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Central camionera

viaggio in Messico e Guatemala

Sono partito dalla stazione di S. Elena, polverosa immersa nel fango e con i bigliettai che nullafacenti e annoiati scacciavano le mosche. Un vecchio scuolabus americano stava per partire, anch'esso scassato fangoso e stracolmo di gente che a oltranza continuava ad entrare sotto enormi sacchi, scatoloni legati con lo spago e altre merci che hanno invaso presto una buona parte dell'autobus. Io ho conquistato un posto a sedere vicino un piccolo contadino, ma presto è giunta una cicciona che ci ha spiaccicato entrambi nell'angolo con il fare deciso degli ippopotami. I bambini piangevano e le madri urlavano, i ragazzi scherzavano stanchi di una giornata di lavoro e tutta la confusione era fomentata da numerosi venditori ambulanti che andavano continuamente su e giù per il corridoio intasato carichi di gelati, giocattoli, caramelle, cibi misteriosi e l'immancabile Coca-Cola. Quando il giovane all'entrata ha mollato la corda che teneva legata rozzamente la porta, l'autista ha alzato il volume dello stereo, il motore ha urlato gioioso e siamo partiti schizzando fango in una nuvola di fumo nero.
All'altro lato del lago mi aspettavano le sagome dei bambini che si asciugavano sulla riva, una calma piatta e il ronzio delle cicale avvolgevano tutto. Il cavallo e la mucca brucavano fraterni sul prato, e la corriera rombava nostalgica sulla statale.

 

 

Station Wagon
Viaggio in Romania

Da tutte le persone a cui ho detto che stavamo andando nei paesi dell'est ho ricevuto lo stesso sorriso ammiccante, poi quando aggiungevo che il nostro scopo principale era scalare i Carpazi e dormire tra i lupi mi sbottavano a ridere in faccia dandomi del bugiardo o del coglioncello. Noncuranti dei giudizi abbiamo caricato gli zaini alla rinfusa nella Peugeot familiare...

 

 

Desert Highway
Viaggio in Siria, Giordania e Libano

Ho camminato tutta la mattina per Achrafiye, uno dei quartieri popolari dove la ristrutturazione della città non ha ancora preso piede, e dove la guerra ha lasciato i suoi segni più profondi. Da lì vicino parte la tristemente famosa "Green line", la via che divideva le due principali parti in guerra e che era stata invasa dalla vegetazione, tanto raro era il passaggio su di essa. Intorno i segni delle pallottole affrescavano i muri dei palazzi con la stessa densità dei coriandoli a Rio durante il carnevale; su alcune facciate qualcuno si era talmente accanito che la quantità di proiettili aveva consumato i muri fino a renderli un velo. Su altre, dei più determinati colpi di bazooka avevano sventrato la parete lasciando intravedere vecchi arredamenti casalinghi bruciacchiati e oramai in stato di abbandono. Segni di pallottole di ogni calibro e religione avevano firmato tutto ciò che avesse più di dieci anni. Quando passavo davanti una chiesa o ad una moschea pensavo al potere (di fuoco) della fede.


 

Speed breaker
Viaggio in India

L'ennesimo biscotto al "bhang" dava i suoi effetti, e le fiamme che ci rapivano gli sguardi erano il miglior cinematografo. Nella notte ho avuto la visione del "desert baba" proiettato a Roma col suo cammello in mezzo al traffico di viale Marconi, manteneva la sua aria serena e sorrideva senza suonare il clacson. Ci ha detto che aveva cinquantacinque anni, ma sembrava averne almeno il doppio. Magro e scuro come un ramo bruciato, non trovavo l'ombra di un muscolo sotto la sua scorza rugosa. Dal suo sguardo sembrava sapere tutto di chi aveva davanti, e stillava carisma da tutti i pori. Col suo turbante, la camicia che lo ha accompagnato per buona parte della vita e le scarpe deformate dai rattoppi...
Il "baba" vestiva i colori del deserto, ne era una molecola silenziosa...

 

 

Central Camionera 2
Il nord del Messico

Oggi abbiamo deciso di andare nel deserto sottostante per prendere il Peyote, quindi ci siamo organizzati con grandi scorte di frutta, zucchero e acqua per deglutire il cactus. Da perfetto bambinone americano, Raviv si è portato il suo fedele barattolo gigante di burro di arachidi e il pane affettato. Anche stavolta il taxi per il "desierto" era in stato penoso, una "Willis" del 1948 buona per un museo se non fosse stata ridotta ad un catorcio fonte di tetano e contusioni. Eppure camminava. Da oltre 50 anni faceva lo stesso percorso scalpitando sui massi, carica all'inverosimile nella cabina e sul tetto. E la cosa più strana è che in tutti questi anni non sia mai finita nel precipizio che conduce direttamente all'inferno al limite del quale procedevamo. (...) Noi comunque eravamo decisi, e poco dopo avevamo organizzato una bella macedonia di frutta e cactus. Ci siamo spinti sotto uno dei tre alberi dell'altipiano, ad osservare le montagne che circondano la distesa dove eravamo. I pochi elementi presenti erano fonte di grandi attenzioni e commenti: la forma di un sasso, i movimenti di una formica, il sole tra le foglie... Poi ci siamo sparsi per il campo che stava alle nostre spalle, e lì abbiamo saltellato tra le piantine rachitiche. Tornando abbiamo ritrovato Raviv per terra che si rotolava in una pozza di fango sghignazzando. Lo abbiamo riaccompagnato all'ombra dell'albero, dove Smiley stava mangiando un pezzo di peyote inzuppato nel burro di arachidi... La situazione stava degenerando nello schifo, per cui il gruppo dei cinque è ripartito in una lunga marcia verso il villaggio dove il tassista ci avrebbe prelevato.

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