Un particolare ringraziamento a Roberto Santamaria che ha curato quasi tutto il testo di questa pagina.


Le origini

La prima citazione documentaria relativa alla chiesa parrocchiale di Montoggio, allora assegnata alla diocesi di Tortona, risale ad una bolla di Adriano IV 1157. Successivamente essa viene citata nel 1162 nella bolla di Alessandro III e quindi nel 1198 nella bolla di Innocenzo III. Nel 1248, papa Innocenzo IV Fieschi, assegna alcune parrocchie di Tortona a Genova, con lo scopo di punire la citt� dertonese che si era mostrata fedele a Federico Barbarossa. Fra le parrocchie interessate vi era Montoggio, che passa cos� - definitivamente - a Genova. Fin dal 1220, la stessa chiesa viene citata come pieve. Poco sappiamo di questo primo edificio. Il Tiscornia, scrivendo nel 1891, dichiarava: "Antichissimo era il tempio che dette il posto all'odierna sontuosa e magnifica Chiesa. Della sua primitiva forma per� nulla possiamo riferire, costandoci solo che Mons. Bossio visitandola nel 1582 la ridusse a due altari mentre il Card. Durazzo [1650], Arcivescovo di Genova, ve ne trov� tre". E aggiunge: "Nel 1692, il Popolo riconosciuto che la Chiesa era insufficiente a capire la numerosa popolazione, conveniva di adeguare al suolo quel sacro edifizio e nello stesso luogo innalzare un nuovo tempio, in disegno e dimensioni come al presente si scorge. I pochi restauri che presentemente l'abbellano furono eseguiti nel 1764".

In realt�, come risulta dai libri parrocchiali, i lavori di erezione della nuova chiesa - presumibilmente intrapresi sul sito della precedente - iniziarono fin dal 1636 e, dopo alcuni anni di ritardo, ripresero a pieno ritmo oltre la met� del secolo. Nel 1679 il coro � detto finito e dieci anni dopo la nuova chiesa veniva aperta al culto. L'edificio � diviso in tre navate, divise da colonne binate in cotto dipinto (anni '80 sec. XX), su piedistalli marmorei alti 1 mt. La navata centrale � di larghezza doppia rispetto alle laterali. Il soffitto � a volta e presenta affreschi risalenti al sec. XX. L'aula, illuminata da finestre a lunetta, � lunga mt 34, larga mt 20 e alta mt 18. La chiesa pat� danni nell'incendio arrecato dalle truppe dei bisagnini nel corso della guerra del Balilla nel 1746. Nel 1879 sono documentati lavori di restauro alla facciata. Nel 1883 venne realizzato il pavimento in marmo e restaurato il campanile. Nel 1884 Antonio Brilla da Savona consegn� le quattro statue in cotto dei SS. Antonio Abate, Giuseppe, Rocco e Giovanni Battista, collocate nelle nicchie ricavate lungo le navate laterali. I Remondini (1891) definiscono la chiesa "una magnif�cenza fra i monti che se fosse ornata di fregi competentemente alla sua struttura, la cederebbe di poco a qualsiasi anche bellissimo tempio delle liguri riviere. Chi ne cur� la costruzione ispirossi all'architettura della chiesa di N.S. delle Vigne in Genova". Questi fu Angelo Maria Pesciallo, arciprete di Montoggio dal 1661 al 1673 e in effetti gi� canonico delle Vigne. Le considerazioni esposte di seguito, riferite ad artisti che lavorarono per la collegiata delle Vigne e che ritroviamo attivi a Montoggio, trovano la sua giustificazione proprio nella figura di Angelo Maria Pesciallo.


Le opere d'arte

Ragguardevoli sono, infatti, le opere d'arte conservate in questo tempio. Il presbiterio � dominato dall'imponente altar maggiore. Gli interventi settecenteschi di Francesco Solari (1764), volti ad ammodernare una macchina ritenuta stilisticamente superata, sono evidentissimi e pertanto non impediscono di riconoscere l'originaria struttura risalente al 1672-1675.

I marmi impiegati sono tra i pi� preziosi, variando dal Portoro al Rosso di Francia, dal Broccatello di Spagna all'Alabastro di Sestri Ponente, con contenuti inserti di una pietra madreperlacea non meglio identificata.

Notevole e unico in Valle Scrivia � l'inserimento del bassorilievo che occupa il pannello centrale del paliotto, ove � rappresentata una decollazione di S. Giovanni Battista di estrema eleganza. Dal fondo, reso con una tecnica simile allo stiacciato, si staccano le figure di Salom� e della serva con in mano il catino pronto ad accogliere il capo mozzo del Precursore.

Finissimi elementi di scultura, i capitelli e le testine angeliche, troviamo poi nell'imperioso tabernacolo, che si innalza oltre i 2 metri. Dei lavori relativi al "paglio dell'altare ... l'imagine scorpita di mezzo rilievo di marmo della decollazione di S. Gio. Batta ... interciamenti de mischi ...la bardella con suo scalino" fu incaricato "Giacinto Aijcardo quondam Tomaso Marmararo". Si tratta dello stesso marmoraro che esegue le parti di quadratura per il bellissimo altare della Cappella della Croce in S. Maria delle Vigne a Genova. E' noto un atto notarile, datato 14 maggio 1671 e quindi in tempi assai prossimi all'altare di Montoggio, in cui l'Aicardo riceve la promessa dei pi� importanti lavori della cappella da parte di Anselmo Quadro e Giacomo Gaggini. In tale atto, Giacinto Aicardo, definito comunque "maestro", pare essere solo il committente ma � pi� verosimilmente colui che subappalta un lavoro a lui ordinato dalla confraternita della Croce. Non avendo ulteriori elementi di raffronto per la scultura di figura dell'Aicardo, in questa sede si suggerisce invece di assegnare questo pregevolissimo bassorilievo al "virtuoso scalpello di Anselmo Quadro insigne scultore", come lo ebbe a definire il Pollinari nel 1734. In ogni caso, Giacinto Aicardo � una personalit� che, nell'ambito dei marmorari di fine Seicento, merita e attende una degna collocazione, come conferma del resto il disegno, assai simile all'altare di Montoggio, relativo al tronetto per l'esposizione eucaristica dell'altare maggiore nella chiesa genovese di S. Maria del Carmine.

Ancora con riferimento al medaglione centrale dell'altare di Montoggio, non � inoltre da escludere un intervento di Domenico Molciano, originario di Ramponio, diocesi di Como, il quale esegu� una Madonna del Carmine in marmo bianco di Carrara, collocata nel 1693 nell'altare oggi di Lourdes (le spese sostenute per il trasporto assommano a �. 30.16; le due corone in argento costarono �. 98.12), e poi spostata nella cappella a destra dell'ingresso. La sola scultura cost� �. 250.

E' documentata la collaborazione fra il Molciano e Domenico Stella, autore delle balaustre del battistero. Quest'ultimo, definito dal Tiscornia (1891) "recente", � in realt� chiuso da pi� antichi marmorei cancelli, realizzati appunto da Domenico Stella nel 1710/11. Tale marmoraro realizz� pure le lapidi sepolcrali andate perse nel rifacimento del pavimento (1883) e, nel 1718, le balaustre del campanile. Oltre che con denaro contante, lo Stella fu pagato anche in natura, con un agnello, molte castagne bogliole e del grano.

La statua marmorea della Madonna del Rosario col Bambino e S. Giovannino, collocata nella cappella a destra del presbiterio, risente fortemente dei modi di Tomaso Orsolino, curiosamente documentato nel sec. XVII a Montoggio, coinvolto in una societ� per lo sfruttamento di alcune pecore.

Notevoli sono poi i lavori in stucco. Quelli del coro furono realizzati nel 1691 da Giovanni Battista Bianchi. Al 1692 risalgono gli stucchi della cappella del Crocifisso, "adornamento fatto in gusto del Popolo", e al 1698 quelli realizzati da Giacomo Muttone nella cappella del Suffragio.


I quadri

(in fondo alla pagina la pianta della chiesa con l'ubicazione delle opere descritte - il numero a fianco del titolo e' il riferimento per individare l'opera sulla piantina)

Un discorso a parte meritano i quadri presenti nella chiesa di Montoggio. Nell'entroterra genovese rarissimi sono i casi di commissioni dirette a pittori che in genere avevano la propria bottega entro le mura di Genova. Le limitate quadrerie ecclesiastiche delle chiese dell'Oltregiogo si formano per lo pi� in epoca tardosettecentesca se non oltre, dopo le requisizioni del periodo napoleonico a seguito della dispersione del patrimonio di chiese e conventi soppressi. A Montoggio stesso giungono opere di monasteri soppressi come S. Leonardo di Carignano.


6 - "Santa Chiara mette in fuga i Saraceni" di Domenico Fiasella detto "Il Sarzana" - (Sarzana 1589 - Genova 1669)

Navata destra - terza cappella

Nella cappella a destra del presbiterio � ospitata S. Chiara mette in fuga i Saraceni, opera della maturit� di Domenico Fiasella, firmata "DOMINICUS FIASELLA ANNO 1667 - AET. SUE 77". La tela era nota a Raffaele Soprani che nelle sue vite del 1674 cos� la descriveva: "... e per le monache di S. Leonardo una S. Chiara che col Santissimo nelle mani incontra i Saraceni, e miracolosamente li mette in fuga, e scompiglio, quali opere n� in franchezza di pennello, n� in fantasia di componimento cedono posto a molte altre colorite da esso negli anni pi� floridi e giovanili".

La tela costituisce l'ultima opera a noi nota di questo artista, presente in questa stessa chiesa con un altro dipinto, Il rifiuto del donativo di Giuseppe al tempio, proveniente dalla chiesa genovese dei SS. Bernardino e Alessio.


7 - "Il rifiuto del donativo di Giuseppe al Tempio" di Domenico Fiasella (detto Il Sarzana - Sarzana 1589 - Genova 1669)

Navata sinistra - terza cappella

Quest'opera proviene dalla chiesa genovese dedicata ai Santi Bernardino e Alessio dove e' registrata dalle antiche guide. Riferibile alla maturita' del Fiasella, denuncia un certo impegno decorativo da parte dell'artista ed un'accuratezza d'esecuzione non sempre riscontrabile nelle sue opere.


1 - "La Vergine e le anime purganti" di Bartolomeo Guidobono (Savona 1654 - Torino 1709)

Navata sinistra - seconda cappella

Direttamente commissionata dalla fabbriceria di Montoggio � invece la pala raffigurante La Madonna del Suffragio, San Nicola da Tolentino e le anime purganti.

I documenti conservati in archivio riferiscono di una spesa, nell'anno 1697 "... per Capparra dell'Ancona di Nostra Signora del Suffraggio data a fare al Reverendo Bartolomeo Guiddo Buono [Guidobono] pittore insigne per prezzo di scuti quaranta argento L. 60.16". Si tratta di un acconto versato a questo importante pittore del secondo Seicento genovese. La pala di Montoggio � esemplificativa dell'ultima stagione del pittore savonese, oramai voltosi al classicismo.


5 - "La Vergine, San Giorgio, Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova" di Paolo Gerolamo Piola (Genova 1654 - ivi 1715)

Navata destra - seconda cappella (da marzo 2006 trasferito per opere di restauro)

Di Paolo Gerolamo Piola � La Vergine col Bambino e S. Giuseppe, con i SS. Giorgio, Antonio Abate e Antonio da Padova. L'opera presenta i tratti artistici del fratello Anton Maria, ma il libro dei conti dell'anno 1699 rivela un pagamento "... al Sig. Paulo Gieronimo Piota per capparro dell'Ancona di S. Giuseppe il prezo della quale rest� accordato in lire 300". Successivamente lo stesso pittore riceve "otto rubbi formaggio di Caliceto" e altri pagamenti per questa pala che risulta trasportata e collocata a Montoggio nell'anno 1700.


4 - "Santi Lucia, Apollonia e Bernardino" attribuito a Giovanni Andrea Carlone (Genova secolo XV)

Navata destra - prima cappella (da marzo 2006 trasferito per opere di restauro)

Mancano invece notizie documentarie per Le Sante Lucia e Apollonia e S. Pasquale Baylon in adorazione dell'Eucarestia, opera attribuita a Giovanni Andrea Carlone. In questa tela la critica ha visto un riferimento all'Annunciazione dipinta dal Carlone per la chiesa genovese delle Vigne e, considerate le tangenze fra quella chiesa e questa, l'ipotesi non pare azzardata e pertanto ci si pu� sbilanciare per una realizzazione ad hoc per la chiesa di Montoggio, risalente agli ultimi anni della vita del pittore che mor� nel 1697.


Nella zona presbiteriale vi sono tre grandi dipinti.

8 - "La vergine e la moltitudine dei Santi" di Aurelio Lomi (Pisa 1556 - ivi 1622)

Presbiterio - parete destra

A destra La Vergine e moltitudine di Santi, opera del pisano Aurelio Lomi, fratello del pi� celebre Francesco che poi mut� il cognome in Gentileschi. Nel periodo genovese, il Lomi dipinse una ventina di opere, tutte di soggetto sacro, fra cui questa di non facile realizzazione per l'eccezionale numero di santi che fanno da corona al gruppo centrale con la Vergine, in una classico clima di sacra conversazione.


2 - "Elemosina di Sant'Antonino" di Giovanni Andrea De Ferrari (Genova 1598 - ivi 1669)

Presbiterio - parete sinistra

A questa pala si oppone l'Elemosina di S. Antonino, vescovo di Firenze, fra i capolavori giovanili di Giovanni Andrea De Ferrari, tela proveniente dalla distrutta chiesa di S. Domenico. La resa spaziale di impronta naturalistica � ben presente in questa pala, risalente al 1628 e quindi dipinta nella giovinezza.


3 - "Decollazione del Battista" di Orazio De Ferrari (Genova Voltri 1605 - Genova 1657)

Abside

Parte centrale del dipinto

Nell'abside, spicca la Decollazione del Battista, opera attribuita a Orazio De Ferrari che dovrebbe porsi alla fine degli anni '40 del secolo XVII. Non � noto se l'opera sia stata commissionata espressamente per Montoggio oppure se venne acquisita solo in un secondo tempo. Da notare, a destra, il ritratto di un uomo che � probabilmente il committente del dipinto.


Pianta della chiesa e ubicazione delle opere descritte

La chiesa e' aperta il sabato pomeriggio dalle 16.30 durante l'inverno e dalle 17.30 durante l'estate e la domenica mattina dalle 10.30 fino al termine delle funzioni religiose. Le visite possono svolgersi a condizione che non vi siano funzioni religiose in corso. Per visite in altri giorni e orari rivolgersi al parroco (tel. 010938919 - 010938852).

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