Comunisti per la Rifondazione |
| Area programmatica del Partito della Rifondazione Comunista di Parma |
| Home | Notizie e Analisi | Internazionale | Dibattito | Parma | Links |
| Dopo l'Assemblea unitaria dei delegati e quadri sindacali Cgil, Cisl, Uil del 10 marzo 2004 a Roma CONCERTAZIONE E POLITICA DEI REDDITI HANNO FATTO IL LORO TEMPO. ORA SERVE UNA SVOLTA! Cè bisogno di una grande battaglia per il recupero reale del potere dacquisto dei redditi da lavoro e della gran parte delle pensioni. In occasione dellassemblea unitaria dei delegati e quadri sindacali di Cgil, Cisl e Uil che si è tenuta a Roma il 10 marzo è stata presentata come un fatto di grande novità la piattaforma programmatica unitaria. Lo slogan che ha fatto da cornice alla manifestazione, dal titolo: «Costruiamo il futuro», predisponeva la platea verso unelaborazione teorica e politica che aprisse una forte discontinuità con le politiche condotte nellultimo decennio dal movimento sindacale. In realtà, nulla di tutto questo cè stato. Nemmeno in occasione dello sciopero unitario del 26 marzo, quando avremmo voluto che la giusta e importante mobilitazione fosse sostanziata da una politica unitaria realmente innovativa, capace di cogliere le trasformazioni nel mercato del lavoro, e che prendesse atto della crescente pauperizzazione di settori sempre più ampi di lavoratori e pensionati, a causa del pesante attacco al potere dacquisto delle retribuzioni e delle pensioni. Leggendo il documento unitario, si ha limpressione di un testo che ha frettolosamente messo insieme i pezzi di una possibile piattaforma in cui tutti possano convergere. Nessuno potrebbe muovere rilievi alle richieste di far pagare le tasse a tutti i cittadini, di lottare contro il lavoro nero, di garantire i servizi sociali e sanitari pubblici, di avere una scuola pubblica che funzioni, e nuove infrastrutture. Là dove vanno marcate e a fondo le differenze è sulla riproposizione della concertazione e della politica dei redditi come assi strategici della nuova politica unitaria. Nella parte introduttiva del testo unitario si afferma: «La situazione resa più grave dallabbandono della politica dei redditi e della concertazione, ha favorito la crescita delle disuguaglianze, inciso negativamente sul potere dacquisto di salari e pensioni». Questo passo è emblematico, per due aspetti: il primo concerne lintenzione dei gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil di non voler guardare oltre lesperienza della concertazione, come valore di riferimento assoluto. Il secondo aspetto (squisitamente interno alla Cgil) riguarda il riposizionamento della confederazione sul fronte moderato. Si opera oggettivamente una sterzata a destra, dopo la breve stagione del «movimentismo cofferatiano», che ha caratterizzato la Cgil dalla fine del congresso di Rimini del 2002 a oggi. Va detto, per inciso, che quel movimentismo non fu supportato da una strategia alternativa alla concertazione e alla politica dei redditi, strategia della quale lo stesso Cofferati era stato in precedenza un fautore. Sinnestarono allora altre dinamiche, esterne al dibattito sindacale, e tutte interne alle vicende politiche del centro-sinistra. Non dimentichiamo, a tale proposito, che vi fu un tentativo esplicito di trasformare la Cgil da soggetto sindacale in soggetto concorrenziale ai partiti politici. Si parlò diffusamente della costituzione di un «partito del lavoro», che avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei promotori, essere lalternativa da sinistra ai Ds, trovando nei quadri sindacali e negli iscritti alla Cgil la sua forza motrice. E vi fu anche un altro progetto nato in seno alla Cgil, quello che vide luce nel documento a firma di Sabattini, Rinaldini, Patta, Perini, Agnello Modica, con il quale si proponeva un nuovo protagonismo politico del sindacato. Si trattava della costruzione di un nuovo progetto politico, che individuava nella Cgil lunico interprete delle istanze di cambiamento provenienti dal mondo del lavoro e non rappresentate adeguatamente dai partiti. Un tentativo che abortì sul nascere e di cui nessuno quasi si ricorda più. Quale futuro si dischiude per la Cgil dopo la fine del movimentismo tardo-cofferatiano? Questa è la domanda che si pongono oggi gli iscritti alla confederazione, a cominciare da quelli che nella fase precongressuale di Rimini presentarono e votarono per il documento alternativo di «Lavoro società-cambiare rotta». I reduci della sinistra di «Lavoro società» sono rappresentati oggi da un gruppo dirigente che si potrebbe definire afono, che non si è mai caratterizzato dal congresso a oggi. Non bastasse ciò, i due componenti della segreteria nazionale, emanazione dellarea, hanno anche sottoscritto il recente documento unitario nel quale si rilancia come asse strategico la concertazione e la politica dei redditi. È palese dunque la contraddizione che vive ormai «Lavoro società», assurta a minoranza di supporto alla maggioranza della Cgil, nel rispetto della logica del «silenzio consenso». Per queste ragioni, riteniamo che la nascita in Cgil delle aree programmatiche «Eccoci» e «Fare sindacato» segni una discontinuità e risponda positivamente al gap propositivo nella sinistra sindacale della Cgil. È proprio partendo da una serrata critica alla piattaforma, che intendiamo avviare un confronto a tutto campo con i lavoratori e i pensionati, affinché si rilanci con forza una politica unitaria, ma su contenuti innovativi. Per noi il salario e le pensioni tornano a essere una variabile indipendente, dalla quale non si può prescindere per una cogente azione di tutela sindacale. I dati dimostrano che se nell80 i salari assorbivano il 56,4 per cento del reddito nazionale, nel 99 sono scesi al 40,1. I dati dellIres fanno emergere che nel decennio 91-2000 le retribuzioni lorde in termini reali sono aumentate solo del 3,3 per cento e che nel 2003 sono aumentate meno dellinflazione. Cè perciò bisogno di una grande battaglia per il recupero reale del potere dacquisto dei redditi da lavoro e della gran parte delle pensioni. Sono questi i redditi che hanno pagato sino a oggi il prezzo di una politica di moderazione. Politica che in una logica di scambio avrebbe dovuto portare a maggiore produttività e occupazione. Invece, i dati parlano chiaro: cè perdita di produttività delle imprese, anche perché lattuale sistema capitalista privilegia la speculazione finanziaria allinnovazione, agli investimenti produttivi e al lavoro. Segnali inquietanti vengono inoltre sul versante contrattuale, a partire dallaccordo interconfederale siglato dalle associazioni dellartigianato, che apre la via alla contrattazione regionale come alternativa al contratto nazionale. Questa via è stata già pericolosamente aperta dalla riforma istituzionale del Titolo V della Costituzione, che in materia di tutela e sicurezza del lavoro affida alla legislazione concorrente regionale la facoltà di emanare leggi che regolano il settore. Una linea alimentata da un parte consistente del mondo imprenditoriale, che attraverso la contrattazione territoriale intende annullare nei fatti il valore del contratto nazionale, aprendo la strada a una deregolazione contrattuale che vedrebbe de facto il ritorno delle «gabbie salariali» e contestualmente a un precipitare del Sud, visto nuovamente come terra di conquista per le imprese pirata. Per rispondere a questi problemi cè urgente bisogno di una vera strategia innovativa, che deve prendere corpo dal confronto nei posti di lavoro, avviando una nuova fase della democrazia sindacale, che come nel 69 possa aprire una nuova stagione che poggi sulla partecipazione e sulla riapertura della contrattazione a tutto campo. Per questi motivi «Eccoci» e «Fare sindacato» saranno presenti con le loro proposte, a partire dalla discussione aperta dal congresso della Fiom, così come nella conferenza di programma della Cgil che si terrà nel mese di maggio. Ferruccio Danini (Direttivo nazionale Cgil), Carlo Baldini (Direttivo nazionale Cgil), Walter Tanzi (Direttivo Cgil Lombardia), Fausto Ortelli (Segreteria Fiom Brianza), Bruno Pierozzi (Direttivo nazionale Spi), Gianni Paone (Inca nazionale). Prime
adesioni individuali ai contenuti del presente testo: Sindacalisti
e quadri sindacali
|