MALCESINE

 

 

 

 

 Santi   Benigno e  Caro su noi vegliate ognor Malcesine vi invoca nel gaudio e nel dolor

 

 

 

di  Pierluigi Longatti  

malcesinese

 

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Chi era S.Benigno

 

Benigno era uomo di santissima semplicità , vita purissima  e di incredibile astinenza    Abitava  vicino al lago  in territorio di Verona vicino al paese che volgarmente è chiamato Malsesene   come  cattiva roccia....   quasi che i monti scoscesi affondino direttamente nel lago   In tal e luogo dirupato  l'uomo di Dio Benigno  si era costruito una cella  e un oratorio dove ora vi e una piccola chiesa raggiungibile solo per un sentiero  ardito e pericoloso   ::   e con un suo discepolo di nome Caro  con continue veglie  digiuni  e orazioni  viveva  con poco pane e radici di erbe  ...Pipino piuttosto  spesso ascoltava  i moniti salutari   per cui  frequentava la sua cella  per sentire qualcosa della sua   salvezza .

         

 

                     

Anno 807 d.C.

Biblioteca Capitolare Verona - Codice L,p 12-15

Re  Pipino e il vescovo Rotaldo  entrati nella chiesa di S Zeno  e parlando delle cose mirabili  del  santo riportate  e viste, ritennero giustamente che un gran tesoro come le sue reliquie restasse in luogo modesto ma al contrario fosse posto in luogo più adatto e degno 

Quindi il re ed  il vescovo  uniti i sacerdoti  fra i più pii   dopo  aver a lungo pregato perché   non fosse ragione di sdegno da parte di S Zeno  la traslazione del suo corpo  , con gran timore aprirono  l'avello  .  Furono presi a quel punto  da tanto terrore  che  nessuno di quel gruppo eletto  osò toccare le sante ossa . Infatti sembrava esalare da quel  luogo  qualcosa di spaventoso che riempiva di orrore  e paura gli astanti.

 Mentre avvenivano queste cose  giunse al re  notizia di un eremita  che viveva di erbe  , acqua e poco pane ;  il re chiamò immediatamente il Vescovo. Scelsero   ambasciatori per affidar loro  tale compito.  Questi vennero al lago Benaco  e per via angusta  e pericolosa giunsero  all'eremitaggio situato su una cima prominente . Vedendo l'uomo  di nome Benigno  e il suo discepolo  di nome Caro i messaggeri  si rallegrarono grandemente . Sentita l'ambasciata  Benigno risponde agli ambasciatori  Tornate in pace  con i saluti più cari per i vostri signori . ., vi seguirò fra poco 

 

 

 

Benigno entra nella capanna  e implora  l'aiuto divino  indi  comincia il viaggio faticoso .  Mentre si allontana dal  suo eremo  ecco una merla comincia a battere le ali e a  zinzulare con strida   e a volar di traverso al sentiero  come per comunicare un infausto presagio  e far desistere  dall'impegno il santo uomo....

Ma  Benigno non ignorando  che questa era opera del demonio  impone alla merla  di restare immota fino al suo ritorno....

Immediatamente la merla rimane immobile e  come inanimata.

 

 

Avvicinandosi alla città  e andandogli incontro il re e il vescovo  e la brava gente   accolto con tanto onore  ascoltò il volere del re.  Egli rispose , ...poiché i vostri desideri vengono da un giusto proposito  troverete  Dio non irato  e  ben disposto  alla vostra preghiera .  Quindi essi  entrati nella tomba  con  persone scelte  rimossero la pietra che ricopriva la salma .  Nessuno si risparmiava  preghiere  sia all'interno che all'esterno.... Ma l'eremita nonostante   i suoi meriti e l'aiuto della preghiera comune entrò  tuttavia tremebondo   prese le ossa beatissime  e le dispose una per una  in ordine nel luogo  preparato   a tale uso.  Allora si diffuse una frangranza la cui soavità nessuno sino allora aveva provato . 

 Allora il Re sollecitato anche dai suoi chiese parte delle reliquie  ma il Vescovo negò recisamente...  e il re ad insistere e promettere doni ed offerte. Alla fine il vescovo vinto da tante e tali preghiere  acconsentì e conservata la integrità del corpo  e gli donò pezzettini di nervi..di. cenere e di veste.   Il resto  ben ricomposto fu chiusa nella nuova tomba con il suo sigillo 

Alla voce dei canti  dei fedeli   l' adige risuonò   tuonò nei campi e la stessa casa del padre  crediamo abbia goduto.....   

............................................Ma l'Uomo di Dio  desideroso di ritornare al suo eremo  accelerava il viaggio . Mentre si avvicinava alla sua cella vide la merla che giaceva in una scoscesa rupe .   Pensando che essa dormisse  in attesa del suo ritorno  si avvicinò per  risvegliarla e darle licenza di andarsene  ,ma essa era già morta.  L'Uomo buono   avendo  compassione per essa  disse 

questa merla fece  il male su istigazione del maligno  e  poiché irrazionale  ha peccato senza saperlo .... era degna di perdono  non di morire.......  Per questo  si impose quaranta giorni di  digiuno rigorosissimo ... da allora  l'immagine della merla fusa con bronzo  è ancor là.... 

 

 

 

 

 

Dal castello rossastro all'antiguardo

Malcesine va su per le pendici 

del Baldo;  qui , dall'alto lago  al guardo 

sfumano i verdi bei clivetti aprichi

 

Muglia sul lido qualche bove tardo

alto levando l'umide narici 

e, come spira il vento ,or vien gagliardo 

or fioco il canto delle filatrici

 

Volano farfalle  verso l'atra riva 

finchè nell'acqua s'abbandonan stanche 

che naufraghe le portano a deriva .

 

Così i miei sogni , farfallette bianche

cui vinse del miraggio il  disinganno 

cadon smagati , ché redir non sanno .

 

Giuseppe Abati  (Xenia 1901)

 

 

 

 

                

 

 

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