| Vantaggi economici dell�alimentazione vegetariana Oltre all'importanza e all'urgenza delle motivazioni mediche e igieniche che sconsigliano di mangiare carne, � utile segnalare l'impatto negativo ambientale, economico e sociale che il consumo di alimenti non vegetariani mostra di avere sull'ambiente e sulla societ� umana. Tali aspetti diventano ogni giorno pi� stringenti, anche in relazione alla delicatezza dell'equilibrio economico e sociale di fronte alle crisi che l'umanit� si trova ad affrontare in questo periodo della sua storia. Le associazioni ambientaliste hanno gi� ampiamente informato i loro sostenitori e il pubblico che il massiccio consumo di carne � il maggiore responsabile della distruzione delle foreste pluviali, oltre a rappresentare una importante causa di inquinamento e uno spreco enorme di risorse. Ogni giorno enormi appezzamenti di foresta pluviale (il polmone del nostro pianeta) scompaiono per far posto a pascoli per "hamburger e bistecche" e nel giro di pochi anni diventano desertici contribuendo a sconvolgere il clima globale -- perch� lo strato di humus di quei terreni � molto sottile e richiede una grande attenzione nel mantenere l'equilibrio ecologico. La foresta amazzonica costituisce attualmente la maggiore risorsa naturale del pianeta, una riserva che contiene milioni di specie di vita conosciute e altri milioni ancora da conoscere, tutte in perfetta armonia tra loro, che riescono a creare un ambiente ricchissimo e pieno di vitalit� senza alcun intervento da parte umana. L'arrivo delle multinazionali della carne provoca la distruzione degli alberi (spesso per mezzo di incendi), e il terreno viene adibito a pascolo per un ciclo di quattro o cinque anni. Il delicato equilibrio viene per� sconvolto senza speranza di recupero, e il sottile strato di humus, non pi� tenuto insieme dalle radici delle piante, viene spazzato via dal vento e dalle piogge, formando laghi di polvere sterili e desolati. La tragedia riguarda a breve termine anche le popolazioni della zona, che perdono l'uso della foresta (la loro unica ricchezza) e sono costrette a migrare continuamente in cerca di zone ancora fertili. Centinaia di migliaia di specie vegetali e animali vengono annientate in questa distruzione e si estinguono completamente, privando il pianeta di importanti caselle di equilibrio ecologico e derubando l'intera popolazione del pianeta di ricchezze inestimabili, non solo a livello estetico ed ecologico, ma anche nel campo della ricerca medica e scientifica. A lungo termine (si parla comunque di anni, non di secoli o millenni), la distruzione della foresta pluviale comporta una diminuzione della produzione globale di ossigeno e un aumento dell'anidride carbonica (con conseguente peggioramento dell'effetto di riscaldamento globale, detto "effetto serra"), una diminuzione delle precipitazioni in alcune zone con desertificazione di vasti territori, e un aumento drammatico delle precipitazioni in altre zone con allagamenti ed erosioni del terreno, riduzione delle calotte polari e innalzamento del livello degli oceani, con conseguente sparizione di zone costiere e aree al di sotto del livello del mare. Questi bruschi cambiamenti porteranno -- anzi, stanno gi� portando -- altri effetti climatici (un crescente numero di uragani) e forse anche geologici (aumento dell'attivit� geologica e vulcanica). Se vogliamo davvero fare qualcosa di semplice, alla nostra portata, per contribuire a salvare la foresta pluviale e quindi evitare le terribili conseguenze collegate, dovremmo come minimo diventare subito vegetariani e convincere gli altri a fare altrettanto. La conservazione delle foreste e la riforestazione delle aree gi� disboscate costituisce infatti un fattore essenziale per la protezione dell'ambiente del pianeta intero. Per ottenere questo risultato, � necessario amministrare molto accuratamente la disponibilt� di terreno per la produzione di alimentari. Ma perch� la scelta vegetariana avrebbe una tale potenza di cambiamento positivo nell'equilibrio ecologico mondiale? Vediamo qualche dato interessante. Per definire l'impatto ambientale, economico e sociale del consumo di carne � sufficiente far rilevare che il consumo di risorse impiegate per "produrre" un chilo di carne � da 10 a 35 volte superiore alla quantit� di risorse necessarie per produrre un chilo di proteine vegetali ad alto valore biologico (come la soia, ad esempio). Infatti le proteine animali vengono prodotte dall'organismo dell'animale stesso a partire dagli alimenti vegetali, tra cui una quantit� ingente di proteine vegetali, e con una "perdita" enorme sotto forma di energia per il metabolismo e le funzioni di base dell'organismo, deiezioni e secrezioni varie. E' vero che gli animali da allevamento vengono macellati non molto tempo dopo il raggiungimento della maturit�, poich� gli allevatori sono molto attenti a ricavare sempre il massimo profitto dalle loro attivit�, ma anche in questo modo lo spreco di cibo � comunque di almeno 10 volte superiore rispetto all'utilizzo diretto degli alimenti vegetali per il consumo umano. Con un simile spreco di risorse e di terreni fertili, come meravigliarci se il pianeta si impoverisce e se l'umanit� non riesce a risolvere il problema della fame? Questo calcolo dello spreco sistematico si applica non soltanto alla enorme quantit� di alimenti vegetali pregiati come soia, grano, mais, arachidi, generalmente usati come foraggio per gli animali da allevamento, ma anche alle risorse extra come acqua, concimi, lavoro di uomini e macchinari con il conseguente consumo di carburanti, oltre all'energia usata per l'allevamento, il trasporto, la macellazione, la preparazione e la conservazione speciale richieste dalla carne (celle frigorifere, ecc). A questa considerazione dobbiamo aggiungere la deperibilit� delle proteine animali, che richiede dei controlli molto pi� accurati e rischiosi di quelli che si possono applicare a cereali e legumi. Le proteine animali sono ben poco efficienti per nutrire l'umanit� in continua espansione demografica. L'allevamento intensivo di animali per la produzione di carne � uno spreco enorme dal punto di vista economico, reso sostenibile solo artificialmente, con continue e ingenti sovvenzioni statali, nazionali, comunitarie e internazionali. L'allevamento di animali pu� essere pratico dal punto di vista economico in sistemi isolati quando gli animali (di numero limitato rispetto alle possibilit� di sostegno del territorio) sono allo stato libero o semi naturale, e se ne vanno in giro tranquillamente a pascolare nell'erba delle zone incolte. Nelle societ� rurali, oltre al latte (non sempre gli animali vengono macellati per ottenere la carne) gli animali forniscono forza motrice per gli spostamenti e il lavoro dei campi, e sterco per concimare. Negli allevamenti intensivi le deiezioni degli animali (paragonabili per quantit� agli scarichi delle fogne di vere e proprie citt� e spesso pesantemente inquinati da componenti non biodegradabili e tossici a causa delle numerose sostanze chimiche contenute nei mangimi) costituiscono un fattore gravemente inquinante per l'ambiente invece che una fonte di concime naturale, in quanto il loro utilizzo non � considerato "economicamente vantaggioso" e dunque vengono solitamente canalizzate e scaricate a fiume senza alcun trattamento preventivo, dove causano un aumento eccessivo del tasso di nitrati e uno squilibrio fatale per l'ecosistema di fiumi, laghi e spesso anche mari (un esempio: l'invasione di alghe nell'Adriatico di qualche anno fa). La logica industriale favorisce infatti i concimi chimici, che vengono prodotti in fabbrica e venduti, rispetto ai concimi animali, che richiedono spazi e tempi di lavorazione diversi e pi� adatti ai nuclei di produzione per autosufficienza locale (cio� a livello di famiglia o piccola comunit� isolata), che si preoccupa meno del margine di profitto in denaro che della qualit� della vita. |