Karl MarxComunisti per la Rifondazione
Area programmatica del Partito della Rifondazione Comunista di Parma
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Caro-affitti e problema casa.
Ecco che cosa si può fare


E' sicuramente positivo che si stia sviluppando un dibattito sulla «Gazzetta di Parma» circa il fatto che una fascia sempre più ampia della popolazione trovi grandi difficoltà a risolvere il problema dell'abitazione e , quindi, circa le scelte che possono attenuare (meglio sarebbe eliminare) dette difficoltà. Così come sono certamente apprezzabili le sensibilità mostrate verso questa grande questione da soggetti ed enti istituzionali e non, in particolare dal presidente della Confedilizia di Parma, Mario Del Chicca.

Ritengo, però necessario, sottolineare alcuni aspetti importanti che spesso vengono sottaciuti e che riguardano piu' direttamente il modo in cui le istituzioni hanno affrontato la questione in questi ultimi anni. La casa è un diritto affermato dalla «Carta Universale dei diritti dell'uomo» e recepito come tale con una legge del '76 dallo Stato Italiano. Un diritto per i cittadini ha sempre o dovrebbe avere come conseguenza un «dovere-istituzionale» per chi governa.

Dalla seconda metà degli anni '90, invece, i governi che si sono succeduti hanno di fatto eliminato o svuotato la legislazione precedente che almeno in parte garantiva tale diritto alle fasce di cittadini meno abbienti. Ed hanno delegato al «Dio-Mercato» il soddisfacimento di questo fondamentale diritto.

Si può fare di più? Noi pensiamo che si può e si deve fare di più a tutti i livelli.

Specie in una realtà come Parma dove il «costo dell'affitto» ha subìto e continua a subire una costante crescita, a fronte di redditi da lavoro o pensionistici più o meno stabili per di più intaccati da una forte spinta inflazionistica. Un mix che sta portando migliaia di famiglie sotto la soglia di povertà e che colpisce in maniera particolare i lavoratori in mobilità. Da qualche anno, qui a Parma, nella sede dell'Efsa (scandalo!), sono in crescita gli sfratti per morosità, un indice significativo di una situazione che va degradando.

I livelli istituzionali piu' vicini ai cittadini senza abbandonare il terreno «rivendicativo», anche tramite l'Anci, verso il governo centrale devono sfruttare tutte le possibilità.

La proposta del professor Ghidini, presidente del Movimento dei Consumatori, e ripresa dal Presidente della Confedilizia di Parma è solo uno dei possibili terreni d'azione delle Amministrazioni Comunali in grado di produrre risultati concreti. La proposta inviata al Presidente dell'Anci consiste nella ricerca di accordi locali Comuni-Costruttori per ottenere la disponibilità di una percentuale dei nuovi alloggi da destinare alla locazione «sociale». Ci sarà ovviamente da elaborare detta proposta localmente (modalità, quote, in quali casi,quali accorgimenti..) e tener conto delle osservazioni del dottor Del Chicca, ma è indubbio che questo è uno strumento che non puo' mancare ai Comuni per diversi motivi (solidaristici, etici, etc...).

Non ritengo, di contro, positivo rendere concreto il «permettere alle imprese di costruire, in adiacenza agli stabilimenti industriali, alloggi per i propri dipendenti» per diversi motivi. Il principale riguarda l'eccessivo grado di dipendenza che si verrebbe a creare tra il lavoratore, sempre più precario, ed il suo datore di lavoro. Forse sarebbe da riflettere su un fondo ad hoc per la costruzione di alloggi, gestito dalla regione, su cui far convergere contributi appositi provenienti da imprese e addizionali varie da redditi da lavoro.

Di cose se ne possono e se ne devono fare diverse, utilizzando tutti gli strumenti disponibili e differenziando gli interventi in relazione ai bisogni dei destinatari (anziani, giovani coppie, lavoratori in mobilità, donne sole, etc):

- dotare i Comuni di uffici e consessi partecipati per le politiche abitative;

- usare la leva fiscale e dell'Ici per «premiare» il fitto a certe condizioni e «penalizzare» le case «sfitte» da tempo;

- promuovere consorzi di Comuni per acquisti e recuperi di edifici dismessi (magari con l'uso di competenze degli stessi assegnatari);

- promuovere la residenza temporanea «casa in cambio di accudimento» per proprietari soli ed anziani;

- aumentare i fondi regionali per costruire alloggi; ...etc.

A Parma, però, è necessario andare al più presto ad una Conferenza Provinciale per le Politiche Abitative e dell'Accoglienza che coinvolga la Regione, la Provincia, i Comuni, i Sindacati dei Lavoratori e degli Inquilini, le Associazioni dei Migranti, le Forze Politiche per costruire un piano d'azione capace di dare, nel tempo, risposte concrete ai nuovi bisogni abitativi.

Non è solo un problema di civiltà ,di per sé importantissimo, è una questione di portata vastissima, vitale per il «sistema-Parma». Dal modo in cui si risponderà a tale sfida possono dipendere i destini delle imprese, delle scuole, della sicurezza, cioè di tutta la comunità.

Mario Palmiro Cautela

Unione Inquilini di Parma


Articolo pubblicato dalla GAZZETTA DI PARMA


 

 

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