, l'essere in pericolo;
questa, questa è la Libertà... Questo è
ciò che gonfia le vene, rendendo ansimante e ardente il respiro.
Oh, sì, questa é Libertà, questo il piacere
della vita ..."
Marie Lovell

Qualcosa sospirò tra i rami mentre la figura avanzava, silenziosamente ma frettolosamente, calpestando il tappeto di foglie bagnate che ricopriva il parco in quella dolce sera di settembre. Era un'ombra più nera della notte quella che sgusciava tra gli alberi. Il cappuccio che le celava completamente il volto faceva sì che nessuno potesse scorgere la felicità che faceva brillare gli occhi di Vincent mentre oltrepassava l'entrata ai tunnels.
"Ieri ho letto qualcosa di squisito in uno dei libri di Padre", mormorava tra sé a fior di labbra, quasi ricapitolando ciò che avrebbe dovuto dire, "Era in un volumetto nascosto dietro ai vecchi libri di Barry, e sembrava attendere qualcuno che tornasse a leggerlo. Ho aperto il libretto e ne è saltata fuori una poesia così bella che sembra ispirare amore in mille modi e con mille tonalità diverse!"
Vincent era così assorto nei suoi pensieri da passare davanti a Mouse senza neppure vederlo. Mouse rimase immobile, le mani sprofondate nelle tasche, poi si strinse nelle spalle:
-Va bene! Ok! D'accordo! Non dire dove vai!- esclamò quasi ridendo, -Salutami Catherine!-
Ma ebbe solo il silenzio per risposta.
Vincent,ai piedi della scala, scrutò con attenzione quel raggio di luce che ben conosceva, e sorrise.

* * * *
-Va bene, Joe, me ne occuperò lunedì! Sì, le carte saranno sul tuo tavolo in tempo... no... no... Va bene, lo farò. Ciao!
Riagganciato il telefono, Cathy si diresse verso la tanto agognata vasca da bagno. Ci pensava da tutto il giorno, perché Joe la stava veramente caricando di lavoro, ma ora aveva di fronte tutto un lungo fine settimana. Ed aveva già dei piani.
Appena entrata nella vasca, con le bollicine che le scoppiavano allegramente intorno, chiuse gli occhi e pensò: "Potrei anche addormentarmi qui..."

Più tardi, indossata una camicia da notte di seta nera, osservando il letto pensò: "Se mi concedo cinque minuti di tregua, non cadrà il mondo..."
Aveva appena chiuso gli occhi, quando Vincent bussò alla porta-finestra, trovandola aperta.
-Catherine!-, chiamò in un sussurro. Non ottenendo risposta, con cautela entrò nella stanza e si avvicinò al letto. Vedendola così tranquilla ed indifesa, Vincent non seppe trattenere una carezza ai suoi capelli. Quel semplice contatto fece rabbrividire di piacere Catherine, che sorridente si svegliò.
-Ciao... stavo giusto riprendendo fiato... E' stata una lunga giornata.
-Lo sento. Forse è meglio se torno più tardi...-
-No, Vincent!- gli rispose, cercando goffamente di sorridere e sbadigliare nello stesso tempo.
-Stiamo così poco insieme che bisogna far tesoro di ogni singolo piccolo momento.
Lo sguardo che lui le rivolse era così pieno d'amore che Catherine si sentì arrossire.
-E poi,- continuò, - non credo che tu voglia veramente andartene...
-E' così.-
Sentire quei soffici capelli accarezzati dal vento d'autunno, la testa appoggiata alla sua spalla mentre le recitava il poemetto scoperto nella biblioteca di Padre, rendeva Vincent felice come non mai.
-"... E se mi devi amare , fa che sia per nient'altro
che Amor soltanto. Non dire:
l'amo per il suo sorriso... per la sua apparenza... per il suo modo
di parlar gentile... per l'abitudine di pensar
bene di me, o ancor perché porta
una tal pace tranquilla, in giorni come questi...
Poiché tutte queste ragioni, Mio Bene, posson mutare,
o mutar per Te, e l'Amore, in tal modo edificato,
crollar può, miseramente."-
-E' bellissima,Vincent.
-Elizabeth Browning.
-"Colui che trae diletto da quanto una poesia esprime, è un vero poeta, sebbene mai abbia scritto una sola riga in tutta la sua vita"... perciò credo di essere poetessa anch'io, dato che mi ha immensamente gratificato lo starti ad ascoltare.- E si strinse ancor più a Vincent.
Lui sorrise ed annuendo replicò: -George Sand.-
Poi Catherine si avvicinò alla balconata.
-Non posso smettere di pensare che questa città ha in qualche modo ucciso la poesia, poiché ha spento la luce delle stelle... Ma domani, finalmente, le potrò rivedere perfettamente!
Vincent la guardò con aria interrogativa.
-Domani-, spiegò allora Catherine, -andrò a trovare un'amica, su nel New Hampshire. E' un posto bellissimo, Vincent, vicino al fiume Swift, con paesaggi meravigliosi in ogni stagione dell'anno.
Lui si girò dall'altra parte, nascondendosi nell'ombra.
-Che succede? Cosa c'è?-
-Ti si illumina il viso mentre parli di questi luoghi... così lontani per me... io li posso vedere solo con l'immaginazione.-
Catherine si diede della stupida: perché non se ne era stata zitta? Ma ormai era troppo tardi per rimediare. Il danno era fatto, perché quello era un sogno che per molte volte avevano accarezzato insieme, pur sapendo che era un sogno irrealizzabile.
-Sento il tuo dolore... Ma conosci Padre... e poi lui ha ragione, e tu lo sai, Vincent.
-Tu dici, Catherine? Lo pensi veramente?-
Lei abbassò il capo e sospirò: -Non posso dire che non mi piacerebbe farti vedere quei posti, Vincent, ma non posso chiederti di venire con me. Ricordi cosa è successo l'ultima volta? Hai litigato violentemente con Jacob.-
-Lo so. Ma il mio cuore langue ogni volta che te ne vai.-
-So anche questo. Ma stavolta non ti preoccupare: non mi accadrà niente di male.-
-Lo spero, Catherine. Lo spero veramente.

***
Tornato ai tunnels, Vincent scese lentamente la scala che conduceva alla camera di Padre; scuro in volto, rimise a posto il volumetto, con riluttanza.
Jacob, seduto nella sua poltrona preferita, osservava i movimenti di Vincent, intuendo che qualcosa non andava.
-Che ti succede ,Vincent?
Vincent lo fissò direttamente negli occhi, mentre camminava avanti e indietro, il cuore senza pace.
-Lo stesso di sempre, Padre. Perché non posso seguire i dettami del mio cuore? Perché?-
-Di cosa stai parlando?-
Vincent cercò con fatica le parole giuste da dire, ma non ci riuscì, perché il battito che aveva nel petto era tanto rumoroso da offuscargli la mente. Infine disse: -Perché non posso andare? Perché non posso stare con lei sempre? Il mio cuore è il mio tormento, perché, per quanto io possa voler essere qui, la mia anima mi abbandona per camminarle al fianco.-
-Catherine sta per partire?-
-Sì, solo per un fine settimana, ma mi sento così infelice! Dimmi Padre... Non potrei andare con lei?-
-Vincent, sai che è impossibile. Se qualcuno ti dovesse vedere...-
-Lo so, Padre. E lo so perché me lo ricordi continuamente. Ma come posso biasimarla? Come posso condannarla per voler dividere il suo piacere con me? Per volermi mostrare ciò che le parole non possono descrivere?
-NON gridare, per favore!-
Toccò a Jacob cercare le parole giuste da dire. Chiuse gli occhi e parlò, lentamente ma con decisione: -Più di una volta ho cercato di farti capire... Se parti, allora sarò io quello che si sentirà agitato ed irrequieto, perché io non possiedo la capacità di percepirti, così come invece tu percepisci Catherine. Io non potrei mai sapere se stai bene o se qualcosa va male o se ti serve il mio aiuto.-
Vincent fece un respiro profondo e scaricò la sua furia sulla parete alle sue spalle. Padre gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla.
-So cosa provi... Tutti i giovani innamorati, prima o poi, sono posseduti da una tale smania che niente altro sembra avere importanza. Ma vedi, figliolo, la verità è che, sebbene tu sia legato a Catherine, sei legato anche a questa comunità. E' difficile, lo so, ma così stanno le cose, e tu non puoi combattere questa realtà.-
Vincent guardò Jacob negli occhi, intensamente e mormorò: -No. Ti sbagli. Tu non puoi nemmeno cercare di immaginare i miei sentimenti. Ciò che sento quando tu o qualcun altro andate Di Sopra e camminate alla luce del sole! E io provo... invidia, Padre.- Vincent scosse la testa e la prese tra le mani. -E... sebbene ne provi vergogna... invidio anche Catherine! Ma quando sono con lei...! Quando sono con lei, sento che ogni cosa é possibile, perché, per quanto impossibile, il nostro amore esiste. E allora... è come se solo con lei io mi svegliassi alla realtà...-
Una lacrima gli scivolò sul viso, subito asciugata rabbiosamente.
Jacob cercò di immaginare la sua pena... il dolore di un bambino che non aveva mai potuto vedere una foresta, una montagna, il mare... Ma Vincent aveva ragione: lui non poteva nemmeno lontanamente capire quel dolore. Cercò di dargli un minimo di conforto, abbracciandolo.
-Vieni,- gli disse, -si è fatto tardi. Devi riposare. Tra un paio di giorni Catherine sarà di ritorno, e tutto sarà più semplice.-
Vincent annuì, senza replicare. Del resto, cos'altro c'era da dire?
Si incamminò lentamente lungo i tunnels, provando una specie di claustrofobia, fino ad allora profondamente sepolta nella sua mente. Come fu a letto, gran parte del tormento si era acquietato e lui riuscì ad addormentarsi, addentrandosi nel mondo dei sogni.
Lì, infine, fu finalmente libero.

* * *
Un uccellino gli vola accanto, così veloce che non riesce a vederlo chiaramente. Ma é di un tenero color viola ed ha un canto dolcissimo.

“Oh! Che tranquillità!”

E' circondato dagli alberi; il sole è alto nel cielo e lui solleva il viso per farsi scaldare dai raggi che penetrano il fogliame. C'è un ruscello, lì vicino: ne sente il rumore. Uno scoiattolo si inerpica veloce tra i rami, disturbato dall'essere osservato.

“Qualcuno sta ridendo?Dove?Io...Io non saprei dire. Sei tu? “

“Vincent!Dove sei?”

Un'altra risata.

“Catherine?”

Cammina seguendo il ruscello, verso chi ride, e la vede in piedi, ritta sulla cima di un'enorme pietra. Lui le spalanca le braccia e le fa segno di scendere.

“Non posso. Sono bloccata qui. Vieni tu da me.”

Lei gli tende la mano, e lui tenta di raggiungerla, ma la roccia é liscia e scivolosa.

“Fai attenzione, Vincent, però fai in fretta. La tempesta si avvicina.”

Cosa sta dicendo? Il cielo è limpido... Ma subito si sente un tuono e lo scoppio di una saetta tra gli alberi, non lontano da loro.

“Scendi, Catherine!”

“Non posso!”

Lui cerca ancora di scalare la roccia, inutilmente, mentre dalla foresta si leva un ruggito bestiale. Le nubi hanno ormai invaso il cielo e un lampo le illumina. Catherine tenta di raggiungere la mano di Vincent, mentre un altro ruggito riecheggia. Un orso, enorme, ora li sovrasta e stringe Catherine in un abbraccio mortale mentre Vincent resta a guardare, impotente e muto. Poi l'orso si allontana e l'unica cosa che Vincent riesce a pensare è: "Perché non sono riuscito a raggiungerla?"

* * *
Mouse entrò nella stanza proprio mente Vincent, con un grido, si svegliava ricoperto di sudore, i capelli ridotti ad una massa confusa ed aggrovigliata. Mouse gridò, spaventato, notando con quanta difficoltà Vincent stesse respirando.
-Brutti sogni? -, chiese.
Il respiro si fece meno affannoso, quando Vincent realizzò dove si trovava. Guardò Mouse e scendendo dal letto rispose: -Sì, brutti sogni.-
-Di solito succede quando si hanno problemi. Mouse può aiutare?-
Un pensiero si affacciò alla mente di Vincent. E se...
-Forse, Mouse... Dimmi, sai se c'è un tunnel che porta alla stazione dei treni?-
-Sì, a est. Cos'hai in mente?-
-Vai lì e vedi se c'è un treno che parte per il New Hampshire nel pomeriggio.-
-Non mi piace questo!-
-E, Mouse... per favore... non dire niente a Padre.-
Mouse scosse il capo, poi sospirò: -Non mi piace, ma aiuterò.-
Più tardi, quel pomeriggio, Vincent andò al passaggio che doveva condurlo ai treni.
-Sicuro di voler fare questo?-
-Così come so che il mio cuore non è più qui, ma accanto a lei. E bisogna sempre seguire il proprio cuore... Non credi?-
-Mai fatto niente di simile prima... Pazzia! Padre si arrabbierà!-
-Non aver paura, Mouse. Starò attento.-
-Di solito non fai piani così rischiosi... Perché...?-
-Un sogno, Mouse... un sogno.-
Attraversò binari, avvolti nella nebbia notturna, e si gettò all'interno di un carro merci che stava per andare nel New Hampshire, carico di sacchi di sementi. Si avvicinò alla porta, quando fu ben sicuro di non essere stato visto, e sedutosi contemplò il cielo notturno, mentre il treno partiva verso il nord.
“Il nostro legame mi guiderà.. Lo so. Lo sento.”

* * *
Catherine si guardò intorno, con la mappa aperta e appoggiata sul cruscotto del furgoncino.
-Dannazione! E così mi sarei persa!-
Intorno a lei c’erano alberi e nient’altro.
-Va bene, Catherine: pensa. Dovevi girare a destra o a sinistra?-
In quel momento risuonò uno sparo. Il colpo era abbastanza forte da inquietarla, perciò rientrò nel furgoncino e si rimise alla guida, seguendo la strada, senza una meta ben precisa, sperando di incontrare un qualche cartello stradale. Dopo poco intravide un uomo tra gli alberi, che trasportava qualcosa. Senza indugio fermò l’auto e abbassato il finestrino si mise a chiamare: -Mi scusi, signore!-
L’uomo si fermò, guardandosi attorno. Sembrava estremamente sorpreso.
-Mi scusi! Mi può indicare la strada per il cottage dei Winston?-
L’uomo rimase immobile senza dire niente... sembrava completamente affascinato da Catherine.
La osservò a lungo, poi disse: -Più avanti, in fondo alla strada. Tre miglia circa. Non può sbagliare.-
-Grazie!-, replicò sollevata Catherine, e ripartì.
“Che strano personaggio”, pensò.
Non ci mise molto prima di intravvedere la casa, un bellissimo cottage che sorgeva fianco a fianco con la foresta. Scaricò le valige e salì le scale, sorridendo.
Bussò.
Nessuna risposta.
Perplessa, provò a chiamare :-Jenny!-
Ma ancora, nessuno rispose.
“Probabilmente sono usciti per una passeggiata”, pensò.
Solo allora si accorse del biglietto attaccato alla porta. Con sorpresa, vide che vi era scritto sopra “PER CATHY”. Dopo averlo letto, trovò la chiave d’entrata sotto al vaso dei gerani, e entrò finalmente in casa, giusto in tempo per sentire squillare l telefono. Si precipitò a rispondere.
-Pronto?-
-Catherine! Grazie a Dio! Mi ero ormai convinta che non avresti mai alzato il ricevitore!-
-Che succede, Jenny? Vengo qui per passare un paio di giorni con te, e tu non sei in casa? E’ successo qualcosa a Greg?-
-No, no! Sono al cellulare, e stiamo andando a casa dei suoi.-
-Scusa?-
-Mi dispiace, Cathy! E’ solo per un giorno! Il padre di Greg si è rotto una gamba, e Greg vuole assicurarsi che vada tutto bene... Poi sua madre ha insistito perché lo accompagnassi anch’io... sai com’é: suocere! Per piacere, scusami!-
Jenny aveva un tono implorante, tanto che Cathy si risolse ad accettare.
-Va bene, Jenny, ma giuro che questa me la lego al dito!-
-Grazie, tesorino! Allora, sei certa che non avrai problemi?-
-Ma sì, Jenny, non ti preoccupare! Ho solo invitato un altro paio di amici per un party e ci accontenteremo di lasciare solo un po’ di rifiuti in giro per il cottage.-
-Ah! Ah! Molto divertente.-
In quel mentre, Catherine sentì bussare alla porta.
-Scusa un momento, Jenny...-
-Cathy? Cathy? Che succede?...-
Catherine aprì la porta e si guardò intorno. Ma non vide nessuno.
-Cathy?-
-Scusa, Jenny, ma questo posto deve aver stimolato la mia immaginazione. forse non mi sono ancora sganciata del tutto da New York...-
-Oh, so come ti senti! La prima volta che sono stata nel cottage vedevo e sentivo di tutto ovunque! Greg si convinse che avessi perso qualche rotella!-
Le due amiche risero al telefono.
-Senti, mi dispiace veramente di non essere lì con te, ma, ehi!, dopotutto approfittane per riposarti un po’!-
-Sì, penso proprio che lo farò.-
-Bene, allora ci vediamo dopodomani, ok?-
-Ok, Jenny, ciao!-
Mise giù il telefono e subito entrò in una specie di stato di grazia, osservando il sole che lentamente tramontava dietro le montagne.
“Oh, quanto vorrei che lui fosse qui con me!”, pensò.
Andò in cucina, e stava rimuginando davanti al frigorifero su cosa prepararsi per cena, quando sentì un leggero picchiettare al vetro della finestra.
Il cuore le balzò in petto: poteva essere...?
Corse fuori raggiante, e sebbene non vedesse nessuno nei paraggi, ciononostante provò a chiamare: -Vincent?-
Ma nessuno rispose.
“L’immaginazione mi sta facendo dei brutti scherzi... ma mi manca così tanto!”
Tornò in cucina e, preparatasi un panino, accese il caminetto. Stava cominciando a far veramente freddo.
Accoccolata davanti al fuoco, riusciva a pensare solo a lui. Al dolce crepitio delle fiamme, stesa sul folto tappeto di pelliccia, chiuse gli occhi immaginando che Vincent le fosse accanto.
“Mi sembra di essere in paradiso... o da qualche parte lì intorno...”

***
Il treno si fermò.
Il cuore gli batteva più in fretta. Vincent guardò il profilo delle montagne.
“E’ vicina”, si disse.
Si erano già fermati in una grossa città, non poteva dire quale perché si era tenuto accuratamente nascosto e non era nemmeno riuscito a capire quel che biascicava la voce all’altoparlante.
Solo il Legame lo guidava, ma ciò bastava per assicurargli che lei non era più così lontana.
Saltò giù dal treno e si allontanò nel buio.
L’alba non doveva essere lontana, perché già si distingueva un tenue chiarore all’orizzonte, ma non era sufficiente a dissipare le ombre. Vincent chiuse gli occhi.
“Guidami tu...”

***
Non riusciva a dormire.
Proprio non ci riusciva.
“Non posso dormire!”
Era troppo abituata al traffico di New York, e adesso tutta quella tranquillità, tutto quel silenzio, rotto solo dall’unica voce del suo cuore, l’unica voce che non voleva ascoltare, e che invece sembrava urlare un solo nome, quel solo nome. Si sentiva triste, sola e abbandonata, tanto che le tornò in mente sua madre, quando, da piccola, le si sedeva accanto e cercava di consolarla quando lei credeva che tutto il mondo le fosse contro...
“Mamma...”
Mancava così poco alle lacrime. Così poco!
Lui l’avrebbe saputo...
“Lo so!”
L’avrebbe sentito...
“Lo sento!”
Avrebbe compreso il suo tormento...
“E’ anche il mio!”
Alla fine, si decise ad alzarsi. Poche scintille crepitavano ancora; il resto ormai non era che triste cenere grigia.
“Sta per sorgere il sole”, pensò.
Un picchiettio.
Stava ancora dormendo... doveva essere una di quelle false impressioni che si hanno nel dormiveglia...
Un altro.
Questa volta ne era certa: avevano proprio bussato alla finestra. Scostò di colpo la tenda ... e vide stagliarsi l’ombra familiare.
Spalancò gli occhi e la finestra, totalmente sorpresa, e gli gettò le braccia al collo in un caloroso benvenuto.
-Cosa fai qui? Come ci sei arrivato? E Padre?...-
-Più tardi. Per adesso, per una volta, potrei entrare dalla porta?-
Risero entrambi.
La luce dell’alba invase la stanza quando finalmente si addormentarono, strettamente abbracciati, di fronte al fuoco ravvivato. Senza incubi.

Più tardi, Catherine fu svegliata da quel che le sembrò un rumore di passi nel portico sul retro; guardò Vincent, che continuava a dormire, dopo la giornata densa di avvenimenti che aveva passato. Con cautela, si alzò e andò alla finestra sul retro, sbirciando tra le tendine, ma non vide niente all’esterno. Le sovvenne quel che le aveva detto Jenny riguardo ai primi giorni che aveva passato lì, e si convinse che la mente le stava proprio giocando dei brutti scherzi, frastornata da tutta quella pace a cui non era abituata. Guardò Vincent: dopotutto, lui non si era svegliato, quindi doveva andare tutto bene, e quel che credeva di sentire doveva per forza essere solo frutto della sua fantasia!
Respirò a fondo.
“Che mattinata stupenda!”
Alzò il viso ai raggi del sole, poi, sorridendo, tornò accanto a Vincent. Lui, finalmente, si era svegliato.
-Buon giorno!-, lo salutò.
Vincent si guardò intorno confuso, non riconoscendo il posto.
-Dove...? Oh, adesso ricordo!-, disse guardando Catherine che lo osservava con un grosso sorriso stampato sulla faccia.
-Sei pronto?-
Vincent le sorrise di rimando e, scrollando la bionda criniera le chiese: -Per cosa?-
Lei lo baciò con trasporto, poi scostò del tutto le tende, lasciando che il sole invadesse la stanza, come un fiume di luce che accecò Vincent per un attimo. Poi, affascinato, lui si alzò e guardò Catherine, così stagliata nella luce, quasi un angelo che gli tendeva la mano.

***
-E’ vero! Non c’è!-
-Ho cercato dappertutto, Padre! Ma nessuno l’ha visto!-
-Però non è la prima volta...-, disse Jamie, -Se ne va spesso nelle caverne più profonde quando ha voglia di starsene un po’ da solo...-
-Ma avverte sempre Padre!-, replicò Mary.
Jacob era seduto al suo tavolo, osservando quanti via via arrivavano. Erano ormai tutti lì. Un momento... Proprio tutti?
-Pascal, hai mandato il messaggio attraverso le tubature?-
-Certo, avvisando tutti.-
-Perché Mouse non è qui? Di solito è sempre il primo ad arrivare.-
Pascal si strinse nelle spalle.
-Vado a prenderlo io-, si offrì Jamie.
-Non necessario.- risuonò una voce. Mouse era rannicchiato a ridosso della parete dove risaltavano ancora netti i segni degli artigli di Vincent. Jacob gli si avvicinò, guardandolo corrucciato.
-Allora? C’è qualcosa che dovremmo sapere?-
-Mouse non sa!-, replicò il ragazzo, cercando di sgusciare fuori dalla stanza. Inutilmente: Pascal lo intercettò.
-Mouse, se sai dov’è Vincent, diccelo. Almeno, saremo un po’ più tranquilli... e, per favore, Mouse... non dire bugie!
-Mi ha detto di non dire!-
-Quindi sai veramente qualcosa!-
Non c’era via di scampo e Mouse non se la sentiva di affrontare un’altra “punizione del silenzio” per non aver detto la verità.
-Mouse gli ha detto che era pazzo ad andare!-
-Che significa?-
-Andare da Catherine... perché lui ha fatto un sogno...-
-Una premonizione... E dove è andato, Mouse?-
-Treno... notte... New Hampshire.-
Mary si coprì la bocca con le mani, Jamie si sedette scioccata, ognuno guardò il vicino: erano senza protezione.
-Buon Dio!-, esclamò Padre, lasciandosi cadere sulla sedia.
-Allora... lo dobbiamo seguire?-
-Siete impazziti? Il New Hampshire è un piccolo stato, ma è sempre troppo grande per noi... Mio Dio, Vincent!-
-Quindi che dobbiamo fare?-
Jacob sospirò e, cercando di scacciare i cattivi pensieri, rispose: -Pregare...-

***
Era una sensazione stranissima! C’era il calore del sole che gli accarezzava il viso e quando spalancò le braccia inspirando a fondo la fresca aria del mattino, si rese conto di non aver mai provato niente di simile.
Il cielo era...magnifico! Oltre ogni sua aspettativa: di un blu così profondo! degli uccellini stavano cinguettando e un coniglio era uscito dalla tana proprio di fronte a lui, lo aveva guardato e poi era corso via. Si sentiva di nuovo bambino, e andava alla scoperta del mondo e di tutte le magie che conteneva.
Catherine si affacciò alla porta e gli sorrise, sorseggiando una tazza di the. Era questo ciò che lei aveva sognato? Lo era veramente? La semplice soddisfazione di esplorare questo nuovo mondo insieme a lui, aveva reso il loro legame più forte. Vincent adesso si era seduto, con il capo appoggiato ad un albero, gli occhi chiusi, in totale ascolto dei suoi sensi, assorbendo tutto ciò che la foresta gli poteva dare.
-Cos’è il rumore che sento?-, chiese.
-Penso sia un tordo...-
-No, non il cinguettio... quel rumore più sordo.-
-Penso sia il fiume Swift.-
-Un fiume?- Vincent ricordò il suo sogno.
-Vincent... Che mi dici di Padre? Lui sa che tu sei qui?-
-Solo Mouse sa.-
-Padre si arrabbierà, e tu lo sai! Perché hai rischiato così?-
-Non ho mai visto prima un fiume che scorre dietro casa... l’ho solo letto in qualche libro ... e visto nei miei sogni. Non avevo mai visto una foresta, questa grandiosità di verde e giallo oro. Tutto questo era sempre stato negato alla mia anima. Perché, solo per una volta, non posso fare qualcosa di slancio? Perché non dovrei seguire il mio cuore? Una volta ogni tanto è lecito impazzire... vero, Catherine?-
Mentre parlava, Catherine gli si era avvicinata, tanto che la sua unica risposta fu abbracciarlo e baciarlo.
-I sentieri a cui conduce il cuore spesso ci deludono, ma a volte sono fonte di inimmaginabili delizie.-
-Qui è tutto così magnifico...-
-Tu sei magnifico...-

***
-Devo andare in città, per fare un po’ di spese. Sai, non mi aspettavo di ricevere ospiti...-
Vincent sorrise e la guardò salire sul furgone che aveva noleggiato e sparire lungo la strada, tra gli alberi. Adesso tutto era così tranquillo che avrebbe quasi potuto sentire l’erba crescergli sotto i piedi.
Udì un rumore: avrebbe forse potuto essere un orso, ma la curiosità lo spinse ad avanzare, inoltrandosi nella foresta. Si accucciò dietro a dei cespugli: adesso era il suo lato più animalesco a guidare le sue azioni. Quasi di fronte a lui, in una piccola depressione, vide un cervo. Vincent conosceva i cervi, per averli incontrati tra le pagine dei libri di Padre, ma questo... era molto diverso: era vivo! Era una creatura che respirava e mangiava, non un disegno a colori su di una pagina!
Data l’imponente impalcatura di corna, doveva essere un maschio. Il pelo era fulvo, anche se stava ingrigendo. Stava tranquillamente brucando. Maestoso.
Qualcosa dentro Vincent si risvegliò. Per un attimo, il suo impulso fu di balzare addosso al cervo, e dilaniarlo, e sbranarlo... Ma veloce come era apparso, quel desiderio scomparve, di nuovo sepolto profondamente nell’animo.Quasi conscio del terribile momento, il cervo aveva tremato.
Vincent scosse il capo e sorrise. Quando il cervo si mosse, lo seguì. Il cervo si era accorto di lui? Si muoveva in fretta, certo, ma non troppo veloce. Attraversando il sottobosco, Vincent si chiese perché, pur potendolo, il cervo non si era ancora messo a correre. Ormai, più di una volta Vincent, data la sua imperizia, aveva rivelato la sua presenza... Improvvisamente, l’animale scomparve dietro ad una grande betulla.
Seguendone le tracce, arrivò al fiume. E lì si bloccò, affascinato dalla vista spettacolare di quanto lo circondava: il fiume, quasi un tripudio d’argento, scorreva pigro in una valletta, mormorando piano la sua eterna canzone e lì, sulla destra, il cervo si stava abbeverando. Poi smise, alzò piano la testa e guardò direttamente verso Vincent. Negli occhi.
Fu come un lampo:Vincent lo “sentì”. Qualcosa passò tra loro, con la certezza che mai Vincent avrebbe fatto del male al cervo né che il cervo sarebbe scappato. Vincent percepì il corpo del cervo come il suo e, spinto da quello strano legame, allungò una mano quasi potesse arrivare ad accarezzare il pelame fulvo. Ma il cervo girò il capo, attraversò il fiume e scomparve nella foresta.
Vincent rimase dov’era, la mano protesa, lo sguardo fisso sul punto in cui era scomparso l’animale. Poi, si guardò attonito intorno.
Il posto assomigliava al luogo del suo incubo, ma era solo una vaga impressione. Cercò un segno, un qualcosa che appartenesse a quell’incubo, ma non trovò nulla, nemmeno la grande roccia su cui era bloccata Catherine.
“I sogni si prendono veramente gioco di noi”, pensò.

(Continua nella seconda parte)

 

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