Caro-affitti e problema casa.
Ecco che cosa si può fare
E' sicuramente positivo che si stia sviluppando un dibattito sulla «Gazzetta
di Parma» circa il fatto che una fascia sempre più ampia
della popolazione trovi grandi difficoltà a risolvere il problema
dell'abitazione e , quindi, circa le scelte che possono attenuare (meglio
sarebbe eliminare) dette difficoltà. Così come sono certamente
apprezzabili le sensibilità mostrate verso questa grande questione
da soggetti ed enti istituzionali e non, in particolare dal presidente
della Confedilizia di Parma, Mario Del Chicca.
Ritengo,
però necessario, sottolineare alcuni aspetti importanti che spesso
vengono sottaciuti e che riguardano piu' direttamente il modo in cui
le istituzioni hanno affrontato la questione in questi ultimi anni.
La casa è un diritto affermato dalla «Carta Universale
dei diritti dell'uomo» e recepito come tale con una legge del
'76 dallo Stato Italiano. Un diritto per i cittadini ha sempre o dovrebbe
avere come conseguenza un «dovere-istituzionale» per chi
governa.
Dalla seconda metà degli anni '90, invece, i governi che si sono
succeduti hanno di fatto eliminato o svuotato la legislazione precedente
che almeno in parte garantiva tale diritto alle fasce di cittadini meno
abbienti. Ed hanno delegato al «Dio-Mercato» il soddisfacimento
di questo fondamentale diritto.
Si
può fare di più? Noi pensiamo che si può e si deve
fare di più a tutti i livelli.
Specie in una realtà come Parma dove il «costo dell'affitto»
ha subìto e continua a subire una costante crescita, a fronte
di redditi da lavoro o pensionistici più o meno stabili per di
più intaccati da una forte spinta inflazionistica. Un mix che
sta portando migliaia di famiglie sotto la soglia di povertà
e che colpisce in maniera particolare i lavoratori in mobilità.
Da qualche anno, qui a Parma, nella sede dell'Efsa (scandalo!), sono
in crescita gli sfratti per morosità, un indice significativo
di una situazione che va degradando.
I livelli istituzionali piu' vicini ai cittadini senza abbandonare il
terreno «rivendicativo», anche tramite l'Anci, verso il
governo centrale devono sfruttare tutte le possibilità.
La proposta del professor Ghidini, presidente del Movimento dei Consumatori,
e ripresa dal Presidente della Confedilizia di Parma è solo uno
dei possibili terreni d'azione delle Amministrazioni Comunali in grado
di produrre risultati concreti. La proposta inviata al Presidente dell'Anci
consiste nella ricerca di accordi locali Comuni-Costruttori per ottenere
la disponibilità di una percentuale dei nuovi alloggi da destinare
alla locazione «sociale». Ci sarà ovviamente da elaborare
detta proposta localmente (modalità, quote, in quali casi,quali
accorgimenti..) e tener conto delle osservazioni del dottor Del Chicca,
ma è indubbio che questo è uno strumento che non puo'
mancare ai Comuni per diversi motivi (solidaristici, etici, etc...).
Non ritengo, di contro, positivo rendere concreto il «permettere
alle imprese di costruire, in adiacenza agli stabilimenti industriali,
alloggi per i propri dipendenti» per diversi motivi. Il principale
riguarda l'eccessivo grado di dipendenza che si verrebbe a creare tra
il lavoratore, sempre più precario, ed il suo datore di lavoro.
Forse sarebbe da riflettere su un fondo ad hoc per la costruzione di
alloggi, gestito dalla regione, su cui far convergere contributi appositi
provenienti da imprese e addizionali varie da redditi da lavoro.
Di cose se ne possono e se ne devono fare diverse, utilizzando tutti
gli strumenti disponibili e differenziando gli interventi in relazione
ai bisogni dei destinatari (anziani, giovani coppie, lavoratori in mobilità,
donne sole, etc):
- dotare i Comuni di uffici e consessi partecipati per le politiche
abitative;
- usare la leva fiscale e dell'Ici per «premiare» il fitto
a certe condizioni e «penalizzare» le case «sfitte»
da tempo;
- promuovere consorzi di Comuni per acquisti e recuperi di edifici dismessi
(magari con l'uso di competenze degli stessi assegnatari);
- promuovere la residenza temporanea «casa in cambio di accudimento»
per proprietari soli ed anziani;
- aumentare i fondi regionali per costruire alloggi; ...etc.
A Parma, però, è necessario andare al più presto
ad una Conferenza Provinciale per le Politiche Abitative e dell'Accoglienza
che coinvolga la Regione, la Provincia, i Comuni, i Sindacati dei Lavoratori
e degli Inquilini, le Associazioni dei Migranti, le Forze Politiche
per costruire un piano d'azione capace di dare, nel tempo, risposte
concrete ai nuovi bisogni abitativi.
Non è solo un problema di civiltà ,di per sé importantissimo,
è una questione di portata vastissima, vitale per il «sistema-Parma».
Dal modo in cui si risponderà a tale sfida possono dipendere
i destini delle imprese, delle scuole, della sicurezza, cioè
di tutta la comunità.
Mario
Palmiro Cautela
Unione
Inquilini di Parma
Articolo pubblicato dalla GAZZETTA DI PARMA