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Sinistra europea, coi movimenti per l'alternativa

L'annuncio della fondazione del Partito della Sinistra Europea, avvenuto a Berlino il 10 e 11 gennaio di quest'anno, ha generato molteplici attese e discussioni nell'opinione pubblica italiana ed europea. Si è trattato di un concreto atto politico, che sarà destinato a condizionare complessivamente le forze della sinistra alternativa nel continente europeo e che, sicuramente, sarà un potente acceleratore, sul versante italiano, delle ipotesi di costruzione di una credibile e rinnovata sinistra d'alternativa.

I livelli d'innovazione prodotti sono davvero molteplici e descrivono plasticamente le esigenze strutturali, in questa fase politica così complessa e mutevole, della produzione di soggettività politica al tempo della globalizzazione. È chiaro che la ricerca strategica delle forme nuove della soggettività non si può esaurire in atti singoli, ma va ricercata in un processo nel quale molteplici fattori sono consustanziali. In effetti, la nuova soggettività politica rivoluzionaria che ricerchiamo è resa necessaria dalla globalizzazione capitalistica, una vera e propria rivoluzione passiva delle classi dirigenti mondiali, il cui effetto principale è stato quello di destrutturare le forme del potere per renderle sempre più inafferrabili e a-democratiche. Le forme tradizionali dell'agire politico si sono trovate spiazzate, se non addirittura travolte, dalla nuova fase dell'organizzazione capitalistica e, in questi anni, hanno accumulato un ritardo drammatico rispetto alle forze egemoni su scala globale. L'irruzione del movimento altermondialista ha segnato una controtendenza al potere globalizzato altrettanto strutturale. La diffusione del movimento si è sempre più resa endemica alle realtà che si dichiaravano in lotta con l'attuale sistema di dominio, in un reciproco scambio e accumulo di esperienze che ha portato all'acquisizione di una "coscienza vasta" della propria condizione, sociale e politica, di fronte al mondo. Tale processo non è "ordinato". Non lo è dall'esterno, poiché è priva di senso ogni forma di direzione avanguardistica che definisca "la linea" del movimento; non lo è dall'interno, giacché le strutture di organizzazione e di direzione sono basate sulla "rete", sull'accumulazione di nodi e sull'articolazione dei contributi. Ciò è evidente appena ci fermiamo ad osservare le frammentarie immagini che riusciamo a registrare per descrivere il flusso ininterrotto che chiamiamo movimento. Basterebbe cogliere l'importanza straordinaria di sentirsi parte attiva, e non solo solidale, dello stesso movimento per un dalit indiano e un sindacalista di Detroit, per cogliere l'enormità della nuova soggettività politica in potenza.

In questo processo si sono immerse anche esperienze politiche tradizionali, partiti o organizzazioni politiche. Ciò non è avvenuto per tutti con la stessa modalità, né si può dire che le forze politiche alternative abbiano complessivamente riconosciuto il nuovo quadro strategico definito dall'evolversi della situazione.
Da quest'esigenza principale, ovvero che ciascuno è chiamato a fare la propria parte per contribuire alla crescita di una soggettività alternativa, nasce l'esperienza della Sinistra europea.

In primo luogo la Sinistra europea si rivela un elemento assolutamente originale nel panorama politico continentale. Vi sono da tempo organizzazioni sovranazionali che propongono cooperazioni tra partiti politici. I modelli di relazione sono però stati improntati ad una costruzione di livelli diplomatici rafforzati, come per il caso degli attuali maggiori partiti europei (dal Pse al Ppe) o a forme di dipendenza da partiti dominanti, come lo è stato il Pcus nella Terza Internazionale, che sconfinava nell'aperta ingerenza nelle scelte politiche di ogni partito nazionale. Inoltre, molte delle esperienze precedenti si sono strutturate sulla base di affinità ideologiche ereditate dalla propria storia d'origine, come è evidente nel caso dei partiti o delle frazioni collegate alla Quarta internazionale. Un punto fermo è quindi la nuova interpretazione del concetto di internazionalismo, basato sulla costruzione di "agende comuni" e non sul mero scambio di testimonianze di solidarietà.

Il connotato innovativo di quest'esperienza è che si prova a coniugare il mantenimento della necessaria sovranità per ogni soggetto politico coinvolto nell'impresa, con una modalità di lavoro effettivamente integrata. Si tratta insomma di costruire un'inedita collaborazione basata su assi politici chiari, l'opposizione alla guerra al neoliberismo, che tenta di costruire una consapevolezza comune. Una nuova consapevolezza, europea, che sia all'altezza dell'ordine dei problemi posti dai processi di globalizzazione, ma anche di quelli dati dall'integrazione continentale.

In particolare sono quattro i terreni che, fin da subito, possono impegnare in questa ricerca comune: la pace, la costruzione europea, la definizione della nuova cittadinanza, il modello sociale ed economico continentale.
Su questi temi, al di là di sfumature proprie di un dibatto pluralistico, si è registrata una consonanza davvero rilevante. Sono assi interpretativi che stanno concretamente definendo un'identità politica alternativa alle sinistre moderate e non subalterna alle eredità di un passato sepolto dalle macerie del crollo dei regimi dell'Est. È probabilmente l'azione più conseguente per riaffermare una politica di classe non testimoniale ed in sintonia con il movimento antiglobalizzazione.

Affermare la necessità di un'Europa di pace (e quindi di opporsi all'esercito europeo), confutare la legittimità democratica e i contenuti liberisti del progetto di Costituzione, promuovere modelli di cittadinanza inclusivi a partire dai migranti, proporre la rottura dei vincoli del patto di stabilità in funzione di una difesa ed estensione dello stato sociale continentale rappresenta un profilo politico effettivamente innovativo. Né subalterni all'Europa dei mercati, né antieuropeisti, né nazionalisti (come alla fine risultano molte forze comuniste ortodosse). Illustrare un progetto chiaro è anche un'operazione in contrasto con la cultura dell'autonomia del politico, patologia che affligge sia le formazioni socialdemocratiche, pronte a sostenere posizioni tra loro opposte, sia quelle in cui la funzione dell'avanguardia attribuisce ai gruppi dirigenti l'assoluta discrezionalità della manovra politica. Oggi il problema della coerenza tra dichiarazioni ed atti è sempre più una scelta determinante per fronteggiare la crisi della politica. Gli altri partiti europei non riescono ad assumere posizioni politiche comuni su temi di grande importanza. Basta citare la varietà di posizioni dei socialisti sul tema della guerra e del riarmo europeo. O confrontare le posizioni espresse sulla futura Costituzione europea nel Partito popolare. Per non parlare delle grandi affinità tra socialisti e popolari sulle scelte in materia di welfare e politiche sociali, a partire dalle pensioni.

Altre esperienze esistenti, dal Forum della nuova sinistra europea al gruppo parlamentare della Sinistra unita europea - Sinistra verde nordica, non sono mai riuscite a determinare un grado di coesione sufficiente a assumere davvero decisioni impegnative per l'azione politica comune. Gli stessi appelli comuni per le elezioni europee, ripetuti a ogni appuntamento elettorale, hanno obiettivamente scarso peso nelle opinioni pubbliche dell'Unione. L'ultimo di questi, promosso in una riunione tenutasi a Lisbona (per altro su proposta del Prc), ha visto la presenza compatta dei sottoscrittori dell'appello di Berlino e la sola aggiunta di Comunisti italiani, Partito comunista portoghese, Akel (Partito progressista dei lavoratori di Cipro) e Kke (Partito comunista di Grecia). Ciò vuol dire che, se non ci fosse stato l'impegno dei promotori della Sinistra europea, la stessa modalità dell'appello comune per le elezioni, che non impegna i firmatari oltre la condivisione del testo, non avrebbe comunque prodotto quella larghissima convergenza, vagheggiata dai detrattori del nuovo partito europeo.
Discutere collettivamente per agire collettivamente. Questa lezione del movimento, che ne ha decretato la potenzialità espansiva, non può essere dimenticata.

Sul piano politico la Sinistra europea costituisce l'occasione concreta per allargare, in ogni paese, lo spettro dei soggetti potenzialmente interessati alla costruzione della sinistra d'alternativa. Ne abbiamo avuto prova in Italia dove subito si è registrato l'interesse di esponenti politici e rappresentanti di realtà associative. Lo stesso è accaduto negli altri paesi, al punto che la questione dell'adesione al nuovo soggetto politico in forma individuale sarà uno dei temi centrali discussi dal nuovo partito. Fin dall'annuncio di Berlino si è prodotta un'attesa davvero inaspettata e sicuramente impegnativa per gli stessi promotori. La scommessa è quella di poter individuare il profilo della Sinistra europea come quello più chiaramente vocato all'alternativa anche nel nostro paese.
Un'occasione importante sarà offerta dal congresso costitutivo di Roma, nella data in cui era prevista la firma della Costituzione neoliberista dell'Unione (8 e 9 maggio). In quell'occasione, alla vigilia delle elezioni europee, la Sinistra europea si aprirà alle sollecitazioni provenienti dal mondo politico e sociale. Anche in quella sede potremo verificare se le attese destate dalla fondazione di questo nuovo soggetto politico potranno poi tradursi in appoggi al progetto. È una grande occasione di crescita, non solo quantitativa, del progetto della Rifondazione.

Tanti anni sono passati dalla prima idea di un soggetto politico su scala europea. Finalmente oggi si è concretizzata quella prospettiva, per troppo tempo bloccata dai sostenitori di alleanze ideologiche e prive di sbocchi politici reali. In politica i tempi contano. Il passo compiuto poteva essere fatto, nonostante qualche difficoltà, solo nel momento in cui sarebbe stato comprensibile, efficace e produttivo. A Roma ne vivremo una tappa fondamentale, ma la storia della Sinistra europea e del suo contributo a quella d'alternativa è tutta ancora da scrivere.

Gennaro Migliore

da "Alternative"


 

 

 

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