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A Bologna e a Parma il Convegno di "Sbilanciamoci"

Dopo una tavola rotonda di apertura a Bologna, è poi proseguito a Parma il Convegno di Sbilanciamoci sull'economia alternativa. Riportiamo in proposito gli articoli che all'incontro ha dedicato il quotidiano "Liberazione".

Al via all'Università di Bologna l'Anticernobbio

Bologna - nostro inviato

A chi denuncia il livello della spesa pubblica giudicato eccessivo, Bertinotti risponde che forse è il caso di innalzare i salari, "questi sì troppo bassi". Iniziato così, con un botta e risposta, che viaggia sulle agenzie di stampa, l'Anticernobbio di "Sbilanciamoci". Il membro della giunta di Confindustria insiste sulla linea che connota la politica imprenditoriale, il segretario di Rifondazione comunista rilancia con la difesa dei lavoratori, del salario e del suo potere d'acquisto.

Bologna, facoltà di Economia, l'aula è gremita, molti sono giovani, probabilmente studenti, interessati alla tavola rotonda che ha per tema "Il declino dell'Italia industriale e le sfide di uno sviluppo sostenibile". Coordina Giulio Marcon della "Campagna Sbilanciamoci", e a lui spetta il compito di porre la domanda che fa da filoconduttore a tutto il pomeriggio: è possibile un'altra idea di società che poggi su principi economici diversi da quegli attuali? Insomma, di fronte alla crisi del neoliberismo e di una globalizzazione che è stata capace di alimentare la dottrina della guerra permanente e forti sperequazioni tra il nord e il sud del mondo, esiste una via maestra in grado di mettere il cittadino al primo posto e offrire una migliore qualità della vita? Certamente sì.

"Sbilanciamoci", che nella tavola rotonda è rappresentata oltre che da Marcon, anche da Mario Pianta dell'università di Urbino, sposa in pieno lo slogan "La società non è una merce" e sostiene a viso aperto la necessità dell'intervento pubblico al servizio dei cittadini e dei popoli. Un'altra idea di società potrebbe partire dagli esempi del commercio equo e della banca etica, ma anche da una diversa idea di welfare e da un sistema di prelievo fiscale auspicabilmente più equo. Due punti che Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, sostiene senza riserve, insieme alla necessità di politiche pubbliche a sostegno dei più deboli. "Rispetto ad un sistema entrato palesemente in crisi e che poche opportunità offre in prospettiva - sostiene Pianta - sarebbe utile sfruttare spazi lasciati incredibilmente fin qui vuoti". Si pensa alla tassazione "fino al 100%" sui beni superflui - "per esempio i tanto reclamizzati gipponi Suv" - o anche alle possibilità derivanti dalle fonti di energia alternativa. Invece, lo sviluppo spinge sempre più forsennatamente sui consumi di petrolio e derivati. L'esempio più eclatante viene dall'Italia che punta ancora sulla rottamazione di vetture.

Crisi sì per i principi del neoliberismo, ma attenti perché non siamo in presenza della loro morte. Il monito viene da Bertinotti, che vede uno scenario in cui al neoliberismo statuale, capace di generare una strisciante crisi di civiltà, si sostituisce quello "di necessità" imposto dalle imprese. "Spunta - dice il segretario del Prc - un'ipotesi neoliberista a livello microeconomico, presentata come stato di necessità, come realismo di sopravvivenza delle imprese". I casi Bosch, Siemens, e da noi Alitalia, rappresentano la punta dell'iceberg di un modello di relazioni imprenditori-lavoratori che si va estendendo a macchia d'olio. "E' ovvio - dice ancora Bertinotti - che i lavoratori si pieghino al ricatto, che cos'altro dovrebbero fare per tutelare meglio il proprio posto di lavoro?". Oggi come ieri l'attacco al mondo del lavoro è tanto più forte e tanto più diretto laddove il sindacato "autentico" è assente e le tutele del lavoro più deboli. Così, o si accetta la delocalizzazione o si perde il posto. Stesso discorso per l'aumento imposto dell'orario di lavoro a parità, ovviamente, di salario. Se in passato - ricorda Bertinotti - Ford ebbe l'idea di far aumentare i salari perché i lavoratori potessero comprare le auto e quindi il sistema capitalistico potesse sopravvivere, "oggi siamo in presenza di uno scenario che i sociologi chiamano "prato verde"", dove, in assenza di tutele, si lavora di più e si guadagna di meno.

"Per uscire da questo schema - ammonisce il segretario del Prc - occorre venir fuori dalla logica difensiva e inserire gli obiettivi che tendono ad un modello di società diversa in uno schema più generale", dove i lavoratori della Bosch e della Siemens si mobilitino insieme a quelli dell'Alitalia, insieme al popolo di Acerra, di Melfi e di Scanzano, insieme a chi si batte per l'acqua come bene pubblico, a chi chiede un'Europa dei cittadini e non della tecnocrazia e dei poteri forti. Bertinotti suggerisce l'idea di "un'Europa che sappia caratterizzarsi come massa critica capace di autonomia rispetto ai dictat della globalizzazione".

Dove trovare le risorse per il futuro e per un tipo di società diversa? Per Nicola Rossi, economista e parlamentare diessino, si tratta di razionalizzare la spesa ed eliminare gli sprechi - il riferimento chiaro va alla sanità e alle pensioni - ma anche saper canalizzare ricerca e innovazione. Il segretario del Prc, invece, preferisce partire da un altro punto di vista: "Prima delle risorse economiche pensiamo alle risorse di soggettività critica da mettere in campo. Possiamo pensare - conclude Bertinotti - di sconfiggere Berlusconi senza puntare ad un governo che faccia meno schifo, ma che invece ridia dignità e ruolo ai cittadini, alle loro richieste, alle loro battaglie?".
"Mi piacerebbe - sono le parole di Rosi Bindi - che nel programma di un futuro nuovo governo ci fosse scritto che daremo avvio ad un sistema fiscale più equo. E naturalmente, la deputata della Margherita sostiene, "costi quel che costi, il welfare come elemento di sviluppo". Da oggi l'Anticernobbio si trasferisce a Parma.

Fabio Rosati
Liberazione Venerdì 3 settembre 2004



"Aumentiamo
le tasse a chi guadagna di più"


Secondo giorno di discussione al Forum "L'impresa di un'economia diversa", la contro Cernobbio organizzata a Parma da Sbilanciamoci. Ieri si è parlato di Beni comuni, privatizzazioni, tasse e welfare. Ogni sessione era introdotta da relazioni sul tema e seguita da proposte. La sessione mattutina l'ha aperta Danielle Miterrand parlando di beni comuni e della necessità di costruire un sistema di tutela dei diritti internazionale.

Parlando del fisco, Maria Luisa Guerra ha cercato di mettere in discussione alcuni luoghi comuni sulla tassazione, per poi essere seguita dalle proposte di Attac, Legambiente, Angelo Marano e Alessandro Santoro su possibili alternative. Durante la giornata, da Sbilanciamoci sono anche venute reazioni alle dichiarazioni di Mario Baldassarri. Il viceministro dell'economia ha annunciato quattro miliardi di euro di Ire - l'imposta che ha sostituito l'irpef - e due miliardi di Irap.

L'idea non piace ai rappresentanti della campagna, stufi di sentir parlare di tagli alle tasse, senza che si parli dei tagli al welfare che questi comportano. "Fino ad oggi i Governi europei hanno scelto di ridurre la tassazione dei redditi finanziari, in particolare su interessi e guadagni di capitale - ha spiegato nel suo intervento Alessandro Santoro dell'Università di Milano Bicocca -. Nei 15 Paesi UE dal 1990 al 2000 l'aliquota media sugli interessi si è ridotta dal 45,9% al 36,7% e quella sui guadagni di capitale dal 62,3% al 51,4%". E i paradisi fiscali continuano a fiorire indisturbati: "Recentemente il Consiglio Europeo ha deciso che la nuova direttiva sulla tassazione del risparmio, diretta a ridurre il fenomeno dell'evasione fiscale attuata tramite l'esportazione dei capitali nei cosiddetti paradisi fiscali, verrà applicata a partire dal 1° luglio 2005 - ha sottolineato Santoro - Tuttavia la maggior parte dei "paradisi" non saranno tenuti a rivelare l'identità degli investitori per almeno 7 anni adottando, in cambio, una modesta tassazione.

Occorre invertire questo approccio, secondo Giulio Marcon, coordinatore della campagna "E' giusto investire sulla capacità di questo Paese di produrre ricchezza grazie a scelte di giustizia e di sostenibilità sociale ed ambientale". Sbilanciamoci avanza le prime proposte alternative proprio sul fisco: aumento dell'aliquota per i più ricchi, reintrodurre la tassa di successione sopra i 150 mila euro, approvare una tassa sulle transizioni valutarie, individuare forme di tassazione ambientale, tassare l'export di armi per disincentivarlo.

Arturo Tinozza
Liberazione Sabato 4 settembre 2004




"Con le nostre proposte vogliamo incalzare la politica"

Parma, oggi chiude "Sbilanciamoci"

Al forum di Sbilanciamoci di Parma si è parlato di molte cose, si sono confrontati tra loro esperti delle associazioni, sindacalisti, studiosi, partiti. Il centro di tutto sono i grandi temi che attraversano la vita di tutti noi e la politica, ma guardati dal punto di vista del mondo associativo che spesso si concentra sulle singole questioni. Questo forum, contrapposto a quello degli industriali a Cernobbio, cerca di costruire un punto di vista su temi sui quali le associazioni e i movimenti hanno molto da dire, ma tentando di tradurli in proposte praticabili da domani. Per fare un bilancio di questi giorni di discussione abbiamo chiesto a Giulio Marcon, che coordina la campagna Sbilanciamoci, di spiegarci il significato di questa tre giorni.
"Forse anche quest'anno abbiamo messo troppa carne al fuoco, ma le centinaia di persone che hanno seguito gli incontri ci dicono che parlare di fisco, welfare, disarmo, commercio equo e alternative economiche realizzate sia importante. E su queste cose avere un punto di vista. Negli ultimi anni si è parlato molto di aiuti umanitari o di responsabilità sociale dell'impresa, si tratta di modi di dipingere di rosa politiche brutte o pratiche sbagliate. Ma non necessariamente è così, un conto è portare gli aiuti assieme alle bombe, un conto è lavorare a Bagdad in maniera autonoma, con la popolazione. Lo stesso discorso si può fare sulla responsabilità sociale, avere un punto di vista è importante per non farsene vendere un altro".

Perché è così importante, cosa chiede Sbilanciamoci a un appuntamento come questo?
Questo forum, e quello dell'anno scorso a Bagnoli, due luoghi simbolici della fase che vive la storia del capitalismo italiano, sta dentro a un processo di costruzione e diffusione di saperi, alternative, punti di vista critici che abbiano la capacità di superare la denuncia del liberismo. Vogliamo ragionare e raccontare che esistono idee, pratiche economiche efficienti ed efficaci, possibilità di scartare dalla vulgata neoliberista. A noi questo serve per avere spunti per la scrittura della controfinanziaria. Per questo abbiamo scelto temi che sono nell'agenda politica, ma, come da cinque anni a questa parte, trattiamo in maniera alternativa.

Quanto funziona questo lavoro che fate?
Ci piacerebbe essere uno dei luoghi nei quali i movimenti escono da un logica di rivendicazione o di dura critica (che deve continuare) ed interagiscono con il resto della politica, la incalzano con proposte, danno forza e visibilità alle pratiche quali il commercio equo, la solidarietà, la finanza etica. In questi anni abbiamo prodotto materiali diffusi in decine di migliaia di copie su finanza pubblica, spese militari, indicatori di sviluppo alternativi (materiali scaricabili da www. sbilanciamoci. org), credo che sia stato un lavoro di divulgazione utile, che ha fatto avvicinare a temi spinosi molti di quelli che erano a Genova, Firenze, Roma.

Con il palazzo come funziona questo lavoro? Ottenete ascolto?
A dire il vero in questi anni, compreso il primo della campagna, quando a Palazzo Chigi non c'era Berlusconi, i segnali non sono stati dei migliori. Certo, tutti ci hanno incontrato e ascoltato, un incontro non si nega a nessuno. Ma una vera interlocuzione non l'abbiamo vista. Noi poniamo questioni radicali ma non particolarmente rivoluzionarie: vogliamo tagliare drasticamente le spese militari, aumentare le tasse ai più ricchi e usare i soldi recuperati per sostenere il welfare o moltiplicare le energie rinnovabili. Oggi, su fisco e welfare vedo delle correzioni rispetto alla propaganda anti tasse degli anni scorsi. Non vorrei però che una volta al governo ci si dimentichi di tutto. Oppure che la concorrenza su chi taglia più le tasse tra centrodestra e centrosinistra non si usi più solo perché non c'è un soldo e la leva fiscale serve a riportare le casse pubbliche a livelli di deficit accettabili in Europa. L'idea di aprire un tavolo di confronto sul programma con le forze politiche mi convince. Non vogliamo fare la lobby, vogliamo discutere e confrontarci per davvero sulle idee e le proposte.


Arturo Tinozza
Liberazione Domenica 5 settembre 2004


 

 

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