Una
minaccia per le condizioni di vita
Cuba, stretta tra pressioni esterne e
blocchi interni
Le
nuove sanzioni decise da George Bush contro Cuba non mirano soltanto a
conquistare la maggioranza dell'elettorato cubano della Florida alle prossime
elezioni presidenziali, ma rispondono soprattutto all'ossessione della
Casa bianca: estirpare il regime castrista, non facilitare la sua democratizzazione.
Questo pericolo, assolutamente reale, non deve però impedire l'analisi
delle contraddizioni interne e delle crepe che rendono fragile la società
cubana.
Janette
Habel
Una decina di anni fa, solo in pochi credevano nella sopravvivenza del
regime cubano. L'Unione sovietica, il principale acquirente di zucchero
e fornitore di petrolio dell'isola, era appena scomparsa.
È stato necessario ricostruire una strategia economica adatta ai
nuovi rapporti di forza e questo nell'isolamento quasi totale, mentre
l'ondata neoliberista dilagava in tutto il mondo. Gli anni '90 sono stati
per Cuba anni bui e la popolazione ha dovuto sopportare enormi sofferenze.
La nuova politica economica applicata nel 1993 e le riforme commerciali
adottate (autorizzazione per il lavoro autonomo, libero mercato nell'agricoltura,
legalizzazione del dollaro, moltiplicazione delle società a capitale
misto, ecc.) hanno favorito la ripresa della crescita alla fine del decennio.
Ma, al tempo stesso, hanno provocato un cambiamento sociale e un rovesciamento
dei valori trasmessi dalla rivoluzione, a partire dalla doppia circolazione
monetaria, che favorisce il divario dei redditi tra chi possiede dollari
e chi non vi ha accesso.
Anche se non si è ancora tornati al livello di vita del 1989, la
crescita del prodotto interno lordo (Pil), che era stata dell'1,2% nel
2002, ha raggiunto il 2,6% nel 2003, ma la generazione che ha dovuto sopportare
per quattordici anni il peso del "periodo speciale" è
ormai allo stremo.
Di fatto la politica di sostituzione delle importazioni adottata negli
ultimi anni ha avuto un successo significativo. Con l'uso del petrolio
nazionale, Cuba è quasi autosufficiente per la produzione di elettricità.
L'approvvigionamento del settore turistico è garantito per il 70%
da prodotti locali, un importante fattore di riduzione dei costi. Inoltre
i progressi nel campo delle biotecnologie permetteranno di aiutare la
Nigeria e la Namibia a produrre medicinali contro il virus Hiv.
Tuttavia le incertezze persistono. Decisa nel 2002 di fronte alle oscillazioni
dei prezzi mondiali dello zucchero, la ristrutturazione dell'industria
saccarifera rimane una bomba a scoppio ritardato.
Non potendo essere concorrenziali, metà delle centrali saccarifere
sono state chiuse. Cinquecentomila posti di lavoro sono minacciati.
Lo stato non è rimasto con le mani in mano: 100.000 di questi lavoratori
hanno beneficiato di una formazione e conservano per intero il loro stipendio.
Ma la prevista riconversione di decine di migliaia di operai nell'agricoltura
si scontra con la mancanza di capitali per comprare le sementi, i fertilizzanti,
le macchine - per non parlare poi del disorientamento creato dalla perdita
di una tradizione storica.
Nei bateys (1) si sopravvive con la libreta (tessera alimentare) e con
qualche lavoro saltuario. "Sembra la siderurgia della Lorena negli
anni Ottanta, ma senza l'Unione europea", osservava un imprenditore
francese.
Il mercato del lavoro è in difficoltà. Anche se la situazione
è sembrata migliorare grazie alla crescita delle attività
private e del turismo, gli investimenti esteri (Ide) si sono ridotti dopo
il 2001 per effetto della legge Helms-Burton (2), ma anche a causa del
controllo molto stretto imposto dall'Avana. Il numero di imprese miste
è diminuito del 15% nel 2003. La crescita del turismo continua,
ma non crea nuova occupazione e dopo l'11 settembre e la guerra in Iraq
la fragilità dell'"industria senza fumo" è ormai
evidente.
Infine, la mancanza di valuta estera rende la situazione finanziaria preoccupante.
Il debito in valuta estera ammontava nel 2001 a 10,89 miliardi di dollari,
mentre la Russia reclamava 20 miliardi di dollari (secondo l'ex parità
ufficiale, in realtà si tratta di rubli convertibili) (3). Il debito
nei confronti del Venezuela avrebbe raggiunto 891 milioni di dollari alla
fine del 2003 (4) - Caracas, grazie all'accordo di cooperazione firmato
nel 2000, fornisce a Cuba petrolio greggio e prodotti derivati a condizioni
molto favorevoli (5). L'Avana paga per lo più inviando medici,
allenatori sportivi e insegnanti e accogliendo borsisti nelle sue università
e malati venezuelani nei suoi ospedali.
Questa vulnerabilità finanziaria spiega probabilmente la decisione
presa nel 2003 di instaurare un controllo dei cambi per le imprese cubane.
Una misura che non raccoglie consensi unanimi fra gli economisti cubani
e c'è chi vi vede un nuovo intervento statale e un ripensamento
sulle riforme adottate. L'attuale riassetto va, secondo loro, contro il
necessario autofinanziamento delle imprese. Se si svuotano le casse per
finanziare i progetti sociali, osservano questi economisti, come potranno
queste imprese investire ed essere in attivo?
Queste difficoltà hanno provocato numerosi interrogativi e un reale
dibattito, al contrario dell'idea diffusa tra i media occidentali che
vorrebbero fare dell'isola un luogo chiuso dove non c'è alcuna
libertà di opinione. Diversi economisti considerano infatti che
il potenziale delle riforme si sia esaurito e ritengono necessaria una
nuova strategia di sviluppo. Pedro Monreal e Julio Carranza (6) partono
da una constatazione: Cuba è entrata nel Ventunesimo secolo con
lo status tradizionale di un'isola caraibica - il turismo e le remesas
(7), lo zucchero e i minerali; le risorse naturali e la forza lavoro emigrata
sono i vettori dell'inserimento del paese nell'economia mondiale. Mettendo
in discussione lo schema tradizionale, questi economisti propongono una
"transizione post-turistica".
Per loro l'obiettivo deve essere "una reindustrializzazione esportatrice"
che permetta l'uso di una forza lavoro molto qualificata. Il turismo deve
costituire solo una "fase temporanea". Raccomandano "una
strategia fondata su esportazioni tecnologicamente intensive (...), modificando
radicalmente il modello di sviluppo attuale fondato sulla politica di
sostituzione delle importazioni". In realtà il modello cinese
affascina molti dirigenti. Il 13 febbraio 2004 il quotidiano Granma titolava
in prima pagina: "L'esperienza cinese dimostra che vi sono delle
alternative". L'articolo celebrava "la crescita della nazione
asiatica", un successo ottenuto "senza privatizzazioni",
"senza capitalismo", "con un sistema bancario controllato
dallo stato", "con una direzione forte" e con uno "sviluppo
sociale equilibrato".
Monreal e Carranza criticano l'"ambivalenza", per non dire l'incoerenza,
delle posizioni ufficiali fondate sulla possibilità "di una
coesistenza stabile fra diverse alternative". Per loro è necessario
effettuare una scelta. Ritengono, infatti, poco probabile una riconversione
positiva delle strutture economiche del paese "senza trasformazioni
significative delle istituzioni economiche e dei rapporti di proprietà".
Considerano necessaria la presenza di "strutture di deliberazione
politica al di fuori dell'apparato di stato" e "capaci di operare
una mediazione efficace fra gli interessi delle diverse componenti della
società".
In compenso il governo ha riaffermato con forza la finalità sociale
della sua politica economica. Ha fatto dell'istruzione una priorità
nazionale e il suo bilancio è passato dal 6,3% del 1998 al 9,1%
del 2003. Settecento scuole sono state completamente rinnovate e dotate
di computer, migliaia di insegnanti sono stati formati per non superare
i venti studenti per classe e 16.000 professori di belle arti si preparano
in scuole specializzate. A queste riforme dovrebbe seguire il rinnovo
degli ospedali.
Ma nonostante questi sforzi, ai quali potrebbero ispirarsi la maggior
parte dei paesi latino-americani cosiddetti "democratici", esiste
una popolazione in situazione precaria la cui salute è minacciata.
Alcune categorie sociali - le donne sole con figli piccoli, le persone
anziane - soffrono della mancanza di generi alimentari di prima necessità.
È risaputo infatti che la razione alimentare consegnata con la
libreta, limitata ad alcuni prodotti di base, copre al massimo 10-15 giorni
di provviste su un mese. Bisogna quindi completare gli acquisti negli
agro-mercados, mercati agricoli dove i prezzi sono elevati. Secondo l'economista
cubana Angela Ferriol, la popolazione urbana ai limiti della povertà
arriva al 20% (8). Molte persone vivono alla giornata e l'arte di arrangiarsi,
il mercato nero e i furti sono diventati frequenti.
A questo proposito la sociologa cubana Mayra Espina sottolinea tre fattori
che aggravano le disuguaglianze e accentuano la povertà: il divario
crescente fra i redditi, il carattere territoriale delle disuguaglianze
e la nuova gerarchia sociale legata alla ricchezza materiale, simbolo
del successo (9).
Con le riforme, i redditi da lavoro dipendente nel settore statale hanno
perduto importanza in favore delle attività private legali o illegali.
"Le disparità fra i redditi sono aumentate, i servizi sociali
si sono deteriorati quantitativamente e qualitativamente", osserva
Mayra Espina. Secondo questa sociologa, le riforme economiche e la complessità
dei cambiamenti socioculturali hanno disgregato la coscienza sociale,
emarginato le categorie più vulnerabili e alimentato le tensioni
fra bianchi e neri. Anche le disuguaglianze fra regioni si sono aggravate:
nella parte orientale dell'isola, la popolazione in situazione critica
è stimata nel 22% tanto che alcuni comuni attraversano una situazione
particolarmente difficile.
In termini statistici questa evoluzione è particolarmente evidente:
nel 1988 la percentuale dei lavoratori statali raggiungeva il 94%.
Oggi dal 20 al 25% della popolazione non dipende più dallo stato
per il suo lavoro. Mentre i redditi delle famiglie sono rimasti allo stesso
livello o sono aumentati leggermente tra il 1991 e il 1999, "i redditi
delle famiglie che vivono dell'economia sotterranea si sono quadruplicati",
sottolinea Angela Ferriol. Secondo un servizio pubblicato in febbraio
sul settimanale Bohemia (10), fra gennaio e ottobre del 2003 la polizia
avrebbe scoperto 181 laboratori illegali, 525 fabbriche clandestine e
315 locali utilizzati come depositi.
Un economista che lavora per lo stato ritiene che "con la crisi e
tenuto conto del livello degli stipendi, non si può fare molto
contro gli abusi e la corruzione".
Oltre all'arricchimento dei piccoli contadini privati, dei lavoratori
indipendenti, dei proprietari delle paladares (ristoranti privati) e degli
addetti al turismo, la ricercatrice Juana Conejero parla delle "trasformazioni
nella struttura di classe" e della "possibilità che nasca
una nuova classe sociale di imprenditori associata al settore degli investimenti
esteri" (11). Questa ipotesi era già stata analizzata dal
sociologo Haroldo Dilla in un articolo molto contestato che parlava dei
nuovi "compagni investitori", cioè dei direttori di imprese
miste e degli amministratori di imprese di stato legate al mercato, che
ne hanno adottato le esigenze se non l'ideologia. È infatti attraverso
la fusione delle élite politiche e del "bizness", come
si dice a Cuba, che potrebbe nascere questa nuova classe sociale.
L'organizzazione del sistema misto e privato rende teoricamente impossibile
l'accumulazione del capitale, se non attraverso la corruzione. Quest'ultima,
anche se limitata, si è sviluppata grazie alla mancanza di beni,
alla doppia moneta e all'autonomia delle imprese legate al turismo.
Il governo ha lanciato una grande offensiva contro "questo cancro
che corrompe la rivoluzione dall'interno e che è più pericoloso
di una bomba americana". Grazie alla corruzione, infatti, può
prosperare una base sociale molto più pericolosa per il regime
di qualunque gruppo di dissidenti.
I grandi operatori turistici rappresentano una forza commerciale e finanziaria
considerevole. Gestiscono diverse centinaia di imprese.
L'anno scorso Vega del Valle, presidente della compagnia alberghiera statale
Cubanacán - il gruppo più importante con una quota di mercato
del 40%, un fatturato valutato in 800 milioni di dollari, 15 compagnie,
23 imprese miste e 9 sedi all'estero - è stato destituito dalle
sue funzioni insieme a diversi alti responsabili per "gravi errori
di gestione"; le accuse di sottrazioni di fondi scoperte dopo il
controllo dei cambi instaurati nel 2003 per le imprese cubane sono state
smentite, ma anche il ministro del Turismo si è dovuto dimettere.
Il loro posto è stato preso dai militari che dirigono l'impresa
turistica Gaviota.
Principale potenza economica dell'isola, le Forze armate rivoluzionarie
(Far) sono sempre più coinvolte nel turismo, nell'agricoltura,
nell'industria, nei trasporti, nelle comunicazioni, nell'elettronica.
I militari occupano dei posti chiave nel governo e nella direzione del
Partito comunista cubano (Pcc); oltre alla loro presenza nell'Ufficio
politico, il dipartimento ideologico del Comitatoto centrale è
diretto dal colonnello Rolando Alfonso e l'Istituto cubano di radio e
televisione (Icrt) dal colonnello Ernesto López.
Avendo beneficiato di una formazione economica e commerciale ispirata
dalle norme di gestione capitalistiche, questi militari sono all'origine
delle riforme commerciali e del "perfezionamento" delle imprese
statali, una ristrutturazione diretta ad accrescere la loro redditività
e la loro efficienza attraverso una maggiore autonomia.
In questa società sempre più diversificata, l'omogeneità
politica diventa un'illusione. Come coniugare il rispetto delle diversità
e l'imperativo di uguaglianza, la tensione fra l'individuale e il collettivo?
Tutti dibattiti latenti, ma ancora impossibili da realizzare pubblicamente.
In un articolo redatto "per suscitare il dibattito con i suoi colleghi
dell'Università di L'Avana", Armando Chaguaceda Noriega (12)
rifiuta l'idea di un paese composto "da esseri geneticamente unanimisti".
Constatando "il permanere di uno spirito di sinistra in numerosi
settori della popolazione", l'accademico individua due distinte correnti:
"Una sinistra epica internazionalista contraria al mercato, che reclama
più libertà nella discussione e nel pensiero critico"
e "una sinistra riformista che mette l'accento sullo sviluppo economico
all'interno di un progetto pluriclassista". Per la prima corrente,
egli vede il pericolo "di staccarsi dal vissuto dei cittadini"
e per la seconda "di farsi promotrice dell'accumulazione capitalistica
nel paese".
E auspica un'alleanza fra le due per far fronte a ciò che egli
definisce "la rimonta conservatrice nell'apparato statale".
Adottato da 8.188.198 cubani (il 98% degli elettori) nel giugno 2002,
un emendamento all'articolo 3 della Costituzione afferma che "il
socialismo e il sistema politico e sociale rivoluzionario stabilito in
questa Costituzione sono irrevocabili e (che) Cuba non tornerà
mai al capitalismo". Questa è stata la risposta alla domanda
di riforme economiche e politiche note con il nome di progetto Varela
avanzato dal cristiano Oswaldo Paya. Il progetto, che ha raccolto 11.000
firme, chiede la libertà d'impresa, la legalizzazione delle attività
private, un mercato del lavoro, elezioni generali e pluralismo politico.
Decretando l'irrevocabilità del socialismo, si è voluto
chiudere il dibattito ancora prima di aprirlo. Ma il fascino esercitato
dal mercato su alcune classi sociali è sempre più forte.
Da quattro anni, data del ritorno di Elián (13), la "battaglia
di idee" - l'espressione è di Fidel Castro - le campagne politiche,
le manifestazioni incessanti e il controllo delle organizzazioni sociali
hanno sostituito un vero e proprio potere popolare. Ma il divario esistente
fra gli ingranaggi burocratici delle organizzazioni sociali e le aspirazioni
della popolazione aumenta, mentre i settori legati al mercato e agli strati
più dinamici dell'economia (investitori stranieri e i loro referenti
cubani, il settore privato ancora embrionario, ecc.) si rafforzano. Armando
Chaguaceda Noriega evoca "l'esiguità degli spazi di partecipazione
politica". A sua volta il Pcc, che rappresenta la spina dorsale dello
stato e dell'amministrazione, è sempre più atrofizzato come
partito politico. Il suo congresso, che avrebbe dovuto tenersi due anni
fa, non è ancora programmato.
L'esplosione della cultura La gravità delle contraddizioni sociopolitiche
si manifesta in tutti gli ambienti. Il bisogno di rinnovamento del discorso
e delle pratiche politiche è evidente nei giovani. "Per molti,
compresi i figli dei dirigenti, l'unica scelta, il sogno, è abbandonare
il paese", constata la chiesa cattolica. Infatti i giovani laureati,
anche se hanno beneficiato degli sforzi considerevoli realizzati nel campo
dell'istruzione, trovano raramente un lavoro corrispondente al loro livello
di studi.
Le informazioni filtrate dai media o le restrizioni all'accesso a internet
sono sopportate con crescente difficoltà. Nonostante le smentite
delle autorità, queste restrizioni "non sono solo di tipo
tecnico" (14). È vero che il degrado delle reti e il numero
ridotto di telefoni per abitanti (6,37 per 100 abitanti) rendono difficile
l'accesso a Internet. È anche vero che l'amministrazione americana
ha detto apertamente di voler utilizzare la rete per destabilizzare il
regime. Ma è altrettanto vero che le connessioni sono comunque
controllate e devono passare attraverso il vaglio delle istituzioni o
dei centri di lavoro e "rispettare i regolamenti in vigore".
Le autorità sono "decise ad agire con fermezza contro gli
illegali" (chi utilizza mezzi vietati per connettersi), ha dichiarato
il ministro dell'Informatica e delle comunicazioni (Mic).
Anche gli ambienti artistici lasciano trasparire una certa delusione,
sebbene l'esplosione culturale degli anni Novanta - letteraria, musicale,
pittorica, cinematografica sotto la guida dell'Istituto cubano delle arti
e delle industrie cinematografiche (Icaic) - abbia favorito una grande
apertura da parte dell'Unione nazionale degli scrittori e degli artisti
(Uneac). È nata così una nuova generazione letteraria di
talento - Leonardo Padura, Senel Paz, Ena Lucia Portela, Abilio Estévez
(15).
Per Estévez, questa generazione guarda alla società, ma
"questo sguardo è pieno di amarezza e di scetticismo".
Evocando nelle sue opere la nostalgia del passato, lo scrittore spiega
che la rivoluzione ha preso caratteristiche simili al cattolicesimo: "che
sacrifica il presente in nome del cielo, del paradiso, così come
la rivoluzione sacrifica il presente in nome di un futuro che non mi interessa.
Quello che mi interessa è come vivo oggi" (16).
Segno dei tempi, diversi scrittori o poeti che vivono nell'isola scrivono
sulla rivista Encuentro de la cultura cubana di orientamento anticastrista.
Il suo direttore, Rafael Rojas, cerca di farne un punto di incontro culturale
fra gli esiliati e gli abitanti dell'isola alla ricerca di una nuova "cubanità".
Per quanto riguarda invece gli intellettuali - economisti, sociologi,
politologi, ricercatori - la loro libertà di espressione è
molto più ridotta. Dopo lo scioglimento del gruppo dirigente del
Centro di studi sull'America (Cea) nel 1996 (17), la rivista Temas cerca
prudentemente di esplorare nuove strade di riflessione.
È in questo contesto che si è scatenata l'ondata repressiva
del 2003.
"Mi ha addolorato condannare a morte quelle persone, ma era necessario",
ha dichiarato un anno dopo Fidel Castro in un'intervista filmata da Oliver
Stone (18), riconoscendo così la sua responsabilità personale
e l'assenza di un potere giudiziario indipendente. Per salvare la rivoluzione,
"per fermare l'ondata di terrorismo era necessario colpire il male
alla radice".
Questi processi hanno avuto anche un valore di avvertimento per l'amministrazione
Bush, in un contesto internazionale molto preoccupante. Non si deve infatti
sottovalutare le minacce che pesano su Cuba. Solo gli ingenui possono
pensare che l'atteggiamento di Washington sia dettato dalla volontà
di ristabilire la democrazia e non da interessi economici, politici e/o
strategici, a Cuba come in Iraq o in Afghanistan (19).
Indubbiamente le dichiarazioni minacciose nei confronti di Cuba, le manifestazioni
a Miami al grido di "Oggi in Iraq, domani a Cuba!" sono state
condotte in nome della "promozione mondiale della democrazia e della
difesa dei diritti dell'uomo". Del resto lo stesso presidente Bush,
in occasione del vertice delle Americhe a Monterrey nel gennaio 2004,
ha chiesto una "transizione rapida e pacifica verso la democrazia
a Cuba". In nome della democrazia, ha deciso, all'inizio di maggio,
di limitare i viaggi degli esiliati nell'isola, di diminuire i trasferimenti
dei loro fondi alle famiglie e di aumentare di 35 milioni di dollari gli
aiuti alla dissidenza. Misure, queste, considerate un'ingerenza antidemocratica
dal governo messicano e dagli stessi dissidenti cubani.
L'argomento democratico è in effetti a geometria variabile. Mentre
il governo francese ha tagliato i crediti di cooperazione con Cuba, Jacques
Chirac e l'Assemblea nazionale hanno ricevuto in pompa magna il presidente
cinese, e si sa quale attenzione egli abbia verso i diritti umani.
Secondo Washington, Cuba è "l'unico paese non democratico
dell'emisfero".
Però è perfettamente lecito cercare di destabilizzare la
democrazia in Venezuela, sparare sulla folla nella più completa
impunità in Bolivia, nella Repubblica domenicana, ad Haiti, lasciare
in libertà criminali come l'ex generale Augusto Pinochet o il carnefice
ed ex dittatore guatemalteco Rios Montt, dal momento che la loro costituzione
garantisce il pluralismo e la proprietà privata.
La minaccia esterna contro Cuba non può certo essere considerata
infondata. Tuttavia i processi a porte chiuse, gli avvocati d'ufficio,
i giudizi sommari, le esecuzioni e le incarcerazioni sono serviti alla
causa cubana o l'hanno indebolita? Il 3 maggio a Belgrado il premio mondiale
per la libertà di stampa conferito dall'Unesco è stato assegnato
a Raul Rivero, poeta e giornalista condannato a venti anni di prigione.
La sua detenzione ha dato un'immagine minacciosa del regime e rafforzato
la campagna di critiche nei confronti di Cuba.
Non si possono identificare i diritti umani con i soli diritti sociali
- le libertà reali - contrapponendoli alle libertà "formali",
risultato di una visione esclusivamente giuridica dei diritti dell'uomo.
La storia del Novecento ha dato una risposta a questo vecchio dibattito.
Le libertà democratiche rappresentano al tempo stesso una necessità
funzionale, una condizione dell'efficienza economica e un'arma contro
la confisca del potere. Ma a Cuba questo argomento è tabù.
Le difficoltà non sono solo economiche ma anche di ordine politico.
Il dopo-Fidel in preparazione "Tutti vogliono dei cambiamenti economici
tranne Fidel", spiega un alto funzionario cubano. E come molti altri
responsabili, ritiene che gli errori del socialismo siano economici e
che sarà sempre più difficile realizzare i cambiamenti necessari
senza perdere il potere quando Fidel Castro non sarà più
presente. Del resto le forze in campo si stanno preparando.
All'interno del regime il cambio della guardia è pronto. Una direzione
collettiva guidata da Raúl Castro dovrebbe assicurare la transizione
con l'appoggio dell'esercito, che ha nella potenza economica e nella disciplina
i suoi punti di forza. Ma la stabilità politica dipenderà
dal miglioramento della situazione economica e sociale. All'interno dell'Ufficio
politico del Pcc coesistono alti funzionari dello stato, membri permanenti
del partito e militari che spingono verso un'apertura economica controllata.
In assenza del fondatore della rivoluzione, chi arbitrerà il conflitto?
Tra gli oppositori, osserva Martha Frayde, un'esponente dell'esilio, "il
paese manca di una forza di opposizione unita; la dissidenza è
divisa" (20). Nella fase attuale la Chiesa non vuole assumere un
ruolo politico e per questo motivo preferisce non sostenere apertamente
un cattolico impegnato come Oswaldo Paya. In ogni modo la gerarchia ecclesiastica
potrebbe svolgere un ruolo importante nella fase di riconciliazione nazionale.
Che faranno gli Stati uniti? Una volta scomparso Castro, punteranno sul
riciclaggio delle élite per preservare la stabilità nella
regione.
Non hanno interesse a fomentare il caos: l'arrivo di centinaia di migliaia
di profughi sulle loro coste meridionali costituirebbe un problema di
sicurezza nazionale. Inoltre la lobby americana dell'agrobusiness, principale
beneficiaria degli acquisti cubani (21), spinge da tempo per togliere
l'embargo. Ma l'ala radicale degli esiliati a Miami chiederà il
suo "diritto al ritorno" e pretenderà una rivincita politica.
Per il popolo cubano gli obiettivi sono diversi: salvare le conquiste
sociali della rivoluzione, difendere l'indipendenza e la cultura nazionale
assicurando al tempo stesso il passaggio dalla legittimità rivoluzionaria
a una nuova legalità istituzionale (22).
note:
*
Professoressa presso l'Institut des hautes études d'Amérique
latine (Iheal), Parigi.
(1)
Luogo in cui vivono i lavoratori nelle centrali dello zucchero.
(2)
Il 12 marzo 1996, il Congresso degli Stati uniti ha adottato una legge
che sanziona chiunque nel mondo abbia relazioni commerciali con Cuba.
(3)
Economist intelligence unit (Eiu), Country Profile, Cuba, Londra, 2003.
(4)
La Lettre de la Havane, n. 33, gennaio 2004, missione economica de L'Avana.
(5)
Queste condizioni non sono diverse da quelle che Caracas consente ad altri
piccoli paesi dei Caraibi e dell'America centrale. Unica novità:
L'Avana, che era stata esclusa da questo accordo per le pressioni di Washington,
ora ne beneficia.
(6)
Pedro Monreal, Julio Carranza, Hacia una nueva agenda de desarrollo en
Cuba, Mimeo, L'Avana, 2002.
(7)
Invii di denaro dei cubani che vivono negli Stati uniti.
(8)
Angela Ferriol, Explorando nuevas estrategias para reducir la pobreza
en el actual contexto internacional. Experiencias de Cuba, Mimeo, L'Avana,
2002.
(9)
Mayra Espina, "Efectos sociales del reajuste economico: igualdad,
desigualdad y procesos de complejizacion en la sociedad cubana",
Cips, Mimeo, L'Avana, marzo 2003.
(10)
El Pais, Madrid, 7 marzo 2004.
(11)
Juana Conejero, Una nueva clase social en Cuba?, tesi di sociologia, Università
cattolica di Lovanio, 2001.
(12)
"Cuba, el proyecto y la izquierdas". Sito di Rebelion, gennaio
2004 e pubblicato da Cuba Si, n. 153, gennaio-marzo 2004, Parigi.
(13)
Elian Gonzales, il bambino salvato dal naufragio in cui ha perso la vita
sua madre che cercava di raggiungere clandestinamente gli Stati uniti,
è stato rimpatriato a Cuba il 29 giugno 2000.
(14)
Pedro Monreal, Julio Carranza, pag. 80-81.
(15)
Premio al miglior romanzo straniero in Francia nel 2000 con Ce royaume
t'appartient, Grasset/Bourgois, Parigi, 1999
(16) Encuentro de la cultura cubana, n. 26-27, inverno 2002-2003, Madrid.
(17)
Cfr. "Fidel Castro gioca la carta della Chiesa", Le Monde diplomatique/il
manifesto, febbraio 1997.
(18)
Intervista concessa a Oliver Stone, Paris Match, Parigi n. 2.836, 25 settembre
2003.
(19)
Si legga Gianni Minà "Le syndrome de l'ile assiegée",
Le Monde diplomatique, giugno 2003.
(20)
Conversazione con Martha Frayde, Politique internationale, Parigi, inverno
2003-2004.
(21)
Dal 2001, Cuba ha versato 500 milioni di dollari per pagare le importazioni
dei prodotti alimentari americani (Country Report, Eiu, Londra, novembre
2003)
(22) Armando Chaguaceda Noriega, op. cit. (Traduzione di A.D.R.)
da "Le Monde Diplomatique"
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